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Ghostwriting 7. Finestre sinistre

03 Giu

Quando uno scrittore ha un’ispirazione, farà meglio a sfruttarla per bene e a seguirla fino in fondo. Perché se la “rovinasse” con un brutto finale, l’ispirazione potrebbe tornare… sotto altre forme. E chiedergliene conto.
Così può capitare che un writer senza idee che si ritiri in una casa isolata nei boschi riceva la visita di un ghost, venuto lì non per ispirarlo… bensì per minacciarlo.

«Lei ha rubato la mia storia», disse l’uomo davanti alla porta. «Lei ha rubato la mia storia e bisogna fare qualcosa. Ciò che è giusto è giusto e ciò che è dovuto è dovuto e qualcosa bisogna fare.»

«Lei ha rubato la mia storia»

Non dev’essere piacevole per uno scrittore sentirsi avanzare accuse simili, soprattutto se è innocente: come può aver rubato una storia scritta in base al ricordo ispiratore di un evento personalissimo? Morton Rainey è come Carter Brigham del racconto di Hammett: viene ingiustamente accusato di plagio per un racconto nato da un’esperienza personale. Com’è possibile?
Come nel caso del testo di Hammett che ha codificato l’intero genere del ghostwriting, anche in questo caso c’è un trucco: «Pensò: quest’uomo non mi sembra molto reale. Sembra un personaggio di un romanzo di William Faulkner».
Un modo sibillino di anticipare la scoperta finale: l’accusatore non esiste, è solo un ghost tornato a rimproverare il suo writer.

E lei Sembra un personaggio di un romanzo di William Faulkner

Mi dispiace rivelare il finale di un testo decisamente minore di Stephen King, quel Finestra segreta, giardino segreto (Secret Window) raccolto nell’antologia “Quattro dopo mezzanotte” (1990), dal 2014 disponibile anche in eBook. All’epoca della sua uscita la critica non fu benigna, e la situazione non migliorò certo in occasione dell’uscita del film, quindici anni dopo: in entrambi i casi si parlò di un testo fiacco che non faceva che ripetere cose già dette ne La metà oscura (1989).
Ecco perché ho voluto rivelarne il blando colpo di scena – non certo impossibile da capire durante la lettura/visione – per dare il giusto valore ad un testo che reputo non compreso.

Ne La metà oscura King parla di uno scrittore che quando scrive romanzi a tinte forti sotto pseudonimo in realtà sta utilizzando, senza saperlo, una parte della sua mente in cui è annidato un gemello inglobato alla nascita, un “sé cattivo” che poi prende vita quando lo scrittore decide di escluderlo dalla propria vita.
In Finestra segreta il punto di vista cambia e King entra di diritto nel genere ghostwriting perché stavolta l’ispirazione non viene più dall’interno… bensì dall’esterno, come ogni altra ispirazione. È facile risolvere tutto il racconto dicendo che il John Shooter che bussa alla porta pretendendo di essere il vero autore del racconto Secret Window sia solo il parto della mente malata dello scrittore protagonista: questo significa non capire il gioco di King.
John Shooter non è un fantasma: è un ghostwriter, è l’ispirazione stessa concretizzata, lo spiritus che aveva “inspirato” Rainey a scrivere Scret Window e che ora viene a lamentarsi: ha sbagliato il finale!

Cosa succede quando un ghost è infuriato con il suo writer perché ha rovinato la storia che gli ha ispirato? Non c’è scampo, bisogna riscrivere la storia e stavolta dargli un buon finale, altrimenti la situazione può degenerare.
Se però King – come fa notare giustamente Cassidy – tende ad un certo “buonismo” nei suoi finali, al momento di trasformare il romanzo breve in film… un altro ghost decide di migliorare il finale proprio come vorrebbe John Shooter. Solo che stavolta il “fantasma” è vivo e vegeto… e fa Di Palma di cognome!

