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[Books in Movies] The Point Men (2001)

Un libro abbandonato sulla spiaggia

Già ho parlato su Il Zinefilo del film “The Point Man. Creato per uccidere” (The Point Men, 2001) di John Glen (in DVD MHE), mentre qui vale la pena citare una curiosa citazione libraria.

Un terrorista amante della narrativa americana

Il pericoloso terrorista Amar Kamil (Vincent Regan) sta uccidendo uno per uno gli uomini del servizio segreto israeliano che gli avevano dato la caccia. Ora è la volta di una delle colleghe del protagonista: per attaccare bottone Amar afferra il libro che la donna sta leggendo e dimostra di conoscerlo bene.

Il libro in questione è “Nightfall” (1947) di David Goodis, giunto in Italia nel 1956 con il titolo “Il buio nel cervello” (“I Libri Gialli” Mondadori n. 374, traduzione di Bruno Just Lazzari).
Nel 2006 la Fanucci lo ristampa come “Il vuoto nella mente“, con ritraduzione di Simona Fefè.

Dal romanzo è stato tratto il film “L’alibi sotto la neve” (Nightfall, 1956) di Jacques Tourneur, dal 2012 disponibile in DVD Sinister Film.

L’edizione del romanzo mostrata nel film risale proprio alla ristampa del 1956, legata probabilmente all’uscita del film.

Il film The Point Man è davvero una roba inguardabile, ma è curiosa questa citazione libraria: soprattutto perché siamo in Israele, e trovare edizioni anni Cinquanta di noir americani è quanto meno inaspettato.

L.

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Pubblicato da su gennaio 23, 2020 in Books in Movies

 

[Pseudobiblia] Third Person (2013)

Ieri sera su IRIS è andato in onda “Third Person” (2013), film corale scritto e diretto da Paul Haggis (in DVD RaiCinema 2015) con un cast stellare: visto che una delle storie raccontate parla di uno scrittore in crisi e un romanzo che non riesce a “nascere”, mi sembra l’occasione giusta per parlarne. Visto che è dal 2015 che vorrei recensire il film ma dimenticandomene sempre!

Come dicevo il film è una parata di grandi nomi, sia americani che italiani. Malgrado infatti faccia finta di essere ambientato in varie capitali europee, tutti gli esterni sono palesemente girati nella Capitale. Il momento più “alto” è quando Riccardo Scamarcio fa il barista maleducato.

La storia che qui interessa è quella di Michael (Liam Neeson), un romanziere che a giudicare dallo stile di vita possiamo immaginare di successo: sappiamo che ha addirittura vinto un Premio Pulitzer. Sta vivendo in albergo dopo essersi separato dalla moglie Elaine (Kim Basinger) e qui è raggiunto dalla giovane amante Anna (Olivia Wilde). Se la narrativa ci ha insegnato qualcosa, è che più sono famosi i romanzieri più sono banalotti nelle loro storie personali: questa storia non teme rivali, in quanto a banalità.

Uno scrittore in crisi

Al di là della sua scontata crisi di mezza età che l’ha portato fra le braccia della urticante Anna, Michael sta faticosamente lavorando al suo nuovo romanzo ma c’è un problema: «Credo che faccia schifo» è il suo giudizio. Non la pensa così il suo agente letterario, ma comunque mette le mani avanti: non lo pubblicherà. Il settore editoriale è cambiato, non c’è spazio per il genere che scrive Michael. «Sto vendendo libri di cucina scritti da stelle dei reality», si lamenta l’agente. Da quest’ultimo abbiamo uno scorcio sulla carriera dell’autore:

«Il tuo primo libro era folgorante, era feroce e brutale, senza pietà né pudore. Dio, sudavo mentre correggevo le bozze per quanto eri stato audace. Il secondo libro un po’ meno. Il terzo, il quarto… Ora costruisci personaggi a caso soltanto per giustificare la tua vita.»

I fatti stanno così: Michael ha perso il suo tocco, la sua arte. Il suo nuovo romanzo viene definito «imbarazzante», quindi la storia è bella che finita. A meno che…
A meno che l’autore non ritrovi la spietatezza che gli ha dato la fama. Per esempio la spietatezza di scrivere il suo nuovo romanzo parlando della sua amante e dei suoi terribili e umilianti segreti, qualcosa che la esporrà al giudizio di tutti per vendere più libri. Basta, come spietatezza?

