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Ghostwriting 0. Introduzione

15 Apr

L’uscita italiana della miniserie La verità sul caso Harry Quebert (2018) mi spinge a destarmi da un torpore che dura da esattamente dieci anni: in questo tempo ho raccolto materiale, in attesa di capire come presentarlo, su un genere cine-letterario per lo più ignoto ma molto prolifico, che non ha nome ma corrisponde esattamente alle immagini iniziali della prima puntata della citata miniserie. Uno scrittore in crisi si ritira a vivere isolato dal mondo ed incontra una ragazza particolare: ne nasce un romanzo… non proprio onesto. (Non sto dicendo che Harry Quebert parli di questo, ma usa tutti i dettami di questo canone.)

Può cambiare il sesso dello scrittore e dell’apparizione, cambiano le trame, gli sviluppi e i “colpi di scena”, ma il succo rimane lo stesso: quando un writer si apparta… incontra un ghost… e nasce un romanzo disonesto, firmato dal primo ma concepito dal secondo.

Inizio oggi uno speciale “a blog unificati”: visto che si parla di scrittura, di libri e di film, presento ogni puntata in contemporanea sul mio blog letterario NonQuelMarlowe e su quello cinematografico Il Zinefilo. Alla fine, com’è ormai mia abitudine, tutto questo finirà in un eBook…


Introduzione

10 maggio 1945, tre mesi prima della fine della Seconda guerra mondiale, tre mesi prima che le bombe atomiche sganciate sul Giappone e la scoperta dell’olocausto facciano dimenticare una tragedia minore, che fa vergogna a citarla ma che ha un tristissimo primato: da cinque giorni un incendio crudele sta distruggendo il più grande assembramento di opere d’arte della storia.

I nazisti, si sa, sono sempre stati estimatori del patrimonio artistico europeo e fra tante cose che hanno cercando di distruggere, quello hanno cercato di salvarlo. Appropriandosene illegalmente, ma pur sempre preservandolo. È proprio per preservare un numero impressionante di opere d’arte che nel febbraio di quell’anno i nazisti di Berlino le ammassarono in una delle Flaktürme, torri di cemento armato costruite nel ’40 per resistere ai bombardamenti aerei.

Capitolata Berlino il 2 maggio, prontamente si contattarono i generali russi perché garantissero protezione ai depositi d’arte, ma quando i responsabili giunsero alla Flakturm di Friedrichshain la trovarono in fiamme: c’era di meglio da fare quei giorni che occuparsi di quadri e oggetti d’arte, quindi non si spense l’incendio né si fece nulla per recuperare i resti delle opere d’arte che magari potevano ancora essere salvate.
Centinaia e centinaia di opere rappresentanti il meglio dell’arte europea sono andate prima bruciate poi i frammenti dispersi al vento, senza che nessuno potesse pronunciare parola perché il vento era già pieno delle ceneri dei prigionieri dei campi di concentramento.

Perché vi ho raccontato questa storia? Perché uno dei capolavori distrutti in quell’incendio era la perfetta rappresentazione del concetto di scrittore. Di scrittore fantasma.

Dal milanese Ambrogio Figino al ferrarese Guercino, passando per il bolognese Guido Reni e per tutti gli altri autori che si sono misurati con lo stesso soggetto, la rappresentazione ha la stessa identica struttura: l’apostolo Matteo scrive il suo Vangelo sotto dettatura di un angelo.
Nei casi in cui evidentemente il povero santo non doveva aver capito bene, si vede che l’angelo paziente tiene in mano un libro ed indica un passo: come a dire ecco, se proprio non capisci… almeno copia!

Questa iconografia, fiorita a cavallo tra Cinque e Seicento, è dovuta ad una richiesta precisa della Chiesa che si rifà ai verbali del Concilio di Trento (1545-1563) dove si legge:

«il tesoro celeste dei libri sacri, che lo Spirito santo ha dato agli uomini con somma liberalità».

