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[Books in Movies] Aquile del mare (1949)

Gary Cooper si assicura che la copertina sia ben inquadrata

Oggi nella mia rubrica “La Storia e la Finzione“, del blog Il Zinefilo, vi parlo della battaglia di Midway e dei film che ne sono stati tratti: mi piace pubblicizzare l’iniziativa presentando una curiosa scenetta dal film “Aquile del mare” (Task Force, 1949) di Delmer Daves, che è stato probabilmente il primo a parlare su grande schermo di Midway.

Hemingway farewell.pngIl pilota protagonista, interpretato da Gary Cooper, è in ospedale e gli amici gli portano in regalo un libro: “Addio alle armi” (A Farewell to Arms, 1929) di Ernest Hemingway.

«È molto riposante. Parla di guerra, di amore e di altra roba del genere. La ragazza ci ha detto che lo leggono tutti.»

La scena finisce qui, giusto il tempo per Cooper di aprire il libro così da far vedere bene la copertina (che sembra proprio quella della prima edizione Scribner): ipotizzo che in pieno secondo dopoguerra la casa editrice stesse spingendo quel romanzo, ambientato nella guerra precedente.

Inoltre la Mondadori aveva già portato nel 1946 nelle librerie italiane l’opera di Hemingway, quindi è stata una “marchetta” utile anche per la nostra editoria.

L.

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Pubblicato da su ottobre 28, 2020 in Books in Movies

 

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[Pseudobiblia] L’isola delle ombre (2020)

Ho il fiatone per stare appresso a tutti i filmetti (thrillerini o romantichelli) che protagonisti scrittori e relativi pseudobiblia: in pratica le donne nella televisione americana non hanno altri mestieri socialmente accettati! O sono scrittrici o curano trasmissioni di cucina. Possibile non facciano mai un film su una cassiera o un’impiegata postale?

Il 22 ottobre 2020 la consueta TV8 trasmette in prima visione “L’isola delle ombre” (Island of Shadows, 2020) di Leo Scherman, introvabile in lingua italiana al di fuori delle future repliche dell’emittente.

Protagonista è Carly Travers (Anna Hopkins), nota scrittrice specializzata nel genere true crime: indaga su casi considerati irrisolti e alla fine, trovato il colpevole scampato alla giustizia, racconta tutto in un libro d’inchiesta. Visto il successo dei suoi libri, è subito chiaro che prima o poi qualcuno dei colpevoli (o suoi parenti) deciderà di “ringraziare” la donna per il suo operato.

La Travers in effetti ha avuto parecchi problemi dopo la pubblicazione del suo ultimo libro, “I delitti della famiglia Bryant” (Bryant Family Murders): è stato un successo, sì, ma le è costato un mezzo esaurimento nervoso e parecchi litigi con il marito Kevin (Christopher Jacot), che preferirebbe la donna si dedicasse a innocui romanzetti rosa invece di andare a sfidare criminali con le sue indagini.

Il nuovo grande libro di inchiesta di Carly Travers

Per cercare di riallacciare il rapporto e per riposare un po’, Kevin porta la moglie a Crawford Island, affittando un’antica villa della famiglia Crawford senza però informarsi prima. Guarda caso, questa tenuta nasconde un segreto e – indovinate un po? – all’inizio del secolo la signora Crawford è stata vittima di un caso irrisolto. A Carly non pare vero e si lancia anima e corpo in una nuova indagine, stavolta su un caso particolarmente “freddo”.

Quando la scrittrice comincia ad incontrare una strana ragazza che però nessun altro dà segno di aver visto, è chiaro che siamo nel campo del “già visto mille volte”, lo sceneggiatore Patrick Powell ricicla di tutto per tirar su il solito thrillerino innocuo per famiglie. Per fortuna ci sono i “libri falsi”.

Tutti in paese collezionano i libri della Travers

Sappiamo il nome del primo libro pubblicato da Carly Travers, “Sparizione sulla Route 9” (Disappearance on Route 9), e un libro successivo lo vediamo di sfuggita tra le mani di una fan: “Cathedral on Nottinghill“. Purtroppo non sappiamo nulla di questi libri.

