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[Archeo Videoteca] Traditi dalla cicogna (2011)

Un nome strano, per una videoteca, ma d’effetto

Mi è capitato di vedere su Prime Video un film che ora non è più disponibile: non so come funzionino le cose con queste piattaforme, magari tornerà più avanti quindi metto comunque il link. Il film in questione è “Travolti dalla cicogna” (Un heureux événement, 2011) di Rémi Bezançon, adattato da lui stesso dal romanzo del 2005 di Eliette Abecassis, portato in Italia da Marsilio nel 2006 con il titolo Lieto evento.
Il film è disponibile in DVD Videa.

Si respira subito l’aria delle videoteche classiche

Non ho capito il motivo per cui è nato il film, più che una commedia su quanti problemi crei una gravidanza sembra più un manifesto della nuova vita di coppia, cioè si sta insieme per concepire poi ognuno per cazzi propri. In effetti dal Duemila la società occidentale si basa sui genitori separati e figli con troppe o troppo poche figure genitoriali, ma a quanto pare è la nuova frontiera della famiglia tradizionale.

Non ho capito se il panda armato esista sul serio o se l’abbiano inventato per il film

Quello che conta per questa rubrica è che la primissima scena del film mostra una “storia d’amore in videoteca“: gli autori sono così presi dalle esigenze di lei che il personaggio maschile finisce in un limbo senza senso, tanto che dopo la scena iniziale non sappiamo più che mestiere faccia, ma pare che faccia l’avvocato o qualcosa del genere. Giusto per dire quanto è approfondita la sceneggiatura.

Lei noleggia il bel film di Hong Kong “In the Mood for Love” (2000) di Wong Kar-Wai e d’un tratto sembra un segnale rivolto a lui: “Sono nello stato d’animo giusto per l’amore”. (Non sono riuscito a pensare ad una traduzione italiana più stringata!)
Inizia una “corrispondenza d’amorosi video“!

Sono nello stato d’animo giusto per l’amore

Visto che lui è un po’ testone, come capita spesso ai maschietti, lei rilancia con “Pronta a tutto”, gioco che però funziona solo con il titolo francese (prêt à tout) del film con Nicole Kidman che in Italia è distribuito come “Da morire” (To Die For, 1995) di Gus Van Sant.

Sono pronta a tutto

Finalmente lui capisce ma non si fida, così tasta il terreno: “Un uomo, una donna” (Un homme et une femme, 1966) di Claude Lelouch, “Le regole dell’attrazione” (The Rules of Attraction, 2002) di Roger Avary, due titoli che mi sembrano perfetti per capire che aria tiri.

Le regole dell’attrazione fra un uomo e una donna

Che tutto questo sia solo “La grande illusione” (La grande illusion, 1937) di Jean Renoir?

Che sia solo una grande illusione?

Quando lui vede che lei sembra tirarsi indietro, prova un “colpo al cuore”; anche se funziona solo con il titolo francese (Coup de cœur) del film “Un sogno lungo un giorno” (One from the Heart, 1981) di Francis Ford Coppola.

Un colpo al cuore

Alla fine lui propone un “appuntamento”, anche se è solo il titolo francese (Rendez vous) di “Scrivimi fermo posta” (The Shop Around the Corner, 1940) di Ernst Lubitsch.

Lo fissiamo un appuntamento?

Lei, per continuare il gioco, gli fa sapere che sono tutti solo “Sogni” (Yume, 1990) di Akira Kurosawa.

Continua a sognare!

Lui si fa più ardito, e chiede “solo un bacio sulle mie labbra”, cioè la fusione di Juste un baiser, che poi sarebbe “L’ultimo bacio” (2001) di Gabriele Muccino, e “Sulle mie labbra” (Sur mes lèvres, 2001) di Jacques Audiard.

Solo un bacio sulle mie labbra

Lei replica che “Gli uomini non pensano che a quello” (Les hommes ne pensent qu’à ça, 1954) di Yves Robert.

Gli uomini non pensano che a quello

E lui le dà della “spietata” (Impitoyable), che in italiano sarebbe il plurale “Gli spietati” (Unforgiven, 1992) di Clint Eastwood.

Sei spietata!

Lamentando peraltro un’“intollerabile crudeltà”, come il titolo originale di “Prima ti sposo, poi ti rovino” (Intolerable Cruelty, 2003) dei fratelli Cohen.

