RSS

[Festival della Mente 2019] Diete e Bufale

Nuovo appuntameneto con Festival della Mente 2019, di cui sto recuperando gli interventi ascoltandomeli in auto durante il tragitto casa-lavoro.

Molti anni fa ero pendolare di mezzi pubblici e giravo con lo zaino pieno di quei quotidiani gratuiti che si potevano trovare alle stazioni (ci sono ancora?) “Metro” era il più serio, limitandosi alle notizie ANSA o similari, mentre “Leggo” era pura fiction, invenzioni scritte lì sul momento dai migilori fantasisti in circolazione. Non ricordo un solo numero che non presentasse in copertina l’immancabile ricerca di fantomatici scienziati che dimostravano l’astrusità del momento: ogni giorno, ripeto ogni giorno c’era una ricerca senza fonti, in cui scienziati senza nome di università innominate avevano scoperto una qualche stupidaggine. E io mi chiedevo: ma qualcuno va a controllare queste cose? Visto che molto spesso queste ricerche dicono il contrario di quanto hanno detto il giorno prima – la cioccolata fa bene, fa male, rilassa, eccita, fa venire l’infarto, scongiura l’infarto, provoca alopecia e scompensi polmonari, cura da tutte le malattie manco fosse Battiato, e via dicendo – siamo sicuri che non siano tutte enormi balle riempi-giornale?

Alla mia domanda finalmente dà risposta questo intervento di Dario Bressanini e Lucilla Titta: sì, sono tutte immense balle.

L’intervento si divide in due parti. Nella prima DarioBressanini – che insegna Chimica e tecnologia degli alimenti presso l’Università dell’Insubria a Como nonché firma fissa del mio amato mensile “Le Scienze” – ci racconta di come molti siti prendano notizie a casaccio, per lo più bufale, le traducano in automatico in un italiano stentato e ci riempiano i propri palinsesti. Niente di nuovo, basterebbe avere un briciolo di buon senso per difendersi da queste stupidate… e quindi tutti ci cascano con le scarpe!

Tutte le persone che conosco dal vivo ogni giorno cambiano dieta, perché hanno letto che se ti infili le noci di cocco nelle orecchie perdi cento chili in cento secondi: è questo il pubblico a cui si rivolgono i siti spaccia-frescacce, e quindi sono già da lodare per la fatica di aver cercato in Rete notizie a casaccio. Se pubblicassero ogni giorno la stessa identica notizia, con le stesse identiche parole, cambiando solo gli alimenti da mangiare, avrebbero lo stesso successo.

Bressanini ci fornisce un po’ di strumenti per difenderci dalle notizie alimentari, e dalle bufale in Rete, ma il problema è che – come dicevo – è tutto straordinariamente facile da neutralizzare, sia le bufale che le diete farlocche, eppure ha un successo esorbitante. Malgrado l’autore ci spieghi che il 99% dei libri di diete che troviamo in libreria andrebbe gettato nel cestino, parliamo di pubblicazioni che vndono decine di milioni di copie in giro per il mondo: alla gente piace credere alle bugie, soprattutto se inverosimili, quindi è inutile cercare di salvarla.

Uno dei sinomi di “bufala”

La parola passa poi a Lucilla Titta – nutrizionista e ricercatrice all’Istituto Europeo di Oncologia di Milano – che con simpatia ci spiega la grammatica delle diete, com’è facile ingannare chi spera di dimagrire senza fatica (cioè crede alle bugie!) e dimostra che siamo così lontani dallo stilare una dieta davvero efficace, come quelle promesse dai libri o dagli “esperti” in TV, che si torna al tema dell’intervento: sono tutte bufale.

Curiosamente in questi tempi molta gente ha paura delle fake news e demonizza la Rete perché diffonde notizie false: quando però si dimostra che sono false anche le folli diete che tutti seguono, perché gliel’ha detto la cognata del fratello del vicino, che è dimagrito 70 chili in un giorno mangiando un barracuda vivo, allora si storce il naso. No, quelle non sono fake news, sono cose vere: me l’ha detto mio cuggino!

Dubito fortemente che questo intervento farà cambiare idea ai maniaci delle diete, ma è stato un gran piacere ascoltarlo perché ha dato tanti strumenti a chi già usava il buon senso per valutare le tante bufale che riempiono la nostra vita.

