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Archivio dell'autore: Lucius Etruscus

Informazioni su Lucius Etruscus

Saggista, blogger, scrittore e lettore: cos'altro volete sapere di più? Mi trovate nei principali social forum (tranne facebook) e, se non vi basta, scrivetemi a lucius.etruscus@gmail.com

[Pseudobiblia] Ferragosto in bikini (1960)

Da quasi due anni conservavo in archivio questa foto, catturata durante la prima estate pandemica (luglio 2020), quando come ogni sera bazzicavo i più minuscoli canali locali a caccia di film chiccosi. Una sera su Canale21 becco questo “Ferragosto in bikini” (1960) di Marino Girolami, uno dei tanti filmetti balneari italiani strapieni di attori famosi impegnati in siparietti comici corali.

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Pubblicato da su Maggio 20, 2022 in Pseudobiblia

 

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[MGE] Laid Back, “Bakerman” (1989)

La rubrica MGE (Musica per Giovani Etruschi) racconta della mia formazione musicale giovanile mediante i mitici videoclip dell’altrettanto mitico canale noto come Videomusic. I giovani alla lettura sono avvertiti: si parla dei veri anni Ottanta, quelli cari a noi stagionati!


Incredibile, solamente oggi, a più di trent’anni di distanza, scopro che il videoclip di cui vado a parlare è stato diretto da Lars Von Trier: perché nessuno mi ha avvisato? Lars, perché non mi hai telefonato per dirmelo?
Se questa cosa l’avessi scoperta vent’anni fa, quando ero completamente partito di testa per il regista danese, all’epoca non ancora fuori di testa bensì un genio folle del cinema artigianale, il mio cuoricino avrebbe saltato un battito, ma soprattutto… avrei capito molto prima quello che invece comprendo oggi, con tre decenni di ritardo.

Avete presente quando disprezzate una cosa che poi, alla fine… be’, però non è tanto male?
Quando nel 1989 il canale VideoMusic cominciò a mandare in onda in maniera ossessiva e martellante il videoclip “Bakerman” di Laid Back io e mia madre prendemmo l’abitudine di disprezzare quello che ci sembrava la roba più brutta e stupida mai vista su piccolo schermo, che peraltro accompagnava una canzone ancora più stupida.

«Bakerman is baking bread.»

La lingua italiana è troppo complessa per rendere la floscia banalità di questa frase, che il cantante ripete per tutto il video: «Il fornaio sforna il pane» potrebbe rendere il gioco di allitterazione (baker-baking, fornaio-sforna) ma rimane una frase dignitosa, mentre alle mie orecchie l’originale rimaneva un’espressione sciocca se non addirittura lapalissiana: cos’altro mai dovrebbe fare un bakerman se non baking bread? Il tutto poi accompagnato da un video stupido e insulso, con dei tizi – immagino i componenti della band musicale – che si lanciano da un aereo e mimano le parole della canzone con i volti storpiati dal vento.

VideoMusic mandava questo video a manetta, era impossibile non beccarlo più volte al giorno, e ogni volta io e mia madre ci andavamo pesanti con commenti tali che oggi ci definirebbero hater. Poi però, alla millesima replica, è successo qualcosa… e a forza di muovere le spalle al ritmo dello stupido motivetto, questa stupida canzone ci è entrata in testa e il videoclip è entrato nelle nostre raccolte su videocassetta. Mi vergogno a dire che ancora oggi la trovo una canzone deliziosa, che conservo in mp3 nella mai raccolta nostalgica.

Va bene l’antico adagio “il brutto che piace”, ma qui temo si tratti di puro lavaggio del cervello: alla millesima visione del videoclip si è rotto qualcosa nella mia testa e la canzone mi ha vinto.
Quello che però scopro oggi cambia tutto, perché allora dev’essere stato il germe di Von Trier a conquistarmi, anche se solamente dieci anni dopo avrei scoperto il cineasta danese.