Questa è un’intollerabile crudeltà

Nel gioco prova ad intromettersi l’amico collega della videoteca, che afferma: “Smettila di remare, sei sulla sabbia”, cioè il titolo francese (Arrête de ramer, t’es sur le sable!) del classico con Bill Murray “Polpette” (Meatballs, 1979) di Ivan Reitman.

Smettila di remare, sei sulla sabbia

Lei continua, e lo sfida a prenderlo: da notare che in Francia il titolo di “Prova a prendermi” (Catch Me If You Can, 2002) di Steven Spielberg è lasciato intradotto.

Prova a prendermi

Peccato che il resto della sceneggiatura non sia frizzante e divertente come la breve scena iniziale in videoteca.

L.

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Pubblicato da su aprile 9, 2021 in Uncategorized

 

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Nuova grafica WordPress 2021: come combatterla

Ci risiamo, WordPress ha deciso che i suoi utenti erano troppo soddisfatti e ha deciso di bastonarli a dovere, come ogni casa produttrice deve fare: è buona regola distruggere un prodotto che funzioni, altrimenti il consumatore si annoia.

La settimana scorsa è diventato obbligatorio Gutenberg, quel letamaio maleodorante che altri chiamano “nuova grafica” o “sistema smart” o stupidate varie. Insomma, da oggi creare un post con WordPress è più complicato, più farraginoso, più lungo e la percentuale di bestemmie al minuto è decisamente alta.
Quello che facevate con un click, adesso lo si fa con tre click: non vi sentite più smart?

Mi piacerebbe scrivere a quei malati mentali della WordPress per testimoniare il mio pacato malumore, ma per fortuna non ho trovato modi per contattarli. Mi limito ad augurare loro di capire ciò che hanno fatto, così saranno loro stessi ad auto-punirsi.

Scrivo tutto questo perché esiste una scorciatoia (per ora) segnalatami dal Conte Gracula.

Se volete continuare ad usare (non si saper quanto) il vecchio editor di WordPress, che non aveva alcun bisogno di essere “migliorato” (cioè “rovinato”), ecco un trucchetto.

1. Entrate nella home page del vostro blog, limitandovi a digitarne l’indirizzo nel vostro browser, per esempio:

pippopippo.wordpress.com

2. Una volta che si è aperto il vostro blog, tornate sulla barra degli indirizzi del browser e aggiungete « /wp-admin/post.php », cioè:

pippopippo.wordpress.com/wp-admin/post.php

3. Dato l’invio, si aprirà l’editor classico del vostro blog, con tutte le funzioni in vigore fino al 25 marzo in cui WP le ha uccise tutte.

Attenzione, però, perché può capitare che girando nella vostra dashboard possa tornare la grafica nuova (la riconoscete perché fa schifo al quadrato), nel caso tornate indietro, oppure ripetete l’operazione di cui sopra.


Una via di mezzo

Gutenberg è stato un paladino dell’editoria, insozzare il suo nome chiamandoci questa porcata di WordPress è un crimine di cui qualcuno dovrà pagare, nel Giorno del Giudizio, comunque vi regalo un consiglio per avere una via di mezzo fra un editor che funziona e quel letame che è ora.

Quando iniziate un nuovo articolo, già prima ancora di scrivere il titolo andate subito in alto a destra, a cliccare su quei tre puntini verticali (vedi foto qui sotto).

Dal menu che si aprirà, selezionate “Editor del codice“, o se avete buona memoria fatela corta e premente CTRL+SHIFT+ALT+M.

Quello che apparirà è ciò che più assomiglia al vecchio editor di WordPress, quello che funzionava benissimo, quello cioè dove non dovete preoccuparvi di quello sterco del Diavolo che chiamano “Editor a blocchi”.

Potete scrivere tranquillamente il vostro testo – se vi ci trovate bene potete già inserire i codici HTML di neretti, corsivi ecc. – e alla fine sempre in alto a destra cliccate su “Esci dall’editor del codice“, così da tornare alla visualizzazione normale e, nel caso, inserire corsivi, link, foto ecc.

Perché WordPress non poteva lasciare i due editor in parallelo? Perché obbligare milioni di utenti a dover usare una robaccia schifosa che è utile solo a qualche decina di tizi? Quando qualcosa è obbligatoria non è mai un miglioramento, e quando qualcosa che funziona viene rovinata non è mai un aggiornamento.

Ah, chiunque nei commenti mi scriva che “Eh, però il nuovo editor ha delle potenzialità in più” o “Eh, ma ci devi fare l’abitudine”; lo segnalo per spam, lo blocco da tutti i miei blog e gli rigo la macchina!!!!