C’è qualcuno che non abbia i libri della Travers?

Come scritto nell’introduzione di uno dei suoi libri, «La verità è l’unica pace per i delitti senza colpevole». Con questa frase ispirata salutiamo questo thrillerino pseudobiblico.

L.

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Pubblicato da su ottobre 26, 2020 in Pseudobiblia

 

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[Books in Movies] Relic Hunter (1999)

Un libro “leggero” da leggere al parco

Nel mio viaggio attraverso le serie TV a sfondo fantastico che ho ignorato per trent’anni sono approdato a “Relic Hunter“, alla cui visione però ho resistito solamente per un episodio e mezzo: la protagonista Tia Carrere è splendida ma la serie è troppo bambinesca per la mia sopportazione.

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Pubblicato da su ottobre 19, 2020 in Books in Movies

 

Aggiornamento = Insederata!

Vignetta di Marco Vukic

Proprio mentre mi sto ancora massaggiando il fondo schiena per il grande aggiornamento di WordPress, società che vuole così bene ai suoi utenti da andare a casa di ognuno a insederarlo personalmente con il nuovo aggiornamento fiammante – molto più smartmobile e altre stupide parole-vasellina per insederarti meglio – mi arriva una mail di TIM, come se non bastassero le millemila telefonate che mi fanno per invogliarmi ad iscrivermi a TIM: sant’Iddio, sono cliente TIM dal 1998, ma non li leggete i vostri tabulati?

Questa “Comunicazione di servizio da TIM” mi informa:

«TIM Mail si rinnova per rendere la gestione della tua posta più facile e sicura

Quindi finora era difficile e insicura? Cos’è poi TIM Mail? Non lo so, ma so che ora sarà rinnovata, più facile e sicura…

«Nei prossimi mesi potrai beneficiare di un’interfaccia completamente rinnovata, intuitiva e veloce, disegnata per seguirti ovunque anche quando sei in mobilità

Dunque, fino ad oggi – senza saperlo – avevo a disposizione un’interfaccia poco intuitiva e lenta, che non era in grado di seguirmi quando ero in mobilità (ma che espressione è?) Tranquilli però, ora è tutta rinnovata.

«Saranno, inoltre, introdotti nuovi strumenti per semplificare la gestione delle mail e l’organizzazione dei tuoi impegni.»

Ah, meno male: con questo aggiornamento avrà un’interfaccia rinnovata e avrò nuovi strumenti per fare cose che non ho mai fatto, perché tanto uso GMAIL. Ma va be’, finora è la solita aria fritta ma almeno logica.

«Nell’ambito di questo aggiornamento il servizio di invio SMS e MMS da web non sarà più disponibile

Fermo restando che non mando più un SMS da dieci anni, e gli MMS non li ho mai mandati, fermo restando che non ho mai usato questi fantomatici servizi TIM di cui ignoravo l’esistenza, perché un’interfaccia rinnovata mi toglie dei servizi che prima avevo? Quindi “rinnovare” significa “togliere funzionalità”?

«A partire dal 16 novembre 2020, non sarà più possibile inviare SMS e MMS dalla tua casella di posta e tutti quelli memorizzati verranno cancellati. Ti invitiamo pertanto a salvare i dati eventualmente presenti nella sezione SMS inviati, in locale sul tuo Personal Computer entro la data sopra indicata per non perderli.»

Alla faccia dell’interfaccia rinnovata, intuitiva e veloce: tocca sbrigarsi a salvare dati che ti cancellano tutto! Possibile che quest’interfaccia disegnata per seguirmi ovunque, anche quando sono in mobilità, non sia capace di mandarmi lei i dati salvati? Possibile che debba fare a manovella come negli anni Novanta in cui si salvavano i file di Outlook? (Credo si faccia ancora, ma usando GMAIL da vent’anni non ne sono più sicuro.)

«Dalla stessa data, non sarà inoltre più disponibile la funzione che ti notifica l’arrivo di una nuova mail tramite SMS sul telefonino.»

