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Ghostwriting 3. Il fantasma scrittore

06 Mag

Abbiamo visto che sia nella fiction che nella realtà i rapporti fra autori e ghostwriter possono essere problematici, ma nella maggior parte dei casi il connubio è perfetto. Possibile però che in narrativa a nessuno sia venuto in mente di giocare con il doppio significato dell’espressione ghostwriter?

Solo ad una cinquantenne irlandese sembra essere venuto in mente, nella metà del Novecento, ed ha creato il primo scrittore fantasma… che è anche un fantasma scrittore!

Non è facile per una donna pubblicare un romanzo a proprio nome, nell’Irlanda dell’immediato dopo guerra dove mezzo secolo prima anche la celebre Ethel Lilian Boole – figlia dell’autorevole matematico George – mascherò un po’ il suo nome preferendo lasciare puntate le proprie iniziali, E.L., così da non far troppo trasparire il “sesso” dell’autore. (Facendole poi seguire dal cognome del marito e firmandosi quindi E.L. Voynich, ma questa è un’altra storia.)

Josephine Aimee Campbell Leslie ha un nome troppo femminile, non bastano le lettere puntate: si rischia che le vendite rimangano basse. Bisogna “mascolinizzare”… così si firma R.A. Dick. Si può pensare ad uno pseudonimo più “maschio”?

Sembra quasi tratto dal romanzo di un uomo…

Dal 1974 la donna – classe 1898! – può finalmente vedere il proprio nome femminile in copertina, ma nel 1945 deve accontentarsi di uno pseudonimo per pubblicare il primo e in pratica unico suo romanzo, lasciando da parte opere tardive e non ricordate dalla critica. È un immediato successo l’uscita di The Ghost and Mrs. Muir per la Ziff-Davis Publishing Company, e dispiace che il romanzo sia ancora oggi inedito in Italia. Nel 2014 è stato riportato a novella vita – anche in eBook – grazie alla Vintage Books.

La signora Muir (Gene Tierney)

Scritta in un periodo postbellico di profonda mutazione, ma che non può evitare di fare i conti con la mentalità del passato, la storia è ambientata agli inizi del Novecento. La signora Muir protagonista (interpretata nel film da Gene Tierney) inizia la storia mostrando un comportamento straordinariamente indipendente e coraggioso per l’epoca: dopo un congruo periodo di lutto vedovile, decide di abbandonare la casa dell’insopportabile suocera ed andare a vivere per conto proprio, decisione che ovviamente scatenerà molte critiche. Come abitazione si sceglie una casa “infestata”, Gull Cottage, a Whitecliff-by-the-sea: nessuno vi è mai rimasto più d’una notte, la informa il sensale.

Come “casta infestata” è davvero deliziosa

Sin dall’inizio la signora Muir scopre che la casa è abitata dal fantasma del capitano Gregg (Rex Harrison), lupo di mare morto in circostanze misteriose che sogna di riuscire un giorno a rendere la casa un museo a lui dedicato.

Il più fulgido esempio di scrittore fantasma e fantasma scrittore

Dopo iniziali comprensibili attriti, inizia fra i due un rapporto di amicizia particolare, che è in pratica amore ma non lo si può dire: il ferreo codice morale permette che un uomo e una donna non sposati convivano sotto lo stesso tetto… solo perché lui è un ectoplasma incorporeo! Non potrà mai concupirla, quindi si può permettere di starle accanto e addirittura – all’apice della lascivia! – farle dei complimenti.

Il rapporto incorporeo tra autore e scrittore

Ad un certo punto la signora Muir perde la rendita di alcune miniere che rappresentava il suo unico sostentamento: come vivrà ora? A quanto ci è dato di capire una donna non può lavorare, quindi la situazione è tragica. È proprio il fantasma a trovare l’incredibile soluzione:

«Lei dovrà scrivere un libro. Io glielo detterò e lei lo metterà in scritto per me.»

Di cosa parlerà questo libro? Semplice: «Di me – dice il capitano Gregg battendosi il petto, – la storia della mia vita, e avrà per titolo… vediamo… Mare e sangue [Blood and Swash]. Sì, Mare e sangue del capitano X.» Davanti alle perplessità scatenate dal titolo, il capitano così risponde:

«Non dev’essere bello: dev’essere sensazionale, come il suo soggetto.»

L’idea balzana viene alla fine accettata e inizia la scrittura, rallentata perché il candido moralismo della donna le impedisce di trascrivere le colorite e pepate frasi del capitano Gregg, che a quanto pare sin da giovane ne ha combinate di cotte e di crude in ogni porto, come si confà al topos letterario che rappresenta.

