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Il meglio dei libri letti nel 2020

06 Gen

Stuzzicato dall’iniziativa del blog Nocturnia di Nick Parisi, provo anch’io a fare una panoramica sui libri che ho letto quest’anno, con un post che ho aggiornato durante tutto il 2020: se funziona, lo ripeterò l’anno prossimo.

Sono lontani i tempi in cui, da pendolare di mezzi pubblici, potevo arrivare a quote di 100 libri letti l’anno. Ora in maggior parte leggo per studio, per indagine, per ricerca e solo in minima parte per “piacere”.

Comunque ecco una selezione dei libri letti questo 2020, per i motivi più disparati.


Indice:


~ Narrativa ~

Ombre nella notte” (The Shape of Night, 2019) di Tess Gerritsen (Longanesi 2020)
Iniziato il 21 maggio 2020

Ecco un estratto dalla mia recensione:

Malgrado l’abbia letto “per studio”, cioè come nuova puntata del ciclo sul ghostwriting, e malgrado mi aspettassi un thriller con venature paranormali e invece abbia trovato un romanzetto leggerissimo – la Fletcher avrebbe saputo creare più tensione! – lo stesso è stata una lettura piacevole, aiutata da una buona scrittura, con i tempi e le trovate giuste al momento giusto. Certo, l’avere una trama derivativa e una serie di colpi di scena davvero di basso livello è stato penalizzante – il “segreto” che la protagonista cita ad ogni capitolo dicendo che è così mostruoso da morire di senso di colpa è qualcosa di così banale che si capisce già al secondo capitolo: svelarlo alla fine smonta tutta l’atmosfera – però alla fine l’ho letto d’un sol fiato come fosse appunto un episodio televisivo.


Come in una tomba” (In a Shallow Grave, 1975) di James Purdy (Racconti Edizioni 2020)
Iniziato il 21 giugno 2020

Folgorato dal piccolo e sconosciuto film che ne è stato tratto – La luna spezzata (In a Shallow Grave, 1988) con un giovane Michael Biehn – mi sono divorato in due giorni questo romanzo breve, fatto di sofferenza e una speranza che si basa sulla disperazione.

Quasi si trattasse di un testo di Beckett, i tre personaggi che vediamo muoversi nella casa protagonista sono l’unica prova che abbiamo dell’esistenza di un mondo esterno: ciò che succede al di fuori della casa lo sappiamo solo tramite le loro parole, e questo fa entrare bene il lettore nella vita e nella sofferenza di Garnet Montrose. Dopo dieci anni di guerra, il giovane ufficiale torna a casa totalmente devastato nel fisico dall’esplosione di una bomba che ha ucciso tutti i suoi compagni: Garnet doveva essere morto anch’egli, invece è condannato ad una vita morta, perché nessuno lo guarda (essendo orrendamente deturpato) e nessuno gli parla. Un fantasma che trova in due altri disperati, suoi servitori, l’unica speranza di qualcosa che assomigli ad una vita.

Un racconto dolcissimo nella sua tagliente crudeltà, un’ode alla vita cantata dal profondo del dolore disperato.


La tata e il milionario” (The British Billionaire’s Innocent Bride, 2009) di Susanne James (Harmony 2018)
Iniziato il 5 giugno 2020

Esperimento di lettura condivisa con Kukuviza del blog CineCivetta.

Ecco un estratto dalla mia recensione:

Tutti i romanzi di genere rispettano i canoni di genere e quindi gli stereotipi, sta però all’autore saper usare questi strumenti per tirar fuori qualcosa che non sembri una fotocopia di quanto già esiste, e già che c’è magari scrivere in modo fluido, senza dimenticarsi personaggi per strada o dare per scontato che il lettore sappia cose che non gli sono state dette.
Tutto questo non è avvenuto nel caso di questo romanzo, e la sensazione è che il romance – il primo genere del mondo, quello più venduto da sempre e per sempre – non rispetti le regole minime degli altri generi. Spero di cuore di sbagliarmi.


~ Noir ~

L’uomo che guardava passare i treni” (L’homme qui regardait passer les trains, 1938) di Georges Simenon (Adelphi 1986)
Iniziato il 12 maggio 2020

Ecco un estratto dalla mia recensione:

Con una parentesi scacchistica Simenon ci fa capire che tutto il romanzo, tutto l’agire di Popinga è un’enorme partita a scacchi in cui i vari personaggi sono solo pedine mosse astutamente da un uomo che inevitabilmente ed inesorabilmente subirà scacco matto… ma non prima di aver mangiato ogni pedina.

Non posso dire sia stata una lettura piacevole, l’eccessiva aridità dello stile – quasi cronicistico se non documentaristico – mi ha impedito di apprezzare la storia, in fondo un classico noir con la caduta del protagonista, però l’aria scacchistica che si respira in ogni riga è comunque da apprezzare.


Il promontorio della paura” (The Executioners / Cape Fear, 1957) di John D. MacDonald (Mondadory Mystbooks 1992)
Iniziato l’11 giugno 2020

Dopo anni di tentennamenti, sono riuscito finalmente a leggere questo capolavoro di MacDonald, spinto dalla recensione del film del 1962 del blog NonSoloCinema.