Purtroppo non ha citato un aspetto che mi piacerebbe approfondire: le diete degli attori. Perché gli attori riescono a dimagrire velocemente o a mettere su muscoli fenomenali in poco tempo? Perché non ci fanno sapere che dieta adottino? Visto che per esigenze contrattuali hanno date precise per le quali essere in forma, non possono seguire i consigli del vicino o del macellaio bensì affidarsi a seri professionisti, che li fanno dimagrire in un lampo. Come mai nessun attore ha scritto un libro di diete?


Ascolta (o scarica) l’intervento:

Diete di oggi e di domani. Come sopravvivere alle bufale?
Sabato 31 agosto 2019
[scarica in mp3]

Ciò che mangiamo influenza la nostra salute: su questo la scienza è certa. Ma quale modello alimentare sia più efficace per restare sani e vivere a lungo è argomento di discussione e spesso di confusione nelle persone. La scienza della nutrizione è giovane e in continuo progresso, la comunicazione in questo ambito è molto più veloce, rischiando spesso di diventare troppo sintetica e semplicistica. Così si diffondono mode alimentari che offrono soluzioni semplici, facendo leva sul desiderio comune di vivere a lungo in salute (e possibilmente magri). L’inganno in genere nasce da una minima teoria scientifica, spesso non confermata, ma molto ben confezionata e pubblicizzata. Occorrono quindi strumenti per difendersi dalle bufale, indicazioni per renderci più informati per un futuro senza diete prive di basi scientifiche.


Guarda l’intervento:

L.

– Ultimi post simili:

Annunci
 
16 commenti

Pubblicato da su ottobre 18, 2019 in Recensioni

 

Tag:

Spy Game per Delos Digital (2019)

Il 9 novembre 1989 cade il Muro di Berlino. È la data che ufficialmente si considera la fine della Guerra Fredda. La realtà, come sempre, è un po’ più complessa. Tanto che oggi si parla di una recrudescenza della guerra tra i blocchi e l’attività degli agenti segreti, nella realtà come nella finzione, resta intensissima.

Il periodo che va dal 1945 al 1991 (crollo dell’URSS) resta nell’immaginario un’epoca di intrighi, di appuntamenti nell’ombra di doppi e tripli giochi. Il cinema, la letteratura, i fumetti l’hanno celebrato in ogni forma e sempre con successo. Delos Digital lancia, dal 15 ottobre, una nuova collana di eBook che si aggiunge alla vastissima panoramica di romanzi e racconti di ogni genere del suo catalogo.
L’idea è proporre una serie di racconti di media lunghezza (circa 60 mila battute) ambientati durante la Guerra Fredda, lasciando la massima libertà agli autori di sviluppare avventure seriali (con personaggi ricorrenti) nel periodo di tempo ’45-’91 scegliendo ambientazione e tono delle singole storie.

Autore e curatore della collana è Stefano Di Marino, appassionato di narrativa e cinema di spionaggio, già autore di romanzi pubblicati su “Segretissimo” Mondadori (con lo pseudonimo Stephen Gunn) e in libreria. Con lui le migliori firme del genere in Italia, da Andrea Carlo Cappi a Enzo Verrengia, da Giancarlo Narciso ad Andrea Franco e altri ancora. Naturalmente ci saranno anche firme femminili perché, malgrado lo spionaggio sia considerato un genere “da uomini”, nella sua storia annovera alcune delle autrici più interessanti del filone. Elena Vesnaver e Patrizia Calamia, apprezzate autrici di romance e thriller, si cimenteranno con i colleghi offrendo una variegata panoramica del genere.
Lo scopo è proprio raccontare un periodo storico con un’accurata ricostruzione attraverso voci differenti che spaziano dallo spionaggio più avventuroso, stile 007, a quello più psicologico e realistico alla Le Carrè.

Delos non è nuova a collane di spionaggio. “Dream Force”, curata dallo stesso Di Marino e dedicata alla spy story più d’azione, ha raggiunto gli oltre 100 episodi e “Delos Passport”, curata da Fabio Novel, che tratta di geopolitica attuale. In tutti gli store digitali i primi due episodi dai primi di ottobre: Il ponte delle Spie (Di Marino) e Morte a Venezia (Verrengia).

L.

