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Cosa significa essere blog [San TagTonio]

10 Dic

Matthew Broderick nel film WarGames (1983)

Più dico che non partecipo alle catene di San TagTonio, più finisco per parteciparci. Mettiamola così: aderisco molto poco, rispetto agli inviti che ricevo. Non è che me la voglia tirare, non è che “mi si nota di più se non partecipo”, è che da quando una decina di anni fa sono diventato social ho scoperto che esistono più classifiche rispetto alle cose in esse contenute: dopo le prime cento volte, in cento giorni, ho smesso di partecipare a tag e classifiche e graduatorie. Però ogni tanto, passato un congruo intervallo, cedo agli inviti. Cassidy e il Conte Gracula non mi “nominano” in queste catene perché sanno che non vi partecipo, perché allora partecipo dopo essere stato invitato a farlo da Sam Simon di VengonoFuoriDalleFottutePareti? La risposta è semplice: non lo so. Stavolta mi andava…

Per non offendere nessuno, diciamo che partecipo perché mi va, senza vincolo di invito…


Quali sono le ragioni che ti hanno spinto ad aprire un blog?

Già l’ho raccontato più volte ma la ripetizione è purtroppo l’anima (nera) dei tag. Nel 2013 è nato il blog NonQuelMarlowe perché ho iniziato a stampare in eBook gratuiti i racconti che avevo scritto dal 2010 con il personaggio dell’investigatore bibliofilo Marlowe. Nel 2014 ho iniziato a sfornare anche altri tipi di racconti – tipo zombie! – e a venderli a prezzi simbolici di 99 centesimi. Diventato spietato affarista, e letto in tutti i blog di self publishing che il modo migliore per promuovere i propri libri è aprire un blog, mi sono buttato in quest’attività. Capito che era un consiglio falso, ormai avevo scoperto che il mondo dei blog mi piaceva molto di più di quello del self publishing.

Festeggiati i 40 anni con il mio primo (ed unico) romanzo, con di nuovo Marlowe protagonista, la narrativa ha lasciato il passo alla voglia di inondare la blogosfera dei contenuti più disparati, lasciando libero sfogo alle passioni che per tanto tempo avevo tenuto sopite. Dall’universo di Aliens alle citazioni scacchistiche, da miniature e pupazzetti ai fumetti.

Come nasce l’idea dietro ai tuoi post?

Curando esclusivamente blog tematici, non sono le idee il problema: il problema è sistemarle e soprattutto tirar fuori qualcosa che mi diverta scrivere. Possibilmente cercando materiale per “condirla”, soprattutto se si tratta di idee inflazionate e già apparse ovunque. Di solito cerco di evitare argomenti già affrontati da mille altri blog, a meno di non avere qualcosa di particolare da raccontare o di avere proprio voglia di parlarne.

Le idee sono tantissime e sono tutte lì ma, come dicevo, il problema è organizzarle. Di solito mi lascio guidare dall’emozione e comincio a raccogliere materiale, poi magari mi stufo e sospendo: quando mi riprenderà la passione, avrò materiale pronto. Il ciclo “ghostwriting” l’ho iniziato nel 2010 e solamente questo 2019 l’ho presentato in una forma accettabile sul blog: non è che il materiale avesse bisogno di dieci anni per essere raccolto, ma non riuscivo a trovare lo stile giusto e aspettavo sempre il ritorno di passione per poter affrontare tutto ciò che avevo lasciato scritto in giro.

Quali mezzi utilizzi per il blogging?

Per fortuna ho iniziato quando esistevano già gli smartphone: quando nel 2010 sono diventato vice-curatore di ThrillerMagazine.it ho fatto cose incredibili per riuscire a lavorare, non esistendo ancora la tecnologia “comoda” di oggi.