Una lettura mozzafiato che non si limita a sviluppare un buon thriller: è una storia a tema, e il tema è “la caduta del giusto”. Il protagonista incarna quel sogno americano che nel dopo-guerra si era fatto ancora più forte, convincendosi che si ha diritto ad una bella vita (moglie affettuosa, tanti figli, bella casa e un cane) semplicemente rispettando le regole. Poi però, grattando la superficie, il nostro “eroe” scopre che dietro la facciata di bel paesino di provincia dove tutti si conoscono e vige la legge e l’ordine… c’è tutto tranne che legge e ordine. C’è la sopravvivenza del più forte, e il terribile Max Cady è il più forte di tutti.

Per combattere il male si deve diventare il male, e il protagonista per mantenere la sua idea di bene dovrà fare cose che nulla hanno di buono. Sembra farcela, ma ciò che rimane non è l’eroe: è solo il male che è dentro di lui.


I diabolici” (Celle qui n’était plus, 1952) di Pierre Boileau e Thomas Narcejac (Adelphi 2014)
Iniziato il 29 giugno 2020

Ecco un estratto dalla mia recensione:

Onestamente non so dire se sia un romanzo che funzioni ancora oggi: sebbene sappia descrivere molto bene gli animi dei personaggi e la loro evoluzione durante i terribili eventi, è innegabile che punti tutto sulla soluzione finale dell’enigma, che mi sembra davvero ovvia ma forse è perché ho visto il film. La narrazione è solida ma mi sembra che il cercar di dirottare la spiegazione su un qualcosa di paranormale riuscirà molto meglio ai due autori quando pubblicheranno Pezzi d’uomo scelti (1965), che considero decisamente più riuscito, o comunque invecchiato benissimo.
Però il romanzo alla sua uscita funziona, e in quel dopo-guerra di commissari Maigret la nuova formula conquista: non solo il nero del crimine, ma anche un piano diabolico da far impazzire.


Una Cadillac rosso fuoco” (More Better Deals, 2020) di Joe R. Lansdale (Einaudi 2020)
Iniziato il 24 luglio 2020

Un inizio promettente non corrisponde al prosieguo della storia, che sembra prefiggersi di riassumere così tanti temi classici del noir da sembrare un Bignami del genere.

La forza di Lansdale – autore che un tempo ho profondamente e violentemente amato – non è mai stata nelle trame ma nel come riusciva a trattare in modo fresco e intrigante storie fin troppo lineari: non si leggevano i suoi romanzi per sapere come sarebbe andata a finire, ma per viaggiare insieme a personaggi indimenticabili.
Qui dopo un buon inizio, puramente lansdaliano, il resto del (troppo) lungo romanzo sembra scritto con il pilota automatico: chiunque potrebbe averlo scritto, anche un software, visto che non c’è nulla di riconducibile ad una “firma” dell’autore.

Pieno di forzature ed anche qualche inutile esagerazione, è stata una lettura deludente, anche se comunque sono arrivato (velocemente) alla fine solo per sapere come si sarebbe conclusa la vicenda: mai capitato con i vecchi romanzi di Lansdale!


La fiamma del peccato” (Double Indemnity, 1936) di James M. Cain (Garzanti 1966)
Iniziato il 30 luglio 2020

Questo è uno dei libri salvati dalla grande spazzatura, anche se ci sono voluti quasi dieci anni per decidermi a leggerlo. Avevo voglia di leggere qualche caposaldo del noir e per puro caso l’ho letto dopo Una cadillac rosso sangue di Lansdale: è incredibile che come quest’ultimo autore abbia fotocopiato il romanzo di Cain!

La costruzione della storia nera oggi sa di stereotipo duro e puro, ma certo negli anni Trenta in cui è apparso sicuramente dev’essere stato qualcosa di molto più potente. La femme fatale con cui scendere all’inferno, il piano per uccidere il di lei marito, la truffa assicurativa, il sospetto, la paura. Ogni singola riga di questo romanzo è stata rifatta mille volte, eppure si sente che stiamo parlando di uno dei progenitori del noir americano.

L’unica grande delusione è il finale, del tutto non all’altezza rispetto al resto del romanzo. Sembra quasi un’allungatura di brodo moralistica che stona fortemente con il testo che la precede. Pessima conclusione di un romanzo invece ottimo.


Gli ineffabili cinque” (The Hot Rock, 1970) di Donald E. Westlake (Mondadori 1971)
Iniziato il 26 luglio 2020

Al fianco della serie di romanzi con il duro Parker, impegnato in colpi criminali di grande maestria, Westlake si è divertito anche a creare un vero e proprio anti-Parker: l’ha chiamato Dortmunder e la sua particolarità è che è un ladro che non ne azzecca una. In pratica l’autore si è divertito a far succedere al povero Dortmunder tutte quelle fatalità e sfortune che invece Parker riesce ad evitare.