Dunque questo meraviglioso aggiornamento dell’interfaccia mi farà perdere be due funzioni: e cosa mi darà? Se si chiama “aggiornamento” o “rinnovamento” sarebbe lecito aspettarsi qualcosa di diverso da quella che mi sembra invece una “rottamazione”. Ah già, avrò “nuovi strumenti” che mi semplificheranno la gestione mail: UAU, questa sì che è un’insederata che vale la pena!

Almeno la TIM è stata onesta nel dire che stanno buttando via tutto e sbrigatevi a salvare il salvabile che la nave affonda, di solito le case iniziano a usare inglesismi come smart e buffonate simili, mentre tutte le vittime dell’insederata ti ripetono che è giusto così, che si deve sempre andare avanti, che non bisogna rimanere legati al passato, che tutto si aggiorna. Ho capito, ma non è che se a voi piace prendere le insederate debba piacere anche a me!

L.

 
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Pubblicato da su ottobre 16, 2020 in Uncategorized

 

[Pseudobiblia] Il romanzo di una vita (2014)

Una scrittrice di successo con un grande segreto

Ormai i filmetti romantichelli con pseudo-scrittori e relativi “libri falsi” piovono dappertutto, così pure su La5 mi ritrovo a sorpresa una produzione Larry Levinson Productions con protagonista una scrittrice che non vuole più scrivere: potevo resistere alla visione dell’ennesimo filmettino dozzinale?

Così domenica 11 ottobre 2020, in seconda serata su la5, ho registrato “Il romanzo di una vita” (Touched, o hall, 2014) diretto da Bradford May, storico regista televisivo di lungo corso.

Dietro consiglio del suo medico curante, il dottor Beck (il noto Ernie Hudson), l’anziana romanziera Norma Boswell (Doris Roberts) ha bisogno di un’infermiera di sostegno ma c’è un problema: il gran caratteraccio della scrittrice scorbutica fa sì che scacci in malo modo tutte le giovani che provano ad ottenere quel posto. Tutte le giovani che ci provano, entusiaste di lavorare per una ricca e celebre autrice, scappano a gambe levate già durante il colloquio.

Una scrittrice di successo scorbutica

Non si fa invece spaventare Emma Keating (Rachael Carpani), infermiera professionista dura e pura che a malapena conosce la Boswell e comunque non dà segno di essere interessata alla sua attività. Solamente cercandola in rete l’infermiera scopre che la Boswell è una «scrittrice americana di racconti epici, d’amore e tragedia», diventata poi un’eremita dopo un tragico incidente in cui ha perso la vita il marito.

Com’è facile immaginare il rapporto tra l’anziana paziente e la giovane infermiera sarà burrascoso ma Emma non molla e riesce a fare breccia nell’anziana scrittrice, che addirittura le passa uno dei suoi libri, visti che non li ha mai letti. Così conosciamo “Andato per sempre” (Gone and Forever), romanzo sulla perdita del marito che ha vinto il National Book Award ed è stato tradotto in 24 lingue, vendendo quindici milioni di copie. Lo stesso non convince per nulla Emma, che rimane freddina.

Un romanzone di successo che non convince l’infermiera

Per aumentare la dose di disgrazie che il genere “romantico” porta con sé, scopriamo che dopo la dolorosa perdita del marito la Boswell s’è beccata pure un virus mortale che la sta uccidendo lentamente, ma per fortuna Emma c’ha la cura in tasca. Il sogno dell’infermiera, guarda caso, è aprire un giorno una clinica per malati terminali: ah, ma vuoi mettere il piacere di lavorare tutti i giorni con gente che muore male? C’è chi sogna amori da capogiro, vacanze da sogno e invece Emma sogna la gente morta…
Mentre aiuta la morente scrittrice, si legge un altro suo libro: “Un tavolo vuoto” (An Empty Table), l’ultimo libro pubblicato, stroncato dalla critica.

Come sempre, i libri si scrivono un tanto al chilo!