L.

 
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Pubblicato da su marzo 29, 2021 in Uncategorized

 

[Pseudobiblia] Rapita – Kept Woman (2015)

Per “colpa” del mio amico Willy l’Orbo, con cui condivido una cocente e irresistibile passione per la serie Z, sto cominciando ad apprezzare i piccoli thriller che i distributori italiani riversano a secchiate in TV e sulle piattaforme, e la cosa non mi fa stare tranquillo: temo che il mio gusto si stia sempre più disfacendo, tanto che ho visto dei titoli che oserei definire “piacevoli”. Parlando di serie Z, vuol dire che ormai sono del tutto perso…

Su Prime Video mi è capitato di vedere – e, ahimè, di apprezzare – il canadese “Rapita” (Kept Woman, 2015) di Michel Poulette, uno dei tanti inediti in home video presenti sulla piattaforma e solo qui visibili in lingua italiana. Non mi stupisce che il film sia apparso già dal 2017 su TV8, visto che è proprio in linea con lo stile del canale.

Come dicevo, il film mi è piaciuto e non vale la pena parlarne sul mio blog di cinema, “il Zinefilo”, ma vale la pena citare qui l’aspetto pseudobiblico della vicenda.

La protagonista Jessica Crowder (Courtney Ford) è un’aspirante scrittrice di libri molto apprezzati, soprattutto negli Stati Uniti: quei titoli che credo chiamino true crime, cioè saggi che ricostruiscono terribili fatti di cronaca nera. Jessica ha una passione sfrenata per le donne rapite e tenute ostaggio, tanto da essere sempre distratta nel suo lavoro per continuare le ricerche che un giorno la porteranno a scrivere un libro sull’argomento, ma in realtà finora non ha scritto ancora nulla.

Un brutto giorno il suo viscido vicino di casa Simon (Shaun Benson), che sembra tutto perfettino, la tramortisce, la rapisce e la infila nella propria cantina, adibita a vero e proprio appartamentino anni Cinquanta, dove la donna dovrà passare il resto della vita, insieme ad un’altra rapita, Robin (Rachel Wilson).

Benvenuta nella tua nuova vita, nella mia cantina

Jessica si ribella e cerca un modo per fuggire che però non sembra esistere, visto che Simon ha installato una porta la cui combinazione conosce solo lui: quand’anche aggredissero l’uomo o addirittura lo uccidessero, le due donne rimarrebbero murate vive nella cantina. Come se non bastasse, gli anni di reclusione hanno vistosamente minato la psiche di Robin, che si rivela essere una compagna di prigionia non proprio collaborativa.

Non possiamo accusare Simon di non curare le donne che ama, infatti a Jessica regala una macchina per scrivere: ora finalmente ha il tempo necessario per il suo libro!

Conclusa la vicenda (non vi dico come: dovete vedervi il film!), scatta lo schema tipico che abbiamo già trovato in tutti i thrillerini a sfondo librario: la vicenda finisce sempre in uno pseudobiblion con lo stesso titolo del film.

Malgrado il plurale, la regola “libro con il titolo del film” è rispettata

Sfuggita al suo rapitore, Jessica ha trovato finalmente il materiale perfetto per il libro che da anni sognava di scrivere: non c’è bisogno di fare ricerche o intervistare i protagonisti… visto che è lei stessa protagonista e documentarista dell’intera vicenda.

Oh, mi raccomando: sbrigati a uscire che dobbiamo scrivere il seguito

La donna va a trovare in galera Simon per sbattergli in faccia il suo libro, che dona all’uomo con tanto di dedica, in cui gli ripete una frase che durante la cattività era lui a dirle: «Questo è il tuo destino: accettalo».

Il destino di ogni fatto di cronaca è di finire in un libro

La storia non si sforza di farci capire i sentimenti di Simon: chissà cosa provano i criminali una volta che si scoprono protagonisti di un libro true crime.

Non è da tutti essere il “cattivo” di un libro

Il destino delle vicende da thrillerino di TV8 è di finire tutte in un libro, vista la quantità di pseudobiblia che sforna questo genere di produzioni televisive.

La finzione che rincorre la cronaca nera

Da una parte sono contento di come l’“oggetto libro” sia ancora così venerato da essere un elemento fondamentale ed insostituibile della narrazione popolare, dall’altra mi dico che se li leggessero, invece di venerarli come oggetti, sarebbe meglio, ma non si può avere tutto…

L.