Nel 2005 avevo (e conservo ancora) tutti i libri disponibili in italiano su Von Trier a quella data, ero andato al cinema a vedere una riproposizione de L’elemento del crimine (1984) e sono fra i pochi italiani che hanno avuto la fortuna di vedere la seconda stagione di “The Kingdom”, quella che la RAI ha comprato solo per il gusto di buttarla nel cesso davanti ai propri spettatori. Visto tutto il tempo passato a fare le pulci a Von Trier, possibile nessuno abbia mai anche solo citato la sua attività di regista di videoclip? Solo ora scopro grazie a IMDb che era il regista dei video dei Laid Back! In realtà se nel 1989 VideoMusic avesse mandato fino in fondo il videoclip, con la firma dell’autore, sarebbe stato un nome che non mi avrebbe detto niente.

Ormai non so più giudicare questo videoclip, sapendo poi che è stato diretto dal Von Trier dei tempi d’oro: ricordo di averlo odiato e disprezzato, ma ora lo trovo invece divertente e simpatico. Ecco il potere di trasmettere mille volte lo stesso prodotto.

L.

– Ultimi ricordi musicali:

 
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Pubblicato da su Maggio 19, 2022 in Uncategorized

 

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7 minuti dopo la mezzanotte (Audible 2020)

Non ho mai visto il film di J.A. Bayona tratto da questo romanzo, anche in quelle rare volte in cui mi è capitato davanti. Sapevo che era un horror e malgrado la presenza di Sigourney Weaver mi dava troppo l’idea di “favola nera” per spingermi a vederlo, visto che quell’etichetta troppo spesso è affibbiata a film per giovanissimi. Quando però ho trovato la versione audio del romanzo ho ceduto alla curiosità.

Wikipedia mi spiega che il romanzo “Sette minuti dopo la mezzanotte” (A Monster Calls, 2011) è stato concepito ed iniziato dalla scrittrice britannica Siobhan Dowd quando già le era stato diagnosticato quel cancro che l’ha vinta nel 2007. Visto che il romanzo era già stato acquistato dalla Walker Books, la casa lo ha passato a Patrick Ness perché lo scrivesse a modo suo: stando alle dichiarazioni di Ness, infatti, non ha “completato” il romanzo ma l’ha scritto partendo dalle idee di base dell’autrice.
Già nel 2012 la Mondadori lo porta in libreria, curandone poi la relativa edizione audio nel 2020.

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Pubblicato da su Maggio 16, 2022 in Recensioni

 

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[Pseudobiblia] I delitti del lago (2022)

Lo scorso 21 aprile 2022 il sempre prolifico canale TV8 ci ha regalato la prima visione del film canadese “I delitti del lago” (The Lakehouse Murders, 2022) di Joseph J. Gillanders, con protagonista Elise Edwards (Tianna Nori), scrittrice che si trasferisce con il marito in una casetta in riva al lago, sia per rilassarsi sia per trovare ispirazione per un nuovo libro.sul «perdonare il dolore del passato».

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Pubblicato da su Maggio 13, 2022 in Pseudobiblia

 

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[MGE] Bee Gees, “You Win Again” (1987)

La rubrica MGE (Musica per Giovani Etruschi) racconta della mia formazione musicale giovanile mediante i mitici videoclip dell’altrettanto mitico canale noto come Videomusic. I giovani alla lettura sono avvertiti: si parla dei veri anni Ottanta, quelli cari a noi stagionati!


Non so se questo sia il primo videoclip visto sul canale VideoMusic, quando io e mia madre lo scoprimmo quel 1987, ma di sicuro è il primo videoregistrato, su quella che sarebbe stata la prima di una lunga serie di VHS antologiche piene di videoclip che poi, collegando la TV allo stereo, riversavamo su musicassetta da sentire come compilation (cioè l’inglesismo usato all’epoca per l’odierno playlist).

Nella collezione di vinili dei miei genitori c’era la colonna sonora del film La febbre del sabato sera (1977) ma non ricordo la sentissimo in casa, e di sicuro il celebre tema (ah ah ah ah stèin alàiv) è entrato fisso a casa nostra all’incirca nel 1990, quando iniziammo a comprare i CD della collana “Film Parade”. Dubito persino che quel 1987 avessi visto i due film con John Travolta… insomma, sono abbastanza sicuro che per me questo videoclip “You Win Again” sia il primo contatto con il gruppo dei Bee Gees, di cui cui poi non ho sentito altro che stèin alàiv una volta chiusa l’epoca di VideoMusic.

