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Ghostwriting 4. L’ombra del pipistrello

13 Mag

Il Novecento è il secolo nero per eccellenza. Già prima esistevano eroi negativi nella narrativa popolare, ma solo con l’inizio del XX secolo il Male ha scardinato ogni vincolo morale per conquistare i cuori di milioni di lettori. Già ho raccontato – in Lupin contro Holmes – quei primi anni del Novecento in cui sono nati gli eroi neri che ci accompagnano ancora oggi, ma ne è rimasto fuori uno: quello che riesce allo stesso tempo ad essere il più grande ed il più infimo.
Infimo perché non lo conosce più nessuno, è stato dimenticato dopo due decenni di luminoso successo, e grande perché la sua scomparsa ha generato qualcosa di inaspettato: dal male… è nato il bene.

Più di dieci anni prima che in Inghilterra Agatha Christie iniziasse la sua carriera, dall’altra parte dell’oceano un’altra “signora in giallo” già aveva Broadway ai suoi piedi, con una storia di crimine e violenza a lungo dimenticata e solo in tempi recenti tornata a novello splendore.
Una storia dimenticata che ha dato vita a qualcosa che milioni di persone nel mondo leggono ancora oggi, a fumetti…

La città di notte. I grattacieli si stagliano contro la Luna e un’ombra salta di palazzo in palazzo. L’ombra di un uomo… vestito da pipistrello…

Può essere tanto New York quanto Gotham City…

Può raggiungere ogni altezza grazie alla sua abilità, alle corde e ad una cintura piena di strumenti d’ogni sorta. Colpisce ovunque, ruba, uccide e sul luogo del crimine lascia il suo segno per farsi beffe della polizia: il simbolo di un pipistrello con le ali spiegate.

Quel simbolo di pipistrello non mi è nuovo…

Le immagini che state vedendo sono un vero e proprio miracolo, perché il film muto The Bat del 1926 è stato a lungo considerato perduto – e Nick Parisi su Nocturnia ha fatto uno splendido dossier dedicato ai film perduti di inizio Novecento – finché non è stato miracolosamente ritrovato agli inizi del Duemila e oggi possiamo ammirare ciò che fece impazzire Broadway negli anni Dieci.

Un meraviglioso recupero

Il film è la versione cinematografica dello spettacolo teatrale omonimo, scritto dalla celebre romanziera Mary Roberts Rinehart con il drammaturgo Avery Hopwood, aggiungendo materiale alla trama di un libro che la Rinehart aveva scritto nel 1908, The Circular Staircase. Quest’ultimo romanzo è stato portato in Italia nel 1935 dallo storico Alberto Tedeschi per i “Gialli Economici Mondadori” (n. 48) con il titolo La scala a chiocciola, ma va precisato che non c’è alcuna attinenza con il romanzo omonimo firmato dall’altra “signora in giallo”, Ethel Lina White, da cui il celebre film di Robert Siodmak La scala a chioccola (The Spiral Staircase, 1945): è solo l’ennesima confusione italiana sui titoli di libri e film.

«Questa è la storia di quel che accadde a una zitella di mezza età quando, in un attacco di follia, abbandonò le sue abitudini cittadine, affittò una casa ammobiliata per trascorrere l’estate fuori città e si trovò coinvolta in uno di quei misteriosi crimini che fanno la fortuna dei nostri giornali e delle agenzie investigative».

Dunque nel 1908 la Rinehart scrive un romanzo su una «zitella di mezza età» che abbandona la città, va a vivere in campagna ed è protagonista di indagini su dei crimini che avvengono nella sua villa. L’autrice dieci anni dopo inizia a rimaneggiare il testo con Hopwood e crea lo spettacolo The Bat, in cui la zitella diventa parente di un ricchissimo proprietario di banca che è preso di mira dal feroce criminale noto come Il Pipistrello.
La rappresentazione teatrale – messa in scena la prima volta al Morosco Theatre il 23 agosto 1920 – è un successone e quando due anni dopo chiude i battenti ha raggiunto il numero di quasi mille repliche: 867, per la precisione. Anni dopo la rivista “Flynn’s Weekly” presenta a puntate – dal 17 luglio al 7 agosto 1926 – la versione romanzata del testo, firmata da Stephen Vincent Benét, perché il Pipistrello piace: una figura oscura che si aggira di notte con le sue abilità e i suoi “meravigliosi giocattoli”…

A vederlo così non si direbbe, ma è un cattivo che piace

Solamente nel maggio del 1939 sul numero 27 di “Detective Comics” apparirà un uomo che si aggira nella città notturna vestito da pipistrello, con un simbolo identificativo preso paro paro dal film del 1926: non si chiama The Bat… si chiama Batman.

