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[Estate 2018] Intervista ad Alessio Gallerani

Per l’iniziativa “Estate 2018: Leggiamo italiano” ho incontrato un audace viaggiatore degli universi narrativi.


Intervista ad Alessio Gallerani

Per chi non ti conoscesse, chi è Alessio Gallerani e quale cocente passione muove uno scrittore come te?

La passione di raccontare storie. Quando ero più giovane ero tormentato dalla passione dei fumetti (di tutti i generi), li leggevo e li facevo (meglio: ci provavo), ma quello che mi interessava di più era raccontare la storia dietro il disegno, così ho iniziato a scrivere.

All’inizio erano solo abbozzi di racconti o di romanzi, poi sono arrivato a mettere la parola fine a uno di questi. Era il mio primo romanzo.

Era orrendo e non lo leggerete, tranquilli. Magari un giorno lo riscriverò.

In questi giorni arriva in edicola il “Segretissimo Special” contenente il tuo romanzo vincitore del Premio Altieri: prima di tutto, che effetto fa ritrovarsi nelle edicole di tutta Italia in una collana così storica?

Un effetto di straniamento. Sono veramente io l’autore sulla copertina??

Quando avrò in mano il libro ti aggiornerò sul mio stato mentale. Per ora anch’io aspetto con ansia l’uscita in edicola del romanzo. Penso che per i primi tempi vagherò in tutte le edicole alla mia portata a verificare che lo abbiano.

Il compianto Sergio Altieri è una colonna portante della narrativa italiana: cosa si prova a vincere un premio a lui dedicato?

Lo sento come un grande onore. Ammiravo molto Sergio come persona, e ammiro molto la sua scrittura: penso si possano notare le sue influenze anche nella mia. Da quando ho iniziato a scrivere regolarmente, in tutte le interviste e nelle presentazioni dei miei romanzi ho sempre citato Sergio “Alan D.” Altieri come uno dei miei scrittori preferiti. Avere un romanzo in edicola con un premio a suo nome mi emoziona particolarmente, e allo stesso tempo mi rattrista il fatto che non sia più fra noi.

Bando ai sentimenti e passiamo al tuo romanzo: puoi parlarcene? E puoi presentarci questi nuovi eroi di Segretissimo, gli “Infallibili”?

Il perché di “Infallibili” lo spiegherò alla fine.

Il protagonista del romanzo, Bruce Pantera, è un eroe non ancora maturo. Entra di malavoglia in questa agenzia europea in funzione antiterrorismo, e lo fa solo perché ricattato. È abilissimo nel combattimento corpo a corpo a mani nude; il nome Bruce, in onore di Bruce Lee, glielo ha affibbiato la madre cinese, sua prima maestra di arti marziali. Ma Bruce non è ancora un vero agente, e ne ha una conferma da colui che lo ha reclutato, John Giuliani; «Bruce hai una mira di m***a».

Bruce Pantera ha un passato da sportivo di prim’ordine, ma deve abbandonare forzatamente questa carriera, lo si vede dal prologo. Si trasferirà in una città molto grande e molto pericolosa, dallo zio, e questo servirà a temprarlo.

Poi… poi leggetelo, non vi racconterò più nulla.

Ah, già, vi dovevo spiegare il perché di “Infallibili”. Penso che nella scrittura siamo tutti influenzati dalle storie che leggiamo o vediamo rappresentate. C’è una bellissima serie televisiva degli anni ’70, in cui un agente di mezza età dirige due agenti, uomo e donna, in un’ambientazione molto “british”. Qualcuno si ricorda qual è il titolo italiano di quella serie?

Dal 2014 hai scritto diversi titoli di “Dream Force” (Delos), la collana bollente di Stefano Di Marino: come ti sei trovato “a casa del Professionista”? C’è qualche titolo in particolare che ti ha divertito maggiormente scrivere?

Be’, mi sono molto divertito a scrivere Diamond Pussy, per la sua ambientazione strampalata, una piscina di vetro che fa da ponte tra due palazzi a Londra. Strampalata, ma fino a un certo punto: il progetto per realizzare tale assurda piscina esiste veramente.

Mi piace scegliere notizie vere ma insolite come ispirazione per una storia.

Nel 2017 la Astro Edizioni ha pubblicato “Nimbus“, ma ora devi essere sincero: è un thriller paranormale o è un horror?

Perché mi fai questa domanda? Lo sai che non posso rispondere. Se dicessi che è un horror… Ma non lo dico.

Il protagonista del romanzo comunque è un normalissimo liceale di sedici anni, che scopre di non avere più il cervello. Ne ha solo il dieci per cento in realtà, ma la sua intelligenza non sembra risentirne; come’è possibile? Simon, il nome del protagonista, vive una vita normale fin quando non sprofonda in un incubo dal quale non sembra esserci via d’uscita, né per lui, né per la sua ragazza, e questa è la cosa più terribile.

Questo romanzo, anche se è difficile da spiegare alle persone, mi ha dato molte soddisfazioni nei vari firmacopie che ho fatto tra Bologna, Ferrara e la riviera romagnola, o alle fiere di settore, come il Salone del libro di Torino o il Lucca Comics.

Nel 2017 hai pubblicato il romanzo storico “Litania. Massacro nella foresta oscura“, portandoci tutti «in un piccolo paese della bassa padana, vicino Bologna» nel 216 a.C. Cosa puoi raccontarci di questo testo?

Una storia cupa ambientata tra il 216 avanti Cristo, la Roma repubblicana, e i giorni nostri. Tito Livio è l’unico che scrive qualche riga sulla battaglia della Selva Litana, combattuta nelle pianure del Po tra Roma e i Galli Boi, che è il fulcro della storia. Io l’ho “rivisitata” a modo mio, approfittando del fatto che se ne sa poco o nulla, a partire dal luogo esatto in cui è stata combattuta.

Si passa poi al thriller-noir con “Game, Death, Match!“, nel 2015 con un campione di tennis… assassino! Puoi parlarcene?