Una casa isolata nei boschi e uno scrittore senza più idee…

Balzato all’attenzione della regia di serie A grazie a quella bomba di Echi mortali (1999), lo sceneggiatore David Koepp dimostra di essere uno che sa come prendere un romanzo d’annata – in questo caso Richard Matheson, maestro di King – e trasformarlo in modi ispirati e appassionanti. Così come sa bene come si trattano i “fantasmi”, visto che con un geniale Ricky Gervais nel 2008 sforna il delizioso Ghost Town.
Mi piace però ricordare come Koepp abbia condiviso un’usanza nota agli scrittori, cioè l’uso di uno pseudonimo, e con il nome di Leonard Maas jr. abbia firmato Arma non convenzionale (1990), che se non state applaudendo vuol dire che siete troppo giovani!
Con una penna infilata in molti grandi successi del cinema anni Novanta (da Jurassic Park a Carlito’s Way, da Mission: Impossible a Omicidio in diretta), Koepp sembra l’uomo giusto per gestire Finestra segreta, giardino segreto di King e scriverlo perché renda bene in video: il risultato è Secret Window, uscito in patria americana il 7 marzo 2004 e portato dalla Columbia Tristar nei cinema italiani dal 16 aprile successivo (fonte: ComingSoon.it). La stessa casa, con la Sony, lo porta in DVD dall’ottobre successivo, e in Blu-ray dal 2007.

Un autore bloccato in un incipit fiacco

Un paio d’anni fa ho trovato su bancarella il film in DVD, un’edizione allegata a qualche giornale con la scritta “Johnny Depp Collection”, e malgrado la mia profonda antipatia per l’attore ho voluto spendere l’altissima cifra di 3 euro: ero inesorabilmente attratto dalla presenza dell’audio-commento del regista.
In questa lunga e ricchissima chiacchierata – registrata il 4 marzo 2004, cioè una settimana prima dell’uscita del film in sala! – Koepp ci regala oro e argento a profusione. Ci rivela l’infinito numero di inside joke infilati in ogni inquadratura, i giochi che lui stesso dice aver fatto per puro piacere personale – tipo il fascio di fogli di John Shooter tenuti prima da un sasso e poi dalle forbici: carta, sasso, forbici! – ci parla delle fonti a cui si è ispirato per le inquadrature (quasi sempre Hitchcock), ci racconta di come durante l’incubo in cui il protagonista si sente cadere da una scogliera vediamo in realtà scene create per Jurassica Park. Il mondo perduto (1997) concesse “a gratis”. Insomma, se amate il cinema l’audio-commento di questo film vale mille volte il film stesso!

Carta, sasso, forbici… e John Shooter

Poi il regista-sceneggiatore ci parla del finale, totalmente diverso rispetto al racconto di King. Com’è nata l’idea? Da una chiacchierata con Brian De Palma. Andiamo, chi è che non si è trovato a chiacchierare con un maestro del cinema?

«Stavo parlando con lui della sceneggiatura che stavo scrivendo, e mi disse: “E se il tipo fosse furibondo per il fatto che Mort gli avesse rovinato il finale?” Io presi l’idea, la usai e funzionò benissimo.»

In realtà non è andata così, Koepp registra l’audio-commento quando il film non è ancora uscito in sala, quindi non sa che non è “andata benissimo” e i critici non apprezzeranno né il film né il finale, ma non importa. Così come non importa che il suo “vero” finale ha dovuto tagliarlo perché era troppo “forte”, ma per fortuna potete vederlo negli inserti speciali del DVD.
Quel che importa è che il John Shooter di King vuole essere ricompensato del plagio, vuole che Morton Rainey scriva un nuovo racconto e lo pubblichi con il nome di John Shooter, come compensazione.

«Ora io torno a casa mia. Ho avuto il mio racconto, l’unico motivo per cui ero venuto. S’intitola Il corvo e la volpe ed è una bomba.»

Invece l’idea di De Palma/Koepp è un’altra, ed è molto più attinente al nostro ciclo: John Shooter è un ghost seccato perché il suo writer ha rovinato il finale, e vuole che lo riscriva. Di più… vuole che lo viva.

Gli scaffali di Rainey sono pieni di libri di Rainey

Il Morton Rainey del film è un writer che vive male perché non ha dato ascolto al proprio ghost, e può tornare a novella vita solamente seguendo i suoi ordini. Come finiva il racconto che ha pubblicato? Con la moglie del protagonista a fare da concime per le pannocchie, con il proprio corpo infilato nel “giardino segreto” e la sua linfa a fuoriuscire in forma di cibo… che il protagonista può mangiare finché non rimarrà nulla della donna.
Questa è l’ispirazione del ghost… questo è l’obiettivo che il writer deve perseguire…

Un’antologia di Rainey: copertina orribile!