«“I costumi di Marsiglia – dètta il lupo di mare, – sono diversi delle altre…”»
«Diversi dalle» lo corregge Lucy.
«Delle, dalle, che importa? Non è mica un’opera letteraria, questa: è la cruda storia di un marinaio.»
«Infatti è cruda abbastanza»
«Be’, cuocila un po’ tu, se vuoi: mettici la grammatica, ma non levarci il sugo dentro!»

Alla fine il libro è finito ed ecco la dedica:

«A tutti coloro che fanno la dura e onorata vita del mare, ai gabbieri di poppa e bompresso, ai capitani ufficiali e macchinisti, ai sottufficiali, graduati, marinai, ai fuochisti, agli allievi, ai mozzi, ai carpentieri, velai e cucinieri, dedico questo volume.»

Se dovessi raccontare tutto quello che mi è successo quella notte a Mogadiscio…

Gregg consiglia alla donna di sottoporre il manoscritto agli editori Tacket & Sproule: Sproule ha uno yacht ed è convinto di essere un lupo di mare, quindi apprezzerà la storia del libro. Arrivata però dagli editori, alla signora Muir viene chiesto se il suo testo sia un libro di cucina, o addirittura «spero che non sia un’altra vita di Byron, o è un libro dei sogni?». Tutte categorie di libri che evidentemente ci si aspetterebbe da una scrittrice.

Le parole dell’editore sono davvero degne di nota, perché ci aprono una finestra sulla mentalità inglese della metà del Novecento:

«Ci sono venti milioni di donne isteriche, in Inghilterra, e ognuna di loro ha un romanzo da scrivere. Non mi dica che cosa ha scritto, stampo questa robaccia per tenere a galla la barca, ma non creda che la legga: no, signora, non la leggo.»

Quindi il problema che attanaglia il Duemila, cioè più scrittori che lettori, non è una novità del millennio! Comunque appena scopre che il libro narra la “cruda storia di un marinaio”, l’editore diventa subito più tenero. «Be’, posso pure leggere qualche pagina, in fondo.» Dopo tre ore di filata, l’uomo è più che soddisfatto. «Non vorrà darmi ad intendere che l’ha scritto lei», è l’ovvia reazione. (Ovvia per l’epoca, intendo.)

La scrittrice, mero veicolo dell’ispirazione “fantasma”

Il libro è un successo ma le vicende personali della donna si fanno complicate. Entra in scena Miles Fairley (George Sanders) che dimostra interesse per la donna, la quale lo tiene a distanza perché non saprebbe come spiegargli il suo fantasmatico coinquilino. Visto che la situazione diventa problematica, l’innamorato capitano Gregg prende una dolorosa decisione per il bene della signora Muir: svanisce, per renderla libera di vivere la sua vita… cioè rimanere sola ed isolata nella sua casa per il resto della vita, come si conviene ad una vedova. E come unico sostentamento, i diritti di quel solo libro: ma quanto pagavano un romanzo all’epoca?
Tranquilli, c’è il lieto fine: dopo una vita solitaria seduta in poltrona a guardare la parete, finalmente la signora Muir stira le zampe e può riabbracciare, tornata fisicamente giovane, il suo amato capitano Clegg. Ah, quei lieti fini moralmente accettabili di una volta…

Per questo drammone moralistico e bacchettone serviva un attorone, per fare rima, qualcuno affascinante e con un accento strappa-mutande: per esempio il britannico Rex “Sexy Rexy” Harrison.
Dopo una gavetta britannica, Harrison è appena “esploso” ad Hollywood con Anna e il re del Siam (Anna and the King, 1946) ed ha conosciuto le usanze locali:

«Tutto [ad Hollywood] è collegato all’industria cinematografica ed è difficile sfuggire alla propria carriera. Il trucco con Los Angeles è non rimanerci a lungo.»

Così l’attore scrive nell’autobiografia A Damned Serious Business (1990), raccontando che in uno dei celebri party del jet set ha partecipato ad un gioco del nascondino fra celebrità. (Diciamo che quando parliamo di attori di Hollywood tutto pensiamo, riguardo ai loro svaghi, tranne che al nascondino!) Nella foga di nascondersi, Primula Rollo aprì una porta che dava su una scala a chiocciola e crollò rovinosamente: portata di corsa all’ospedale, morì di lì a poco per le ferite alla testa. Lasciando due figli e un marito disperato, il celebre attore David Niven.
Il nascondino può essere più pericoloso dei festini a base di sesso e droga, confermando in Harrison l’intenzione di tenersi sempre a distanza dalla mecca del cinema.