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Pubblicato da su Maggio 11, 2022 in Uncategorized

 

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La ripicca del milionario (Audible 2020)

In un momento di profondo sconforto, dopo aver cancellato l’ennesimo audiolibro perché l’autore del romanzo era troppo impegnato a tirarsela da intellettuale con voli pindarici urticanti, dopo aver ascoltato quasi metà di un romanzo senza aver ancora capito chi fossero i tanti personaggi che si alternavano senza motivo di capitolo in capitolo, mi è scattata un’emergenza di narrativa lineare. Cosa deve fare un povero lettore per gustarsi una storia dal punto A al punto B, senza onanismi intellettuali tipici di chi intellettuale non è? Cosa devo fare, leggermi un Harmony? Anzi, sapete che c’è di nuovo? Mi leggo un Harmony!
Ringrazio Jennie Lucas perché con il suo “La ripicca del milionario” (A Reputation For Revenge, 2013) – in edicola (ed eBook) per Harmony dall’agosto 2017 e per,Audible dal 2020 – mi ha divertito e fatto riprendere fiato con l’onestà intellettuale di chi scrive storie per intrattenere lettori, non per onanismo letterario.

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Pubblicato da su Maggio 9, 2022 in Recensioni

 

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[Pseudobiblia] Brooklyn Nine-Nine 7×10 (2020)

Ultimo appuntamento con la serie televisiva poliziesco-umoristica “Brooklyn Nine-Nine” (su Netflix), sia perché la settima stagione è l’ultima doppiata in italiano, sia perché la serie si è conclusa proprio con l’inizio della pandemia da Covid-19: i problemi di girare in sicurezza e l’ennesimo scandalo della polizia americana, che quel 2020 ha continuato a uccidere neri per strada come fa da sempre, ha reso l’ottava stagione (2021) parecchio appannata. (Ho provato a vederla con i sottotitoli ma non fa più ridere, visto che affronta temi terribilmente seri.)

Come si può chiudere in bellezza… se non con un “libro falso” di Bruce Willis????

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Pubblicato da su Maggio 6, 2022 in Pseudobiblia

 

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[MGE] Joe Coker, “Unchain My Heart” (1987)

La rubrica MGE (Musica per Giovani Etruschi) racconta della mia formazione musicale giovanile mediante i mitici videoclip dell’altrettanto mitico canale noto come Videomusic. I giovani alla lettura sono avvertiti: si parla dei veri anni Ottanta, quelli cari a noi stagionati!


Fra i primi videoclip registrati nella gloriosa èra di VideoMusic, o almeno nel momento in cui il canale è stato scoperto da me e mia madre, c’è “Unchain My Heart” (1987) di Joe Cocker, titolo che ha messo in difficoltà le nostre conoscenze di inglese. Una volta scoperto che “chain” vuol dire “catena” ci siamo convinti che il cantante invitasse una donna a “incatenargli il cuore”, poi però mi sono accorto dell’un- privativo, quindi è… “scatena il mio cuore”? No, “decatena il mio cuore”… mmm, in italiano qual è il contrario di “incatenare”. Alla fine optammo per un “liberami il cuore”, che però suona malissimo. Cos’è ’sto cuore, un bagno da tenere libero?

Io non ho mai seguito la musica, sentivo quello che sentivano i miei genitori e visto che loro raramente conoscevano i nomi dei cantanti che passavano per radio, o gli autori delle sconosciute canzoni che fischiettava mio padre, in quel 1987 ero totalmente digiuno di nozionismo musicale, quindi rimasi freddo davanti all’entusiasmo di mia madre: “Guarda, è tornato Joe Cocker”. Perché, dov’era stato? E soprattutto, chi era?