Uno scrittore spietato e la sua prima vittima: la sua ispirazione

Di cosa parla il romanzo che sta scrivendo Michael e che non ha titolo? «Parla di un uomo che prova emozioni solo attraverso i personaggi che crea», e questa semplice descrizione ci fa subito pensare che i tanti personaggi del film corale siano in realtà solo estensioni dell’ispirazione del romanziere. Infatti le varie storie che sembrano slegate e quel che peggio banalotte – con tanto di stereotipi grezzi – non appena Michael decide di essere spietato… diventano tutte storie spietate. I personaggi si fanno crudeli e cominciamo a vedere i collegamenti che uniscono le varie vicende. Che in fondo… potrebbero essere tutte la stessa vicenda.

Non svelo il finale, che potrebbe avere anche più d’una interpretazione, ma l’unica frase che conosciamo e che finirà di sicuro nel nuovo romanzo è «Bianco è il colore della menzogna». E Anna, la sua amante, è sempre vestita di bianco… Che questo film si rifaccia al genere ghostwriting?

L.

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Pubblicato da su gennaio 20, 2020 in Pseudobiblia

 

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[Pseudobiblia] Biancaneve e i sette nani (1937)

I Beatles lo sapevano, si può fare tutto “con un po’ d’aiuto dai miei amici”, così quando Claudio Capriolo di “Cap’s Blog“, che sono onorato venga a leggermi, mi ha fatto notare che Pomi d’ottone e manici di scopa (1971) non era certo il primo film Disney a mostrare uno pseudobiblion, e che anche la decana Biancaneve aveva il suo bel “libro falso”, mi sono precipitato a bussare alla porta di Federico del canale YouTube Passoridotto: ce per caso ti avanza una pellicola italiana d’epoca di Biancaneve?
Federico è un appassionato collezionista che ho conosciuto grazie ad Evit di “Doppiaggi italioti” che mi ha fatto scoprire quanto l’Italia abbia perso con l’avvento del digitale: quasi cento anni di arte della distribuzione italiana sono persi per sempre, ma per fortuna ci sono collezionisti che amano conservarne tracce. Quindi non mi ha stupito la risposta di Federico: certo che ho la pellicola italiana d’annata di Biancaneve!

Perché mai ho posto quella domanda? Semplicemente perché proprio frequentando Evit e i suoi lettori ho scoperto – in realtà ricordato una nozione dimenticata – che per decenni la distribuzione italiana ricreava in italiano le scritte inglesi che apparivano nei film. Non è stato certo facile portare in Italia Via col vento (1939) o Il sospetto (1941) e riscrivere a mano tutti i telegrammi, i biglietti del treno e le lettere mostrate nei film: con Biancaneve e i sette nani (1937) c’era da scrivere non solo il titolo…

Il titolo italiano perduto, se non fosse per i collezionisti

… e l’introduzione…

Tutto il fascino di “C’era una volta…”

… ma anche i nomi dei nani da scrivere sui letti!

Incredibile… pure i nomi sui letti!

Ci sarà tempo più avanti per parlare delle varie edizioni uscite in Italia del celebre film Disney – dal 2014 distribuito anche in Blu-ray – ciò che qui mi preme è mostrare com’è stato reso in italiano lo pseudobiblion consultato dalla Regina cattiva.

Trasferiamoci nell’antro magico della Regina cattiva

Non reputando sufficiente limitarsi semplicemente ad indossare una maschera, la Regina cattiva decide di fare su se stessa un incantesimo per diventare ciò che in realtà teme di più: una vecchia rugosa. Chissà cosa penserebbe Freud di una donna ossessionata dalla bellezza che vi rinuncia spontaneamente per impedire ad un’altra di essere bella par suo.
Comunque per l’insano proposito servirebbe proprio un bel libro di magia: ce solo l’imbarazzo della scelta!

Non si legge bene, ma i titoli sono tutti tradotti in italiano

La Regina inizia a sfogliare “Disguises“, letteralmente “travestimenti” ma non riesco a leggere la traduzione italiana, data l’epoca non mi stupirebbe trovare “Mascheramenti”. Comunque la bieca regnante si assicura di mostrare all’obiettivo quei famosi “simboli satanici disneyani” che hanno fatto impazzire i cospiratori.

Sarà mica pubblicità occulta?