Per l’angolo pseudobiblico abbiamo una veloce inquadratura con i libri di Mort, che non sembrano avere una grafica da “romanzi thriller”: sembrano piuttosto noiosi manuali, quei volumi dalla copertina rigida, le pagine di spessa carta patinata e dieci righe per pagina.
Vediamo titoli come The Delacourt Family, The Organ Grinder’s Boy ed Everybody Drops the Dime, ma prima di questi è ben visibile Villa Incognito di Tom Robbins, che è un libro ed un autore esistente: il regista e sceneggiatore ci rivela nell’audio-commento che quel libro è stato infilato nella scenografia per espressa richiesta di Johnny Depp. Infatti lo stesso libro appare anche in un’altra inquadratura, di una pendola, come a ripetere il richiamo.

I deliziosi finti titoli dei finti racconti di Mort

Koepp ci rivela anche che si è divertito un mondo davanti ai titoli falsi dei racconti presenti nell’antologia che contiene Secret Window: adora The Lady is paying ma il suo preferito è You Gonna Eat That? (“Lo mangi?”). Guardando gli altri titoli inventati non si può fare a meno di notare un Cold Blue Angel: che sia un celato e magari involontario rimando all’Angel di Hammett che ha codificato il genere? Magari c’è lo zampino di qualche fantasma…

Sai, Johnny bello, che io ero uno scrittore migliore di te, ne La metà oscura?

Una curiosità. Nel citato audio-commento, il regista e sceneggiatore Koepp ci fa notare la curiosità per cui una parte importante della storia verta sulla celebre rivista “Ellery Queen’s Mystery Magazine” – su cui Morton Rainey afferma di aver pubblicato il racconto Secret Window nel numero del giugno 1980 – e nel cast ci sia Timothy Hutton, figlio di quel Jim Hutton che interpretò proprio Ellery Queen in una sfortunata e brevissima serie TV, replicata miliardi di volte in Italia tanto che sembra chissà quanto lunga!
Aggiungo io che nella celebre EQMM (questa la sigla ufficiale della “Ellery Queen’s Mystery Magazine”) Stephen King ha pubblicato un solo racconto (The Wedding Gig): indovinate in che anno? Bravi, proprio nel 1980, anche se a dicembre e non a giugno come nella storia. (Il racconto, Marcia nuziale, è presente nell’antologia “Scheletri” del 1985.)

La vera EQMM e la falsa: trovate le differenze

Da notare come nel film abbiano aggiornato la trama e così il numero dell’EQMM in questione diventa quello del giugno 1995, e addirittura viene utilizzata la stessa copertina… ma i nomi degli autori sono diversi, visto che c’è anche Morton Rainey tra di loro.

Il “quasi vero” indice della EQMM del giugno 1995

«Non so perché la gente in preda a stress emotivo nei film vada sempre in posti remoti ed isolati, come uno chalet. Perché non una comoda stanza d’albergo?» Con questa frase – rilasciata al giornalista Ian Grey di “Fangoria” (n. 213, aprile 2004) – Koepp dimostra di conoscere molto bene i dettami del genere ghostwriting, magari anche inconsciamente, e chissà se ha fatto caso che il suo castano scrittore occhialuto in vestaglia… è tornato in una casa isolata, anni dopo.

Due scrittori famosi senza più idee, ritirati in case isolate…

Mi sono sempre chiesto se Ethan Hawke sia stato truccato in modo da far ricordare il Johnny Depp di Secret Window, ma al di là di questo una parola va sicuramente spesa per Sinister, presentato in patria americana il 12 ottobre 2012, la Koch Media lo porta nelle sale italiane dal 14 marzo 2013 (fonte: ComingSoon.it). La stessa casa lo presenta in DVD dal giugno successivo.

La nascita della storia la rivela il regista e co-sceneggiatore Scott Derrickson al giornalista Samuel Zimmerman di “Fangoria” n. 317 (ottobre 2012):

«L’idea originale venne a C. Robert Cargill, romanziere e recensore per “Ain’t It Cool News”. Siamo amici da anni ed è capitato di ritrovarci entrambi a Las Vegas nel 2011. Dopo cinque White Russian al Mandala Bay, alle due di notte, mi ha lanciato l’idea. L’originalità del concetto di base mi ha colpito immediatamente, sembrava pauroso e fresco. Lo svegliai la mattina successiva e gli dissi che volevo provare a farne un film.»