Ho provato vari sistemi, utilizzando anche l’app di WordPress che però fa schifo: sono più le volte che mi mangia il testo di quelle che lo salva. Dopo tante delusioni sono tornato alla scrittura più “primitiva”: uso un semplice “blocco note” (TextEditor, ma qualsiasi va bene) e scrivo già utilizzando i codici HTML necessari (neretti, corsivi, fogli di stili ecc.): completato tutto il testo, lo carico in WordPress da PC utilizzando la finestra HTML. Portarcelo non è facile: prima mi limitavo ad inviarmi per mail il file .txt ma ultimamente dà problemi quindi incollo il testo nel messaggio di posta, che alla fine è uguale.

Da casa rimane da fare il lavoro più impegnativo, cioè preparare le foto e impaginare il pezzo, ma avendo già tutto il testo pronto diventa più facile. Fermo restando che post più impegnativi li ho “costruiti” pian piano, giorno dopo giorno, su WordPress da casa.

Quanto impieghi per un post e come inserisci il blogging nel tuo tempo libero?

Dipende dai blog e dai post. Per esempio, una semplice citazione scacchistica (foto con qualche riga di testo) può volerci pochissimo, una scheda di un libro per Uruk di solito richiede una mezz’oretta mentre i più semplici post del Zinefilo “a buttar via”, non meno di due ore. Se invece poi sono post più corposi, il tempo si conta a giorni: per le traduzioni di articoli di solito vado sui due o tre giorni.

Va specificato però che non passo mai del tempo consecutivo sui post, semplicemente perché non ce l’ho ma anche perché sono costretto ad una lavorazione più frammentata. Essendo questo un hobby, posso dedicargli solo il tempo libero, e questo raramente è “tutto insieme”: ogni minuto o manciata di secondi che capita di avere a disposizione va sfruttato, ogni fila alla posta o tempo morto a lavoro o attesa che la cassa del supermercato si svuoti. Ogni momento è buono per l’esecuzione fisica, mentre per riordinare idee e pensare a cosa scrivere c’è molto più tempo: raramente sono impegnato in occupazioni così interessanti da non avere tempo di pensare a come organizzare un post. Vogliamo parlare dei riti sociali della macchinetta del caffè? Mi basta un sorriso ebete sulla faccia mentre mi parlano del nuovo reality o dei migliori ristoranti di Roma, e il gioco è fatto: io intanto faccio mente locale su quali post ho in scadenza…

Come ho già detto, io lavoro per addizione – essendo la mia una “dipendenza” (addiction). Ho lo smartphone pieno di file di testo con bozze di progetti futuri che non so neanche come, se e quando usciranno. Appena mi capita aggiungo un qualcosa, una riga, una parola, una data, uno spunto, e via così finché il pezzo non mi sembra concluso. Ripeto, non sono tutti così i miei post: viaggio all’incirca sugli ottomila post pubblicati su otto blog, è sicuro che troverete un sacco di roba scritta al volo, ma anche il post all’apparenza più “frivolo” nasconde dietro un sacco di passaggi che portano via un mare di tempo. Ho un blog che si limita a presentare locandine italiane d’annata con giusto il titolo del film e altri dati: eppure la fatica che faccio per trovare e sistemare quelle locandine è superiore all’effetto finale.

Qual è il tuo rapporto con i social network e come sono legati al tuo blog?

Nel 2003 circa, bruciato dalla lettura del meraviglioso ciclo dei robot di Asimov, cercavo disperatamente qualcuno con cui parlarne: non esistendo romani che leggessero, sono approdato su Yahoo! Groups. Inaridita l’esperienza del gruppo di lettori “Libridine”, intorno al 2006 ho scoperto il Forum di Altieri, pieno di scrittori ed esperti, gente di una simpatia e disponibilità incredibile e mi sono trovato come in Paradiso. Purtroppo nel 2008 tutti sono andati su facebook e ho dovuto seguirli, scoprendo l’inferno delle litigate da mercato e delle polemiche sterili. Dal 2014 ho alternato blog e social ma quest’ultimo mondo crollava sempre di più: la mia fortuna è stata essere cacciato da facebook durante una purga staliniana contro gli pseudonimi. Il tempo guadagnato è stato immenso, perché parti delle giornate andavano via nel cercare di parlare con chi non ti rispondeva e nel difendersi da commentatori seriali molesti.

