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Ghostwriting 9. Scrittori svogliati

17 Giu

Non tutti i writer che si ritirano in una casa isolata a scrivere, una volta incontrato il ghost poi scrivono sul serio un nuovo libro: può capitare di incontrare autori particolarmente svogliati o più semplicemente storie che usano il genere ghostwriting come semplice sfondo per parlare di tutt’altro.

Quanto era a pezzi la carriera di Kevin Costner nel 2009 per accettare di lavorare in uno dei più anonimi e inutili filmetti pseudo-horror della stagione? L’unico motivo per ricordare il dimenticabilissimo The New Daughter è che alla regia c’è lo spagnolo Luiso Berdejo, meglio noto per la saga di [·REC]. Se però alla regia ci fosse stato chiunque altro, non sarebbe cambiato nulla.
Distribuito poco e male in patria americana dal dicembre 2009, in Italia la 01 Distribution lo porta direttamente in DVD nel 2011.

Una casa isolata, perfetta per un nuovo romanzo

John James (Kevin Costner) è uno scrittore in crisi d’ispirazione e con un matrimonio fallito alle spalle: come tutti i protagonisti di questo ciclo, decide di andare ad abitare in una casa isolata dove scrivere il suo nuovo romanzo. In questo caso non si trasferisce da solo, visto si ritrova a vivere con il figlioletto Sam e la problematica figlia adolescente Louisa: interpretata dalla quindicenne spagnola Ivana Baquero, lanciata qualche anno prima nel panorama americano da Il labirinto del fauno (2006) di Guillermo del Toro.
Sembra una situazione diversa da quelle incontrate finora, ma va subito fatto notare che la nuova casa di James ha una brutta fama.

Il racconto originale a cui il film si ispira – The New Daughter di John Connolly, raccolto nell’antologia “Nocturnes” (2004) ed inedito in Italia – ci informa che anni prima la casa protagonista è stata abitata da una disegnatrice per l’infanzia che in seguito è deceduta, lasciando una gran quantità di disegni… davvero poco adatti all’infanzia.

«Le illustrazioni erano orripilanti, dominate da creature metà umane fuse con altri esseri, e i loro occhi erano solo fessure ovali, le narici larghe in modo innaturale e le bocche enormi, come se dovessero annusare e divorare per sopravvivere.»

Non sappiamo di cosa parli l’unico romanzo noto di John James, “Linea di fuoco” (Lines of Fire), ma non sembra essere un testo dell’orrore, quindi il protagonista non sarà pronto a gestire gli strani avvenimenti che inizieranno a verificarsi non appena messo piede in casa. Egli infatti non sa che dal 1982 vige la ferrea regola che le case costruite su antichi cimiteri di popolazioni scomparse sciabordano di fantasmi e demoni millenari, e questa non fa certo eccezione: la figlia “posseduta” inizierà a fare cose noiose e tutto il film è solo un lungo sbadiglio demoniaco.

John James in piena fase creativa

Il film è totalmente disinteressato all’aspetto “letterario” della vicenda, ma la precedente proprietaria della casa i suoi strani disegni ci fanno da aggancio con The Marsh (“Lo stagno”), fatto girare per festival nel 2006 prima di uscire in home video nel 2007, quando la Sony Pictures lo porta in DVD anche in Italia, con il titolo Il segreto di Claire.

«La vecchia civetta sbatté le ali e sbadigliò: è troppo tardi e ci sono troppi animali in giro, finirà per prendersi un bello spavento, pensò. Là dove scorrazzano gli alligatori e il topo di campagna canta per i gufi reali con una voce che somiglia tanto al cigolio di una porta, viveva una bambina dolce come il miele, che gli altri bambini chiamavano Stickyfeet. Occhi a mandorla e riccioli d’oro, lei sapeva che la palude… non era posto per una bambina.»

Questo testo così pieno di animali è l’incipit de “La palude” (The Swamp), il nuovo romanzo di Claire Holloway (interpretata dalla brava Gabrielle Anwar) pensato per l’infanzia e con protagonista il personaggio ricorrente Stickyfeet. L’autrice non si limita a scrivere i testi ma disegna anche le ricche illustrazioni che rendono unici ed apprezzati i suoi libri: ecco il collegamento con i sinistri disegni del film precedente.