Un film che ha imperversato per anni nei nostri piccoli canali locali

Alla regia c’è il decano Joseph L. Mankiewicz, ancora agli esordi e pronto a diventare uno dei grandi miti hollywoodiani. La sua mano va sicura nel creare un prodotto assolutamente legato alla moda del momento, con immagini sfocate quando deve trasparire il sentimento e tutte le inquadrature che ci si aspetterebbe da un film del 1947 – giunto in Italia nell’agosto del 1948 con il titolo Il fantasma e la sig.ra Muir. (Dal 2017 in DVD Butterly.)
Non è certo la qualità artistica della pellicola ciò che colpisce, e giusto per dovere di cronaca cito la serie televisiva del 1968 che ne è stata tratta.

Una serie televisiva di cui non ho trovato tracce in Italia

Dietro la facciata da drammone sentimentale c’è la questione dell’autorialità: chi è il vero autore di un romanzo? Chi lo concepisce o chi lo scrive? Spesso sono la stessa persona, ma meno di quanto si pensi: come diceva Camus, un assassino non è la persona migliore a scrivere di un delitto. Non è cioè scontato che abbia le capacità narrative per saperlo rendere al meglio: così come il capitano Clegg ha le esperienze e il “succo” della storia, serve una signora Muir perché ingredienti rozzi e malassortiti vengano “cucinati” e diventino un buon libro.

Questo ci porta al cuore dello speciale: dov’è che gli scrittori e gli autori si incontrano? Quando queste due essenze si ritrovano separate, dove si vanno a cercare? Nel 1945 la signora Muir ci ha svelato la risposta: in una casa isolata.
Ma questo è solo un indizio: dovremo fare un passo indietro per seguire le tracce alla scoperta di un sottogenere cinematografico in pratica mai studiato.

L.

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8 commenti

Pubblicato da su Maggio 6, 2019 in Indagini

 

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8 risposte a “Ghostwriting 3. Il fantasma scrittore

  1. zoppaz (antonio zoppetti)

    Maggio 6, 2019 at 12:51 PM

    Meraviglia questo tuo saggettino ironico ma serio a puntate. (A proposito di fantasmi scrittori una volta ti racconterò che, tanti anni fa, mi apparve in sogno il fantasma di Alfred Jarry e mi dettò la continuazione della saga di Ubu re, che trascrissi fedelmente in un’operetta dal titolo Ubu blog).

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  2. zoppaz (antonio zoppetti)

    Maggio 7, 2019 at 1:25 PM

    Riflettevo anche su un’altra cosa, a proposito di “fantasma” e dell’ambivalenza delle parole, di cui un tempo avevamo già parlato. L’etimo rimanda all’apparire, phaíno in greco è “mostrare”, e phaínomai “apparire”; come il “mostro” (da “monstrum”, dal tema di “monere”) è etimologicamente qualcosa che appare, forse la non realtà che si mostra, e non a tutti, ma poi si trasforma nel contrario: l’invisibile, lo spettro, sia lo scrittore invisibile, sia il fantasmno, cioè il calzino che non si vede. 🙂

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    • Lucius Etruscus

      Maggio 7, 2019 at 2:16 PM

      E’ un tema molto intrigante e che amo molto. Per un altro speciale scoprii che uno dei Vangeli che raccontano la celebre camminata sulle acque di Gesù riporta il commento di uno spettatore allibito: “Fàntasma”. Oggi accostare Gesù ai fantasmi pagani non si usa più, ma davvero tutto si riconduce lì, alla concretizzazione del pensiero – visto che la stessa radice porta a “fantasia” – che però rimane intangibile: infatti quelle immagini che ci appaiono nella mente mentre dormiano, e che oggi chiamiamo incubi, hanno avuto anche nome “fantasima”.
      Cos’è l’ispirazione letteraria se non un’immagine incorporea che prende forma? Ecco perché ogni scrittore ha un “fantasma” che lo guida 😉
      Se da un lato il gioco fra “scrittore fantasma” e “fantasma scrittore” è stato poco sfruttato a livello lessicale, dall’altra a livello concettuale ha avuto una grande esplosione artistica, sebbene poco nota: a questo serve lo speciale in corso 😉

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  3. Celia

    settembre 4, 2019 at 8:49 PM

    Altra bomba.
    Manco a dirlo, ho una cartella apposita per Mankiewicz, che include anche questo.
    Comunque, per banale che sia: che rabbia quelle affermazioni sui libri “femminili”… 👿

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