Che ne diresti se qualche sportivo si drogasse per vincere? Molto scorretto. Ma se questo sportivo del tennis, numero uno del mondo, si “facesse” di una droga non rilevabile da nessun test antidoping? Ancora più scorretto. E se questa droga consistesse nell’atto di uccidere qualcuno?

Alla tua parata di generi non può mancare la fantascienza, e già sai a cosa mi riferisco: “Idiota Universo” del 2011, il delizioso eBook con cui ti ho conosciuto per la prima volta, chiedendoti l’amicizia su facebook. Cosa ricordi di quel titolo?

È fantascienza piuttosto scanzonata. Umoristica se vogliamo. Sempre che si riesca a ridere di una piratessa spaziale sado-maso che ha sottratto un carico prezioso, vitale direi, per i minatori delle colonie.

Da cosa è costituito questo carico? Non posso spiegartelo in questa sede.

Come dicevo, ti ho visto “nascere” nel mondo digitale. Gli anni sono passati e hai continuato a crescere a livello esponenziale. Cosa ne pensi dunque, oggi, degli eBook? L’editoria digitale è un “pericolo” per la cartacea o una compagna di viaggio?

Forse che la pittura è sparita quando hanno inventato la fotografia?

Il libro cartaceo sopravviverà finché ce ne sarà richiesta, alternandosi al libro digitale che magari è meno fascinoso ma più comodo sotto molti aspetti, come la fruibilità quasi immediata e la portabilità estrema. Io acquisto libri digitali e cartacei a seconda delle esigenze, del prezzo e della reperibilità.

Come postavo l’altro giorno su un social: nel 2015 mi hanno pubblicato un racconto in coda al romanzo Che diavolo di spia, quel SAS sulla collana Segretissimo SAS, dal titolo Uccidete il testimone, il cui protagonista è co-protagonista nel romanzo Il nido dei predatori. Adesso quel SAS non è più reperibile in edicola, ma rimane in catalogo il digitale, disponibile in qualsiasi momento.

Questa estate ti ritaglierai una vacanza di stacco totale dalla scrittura o comunque terrai sempre la penna (o la tastiera) a portata di mano anche in ferie?

Le mie vacanze sono sempre piuttosto brevi, ma considera che a volte scrivo con un’applicazione dello smartphone…

Per finire, ti chiedo un consiglio triplo per i lettori: un luogo da visitare questa estate, un film da vedere (di qualsiasi periodo) e un libro da leggere in vacanza (oltre ovviamente ai tuoi titoli).

Per i luoghi da visitare mi ricollego a “Litania”. Chi è interessato alla storia, al passato, all’archeologia, ma anche a chi non frega nulla di queste cose, consiglio di passare una giornata a Ostia antica; di sicuro meno eclatante di Pompei, ma altrettanto interessante, anzi forse di più.

Per non andare troppo indietro nel tempo sui film: Django Unchained (2012) di Quentin Tarantino. Ogni tanto me lo riguardo per gasarmi un po’.

Il libro: Paradise Sky (2015), del buon vecchio Joe R. Lansdale. Da leggere sotto l’ombrellone, ma buono anche da gustare sul divano di casa, oppure in pausa pranzo alla mensa aziendale se i colleghi sono in vacanza.


Chiudo ricordando i libri di Alessio Gallerani disponibili su Amazon e Delos Digital.

L.

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Pubblicato da su agosto 13, 2018 in Interviste

 

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[Pseudobiblia] Pagine per un omicidio (2018)

Il grande gioco degli pseudobiblia, dei “libri falsi”, si annida ovunque: anche in insospettabili piccoli film televisivi.

Dell’attività del canale CineSony (numero 55 del digitale terrestre) mi occupo già sul mio blog Il Zinefilo. Da alcuni mesi infatti questo canale ha iniziato a portare in esclusiva italiana alcuni film di case molto prolifiche, doppiando cioè in esclusiva dei prodotti che in Italia non potete trovare altrove se non su CineSony: niente DVD o Blu-ray, per questi prodotti.
Una delle case produttrici a cui il canale si affida è la Nasser Group, piccola casa canadese specializzata in prodotti di “medio genere”: espressione che uso per indicare come i film strizzino solamente l’occhio ad un genere senza mai “esagerare”, dato anche il taglio televisivo. Per esempio, CineSony ha doppiato in esclusiva alcuni film d’azione con l’ex wrestler Steve Austin, in cui il termine “azione” è assolutamente a sproposito: sono film noiosi dove la gente chiacchiera e al massimo volano due sberle, altrimenti il pubblico televisivo poi si agita…

Almeno da un paio di mesi ho scoperto che CineSony ha attinto ad un vasto e sconfinato archivio di gialli e thriller di “piccolo taglio”, di solito interpretati da una star del passato o dal curriculum appannato, che trasmette ogni mattina, replicando in abbondanza. Se dunque volete dei gialli televisivi doppiati in esclusiva e non reperibili altrove, vi consiglio di tenere d’occhio il palinsesto di CineSony.

Un’esclusiva per l’Italia

Per puro caso il pomeriggio del 2 agosto 2018 sono riuscito a registrare un film deliziosamente pseudobiblico: Killer Ending (2018), doppiato da CineSony con il titolo Pagine per un omicidio.

«Sylvia finì di lavare i piatti. Il suo uomo la chiamò dalla doccia. Il loro amore era ingenuo, non sapevano che il male era lì, in agguato. Non avevano idea di cosa li aspettasse. Nella stanza buia si udivano solo i sospiri profondi e affannosi di Sylvia. Le guance le si sarebbero rigate di lacrime se non fosse stato per la benda che le copriva gli occhi. D’un tratto un sussulto »

Il delitto romanzato prende vita reale

L’autrice che vediamo intenta a scrivere questo paragrafo è la protagonista del film: la celebre romanziera Agatha Sayers, interpretata dalla bella e brava canadese Emmanuelle Vaugier, volto noto di queste produzioni televisive.
Devo proprio farvi notare il nome dell’autrice? Agatha Sayers, fusione delle storiche “signore in giallo” Agatha Christie e Dorothy L Sayers? Diciamo che la sceneggiatrice e regista, la prolifica canadese Christie Will Wolf, non si è sforzata molto per inventarsi questo nome.