«Tutti i più grandi libri per l’infanzia sono inquietanti», afferma la donna, la quale infatti cova un segreto: un terribile sogno ricorrente la sta ossessionando. Scegliendo un posto dove passare una vacanza rilassante, scopre per caso nel paesino di Marshville, nel Westmoreland, una casa nel bosco in tutto e per tutto identica a quella che vede nei suoi sogni deliranti: quale luogo migliore della casa che la ossessiona per andarci a vivere da sola?

Una casa isolata perfetta per scriverci un libro per l’infanzia

Man mano che si ambienta, Claire si rende conto che non solo la casa e il paesaggio locale le ricordano qualcosa, ma anche abitanti di Marshville le creano qualcosa che potrebbe essere definito flashback: è già stata lì in passato? O sta richiamando memorie che non le appartengono?
«Una grande scrittrice che arriva a Westmoreland è una grande notizia, da queste parti», la accoglie il direttore del giornale locale, nonché storico del posto: Noah Pitney (Louis Ferreira). Ha scritto anche un libro – A Clearing by the River. Hundred years of Westmoreland County – uscito però solamente in 200 copie. «Come il mio primo libro» è il commento dell’autrice.

Claire e lo pseudobiblion di Noah Pitney

Claire cerca di scrivere qualcosa, ma l’atmosfera è tesa e l’ispirazione non arriva… e poi fondamentalmente la donna è stufa dei propri libri, coma la Sarah Morton di Swimming Pool. «Mi hai stufato, Stykyfeet!» Inoltre continue e pressanti apparizioni ectoplasmatiche la spingono a chiedere l’aiuto di un vero e proprio acchiappafantasmi di nome Geoffrey Hunt (Forest Whitaker).
Malgrado incontri il più classico dei ghost, questa writer non coglie l’ispirazione e da questa traumatica esperienza non nascerà un libro: il film infatti diventa una banalissima storiellina di fantasmi scontatissima, del tutto disinteressata agli aspetti librari.

Avrei potuto finire qui il pezzo, con due filmetti horror dimenticabili accomunati da spunti comuni – scrittori in crisi che isolano e incontrano fantasmi (o demoni che siano) – ma poi il mio personale ghost mi viene in soccorso… e mi fa trovare un film che ignoravo di avere.
Non risultava in nessuna delle liste che nel corso di questi ultimi dieci anni ho compilato di film anche solo vagamente legati al ghostwriting, in attesa di future recensioni, non ho alcuna memoria di averlo incontrato o cercato, ma sta di fatto che mi sono ritrovato Notte di nozze (The Wedding Night, 1935) del celebre King Vidor addirittura acquisito da un piccolo canale televisivo!
L’ho registrato io? L’ho cercato io? Ne dubito: è tutta colpa del mio ghost

Uscito in patria americana il 8 marzo 1935, arriva in Italia già dal gennaio 1936. Uscito in VHS Panarecord, la Butterfly lo recupera in DVD dal giugno 2016… molto dopo che il mio ghost mi ha procurato la copia televisiva!

Uno scrittore alcolizzato e l’editore non più disposto a pubblicarlo

Tony Barrett (Gary Cooper) è… c’è davvero bisogno di dirlo? Ormai è chiaro: uno scrittore in crisi. Ha appena fatto un occhio nero ad un amico che si era permesso un commento sulla sua carriera da scrittore: i commenti che fanno più male sono quelli più veri.

«Ho solo detto che il tuo ultimo libro era bello la prima volta che l’hai scritto, ma poi l’hai riscritto altre tre volte e m’è venuto a noia.»

Da queste poche parole capiamo che Barrett è uno scrittore ormai finito, oltre che pieno dei due simboli per eccellenza della classe degli scrittori: l’alcol e i debiti. L’editore Leland Heywood (Douglas Wood), che cinque anni prima ha dato fiducia allo scrittore facendone un grande successo di vendite, ha deciso che è ora di mettere fine al rapporto, visto che la scrittura di Barrett è ormai insalvabile: quest’ultimo romanzo non glielo pubblica, e anzi gli consiglia di farsi una vacanza in campagna, anche per smaltire tutto l’alcol che ha in corpo.
Si torna così nel Connecticut (pronunciato dai doppiatori così come si scrive, con la “u”), dove l’unica attività è legata al tabacco e dove una vecchia casa isolata di famiglia ha un grande pregio: non bisogna pagare l’affitto.

