Howard Phillips Lovecraft è stato il fulcro centrale di un processo creativo che ha dato vita a molti pseudobiblia. Oltre al proprio “Necronomicon” e agli “Unaussprechlichen Kulten” creati da Robert E. Howard, ora è la volta del “Libro di Eibon”, che viene anche citato in latino (“Liber Ivonis”) e in francese (“Livre d’Eibon”), pseudobiblion che Lovecraft crea insieme all’amico e collega scrittore e poeta (e scultore!) Clark Ashton Smith.

"Strange Tales", gennaio 1932

“Strange Tales”, gennaio 1932

Nel numero di gennaio 1932 di “Strange Tales” Smith cita per la prima volta il nome di Eibon («l’infame eretico») all’interno del racconto “La porta di Saturno” (The Door to Saturn; in Italia, nell’antologia “Al di là del tempo e dello spazio”, MEB 1979, poi ne “I Miti di Cthulhu” n. 32, Fanucci 1989).
Questo Eibon è un potente stregone che «stava acquistando troppa fama e prestigio tra la gente di Mhu Thulan, l’ultima penisola del continente di Hyperborea», così per poterlo accusare vennero messe in giro voci (non proprio false) secondo le quali

«Eibon era devoto al Dio pagano a lungo discreditato, Zhothaqquah, la cui adorazione era incalcolabilmente più antica dell’uomo, e che la Magia di Eibon derivava dalla sua illecita affiliazione a questa oscura Deità, che era scesa attraverso altri mondi da un universo straniero, in tempi primordiali, quando la Terra ancora non era altro che una palude fumigante.»

Malgrado vari tentativi, Eibon sfugge alla persecuzione e continuerà a mettere in atto oscuri malefici.
Nello stesso periodo (sul numero di gennaio-febbraio 1932 di “Weird Tales”) Lovecraft inserisce l’opera dello stregone ne “La casa delle streghe” (o “I sogni nella casa stregata”, The Dreams in the Witch-House, pubblicato solo nel 1933):

«Gilman aveva già carpito allo spaventoso Necronomicon di Abdul Alhazred, al frammentario Libro di Eibon e agli Unaussprechlichen Kulten di von Junzt, impubblicabili per legge, più di un’inquietante informazione che aveva messo in relazione alle sue formule sulle proprietà dello spazio e le sue dimensioni note e ignote».

L’ottobre dello stesso anno su “Wonder Stories” la scrittrice Hazel Heald lo rende protagonista de “L’uomo di pietra” (The Man of Stone; in Italia, nell’antologia “Sfida dall’infinito”, Fanucci 1976), racconto che in realtà è quasi interamente frutto di Lovecraft (che scriveva spesso racconti per altri facendoli passare per collaborazioni): nel racconto viene stilata la storia del manoscritto contenente i malefìci di Eibon arrivato ai giorni nostri, di cui parlerò a breve.

Libri misteriosi in copertina per uno dei testi di Smith

Libri misteriosi in copertina
per uno dei testi di Smith

Nel gennaio del 1937, sempre su “Weird Tales”, Lovecraft lo inserirà nella biblioteca fantastica del racconto “La cosa sulla soglia” (The Thing on the Doorstep; in Italia, nell’antologia “I mostri all’angolo della strada”, Mondadori 1966):

«Di nascosto dai suoi leggeva cose come il terrificante Libro di Eibon, gli Unaussprechlichen Kulten di Von Junzt e il Necronomicon, opera proibita dell’arabo pazzo Abdul Alhazred».

Clark Ashton Smith riprende in mano Eibon e il suo Libro nel “Weird Tales” del luglio 1933, rendendolo protagonista del racconto “Ubbo-Sathla” (id.; in Italia, “I Miti di Cthulhu”, Fanucci 1975):

«quello strano e raro volume di dimenticate scienze occulte arrivato, attraverso diverse e molteplici traduzioni, dall’originale preistorico scritto nella dimenticata lingua dell’Iperborea»

Va da sé che al “gioco” si siano uniti moltissimi altri autori, come il Robert Bloch de “Il Demone oscuro” (The Dark Demon, “Weird Tales” novembre 1936; in Italia, nell’antologia “Il Dio che uscì dalla tomba”, SIAD 1979):

«Lui stesso non era superstizioso, ma era costretto ad ammettere che alcuni dei suoi sogni coincidevano stranamente con brani di libri come il Necronomicon, i Misteri del Verme, e il Libro di Eibon»

Nei successivi decenni, fino ad oggi, si sono alternate antologie che raccolgono racconti che citano, o addirittura sono incentrati sul “Libro di Eibon”: raramente però hanno visto una traduzione italiana.

