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[Estate 2019] Intervista a Scilla Bonfiglioli

Illustrazione da “The Child’s World” di Brown, Tate e Withers

Per l’iniziativa “Estate 2019: Leggiamo italiano” ho incontrato Scilla Bonfiglioli, vincitrice del Premio Sergio Altieri che l’ha portata questo agosto in edicola con l’esplosivo battesimo di un’eroina di “Segretissimo”.

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Pubblicato da su agosto 16, 2019 in Interviste

 

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[Estate 2019] Intervista a Stefano Di Marino

Illustrazione da “The Child’s World” di Brown, Tate e Withers

Per l’iniziativa “Estate 2019: Leggiamo italiano” ho incontrato Stefano Di Marino, prolifico scrittore d’azione che questa estate fa il pieno di emozioni in edicola, libreria e bookstore.


È ancora disponibile in edicola “Matrioska“, il Segretissimo di luglio con la nuova avventura del Professionista, sempre “sul pezzo”, visto che si parla di Medio Oriente e Balcani in fiamme.

Matrioska è una spy story europea di stampo tradizionale. O meglio, nella tradizione dei classici del Professionista. Si parla anche della Libia con una buona (spero) ambientazione a Bengasi, poi ci trasferiamo a Sofia e in Serbia per una storia dove il tradecraft delle spie si sposa a una serie di azioni delle forze speciali che culmineranno con un recupero sul fondo di un lago in Kosovo.

Questo agosto c’è una sorpresa, sempre in edicola, visto che esce subito un’altra avventura di Chance Renard: “Io sono El Gringo“. Cosa puoi anticiparci?

Io sono El Gringo invece è un’avventura tutta… americana, dai due lati del confine. Partiamo da New York per trasferirci a San Francisco, mentre Chance dovrà agire sotto copertura in Messico contro Benicio Waldemar Guzman, un “narco” che rimarrà nella vostra memoria. Una operazione complessa che dimostra quanto il traffico di coca possa influire sulla politica internazionale.

Ci sono alcune presenze note che spero gradirete e… una vera sorpresa finale, che anticipa il romanzo che leggerete questo inverno. Ma su questo preferisco non dirvi nulla… e lasciarvi il gusto della lettura.

Intanto non dimentichiamo che si trova ancora il volume di giugno del “Professionista Story“, con due avventure imperdibili: “L’inferno dei vivi” e l’inedito “Battesimo del fuoco”. Cosa ricordi di quella mitica avventura del Professionista in Corea del Nord?

L’inferno dei vivi fu un episodio particolare. Chance era sotto l’influsso di una droga potentissima e ci metterà un poco a riprendersi. Nel contempo iniziava la sua collaborazione con la Divisione Sicurezza Europea e con Bruno Genovese.

In questo volume e nel successivo che esce a ottobre saranno chiarite un po’ di cose che erano state lasciate in sospeso, e credo il lettore vorrà apprendere con piacere.

Intanto Odoya, per la quale hai già scritto sul “Cinema Noir” e “Cinema di arti marziali“, pubblica il tuo “Apache. Una leggenda americana“. Dopo tanti anni a scrivere narrativa western, cosa si prova ad affrontare un saggio sull’argomento?

Una grande soddisfazione, per due motivi. Prima di tutto perché dimostra che, anche in Italia, la voglia di West non è certamente sparita, e poi con questo libro sono riuscito a riunire anni di ricerche che mi sono servite per creare lo sfondo delle serie pubblicate con Delos e con dbooks.it.

Rimanendo in tema, vorrei ricordare “Gunfighter. Uomini violenti“, pubblicato qualche mese fa da dbooks.it Malgrado venga sempre dato per estinto, il genere western ha sempre una sua vita palpitante…

Il West è vivo. Ho già scritto un secondo episodio con Hogan, il pistolero protagonista di Uomini violenti, che poi è una sorta di Professionista nel West.

A questo proposito ricordo a chiunque fosse interessato che il 29 settembre sarò presente alla manifestazione Cineamarcord organizzata dai miei amici di Bloodbuster a Milano. Nel corso di un incontro parlerò con il collega Silvio Giobbio, autore di un bel dizionario sul western all’italiana. Discuteremo di cinema western americano e italiano e le rispettive influenze. Sarà con noi Enzo G. Castellari con la sua impagabile raccolta di aneddoti ed esperienze. Un grande onore.

A giugno De Vecchi ha rispolverato un tuo “Corso di Karate“, scritto con Roberto Ghetti. Cosa ricordi di quell’esperienza?

