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Ghostwriting 5. Angeli e Fantasmi

20 Mag

È il momento di andare alle origini, di capire come tutto è iniziato o comunque identificare la storia che meglio descrive i dettami del genere che stiamo raccontando: una storia che ci parli di un writer, uno scrittore, e del suo ghost, che può essere tanto l’ispirazione dal latino spiritus che la fantasia dal greco fantàzo: sempre di “fantasma” si tratta.

I gloriosi anni Trenta del Novecento hanno prodotto un’esplosione incontenibile di scrittura. Il fenomeno di quelle che oggi chiamiamo “pulp magazine” (ma che all’epoca erano in gran parte note come “mystery magazine“) non solo ha dato lavoro ad un esercito di scrittori, ma li ha messi anche in crisi: in un mondo editoriale in cui servono fiumi di racconti per riempire le riviste che milioni di lettori divorano, si fa pressante il problema dell’ispirazione. Agli autori sono richieste storie sempre nuove in quantità impressionante, e può capitare di essere un po’ a corto di ispirazione: quando arriva un aiuto insperato, nessuno lo rifiuta.
Così quando il celebre scrittore Carter Brigham, nome noto delle “riviste da due soldi”, viene svegliato di notte da una bella ladra che gli è appena entrata in stanza… be’, state certi che un nuovo racconto sta per vedere la luce.

“Black Mask”, 15 novembre 1923

Solo dopo aver colpito l’ombra notturna lo scrittore si rende conto che era una ragazza, la quale si presenta come Angel e costretta alla vita criminale dal destino, che come ogni destino è sempre cinico e baro.
Mentre i due parlano piomba in stanza Cassidy, che non è il nostro amichevole Cassidy di quartiere bensì un poliziotto corrotto: Carter dovrà pagarlo bei bigliettoni per liberarsene senza che Angel venga arrestata: la ragazza ha tante storie da raccontagli perché vengano trasformate in racconti per le riviste.

Il giorno dopo, com’è facile immaginare, di Angel non c’è più traccia. Poco male, ciò che gli ha raccontato la notte precedente basta a Carter per un testo più che soddisfacente: il racconto di uno scrittore di gialli che viene svegliato di notte da una ladra di nome Angel e da un poliziotto corrotto di nome Cassidy.
Inviato all’editore The Second-Story Angel, Carter riceve una telefonata che lo convoca in redazione, dove trova altri quattro scrittori del par suo. L’editore mostra a tutti i rispettivi racconti… e tutti e cinque i testi raccontano di una ladra di nome Angel che piomba in casa del protagonista inseguita da un agente corrotto di nome Cassidy, a cui vengono dati bei bigliettoni per andar via.

Mentre tutti gli scrittori si indignano, perché credevano di aver vissuto un’esperienza unica e soprattutto di aver ricevuto un’ispirazione unica, Carter è l’unico che si fa la vera domanda: chissà se Angel ha baciato anche tutti gli altri…

Leonardo, giugno 1991

Irresistibile l’idea che quanto vi ho finora raccontato sia un racconto autobiografico, fatto sta che The Second-Story Angel è una brevissima storia che è quasi distrattamente infilata nel numero del novembre 1923 di una rivista epica, “Black Mask” e, malgrado la sua firma importante, è stata a lungo dimenticata – e ancora oggi è rarissima da trovare in Italia – eppure questo minuscolo e misconosciuto racconto è figlio di uno dei più illustri padri del pulp, dell’hardboiled e di una secchiata di altri generi narrativi: l’unico e il solo Dashiell Hammett.

Nessuno sa che ha inventato un intero genere narrativo con quelle dieci paginette quasi distratte – e molto metanarrative – e sicuramente Hammett lo troverete citato per grandi romanzi come Il falcone maltese (1930) o L’uomo ombra (1934), e sicuramente il suo Piombo e sangue (1929) – molto più citato che letto – rimarrà per sempre legato alla infinita discussione se Sergio Leone abbia copiato Kurosawa (sì, ha copiato!) nell’adattare il romanzo per il cinema (in realtà nessuno dei due film ha molto a che vedere con Hammett: l’opera che più gli si avvicina è Le voci di dentro di Eduardo De Filippo!), quindi è molto difficile che si parlerà di come Hammett abbia creato i dettami per i successivi cento anni di storie di “fantasmi scrittori e scrittori fantasma”, eppure è innegabile.