– Ultimi post simili:

 
Lascia un commento

Pubblicato da su ottobre 16, 2019 in Uncategorized

 

Tag:

[45 giri] The Eddy Duchin Story

La mia collega Ivana, sapendo la mia patologica passione per collezionare ogni tipo di roba gratuita si trovi in giro (quindi più un “accumulatore seriale” che un collezionista!), si è presentata un giorno con una busta piena di copertine di vecchi 45 giri: i vinili sono andati persi, sono rimaste solo le copertine. Tutto materiale privo di valore, quindi, ma irresistibile: perché non presentare qualche chicca anche qui? Sarà come fare insieme una visita in un mercatino dell’usato…

Questo disco mi sa che non è un’edizione italiana: non c’è una sola parola nella nostra lingua, né data di copyright. Comunque è tratto dalla colonna sonora del film “Incantesimo” (The Eddy Duchin Story, 1956) di George Sidney, con Tyrone Power e Kim Novak, e questo mi riporta alla mente un ricordo lontano.

Ero bambino quando i miei guardarono questo film in TV, e ovviamente un drammone hollywoodiano era la cosa più noiosa della storia del mondo, per un ragazzino. (Oddio, pure da adulto non è che mi diverte gran che!) Credo di essermi lamentato per la fissità totale delle immagini e la noia di questi attoroni che non facevano niente per tutto il tempo – malgrado teoricamente parli del pianista americano Eddie Duchin, in realtà si parla solo di storie d’ammore in salsa hollywoodiana – al che mia madre ha cercato di “pepare” un po’ la storia, per cercare di coinvolgermi.

Dunque mi disse di resistere alla noia perché il protagonista sarebbe morto suonando il piano. Non so se le mamme di oggi direbbero una cosa del genere al figlio, ma con me funzionò, e l’immagine tragica di un pianista che muore suonando mi conquistò subito, spingendomi a resistere alla mortale noia del film.
Purtroppo non andò come sperato, e la morte truculenta che aspettavo non venne: semplicemente nel fotogramma finale del film l’attore scompare, e quello simboleggia la sua morte. Tanta attesa per niente…

L.

– Ultimi post simili:

 
8 commenti

Pubblicato da su ottobre 14, 2019 in Uncategorized

 

Tag:

[Festival della Mente 2019] Francesca Rossi

Venerdì il viaggio in auto in ufficio è stato particolarmente lungo, per via di un incidente che ha rallentato la circolazione sul Grande Raccordo Anulare – sai che novità! – ma per fortuna avevo Francesca Rossi a farmi compagnia, grazie al suo intervento al Festival della Mente 2019 che ho ascoltato nell’autoradio.

L’uscita per Feltrinelli del suo saggio Il confine del futuro è l’occasione per parlare di Intelligenza Artificiale, forte anche del fatto che nel 2020 la professoressa sarà presente a quello che si preannuncia il più grande convegno mondiale sull’argomento. Quindi chi meglio può aggiornarci sullo stato dell’opera?

Di Intelligenza Artificiale se ne parla da tempo immemore, eppure – come ben specifica la professoressa – ancora dobbiamo capire cosa sia l’intelligenza “normale”: saremo davvero in grado di passare addirittura a quella “artificiale”? Quando sento dire che cani o gatti o comunque animali domestici sono intelligenti, mi viene sempre da sottolineare: non è esatto, semplicemente ci sembrano intelligenti quando si comportano in modo simile al nostro. A sorpresa scopro che l’Intelligenza Artificiale si basa sullo stesso discorso: si cerca di creare una sorta di “cervello elettronico” che prenda decisioni come le prenderemmo noi, partendo dal presupposto che noi ci consideriamo intelligenti.

Ricordo quando il compianto etologo Dànilo Mainardi mi spiegava, dai suoi libri o dalle sue partecipazioni a “SuperQuark”, le infinite intelligenze animali, spesso così lontane dalla nostra che per molto tempo non le abbiamo accettate. Un polipo è intelligente quasi quanto un cane, ma il cane è il nostro migliore amico: il polipo lo sbattiamo sugli scogli e ce lo mangiamo. Semplicemente perché il suo comportamento non assomiglia in nulla al nostro, al contrario del cane.
In fondo è lo stesso sentimento che portò Garry Kasparov ad infuriarsi per essere stato sconfitto da un computer: doveva esserci un trucco, doveva esserci qualcuno dentro la macchina, manco fosse il Turco di Edgar Allan Poe! Chi mai poteva esserci nascosto in una macchina a battere il campione mondiale di scacchi?

La Rossi ci aggiorna sul fatto che “scacchisti contro computer” è ormai storia antica, perché ci sono computer che vincono anche a go e a poker. (Non so come facciano, visto che credo parte integrante del poker sia anche la poker face, il saper bluffare o ingannare l’avversario, tutti comportamenti preclusi ad un qualsiasi computer.)