Un libro di una collana di quasi vent’anni fa. Il karate moderno, interstile, adatto a tutti e a tutti gli stili. Corso fotografico realizzato con il giovane Riccardo Ragno che eseguiva le tecniche. Il libro lo dedicammo allora e oggi a suo padre Nicola che ci lasciò in quegli anni e fu uno dei migliori karateka italiani.

Infine una domanda multipla per dare un consiglio estivo ai nostri lettori: un posto da visitare in vacanza, un film da vedere (o rivedere) e un libro da leggere, oltre ovviamente ai tuoi.

Nell’augurarvi buone vacanze vi suggerisco una vacanza in Thailandia per restare in tema, la visione Hobbs and Shaw (2019), lo spin off di Fast and Furious, e la lettura de “Il confine” (The Border, 2019), l’ultimo romanzo di Don Wislow che conclude la trilogia del narcotraffico.


Chiudo ringraziando Stefano Di Marino per la disponibilità e ricordo la sua pagina Amazon Autore.

L.

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Pubblicato da su agosto 9, 2019 in Interviste

 

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Bob the Zombie (1993)

Parlando di zombie a fumetti, con Paperino nel 1949, mi è venuta voglia di recuperare il più divertente dei non morti disegnati: Bob the Zombie, uno dei tanti geniali personaggi delle strisce comiche di Bud Grace. La serie si chiama “Ernie” e chi nei primi Novanta comprava in edicola la mitica e compianta rivista “Comix” la conosce molto bene, visto che ha pubblicato la nascita del personaggio e le sue prime strisce. Qualche anno dopo, mentre scompariva per sempre dall’Italia, la serie è stata ribattezzata “Piranha Club” e dopo trent’anni di attività Bud Grace l’ha chiusa. La tristezza di questa scoperta è però controbilanciata dalla scoperta che sul suo blog personale, Bud quasi ogni giorno pubblica una sua vecchia striscia a gratis.

Pubblico le strisce che hanno tenuto a battesimo un personaggio non-morto che ha fatto capolino nella serie per i successivi trent’anni: da notare come il termine “zombie” in quel 1993 dell’uscita italiana di questa striscia – nel volume “I Grandi Libri di Comix” – sia tradotta con “zombi”, senza “e” finale.


L.

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Pubblicato da su agosto 7, 2019 in Fumetti

 

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Quello zombie di Paperino

Ottobre 1949, secondo anno dell’Era Mondadori per la pubblicazione del settimanale “Topolino” in edicola, curato dal mitico Mario Gentilini. Il numero 7 della testata presenta l’Inferno dantesco in versione Disney, ma poi l’albetto si chiude con una storia incredibile: “Paperino e il feticcio“.

Scritta e disegnata dal decano Carl Barks ed apparsa originariamente a strisce nel marzo di quel 1949 con il titolo Voodoo Hoodoo, la storia strizza l’occhio proprio a quella magia nera che il cinema amava riutilizzare a piacimento, e che forse non è scontato trovare in un fumetto per l’infanzia. Come cambiano le mode: temo che oggi non sarebbe più apprezzato dai solerti genitori…

«Did you hear the story that’s going around – about there being a zombie in town?»

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Pubblicato da su agosto 5, 2019 in Linguistica

 

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Innamorarsi in libreria (2019)

Negli ultimi anni ha preso sempre più piede una curiosa usanza editoriale per cui un qualsiasi accenno alla bibliofilia all’interno del titolo italiano di un libro sembra aumentarne le vendite: non so se funziona davvero, ma è innegabile che nel periodo in cui si legge meno nella storia italiana… i titoli sciabordino di riferimenti librari.


Terza avventura per la Libreria dei Cuori Solitari della londinese Annie Darling, dal titolo “Innamorarsi in libreria” (Crazy in Love at the Lonely Hearts Bookshop, 2018), in Italia per Sperling & Kupfer con la traduzione di Chiara Brovelli.

La trama ufficiale:

Nina O’Kelly, con il suo stile da pin up, i suoi tatuaggi e i capelli che cambiano colore almeno una volta a settimana, è l’anima chiassosa e caotica della piccola libreria Happy Ever After, nel cuore di Londra. Grande fan di Cime tempestose, il romanzo che le ha cambiato la vita e l’ha spinta a uscire dal suo guscio, Nina adora lanciarsi in un appuntamento dietro l’altro alla ricerca del suo personalissimo Heathcliff, l’uomo che le farà girare la testa, la trascinerà in un turbine di passione e le farà scoprire la forza del vero amore.
Quando in libreria arriva Noah, suo ex compagno di scuola nerd, tramutatosi in analista di mercato con tanto di noiosi completi blu marino, Nina lo degna a stento di uno sguardo perché non rientra nei canoni del bad boy.
Ma il cuore, si sa, ha ragioni che la ragione non comprende, e Nina si renderà presto conto che talvolta l’amore si cela laddove meno te lo aspetti. E che non sempre è con un Heathcliff che vuoi passare il resto della vita.
Innamorarsi in libreria è una storia d’amore emozionante, dolce e divertente, perfetta per tutte le inguaribili romantiche e ideale per chi non sa resistere al fascino dei grandi classici.