La celebre romanziera Agatha Sayers (Emmanuelle Vaugier) in piena scrittura

Della Sayers conosciamo subito un suo passato bestseller: “Omicidio a Calico” (Kalico’s Killing), uscito tre anni prima gli eventi narrati.

La pseudo-scrittrice con, alle sue spalle, i suoi pseudo-libri

Ora che la figlia va via di casa per il college, la romanziera ospita una giovane assistente per aiutarla nella stesura del suo ultimo romanzo. Così entra in scena, e in casa dell’autrice, Caroline Villos (Chelsea Hobbs), che ovviamente è una grande fan dei romanzi della Sayers: il suo preferito? “A Mothers Misery“. «L’ho letto quando ero nella casa di accoglienza: mi sembrò un capolavoro. Ricordo che mi resi conto per la prima volta che una donna è padrona del proprio destino. Che io ero padrona del mio destino.»

Caroline (pessimo personaggio ed una pessima attrice) con il suo libro preferito

«Ha ricevuto delle critiche discordanti», è l’unico commento dell’autrice, ma sappiamo che c’è di più sotto la cenere: nel passato della donna c’è un marito violento che scegliere di lasciare è stato un passo difficile ma fondamentale. Questa esperienza dolorosa unisce le due donne e proprio così si sono conosciute, quando la Sayers prestava servizio in una casa di assistenza per donne maltrattate.

Ma sono così ordinati gli studi dei romanzieri?

Conosciamo un altro romanzo della Sayers nel modo peggiore. Preoccupata perché la figlia non risponde al telefono, la romanziera manda Caroline a controllare e la ragazza trova prove evidenti di rapimento, con un cuore rovesciato e trafitto disegnato su uno specchio. Qualcuno ha appena messo in scena uno degli elementi del romanzo “La freccia di Apollo” (Apollo’s Arrow)., il libro del quale sta scrivendo il seguito.

Un libro che sta diventando pericoloso

«È il mio libro, Caroline. C’è qualcuno che sta copiando il mio libro! […] Chiunque abbia preso mia figlia ne sta copiando la trama: lui copia dal libri inedito, da quello che sto scrivendo in questo momento. Sta copiando dalle azioni che sto scrivendo adesso

Sul caso indaga il detective Roger Smith (Giles Panton), che Agatha ha conosciuto già in passato, quando il marito la maltrattava, e su cui ha costruito il personaggio del detective nel romanzo “Delitti di passione” (Crimes of Passion). Inizia un giallo che definire imbarazzante è davvero riduttivo: va bene il taglio televisivo, va bene ammorbidire i toni perché ci si sta rivolgendo ad un pubblico familiare, va bene tutto… ma nulla giustifica la cialtronaggine.

L’autrice e la base di uno dei suoi personaggi

Che Caroline sia la cattiva della storia è più che chiaro nella sua prima inquadratura. Già il personaggio è scritto malissimo, farlo poi interpretare ad un’attrice catatonica, incapace di qualsiasi movimento facciale, con indosso una ridicola parrucca bionda è davvero al di là di qualsiasi mediocrità. Per fortuna il resto del cast è talmente cialtrone che alla fin fine non stona. Ogni attore è scelto male e recita peggio, ma in compenso… la trama è ridicola.

Tutto finisce in un libro…

Ciò che rincuora è che, come vuole la sana tradizione pseudobiblica, tutta la vicenda alla fine finire in un libro, “Do or Die” di Caroline Villos, mentre dopo il trauma dell’esperienza vissuta la nostra Agatha Sayers passa alla narrativa rosa: basta assassini e delitti.
Molte ottime frecce al proprio arco, molte buone idee ma un’esecuzione terrificante che ammazza qualsiasi climax. Per fortuna ci rimangono tanti ghiotti pseudobiblia.

Collage da maniaci collezionisti, con tanto di libri della Sayers

L.

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Pubblicato da su agosto 10, 2018 in Pseudobiblia

 

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[Estate 2018] Intervista a Chiara Panzuti

Per l’iniziativa “Estate 2018: Leggiamo italiano” ho incontrato una scrittrice… “fantastica”.


Intervista a Chiara Panzuti

Per chi non ti conoscesse, chi è Chiara Panzuti e quale cocente passione muove una scrittrice come te?

È sempre difficile descriversi in poche parole, e non si sa mai a quale dettaglio dare la precedenza. Inizio col dire che ho trent’anni, lavoro a Milano, ho un cane di nome Mocho e due grandi passioni: scrivere e viaggiare. Spesso si fondono insieme, a volte una fornisce l’ispirazione all’altra, e sono ciò che io chiamo “due piccoli respiri”. Un modo per dare voce e colore alla vita di tutti i giorni.

In qualche modo la scrittura mi ha sempre accompagnata, fin da quando ero piccola. È maturata con me, in alcuni periodi mi ha tenuto compagnia in maniera più incisiva, in altri è stata solo spettatrice di quello che mi accadeva nella vita reale. È come un fedele amico in costante evoluzione… resta. Qualsiasi cosa accada.

Questo giugno Fazi ha portato in libreria il secondo romanzo della Trilogia di Absence: puoi raccontarci della tua saga senza “bruciarci” i colpi di scena?

Absence è una trilogia il cui tema principale è quello dell’invisibilità. La vicenda dei quattro protagonisti – diventati improvvisamente invisibili al resto del mondo – accompagna il lato più metaforico della trama, che si domanda quanto della nostra identità sia rimasta intatta al giorno d’oggi. Viviamo in un mondo composto principalmente da stimoli esterni, e questo ci porta a vedere noi stessi anzitutto attraverso gli occhi degli altri. Sapremmo ancora autodefinirci, senza l’aiuto di un’immagine da dare al resto del mondo?

