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Libri letti in pandemia (2)

19 Ago

Come ogni anno, anche durante questo 2020 sto aggiornando regolarmente il super-mega-post dei “libri letti” da presentare il 7 gennaio del prossimo anno, ricapitolando il meglio delle letture annuali: grazie… o meglio, a causa della serrata da COVID-19 quest’anno ho avuto modo di leggere molto di più e il post sarà bello corposo. Così mi sono detto: perché intanto non cominciare a raccontare i tanti libri letti durante la serrata? Alcuni li ho già recensiti, ma mi piace metterli in ordine di mese.


L’uomo che guardava passare i treni” (L’homme qui regardait passer les trains, 1938) di Georges Simenon (Adelphi 1986)
Iniziato il 12 maggio 2020

Ecco un estratto dalla mia recensione:

Con una parentesi scacchistica Simenon ci fa capire che tutto il romanzo, tutto l’agire di Popinga è un’enorme partita a scacchi in cui i vari personaggi sono solo pedine mosse astutamente da un uomo che inevitabilmente ed inesorabilmente subirà scacco matto… ma non prima di aver mangiato ogni pedina.

Non posso dire sia stata una lettura piacevole, l’eccessiva aridità dello stile – quasi cronicistico se non documentaristico – mi ha impedito di apprezzare la storia, in fondo un classico noir con la caduta del protagonista, però l’aria scacchistica che si respira in ogni riga è comunque da apprezzare.


Ombre nella notte” (The Shape of Night, 2019) di Tess Gerritsen (Longanesi 2020)
Iniziato il 21 maggio 2020

Ecco un estratto dalla mia recensione:

Malgrado l’abbia letto “per studio”, cioè come nuova puntata del ciclo sul ghostwriting, e malgrado mi aspettassi un thriller con venature paranormali e invece abbia trovato un romanzetto leggerissimo – la Fletcher avrebbe saputo creare più tensione! – lo stesso è stata una lettura piacevole, aiutata da una buona scrittura, con i tempi e le trovate giuste al momento giusto. Certo, l’avere una trama derivativa e una serie di colpi di scena davvero di basso livello è stato penalizzante – il “segreto” che la protagonista cita ad ogni capitolo dicendo che è così mostruoso da morire di senso di colpa è qualcosa di così banale che si capisce già al secondo capitolo: svelarlo alla fine smonta tutta l’atmosfera – però alla fine l’ho letto d’un sol fiato come fosse appunto un episodio televisivo.


Il mistero di Homo naledi” (2016) di Damiano Marchi (Mondadori 2016)
Iniziato il 24 maggio 2020

Ecco un estratto dalla mia recensione:

Cito subito l’unico difetto del saggio: non si sa assolutamente niente di niente su Homo naledi, quindi il libro è privo di qualsiasi informazione fondamentale, al di là dell’incredibile scoperta. Però, dopo aver spiegato la questione dei troppi nomi per le razze umane, l’autore non nota che ora se ne è aggiunto un altro…

Detto questo, è stata comunque una splendida lettura, un ripasso di storia di paleoantropologia e dei vari sforzi umani per saperne di più sul proprio passato. Il racconto della scoperta, del recupero e dell’analisi sono deliziosi e – sarò strano io – tengono con il fiato sospeso. Peccato però che, come detto, non si giunga a nulla di preciso.


L’uomo di Neanderthal. Alla ricerca dei genomi perduti” (Neanderthal Man. In Search of Lost Genomes, 2014) di Svante Pääbo (Einaudi 2014)
Iniziato il 27 maggio 2020

Ecco un estratto dalla mia recensione:

Dopo aver letto dello studio sull’Homo naledi e aver sentito, negli ultimi anni, diversi riferimenti al fatto che noi, Homo sapiens sapiens, saremmo imparentati con l’Homo neanderthalensis, mi sono chiesto: come mai l’unico studio sull’argomento, sul finire dei Novanta, ha dimostrato che NON siamo parenti… e ora tutti dicono che siamo parenti?

Visto che non mi piace girare per siti inaffidabili, per rispondere a questa mia curiosità sono andato alla fonte: sono andato a leggermi lo studio del primo ed unico uomo che abbia mai studiato il DNA di un Neanderthal.

Con l’entusiasmo di un romanziere Pääbo ci giuda nella sua vita e nella sua ricerca, raccontandoci le esperienze dell’unico uomo che abbia guardato nel DNA neanderthaliano.