Abbandonato quel monno ’nfame, ho scoperto che nei blog tutti possono sentirti commentare. Facebook è la piazza del paese, dove arrivi, ti metti seduto e inizi a berciare e a tirare letame in giro sperando che qualcuno ti attacchi così da farti la litigata quotidiana e diventare un eroe digitale. I blog sono case private, dove entri con l’educazione necessaria e parli con cognizione di causa, altrimenti il padrone di casa ti caccia a pedate e nessuno lo sa, quindi non puoi farti i tuoi seguaci della polemica. Questo fa sì che ci sia una scrematura a monte e soprattutto che ci si inizi a conoscere fra appassionati, che si riconoscono e si cercano nei rispettivi blog, allargando il discorso e conoscendo altri appassionati. Astenersi perditempo…

Vedi questa “crisi” del blogging in prima persona, al punto da aver avuto la tentazione di trasferirti in pianta stabile sui social?

Quando nel 2013 ho aperto il mio primo blog – questo, da cui sto scrivendo – già tutti parlavano della crisi dei blog. Così come in un vecchio documentario Vittorio De Sica si lamentava della crisi del cinema. In Italia c’è sempre crisi, in tutti i campi, siamo abituati tanto da non aver più senso utilizzare quella parola. Se prima e dopo sono uguali, non si parla di crisi. Prima c’era crisi, oggi c’è crisi, domani ci sarà crisi, quindi non esiste la crisi. E per il blog vale lo stesso.

Se invece per blog si intende strumento di visibilità con cui guadagnare soldi mediante inserti pubblicitari, allora magari la crisi si sente: non so, non guadagno nulla dai blog quindi non saprei dire.


Questo testo va considerato valido per tutte le future catene di San TagTonio che verteranno sul mondo del blogging!

L.

 
24 commenti

Pubblicato da su dicembre 10, 2019 in Uncategorized

 

24 risposte a “Cosa significa essere blog [San TagTonio]

  1. Sam Simon

    dicembre 10, 2019 at 9:52 am

    Splendido, sono contento di averti stuzzicato! :–D

    Come mi avevi già accennato, pure io come te sfrutto moltissimo il notepad del cellulare (ma non arrivo ad inserire già i codici html per la formattazione!). Ogni minuto è prezioso!

    Mi fa sorridere immaginarti alla macchinetta del caffè pensando a una traduzione di un’intervista a O’Bannon mentre ti parlano di San Remo! X–D

    E sai che sui libri anche io ho cercato a lungo luoghi dove parlarne senza trovarne? Tranne cose puntuali su libri specifici (tipo il blog su Kim Stanley Robinson per leggere della trilogia di Marte che ho divorato quest’anno), effettivamente la blogosfera è il posto migliore!

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    • Lucius Etruscus

      dicembre 10, 2019 at 9:56 am

      Parlare di libri è sempre un problema, perché se sono luoghi troppo specialistici fanno tutti i “professori”, se troppo generici rischi di non parlare mai di nulla. Alla fine la cosa che per me ha funzionato meglio è stata recensire e aspettare qualche appassionato che commentasse ^_^

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      • Sam Simon

        dicembre 10, 2019 at 11:17 am

        Io ho cominciato a riempire un profilo goodreads coi libri che hi letto dal 96 ad oggi, ma mi sono arenato… Potrei però prendere da li e buttare sul blog… Aaaah! Meglio di no! Troppe cose da scrivere! Poi lo dico a te… X–D

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      • Lucius Etruscus

        dicembre 10, 2019 at 11:22 am

        Anch’io per un po’ ho provato a sbarcare su Goodreads, in realtà ci sono ancora, con libri e profilo, ma è stato come Anobii anni fa: un mare di tempo per inserire dati e zero risultati. E’ anche lì una perversione solitaria, quindi molto meglio scrivere nei blog 😉

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      • Sam Simon

        dicembre 10, 2019 at 11:49 am

        Mi sa che hai ragione… mi stai convincendo, ma devo resistere! :–P

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      • Lucius Etruscus

        dicembre 10, 2019 at 12:24 pm

        Lasciati tentare!!! 😀

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  2. Cassidy

    dicembre 10, 2019 at 10:28 am

    Astenersi perditempo e lo stato di crisi costante mi sembrano gli argomenti chiave, condivido in pieno il discorso, anche sul fatto che a questi Tag bisogna partecipare quando uno ha voglia (e tempo, soprattutto tempo!) per farlo 😉 Cheers

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  3. Conte Gracula

    dicembre 10, 2019 at 10:46 am

    Ti consiglio solo una cosa: fatti un backup di tutti quei file che lavori sul furbofono, per maggior sicurezza.
    Per il resto, la storia delle origini etrusche è interessante (qualcosa li avevi già accennato qua e là, ma non ricordo di averla letta in una forma così precisa ^^).

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    • Lucius Etruscus

      dicembre 10, 2019 at 10:49 am

      Non tengo mai materiale “esclusivo” sul furbofono, faccio sempre capo al “PC madre” con relativo backup giornaliero. (Solo dei file di lavoro, ovviamente.)

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      • Conte Gracula

        dicembre 10, 2019 at 12:33 pm

        Tra vedere e non vedere, prenderei in considerazione anche una bella penna usb, giusto per avere una sicurezza in più.

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    • Celia

      dicembre 10, 2019 at 11:16 am

      Furbofono, bellissimo ❤

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  4. Celia

    dicembre 10, 2019 at 11:20 am

    Ti cito:
    Facebook è la piazza del paese, dove arrivi, ti metti seduto e inizi a berciare e a tirare letame in giro sperando che qualcuno ti attacchi così da farti la litigata quotidiana e diventare un eroe digitale. I blog sono case private, dove entri con l’educazione necessaria e parli con cognizione di causa, altrimenti il padrone di casa ti caccia a pedate e nessuno lo sa, quindi non puoi farti i tuoi seguaci della polemica.
    E’ il motivo per cui non ho mai smesso di amare i blog, anche quando mi sono presa una pausa e reiscritta su Facebook, dal quale inevitabilmente dopo un annetto sono fuoriuscita di nuovo chiudendo in via definitiva il profilo – che già coltivavo un po’ come un hortus conclusus, in netta contraddizione con lo spirito del luogo…

    … sono anche d’accordo sulla questione crisi: io magari non seguo certe questioni, ma francamente dove stia ‘sta crisi proprio non riesco a capirlo.
    Solo perché un sacco di gente s’è spostata in massa sui social?
    Sì, ma sono due mondi diversissimi. A volte possono coesistere, ma in ogni caso chi blogga lo fa perché cerca quella forma, quell’attenzione, quella partecipazione. Che è solo dei blog. Su Fb cerca altro, fa altro.
    Poi che non si sia più agli albori e che molta gggente tenda ad avere una soglia di resistenza basserrima è vero, ma è un problema a parte secondo me.

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    • Lucius Etruscus

      dicembre 10, 2019 at 11:25 am

      Avere più piattaforme per esigenze diverse ha creato frammentazione, forse è questa la “crisi” di cui parlano: se nel 2008 c’era solo facebook, e tutti stavano lì, oggi c’è imbarazzo della scelta, ma non è una crisi, è semplicemente avere più scelta.
      Ricordo ancora quando d’un tratto twitter venne considerato il social che avrebbe ucciso facebook, perché tutti erano lì: mi pare non sia successo. Poi ogni tanto sento che facebook è per i “vecchi”, twitter per i “giovani”: baggianate che solo “vecchi” e “giovani” possono dire. Smplicemente su twitter le minchiate si dicono più velocemente.

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      • Celia

        dicembre 10, 2019 at 11:28 am

        92 minuti di applausi 👏
        (da dove verrà il modo di dire?
        magari da Fb?!).
        La cosa sicura, sì, è che se decidi di essere presente su più piattaforme devi dividere il tuo tempo, e di solito se non ti regoli diversamente in modo deciso, i social se lo divorano.
        Ma lì sta a te appunto, la scelta è a monte.

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      • Lucius Etruscus

        dicembre 10, 2019 at 11:33 am

        Conosco persone che passano la propria inutile esistenza attaccati ai social: il tempo non è un problema per loro! Coniugi, figli, lavoro: tutto passa in secondo piano di fronte ad un like, e avere più like su più social è una goduria imperdibile.
        E queste persone, che passano 24 ore al giorno a leggere, sono quelle che dicono di non avere tempo di leggere 😛

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      • Celia

        dicembre 10, 2019 at 11:46 am

        Infatti 😶

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  5. mikimoz

    dicembre 10, 2019 at 1:37 pm

    Molto bella la distinzione che hai fatto tra FB e blog, tra piazza e casa.
    In effetti è così, ma non sempre la piazza è qualcosa di negativo.
    In ogni caso, vero: c’è sempre crisi. Amen 🙂

    Moz-

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    • Lucius Etruscus

      dicembre 10, 2019 at 2:40 pm

      La piazza può essere un posto divertente e simpatico o una fogna: dipende dalle persone. Non do la colpa a facebook, ma alle persone che ci vanno espressamente per litigare, fare polemiche e risse che donano loro “fama”, in certi ambienti. Persone così non le faccio entrare in casa mia 😛

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  6. Emanuele

    dicembre 10, 2019 at 7:10 pm

    Madonna ma come fai da cellulare? Quelli senza PC sono stati per me i mesi più duri per fare blogging!
    Comunque è vero, l’editing delle foto è la parte più rognosa.
    Anche io cerco di sfruttare ogni momento, anche mentalmente come fai tu, nei momenti più noiosi 😁
    Bello il paragone blog/FB anche se io ho abbandonato quest’ultimo più per i depressi o quelli convinti che tutti pensino a loro e siano invidiosi (ma chi vi si straincula?!), che per i molesti, tanto agli stronzi rispondo a tono ancora oggi su Twitter.
    Ma infatti basta con ‘sta crisi!!!

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    • Lucius Etruscus

      dicembre 10, 2019 at 7:25 pm

      Dovremmo aprire un social dedicato a quelli che hanno mollato facebook 😀
      Per fortuna su twitter non mi scrive nessuno e io non scrivo a nessuno: semplicemente in automatico appaiono i miei post.
      Usare lo smartphone è una scelta costretta dal fatto di passare la maggior parte della giornata fuori casa: tutto è mille volte più difficile e più lungo, ma l’alternativa è non fare niente 😛

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  7. Kuku

    dicembre 10, 2019 at 7:59 pm

    aHAHA bellissima la frase “Prima c’era crisi, oggi c’è crisi, domani ci sarà crisi, quindi non esiste la crisi”! E direi che è pure vera!
    Comunque pazzesca la mole di lavoro che fai con lo smartphone!

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    • Lucius Etruscus

      dicembre 10, 2019 at 8:05 pm

      Per citare Camus, “I giornali ripetono notizie sulla peste, e la gente dice: niente di nuovo” 😉 (cito a memoria, eh?)
      Pensa che su smartphone ci leggo pure libri e fumetti, oltre ad ascoltare musica: diciamo che ci vivo in simbiosi 😛

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      • Kuku

        dicembre 10, 2019 at 8:59 pm

        pure fumetti? ma si riesce a vedere abbastanza bene?

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      • Lucius Etruscus

        dicembre 10, 2019 at 9:13 pm

        Certo, su tablet o su PC si vedono molto meglio, ma passando appunto gran parte della giornata in giro tocca accontentarsi. Qualche anno fa non c’erano problemi, ora che l’astigmatismo è parecchio peggiorato serve una lente di ingrandimento per i testi, ma l’alternativa è sempre quella: niente. Meglio la lente 😛

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