Le vicende di Faith e dei suoi amici non seguiranno solo questo cammino metaforico (forse più presente nel primo libro che nel secondo), ma si addentreranno in una ricerca sempre più complessa in viaggio ai poli opposti del pianeta, seguendo i biglietti di un uomo sconosciuto, che sembra l’unica persona al mondo a conoscenza di ciò che sta accadendo.

Definirti un’autrice “fantasy” è forse riduttivo: possiamo dire che utilizzi elementi di narrativa fantastica per porre l’accento sulla nostra realtà quotidiana, a volte alienante?

Sicuramente Absence non può essere definita una trilogia fantasy. Mi è sempre stato molto difficile riuscire a etichettarla con un genere ben preciso, forse perché sono un po’ “anti-genere” per quanto riguarda le letture. Non c’è nessun elemento davvero magico, il mondo è il nostro e l’unico dettaglio stravagante, se così possiamo definirlo, è proprio l’invisibilità di quattro persone. Ma anche questo inconveniente, in qualche modo, vorrebbe essere legato a una spiegazione “non magica”, per quanto strana.

Il mio intento era quello di utilizzare un tema, l’invisibilità per l’appunto, per pormi diverse domande sull’identità al giorno d’oggi. E tengo a specificarlo: domande, non critiche. Io per prima sono presente sui social network e non li considero affatto il male assoluto. Ma proprio perché ho sperimentato alcune situazioni mi sono anche fatta delle domande in merito. Questo vorrebbe essere il tema di Absence: un ragionamento su quello che a volte è il nostro modo di vivere, senza morali o condanne.

Ti è mai capitato di sentirti invisibile come la tua Faith

Spesso. Per questo è un tema che mi sta molto a cuore. Ho avuto un periodo particolarmente difficile durante gli anni del liceo, e arrivata a questa età ho sentito il bisogno di scriverne.

Se ti proponessero di adattare per il cinema i tuoi romanzi, accetteresti o pensi che libri e film siano due media che devono viaggiare separati? E nel caso, che attrice penseresti per la tua protagonista?

Penso che il sogno di qualsiasi scrittore sia vedere il proprio libro su grande schermo. Credo che dipenda dal fatto che sarebbe straordinario vedere le scene che l’autore per mesi ha immaginato nella sua testa. E intendo proprio… vedere! Io poi adoro il cinema per cui sarei solo che elettrizzata in merito.

Detto questo, penso fermamente che libro e film siano sempre due cose diverse. Negli ultimi anni film e serie TV stanno andando a braccetto con libri e saghe, a volte uno diventa il motore da traino dell’altra, ma spesso sono anche riadattamenti anziché vere e proprie rappresentazioni del romanzo in sé. E inutile girarci attorno… spesso deludono. Penso che la tua domanda sia corretta: “adattare per il cinema i tuoi romanzi”. E credo che la risposta sia legata all’esperienza che uno cerca: non è detto che sia la stessa per ogni storia che si scrive.

In merito all’attrice, come dico sempre: sono negata. Hahah! Non so scegliere i volti, non riesco ad immaginarmi persone già esistenti. Dovrei lasciarlo fare ad altri!

I tuoi romanzi sono distribuiti anche in eBook: cosa ne pensi dell’editoria digitale? Che effetto fa sapere di essere sempre disponibile negli eStore?

Personalmente preferisco sempre leggere su carta, ma non demonizzo affatto gli eBook, anzi. Obiettivamente gli eReader hanno diverse comodità: per chi legge tanto e ovunque è un modo perfetto per portarsi dietro anche dieci libri senza avere un trolley di venti chili al seguito. Aiutano le persone che (come la sottoscritta) hanno difficoltà a leggere in piccolo, regolano la luminosità, vengono incontro alle stanchezze tipiche della vista. Insomma, non possono dirsi dei cattivi compagni, e un eBook non è certo “meno libro” di un libro cartaceo. Una storia è sempre una storia, dove è scritta è soltanto un dettaglio (lode alle care, vecchie favole raccontate a voce), quindi sono felicissima di essere presente anche negli eStore.

Puoi anticiparci qualcosa del terzo Absence? E all’orizzonte ci sono nuovi romanzi in vista?

Se il primo libro si concentrava sulla perdita d’identità, e il secondo sul sentimento di rabbia che scaturisce nel tentativo di ritrovarla, il terzo volume andrà a indagare un sentimento nuovo, più maturo e consapevole. Sarà più lungo dei primi due, e purtroppo non sempre “felice” in merito agli eventi che accadranno. Ma credo nei finali agrodolci, perché non si può mai tornare al punto di partenza, ma spesso la felicità va trovata nell’evoluzione di se stessi e del mondo che ci circonda.

Per quanto riguarda nuovi romanzi in vista, un’idea c’è. Ma sarà abbastanza rivoluzionaria rispetto ai nuovi generi scritti fino ad ora, quindi prima di parlarne aspetto di “interiorizzarla” meglio.

Questa estate ti ritaglierai una vacanza di stacco totale dalla scrittura o comunque terrai sempre la penna (o la tastiera) a portata di mano anche in ferie?

Penso che sarà un 50%. Di solito amo staccare, ma se in determinati momenti arriva anche la voglia di scriverle è meglio avere la possibilità di darle spazio. Col tempo ho imparato che è giusto darsi delle scadenze, ma anche ricordarsi di quell’aspetto più genuino e naturale che è l’ispirazione stessa, senza costringersi troppo a “fare” o “non fare”.

Per finire, ti chiedo un consiglio triplo per i lettori: un luogo da visitare questa estate, un film da vedere (di qualsiasi periodo) e un libro da leggere in vacanza (oltre ovviamente al tuo romanzo).

Un luogo da visitare: Stoccolma (città bellissima dai colori che sono pura magia).

Un film da vedere: Big Fish (2003) di Tim Burton (per restare in tema “storie da raccontare”).

Un libro da leggere: Un altro giro di giostra (2004) di Tiziano Terzani.


Chiudo ricordando i libri di Alessio Gallerani disponibili su Amazon e Fazi Editore.

L.