I libri sacri, le Sacre Scritture, sono dunque di “proprietà intellettuale” dello Spirito Santo, «che è la parola di Dio» specifica Efesini 6,17.
Visto che non si può lasciare che lo Spirito Santo dialoghi direttamente con le persone, visto cioè che dev’essere chiaro a tutti il ruolo di insostituibile intermediario della Chiesa, ecco che Matteo scrive, l’angelo (lo Spirito Santo) detta, e la Chiesa sta a lì a fare da ricevente per istruire poi i fedeli.

San Matteo e l’angelo (1530-1535 circa) di Giovanni Gerolamo Savoldo

Michelangelo Merisi detto Caravaggio (pittore di cui potreste aver sentito parlare) dipinge anche lui lo stesso tema ma compie qualcosa di inaccettabile, e infatti il suo “Matteo e l’angelo” viene rifiutato dai committenti, perché il protagonista assomiglia più a un contadino ignorante che ad un santo evangelista. Il pittore lo ritrae con il corpo tozzo e in primo piano mostra i suoi sodi polpacci di uomo di fatica, i suoi piedi callosi fanno il paio con le mani possenti da contadino e l’espressione quasi ebete è davvero al limite della bestemmia. Ma non è questo che fa guadagnare il bando al quadro: il problema è che Caravaggio è l’unico ad aver capito il vero rapporto tra lo Spirito Santo e la Scrittura

La prima versione del “Matteo e l’Angelo” di Caravaggio viene rifiutata, entra in una collezione privata e (come abbiamo visto) finirà distrutta alla fine della Seconda guerra mondiale. (Ci sono ipotesi per cui non sia andata veramente così, ma esulano da questo contesto.)
Il buon pittore ne farà una seconda versione che farà sciogliere il cuore dei committenti ecclesiastici ed è ancora lì, quattrocento anni dopo, a San Luigi dei Francesi a Roma, dove ho avuto il piacere di andarla ad ammirare dal vivo. Non ha alcuna protezione né allarme, è lì nuda e cruda come nel ’600 venne posta: è al buio, ma il buio è amico di Caravaggio.

Questa seconda versione vede Matteo intento a scrivere mentre dal Cielo si affaccia un Angelo che gli dètta le Sacre Scritture, contando sulle dita come per evitare di dimenticare qualcosa, avvolto da vesti svolazzanti che facciano ben capire che si tratta di un angelo. Cos’aveva la prima versione di diverso da questa seconda? Caravaggio aveva sì ritratto Matteo come un uomo di fatica, altro che evangelista, ma il suo grande peccato è stato ritrarre l’Angelo non intento ad ispirare… ma a guidare fisicamente le mani scriventi di Matteo sul foglio. Come se l’apostolo fosse troppo ignorante per scrivere o troppo stupido per capirci qualcosa. Ma così il gioco è falso, così non vale: così è lo Spirito Santo, la parola di Dio, che si scrive da sola nel Vangelo.

Il libero arbitrio è un argomento importante, e se l’angelo guida un inerme Matteo a scrivere ciò che non sembra neanche capire, allora è come se noi fossimo tutte marionette in mano a chi sa scrivere… a chi sa controllare le parole…
Caravaggio probabilmente stava realizzando una delle sue tante dissacranti scelte stilistiche, ma chissà se si è reso conto d’aver individuato perfettamente il rapporto stretto tra due entità che non esisterebbero separatamente. Cioè tra Scrittura e Scrittore…
Prima di abbandonare Caravaggio, pongo un’ultima domanda. Chissà se il buon pittore sapeva che Spirito Santo in inglese si dice Holy Ghost. Perché il Merisi con quel quadro ha rappresentato per la prima volta in modo perfetto l’agire di uno Spirito scrittore… cioè un ghost writer

L.