L’informazione che più mi ha colpito è uno studio di cui purtroppo non ricordo i dati precisi – li trovate nell’intervento! – ma solo il “succo”. Hanno fatto un esperimento diagnostico in un ospedale, diviso in tre parti: per una diagnosi dei pazienti si sono rivolti alle macchine, altri a dottori umani e altri ancora all’azione congiunta di dottori e macchine. La percentuale di errore delle macchine e delle persone è praticamente la stessa, ma questa percentuale si abbatte nel caso dei due uniti. Quando un essere umano interagisce con una macchina, la qualità dei risultati è straordinariamente superiore rispetto all’azione singola dei due.

Per questo la Rossi ha subito specificato che l’obiettivo è lavorare sempre più insieme alle macchine, non in concorrenza reciproca, liberando anche il campo da idee di fiction come Skynet: non lo cita ma è chiaro che si riferisca all’idea di James Cameron quando parla di computer che prendono autocoscienza e decidono di liberarsi degli esseri umani. Sono trovate ottime per la narrativa di genere ma non c’entrano nulla con l’Intelligenza Artificiale e gli studi che si stanno portando avanti. Studi che ovviamente devono per forza di cosa continuare a chiedersi cosa sia la razionalità, visto che sembra impossibile stabilire l’intelligenza.

Il mio dubbio su questa scienza è proprio sulla razionalità. Si cerca di creare un cervello elettronico che dia risposte razionali e si chiama Intelligenza Artificiale, quando invece ciò che ha decretato il successo umano sulla Terra non c’entra nulla con la razionalità, men che meno con la logica. La storia umana non è fatta di razionalità, è fatta di pulsioni, di odio, di vendetta, di brama di conquista, di ebbrezza del potere e delirio di onnipotenza: come si possono “insegnare” queste nozioni umane basiche ad una macchina? Come si può insegnare ad un computer il comportamento totalmente illogico che guida una qualsiasi persona? Come si può insegnare ad una macchina razionale a distruggere il proprio ambiente perché la nostra casa dev’essere più bella del vicino e ad avvelenare se stessi perché così prende meglio il cellulare? Temo che nessuna macchina lo capirà mai…

In attesa di un’intelligenza illogica ed emotiva – che in fondo è quella che preferiscono scrittori e sceneggiatori, coi loro robot rancorosi e vendicativi – la professoressa Rossi ci regala uno sguardo complessivo su tutto ciò che riguarda l’Intelligenza Artificiale, partendo dalle basi ed arrivando fino ad oggi. L’incredibile semplicità, scorrevolezza e densità dell’intervento è sorprendente: malgrado l’argomento potrebbe risultare molto tecnico, la bravura della professoressa sta nel renderlo accessibile a tutti. In più punti mi ritrovavo a stupirmi di star capendo argomenti così complessi! Il bravo divulgatore fa sentire i propri ascoltatori degli esperti.


Ascolta (o scarica) l’intervento:

Il nostro futuro con l’Intelligenza Artificiale
Sabato 31 agosto 2019
[scarica in mp3]

L’Intelligenza Artificiale (IA) sembra un concetto fantascientifico ma è già presente nella nostra vita. Ci permette di avere servizi personalizzati, ottimizzare i processi aziendali, riconoscere frodi, valutare i rischi, migliorare le terapie e le diagnosi mediche. E molto di più potrà essere fatto quando l’IA saprà apprendere e ragionare. Ma l’enorme potenziale di questa tecnologia pone anche delle legittime preoccupazioni sull’uso dei dati, le possibili discriminazioni, l‘allineamento ai valori umani, la trasparenza, la necessità di capire come l’IA prende decisioni, l’impatto sul mondo del lavoro. È nostra responsabilità progettare il futuro che vogliamo, identificando linee guida etiche per l’IA e definendo linee guida che la indirizzino in direzioni benefiche per gli individui, la società e l’ambiente.


Guarda l’intervento:

L.

– Ultimi post simili:

 
1 Commento

Pubblicato da su ottobre 11, 2019 in Recensioni

 

Tag:

[Pseudobiblia] Il romanzo di un amore (2015)

Continua il viaggio nei filmetti rosa a sfondo pseudobiblico, stavolta con un concentrato iperproteico di smielata zuccherosità trasmesso da La5 (Mediaset) all’interno di un ciclo dal titolo più che eloquente: “Cinquanta sfumature d’amore”. Già sento che mi si stanno cariando i denti da tutto questo zucchero!