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Pubblicato da su agosto 6, 2018 in Interviste

 

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[Books in Movies] Orange is the New Black (2018)

Anche questa estate mi sono ingurgitato l’intera nuova stagione di “Orange is the New Black“, grazie al fatto che Neftlix la presenta tutta intera. Come è ormai usanza, dopo questo post e quest’altro, la serie la più bibliofila della TV merita uno sguardo ai tanti libri citati. E per fortuna quest’anno si torna a livelli molto alti, sebbene – al contrario delle edizioni passate – si tratta di quasi tutti libri inediti in Italia.

Mi spiace dover notare che la serie sta andando avanti con il pilota automatico, che ormai non sembra aver molto da dire e non fa che ripetere dinamiche già viste. Delle quasi 13 ore totali ben poche possono considerarsi “importanti” ai fini della trama e gli allunga-brodo sono ormai la regola. Continuo a vederla solo perché sono affezionato ai personaggi, ma davvero è il fantasma della serie di cui mi sono invaghito.

Episodio 6×02: Reunited (2013) di Hilary Weisman Graham, inedito in Italia

Episodio 6×03: Carne viva (Love Me Back, 2014) di Merritt Tierce (SUR 2015)

Episodio 6×04: Red (Kate Mulgrew) si copre con un libro che non sono riuscito ad identificare

Episodio 6×05: Alex (la mia amata Laura Prepon) legge
Einstein and the Rabbi: Searching for the Soul (2017) di Naomi Levy , inedito in Italia

Episodio 6×06: la schizzata Nicky (Natasha Lyonne) sta leggendo
un non meglio identificato The Science of Lightning, che non so se sia un romanzo o un saggio

Episodio 6×07: l’ex direttore Caputo (Nick Sandow) legge in auto
Just Fly Away (2017), l’autobiografia del noto attore Andrew McCarthy, inedita in Italia

Episodio 6×08: di nuovo Red (Kate Mulgrew) che si nasconde dietro le pagine di
Elizabeth Street (2006) di Laurie Fabiano, nella ristampa Lake Union 2010, inedito in Italia

Episodio 6×09: la perfida FIg (Alysia Reiner) si ammorbidisce ed agita in aria un
Siddhartha (id., 1922) di Hermann Hesse nell’edizione Bantam 1982

Episodio 6×09: nel carrello dei libri scorgiamo
Hacker Mom (2012) di Austen Rachlis, inedito in Italia

Episodio 6×10: Díaz (Dascha Polanco) legge nervosamente
un non meglio identificato The Road di Arizona Newsum

Episodio 6×11: torna la schizzata Nicky (Natasha Lyonne) e stavolta si difende dietro
L’arte di conquistar gli amici e il dominio sugli altri (How to Win Friends & Influence People, 1936)
di Dale Carnegie (Bompiani 1938), disponibile oggi anche in eBook

Episodio 6×13: sempre Nicky (Natasha Lyonne) con stavolta in mano
il classico I racconti dell’Ohio (Winesburg, Ohio, 1919) di Sherwood Anderson (Slavia 1931), disponibile oggi anche in eBook

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Se siete curiosi, ecco le anteprime dei libri citati che hanno conosciuto una distribuzione italiana:


L.

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Pubblicato da su agosto 3, 2018 in Books in Movies

 

[Estate 2018] Intervista ad Andrea Valeri

Per l’iniziativa “Estate 2018: Leggiamo italiano” ho incontrato uno scrittore che non ha paura dei generi narrativi: sono questi ad aver paura di lui!


Intervista ad Andrea Valeri

Per chi non ti conoscesse, chi è Andrea Valeri e quale cocente passione muove uno scrittore come te?

Sono un lettore vorace e scrivo da sempre. Sono anche appassionato di cinema, musica e videogiochi. Utilizzo il mio bagaglio di suggestioni per creare i miei mondi. Ho condotto un programma radiofonico, scritto recensioni musicali e mi sono anche cimentato nel fantastico mondo delle sceneggiature. Da alcuni anni scrivo per la Delos Digital.

Lo scorso maggio Delos Digital ha pubblicato il tuo “Torbido inganno” nella collana a tinte forti “Dream Force”: puoi parlarci di questo tuo nuovo titolo? È “bollente” come sembra?

Si tratta dell’ultimo episodio delle avventure del Marchese, una sorta di lunga caccia al tesoro che attraversa tutta l’Asia Centrale. La serie è iniziata con Luce di sangue e conta finora nove capitoli. Caratteristica della collana “Dream Force” è proprio quella di offrire titoli che mescolino all’azione e all’intrigo forti dosi di sensualità. Devo dire che in questo senso, il Marchese non è certo uno che si tira indietro, che si tratti di gettarsi in una sfida rischiosa o di corteggiare una bella donna. Leggere per credere.

“Torbido inganno” è il nuovo titolo di una lunga saga iniziata nel 2014: ti rifai di più alla narrativa spy o al thriller? Oppure ti piace fondere tutto?

Ho scritto per “Dream Force” due serie. La prima parla di un’agenzia investigativa non convenzionale chiamata “Dark Eye” e della sua lotta contro la Crab, una diabolica multinazionale del crimine. Il Marchese qui è uno dei cattivi e la sua figura mi ha divertito abbastanza da meritarsi una serie tutta sua, quella in corso tuttora. In entrambe le serie è facile trovare riferimenti sia alla spy story, sia al thriller, ma anche, in generale, al romanzo d’azione e d’avventura. Non mi piace mettere dei paletti a quello che scrivo e spesso è possibile rintracciare altre influenze, come l’horror o la fantascienza.

Per Delos Digital nel 2017 hai anche curato la saga piratesca di Black Keel: che effetto ti ha fatto affrontare un genere letterario così autorevole?

Sono cresciuto con grandi autori che facevano dell’avventura il perno centrale della loro scrittura. Penso a Salgari, Stevenson, Verne o Defoe. Inevitabilmente parlare di pirati significa per me confrontarsi con tutta una serie di emozionanti letture. Se da un lato la cosa mi spaventa, dall’altra mi affascina. Con la speranza che i miei pirati abbiano reso onore almeno un po’ a tutti quelli che mi hanno preceduto!

