RSS

[Books in Movies] The Punisher 1×03 (2017)

Ben Barnes che nel 2017 studia il suo ruolo del 2009…

Cassidy mi manda questa ghiotta segnalazione, tratta dall’episodio 1×03 (Kandahar, 17 novembre 2017) della serie televisiva “The Punisher“, targata Marvel.
Per sapere tutto di questa stagione rimando al suo post de “La Bara Volante“, mentre per le citazioni e i rimandi c’è quest’altro suo post.

Nella foto si vede l’attore Ben Barnes interpretare Billy Russo, futuro super-cattivo ed eterno nemico del protagonista. La particolarità del personaggio è che diventerà noto con il nome di Mosaico perché avrà la faccia totalmente sfregiata: sarà per questo che sta leggendo “Il ritratto di Dorian Gray” (The Picture of Dorian Gray, 1890) di Oscar Wilde, che verte tutto su un volto eternamente intatto? Sarà una beffa dello sceneggiatore?

Probabilmente si tratta invece di una citazione del film “Dorian Gray” (2009) di Oliver Parker, in cui il protagonista era interpretato dallo stesso Ben Barnes.

L’edizione inquadrata appartiene alla Barnes & Noble Classics Series, risalente al 2003. Non ho visto la serie ma credo che quest’episodio sia ambientato durante i primi anni della guerra in Afghanistan, quindi la scelta dell’edizione combacia.

Il mio attento lettore Conte Gracula, del blog omonimo, mi segnala la curiosità per cui un attore di cognome Barnes legge un libro della Barnes & Noble.

La mia attenta lettrice Kukuviza, del blog CineCivetta, mi segnala che il ritratto usato dalla copertina è il dipinto del 1839 di Henri Lehmann che ritrae Franz Lizt.

L.

– Ultimi post simili:

Annunci
 
9 commenti

Pubblicato da su dicembre 13, 2017 in Books in Movies

 

[Archeo Edicola] Io la conoscevo bene (1965)

Adriana Astarelli è una cattiva ragazza, e quindi… legge “Demoniak“.

“Demoniak” n. 4 (maggio 1965) Il club dei serpenti

Ce lo racconta il romano Antonio Pietrangeli con il suo “Io la conoscevo bene” (1965), scritto da lui stesso insieme a Ruggero Maccari ed Ettore Scola. Uscito con grande clamore nelle sale italiane il 4 dicembre 1965, rimane sconosciuto al mondo dell’home video finché il film viene “riscoperto” e presentato in digitale dalla Mustang Entertainment (Cecchi Gori).

Intera pagina del quotidiano “La Stampa” del 28 novembre 1965
per pubblicizzare l’imminente uscita del film

Il 15 giugno 1965 – dopo aver comprato il citato numero di “Demoniak” – viene annunciato il primo ciak del film proprio al Lido di Ostia dove inizia la vicenda, dove cioè vediamo una ragazza comportarsi come una ragazza degli anni Sessanta non dovrebbe comportarsi secondo la morale vigente: libera e disinibita. E infatti legge i “fumetti neri”, quasi a mettere subito le carte in tavola e a marchiare il personaggio con il disprezzo dei benpensanti dell’epoca.

Però il male non viene dai fumetti, perché non è certo “Demoniak” ad abusare di lei nel retro del locale dove lavora…

Una splendida Stefania Sandrelli 19enne, da poco diventata famosa con Divorzio all’italiana (1961) e Sedotta e abbandonata (1964), interpreta Adriana, ragazza che dalla provincia rurale si trasferisce nella rutilante (e corrotta) città per cercare il successo. Per fare cioè lo stesso viaggio di un grande numero di giovani di bell’aspetto che, come lei, finiscono in pasto ad un sistema che non guarda in faccia a nessuno, visto che anche per gli attori uomini non è che la situazione sia rosea.

Un mondo lucente fatto solo di pubblicità

Sono passati sette anni da “Totò nella luna” (1958) ma l’Italia è ancora un Paese di ragazze in cerca di successo mediante foto più o meno “artistiche” pubblicate sulle rivistine che inondano le edicole.
Adriana infatti paga 10 mila lire all’intrallazzone Cianfanna (Nino Manfredi) perché una sua foto finisca nella rivista “Week-End: la rivista che lancia le dive“. Proprio come nel citato film di Totò, anche qui si testimonia di una vispa editoria che all’epoca arricchiva le proprie pagine di foto di giovani aspiranti attrici in cerca di essere “scoperte”, che nel frattempo finivano “scoperte” (nell’altro senso del termine) da chi sapeva approfittarne.

Il direttore della nota rivista “Week-End”

Uno dei vari amanti di Adriana è uno scrittore, di cui non conosciamo il nome, interpretato dal tedesco Joachim Fuchsberger, attore prolifico che lavorava molto fra Italia e Germania. Il suo ruolo è quello di romanziere famoso, la cui foto Arianna ha visto sul “Paese Sera”.
Vediamo inquadrato un libro fresco di stampa, un’antologia di racconti dell’autore.

Il nuovo libro dell’autore senza nome

Arianna (sfogliando un libro del romanziere): «320 pagine? Scrivi molto, tu, eh?»
Romanziere: «Come tutti quelli che non hanno niente da dire.»