Stavolta la celebre Hallmark si dà al gioco di parole romantico-letterario con il suo A Novel Romance (2015), delizioso titolo che può indicare sia un “novello amore” che una “novella d’amore”, a cercare di riportare in italiano il gioco. Non ci provano neanche, i titolisti italiani, così lo trasmettono il 4 ottobre 2019 con il titolo “Il romanzo di un amore“, doppiato in esclusiva dalla consueta La Bibi.it.

Il celebre romanziere Liam Bradley (Dylan Bruce) sta creando la sua nuova opera, seduto in una stanza vuota davanti ad un finestrone, con una enorme scrivania vuota – più un tavolo, che una scrivania – e scrive con la sinistra su un foglio tenuto con la destra: ma chi ha concepito ’sta follia? Perché non si mette comodo? Sembra stia prendendo gli appunti per la lista della spesa. In effetti quello che scrive non sembra di qualità migliore:

Tipico scrittore di New York

«Eva seppe che quella era l’ultima volta che lo vedeva: l’ultima volta che vedeva l’uomo che le aveva rubato il cuore…»

Bradley stesso è nauseato da ciò che ha scritto e butta via il foglio. Ah, ora ho capito: gli autori volevano far capire che il romanziere è insoddisfatto e volevano mostrare il solito gesto dello scrittore che strappa il foglio. Forse pensano di star rivolgendosi ad un pubblico femminile stagionatello e che magari non sa che dagli anni Ottanta tutti gli scrittori usano un computer, e quindi il gesto dello strappare il foglio rimane puro intrattenimento filmico, peraltro totalmente privo di qualsiasi senso.

Che scrittore è, se non getta via pallottole di carta?

Scopriamo subito che il nostro autore travagliato è alle prese con la temibile “seconda opera”, cioè il momento chiave di ogni artista: dove si capisce se il successo della prima è stato un caso o se c’è del vero talento. Il fatto che il nostro romanziere non riesca a scrivere due parole insieme fa propendere per il primo caso.
Comunque il suo primo romanzo – “La prima stella della sera” (First Star of Evening) – è stato un successone grazie anche alla trovata di usare uno pseudonimo avvolto nel mistero: chi è Gabriel August? E chi se ne frega?

Ora però con l’imminente uscita del suo nuovo libro, “By The Lighthouse“, il baldo autore per contratto deve “rivelarsi” e ha paura: come farà a fare la figura del grande romanziere se non riesce più a mettere due parole in fila?

Il mistero dello scrittore misterioso

La sua agente Jackie (Camille Mitchell) gli consiglia di prendersi una pausa da New York e tornare nella casa di famiglia a Portland, e durante il viaggio in aereo la melassa crolla potente sulla storia. Accanto a lui sull’aereo si siede Sophie Atkinson (Amy Acker) dal sorriso totale, e appena iniziato il viaggio lei tira fuori un libro. Avete già indovinato quale: il libro del misterioso Gabriel August. Addirittura un’anteprima, visto che non è ancora uscito in libreria.

Un incontro drammaticamente ovvio

Incuriosito, Bradley cerca di capire che ne pensi questa sua lettrice in anteprima, ed esce fuori che sì, è carino… però il primo libro di August era decisamente migliore.

«Credo che il primo libro abbia avuto così successo perché era una storia autentica: era molto facile identificarsi.»

A chiudere la coltellata nella schiena, la donna gli consiglia caldamente il primo libro… «Mentre questo, lascialo perdere: è troppo deludente. È tutto troppo finto, è come se avesse preso il primo romanzo, lo avesse messo nel frullatore e gli avesse dato un altro titolo».
Romanzieri si sono dati all’alcol, alle droghe o al suicidio per recensioni decisamente più morbide di questa… ma questo è un romance, quindi il nostro Bradley incassa con piacere e addirittura sorride.

Chi sarà mai il beota che si nasconde dietro questo pseudonimo?

Sbarcati a Portland Liam dà un passaggio in limousine a Sophie, che ovviamente sale in auto del primo sconosciuto incontrato, e poi devono dividersi. Il nostro scrittore raggiunge la catapecchia che la famiglia gli ha lasciato – una villa hollywoodiana con piscina – e finalmente usa il computer… No, non per scrivere: per cercare Sophie nei social! Cerca “Sophie Portland”, ricalcando in pratica Che bella giornata (2011) di Checco Zalone!