Questo è il primo romanzo della lunga serie dedicata a Dortmunder e ai suoi amici, con relative famiglie al seguito. Il problema è che la storia è troppo seria per essere comica e troppo comica per essere seria. Non mi sono trovato in sintonia con lo stile umoristico dell’autore e la lettura è stata molto pesante e non scorrevole. Peccato.


~ Giallo ~


Derrick, l’inferno nella mente” (Hölle im Kopf, 1997) di Herbert Reinecker (“Il Giallo Mondadori” n. 2685, luglio 2000).
Iniziato il 3 maggio 2020

Ecco un estratto dalla mia recensione:

Non scendo in merito della qualità delle opinioni portate avanti dai lunghi pipponi di Terza. Avete presente quando su un mezzo pubblico vi si siede il chiacchierone seriale di turno e comincia a raccontarvi la sua filosofia di vita? Ecco, è la stessa sensazione di fastidio omicida che ti nasce dentro ad accompagnare le lunghe esposizioni dei moralismi dozzinali di Terza. E Derrick è sempre d’accordo, perché lui non ha un pensiero suo.

Però alla fine il romanzo ha lo stesso effetto del telefilm: ti prende e ti porta fino alla fine, anche solo per vedere come va a finire. Non ci sono scossoni, è tutto pacato e tranquillo, anche i sentimenti forti sono placidi e Derrick è sempre sonnacchioso, ma alla fine non disturba. Così il romanzo è stato in definitiva una veloce lettura piacevole, ottenendo lo stesso effetto del telefilm pur con strumenti diversi. Ed era proprio ciò che ero curioso di scoprire riguardo ai romanzi tratti da serie TV.


Profilo di morte” (Death in Silhouette, 1950) di John Russell Fearn, firmato originariamente come John Slate (Garden Editoriale 1989)
Iniziato il 20 luglio 2020

Quinta (e credo ultima) avventura per la preside Maria Black, che quando si lascia andare alla sua grande passione per le indagini e le risoluzioni dei misteri inverte il proprio nome e si fa chiamare Black Maria.

Stavolta deve indagare su un apparente suicidio, che lei ha il forte dubbio trattarsi di un classico “delitto della camera chiusa”. In modo frizzante e irresistibile metterà a soqquadro l’intero paesino per risolvere il caso.

È il primo romanzo che leggo dell’autore e mi ha conquistato: divertente, spesso auto-ironico e pieno zeppo di rimandi ad un’epoca lontana.


Riflessi di morte” (Reflected Glory, recuperato nel 1986 da Philip Harbottle) di John Russell Fearn (Garden Editoriale 1996)
Iniziato il 28 luglio 2020

Stuzzicato dalla bella lettura precedente, provo un altro romanzo di Fearn – tra gli autori più prolifici della storia, anche se la quasi totalità della sua opera è ormai irreperibile – e anche stavolta è andata bene.

Fearn cambia personaggio ricorrente, stavolta ad indagare tocca allo psichiatra Adam Castle, anche se onestamente il suo comportamento è molto simile alla Black Maria del precedente romanzo.

Stavolta il giallo è atipico perché manca il cadavere e quindi il crimine è solo “supposto”, visto che abbiamo solamente la confessione di una sedicente rea confessa (ma sarà vero?). Un giallo curioso e atipico, con una la narrazione intrigante e sebbene con qualche ingenuità comunque il risultato è divertente.


~ Fantascienza ~


Star Trek: Deep Space Nine – Betrayal” (1994) di Lois Tilton [inedito in Italia]
Iniziato il 13 aprile 2020

Ecco un estratto dalla mia recensione:

Il romanzo è esattamente quello che cercavo, infatti me lo sono “bevuto” in una settimana, anche perché parliamo di un agile libro di meno di 290 pagine. Purtroppo la serie TV ha la fastidiosa abitudine di “andarsene per prati”, cioè divagare di qua e di là mediante storie e narrazioni che non hanno nulla di fantascientifico: il romanzo invece è asciutto, pulito, non si perde in inutili chiacchiere e non racconta storie di baseball: oserei addirittura dire che è un’opera di fanta-politica.

L’intera narrazione è ricca di implicazioni sociali e politiche, e soprattutto scava nel carattere dei personaggi molto più (e meglio) di quanto i brevi e spesso superficiali episodi possano fare. Mentre la serie TV cade spesso in frivolezze, qui la romanziera rimane sempre concentrata sul soggetto e ne risulta una splendida lettura, appassionante pur senza scene d’azione. È una storia che scava fino alla radice dell’odio di razza e della violenza sociale, con una narrazione scorrevole e piacevolissima.


Orion: la Fortezza” (The Fortress in Orion, 2014) di Mike Resnick (“Urania” Mondadori n. 1662, gennaio 2019).
Iniziato il 6 maggio 2020

Ecco un estratto dalla mia recensione:

Resnick usa lo stesso identico stile della saga di Starship, cioè una scrittura semplice – direi “semplicistica”, se non sembrasse una critica – e totalmente lineare: non ci sono incisi, non ci sono “parentesi”, non ci sono cambi di scena o di prospettiva, tutto avviene in modo lineare e l’io narrante segue sempre e solo il protagonista. Visto che tutto si svolge davanti ai suoi occhi e non sembra esistere l’universo altrove, non ci sono sorprese.