Non manca la tua firma nel genere western, con la saga di Gold Creek: la tua formazione western è più letteraria o più filmica?

Vedevo film western con mio padre fin da bambino e la Frontiera è rimasta per me un territorio mitico, fuori dal tempo, una sorta di archetipo fondamentale del racconto d’Avventura con la A maiuscola. Direi quindi che i film sono stati decisamente più importanti.

Sei molto attivo nel campo degli eBook: cosa ne pensi dell’editoria digitale? Che effetto fa sapere di essere sempre disponibile negli eStore?

L’editoria digitale è senza dubbio un ottimo modo per farsi conoscere. Gli eBook sono molto comodi per chi viaggia, sono economici ed è possibile trovare molti titoli non disponibili in formato cartaceo. Detto questo, il libro vero e proprio rimarrà sempre insuperabile, per quel che mi riguarda.

Puoi anticiparci qualche progetto per il futuro? Hai altri episodi di “Dream Force” nel cassetto?

Sto ultimando un thriller ambientato a Roma, poi c’è in ballo il seguito del mio romanzo Il sole di ferro, uscito sempre per Delos Digital nella collana Odissea, e un nuovo episodio di Dream Force. Ci sono anche altri lavori in programma e idee da sviluppare, anche se è prematuro parlarne ora.

Questa estate ti ritaglierai una vacanza di stacco totale dalla scrittura o comunque terrai sempre la penna (o la tastiera) a portata di mano anche in ferie?

Uno scrittore non stacca mai. Penna e tastiera restano sempre a portata di mano, giorno e notte! Leggere e scrivere sono attività inscindibili, da cui è impossibile sganciarsi. È una passione molto forte, come quello per una donna bellissima e sfuggente, in grado di regalare grandi soddisfazioni ma a prezzo di grandi sacrifici.

Per finire, ti chiedo un consiglio triplo per i lettori: un luogo da visitare questa estate, un film da vedere (di qualsiasi periodo) e un libro da leggere in vacanza (oltre ovviamente ai tuoi titoli).

Per chi come me è cresciuto nel mondo dei fumetti e dei videogiochi, Tokyo e il Giappone rappresentano una tappa fondamentale. Se poi amate anche il lato più tradizionale della storia nipponica e il buon cibo, questo è un luogo imprescindibile.

Il film che consiglio è una pellicola che ho rivisto in tempi recenti, sorprendendomi oggi come quando lo vidi da ragazzino. Si tratta de Il maratoneta (1976), con Dustin Hoffman.

Di libri ne consiglio due, uno italiano e uno francese. L’ottimo Massimo Carlotto con Il turista (2016), noir tagliente ed efficace, e Non spegnere la luce (2014) di Bernard Minier, un thriller da non perdere.


Chiudo ricordando i libri di Andrea Valeri disponibili su Amazon e su Delos Digital.

L.

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Pubblicato da su agosto 1, 2018 in Interviste

 

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[Estate 2018] Intervista a Miriam Briotti

Per l’iniziativa “Estate 2018: Leggiamo italiano” ho incontrato una scrittrice che è anche un’inguaribile viaggiatrice.


Intervista a Miriam Briotti

Per chi non ti conoscesse, chi è Miriam Briotti e quale cocente passione muove una scrittrice/viaggiatrice come te?

Sono un’inguaribile sognatrice, un’insaziabile curiosa, non riesco a stare ferma, più leggo e vedo paesaggi nuovi e più mi rendo conto di non sapere nulla. Mi muove questo perenne spirito di incontentabilità, assieme alla convinzione che le cose da scoprire nel mondo sono talmente tante e belle che sarebbe davvero un peccato non tentare di scoprirne almeno una piccola parte. Perché quando si arriva in un posto nuovo, oltre ai panorami, si ha la possibilità di conoscerne l’arte, l’architettura, la storia, il cibo, le usanze, e di confrontarsi con persone che parlano una lingua diversa dalla propria (in questo l’inglese aiuta parecchio). Non tutto è scritto sui libri. Certo preparano al viaggio stuzzicando la fantasia, ma non possono fartelo vivere in prima persona: quello è tutta un’altra cosa…

Nei miei romanzi cerco di descrivere i luoghi in modo dettagliato, caricandoli di emozioni. In tal modo spero di portare il lettore nella scena e di invogliarlo a divorare pagina dopo pagina… e alla fine di preparare la valigia e partire!

Lo scorso giugno Newton Compton ha pubblicato il tuo romanzo “Il mistero dell’isola di ghiaccio“: cosa puoi raccontarci di questa ricchissima avventura mozzafiato?

In questo romanzo continuano le avventure di Elena e Carlisle. Ne Il mistero della cattedrale, pubblicato l’anno scorso sempre dalla Newton, li avevate lasciati avvolti dai fiocchi di neve nel Somerset inglese, all’ombra delle trecento statue incastonate nella facciata della meravigliosa cattedrale di Wells. Proprio lì, dove le vicende del mio primo thriller erano iniziate, per poi vagare nel sud-ovest dell’Inghilterra, decollare verso New York e infine atterrare a Londra.

Elena e Carlisle sono tornati per dare vita a un romanzo adrenalinico, insieme a nuovi personaggi dei quali ho curato con attenzione il profilo psicologico. Stavolta però sono gli affascinanti paesaggi nordici a fare da sfondo alle loro vicende: l’Islanda con i suoi ghiacci, i vulcani, le lande desolate e le cascate impetuose è la protagonista assoluta. Come puoi immaginare ho conosciuto l’Islanda grazie a uno dei miei viaggi e dentro di me ha lasciato una traccia indelebile. Ho compreso quanto le forze della natura possano essere forti e devastanti, ma nel contempo meravigliose e creatrici. Gli scenari che ho avuto la fortuna di imprimere nella mente sono stati unici: mentre li ammiravo ho sentito un tuffo al cuore e ora, ricordarli, mi riempie di gioia velata da un poco di malinconia. Quella gioia che il viaggiatore prova nello scoprire posti nuovi, sempre diversi gli uni dagli altri, selvaggi, e dove è l’uomo a essere un ospite. Quella malinconia di non poterli rivivere a breve.