Come al solito, il computer serve solo per rimorchiare…

Come possono incontrarsi due sconosciuti a Portland? Semplice, basta che uno sia uno scrittore misterioso che sta per rivelarsi in una libreria… e l’altra sia una giornalista con il compito di rivelare ai propri lettori l’identità del misterioso Gabriel August: ah, che intreccio intrecciato, che nodo avviluppato, che più sgruppa e poi raggruppa, per dirla alla Rossini.

Lo scrittore timidone

Il timidone non si presenta e alla fine Sophie stronca il suo libro: almeno così, però, autore e recensore finalmente si trovano. Inizia la storia d’amore dove lui scopre che lei odia le celebrità, essendo rimasta scottata con una storia d’amore con un giocatore di football che la tradiva. Quindi il nostro scrittore deve spacciarsi per consulente finanziario, perché ha paura che la notorietà del suo alter ego spaventi Sophie.
Intanto le consiglia di mollare il giornale e seguire il suo vero sogno, e Sophie lo fa: apre un sito di recensioni letterarie. Soldi a palate! Bah…

Uno scrittore con tanto cuore ma soprattutto tanti soldi

Il picco della sceneggiatura arriva quando per il proprio sito Sophie ottiene l’esclusiva di intervistare il vero autore che si cela dietro Gabriel August… e il dramma esplode: lei non vuole un altro uomo che la inganni e se ne va.

«Io per anni ho fatto finta di non essere Gabriel August, di essere molto meglio di lui, di saper scrivere romanzi autentici che parlassero di gente vera, ma che cosa c’è di più vero di una storia d’amore che si chiude?»

In altre mani avremmo avuto magari uno studio migliore del personaggio, uno scrittore che si crede migliore del proprio pseudonimo, ma ovviamente qui è tutto buttato via: è il solito impaccato di soldi che si innamora della donna che invece bada solo ai sentimenti veri. Che schifo, i soldi…

Aprite i rubinetti della melassa!

Potete scommettere che la delusione d’amore con Sophie finirà in un libro, e così invece del preventivato “Tramonto a Vienna” (Vienna Sunset) che non riusciva a scrivere, la nuova opera di Gabriel August si intitola “Ritorno a Forest Park” (Return to Forest Park) ed è firmata Liam Bradley: è il momento di uccidere August… sperando che la metà oscura non si ribelli!

Dubitavate dell’happy ending?

Zucchero melassato e buoni sentimenti spiccioli indondano questo come ogni altro prodotto similare, ma almeno stavolta c’è dietro una ghiotta storia di libri falsi e falsi autori.

Chiudo lasciando traccia del doppiaggio italiano.

Personaggio Attore Doppiatore
Liam Dylan Bruce Simone D’Andrea
Sophie Amy Acker Franceca Fiorentini
Jackie Camille Mitchell Melina Martello
Nina Tammy Gillis Eleonora De Angelis

Doppiaggio La Bibi.it
Edizione italiana a cura di Letizia Pini.
Dialoghi italiani: Daniela Carrieri.
Direzione del doppiaggio: Anna Cesareni.
Sonorizzazione: NC.
Mixage: Riccardo Canino.

L.

– Ultimi post simili:

 
10 commenti

Pubblicato da su ottobre 7, 2019 in Pseudobiblia

 

Tag:

[Festival della Mente 2019] Alessandro Barbero

Da quindici anni sono un estasiato ascoltatore delle conferenze di Alessandro Barbero, scoperto per puro caso nella compianta trasmissione “Alle 8 della sera” di RadioRai2: appena mi sono imbattuto nel sito del Festival dela Mente di Sarzana che permetteva di vedere, ascoltare e scaricare gli interventi annuali del professor Barbero, è stato ovviamente amore a prima vista.

Attendo sempre con ansia, da anni, la fine dell’estate: a fine agosto o inizio settembre si svolge il Festival della Mente e quindi ci saranno tre nuove splendide lezioni storiche di Barbero! Quest’anno il tema “uno e trino” scelto è “Le rivolte popolari nel Medioevo“, tre lectio magistralis tenute fra il 30 agosto e il 1° settembre 2019.