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10 commenti

Pubblicato da su aprile 15, 2019 in Indagini

 

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10 risposte a “Ghostwriting 0. Introduzione

  1. zoppaz (antonio zoppetti)

    aprile 15, 2019 at 11:48 am

    Mi hai fatto pensare per la prima volta che Dio sia stato il ghostwriter (io li chiamo anche scrittori invisibili) di Mosè… 🙂
    Sulle opere d’arte salvate/trafugate dai nazisti avevo letto un libro molto bello di Salvatore Giannella, “Operazione salvataggio”, edito da Chiarelettere… Questo tuo incipit ha l’aria di essere l’ennesimo tuo dottissimo “trattatello” che riserverà grandi sorprese. Complimenti.

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    • Lucius Etruscus

      aprile 15, 2019 at 11:59 am

      Ne hanno fatto anche una serie di documentari, a parte il pessimo film con Clooney. I capolavori ritrovati nascosti qua e là sono tanti, ma il patrimonio universale perso in quell’incendio del 1945 è una piaga del mondo artistico, anche se al confronto con ciò che succedeva in giro per il mondo alle persone rimane ben poca cosa.
      Dio è sicuramente il primo ghostwriter, sia perché è tutt’uno con lo Spirito Santo (Holy Ghost) sia perché ad un certo punto viene specificato chiaramente che ha scritto lui la prima versione dei dieci comandamenti. Nel Corano si fa spesso riferimento ad un dio scrittore, e nelle “false” traduzioni inglesi del Rubaiyyat l’immagine del Dito di Dio che Scrive ha conquistato tutti gli anglofoni, ma nella Bibbia è rarissimo trovare qualsiasi riferimento alla scrittura, visto che molti dei testi in essa presenti si rifanno ad epoche pre-alfabetizzate. (Lo stesso Gesù viene descritto quasi casualmente nel gesto di scrivere per terra senza specificare cosa stesse scrivendo.)
      Il concetto che voglio dare di ghostwriter è proprio quello che affonda nella crisi settecentesca di dare importanza all’autore, quando prima non era informazione basilare. Gli Evangelisti sono tutti nomi di convenzione, così come la maggior parte dei grandi poemi: da secoli si certa di appurare chi fosse Omero, quindi chiedersi se abbia davvero scritto lui le opere che portano il suo nome non ha importanza. Né in fondo l’aveva ancora nel Seicento il nome Shakespeare: nessuno dei suoi coetanei si è minimamente interessato della sua “autorialità” (o anche solo della sua esistenza), quindi parlare di “scrittore fantasma” non aveva senso. Tutto cambierà nel Settecento, come vedremo…

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  2. theobsidianmirror

    aprile 15, 2019 at 7:17 pm

    “(Ci sono ipotesi per cui non sia andata veramente così, ma esulano da questo contesto.)”.. . Nell a pratica stai dicendo che quel quadro è un po’ come i vari Morrison, Presley e Jackson che sono morti ma forse non lo sono?
    A parte gli scherzi, come avrebbe potuto San Matteo scrivere di fatti accaduti un secolo prima senza un intervento angelico ?

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    • Lucius Etruscus

      aprile 15, 2019 at 7:38 pm

      Organizzando questo speciale ho scoperto l’esistenza del saggio “Il mistero dell’angelo” di Paolo Jorio e Rossella Vodret, che non ho avuto modo di leggere: pare ricostruire la vicenda ventilando l’ipotesi che il quadro possa essersi salvato, ma non so che tipo di prove ci siano.

      Sulla questione di Matteo c’è un delizioso saggio, uscito in Italia come “Testimone oculare di Gesù” (Piemme 1996), con cui Carsten P. Thiede spiega, dati alla mano, come la sua ricerca su un frammento del Vangelo di Matteo dimenticato ad Oxford da un secolo dimostri che la datazione usata fino ad oggi non sia corretta. Matteo potrebbe essere, come recita il titolo, addirittura testimone oculare della crocefissione.
      Un saggio splendido, che se ti capita ti consiglio caldamente 😉

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