Nathan dà ordini ogni volta che apre bocca e la parte dedicata ad un minimo di approfondimento dei personaggi è così marginale da risultare a malapena avvertibile. Questo è un romanzo di pura evasione, dove tutti i personaggi sono semplice emanazione del protagonista, e al massimo fanno domande per dargli la possibilità di spiegare al lettore i piani che via via inventa sul momento.


Città di morte” (Company Town, 2016) di Madeline Ashby (“Urania” Mondadori n. 1675, febbraio 2020).
Iniziato il 10 maggio 2020

Ecco un estratto dalla mia recensione:

In un mondo dove non esiste privacy, non esiste malattia perché chi può pagare può accedere in pratica alla vita semi-eterna, non esiste nascondiglio perché tutti possono essere rintracciati in qualsiasi momento, per un problema fuori dal comune serve una persona fuori dal comune. E questa è Go Jung-hwa, detta semplicemente Hwa.
Di origini coreane, nata povera e maltrattata da una madre che l’ha odiata per tutta la vita, la 23enne Hwa ha il volto e il corpo sfigurato da macchie dovute ad una malattia che non ha i soldi per curare, né vuole farlo. La sua salute seriamente compromessa – è anche epilettica – è parte di sé, della propria personalità, e sin da ragazzina ha lottato per stare al mondo, addestrandosi nel taekwondo. Questo e l’essere totalmente scollegata la rendono la guardia del corpo perfetta.

Dopo la scrittura semplicissima di Mike Resnick mi serviva qualcosa di più corposo. Ashby sa essere densa e rendere molto bene i suoi personaggi, con una protagonista che – non so quanto volutamente – incarna alla perfezione il mito del “lottatore ferito”.


Senza luce” (Lightless, 2015) di C.A. Higgins (“Urania” Mondadori n. 1641, aprile 2017).
Iniziato il 14 maggio 2020

Ecco un estratto dalla mia recensione:

Gli studi tecnici della Higgins si sentono tutti, così come le sue splendide intuizioni. Quel che fa rabbia è l’allungamento di brodo che ammazza il libro. Senza luce è uno splendido ed appassionante romanzo di 100 pagine… distrutto però dall’essere stato allungato a 300. Decine e decine di pagine di inutili chiacchiere che non porteranno assolutamente a niente.

Quel che è peggio, è che ho provato a leggere i seguiti della vicenda – Supernova e Radiazioni oscure – ed è più che lampante che l’intuizione dell’autrice si sia fermata all’astronave viva: gli altri due romanzi parlano di Althea che gira di qua, gira di là, insegue i due terroristi, poi i due terroristi inseguono lei, poi lei insegue loro, e via così. Inutili chiacchiere allunga-brodo.


Nessun domani” (Tomorrow’s Kin, 2017) di Nancy Kress (“Urania” Mondadori n. 1656, luglio 2018)
Iniziato il 18 maggio 2020

Altra trilogia di romanzi nata “a tavolino”, con un’idea ispirata e affascinante che riempie solo metà libro e poi tutto il resto si allunga come si può.
La prima metà di questo libro è spettacolare, intrigante e tiene con il fiato sospeso. Arrivano gli alieni pacifici ad avvertirci che fra otto mesi un virus dello spazio ci farà estinguere: se lavoriamo tutti insieme, potremo trovare un vaccino in tempo. Quel che segue è pura fantascienza dell’età d’oro, con un problema da risolvere e persone che non agiscono sempre per il bene comune.

Finita “con il botto” questa metà, inizia il nulla. Chiacchiericcio noioso, moralismi vari e addirittura tornano quei cattivoni di russi: ma ancora i russi? Forse l’autrice ha dimenticato di girare il calendario…

Ho finito con estrema fatica questo romanzo, e a un terzo del successivo – Se ci sarà un domani – ho mollato.


Predator: Stalking Shadows” (2020) di James A. Moore e Mark Morris (inedito in Italia).
Iniziato il 16 maggio 2020

Ecco un estratto dalla mia recensione:

Il libro è interessante nel suo tentativo di fondere elementi vecchi e nuovi, di creare una sorta di “storia dei rapporti uomo-Predator dal 1997 ad oggi” che non pesti i piedi a quanto già raccontato altrove. Visto il coinvolgimento di Moore in Predator: Hunters and Hunted sicuramente c’è stata attenzione a non auto-contraddirsi, sebbene la quantità sperticata di incontri con i Predator raccontati in Stalking Shadows non trovi riscontro in alcun’altra opera sull’argomento.

Tolto l’aspetto cronicistico e di “caccia all’informazione”, il romanzo non è certo una lettura piacevole, sia perché è una narrazione scarna e più votata ad elencare avvenimenti che a descriverli, sia perché l’assenza di Predator si fa sentire: nelle due grandi missioni descritte assistiamo a soldati che gridano e muoiono e poco altro. Mi sono molto più divertito a cercare citazioni e rimandi, che a leggere.