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Pubblicato da su marzo 24, 2021 in Pseudobiblia

 

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[Books in Movies] Weekend con il morto (1989)

Su Prime Video mi è capitato di rivedere dopo trent’anni una commedia che all’epoca fece molto scalpore, “Weekend con il morto” (Weekend at Bernie’s, 1989) di Ted Kotcheff, disponibile in DVD e Blu-ray Pulp Video.

Rivisto a tre decenni di distanza temevo di trovarlo stupidino, invece è esattamente come lo ricordavo: una commedia leggera, sì, ma con un ottimo senso del ritmo e un giusto dosaggio di trovate sceme e situazioni ben scritte.

L’ho rivisto con piacere, ed è stata una bella sorpresa scoprire che a casa di Bernie Lomax, il “diversamente vivo” del titolo, oltre ad oggetti di lusso ci sono anche… prime edizioni cartonate!

Le riprese si sono svolte nell’agosto del 1988, e come vedremo i libri di casa Lomax sono tutti recenti, se non addirittura freschi di stampa.

Un riccone che legge libri appena usciti (cliccate per ingrandire)

Il primo libro da sinistra, con copertina nera e scritta rossa, è la prima edizione cartonata di “The Bourne Supremacy” (1986), seconda avventura dell’eroe di Robert Ludlum, portato in Italia da Rizzoli lo stesso 1986 con il titolo “Doppio inganno“.

Ecco la trama da UraniaMania:

«Uno squallido locale notturno di Kowloon, nella Cina meridionale. Uno strano religioso avvolto in una tunica bianca. Il frastuono della musica è assordante, e il sacerdote uccide … Poi uccide ancora. Inginocchiatosi, l’uomo di fede traccia a terra, con il sangue delle vittime, un segno…»

Ecco la trama di Amazon dell’edizione recente:

«Uno squallido locale notturno di Kowloon, nella Cina meridionale. Uno strano religioso avvolto in una tunica bianca. Nell’assordante frastuono della musica, il sacerdote uccide. Poi uccide ancora. Inginocchiatosi, l’uomo di fede traccia a terra, con il sangue delle vittime, un indecifrabile simbolo. Un altro romanzo, dal ritmo incalzante e serrato, del maestro del thriller, che ancora una volta sorprende per la capacità. di raccontare gli enigmatici intrecci della politica internazionale.»

A seguire, “Glitz” (1985) di Elmore Leonard, portato in Italia da Sperling & Kupfer, nel 1986 con il titolo “Casino“.

Ecco la trama da UraniaMania:

«Il tenente di polizia Vincent Mora è in convalescenza a Portorico per riprendersi da una brutta ferita d’arma da fuoco. Nel suo cuore cova una tragica amarezza perché, pur essendo un poliziotto da anni, pur avendo assistito a ogni sorta di orrori, per la prima volta ha ucciso un uomo. Ha, invece, risparmiato la vita a Teddy, un ladruncolo seminfermo di mente, consegnandolo alla giustizia qualche tempo prima. Ma questi, appena uscito di prigione, coltiva in segreto il folle proposito di vendicarsi di lui. Come Vincent non sa di essere il bersaglio di una cieca vendetta, così la sua ragazza di un tempo, la bella portoricana Iris, ignora quale destino l’attenda: è in partenza per Atlantic City dove spera, come tanti altri, di realizzare un suo vano sogno di ricchezza. È la misteriosa e cruenta morte della ragazza che spinge Mora ad abbandonare la quiete solare dell’isola per cercare di scoprire la verità. Il poliziotto si insinua nel giro delle case da gioco, si trova a faccia a faccia con Cosa Nostra, con i padrini che governano il gioco d’azzardo nella corrotta città. Fra le persone che incontra nel corso della sua indagine ufficiosa ce n’è persino una, Linda, di cui potrebbe innamorarsi. Ma Teddy, in paziente e maniacale agguato, continua a tessere la sua tela vischiosa di cui tutti sono assolutamente ignari. Un finale a sorpresa conclude questo romanzo, best-seller negli Stati Uniti, in cui l’autore, paragonato dalla critica a Raymond Chandler e a Dashiell Hammett, ci offre una storia emozionante sorretta da un’azione che non conosce soste; i dialoghi incalzanti e veloci e i personaggi tracciati con realismo e precisione ne fanno un thriller magistrale.»