Vivere. La mia tragedia sul Nanga Parbat” (Vivre, 2019) di Élisabeth Revol (Solferino 2020).
Iniziato il 2 giugno 2020

Ecco un estratto dalla mia recensione:

Nel gennaio 2018 Eli ha conquistato la vetta del terribile Nanga Parbat (8.126 metri) usando lo stile alpino e scalando in pieno inverno, senza alcun aiuto supplementare come l’ossigeno o le corde fisse. La sua impresa è stata titanica, soprattutto dopo diversi anni di fallimenti, quindi la soddisfazione che le ha riempito il cuore mentre guardava il mondo dall’alto della vetta è più che giustificata. Purtroppo è durata poco. Quando il suo compagno di scalata, Tomasz “Tomek” Mackiewicz, la raggiunge e le rivela di essere diventato cieco… è chiaro che l’inferno è appena iniziato.

Il racconto è così appassionante che ho sentito un freddo nel corpo pagina dopo pagina, con la narrazione spietata dei danni che un ambiente così ostile può creare ad un corpo umano che osi sfidarlo. Una lettura dolorosa perché ci si ritrova lì, al gelo, con la donna e quello sparuto mucchietto di energie rimaste, a sfidare una Montagna che è una divinità di milioni di anni.


La tata e il milionario” (The British Billionaire’s Innocent Bride, 2009) di Susanne James (Harmony 2018)
Iniziato il 5 giugno 2020

Esperimento di lettura condivisa con Kukuviza del blog CineCivetta.

Ecco un estratto dalla mia recensione:

Tutti i romanzi di genere rispettano i canoni di genere e quindi gli stereotipi, sta però all’autore saper usare questi strumenti per tirar fuori qualcosa che non sembri una fotocopia di quanto già esiste, e già che c’è magari scrivere in modo fluido, senza dimenticarsi personaggi per strada o dare per scontato che il lettore sappia cose che non gli sono state dette.
Tutto questo non è avvenuto nel caso di questo romanzo, e la sensazione è che il romance – il primo genere del mondo, quello più venduto da sempre e per sempre – non rispetti le regole minime degli altri generi. Spero di cuore di sbagliarmi.


Sdraiato in cima al mondo: La mia storia dalla vetta del Nanga Parbat all’inferno del Gasherbrum VI” (2020) di Cala Cimenti (Sperling & Kupfer 2020)
Iniziato il 9 giugno 2020

Questa lettura è stata sfortunata, perché per puro caso mi sono trovato a leggere di un incidente sul Nanga Parbat subito dopo aver letto di un altro incidente sul Nanga Parbat: è vero che vivere la stessa tragedia di un altro non è meno duro, però per me che leggo… è stato deludente.
Cimenti nel 2019 ha vissuto le stesse identiche esperienze di Élisabeth Revol nel 2018, anche se non dà mai prova di essersene accorto (ma gli scalatori leggono i memoriali degli altri scalatori?), il che vuol dire che il racconto di sopravvivenza estrema che mi ha appassionato nel memoriale della francese… non mi ha dato le stesse emozioni in quello italiano, perché erano tutte cose che già sapevo. Per fortuna, però, l’esito finale è stato molto più positivo.

Comunque la parte sull’escursione “andata bene” è interessante anche per dare un’occhiata alle dinamiche umane che ruotano intorno alle montagne, alla vita di gruppo – con tutti i problemi che si hanno anche “a terra” – e a come uno scalatore in difficoltà possa contare solo su altri scalatori.


L.

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2 commenti

Pubblicato da su agosto 19, 2020 in Recensioni

 

2 risposte a “Libri letti in pandemia (2)

  1. Kukuviza

    settembre 3, 2020 at 2:55 PM

    ma il libro del secondo scalatore ti ha appassionato meno perché già avevi letto oppure era il libro meno appassionante in sé?

    comunque, non te l’avevo detto l’altra volta, ma la tua definizione del romance come “il primo genere del mondo, quello più venduto da sempre e per sempre” è memorabile: nemmeno un diamante ha uno slogan così!

    Piace a 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      settembre 3, 2020 at 3:01 PM

      Sebbene drammatica, la vicenda del secondo scalatore è meno appassionante per due motivi. 1) L’incidente in sé è più “semplice”. Dispiace dirlo, perché parliamo sempre di una fatalità terribile e di un evento drammatico, ma è molto meno complesso. 2) Per puro caso ho letto l’italiano dopo aver letto la francese, e non mi capacito come l’italiano non si sia accorto di aver vissuto in pratica la stessa identica cosa un anno dopo. Averlo saputo avrebbe evitato tanti sprechi di tempo ed energie.
      La francese è stata bravissima nel racconto (magari ha usato un ghostwriter, comunque il racconto è appassionantissimo), le sono successe più disgrazie e sebbene l’incidente sia in pratica uguale a quello dell’italiano ha avuto molte più conseguenze, perciò è un racconto più travagliato, con cui si sta col fiato sospeso perché non avevo idea di come sarebbe finito.
      Probabilmente se avessi letto prima l’italiano mi sarei appassionato di più, ma rimane il fatto che il suo racconto non dà la minima prova di sapere che l’anno precedente, sulla stessa identica montagna, è successo un incidente con ripercussioni identiche.

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