~ Horror ~


Alien: Phalanx” (2020) di Scott Sigler [inedito in Italia]
Iniziato il 25 febbraio 2020

Ecco un estratto dalla mia recensione:

Il problema di Alien: Phalanx non è copiare (male) un celebre fumetto alchemico dell’universo alieno, limitandosi a far apparire ogni tanto uno xenomorfo – bisogna aspettare pagina 110 per avere finalmente qualche elemento che, alla lontana, faccia pensare ad una storia di Alien! – il problema è che è scritto male. O peggio, è scritto “giovane” come solo i non giovani sanno scrivere.

Dialoghi stereotipati, scrittura da temino scolastico, trama allungata fino alla barzelletta, soggetto copiato di netto da uno storico fumetto alchemico e xenomorfi ospiti poco graditi: un’altra martellata sulla tomba dell’universo alieno.

È così difficile scrivere uno straccio di romanzetto a tema alieno?


Il tunnel dell’orrore” (The Funhouse, 1981) di Dean R. Koontz (Fanucci 1994)
Iniziato il 10 luglio 2020

Romanzo nato come novelization ma in realtà Koontz crea l’intera storia e scrive un romanzo mille volte superiore all’inutile filmetto horror omonimo.
Ecco un estratto dalla mia recensione:

Koontz prende quelle quattro stupidate della sceneggiatura di Tobe Hooper e ci tira fuori un romanzo splendido, appassionante, che ti inchioda con i suoi personaggi crudeli e purtroppo cade di tono solo quando deve rifarsi alle inutili vicende del film, all’incirca nelle ultime venti o trenta pagine: purtroppo le peggiori del romanzo.

Nel libro il tunnel dell’orrore è un momento spaventoso che si avvina inesorabilmente e tiene con il fiato sospeso: nel film è una stupida baracconata di legno che dovrebbe mettere paura perché qualcuno fa “bu”.


~ Saggistica ~


La carbonara non esiste” (2019) di Alessandro Trocino (Giunti).
Iniziato il 7 febbraio 2020

Ecco un estratto dalla mia recensione:

Il problema di tutto questo è che a forza di credere che esistano quelle entità eteree chiamate “tradizioni” ci si dimentica che è tutto in costante evoluzione e mutamento, quindi si sale sul capitello di turno e si grida contro chi fa la carbonara in modo diverso, che la carbonara si fa così e così. Peccato esistano tante ricette della carbonara quanti suoi miti di fondazione, quindi con quale diritto qualcuno si arroga il diritto di indignarsi per una tradizione infranta?

Un delizioso libretto che parte dalla tavola per parlarci sia di ricerca storica – quella seria, che si basa sulle prove e non sul “sentito dire” – sia di cultura italiana, troppo spesso arroccata su tradizioni recenti e fuorvianti.


Che cosa sappiamo della mente: Gli ultimi progressi delle neuroscienze raccontati dal massimo esperto mondiale” (The Emerging Mind, 2003) di Vilayanur S. Ramachandran (Mondadori 2019).
Iniziato il 1° giugno 2020

Mi serviva qualcosa per staccare fra un libro e l’altro, qualcosa per “sciacquarmi la bocca” così da non confondere i gusti, e questa trascrizione di una conferenza tenuta da uno dei massimi esperti al mondo di neuroscienze mi è sembrata la lettura perfetta. Delizioso poi il fatto che Ramachandran, essendo indiano, porta esempi ed idee inedite nella discussione occidentale, troppo focalizzata su una parte sola del globo. (Cioè la nostra.)

Non è un manuale né un approfondimento, è un’esposizione con cui il neurologo indiano racconta nel 2003 le ultime idee ed esperimenti nell’infinito studio della mente umana, che regala sempre grandi sorprese. Di sicuro le parti più interessanti sono quelle dove l’autore racconta i geniali esperimenti – suoi o dei suoi colleghi – che hanno portato ad incredibili scoperte sul funzionamento del nostro cervello. Come ottenere tanto da esperimenti semplici e non invasivi.


Il mistero di Homo naledi” (2016) di Damiano Marchi (Mondadori 2016)
Iniziato il 24 maggio 2020

Ecco un estratto dalla mia recensione:

Cito subito l’unico difetto del saggio: non si sa assolutamente niente di niente su Homo naledi, quindi il libro è privo di qualsiasi informazione fondamentale, al di là dell’incredibile scoperta. Però, dopo aver spiegato la questione dei troppi nomi per le razze umane, l’autore non nota che ora se ne è aggiunto un altro…

Detto questo, è stata comunque una splendida lettura, un ripasso di storia di paleoantropologia e dei vari sforzi umani per saperne di più sul proprio passato. Il racconto della scoperta, del recupero e dell’analisi sono deliziosi e – sarò strano io – tengono con il fiato sospeso. Peccato però che, come detto, non si giunga a nulla di preciso.


L’uomo di Neanderthal. Alla ricerca dei genomi perduti” (Neanderthal Man. In Search of Lost Genomes, 2014) di Svante Pääbo (Einaudi 2014)
Iniziato il 27 maggio 2020

Ecco un estratto dalla mia recensione:

Dopo aver letto dello studio sull’Homo naledi e aver sentito, negli ultimi anni, diversi riferimenti al fatto che noi, Homo sapiens sapiens, saremmo imparentati con l’Homo neanderthalensis, mi sono chiesto: come mai l’unico studio sull’argomento, sul finire dei Novanta, ha dimostrato che NON siamo parenti… e ora tutti dicono che siamo parenti?