Da questi tre interventi scopro che si dice “rivolta” quando finisce male e non cambia niente, “rivoluzione” quando qualcosa cambia davvero. Anche se non sempre finisce bene. Le premesse sono sempre uguali, un potere opprimente che tira troppo la corda sui più deboli e i più deboli finiscono per darsi alla violenza. Lo sviluppo è sempre uguale, la violenza sfugge di mano e la ragione si trasforma in torto. La fine è sempre uguale, l’ordine è ristabilito con un uso maggiore di violenza, e i potenti tornano a fare i potenti e a tirare la corda. In attesa della prossima rivolta. Un’altra grande prova che la storia non insegna…

Alessandro Barbero nell’intervento del 30 agosto 2019

La narrazione è come sempre perfetta e appassionante, ho ritrovato nomi ed eventi che sicuramente ho studiato a scuola – ne ho vaghe reminiscenze – ma che proprio per questo ho dimenticato, visto che come dice Longanesi «Tutto quello che non so, l’ho imparato a scuola». Tre storie in luoghi lontani e con culture differenti eppure straordinariamente simili, raccontate con la grande passione che contraddistingue Barbero e con una narrazione più simile ad un thriller che ad una noiosa lectio magistralis. Riusciranno i rivoltosi ad avere giustizia? Ovvio che no, ma Barbero è così bravo che ti porta a sperare…

Curiosamente l’ultima delle tre rivolte è scoppiata perché i ricchi hanno imposto una “tassa piatta”… Di nuovo, la storia non insegna nulla.

Uno dei tanti pregi di Barbero è che non si limita a raccontare con passione una storia: ci spiega anche come faccio a sapere tutto ciò che sappiamo. Ci parla delle fonti, in un mondo social che crede a tutto con gli occhi chiusi e la bocca aperta, ci racconta di chi erano quelli che hanno tramandato gli eventi a noi noti e come la pensavano: spesso i cronisti erano fortemente avversi ai protagonisti delle storie narrate, e di questo va tenuto conto.
Insomma, uno storico a tutto tondo che ci fa entrare nella storia, non si limita a raccontarcela.

Per finire, attingo alla generosità del sito del Festival e linko di seguito gli interi interventi di Barbero, sia in audio (da sentire o scaricare) che in video.
Ricordo anche la pagina in cui potete ascoltare (o scaricare in mp3) tutti gli interventi di Barbero al Festival della Mente, dal 2007 ad oggi!


Ascolta (o scarica) gli interventi:

La Jacquerie dei contadini francesi (1358)
Venerdì 30 agosto 2019
[scarica in mp3]

Era l’epoca della Guerra dei cent’anni. La Francia era invasa dagli inglesi, e i nobili francesi, i più orgogliosi del mondo, passavano di sconfitta in sconfitta. Nel 1356, alla battaglia di Poitiers, era addirittura caduto prigioniero del nemico il re di Francia, Giovanni il Buono. Neppure due anni dopo, all’improvviso, così come scoppia un incendio, i contadini dell’Île-de-France (i Jacques, come erano soprannominati) cominciarono ad attaccare i castelli, ad ammazzare i signori, a violentare le loro donne, gridando che visto che i nobili non erano capaci di difendere il paese, non c’era nessun motivo di continuare a mantenerli.

La rivolta dei Ciompi (1378)
Sabato 31 agosto 2019
[scarica in mp3]

Firenze, la città più ricca del mondo, era governata dal popolo. Il governo era in mano alle Arti, le corporazioni di mestieri che rappresentavano il mondo del lavoro. Ma nelle Arti chi contava erano gli imprenditori, i banchieri, gli industriali, tutt’al più i bottegai: non certo gli operai dell’industria tessile, i ciompi, che lavorando i panni a domicilio creavano la ricchezza della città. Finché un giorno gli operai decisero che anche loro dovevano essere coinvolti nel governo della città, e occuparono le piazze, pronti a farsi uccidere se necessario, pur di far sentire la loro voce.

La rivolta dei contadini inglesi (1381)
Domenica 1° settembre 2019
[scarica in mp3]

Alla fine del Medioevo la servitù della gleba era scomparsa dappertutto in Europa; tranne in Inghilterra. Lì la maggior parte dei contadini erano legati per nascita a un lord o a un monastero, e non potevano cambiare vita senza il permesso del padrone. Qualcuno dei loro parroci predicava che questo non era giusto, che tutti gli uomini sono stati creati uguali, e che al tempo di Adamo ed Eva non esistevano né servi né gentiluomini. E così, i contadini di tutta l’Inghilterra si misero in marcia verso Londra, per andare dal re e costringerlo ad abolire la servitù, e a dichiarare che sul suolo inglese tutti gli uomini erano liberi e uguali.


Guarda gli interventi:

L.