Subito dopo “What’s Next?” (1988) di Paul E. Erdman, portato subito in Italia da Rizzoli con il titotlo “Come prepararsi al crack dell’89 e prosperare negli anni Novanta“. Mi sa che questo titolo è stato profetico, e molti “lupi” dei Novanta l’hanno letto per tempo.

Il resto della biblioteca di Bernie (cliccare per ingrandire)

Da quest’altra inquadratura vediamo altri libri della villa di Bernie. Dall’alto si parte con “Outbreak” (1987) di Robin Cook, portato da Sperling & Kupfer nelle nostre librerie del 1988 con il titolo “Contagio“.

«Un’epidemia misteriosa e terribile si sta diffondendo in America, ma stranamente miete le sue vittime solo all’interno degli ospedali, colpendo medici e pazienti. Incaricata di analizzare l’inquietante fenomeno, una giovane ricercatrice scopre a poco a poco che dietro il morbo si cela la possibilità, ben più sinistra, di un agghiacciante complotto ordito da persone molto vicine a lei. Ed è solo l’inizio di un incubo terrificante. Un thriller d’autore, ricco di scene mozzafiato e carico di suspense

A seguire, “On Wings of Eagles” (1983) di Ken Follett, portato subito in Italia da Mondadori come “Sulle ali delle aquile“.

«Teheran, 1979. In piena rivoluzione khomeinista, i magistrati iraniani decidono arbitrariamente di fare arrestare due dirigenti di un’industria texana di computer che fa capo al magnate Ross Perot, con l’accusa di aver incassato una commessa illecita. Nonostante la loro estraneità ai fatti, neppure il governo degli Stati Uniti riesce a ottenerne la liberazione. Prende così corpo l’idea, audace al limite della follia, di ricorrere a un commando, guidato dal colonnello Bull Simons, incaricato di far evadere i due prigionieri e di farli tornare sani e salvi in patria insieme agli altri impiegati dell’azienda rimasti in Iran. Un romanzo di Ken Follett di grande impatto emotivo e forza drammatica, una missione impossibile che da storia vera è già divenuta leggenda.»

Quel libro con la scritta “Carson” non so riconoscerlo, mentre sotto c’è quasi sicuramente “Making it Big in the City” (1983) di Peggy Smith, una guida femminile rivolta alle ragazze che arrivano in una grande città da un paesino, spiegando loro come adattarsi. A quanto pare è universalmente considerato un pessimo libro! È inedito in Italia.

Per finire, “Chapterhouse: Dune” (1985), l’ultimo libro della saga prima della morte di Frank Herbert, nel 1986. La Nord lo porta subito in Italia con il titolo “La rifondazione di Dune“.

«Dopo gli eventi descritti nel quinto volume della saga di Dune, (Gli eretici di Dune), il vecchio ordine galattico è in pieno sfacelo: il Sentiero Dorato stabilito dall’imperatore-dio Leto II ha condotto all’Armageddon. Il pianeta Dune è stato distrutto e l’unico resto del glorioso impero degli Atreides è la Sorellanza del Bene Gesserit, l’ultima sacca di resistenza contro le Madri Onorate, le violente e sanguinarie donne a capo di una cultura aliena nata dopo la morte di Leto. Ora, nel pianeta della Casa Capitolare, il mondo da cui provengono le sorelle del Bene Gesserit, un mondo ancora ignoto al resto della galassia, viene progettato un nuovo impero, una nuova civiltà che risorga dalle ceneri dell’antica, come l’araba fenice. Le donne della Sorellanza delle Bene Gesserit devono fuggire in ogni parte del cosmo per evitare gli assalti delle Madri Onorate, ma hanno ancora un’arma che non è caduta nelle mani nemiche: hanno dei vermi della sabbia, generati da un verme gigante salvato prima della distruzione di Dune. E sul pianeta della Casa Capitolare stanno allestendo un vero deserto, cosicché i suoi discendenti possano ricreare quel ciclo ecologico che aveva portato alla spezia e alla creazione di un impero… Ancora una volta Frank Herbert intreccia una storia di grande fascino e complessità, in cui le fazioni opposte manovrano l’una contro l’altra per la supremazia e il potere, e la grande ruota della saga di Dune compie un’altro giro in direzioni del tutto imprevedibili.»

Fa piacere che nel 1988 della nascita della finanzia spietata (quella che comanda ancora oggi) nella villa di un riccone superficiale e truffatore ci sia spazio per dei libri, segno che all’epoca la lettura era ancora considerata un pregio.

L.