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Pubblicato da su agosto 2, 2019 in Recensioni

 

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Star Trek: Spock deve morire! (1970)

Sin da quando ero ragazzo e mio padre portò a casa dalla libreria Effetto Entropia (1981) mi chiedo come sarebbe leggere un romanzo di Star Trek, malgrado nel corso del tempo ne abbia letti un paio: gli unici due usciti, quasi di nascosto, in “Urania”. Non ho alcuna memoria di quelle letture, sebbene mi sia rimasta una sensazione divertente.
Visto che in questi giorni ho presentato diversi post su Star Trek, in diversi miei blog, ho voluto cedere alla curiosità e leggere il primo romanzo originale mai apparso in quell’universo: Spock Must Die! (febbraio 1970), scritto ad un anno dalla chiusura della fortunata serie TV e proprio per mano di quel James T. Blish che aveva novellizzato quasi tutti gli episodi. (Ricordo la mia traduzione esclusiva dell’intervista multipla compiuta nel 1992 a vari romanzieri del mondo di Star Trek.)

La grintosa Annarita Guarnieri – che ho intervistato nel 2016 – ha tradotto questo romanzo per il quinto numero della collana che la mitica Garden Editoriale ha dedicato a questo universo, del cui fan club italiano la Guarnieri è stata co-fondatrice: il libro è uscito in italiano nel gennaio 1988 con il titolo Spock deve morire! e l’illustrazione di copertina di Bob Larkin, presa dall’edizione Bantam Books 1978.

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Pubblicato da su luglio 31, 2019 in Recensioni

 

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[Estate 2019] Intervista a Michele Tetro

Illustrazione da “The Child’s World” di Brown, Tate e Withers

Per l’iniziativa “Estate 2019: Leggiamo italiano” ho incontrato Michele Tetro, scrittore e saggista ma soprattutto grandissimo appassionato degli universi del fantastico.


In questi giorni è uscito per Odoya il tuo libro “Dove soffiano i venti propizi – Esploratori, trappers, cacciatori di pelli e cercatori d’oro del Nuovo Mondo“: cosa puoi raccontarci di questo tuo saggio sul mondo del West?

Io per primo lo trovo una cosa strana… un libro di questo genere, che solo cinque anni fa neppure avrei potuto pensare di scrivere, preso com’ero dai miei interessi cinematografici o narrativi, e votati prevalentemente al genere fantastico. Eppure, quasi senza accorgermene, in me è nata una predisposizione forse inconsapevole per quella fase di storia del West più rivolta alle esplorazioni del territorio, condotte dai primi pionieri, a diretto confronto con una natura selvaggia e implacabile, o per meglio dire, indifferente alle sorti dell’uomo. Il contrasto tra la bellezza di paesaggi incontaminati e il pericolo mortale che essi potevano costituire per chi vi si avventurava per la prima volta deve aver toccato corde del mio profondo… Ma non è forse vero che telefilm come “Star Trek” o “Spazio 1999” mettevano in scena un simile confronto con l’ignoto su più vasta scala? Allora i conti tornerebbero…

Il libro è diviso in tre parti: la prima è dedicata alle grandi spedizioni interne dello sterminato territorio dell’ex Louisiana francese, acquistato dagli Stati Uniti a inizio dell’Ottocento e quindi nella necessità di essere adeguatamente esplorato e mappato. La seconda s’incentra sulla successiva ondata di cacciatori di pelli e posatori di trappole che si rovesciò sulle Montagne Rocciose e verso Ovest, aprendo piste verso il Pacifico e consentendo i seguenti spostamenti di massa di coloni e pionieri. La terza, infine, focalizza le “febbri dell’oro” scoppiate in California e nel Klondike, lassù nel Grande Nord. Una riflessione finale del libro consentirà di accomunare lo spirito di quei primi coraggiosi pionieri a quello di coloro che oggi pensano di poter trovare “venti propizi” anche su Marte.

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Pubblicato da su luglio 29, 2019 in Interviste

 

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