Da un personaggio malvagio, ne è nato uno votato alla giustizia

Figlio di un’attrice teatrale ed attore teatrale lui stesso, il giovane Roland West decide che vuole provare quella nuova carriera che promette grandi cose: si chiama cinema.
Specializzatosi in storie criminali, nel 1926 riversa ogni goccia del suo incredibile talento in un film magnifico, muto perché ogni fotogramma è così potente e geniale che non c’è alcun bisogno di parole. Si chiama The Bat e Bob Kane deve averlo visto molto bene, quando deciderà di trasformare in “buono” il “cattivo” della storia.

Una delle tante splendide inquadrature di West

Al contrario del romanzo, la vicenda si svolge interamente in una notte di terrore, in cui il misterioso Pipistrello colpirà la casa dove è andata a vivere la zitella Cornelia Van Gorder e vari personaggi si alterneranno sulla scena: dalla cameriera caricaturale, vera e propria spalla comica, al poliziotto con bombetta, dal bravo giovane al maggiordomo cinese con la faccia da colpevole. È facile per noi oggi vedere nei personaggi tutti stereotipi inflazionati, ma nel 1926 era qualcosa di assolutamente innovativo: prendete un qualsiasi film del genere noto come old dark house e guardate la sua data di uscita. State tranquilli che è posteriore al 1926.

La nascita del genere old dark house

Il successo del film, assolutamente meritato, apre le porte ad un fiume di storie criminali simili, ed essendo appena nato il cinema sonoro molti di questi film possono contare su un maggiore interesse da parte del pubblico, curioso di quella nuova potenzialità del cinema.
Roland West raccoglie di nuovo il suo talento e rigira identico il film con stavolta l’impianto sonoro, chiamandolo ora The Bat Whispers e presentandolo nel 1930. Troppo tardi: in quei quattro anni il mercato si è saturato e l’uscita di una valanga di titoli quasi indistinguibili fa ombra a questo film – creduto anch’esso perduto e per fortuna anche lui recuperato – ma un’ombra sola non ha perso la sua forza. L’ombra del pipistrello.

Il remake dello stesso autore

Il criminale mascherato noto come Il Pipistrello non ha ispirato solo Bob Kane per Batman, ha ispirato anche la scrittrice di romanzi gialli Cornelia van Gorder: perché la finzione e la realtà si sono fusi, quando è arrivato il momento di girare la terza versione cinematografica del testo teatrale della Rinheart.

È il 1959 quando la blasonata Universal mette in campo addirittura il maestro Vincent Price ad arricchire il cast del film The Bat, che arriva in Italia nel dicembre del 1960 con il curioso titolo Il mostro che uccide. (Disponibile in DVD Eagle Pictures dal 2006.)
Vi ricordate la zitella che va a vivere in campagna per sfuggire alla città? Qualcosa è cambiato – e vedremo più avanti cosa – ed ora non abbiamo più una annoiata signora che passa il tempo a lavorare a maglia e ad impartire ordini alla servitù: ora è una famosa scrittrice di gialli in cerca di ispirazione. E quando arriva il Pipistrello, state sicuri che arriva anche l’ispirazione.

«Questa è Le Querce [The Oaks], una villa di campagna che ho affittato per passarci l’estate. Sono scrittrice di romanzi gialli, ma le cose che mi sono capitate in questa villa sono ben più fantastiche di ciò che io abbia mai pubblicato».

Così si presenta agli spettatori la nostra Cornelia van Gorder (interpretata da Agnes Moorehead), apprezzata autrice di romanzi come L’obitorio privato del dottor Riggs: un testo che a quanto pare mette «fifa nera».
La donna è a Le Querce per scrivere un nuovo libro durante l’estate, ma le notizie degli efferati crimini del Pipistrello rischiano di distrarla… se non addirittura di ispirarla. Quando infatti scopre che l’omicida fa scempio delle gole delle vittime, dice: «Non è un brutto sistema: devo servirmene qualche volta… In un libro!»