Una casa nel Connecticut dove tornare a scrivere

Qui Tony scopre che il terreno vale qualcosa e accetta di venderlo per una cospicua cifra ai vicini di casa, una famiglia di immigrati polacchi con cui fa amicizia e da cui d’un tratto si sente ispirato. Quando la moglie Dora (Helen Vinson) preme per tornare nella grande città a cui è abituata, Tony la stupisce con il suo proposito: vuole rimanere lì, sperduto nel nulla, isolato dal mondo, per scrivere il suo nuovo romanzo. Un romanzo con protagonista Manya (Anna Sten), la giovane figlia dei vicini che è stata promessa in sposa ad un buzzurro in un matrimonio combinato.
Sembra un rapporto molto aperto quello dei coniugi Barrett, infatti la moglie se ne torna tranquillamente in città lasciando il marito a studiare di nascosto la giovane vicina. Ovviamente la storia si trasforma in una storiellina romantica, ma per tutta la vicenda rimane in sottofondo – come un fantasma – la spinta del protagonista a scrivere tutto ciò che sta vivendo. Tanto che ci rimane il dubbio: è innamorato di Manya… o sta semplicemente interpretando il proprio personaggio?

Carta, matita, bacco e tabacco: gli strumenti di un romanziere anni Trenta

Splendido il confronto finale tra le due donne, dove Manya è convinta di essere amata da Tony ma la di lui moglie la gela: è solo un personaggio, non una “donna vera”. Tutto il dialogo tra la moglie e l’amante si astrae e diventa lo scontro violento fra due personaggi in cerca di protagonismo nel finale del romanzo.
Apparentemente vince la moglie, perché i propositi di divorzio di Tony si arenano quando, lottando con il nuovo marito di Manya, avviene un incidente mortale di cui proprio Manya è vittima: in realtà, come si vede, la sfida per il finale strappalacrime l’ha vinta l’amante…

Se aguzzate la vista, al centro della foto vedrete il fantasma di Manya

L’errore della moglie Dora è stato quello di ambire alla vita “reale” dello scrittore, quando sappiamo tutti che la realtà è solo uno dei tanti attributi della finzione. Il finale è tutto per Manya, ghost che ha raggiunto il suo writer nell’unico luogo dove le due entità possono incontrarsi e fondersi: in una casa isolata…

L.

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3 commenti

Pubblicato da su giugno 17, 2019 in Indagini

 

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3 risposte a “Ghostwriting 9. Scrittori svogliati

  1. Kuku

    giugno 18, 2019 at 12:41 am

    Ma quanto brutta è la locandina del film con Costner? Che poi hanno usato un carattere che sembra che sia scritto “Gostner”, ma forse è fatto apposta per permettergli di mimetizzarsi.

    Il film con Cooper me lo vedrei volentieri, ma mi sembra un po’ contorto. NOn ho capito bene se ti è piaciuto oppure no. Al tuo ghost dev’essere senz’altro piaciuto, visto che te lo ha registrato….

    Piace a 2 people

     
    • Lucius Etruscus

      giugno 18, 2019 at 7:55 am

      La locandina del film con Costner è decisamente migliore del film, tanto per darti un’idea 😀
      Il film con Cooper è molto datato, e non volevo dargli un’alone da “contorto”, visto che è molto semplice: il bianco americano “civilizzato” osserva con divertimento le buffe usanze degli stranieri e vuole portar via loro la donna bianca, per elevarla. Semplicissimo 😛
      A migliorare la storia c’è l’aspetto letterario, con lo scrittore che scrive quasi per far avverare la finzione e si innamora molto più dei suoi personaggi che delle persone che li hanno generati. Però è qualcosa che in realtà ci voglio vedere io: in video c’è solo Cooper ubriaco che fa gli occhi languidi alla bella di turno 😀

      "Mi piace"

       
  2. Celia

    settembre 4, 2019 at 5:12 pm

    John James. Sul serio?
    Mi sa che anche gli sceneggiatori erano un tantino svogliati…!
    Peccato per il film di Vidor, me lo sarei visto volentieri.

    Piace a 1 persona

     

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