Tutta questa babele di suggestioni ha dato vita a Il mistero dell’isola di ghiaccio.

Il viaggio è parte integrante del tuo DNA, e il nome del tuo blog è più che eloquente: “Amare Viaggiare Scrivere“. Che tipo di post possiamo trovare in questo blog?

Il blog Amare,Viaggiare,Scrivere è nato inizialmente per condividere le immagini e i racconti dei viaggi intrapresi con mio marito, e ora anche con il nostro piccolo Leonardo, con amici e parenti lontani. Poi sempre più persone hanno iniziato a seguirmi e a loro racconto delle mie passioni per le camminate in montagne, dell’amore per l’arte e l’architettura dei paesi che visitiamo, dell’interesse per il mondo a quattro zampe canino, e in ultimo delle nostre scalate in bicicletta sui passi alpini più celebri per il ciclismo (come ad esempio il passo Stelvio e il col d’Izoard).

È un bel mix lo so, e all’apparenza potrebbe sembrare caotico, però tutto questo sono io: è la mia storia, sono i miei amori, la mia vita sempre alla ricerca di cose nuove da scoprire.

Il tuo professor Higgins l’avevamo già incontrato l’anno scorso, con il romanzo “Il mistero della cattedrale” (sempre Newton): cosa hai provato ad esordire con una casa editrice così radicata?

Quando mi hanno contattata pensavo fosse uno scherzo, vista l’interminabile lista di prese in giro che avevo incassato negli ultimi anni nel mondo dei libri. Poi pian piano è iniziata la collaborazione, l’editing, lo scambio di opinioni sulla trama, il titolo e la copertina, e mi sono resa conto che tutto era reale. Grazie alla Newton i miei romanzi e la mia scrittura sono migliorati parecchio, per cui non posso fare altro che ringraziarla. La strada per affermarsi però è ancora irta e lunghissima, inoltre la fortuna nel campo dell’editoria, come nella vita di ogni giorno, non è mai abbastanza.

Tu Lucio sai consigliarmi un Santo a cui votarsi in questi casi? 🙂

Magari l’iniziativa “Estate 2018” ti sarà propizia!
I tuoi romanzi sono disponibili anche in eBook: cosa ne pensi dell’editoria digitale?

L’editoria digitale offre una grande opportunità a noi scrittori esordienti: quella di farsi conoscere. Tramite i social e internet si possono raggiungere moltissime persone, anche all’altro capo del mondo, permettendo al proprio romanzo di navigare in acque “virtuali” lontane. Il costo è minore rispetto al cartaceo e con la rapidità di un click si può subito iniziare a leggere.

Tuttavia, se devo essere sincera, io preferisco ancora perdermi nelle librerie: amo lasciar vagare gli occhi sugli scaffali, adoro passare le dita sulle copertine e sfogliare le pagine. In tal modo è il libro che sceglie me e non il viceversa, e in questo l’ebook non potrà mai sostituirsi.

So che è presto per parlarne, ma… tornerà il professor Higgins? E in generale, progetti per il futuro?

Io spero proprio che il professor Carlisle Higgins ritorni per un ultimo capitolo, quello conclusivo della “trilogia del mistero”. Bisognerà vedere come andrà il mio ultimo romanzo, per riuscire a guadagnare ancora una volta la fiducia della mia casa editrice. Quindi se volete scoprire come andranno a finire le avventure di Elena e Carlisle passate parola, andate in libreria o scaldate i polpastrelli per acquistare su internet Il mistero della cattedrale e Il mistero dell’isola di ghiaccio.

Questa estate ti ritaglierai una vacanza di stacco totale dalla scrittura o comunque terrai sempre la penna (o la tastiera) a portata di mano anche in ferie?

Scrivere mi riempie di gioia e soddisfazione, ma mentre viaggio preferisco vivere appieno le emozioni che la gente e i luoghi mi trasmettono, col cuore, gli occhi e la mente. Mi gusto ogni attimo senza concentrare il cervello su un foglio bianco sporco d’inchiostro, rimandando al ritorno il gesto di dare voce a ciò che ho visto e provato, mischiandolo a tanta immaginazione nel caso dei miei romanzi.

Per finire, ti chiedo un consiglio triplo per i lettori: un luogo da visitare questa estate, un film da vedere (di qualsiasi periodo) e un libro da leggere in vacanza (oltre ovviamente ai tuoi romanzi).

Come luogo da visitare questa estate non posso che consigliare l’Islanda: splendida e selvaggia, dai paesaggi dolci e accattivanti assieme, forte ma pure estremamente fragile, ideale per vedere il sole di mezzanotte.

Invece di un solo film posso consigliare una saga che vivacizzi le lunghissime serate estive? Fast and Furious: pieno zeppo di colonne sonore da ballare, azione e belle macchine, complotti e inseguimenti adrenalinici. Non si corre il rischio di addormentarsi sul divano!

Un libro da leggere? Zoya (1988) di Danielle Steel. È la storia dell’affascinante cugina dello zar scappata da San Pietroburgo per salvarsi dalla rivoluzione bolscevica. Giunta a Parigi comincerà la sua nuova vita che, fra alti e bassi, momenti difficili e gioiosi, perdite e nuovi incontri, la farà diventare una donna coraggiosa, forte e sensibile.

Grazie mille Lucio per avermi dato la possibilità di presentarmi. Auguro a te e a tutti i lettori una buonissima estate in compagnia della lettura “made in Italy”.


Chiudo ricordando i libri di Miriam Briotti disponibili su Amazon e il suo blog ufficiale.

L.

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Pubblicato da su luglio 30, 2018 in Interviste

 

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[Estate 2018] Intervista a Sara Bilotti

Per l’iniziativa “Estate 2018: Leggiamo italiano” ho incontrato una scrittrice solare, appassionata ma… «che fa male»!