A parte una citazione – “Broken Fences” – non conosciamo altra produzione libraria della Boswell, ma mentre Emma la spinge a fare una cura innovativa che le donerà tipo mezz’ora di vita in più, la spinge anche a tornare a scrivere: mica vorrà lasciare incompiuto il manoscritto che tutti sanno esistere in casa! (Ma tutti chi? Boh)

Noooooooo ma cos’è??? Un dipinto del marito che è chiaramente una foto! In posa orribile, peraltro

Tornata alla vita grazie all’infermiera, fatta la pace col figlio che, poverello, era costretto a vivere nel lusso sfrenato, a vacanze in giro per il mondo, a non fare una mazza tutto il giorno spendendo soldi a secchiate, ma senza il caldo tepore dell’amore materno, finalmente la Boswell si mette alla sua macchina da scrivere e, novella Jessica Fletcher, inizia a sfornare pagina dopo pagina.

Non sentite nell’aria il tema della Signora in Giallo?

Come si intitolerà il suo romanzo? La regola dei filmetti romantichelli è ferrea: il romanzo finale ha sempre come titolo quello del film, quindi sarà “Touched“.

E dàmose ’na toccata!

Da cosa deriva il titolo? Semplice: appena scritta l’ultima parola, la Boswell stira le zampe. Perché Emma è l’infermiera della morte e tutti quelli che la vedono toccano ferro (o altro), da qui Touched. Oppure si rifà al tocco della morte dell’infermiera Emma, scegliete voi.

Un’altra storiellina dozzinale che ci regala però ghiotti pseudobiblia.

L.

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Pubblicato da su ottobre 14, 2020 in Pseudobiblia

 

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WordPress nuova grafica: come combatterla! (2020)

Alla fine la devastante e orripilante nuova versione di WordPress ha raggiunto anche me, dopo aver sperato di essere stato dimenticato dal nuovo che avanza. La totale demenzialità della nuova veste grafica è sotto gli occhi di tutti, ma rubo l’idea al Conte Gracula e faccio servizio pubblico, consigliando a chi non l’abbia già scoperto un paio di sistemi per continuare ad utilizzare l’editor classico anche nella follia del nuovo WordPress.

Che belli i tempi in cui solo alla morte non si poteva sfuggire: oggi è agli aggiornamenti costanti che non si può sfuggire, i cui danni sono peggiori della morti. Vedere qualcosa che funziona crollare sotto i colpi di inutili aggiornamenti che la distruggono è davvero doloroso, ma per fortuna ogni tanto si trova una scappatoia.

Da anni WordPress infila di nascosto aggiornamenti continui – tipo il tasto “Pubblica” che diventa “Schedule”: un aggiornamento oserei dire fondamentale – ma stavolta ha fatto le cose in grande: aggiungendo zero vantaggi e 100% scomodità, nascondendo ciò che era in vista e portando alla luce solo ciò che non serve, la nuova veste grafica è studiata accuratamente per impedire a chiunque di lavorare in WordPress in maniera comoda, come si è fatto per anni. Così se prima bastava premere il pulsante “Testo” per passare al codice HTML della pagina, ora si deve premere CTRL+SHIFT+ALT+M. Comodo, no?

Però nella Rete del Male ci sono un paio di spiragli.


Creare un nuovo articolo
con l’editor classico

Per evitare quella stupida, scomoda e mefitica nuova veste grafica che rende molto più difficoltoso creare un nuovo articolo, un volta entrati nel “WP Admin” del vostro blog basta cliccare sulla freccetta presente al lato del pulsante “Nuovo articolo”.

Una volta premuta la freccia, si potrà scegliere “Editor classico” e per magia apparirà la cara, vecchia, comoda e proficua veste grafica classica, che permette di usare al meglio un programma che ha sempre funzionato, prima che i suoi demoniaci autori decidessero di “migliorarlo”.


Modificare un articolo
con l’editor classico

Se dobbiamo modificare un articolo già salvato, o già pubblicato, passando con il mouse sul suo titolo invece di cliccare come al solito su “Modifica” dobbiamo cliccare sulla voce accanto, “Editor classico“, funzione scoperta grazie al citato Conte Gracula.

Questo ci permetterà di metter mano ad un vecchio articolo senza dover avere sotto mano un calendario di santi da buttar giù.


Non so quando i satanici autori di WordPress si accorgeranno di aver lasciato ben due entrate segrete nella loro Morte Nera, ma finché durano vale la pena sfruttarle.

L.