Finalmente la Regina trova l’incantesimo per diventare vecchia e brutta, e poi quello per mandare in coma Biancaneve: La Mela Stregata.

Che sia pubblicità occulta alla Apple ante litteram?

Purtroppo non sappiamo altro di questo libro se non che raccoglie incantesimi per ipovedenti, visto che tre semplici righe occupano mezza pagina!

Il resto della storia del film la sapete: è quella che crea il falso mito della felicità coniugale…

Un mito antico, che ha creato solo tanta sofferenza

Per finire, e per ringraziare Federico della sua fenomenale opera di conservazione, ecco dal suo canale i filmati della pellicola italiana del 1938 (ristampata in 16mm nel 1953) di Biancaneve.

L.

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Pubblicato da su gennaio 15, 2020 in Pseudobiblia

 

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L’itanglese di 7 uomini a mollo (2018)

Cosa fate quando avete il mouse tra le mani e state lavorando al computer? Più nello specifico, cosa fate con il vostro indice poggiato sul tasto del mouse? Provate a dirlo in italiano…
Non c’è una parola, dall’arrivo del personal computer negli anni Ottanta l’italiano si è tolto le mutande e al massimo ha italianizzato i termini inglesi, così con il dito sul mouse tutti noi clicchiamo. Abbiamo dimenticato tutte le parole italiane che l’informatica usava tranquillamente sin almeno dagli anni Cinquanta, non abbiamo mai cercato parole per battezzare il mouse… e quindi è già un buon risultato avere un verbo italiano ad indicare un’azione inglese. Contenti noi…

Anche altri Paesi hanno subìto il potente fascino della colonizzazione inglese, eppure lì la lingua continua a opporre resistenza, al contrario dell’italiano. Un simpatico caso me lo sono trovato davanti guardando il film francese “7 uomini a mollo” (Le grand bain, 2018) di Gilles Lellouche, distribuito da Eagle Pictures nei cinema italiani dal 20 dicembre 2018 e in DVD da aprile 2019.

Il comico Philippe Katerine interpreta Thierry, timido (e stempiato) manutentore di piscine che è abituato a gestire i macchinari “alla vecchia maniera”, cioè con le mani. Ma è arrivato il progresso, è arrivato il futuro, e ora tutte le piscine sono gestite dal computer: a Thierry è richiesto solo di fare il badante dell’apparecchio informatico, molto più intelligente di lui.
Mentre viene istruito sul funzionamento del macchinario, Thierry usa il mouse ma dice qualcosa di strano, che il giovane informatico al suo fianco subito corregge infastidito: si dice click. «Je click» (“io clicco”). Cosa mai ha osato dire il povero ingenuotto Thierry che ha infastidito il giovane informatico?

Ma insomma, che ci faccio col mouse?

«Je tapote» è un’espressione meravigliosa, perché dimostra come una lingua sappia capire una novità – cioè qualcosa che non esisteva quando la lingua ha preso forma – e sappia interpretare nuovi gesti con parole già note. “Io picchietto”, o “Io ticchetto”. Pensate al rumore che fuoriesce dal tasto del mouse quando con il dito cliccate sopra… Non è un picchiettìo, un ticchettìo? Sarebbe così osceno dirlo in italiano, noi che guarda caso siamo italiani? «Picchietta qui per aprire il sito»…

Anton Giulio Castagna adatta il film in italiano, per la direzione di Simone Mori, e così nella scena sentiamo la voce di Oreste Baldini dire: «Io picchietto». Ovviamente l’effetto è umoristico, ma non dovrebbe. Perché non dovremmo adattare in italiano un gesto che compiamo cento volte al giorno?

La versione inglese del film, “Sink or Swim“, ovviamente non può rendere il gioco di parole, ma lo stesso fa un ottimo lavoro: «I tap on». Rende perfettamente l’idea del picchiettare, che non è un “premere” ma una leggera e veloce pressione del dito. Però gli inglesi hanno click che è il verbo specifico per l’azione: anche noi italiani avevamo i verbi specifici per le azioni, addirittura resi in lingua italiana: roba vecchia, ormai…

Ho trovato anche la versione spagnola: «Agarro el ratón y aprieto». Non conosco lo spagnolo ma Google Translator rende con “Afferro il mouse e lo stringo”. Adoro il mouse reso con ratón: perché non lo chiamiamo tutti… il topone?
Scommettiamo che se i divi dei nostri tempi (cioè la gente qualunque che va a strillare in TV) cominciassero a dire “topone” d’un tratto sarebbe per tutti normale chiamare così il mouse? Mi batto per un’Italia in cui… si picchietti sul topone!