Visto che non mi piace girare per siti inaffidabili, per rispondere a questa mia curiosità sono andato alla fonte: sono andato a leggermi lo studio del primo ed unico uomo che abbia mai studiato il DNA di un Neanderthal.

Con l’entusiasmo di un romanziere Pääbo ci giuda nella sua vita e nella sua ricerca, raccontandoci le esperienze dell’unico uomo che abbia guardato nel DNA neanderthaliano.


Essere una macchina” (To Be a Machine, 2017) di Mark O’Connell (Adelphi 2018)
Iniziato nel marzo 2020

Ecco un estratto dalla mia recensione:

Lettura perfetta durante la serrata della pandemia, visto che racconta gli sforzi transumani per liberarci dalla caducità dei nostri corpi. È un viaggio attraverso l’America ad incontrare ed intervistare i fautori delle varie “soluzioni” pensate per raggiungere l’obiettivo di liberarsi del corpo umano. Così incontreremo gestori di impianti griogenici, che conservano corpi umani (o solo teste!) sotto ghiaccio in attesa che progredisca la scienza medica e si possa riportare in vita (eterna) i relativi dormienti, dopo aver spennato a dovere le relative famiglie; incontreremo informatici che studiano – con ricche sovvenzioni di grandi investitori – il più incredibile degli upload, cioè come “caricare” i propri pensieri su supporto informatico così da creare un “cervello elettronico” nel vero senso della parola; incontreremo gente che si lamenta di come la “medicina ufficiale” impedisce loro di impiantarsi meccanismi all’interno del corpo e di farsi impiantare parti cibernetiche al posto di quelle naturali: dove finiremo se non sono libero di amputarmi un braccio per farmene installare uno meccanico?


~ Alpinismo ~

Scomparsi sull’Everest. Il mistero della spedizione Mallory-Irvine” (Lost on Everest, 1999) di Peter Firstbrook (Il Saggiatore 2003).
Iniziato il 29 gennaio 2020

Ecco un estratto dalla mia recensione:

Una narrazione coinvolgente e irresistibile, uno studio su quel turbamento dell’anima per cui molti uomini sono incapaci di resistere al canto delle sirene di roccia, che li attirano in ambienti non adatti alla vita umana e li spingono a salire altezze inconcepibili. Per anni a Mallory hanno chiesto perché volesse scalare l’Everest, finché lui si è stufato e ha risposto seccato «Perché è lì». Basta leggere questo libro per capire che quella domanda è priva di senso. Mallory era l’Everest, era l’uomo-montagna che non riusciva a vivere a sé stante: per tutta la vita ha cercato l’altra sua metà, la roccia eterna, per trovare pace là dove riposano le leggende.


Vivere. La mia tragedia sul Nanga Parbat” (Vivre, 2019) di Élisabeth Revol (Solferino 2020).
Iniziato il 2 giugno 2020

Ecco un estratto dalla mia recensione:

Nel gennaio 2018 Eli ha conquistato la vetta del terribile Nanga Parbat (8.126 metri) usando lo stile alpino e scalando in pieno inverno, senza alcun aiuto supplementare come l’ossigeno o le corde fisse. La sua impresa è stata titanica, soprattutto dopo diversi anni di fallimenti, quindi la soddisfazione che le ha riempito il cuore mentre guardava il mondo dall’alto della vetta è più che giustificata. Purtroppo è durata poco. Quando il suo compagno di scalata, Tomasz “Tomek” Mackiewicz, la raggiunge e le rivela di essere diventato cieco… è chiaro che l’inferno è appena iniziato.

Il racconto è così appassionante che ho sentito un freddo nel corpo pagina dopo pagina, con la narrazione spietata dei danni che un ambiente così ostile può creare ad un corpo umano che osi sfidarlo. Una lettura dolorosa perché ci si ritrova lì, al gelo, con la donna e quello sparuto mucchietto di energie rimaste, a sfidare una Montagna che è una divinità di milioni di anni.


Sdraiato in cima al mondo: La mia storia dalla vetta del Nanga Parbat all’inferno del Gasherbrum VI” (2020) di Cala Cimenti (Sperling & Kupfer 2020)
Iniziato il 9 giugno 2020

Questa lettura è stata sfortunata, perché per puro caso mi sono trovato a leggere di un incidente sul Nanga Parbat subito dopo aver letto di un altro incidente sul Nanga Parbat: è vero che vivere la stessa tragedia di un altro non è meno duro, però per me che leggo… è stato deludente.
Cimenti nel 2019 ha vissuto le stesse identiche esperienze di Élisabeth Revol nel 2018, anche se non dà mai prova di essersene accorto (ma gli scalatori leggono i memoriali degli altri scalatori?), il che vuol dire che il racconto di sopravvivenza estrema che mi ha appassionato nel memoriale della francese… non mi ha dato le stesse emozioni in quello italiano, perché erano tutte cose che già sapevo. Per fortuna, però, l’esito finale è stato molto più positivo.