 
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Pubblicato da su ottobre 12, 2020 in Uncategorized

 

[Pseudobiblia] Il segreto del suo passato (2016)

Non posso girarmi un attimo senza che qualche emittente tiri fuori un filmetto televisivo dozzinale con uno pseudo-scrittore: ormai recensirli è un lavoro a tempo pieno!

Il thrillerino sciacquettoso di oggi è “Il segreto del suo passato” (His Secret Past, 2016) di Randy Carter, una grande anteprima televisiva che Rete4 ha mandato in onda sabato 26 settembre 2020. (Purtroppo senza schermata finale del doppiaggio italiano: Rai2 e TV8 sono più generosi.)

La pseudo-scrittrice della storia è Jennifer Becker (Brigid Brannagh), e anche lei segue la strana ma amata moda di usare la macchina da scrivere per creare i propri romanzi. Come dicevo per l’ultimo pseudo-scrittore trattato, le spettatrici di questi film sono romantiche e amano pensare la scrittura come un processo fermo ai tempi dei grandi scrittori romantici. Mi stupisce che le eroine romanziere non vengano ritratte con penna d’oca e calamaio.

Ah, la Brannagh però aggiunge un tocco di colore: dopo aver scritto il suo romanzo con la macchina da scrivere… usa uno scanner per digitalizzare il testo! Ma allora perché non lo scrive direttamente in digitale? Che senso ha?

Fra gli sceneggiatori c’è George Erschbamer, un pezzo da novanta della Z: uno che è passato dal curare gli effetti speciali dei film di Stallone a dirigere immondi filmacci televisivi deve aver per forza qualcosa in più. Anche perché per dirigere Casper “The Master” Van Dien in Uragano di fuoco (2015) serve uno stomaco d’amianto.
Mi piace pensare che sia stato Erschbamer a voler trovare una giustificazione per l’idea ridicola della romanziera “a manovella”, così esce fuori che la macchina da scrivere della Becker le è stata regalata dal padre molti anni prima, quando era ancora una liceale, e a chi obietta che è uno strumento scomodo per scrivere lei risponde tosto: «Hemingway scriveva con la matita». Ammazza che risposta gagliarda, brava: allora perché non scrivi con la matita? Una macchina da scrivere è un progresso tecnologico parecchio superiore ad una matita, quindi non sei contraria alla tecnologia: perché dunque questa ostinazione?

Comunque mi piace pensare che a chi obiettasse ad Hemingway che era scomodo scrivere con la matita, lui rispondesse: «Hammurabi scriveva con lo scalpello!»

Jennifer Becker, romanziera “a manovella”

Della Becker Conosciamo il suo libro più venduto, “Doppio omicidio a Crown Hill” (The Double Murder of Crown Hill), consigliato da Amazon. Sappiamo dalla figlia che il romanzo nasce da un vero fatto di cronaca avvenuto a Seattle, dove l’autrice ha aiutato attivamente nelle indagini di un omicidio e pare addirittura sia stata fondamentale nella cattura del colpevole.

Quando sua figlia conosce casualmente un ragazzo misterioso venuto dal nulla, che si comporta in modo sospetto, noi spettatori abbiamo già capito che è qualcuno legato a quel caso risolto dalla Becker che è venuto per vendicarsi, ma i personaggi dovranno aspettare la fine del film per il colpone di scena.

Guarda caso, la romanziera tiene distrattamente sulla scrivania il suo romanzo più venduto

La Becker purtroppo è solo un ruolo secondario della vicenda, sta sullo sfondo e ogni tanto la vediamo battere a macchina, scoprendo che la sua nuova creazione si intitola “Web of Lies“. Ad un certo punto ci regala anche una frase che sta scrivendo:

«Il detective non aveva idea che il sospetto seduto di fronte a lui era in realtà l’assassino che cercava da mesi»

Mi sento di dire che non stiamo perdendo un capolavoro della letteratura.

Tre etti di romanzo appena battuto: che faccio, lascio?

Questi thrillerini moscettini televisivi sono scritti con il copia-e-incolla, quindi anche questo si conclude con la pseudo-autrice che decide di prendere la brutta esperienza vissuta e farci un libro: in questo caso, “A Life Adrift“. «il mio editore mi ha offerto una cifra a sei zeri per i diritti». Possibile in America si guadagni tanto con romanzetti dozzinali? Beati loro!