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Pubblicato da su marzo 22, 2021 in Books in Movies

 

[Archeo Videoteca] EDtv (1999)

Quando Matthew McConaughey era giovane e sbarazzino

Fra le storie che sul finire degli anni Novanta misero in guardia il mondo dal crollo della realtà, con relativa nascita del reality, sicuramente “EDtv” (1999) di Ron Howard (in DVD Pulp Video 2017) è fra i più divertenti, anche perché è la versione americana del francese Il divo della porta accanto (1994): sarò di parte, ma le commedie francesi hanno sempre qualcosa in più, infatti sono rifatte da tutti.

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Pubblicato da su marzo 17, 2021 in Uncategorized

 

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Sophie Dabat – La guerriera di Freya (2020)

Dopo aver visto “Vikings – L’invasione dei Franchi” (Redbad, 2018) di Roel Reiné, portato in Italia da Blue Swan e che ho recensito qui, mi ha sorpreso vedere raccontata la storia di quell’evento che potremmo chiamare la nascita dell’Europa – cioè l’espansione di quel popolo franco che di lì a poco avrebbe conosciuto l’apice con Carlo Magno – dalla parte dei “perdenti”. Il film olandese infatti ci racconta la storia di Redbaldo, re dei Frisoni che deve guidare il suo popolo del nord contro l’invasione di quei barbari violenti e sanguinari che arrivano dal sud, chiamati Franchi, che stanno distruggendo tutto impugnando la spada e la Bibbia: il loro dio crocefisso è visto con terrore e i loro preti sono assassini sanguinari.

Questa versione decisamente “alternativa” della storia europea si sposa alla perfezione con altri film storici visti ultimamente e provenienti da altri Paesi, come per esempio il coevo “Il re vichingo” (2018) di produzione lettone, dove il Papa di Roma è visto come un brutale assassino.

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Pubblicato da su marzo 15, 2021 in Recensioni

 

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[Archeo Edicola] Rapporto Fuller (1968)

L’eroe dell’epoca, Ken Clark, davanti ad un chiosco internazionale

Venerdì scorso, 5 marzo 2021, Cine34 ha ripescato dal passato il film “Rapporto Fuller, base Stoccolma” (1968) di Sergio Grieco, una delle storie di spionaggio finto americane tanto in voga all’epoca, con protagonista un volto noto come Ken Clark.

Ad inizio film c’è una veloce scena davanti ad un chiosco pieno di giornali internazionali, in cui uno dei personaggi compra l’“Herald Tribune“. Come dicevo, questi film si spacciavano per produzioni internazionali, ma credo che anche da noi qualche edicola centrale vendesse grandi testate estere.

Il “Corriere” è troppo pronvinciale, meglio l’“Herald Tribune”

Sotto “Le Figaro” troviamo il “Corriere della Sera“: come mai questa testata italiana in un’edicola così internazionale? Era un modo per dire che quella testata era letta anche all’estero? Probabilmente serviva una scritta italiana per presentare il personaggio di Svetlana (Beba Loncar), che sarà co-protagonista insieme all’eroe Dick Worth (Ken Clark).

Cos’avrà mai scelto, Svetlana?

Purtroppo la scena non è rappresentativa delle edicole italiane dell’epoca, visto che il chiosco è palesemente “contraffatto”, ma è comunque una scenetta deliziosa.

L.

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Pubblicato da su marzo 12, 2021 in Archeo Edicola

 

[Archeo Videoteca] Scream (1996)

Una delle tante citazioni di Halloween (1978)

Giovedì scorso, 4 marzo 2021, Italia1 ha trasmesso in prima serata “Scream” (1996) di Wes Craven, il primo episodio della nota saga che sta per conoscere un nuovo episodio. Vi ricordo i titoli italiani del film, la recensione di Cassidy e il suo speciale su Wes Craven.

Quello che qui conta è che Randy (Jamie Kennedy) è un appassionato di cinema e ha diverse videocassette in casa, purtroppo poco inquadrate.

Cosa sbuca dietro Courteney Cox?

Da questa inquadratura vediamo appoggiata sulla TV la videocassetta di “Smoke” (1995), il flm-evento dell’epoca che ha lanciato lo scrittore Paul Auster anche nel mondo del cinema. Il film è targato Miramax, quindi degli stessi Weinstein della Dimension Films di Scream, e che le cassette in casa di Randy siano tutte loro lo si può intuire dalla successiva inquadratura.