L.

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Pubblicato da su gennaio 13, 2020 in Linguistica

 

[Books in Movies] Orange is the New Black (2019)

Un ricordo di quando la protagonista leggeva il romanzo più banale della TV americana

Ci ho messo un po’ a presentare questo post, perché l’ultima stagione dell’amata serie “Orange is the New Black” è stata deludente, soprattutto dal punto di vista librario. Come già mostrato raccontato, nel 2016, nel 2017 e nel 2018 ci sono state ghiotte citazioni librarie, anche se sempre meno: la settimana stagione in pratica ne è priva, segno che ormai gli autori non avevano più niente da dare (e da dire).

L’unica scena in cui viene mostrato un personaggio intento a leggere è quella che riporto, un flashback in cui la protagonista si ricorda di quando leggeva insieme al padre.

E cosa leggeva? La banalità più banale: il libro “moderno” più citato nella narrativa americana, cioè “Il buio oltre la siepe” (To Kill a Mockinbird, 1960) di Harper Lee, da cui il film omonimo del 1962 (recensito da CineCivetta).

Non so se le produzioni televisive si passino lo stesso libro, di mano in mano, ma anche qui – come in “The Good Doctor” – viene mostrata l’edizione tascabile del 1962, forse la più ristampata. Mi piace pensare che uno dei romanzi più noti d’America abbia conosciuto anche altre ristampe, ma finora non si sono mai viste…

L.

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Pubblicato da su gennaio 10, 2020 in Books in Movies

 

[Pseudobiblia] Pomi d’ottone… (1971)

Sono cresciuto nel quartiere di Roma chiamato Alberone la cui scuola elementare era la patriottica “Giuseppe Garibaldi”, con tanto di busto del Peppe nazionale all’entrata e corridoi pieni di dipinti con scene della vita del condottiero, compresa la celebre immagine di lui con Anita morente in braccio. Per questo è stato più divertente scrivere di Anita risorta in cerca di vendetta, ma questa è un’altra storia…
Vicino alla scuola c’era il cinema parrocchiale Don Orione, le cui locandine hanno accompagnato i miei cinque anni di elementari: più che dell’italico Peppino, mi interessavano le produzioni filmiche americane. Il prezzo del biglietto doveva essere basso, vista la quantità di film che i miei genitori mi hanno portato a vedere, e al mitico Orione devo la mia conoscenza dei grandi classici anni Ottanta… anche se stagliuzzati dalla censura vaticana!

Ancora all’epoca i cinema nostrani avevano l’usanza di ripescare successi del passato per riportarli in sala, per fortuna evitando la brutta abitudine d’un tempo di cambiare titolo, spacciando cioè vecchi film per nuove uscite. Così al Don Orione ho potuto vedere anche film molto più vecchi degli anni Ottanta, fra cui “Pomi d’ottone e manici di scopa” (Bedknobs and Broomsticks, 1971; DVD Disney 2004), tratto dal libro omonimo del 1957 della britannica Mary Norton che in realtà fonde due suoi romanzi brevi di un decennio precedenti.
I film di Walt Disney erano di grandissimo richiamo: ad esclusione dei “cartoni giapponesi” in TV (ma a volte anche al cinema), l’unica animazione esistente era quella Disney, perciò ogni sua uscita era una festa.

Non ricordavo antichi grimori nelle produzioni Disney

La7 ha trasmesso il film durante lo scorso Natale 2019 e per caso mi è capitato di vederne una scena… con uno pseudobiblion. Va be’ che erano almeno trent’anni che non rivedevo il film, ma proprio non ricordavo “libri falsi” e addirittura grimori nella produzione Disney!

Questo è un caso per la Signora in Giallo!

La 46enne Angela Lansbury, ancora molto lontana dai fasti della Signora in Giallo, interpreta l’arzilla signora Price che sta seguendo con molta passione un corso di magia per corrispondenza, tenuto dal molto poco affidabile Emelius (David Tomlinson).

Il corso di magia è riuscito quando il mago… viene trasformato in coniglio!