Comunque la parte sull’escursione “andata bene” è interessante anche per dare un’occhiata alle dinamiche umane che ruotano intorno alle montagne, alla vita di gruppo – con tutti i problemi che si hanno anche “a terra” – e a come uno scalatore in difficoltà possa contare solo su altri scalatori.


~ Audiolibri ~


Fuoco persiano. Il primo grande scontro tra Oriente e Occidente” (2020) di Tom Holland (Il Saggiatore Audible)
luglio 2020

Di solito non amo gli storici anglofoni, magari è solo un pregiudizio ma ho l’impressione che tendano a semplificare le cose o peggio a sensazionalizzarle. Invece il capitolo introduttivo di questo saggio – letto splendidamente da Mimmo Strati – mi ha colpito perché dimostrava un certo “gusto europeo” nell’autore, che parlando evidentemente ad un pubblico di suoi simili cercava disperatamente di spiegare come la Storia sia di tutti, e sia importante per tutti, visto che parla di tutti. Per farsi capire spiega che dopo l’11 settembre è importante capire la storia del Medio Oriente: noi europei l’avevamo capito giusto qualche secolo prima.

Mentirei se dicessi che è una narrazione appassionante, la minuziosità del racconto – che sfocia forse un po’ troppo spesso nell’aneddotica – non fa “innamorare” come la storia raccontata da autori europei, ma è stato comunque un audiolibro di compagnia durante le camminate estive dell’immediato dopo-pandemia, per riattivare i muscoli atrofizzati dalla serrata.


L.

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17 commenti

Pubblicato da su gennaio 6, 2021 in Recensioni

 

17 risposte a “Il meglio dei libri letti nel 2020

  1. Vittorio

    gennaio 6, 2021 at 11:59 am

    Questo è “solo” il meglio che hai letto o sostituisce il post di domani con la lista completa? 😀
    C’è stato un periodo in cui leggevo solo Urania, rubati a mio padre o trovati nei vari mercatini a pochi euro. Raramente li vedo in edicola, anzi dalle mie parti quasi mai. Se la qualità è alta mi sa che chiederò al mio edicolante di farseli arrivare perché quelli che hai nominato mi sembrano interessanti!

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    • Lucius Etruscus

      gennaio 6, 2021 at 12:41 PM

      In realtà avrei dovuto togliere “il meglio”, visto che sono tutti i libri letti – e anzi con l’autunno non sono più riuscito a trovare titoli che mi ispirassero – ma non mi andava di manomettere il formato che ripeto ormai da tre anni 😛

      Ricordo ancora con piacere la secchiata di Urania letti insieme a mio padre, proprio comprandoli su bancarella a chili. Erano tutti generi diversi, dall’horror al fantasy, dalla space opera all’avventura, e abbiamo beccato parecchie chicche.
      Il problema è che proprio spaziando in ogni genere, anche diametralmente opposto, puoi trovare profonde differenze, Finita la mangiata di Urania che si vede in questo post, non sono più riuscito a leggere neanche la prima pagina delle uscite successive. Però magari è un mio problema: quando mi prende il “periodo no”, non riesco a leggere niente e tutto mi sembra illeggibile 😛
      Ti conviene leggerti la trama degli Urania man mano che escono e decidere se vale la pena cercarli in edicola, perché se convinci il tuo giornalaio ad ordinarli ogni mese e poi non glieli compri… magari poi te li tira dietro 😀

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  2. pirkaf76

    gennaio 6, 2021 at 5:05 PM

    Beh, non sono affatto pochi.
    A me ispira soprattutto Cape Fear che presto o tardi scoverò e leggerò.

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  3. Il Moro

    gennaio 7, 2021 at 8:48 am

    Ammetto di non aver letto nessuno di questi libri! ma almeno Cape Fear prima o poi lo leggo, promesso…

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    • Lucius Etruscus

      gennaio 7, 2021 at 8:54 am

      E’ un noir classico molto bello, ben diverso dalla versione del 1991 e molto più simile al classico in bianco e nero.

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  4. Madame Verdurin

    gennaio 7, 2021 at 11:04 am

    Wow, sono davvero tanti! Mi piace molto l’idea della lettura condivisa, dì la verità che ti sei divertito a leggere l’Harmony XD

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    • Lucius Etruscus

      gennaio 7, 2021 at 11:09 am

      Per i primi tre capitoli non ho fatto altro che ridere, sia della trama sia della scarsissima qualità della scrittura, poi è subentrata la noia del vuoto totale di questi romanzi e non mi sono divertito più 😛