Il film giusto nel posto giusto

Sempre targato Miramax, stavolta c’è un altro film leggermente famoso tra i cinefili dell’epoca: “Clerks – Commessi” (1994), pronto a lanciare Kevin Smith in quello spazio in cui vaga ancora oggi. (Vi ricordo la recensione di Cassidy.)

Purtroppo non ho trovato altre videocassette inquadrate, spero Italia1 prosegua il ciclo, così da catturare schermate ad alta qualità.

L.

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Pubblicato da su marzo 10, 2021 in Uncategorized

 

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Andrea Morstabilini – Aldilà (2020)

Dopo solo qualche mese di ritardo rispetto ai miei propositi, ho affrontato la lettura di “Aldilà“, il romanzo di Andrea Morstabilini portato in libreria da Il Saggiatore nel settembre 2020. Ho usato il verbo “affrontare” perché da anni soffro del blocco del lettore e la narrativa è un genere che mi costa molta fatica: la drammatica tendenza all’allungamento di brodo per raggiungere il numero di pagine richiesto e l’ancor più drammatica carenza di stile, in favore di prodotti in serie indistinguibili tra loro, mi getta in lunghe fasi di totale allergia alla lettura di romanzi. Però in questo caso valeva la pena tentare.

Da dieci anni sono appassionato di quel tema che ho trattato nel lungo speciale ghostwriting: cioè la curiosa tendenza degli scrittori in crisi ad isolarsi e a ricevere visite ectoplasmatiche da cui rubare idee per un nuovo romanzo. Appena ho scoperto che questo libro Morstabilini sembrava trattare l’argomento ho subito pensato che appartenesse a questo sotto-genere ricco ma misconosciuto. Per un po’ l’illusione è durata ma devo rivelare che no, non è un romanzo di questo genere, anche se parla la stessa lingua.

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Pubblicato da su marzo 8, 2021 in Recensioni

 

[Archeo Videoteca] I Love Movies (2007)

La mia amica Kukuviza del blog CineCivetta prende subito a ben volere questa nuova rubrica e mi segnala una super-chicca: il film “I Love Movies” (Watching the Detectives, 2007) scritto e diretto da Paul Soter, disponibile in DVD Rai Cinema.

In vari punti del film ho avuto un intenso effetto di déjà vu, sono abbastanza sicuro di averlo già visto all’epoca anche se non potrei giurarlo. Forse l’eventuale cancellazione della memoria potrei spiegarla con l’affrontare un tema che ha infiammato la mia giovane fantasia romantica prima di diventarmi odioso: temo sia un segno di vecchiaia morale il trovare disdicevole qualcosa che ci affascinava da giovani.

I Love Movies si rifà a quel genere narrativo esploso nel 1985 di Tutto in una notte (febbraio) di John Landis e Fuori orario (settembre) di Martin Scorsese con, rispettivamente, le bionde Michelle Pfeiffer e Rosanna Arquette a far impazzire l’impettito protagonista, travolgendo la sua grigia e ripetitiva quotidianità con un ciclone di avventura infinita. La tematica è molto anni Ottanta, perché prevede una certa alta dose di emancipazione femminile che trasformi un tema negativo in positivo. Storicamente il noir classico si basa proprio su una donna che trascina il protagonista in azioni che lui, spontaneamente, non farebbe mai, ma appunto la femme fatale è un personaggio negativo: la sua versione anni Ottanta invece è positiva, perché l’indipendenza femminile attira il maschio che d’un tratto soffre della propria omologazione e vuol essere libero anch’egli.

Il tema tornerà più e più volte, non solo nel cinema, ma nel frattempo sono invecchiato e non lo trovo più interessante, quindi onestamente la parte “romantica” di questo film non l’ho apprezzata. Il gestore di videoteca Neil (Cillian Murphy) non è proprio un grigio impiegato, piuttosto un imprenditore sull’orlo del fallimento – visto che le poche videoteche rimaste aperte sono ormai spacciate – comunque si lascia trascinare dal ciclone Violet (Lucy Liu), donna libera e senza legami che trasforma tutto in gioco, in scherzo e vive senza regole né legami. A me sembra una sociopatica, ma probabilmente è la mia vecchiezza a parlare.

Accantonando la storia d’amore, ciò che interessa qui è appunto il lavoro di Neil: il “videotecaro”.