Scoperto che il sedicente mago ha in realtà preso gli incantesimi insegnati da un vecchio libro trovato su una bancarella, la donna vuole assolutamente quel libro: è alla ricerca di un incantesimo che possa far vincere la guerra all’Inghilterra, e servirebbe proprio una buona dose di «supercalimagiche extra motus». Che in realtà è un’invenzione italiana per l’originale Substitutiary locomotion, cioè una banalissima “locomozione sostitutiva”. Siamo in anni in cui Mary Poppins (1964) la fa da padrona e il suo Supercalifragilistichespiralidoso diventa pure un 45 giri di Rita Pavone!
Non mi stupisce che il doppiaggio italiano si sia preso una licenza e abbia citato Mary Poppins…

Manca una pagina! Chiamate Rita Pavone!

Trovato finalmente lo pseudobiblion del film, “Gli incantesimi di Astoroth” (The Spells of Astoroth), la signora Price scopre con orrore che è incompleto! C’è solo metà del libro, e manca proprio la formula che la donna sta cercando. Dove mai si potrà trovare la seconda metà del libro? Ovvio, nelle stesse bancarelle dove Emelius ha comprato la prima: a Portobello Road.

Uno pseudobiblion targato Walt Disney

Ad illustrazioni siamo però un po’ scarsini…

Giunti finalmente ad una polverosa bancarella di libri ammuffiti, un vecchio venditore incravattato inizia a sciorinare titoli senza dare ascolto alle richieste della nostra Price, e il doppiaggio italiano gli dà giù di brutto in quanto a licenza poetica.

Venghino, siòri, che abbiamo libri falsi a prezzo stracciato!

L’originale «Burke’s Peerage the bride book», pubblicazione in cui si può studiare l’albero genealogico delle nobili dinastie britanniche, in italiano diventa «L’Almanacco di Gotha», che parla sempre di genealogie ma delle dinastie d’Europa.

L’originale «The fishmonger’s guide book», cioè la “guida del pescivendolo”, in italiano diventa «La pesca alla trota», per rispettare la rima con “Gotha”.

L’originale «A Victorian novel, “The Unwanted Son”», un romanzo vittoriano dal titolo “Il figlio indesiderato”, in italiano diventa «Carolina Invernizio, “Son schiavo di te”», e così aumenta la dose di “libri falsi”, visto che la scrittrice di Voghera non sembra aver mai pubblicato un romanzo con quel titolo.

L’originale: «“The history of potting”, “The yearbook of yachting”, “The leather-bound life of Attila, the Hun”», sequenza di titoli farlocchi – con una meravigliosa “vita” di Attila rilegata in pelle, probabilmente quella di nemici uccisi! – che in italiano diventa: «“La donna e l’amore”, “La vela e il motore”, “La vita e gli amor del signor di Condé”», che così fa rima con “di te”.

Tutto bello, ma il libro cercato proprio non si trova

Ecco il riassunto dei titoli, con rima AABCCB:

“Burke’s Peerage the bride book”
“The fishmonger’s guide book”
A Victorian novel “The Unwanted Son”
“The history of potting”
“The yearbook of yachting”
“The leather-bound life of Attila, the Hun”
“L’Almanacco di Gotha”
“La pesca alla trota”
Carolina Invernizio, “Son schiavo di te”
“La donna e l’amore”
“La vela e il motore”
“La vita e gli amor del signor di Condé”

Finalmente le due metà del libro sono riunite

Com’è ormai più che evidente, gli pseudobiblia sono ovunque e ogni opera può presentarne: è un gioco che dura da cinquecento anni e non accenna a smettere: buon anno a tutti e tanti “libri falsi” anche nel 2020!

Un’attrice destinata ad essere legata ai libri, soprattutto quelli gialli

L.

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Pubblicato da su gennaio 7, 2020 in Pseudobiblia

 

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Il meglio dei libri letti nel 2019

Stuzzicato dall’iniziativa del blog Nocturnia di Nick Parisi, provo anch’io a fare una panoramica sui libri che ho letto quest’anno, con un post che ho aggiornato durante tutto il 2019: se funziona, lo ripeterò l’anno prossimo.

Sono lontani i tempi in cui, da pendolare di mezzi pubblici, potevo arrivare a quote di 100 libri letti l’anno. Ora in maggior parte leggo per studio, per indagine, per ricerca e solo in minima parte per “piacere”.

Comunque ecco una selezione dei libri letti questo 2019, per i motivi più disparati.


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Pubblicato da su gennaio 1, 2020 in Recensioni

 
 
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