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  5. Catia in cucina

    gennaio 10, 2021 at 6:14 PM

    Che nostalgia mi hai fatto venire! Di quando ero una lettrice vorace! Non ho più tempo né testa per leggere così purtroppo, e tutti i libri che ho iniziato nel 2020, lo confesso, sono rimasti incompiuti. Ho nostalgia dei gialli, degli urania, dei saggi, e grazie Lucio!, ora mi segno questo L’uomo di Neanderthal, mi interessa. Ovviamente anche della carbonara mi interessa 😀 ma non tanto per sapere delle origini, nutro sentimenti contrastanti di amore-odio nei confronti delle ricette della tradizione, quanto per questa folgorante notizia che non sapevo della cena di gala a Riccione del 44. Grande Giove! (cit.)
    Ti auguro buon anno Lucius, anche se purtroppo raramente per gli stessi motivi dei libri, leggerti è sempre un piacere 🙂

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    • Lucius Etruscus

      gennaio 10, 2021 at 7:15 PM

      Ti ringrazio e ricambio di cuore gli auguri, da estendere ai tuoi cari.
      Quel saggio sulla Carbonara è interessante perché mostra come non esista alcuna tradizione, sono tutte invenzioni recenti e ognuno che si inventa qualcosa poi va in giro a dire che è un’antichissima tradizione. Diciamo che la carbonara è la regina delle fake news 😀

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  6. Vittorio

    gennaio 12, 2021 at 6:41 PM

    Ciao Lucius, perdonami ma non so dove farti questa secca domanda che non riesco a trattenermi dal farti, perciò invado questo spazio 😀
    Hai mail letto “La fabbrica delle vespe” di Iain Banks?

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    • Lucius Etruscus

      gennaio 12, 2021 at 7:03 PM

      Purtroppo no, non ho letto né conosco il romanzo che citi, e temo di non aver mai letto Iain Banks. Anche se credo di avere una vaga memoria di aver vagliato un suo romanzo, forse una quindicina d’anni fa, ma dubito d’averlo letto.

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  7. Fritz Gemini

    settembre 7, 2021 at 4:44 PM

    Ho trovato il libro di Simenon uno dei suoi migliori, proprio per quello stile asciutto, scarno ed essenziale. Io non l’ho trovato cronicistico invece. Le emozioni emergono ed in maniera tanto scarna quanto limpida. Io sono dell’idea che Simenon sia ancora sottovalutato nonostante il successo di pubblicazioni che sta avendo grazie ad Adelphi. Il giallo di Boileau e Narcejac invece lo reputo attualissimo. Una storia che potrebbe benissimo essere aderente alla follia dei nostri giorni.

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    • Lucius Etruscus

      settembre 7, 2021 at 4:54 PM

      Probabilmente sono io che non riesco ad apprezzare lo stile di Simenon, che continuo a ritenere “cronicistico” perché descrive i suoi personaggi attraverso l’elenco delle loro azioni: può piacere o meno, ma è innegabile. Di sicuro sono in totale minoranza, è dagli anni Venti del Novecento che l’editoria italiana inonda le librerie di testi di Simenon, che è l’autore più ristampato d’italia dopo Agatha Christie.
      Anche Boileau-Narcejac parlano di un evento delittuoso e raccontano l’agire dei protagonisti, ma fanno capire al lettore anche lo stato d’animo in cui il personaggio fa quello che fa, non si limitano ad elencarne i movimenti.

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      • Fritz Gemini

        settembre 7, 2021 at 5:33 PM

        Sul fatto che sia iperpubblicato concordo. Sul perchè sia cosi’ letto ed apprezzato apri un dibattito. Lo scorso anno mi ibattei in un altro blogger che lo criticava su questo aspetto, consigliando proprio Boileau e Narcejac come alternativa a GS. Ho letto i Diabolici, che reputo un ottimo libro noir, anche sotto l’aspetto (se non soprattutto) sotto l’aspetto emotivo. Lancero’ a sto punto un bel post: perchè Simenon vi piace o perchè non vi piace. Tu hai dato i tui motivi, pero’ spero vorrai partecipare comunque 🙂

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      • Lucius Etruscus

        settembre 7, 2021 at 5:40 PM

        Ho letto un solo romanzo di Simenon, scoprendo perciò tardi il suo stile, quindi temo che il mio giudizio su di lui non valga molto 😛
        Gli ho paragonato Boileau e Narcejac per non andare fuori tema, citando cioè scrittori neri francesi, anche se raramente giunti in Italia e mai ristampati se non con il contagocce. Parliamo di tre o quattro libri contro un migliaio di titoli di Simenon, è una lotta impari.
        La tua iniziativa è un’ottima idea per sapere cosa ne pensino i lettori, tenendo presente che parliamo del secondo autore più pubblicato della storia editoriale italiana, quindi ha già vinto a tavolino 😀

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      • Fritz Gemini

        settembre 7, 2021 at 6:47 PM

        No figurati l’iniziativa non è volta a mettere a confronto Simenon con Boileau e Narcejac, ci mancherebbe.. ma solo perché ad alcuni (tantissimi) piace Simenon e ad altri no (pochi ma buoni, ci mancherebbe altro.. le tue considerazioni le ho trovate ottime). Pensa volevo fare una cosa così su Baricco, che io reputo un fuffologo (però a quanto sembra vende a valanga, e viene pubblicato anche all’estero). Apri un bel dibattito sull’editoria italiana, sempre molto pavida. Andare sull’usato sicuro.

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