Un po’ di storia di questo Libro la otteniamo nei primissimi riferimenti. Ne “L’uomo di pietra” la Heald (Lovecraft) racconta che nel 1587 viene impiccato Nicholas Van Kauran, mago di Wijtgaart, e la sua casa data alle fiamme. Dall’incendio, però, il “Libro di Eibon” viene salvato da William, il nipote del mago, dando il via ad una discendenza di persone che, nel corso dei secoli, ha usato ed abusato dei poteri provenienti dal Libro.

Omaggio al Libro di Eibon a cura di EldritchDark

Omaggio al Libro di Eibon
a cura di EldritchDark

L’ultimo dei discendenti dei Van Kauran, racconta che

«Tutto congiura contro di me, e se continua di questo passo dovrò usare i segreti del “Libro” e invocare certe Potenze».

Ma davanti ad un tradimento, egli cede ed arriva addirittura a citare la pagina dove ha trovato il maleficio adatto:

«Ho trovato la formula in un manoscritto inserito a fronte della pagina 679 del “Libro”. Dalla grafia giudico che sia opera del bisnonno Bareut Picterse Van Kauran… quello che scomparve da New Paltz nel 1839. “Iä! Shub-Niggurath!” Il Capro dai Mille Cuccioli! Per essere chiari, ho trovato il modo di trasformare in pietra i due bastardi».

Il “Libro di Eibon” è quindi una raccolta di malefici, più che una porta verso altre dimensioni come alcuni suoi illustri “colleghi” pseudobiblia. Smith racconta che è «il frutto di ricerche di un celebre Stregone di Hyperborea dal quale aveva preso il nome. Consisteva in una raccolta di oscuri malefici, di liturgie, di riti e incantesimi sia demoniaci che esoterici» (da “Ubbo-Sathla”).

Va citato anche qui, come per gli Unaussprechlichen Kulten, il “Mistero Munn”: essendo i racconti di Harold Warner Munn arrivati in Italia in totale confusione, anzi essendo praticamente sicuro che non sono arrivati in quanto è sempre stato tradotto lo stesso testo tardo spacciato volta per volta per racconti diversi, abbiamo il paradosso che Munn cita il “Libro” PRIMA che questi sia nato… Ovviamente è un errore solo italiano dovuto a traduzioni imprecise che mai nessuno in quarant’anni si è preso la briga di sistemare…

dal film ...E tu vivrai nel terrore! L'aldilà (1981) di Lucio Fulci

dal film …E tu vivrai nel terrore! L’aldilà (1981) di Lucio Fulci

In chiusura, merita una citazione l’unica apparizione cinematografica del “Libro”. Nel 1981 lo si ritrova al centro di una vicenda horror-spiritistica nel film “E tu vivrai nel terrore. L’aldilà” diretto da Lucio Fulci.

Liza (Catriona MacColl) crede di vedere il "Libro di Eibon" in una libreria antiquaria

Liza (Catriona MacColl) crede di vedere il “Libro di Eibon” in una libreria antiquaria

Lo sceneggiatore Dardano Sacchetti fa del “Libro di Eibon” una chiave per accedere a dimensioni infernali… esattamente quello che il libro non è…

dal film ...E tu vivrai nel terrore! L'aldilà (1981) di Lucio Fulci

dal film …E tu vivrai nel terrore! L’aldilà (1981) di Lucio Fulci

Siamo in Louisiana, e nell’Hotel Sette Porte (notate il nome!) viene ritrovata una copia del “Libro“. «La sette terribili porte sono nascoste sulla Terra e nei mari» legge il dottor John McCabe (David Warbeck), il quale scopre che «secondo il “Libro di Eibon” in questa casa c’è una delle sette porte dell’Inferno.» Ma va’? Dato il nome dell’hotel è un colpo di scena davvero inaspettato…
Comunque è una interpretazione apocrifa, perché noi sappiamo che il “vero” “Libro di Eibon

«contiene gli incantesimi più antichi e le formule più segrete di Yog-Sothoth e di Sodagui, ormai dimenticate dagli uomini» da “La santità di Azéradac” (The Holiness of Azéradac, “Weird Tales” novembre 1933; in Italia, nell’antologia “Genius Loci”, MEB 1978).

Per finire, ecco un’altra citazione dal “Libro”:

«“Iä R’lyeh!” Lode al signore Tsathoggua!».

Degli altri pseudobiblia inventati da Clark Ashton Smith parlerò in seguito.