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Pubblicato da su Maggio 4, 2022 in Uncategorized

 

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Blade Runner (Rai2 2009)

Da tempo avevo in serbo questo sceneggiato RAI con cui Emma Caggiano si è assunta il gravoso e ben poco invidiabile compito di adattare per due ore scarse di audio-sceneggiato un romanzo denso e come “Ma gli androidi sognano pecore elettriche?” (Do Androids Dream of Electric Sheep?, 1968), oggi disponibile per Fanucci, firmato da un autore molto più citato che letto come Philip K. Dick.
Purtroppo questo ottimo romanzo è stato svilito e impoverito da un film che ne ha volgarizzato il contenuto – guarda caso una donna libera e indipendente, cantante d’opera sopraffina, diventa una spogliarellista dei bassifondi! – ma essendo quella roba di Ridley Scott (immotivatamente) famosa, questo sceneggiato non poteva chiamarsi in altro modo se non Blade Runner, sebbene non abbia assolutamente nulla a che vedere con quel film.

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Pubblicato da su Maggio 2, 2022 in Recensioni

 

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[Pseudobiblia] Incinta… o quasi (2009)

Ve la ricordate Lindsay Lohan? Per anni è stata una giovane diva finché poi Hollywood non l’ha masticata come fa con tutte le giovani dive. Su Prime Video ho trovato un suo film inedito in home video, “Incinta… o quasi” (Labor Pains, 2009) di Lara Shapiro, e visto che si parla di un “libro falso” sulla gravidanza non potevo perdermelo.

Thea (Lindsay Lohan) è una giovane donna che alla morte dei genitori ha dovuto lasciare il college e iniziare a lavorare per mantenere lei e la sorella, e da allora fa lavori umili come la segretaria in una casa editrice composta esclusivamente da vecchi tromboni e maschi prevaricatori e paternalisti. Probabilmente c’era un esame per entrare a lavorare nella casa editrice, e gli uomini normali venivano rigettati in favore di buzzurri maleducati.
Se le commedie anni Ottanta ci hanno insegnato qualcosa, è che quando i capi sono lontani i dipendenti prendono il potere e salvano la società dal fallimento. In questo caso a prendere il potere è il contabile sfigato che ha un’idea: invece di pubblicare libri di storia militare che non compra nessuno, perché non pubblicare un libro sulla gravidanza, che ce ne sono già milioni quindi sono vendite assicurate?

Nel frattempo la nostra povera Thea sta per essere licenziata quando scopre un modo per impedirlo: fingersi incinta. Non si può licenziare una donna incinta, quindi un cuscino sotto la maglietta le salva il posto di lavoro per un po’, ma quando diventa testimonial del nuovo libro sulla gravidanza… cominciano i problemi.

Visto che è stata risolutiva nel portare alla casa editrice Emma Clayhill (Bridgit Mendler), autore del saggio “Sono così stufa. Che cosa significa veramente essere incinta” (I’m so over this. What it’s really like to be pregnant), Thea diventa sia editrice associata che “ragazza copertina”, il che rende un filino più imbarazzate avere un cuscino al posto del pancione. La faccia stupita della donna direi che rappresenta alla perfezione il suo stato d’animo.

L’assunto della sceneggiatura che la regista Lara Shapiro scrive insieme a Stacey Kramer è che mediamente i libri che parlano di gravidanza, soprattutto quelli più famosi, sono molto teorici e ritraggono la “dolce attesa” in maniera tale che le donne, se non si sentono corrispondere al testo, si sentono in colpa. Invece questo saggio della Clayhill racconta quanto faccia schivo la gravidanza, quanto sia sgradevole e racconta veri aneddoti imbarazzanti che possono capitare a qualsiasi donna incinta. Questo è l’aspetto del libro che dovrebbe assicurargli più vendite rispetto ai già tanti libri similari, e magari anche qualche tecnica di vendita spregiudicata, tipo chiamare amici a fingere di essere estranei che leggono il “libro del momento” in libreria.

La commedia è leggera e divertente, spensierata il giusto e fila via velocemente, che è il miglior pregio di un film del genere. Impreziosito poi da uno  pseudobiblion a tema gravidanza: non credo ne esistano molti, in questa categoria.

L.

– Ultimi “libri falsi”:

 
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Pubblicato da su aprile 29, 2022 in Pseudobiblia

 

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