Il gestore della vostra videoteca preferita

Avrei gioco facile a far notare dietro la sua testa la locandina de La notte dei morti viventi (1968), invece vi indico quella alla sua destra, cioè “Kingdom of the Spiders” (1977), con William Shatner: per motivi misteriosi il film è inedito in Italia, mentre è arrivato il relativo romanzo – L’attacco delle tarantole, “Urania” n. 792 (luglio 1979) – davvero ottimo, assolutamente consigliato.

La videoteca per chi ama il cinema

La videoteca “Gumshoe Video” è la vostra piccola videoteca di quartiere, quella dove puoi trovare classici, film d’autore, filmacci Z e tutto il resto. Per i filmoni del momento vi basta la nota grande catena di videoteche più simili a supermercati, per tutto il resto e per chi ama il cinema c’è la videoteca artigianale. Quella che ha sullo sfondo la locandina di “Giovani delinquenti” (Hot Rod Girl, 1956).
C’è anche un cartonato di gorilla, perché – ci rivela il proprietario – stanotte per i clienti ci sarà la proiezione di un classico del 1949: “Lei è un gorilla” (She-Gorilla), credo un film inventato per l’occasione.

Certo, se ogni tanto noleggiaste anche una videocassetta, oltre che parlare…

Nella mia lunga carriera di frequentatore di videoteche mi sono sempre servito esclusivamente da quelle “di quartiere”: solamente una volta ho messo piede in un Blockbuster e ne sono scappato via indignato. Preferivo quelle piccole ma di cuore, con in catalogo roba che le grandi catene non toccano neanche con un bastone.

Ah, il fascino caldo delle piccole videoteche confusionarie

Nel film non si cita Blockbuster ma si usa un generico titolo “Mega Giant”, che il nostro Neil ovviamente detesta. Per lui i film sono la vita, il cuore, e per i suoi clienti organizza offerte tematiche in cui si veste per l’occasione. Offerta sui film carcerari? E Neil gira come l’evaso di Chaplin.

Idea perfetta per un completino serale

Offerta sui western, e Neil gira come lo straniero senza nome di Clint Eastwood.

Questa videoteca è troppo piccola per tutti e due

Tutto cambia quando arriva in negozio Lucy Liu, e parte la storia d’amore di cui parlavo.

Un ciclone asiatico in videoteca

I due vanno a stuzzicare un negozio di “Mega Giant” con una domanda per testare la qualità della loro offerta. Neil si finge cliente e chiede al commesso quale gli consigli, fra Invasione degli ultracorpi (1956) e Terrore dallo spazio profondo (1978)… e perché non cita Ultracorpi (1993) di Abel Ferrara? Quindi pure Neil è razzista, a modo suo.

Un freddo negozio di Blockbuster

I freddi negozi Mega Giant sono asettici, loro mica ce l’hanno alla parete la locandina di “Blonde Goddess” con Susanna Britton…

… o “La creatura del mare fantasma” (Creature fromt he Haunted Sea, 1961) di Roger Corman…

… o “Seduzione mortale” (Angel Face, 1953), scritto in italiano, e “Teen-Age Jailbait“…

… o “L’assalto dei granchi giganti” (Attack of the Crab Monsters, 1957) di Roger Corman…

… e nel proprio ufficio buio, cosa c’è di meglio di “Noir City“?

Un paio di curiosità.

«Potresti insegnarmi la differenza tra un film poliziesco e uno dell’orrore.»

Questa frase di Violet non si capisce in italiano, visto che i due generi cinematografici sono molto ben definiti dai rispettivi nomi, invece in originale parla di «thrillers and chillers», termini molto più sfumati: riferiti al cinema, potremmo tradurre “tensione e brivido“, per rendere il grado di confusione originale.

Uno è teso, l’altro ha i brividi

Tutti, Neil compreso, sanno che le videoteche stanno morendo e lo ripetono per l’intera vicenda, invece di stupirsi come mai siano ancora vive, ma Neil è un sognatore e non vuole darsi per vinto, nutrendo ancora speranza. C’è però un evento che secondo lui sarà il segnale che tutto è finito, che davvero un’epoca si è conclusa. Ecco questo evento, ipotizzato nel 2007:

«Fra qualche anno, quando la gente potrà comprare qualsiasi film dal televisore, lì allora sarò fottuto

Con parecchi anni d’anticipo, è stato previsto l’avvento delle smart TV e delle piattaforme da cui acquistare film direttamente sul televisore. Ci è voluto più del previsto, ma il vaticino di Neil si è avverato.

L.

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Pubblicato da su marzo 4, 2021 in Uncategorized

 

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