La celebre romanziera Cornelia van Gorder (Agnes Moorehead)

Cornelia non ha per nulla paura, ed anzi è anche armata. «I libri che ho scritto sono pieni di pistole, e non scrivo mai di cose che non conosco». Nella vicenda la van Gorder è l’unica a mantenere il controllo e a tenere il polso ben saldo, utilizzando i suoi “poteri di autrice” per risolvere gli enigmi («Se stessi scrivendo questa storia, invece di viverla…»): non solo, sta attingendo alle imprese del Pipistrello per il suo nuovo romanzo, che si chiude quando viene smascherata l’identità del feroce criminale.

«Sarebbe un’ottima scena per uno dei suoi libri, ma questo libro non lo scriverà mai!»

«Per quanto accorti voi possiate essere – recitano le ultime righe del romanzo della van Gorder, – non riuscirete a nascondere un omicidio.» Senza che gli spettatori se ne siano accorti, per tutta la storia l’autrice non ha fatto altro che raccontare in realtà la storia del suo nuovo romanzo, scrivendo semplicemente ciò che le accadeva: la caccia al Pipistrello e i relativi omicidi finiscono tutti nel nuovo libro.

L’autrice e la scrittrice, neanche stavolta la stessa persona…

La rappresentazione teatrale di Mary R. Rinehart del 1920 e il relativo film di Roland West del 1926 sono stati eventi di grandissima portata creativa. Sono state gettate le basi per il fortunato personaggio a fumetti di Batman, è nato il genere cinematografico che racconta storie oscure (ma anche venate d’umorismo) in grandi case altrettanto oscure, ma soprattutto… è nato il genere di cui sto parlando in questo speciale.
La protagonista è una scrittrice (writer) che in cerca di ispirazione si ritira in un luogo isolato, incontra un “elemento scatenante fuori dal comune” (ghost) e ne nasce un nuovo romanzo. La stessa formula che abbiamo incontrato in fieri nel 1947 per Il fantasma e la signora Muir.

Perché però questa storia è stata più volte raccontata dal 1908… e solo nel 1959 la protagonista diventa una scrittrice in cerca di ispirazione? Cos’è successo nel frattempo? Lo vedremo più avanti: per ora, guardate il cielo nelle notti di Luna piena. Potreste intravedere l’ombra del Pipistrello…

Dark Bat Rises!

L.

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9 commenti

Pubblicato da su maggio 13, 2019 in Uncategorized

 

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9 risposte a “Ghostwriting 4. L’ombra del pipistrello

  1. Conte Gracula

    maggio 13, 2019 at 9:49 am

    Alla faccia del trarre ispirazione! Qui la scrittrice non scrive un romanzo, fa la cronaca! XD

    Piace a 1 persona

     
  2. zoppaz (antonio zoppetti)

    maggio 13, 2019 at 12:37 pm

    Complimenti, anche per aver reperito fotogrammi così rari! Non vorrei sparare sciocchezze, ma credo che questa origine cattiva di Batman abbia ispirato anche Cattivik di Bonvi (e poi SIlver) che non facevano solo il verso a Diabolik… gli incipit dei fumetti con l’ombra nella notte sono maledettamente simili all’immagine di New York-Ghotam City. Yuk Yuk.

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    • Lucius Etruscus

      maggio 13, 2019 at 12:53 pm

      Gli eroi negativi hanno sempre avuto grande fascino non solo in versione “originale” ma anche in parodia. Così come Lupin è nato come parodia cattiva di Holmes – e per fargli concorrenza sono nati altri cattivi, come Erik il Fantasma dell’Opera e Fantômas – anche Cattivik si rifà ad atmosfere e tematiche molto più “autorevoli” della semplice parodia di Diabolik.

      Piace a 1 persona

       
  3. theobsidianmirror

    maggio 14, 2019 at 10:42 pm

    Quei fotogrammi che hai postato mi avevamo fatto pensare ad un film di animazione, ma scopro che così invece non è….

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    • Lucius Etruscus

      maggio 15, 2019 at 6:57 am

      Sono fondali abbastanza posticci, quindi in effetti il parallelo con l’animazione ci può stare 😉

      "Mi piace"

       
  4. Celia

    settembre 4, 2019 at 8:24 pm

    Bellissimo post.
    Romanzo (della Rinehart) e film (di Siodmak) ce li ho entrambi in wishlist 🙂

    Piace a 1 persona

     

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