Stavi per morire, figlia mia, ma io ci ho guadagnato!

Avete vissuto una brutta storia? Trasformatela in romanzetto dozzinale: fosse mai che un editore vi paghi una cifra a sei zeri!

L.

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Pubblicato da su ottobre 2, 2020 in Pseudobiblia

 

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Ouija: come si traduce in libri e film?

Questa “indagine” giaceva dimenticata da cinque mesi quando una notte il demone Evit mi è apparso, dal suo blog, affrontando lo stesso argomento – anche se limitato alla trilogia filmica di Spiritika – quindi ora devo esorcizzarlo ripescando il frutto di ricerche condotte durante la serrata pandemica che ha inaugurato questo 2020.

Come si traduce in italiano una parola che non esiste in questa lingua? Secondo il notaio Marco Marzocca (del Pippo Chennedy Show) i casi sono tre: è possibbole, non è possibbole, è impossibbole. I traduttori italiani volta per volta hanno adottato tutti e tre i casi: è possibbole (traducendo bene), non è possibile (traducendo male), è impossibbole (cancellando la parola).

Ecco la curiosa vita italiana della tavola evocatrice.

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Pubblicato da su settembre 29, 2020 in Uncategorized

 

[Pseudobiblia] Il gioco oscuro della seduzione (2018)

Romanzi rosa scritti un tanto al chilo

Torno nel rutilante mondo dei filmetti di serie Z con protagonisti romanzieri, e oggi tocca a “Il gioco oscuro della seduzione” (A Woman’s Nightmare, 2018) di Brian Skiba, trovato su RaiPlay.

Protagonista è la scrittrice Stephanie Peterson (Gina Holden), che come vuole lo stereotipo non scrive in digitale: ma siamo matti? Le spettatrici sono romantiche, per loro un libro si scrive o con la penna d’oca, o su un antico diario ingiallito o battendo a macchina. La Peterson sceglie quest’ultimo metodo, allungando così la lavorazione dei suoi libri, che vanno poi riscritti al computer. Sai quant’è contento l’editore?

Una scrittrice romantica, che scrive come le lettrici romantiche vogliono

Sappiamo che questa autrice mette nei suoi personaggi vari aspetti della propria personalità, e voi direte: è quello che fanno tutti gli autori, che c’è di strano? Oh, qui viene detta come una cosa eccezionale, che volete da me?
Sappiamo per esempio che un suo personaggio di nome Carla, l’architetto, è la sua parte prudente; Madison è l’intellettuale, «piena di teorie e di idee» (ah, questi intellettuali pieni di teorie e di idee!); infine c’è Vanessa, in poche parole la parte zoccola dell’autrice. (Nel film usano altre parole, ma il concetto è quello.)

Visto che con il marito ci sono problemi e si va con l’amica fuori a zoccoleggiare, la nostra Peterson adotta il nome Vanessa per rimorchiare un ragazzino, che però dice di avere 26 anni e la Peterson, piena d’alcol, ci crede.

Non solo è più giovane di quanto dica, ma veste proprio male!

Il resto del film l’avete già capito. La follia di una notte rovina la vita alla protagonista, sia perché il marito torna e vuole salvare il matrimonio sia perché il “bel giovane” (ma dove?) si scopre essere il compagno di scuola 17enne della figlia, ovviamente matto col botto e che inizia a perseguitarla. Ma veniamo ai romanzi.

Una delle locandine delle Peterson

Conosciamo solo tre romanzi della bibliografia dell’autrice: “The Crazy Love“, con la frase di lancio «Lei voleva dargli tutto, ma lui apparteneva ad un’altra», “Secrets & Passages” e “The Secret Call“. Malgrado abbiano speso dei soldi per creare dei “veri falsi” libri, con tanto di copertine (brutte proprio come quelle normali), questi  pseudobiblia non hanno molto valore nella storia. Diverso invece il discorso per “Young Passion“, che è il romanzo che la Peterson scrive alla fine, trasformando la sua brutta avventura in un nuovo bestseller.