– Ultimi post simili:

 
12 commenti

Pubblicato da su ottobre 4, 2019 in Recensioni

 

Tag:

Colpo su colpo (2019)

Queste ultime due settimane sono stato catturato da una lettura appassionante e trascinante, anche se forse nel finale non mi ha pienamente soddisfatto. Sto parlando del romanzo “Colpo su colpo” di Riccardo Gazzaniga, autore Einaudi ma che stavolta pubblica per Rizzoli. A sua detta non è stato facile trovare una casa editrice che credesse nel romanzo quanto ci credeva lui. E quanto ci credeva sua moglie: scomparsa proprio mentre iniziava l’editing di questo libro.

Questa rivelazione dell’autore fa capire il clima di morte e perdita che si respira per tutto il romanzo, e fa chiedere se la trama sia stata modificata dopo il tragico evento familiare. In ogni caso, è impossibile non considerare Colpo su colpo un “figlio” del film Million Dollar Baby (2004) di Clint Eastwood, e non mi riferisco solo alla protagonista che vuole combattere bensì all’atmosfera: morte, morte e altra morte. E il combattimento come pura tappezzeria.

Questa non vuole essere una critica, Colpo su colpo l’ho divorato ed è un romanzo che colpisce forte al cuore, per i personaggi e per la situazione: purtroppo entrambi fortemente derivativi dal “film sbagliato”, ma di questo parlerò più avanti.
Giada Pastorino è una adolescente con una valanga di problemi. Oltre a quelli classici dell’adolescenza – incomprensione con i genitori, dubbi amletici, piccoli problemi di cuore ecc. – ne ha altri belli grossi. Per esempio è lesbica, e nel 2019 questo non dovrebbe rientrare nella categoria “problemi”. Cinema e TV sono pieni di esempi di integrazione, in cui tutti si vogliono bene e si accettano così come sono. Ma appunto è finzione.

Giada vive in una Genova ferita, dove i ponti ti crollano in testa, dove non c’è più alcuna certezza… anzi, no, una certezza c’è: i froci li dovrebbero tutti ammazzare. Questa è la realtà, che nessuna finzione potrà mai modificare. Giada dunque si ritrova “diversa” in un mondo di “uguali”, resi simili dall’odio per il diverso. In un mondo di social dove basta un niente per essere condannati in pubblica piazza: una ragazza a cui piaccia menare le mani e a cui piaccia la figa… è una vittima sacrificale in attesa dell’imminente mattanza.

Con un padre poliziotto che ormai ha più dubbi che certezze, con una madre social in eterno terrore che qualcosa possa metterla in imbarazzo, non c’è spazio per una figlia con grandi problemi, quindi ognuno è solo e ognuno vive male la propria realtà. E qui arriva l’arte del combattimento, che dovrebbe portare regole in un mondo allo sbando, onore in una civiltà umana corrotta ed epica nello squallora. Però, come dicevo, Gazzaniga si rifà al “film sbagliato”.

Se l’autore avesse visto capolavori come Girlfight (2000) o Fighter (2007), avrebbe avuto esempi grandiosi a cui rifarsi: invece ha visto quella mosceria fatta di morte e pensatume di Million Dollar Baby e ha pensato bene di rifarsi a quello stile. Scrivendo un romanzo fatto di morte e pesantume, con un finale non all’altezza. Nei due film citati, abbiamo due adolescenti in famiglie problematiche, con grandi problemi irrisolvibili e l’intera comunità contro: nella lotta trovano riscatto e ordine mentale. Questo sembrava voler raccontare Gazzaniga, invece si rifà al film di Eastwood, dove il combattimento non conta nulla e si parla solo di morte, così ha scritto un romanzo dove la savate, la storica arte marziale europea, fa giusto da sfondo ad una storia di morte, e il contributo alla vita della protagonista è straordinariamente evanescente. Lo dimostra quel finale, che mi ha davvero smontato.
Non basta citare qualche celebre storia di cambioni di boxe e sparare lì qualche massima – come fa appunto Million Dollar Baby – per aver intrecciato l’arte del combattimento con la vita. Schema vorrebbe che Giada impari dalla lotta ad affrontare la vita e i suoi problemi, che cioè impari la base di ogni arte marziale: la strategia. Invece questo non avviene, rendendo totalmente inutile la scelta di fare di lei un’aspirante lottatrice.

Una narrazione splendida che mi ha catturato subito ma che purtroppo non corrisponde ad una trama parimenti corposa: se l’autore avesse visto i due rari film invece della mosceria di Eastwood, forse avremmo un romanzo molto diverso.

L.

– Ultimi post simili:

 
2 commenti

Pubblicato da su ottobre 2, 2019 in Recensioni

 
 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: