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La signora del faro (2006)

21 Giu

Sterminata è la produzione tedesca di film romantici per la TV ispirati ad Inga Lindström, pseudonimo con cui la scrittrice Christiane Sadlo ha firmato alcune opere letterarie (inedite in Italia) ma soprattutto sceneggiature a secchiate.
Si aggira sugli ottanta episodi la serie “Inga Lindström” ancora oggi in produzione, con i suoi quindici anni di storie romantiche per sognare: potevano mancare due classici espedienti letterari come il “guardiano del faro” e il “liro falso”? Vogliamo fare filotto? Aggiungiamoci pure lo scrittore senza più idee…
Curioso che di pseudobiblia ne parlino molto di più le storie d’amore che quelle dell’orrore, malgrado siano state loro a lanciarli nell’immaginario comune.

Il canale televisivo CineSony da anni ogni giorno trasmette almeno due di questi film televisivi, a getto continuo e a ripetizione automatica, così scoperto per caso che uno di questi parlava di un faro e di libri ho dovuto aspettare molto poco per una replica, arrivata il 31 maggio 2019.
Sto parlando de “La signora del faro” (Die Frau am Leuchtturm, andato in onda originariamente il 10 settembre 2006) di Andi Niessner, sceneggiato da Christiane Sadlo e quindi da Inga in persona!

Ma quante storie racconta questa Inga…

La storia inizia come un classico dei classici. Victoria Savander (la bavarese Liane Forestieri il cui cognome fa ipotizzare discendenze italiane) è innamorata, ricambiata, dal romanziere di successo Nils Schalin (Bernd Herzsprung) che però – indovina indovinella – è già sposato. Lo scrittore è bloccato e pensa che una vacanza al sole con l’amante lo potrebbe sbloccare, ma curiosamente la moglie non sembra essere d’accordo.
Così la nostra Victoria si ritrova con la valigia pronta, un biglietto in tasca e nessun posto dove andare, né qualcuno con cui andarci.

Classico scrittore “bloccato”

Tornando a casa mogia mogia, Victoria incontra il biondissimo avvocato Kristoffer Lund (Thure Riefenstein), che già sappiamo le conquisterà il cuore: le storie romance non amano cambiare gli schemi vincenti.

A due minuti dall’inizio, già sappiamo che questi due si innamoreranno

L’entusiasta ed esageratamente allegro avvocato informa la donna che è morto un tizio e le ha lasciato un’eredità: curioso che i tedeschi siano così abituati all’onestà da non pensare al celebre trucco di Totòtruffa ’62, per cui ogni volta che ti propongono un’eredità c’è sotto la fregatura.
Saltata a bordo dell’aereo pilotato di persona da Lund, Victoria parte alla volta del misterioso lascito: così, senza fare domande bensì fidandosi a venir portata dall’altra parte del Paese dal primo sconsciuto che capita. Potenza del romance.

Magari era meglio ereditare un conto corrente…

Come si può facilmente intuire dal titolo del film, l’eredità che l’insopportabilmente allegro avvocato consegna a Victoria è un faro: il defunto, un tal Linnarson, ci teneva proprio che lei l’avesse.

Da notare l’emozione immotivata dell’avvocato

Per motivi a me ignoti questa produzione tedesca, scritta e interpretata da tedeschi, si svolge in Svezia: Victoria dunque è partita dalla sua Stoccolma per arrivare al faro di… boh: il doppiaggio italiano non è chiaro e malgrado i miei sforzi non sono riuscito a capire dove dovrebbe essere ’sto faro.

Bello, eh, però magari era meglio ereditare soldi…

Lo sviluppo della vicenda è abbastanza prevedibile, con l’entrata in scena di Henner Linnarson (Christoph Gareisen), brusco e sgarbato “vero” erede che vuole il faro tutto per sé per venderlo ad un ricco immobiliarista della zona, che non è chiaro cosa se ne faccia di un faro.
Intanto scopriamo che il vecchio Linnarson aveva una biblioteca nel faro in cui non mancano i libri di Nils Schalin, come per esempio “Tempesta di suoni” (Storm över Sundet) che è la sua opera prima,e la prima edizione di “Luna piena“.

L’autore che osserva intrigato una sua vecchia opera

Come mai un tizio che possedeva un faro lo lascia in eredità alla segretaria del romanziere che palesemente ammira? Qui c’è qualcosa sotto, e ovviamente Victoria non è proprio un’estranea: una foto ritrovata all’interno dimostra come sua madre conoscesse molto bene il “guardiano del faro”…

Ah, quante matte avventure in quel Faro…

Al di là degli pseudobiblia citati, la particolarità della storia è che sebbene la sceneggiatura la butti via del tutto disinteressata, la parte intrigate è che lo scrittore Nils Schalin dice di aver così tanto bisogno della sua amante-segretaria per un motivo che ormai conosciamo, dal ciclo dedicato al ghostwriting: è lei a scrivere i suoi romanzi. Possiamo dire che lei butta giù bozze che poi lui ultima, ma il concetto è sempre quello.

Connubio perfetto: lei scrive, lui dorme

Quello che doveva essere un colpone di scena finale, in realtà è una roba detta al volo e senza alcuna importanza. Sappiamo solo che Victoria ovviamente si mette con l’avvocato immotivatamente allegro e rimane a vivere nel Faro: ne dubitavate? Ah, e ovviamente scrive un romanzo a firma propria, che racconta tutta la storia vissuta dall’autrice. Il titolo? Ancora più ovvio: “Fyren“, faro.

La signora del faro scrive un libro sul faro

L’attrice protagonista sembra coinvolta a propria insaputa nella produzione, ha sempre una espressione vuota e assente; il biondo avvocato è così allegro che vien voglia di picchiarlo; il resto del cast è molto peggio. Non sarà il filmone dell’anno, ma alla fin fine è un onesto prodotto di genere, come purtroppo solo il romance continua a fare: gli altri generi sono assenti ingiustificati.

Che simpatico l’avvocato, quasi quasi lo stritolo

Chiudo con il doppiaggio, lasciandone traccia:

Personaggio Attore Doppiatore
Victoria Savander Liane Forestieri Laura Boccanera
Kristoffer Lund Thure Riefenstein Mauro Gravina
Nils Schalin Bernd Herzsprung Saverio Moriones
Ebba Schalin Marisa Leonie Bach Chiara Colizzi

Edizione italiana: Coop. Eddy Cortese.
Dialoghi italiani: Sergio Poliandri.
Direzione del doppiaggio: Franco Zucca.

L.

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9 commenti

Pubblicato da su giugno 21, 2019 in Pseudobiblia

 

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9 risposte a “La signora del faro (2006)

  1. Sam Simon

    giugno 21, 2019 at 7:23 am

    Ho il sospetto che la tua splendida recensione sia migliore del film recensito… X—D

    Piace a 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      giugno 21, 2019 at 7:28 am

      ahahaha ti ringrazio, e in effetti il film non fa nulla per scostarsi dal tipico filmetto pomeridiano, al sicuro da scossoni e con emozioni di cartone 😛

      Piace a 1 persona

       
  2. Claudio Capriolo

    giugno 21, 2019 at 8:05 am

    Ciao 🙂
    Credo che la traduzione esatta di Storm över Sundet sia “Tempesta sul Sund”: nelle lingue germaniche, per sund si intende uno stretto braccio di mare o un’insenatura; il Sund per antonomasia (Øresund/Öresund) è lo stretto che separa l’isola danese di Sjælland dalla Scania (Svezia). Immagino che tu abbia preso le informazioni da un testo inglese, poiché in quella lingua l’equivalente di sund è sound, parola che in altro contesto significa appunto “suono”, donde il quiproquo.

    Piace a 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      giugno 21, 2019 at 8:12 am

      Guarda, ci ho perso parecchio tempo e alla fine non sono arrivato a niente, lasciando la traduzione “ufficiale”. Tempesta di suoni non è una supposizione, è il titolo pronunciato dal doppiaggio italiano!
      Il problema del film è che è una produzione tedesca, scritta da una tedesca, interpretata da tedeschi, ma dove si fa finta di essere in Svezia, in location svedesi e con scritte svedesi. Anche quelle dei libri? Non lo so. Di sicuro il doppiatore ha preso quel titolo vago e l’ha buttato in GoogleTranslate, che infatti gli ha tirato fuori “Tempesta di suoni”, che onestamente non ha proprio senso.
      Non so molto della geografia svedese quindi non so cosa sia il Sund, ho anche perso tempo a cercare il faro della storia, visto che viene citato il paese dove si trova: non l’ho trovato. O il paese è inventato, o è pronunciato così male che non si riesce a capire.
      Dopo aver perso tutto questo tempo, mi sono reso conto che stiamo parlando di un niente a forma di film, e onestamente non ne valeva proprio la pena, così ho lasciato il nome “ufficiale” del doppiaggio e via.
      Grazie della dritta, ti terrò conto la prossima volta che incontro uno pseudobiblion tedesco-svedese 😀

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      • Claudio Capriolo

        giugno 21, 2019 at 8:17 am

        Probabile che quel paese sia inventato: come ci sono gli pseudolibri, ci sono pure gli pseudoluoghi 🙂

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  3. kuku

    giugno 22, 2019 at 4:25 pm

    Il faro mi fa venire in mente qualcosa. ..;)
    Comunque questo post è divertentissimo, il genere romance sta diventando the new filmaccio di serie z.
    In questi film basta vedere le facce degli attori per capire il livello. L’espressivita’ dice tutto

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    • Lucius Etruscus

      giugno 22, 2019 at 4:27 pm

      Ahaha all’attrice protagonista proprio non andava di partecipare, mentre l’attore era sempre a mille senza motivo 😛

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