Autunno 2011. Dopo una serie di approfondimenti sul tema del “ghostwriter” apparsi su ThrillerMagazine riesco a conoscere una vera ghostwriter, di nome Sara Bilotti. Mantenendo fede al suo impegno è inamovibile e non riesco a strapparle neanche un pettegolezzo sui libri che ha scritto per altri, ma ottengo molto di più: mi regala un’idea per un racconto di Marlowe (no, non quel Marlowe). Folgorato dall’idea ed avendo già del materiale pronto, scrivo subito Io sono quel che sono, che appare su ThrillerMagazine quel 2011 – e che ristamperò qui a breve per l’occasione.

In seguito mi ha fatto piacere scoprire che Sara aveva spiccato il volo e si era riappropriata delle sue parole, anche se purtroppo non sono riuscito a seguirla come avrei dovuto con ThrillerMagazine. Però ho sempre seguito su facebook le sue avventure di giovane mamma alle prese con un mondo difficile. Scoperto che ha un libro appena uscito, mi sono fiondato ad intervistarla.


Intervista a Sara Bilotti

Per chi non ti conoscesse, chi è Sara Bilotti e quale cocente passione muove una scrittrice come te?

Sono una lettrice vorace. Una scrittrice e una traduttrice. Le parole sono tutto, per me. Racconto da quando ero bambina: prima a me stessa, ora anche agli altri. Non ricordo un solo attimo in cui la mia vita è stata una, da sempre mi fanno compagnia personaggi immaginari che mi raccontano le loro storie.

Lo scorso maggio la Mondadori ha pubblicato il tuo “I giorni dell’ombra“: cosa puoi dirci di questo tuo “romanzo nerissimo”?

L’ho pubblicato dopo tre anni di lavoro insieme al mio editor, Luca Briasco. È un libro che mi è costato molto, in termini di rinunce e ore di vita, un libro che molti mi sconsigliavano di pubblicare. Ho scelto di raccontare il collare della violenza, che segna la gola anche quando nessuno lo stringe, e l’amore per i carnefici: temi non proprio consolatori. Lo sentivo necessario e ho preso la mia decisione senza farmi influenzare da presunte regole di mercato.

Nel 2015 Einaudi ha pubblicato una tua trilogia di romanzi – “L’oltraggio“, “La colpa“, “Il perdono” – con tanto di immagine di copertina “cumulabile”. Cosa ricordi di quell’esperienza? Pensi ancora a quei tuoi personaggi?

È stata un’esperienza incredibile, ero praticamente ovunque grazie a una potente macchina commerciale. Ma il lancio basato sull’accostamento alle Sfumature mi deprimeva. Non perché mi ritenessi migliore dell’autrice a cui ero paragonata – magari riuscissi a vendere così tanti libri! – solo diversa. Totalmente diversa, per intenti, messaggi e stile. Non mi riconoscevo più.

Il mercato non va assecondato, bisogna avere il coraggio delle idee nuove. E così mi sono presa una lunga pausa dalle librerie e ho scelto di fare di testa mia, consapevole dei rischi che prevede un’assenza così prolungata.

Andando ancora più indietro, al 2012 risale “Nella carne” (Termidoro), con una nota di lancio eccezionale: «Sara Bilotti sa far male». Cosa ricordi di quell’opera?

Una gioia immensa. Non ho mai visto un euro delle vendite di quel libro, ma non dimenticherò mai la soddisfazione e la felicità che mi ha dato il passaparola dei lettori, curiosamente attratti da un libro di racconti in cui nulla è mai ciò che sembra. Non credo esista medaglia più preziosa. Io, lettrice vorace con il classico complesso di inferiorità dei lettori voraci, ero lì, in libreria, accanto ai libri che tanto amavo. No, non dimenticherò mai la mia “nascita”.

Donna solare e scrittrice nerissima: qual è il segreto per vivere a pieno questa alternanza?

Nessun segreto, sono notoriamente bipolare! Scherzi a parte (più o meno): riconosco di avere una personalità complessa, che mi ha creato non pochi problemi, ma mi ha concesso anche un sentire amplificato. Diciamo che cerco di fare del danno una risorsa, come sempre.

La prima volta che ti ho conosciuto, nel 2011, eri una ghostwriter: cosa ricordi di quel periodo della tua vita? Ti ha aiutato per il tuo successivo esordio con il tuo nome?

È stata una bella palestra, abbandonata però per disperazione, ben prima di pubblicare il mio primo libro. Non ne potevo più di vedere le mie parole nei libri degli altri. A un certo punto ha cominciato a far male.

I tuoi romanzi sono disponibili anche in eBook: che ne pensi dell’editoria digitale? Una compagna di viaggio di quella cartacea o una insidia?

Decisamente una compagna, con moltissime possibilità ancora da esplorare.

Questa estate ti ritaglierai una vacanza di stacco totale dalla scrittura o comunque terrai sempre la penna (o la tastiera) a portata di mano anche in ferie?

Sono in pieno tour per la promozione del libro, ma staccherò la spina durante la prima settimana di luglio per portare i miei figli a fare un lungo viaggio in mare. Dai personaggi, invece, non stacco mai: mi ossessionano a qualsiasi ora del giorno e della notte, d’inverno e d’estate, senza sosta.

Per finire, ti chiedo un consiglio triplo per i lettori: un luogo da visitare questa estate, un film da vedere (di qualsiasi periodo) e un libro da leggere in vacanza (oltre ovviamente ai tuoi titoli).

Un luogo da visitare: Napoli, per cogliere i segni del suo fermento, finalmente visibili.

Un film da vedere: La sconosciuta (2006), di Giuseppe Tornatore. Avrei voluto scriverlo io.

Un libro da leggere: Lo stupore della notte (2018), di Piergiorgio Pulixi. Il nero più nero della letteratura contemporanea.


Chiudo ricordando i libri di Sara Bilotti disponibili su Amazon.

L.

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Pubblicato da su luglio 27, 2018 in Interviste

 

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