Difficile dire quanto questa storia fosse nota nell’ambiente, ma la mia idea è che lo fosse, tanto che… è stata parodiata!
Nella storica “Alfred Hitchcock’s Mystery Magazine” del maggio 1960 C.B. Gilford pubblica il racconto A Fair Warning to Mystery Writers, arrivato miracolosamente anche in Italia, nell’antologia hitchcockiana “La collina degli spettri” (Mondadori 1974) con il titolo “Un consiglio prezioso agli scrittori gialli”.

Oscar Mondadori, luglio 1974

Horatio Lamb è uno scrittore di racconti per le riviste che ha bisogno di pace e tranquillità per ritrovare l’ispirazione persa, così affitta un appartamento per chiudercisi dentro e dedicarsi unicamente alla scrittura.
Come vuole la regola, arriva una ragazza e poi il suo fidanzato geloso – perfetti corrispettivi di Angel e Cassidy – ma poi cominciano a piombare in stanza personaggi sempre più variopinti e coloriti, che raccontano le loro storie criminali: nel quartiere si è sparsa la notizia che c’è uno scrittore di gialli e tutti vogliono fargli da ispirazione! La speranza è che lui metta qualcuno di loro nel prossimo racconto, così com’è successo alla ladra Angel di Hammett.
Poi però il morto ci scappa sul serio e sono tutti sospettati, finché ovviamente il colpevole si scopre essere il meno preso in considerazione: il maggiordomo? No, l’agente immobiliare che ha affittato casa allo scrittore!

«C’è sempre un personaggio del genere. C’è, ma uno non se ne rende conto. Tutti gli altri sembrano sospetti, hanno moventi, e ci si dimentica di questo personaggio. Ed è sempre lui il colpevole. Ho scritto tanti libri su questo tema.»

Lo scrittore ora ha cambiato appartamento, e quando gli chiedono cosa scriva, lui risponde: «Filologia sistematica.»
Secondo me questo racconto è una parodia del testo di Hammett, che sebbene molto poco noto e poco ristampato qualcosa deve aver smosso. Anche solo nell’aria.
Sarà sicuramente un caso, ma dopo quasi mille rappresentazioni teatrali e due film di The Bat in cui la protagonista è un’anziana signora nulla facente, quando nel 1959 la Walt Disney e Universal ne fanno un remake… d’un tratto la protagonista diventa una scrittrice di gialli nella cui casa piomba un criminale, di cui lei segue le vicende per trasformare tutto in un libro. Hammett ha cambiato il corso dell’evoluzione narrativa, e se non ci credete, la prova arriva tre anni dopo, quando nel luglio 1962 sulla rivista “Fury” appare il racconto “Method for Murder” del maestro Robert Bloch: è talmente raro e introvabile che sono costretto a basarmi sul film che ne è stato tratto.

Robert Bloch in da House

Facciamo un salto in avanti al 1971 ed incontriamo uno dei celebri film ad episodi della britannica Amicus: “The House That Dripped Blood“, diretto da Peter Duffell e basato su vari racconti di Robert Bloch. Uscito in patria a febbraio, a giugno arriva in Italia con il titolo “La casa che grondava sangue”.
Ignoto all’home video, per fortuna dal 2011 è disponibile in DVD Pulp Video.

Quando entri in una nuova casa e c’è un libro intitolato “La casa della morte”…

Charles Hillier (Denholm Elliott) è uno scrittore in cerca di ispirazione. Il suo genere sono le cose «terrificati, la sua specialità sono i delitti, i più scellerati e agghiaccianti possibili», specifica sua moglie Alice (Joanna Dunham). La traduzione italiana fa un po’ perdere il genere di storie che scrive Charles: «Horror stories».
Per trovare ispirazione Hillier fa quello che ormai è la nuova regola, come abbiamo visto: andare a vivere in una casa isolata. Visitando la nuova casa lo scrittore trova una ricca biblioteca: c’è il Dracula (1897) di Bram Stoker, Complete Stories and Poems of Edgar Allan Poe, Il monaco (1796) di M.G. Lewis, Selected Writings of Hoffmann. «Qualcuno dei vecchi inquilini aveva i miei stessi gusti letterari», è il suo commento.

La biblioteca horror che tutti dovrebbero avere in casa

Con la nuova casa isolata arriva regolare l’ispirazione, esattamente come le nuove regole hammettiane impongono, ma fuse con la realtà del “fantasma scrittore”: Hillier ha una visione, dalla finestra gli sembra di vedere un uomo mostruoso. Una visione, quindi un fantasma, frutto della fantasia… ed ecco l’ispirazione: Dominick, un criminale che diventa subito protagonista del nuovo racconto che Hillier comincia a scrivere di getto.