Il libro che racconta la storia del film che racconta la storia del libro…

Come sempre, aveva ragione Mallarmé: tutto finisce in un libro…

L.

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Pubblicato da su settembre 24, 2020 in Pseudobiblia

 

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Auguri al Re: buon compleanno, Stephen King!

Oggi, 21 settembre, compie 73 “stagioni diverse” un ragazzetto di cui potreste aver sentito parlare: un certo Stephen King.

Per l’occasione festeggiamo con qualche amico, per esempio Cassidy che ci parla di Misery non deve morire (1990) e Sam Simon del film Christine (1983), di cui ricordo anche la recensione di Cassidy e la recensione libraria di Pirkaff.

Il mondo del web sciaborda di recensioni di opere a lui legate, ma mi piace ricordarvi i post di Doppiaggi italiaoti, le recensioni librarie di Pirkaff, la recensione del Moro di The Dome e le locandine italiane d’annata di diversi suoi film sul mio IPMP.

Come l’Etrusco ricorda il Re

Ci sono immagini decisamente migliori del Re, ma ho scelto questa perché il 27 settembre 1991 arrivò nei cinema italiani A volte ritornano (1991) e per l’occasione i trailer che andavano su tutti i canali riciclarono le scene che King aveva girato per il trailer del suo Brivido (1986): io ero nel pieno della mia passione totale per i suoi romanzi, e vedere il Re che mi guardava dalla TV con occhi spiratati era pura estasi.
Questa immagine in alto arriva da una registrazione di trent’anni fa, perché il Re è sempre con i suoi lettori. Anche quelli, come me, che non lo leggono più da decenni.

Ma i lettori non sono solo “in carne e ossa”: anche i personaggi di finzione leggono King, onore riservato ad un numero incredibilmente esiguo di autori, quasi sempre morti. Stephen King è tra i rari autori viventi letti da personaggi di cinema e TV.


Guarda chi legge King

Un ottimo modo di iniziare un film

Dal film L’albero del male (1990): è la prima volta che ho visto King citato in un’altra opera.

La guardia Bayley (Alan Aisenberg) si prepara al turno di notte…

Il turno di guardia notturno passa prima, con IT a farti compagnia

Come si vede, nel 2016 lo stesso romanzo finirà nelle mani di una delle guardie della serie TV “Orange is the New Black” (episodio 4×11).

L’attentissimo sceriffo Michael Ironside si rilassa con Stephen King!

Un’altra guardia notturna, stavolta interpretata dal mitico Michael Ironside, preferisce passare il suo turno con il romanzo Shining (1977).

Cosa sta leggendo questo detenuto?

E dài, fate un po’ di luce?

Solo “dopo” scopriamo il libro

Dopo le guardie, vediamo un detenuto – nella quarta stagione di “Agents of S.H.I.E.L.D.” (2016) – leggere l’edizione spagnola di Pet Sematary (1983), cioè Cementerio de animales.

Serata libro e torta?

Lo stesso romanzo è fra i tanti di King citati dalla serie TV “Fresh Off the Boat”, in cui dall’episodio 1×03 (2015) la protagonista Jessica Huang (Constance Wu) appare spesso intenta a leggere il Re con la sua “amica bianca”.

Certo, sarebbe un libro da leggere… chiusi in auto!

L’amica bianca e il suo consiglio librario

Il Re mette d’accordo tutti!

Abituato da sempre ad apparire qua e là nei film horror, Stephen King un giorno… ha addirittura incontrato un personaggio scritto da lui basandosi su se stesso!

Questo è uno scrittore falso, interpretato da un attore vero

Questo è un attore falso, interpretato da uno scrittore vero

Questo delizioso gioco letterario è l’unica scena del film IT (2019) che meriti di essere ricordata.


Io e il Re

Nel corso del tempo, nel mio blog “Non quel Marlowe”, ho raccontato esperienze personali legate a libri che ho amato: ecco le storie legate ad alcuni dei romanzi di King che ho letto in gioventù.

Ancora auguri, Stephen.

L.

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Pubblicato da su settembre 21, 2020 in Books in Movies

 

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