L’accoppiata Derrickson/Cargill tornerà anni dopo per Doctor Strange (2016).

Ellison Oswalt (il sempre bravo Ethan Hawke) è forse troppo noto per il suo thriller a tinte forti Kentucky Blood, libro-inchiesta su un bruttissimo fatto di cronaca nera che però a quanto pare avanza troppe critiche alle capacità delle forze dell’ordine, accusate di non aver saputo impedire un fatto di sangue. Questo fa sì che Oswalt non sia proprio ben voluto dalla polizia locale, quando trasloca con la famiglia nella sua nuova casa. Ovviamente sperduta nei boschi, e – indovinate un po’? – in cerca di ispirazione.

Il bestseller di Ellison Oswalt

A dirla tutta, il motivo principale del trasloco è che la carriera da scrittore non sta andando così bene come sperato, Oswalt è più “famigerato” che “famoso” e non può più permettersi la sua bella casa di prima. I suoi libri successivi, Cold Denver Morning e Blood Diner, hanno generato più polemiche che incassi, visto poi che i dubbi sollevati dall’ultimo titolo hanno fatto scagionare un assassino.
Insomma, quello che si ritira a vivere in una casa isolata è un writer… con davvero un gran bisogno di un ghost. E non tarderà a trovarlo.

Sento… che una nuova ispirazione sta per arrivare…

Il resto della storia è tutta dedicata al paranormale, con una classica rassegna di jump scare tipici di Jason Blum che in fondo stava creando la propria leggenda, facendo della Blumhouse la regina del cinema: pochi soldi, tanti spaventi, incassi enormi.
Malgrado però la trama abbia poco a che vedere con il genere ghostwriting, lo stesso non si può fare a meno di notare che Oswalt è in crisi di ispirazione e trovare in soffitta dei vecchi nastri Super8 che ricreano un fatto di sangue avvenuto anni prima nella casa… è una perfetta fonte d’ispirazione.
Lo spirito maligno (ghost) che fuoriesce dai nastri trovati in soffitta saprà dare ad Oswalt (writer) l’idea giusta: indagare su quel terribile evento passato per scriverci sopra un nuovo libro-inchiesta, anche se facendo questo metterà a rischio l’incolumità propria e della propria famiglia. A quanto pare, un nuovo libro vale il rischio…

Bisogna sempre assecondare i voleri dei “fantasmi scrittori”, perché non sarebbe piacevole trovare un giorno di questi uno John Shooter alla nostra porta, venuto a rimproverarci per un finale non all’altezza della sua ispirazione.

L.

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5 commenti

Pubblicato da su giugno 3, 2019 in Indagini

 

Tag:

5 risposte a “Ghostwriting 7. Finestre sinistre

  1. zoppaz (antonio zoppetti)

    giugno 3, 2019 at 12:23 pm

    Bellissimo! E poi non sai quanto ho apprezzato la tua scelta di scrivere “rivelare il finale” invece di “spoilerare”! 🙂

    Piace a 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      giugno 3, 2019 at 12:45 pm

      E’ sempre più difficile trovare corrispettivi italiani comprensibili da un pubblico itanglese, ma è una guerra che vale la pena combattere ^_^

      Piace a 1 persona

       
  2. Celia

    settembre 4, 2019 at 6:34 pm

    Sinister me lo segno.
    Secret window invece devo dire che a me era piaciuto parecchio, in entrambe le versioni.

    Piace a 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      settembre 4, 2019 at 7:01 pm

      Dopo aver visto il commento audio del regista sicuramente l’ho molto rivalutato, ma “sulla carta”, nel senso che il film non riesce a convincermi ma ora che so cosa voleva fare l’autore lo gusto di più 😉

      Piace a 1 persona

       
      • Celia

        settembre 4, 2019 at 7:03 pm

        Indubbiamente.
        Poi, vabbeh, anche in casi come questo che reputo riuscito, preferisco quasi sempre il libro al film, ma con King non c’è nemmeno da dirlo.

        Piace a 1 persona

         

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