Dominick, il fantasma che ispira lo scrittore

C’è però un problema, questo Dominick si fa sempre più reale, e dalla semplice visione diventa una presenza inquietante e costante, che arriva ad aggredire Alice e a tentare di strangolarla. Quando Hillier libera la moglie, lei lo guarda terrorizzata: non era questo fantomatico Dominick a strangolarla… era lui, suo marito.

Quando scrivere diventa pericoloso…

Lo scrittore si rivolge ad uno psichiatra (Robert Lang) che ovviamente gli parla di come possa accadere che i personaggi prendano vita, nella mente dei loro autori, e mentre parla… entra Dominick e lo strangola! La visione ha preso il sopravvento ed è diventata realtà.

Così lei è convinto che dietro di me ci sia un manico omicida, eh?

Dieci anni dopo la stessa scena, identica, sarà ripetuta nel film “La mano” (1981) del giovane Oliver Stone. È la storia di Jonathan Lansdale (Michael Caine), scrittore di fumetti in cerca di ispirazione che per trovarla – indovinate un po’? – va a vivere in una casa isolata. E, come ormai è chiaro, incontra un elemento anomalo: pare che il fantasma della mano che ha perso in un incidente stradale se ne vada in giro a “punire” chi ha fatto dei torti allo scrittore.
La psichiatra che dice a Lansdale che la mano non esiste viene uccisa dalla mano, proprio come lo psichiatra che dice ad Hillier che Dominick non esiste viene ucciso da Dominick: mai mettere in dubbio i “fantasmi scrittori”.

«Tu mi odi. È il tuo odio, è la tua volontà. Accetta la responsabilità: non c’è nessuna mano»

Il racconto di Bloch è in realtà una furbesca rielaborazione di una storia francese di culto: Steve Chibnall e Julian Petley nel loro saggio British Horror Cinema (2002) considerano infatti il testo di Bloch solo uno dei tanti plagi da Celle qui n’était plus (1952) di Pierre Boileau e Thomas Narcejac, più noto con il titolo del celebre film che ne è stato tratto: Les Diaboliques (1955).
Eppure è ormai chiaro che gli scrittori in cerca di ispirazione che vanno in una casa isolata incontreranno sempre un elemento anomalo che li ispirerà, un ghost che li farà tornare ad essere writer.

L.

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6 commenti

Pubblicato da su maggio 20, 2019 in Indagini

 

Tag:

6 risposte a “Ghostwriting 5. Angeli e Fantasmi

  1. zoppaz (antonio zoppetti)

    maggio 20, 2019 at 11:28 am

    L’ultima frase lascia presagire un riferimento a Shining? Anche se in quel caso il fantasma spinge all’omicidio più che alla scrittura… (il mattino ha l’oro in bocca, il mattino ha l’oro in bocca, il mattino ha l’oro in bocca, il mattino ha l’oro in bocca, il mattino ha l’oro in bocca, il mattino ha l’oro in bocca, il mattino ha l’oro in bocca, il mattino ha l’oro in bocca, il mattino ha l’oro in bocca, il mattino ha l’oro in bocca, il mattino ha l’oro in bocca, il mattino ha l’oro in bocca, il mattino ha l’oro in bocca… almeno nella traduzione italiana).

    Piace a 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      maggio 20, 2019 at 12:04 pm

      Ti ringrazio della fiducia ma no, farò riferimento ad opere molto meno note e quindi più dense e ricche del film di Kubrick, che non ho mai amato. (Al contrario dall’ottimo romanzo di King, anche lui detrattore del film.)
      Sai che con l’avvento del digitale quella frase che citi è scomparsa nel nulla? Era infatti presente solo nella pellicola italiana, che non viene utilizzata per DVD e Blu-ray né per le trasmissioni televisive: ormai è materiale per collezionisti 😉

      Piace a 1 persona

       
  2. kuku

    maggio 21, 2019 at 1:03 am

    Ma senti un po’…per scrivere Le mani di Madian sei andato anche tu in una casa isolata?

    Piace a 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      maggio 21, 2019 at 8:06 am

      eheheheh non fisicamente, ma spiritualmente mi sono infilato in tutte le case isolate possibili e ho stretto ogni tipo di mani… soprattutto se monche! 😛

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  3. theobsidianmirror

    maggio 21, 2019 at 7:20 pm

    Non mai capito cosa spinga così tanti scrittori a rinchiudersi in case isolate. A me inizierebbe a salire l’angoscia e schizzerei sulla sedia ad ogni minimo rumore. Altro che concentrazione….

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    • Lucius Etruscus

      maggio 21, 2019 at 7:34 pm

      Vedi? Hai già descritto le emozioni che gli scrittori cercano per avere nuove ispirazioni, quindi il sistema funziona 😛

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