Mi sa che non se ne parla di un autografo

La ragazza cerca qualche punto in contatto con l’uomo, la mattina dopo una plausibile notte di passione, ma visto che non canta e non balla il romanziere non sembra avere nulla in comune con lei.
Quando poi Adriana trova nella macchina da scrivere un abbozzo di nuovo romanzo, dove si parla di una ragazza di nome Milena, non capisce che la descrizione dell’autore può riferirsi in maniera perfetta a lei stessa:

«È una come tante altre. Le va bene tutto, è sempre contenta, non desidera mai niente. Non invidia nessuno, è senza curiosità, non si sorprende mai: le umiliazioni non le sente, eppure povera figlia, dico io, gliene capitano tutti i giorni. Le scivola tutto addosso, senza lasciare traccia come su certe stoffe impermeabilizzate. Ambizioni: zero; morale: nessuna. Neppure quella dei soldi, perché non è una puttana. Per lei “ieri” e “domani” non esistono, non vive neanche giorno per giorno perché già questo la costringerebbe a programmi troppo complicati, perciò vive minuto per minuto: prendere il sole, sentire i dischi e ballare sono le sue uniche attività. Per il resto, è volubile, incostante, ha sempre bisogno di incontri nuovi e brevi, non importa con chi. Con se stessa mai.»

Solo alla fine Adriana si è resa conto che il monologo ha riassunto tutta la sua vita fino ad allora, e con grande innocenza risponde:

Adriana: «Milena sono io, vero? Sono così? Una specie di… deficiente?»
Romanziere: «Ma no, al contrario: forse sei tu la più saggia di tutti.»

Non è chiaro se gli autori pensino davvero quest’ultima frase, ma di sicuro alla povera Adriana capita di tutto: in una ricerca del successo priva quasi di animosità, come se non nascesse da una vera passione ma più da un vuoto interiore, la ragazza subirà umiliazioni che è facile immaginare siano il simbolo di mille storie simili accadute sul serio a giovani aspiranti “attrici / soubrette / modelle” finite schiacciate in ingranaggi più grandi di loro.

Attorno ad Adriana ruota un mondo volgare e corrotto, fatto di alberghi di lusso ed abiti di marca, di attori famosi e tutto il circo danzante di abbrutimento umano, simboleggiato dallo spietato attore in auge Roberto (Enrico Maria Salerno) e il mesto caratterista in cerca di occasione Gigi Baggini (Ugo Tognazzi). Forse in mezzo al jet set volgare e immorale, ad amanti occasionali e spietati, ad intrallazzoni e ladruncoli che infestano la Capitale, l’unica occasione per Adriana è l’umile ma integro garagista Italo (Franco Nero). Saprà coglierla?

L.

– Ultimi post simili:

 
14 commenti

Pubblicato da su dicembre 11, 2017 in Archeo Edicola, Pseudobiblia

 

[Books in Movies] Nerve (2016)

Dave Franco legge Virginia Woolf

È passato giustamente inosservato l’ennesimo piccolo film che punta tutto sullo scandalo e sul passa-parola, senza investire nulla se non banalità e cose già ampiamente viste. Sto parlando dell’adrenalinico thriller che fa sbadigliare “Nerve” (2016) di Henry Joost e Ariel Schulman. (Addirittura in due, si sono messi, per girarlo!)

Il film è sceneggiato da Jessica Sharzer a partire dal romanzo omonimo del 2012 di Jeanne Ryan, portato in Italia da Newton Compton nella collana gggiovaneVertigo“, disponibile anche in eBook.
Non ho letto il romanzo, ma è più che evidente che la storia è la versione americana dell’ottimo thriller dello svedese Anders De La Motte dal titolo “Il gioco” ([geim], 2010), romanzo d’esordio giunto in Italia nel 2011 e recensito da me su ThrillerMagazine.

Il film – uscito il 9 novembre 2017 in DVD e Blu-ray per 01 Distribution – racconta di un gioco in cui si può essere spettatori o partecipanti, in cui si ricevono missioni da eseguire sotto l’occhio di altri che ci spiano e che possono confermare se abbiamo fatto tutto secondo le regole. Ovviamente la situazione precipita sempre di più, fino al finale buonista e assolutamente ridicolo.
A parte la fine vergognosa, il film dunque ricalca perfettamente il romanzo svedese del 2010, con la differenza che quello era terribilmente appassionante mentre la solita scopiazzata americana è blanda e per ragazzini. (Chi ha detto Hunger Plagio Games?)

Ricordo che la trama è stata rimaneggiata e pastrocchiata per l’episodio 3×03 della serie televisiva “Black Mirror“, a riprova di una terza stagione particolarmente non ispirata, oltre che noiosa da prendersi a schiaffi.

Il film è un thriller dove non accade niente che provochi tensione, visto che comunque è un prodotto riservati ai giovani – quindi si ha paura dei rispettivi genitori – e l’unico momento che tenta disperatamente di creare scandalo è quello dove il coglione di turno si sdraia sui binari perché il treno gli passi sopra. Una scena farlocca che sembra tentare il colpaccio come fece “The Program” (1993) coi suoi ragazzi sdraiati in autostrada: all’epoca riuscì nell’intento di scandalizzare l’opinione pubblica e avere i telegiornali pronti a parlare del film, ma siamo ormai lontani da quel mondo mediatico.

In questa sagra della banalità, che libro mostrare? Voi non ci crederete ma esattamente come ogni altra donna occidentale la protagonista ama Virginia Woolf: ma guarda a volte la coincidenza. È mai esistita una donna occidentale che abbia detto «A me Virginia sta antipatica?» Non credo.
D’altronde il film si sta rivolgendo allo spettatore generico, che non legge: se mostrasse qualsiasi altra autrice poi magari nel cinema la gente chiede al vicino «Ma è un nome inventato per il film?» e non va bene. Nella cultura pop le donne leggono la Woolf in prosa e la Dickinson in poesia, e basta.

Quindi vediamo il co-protagonista del film, il super belloccio Dave Franco – fratello minore di James Franco, e si vede! – con in mano “Gita al faro” (To the Lighthouse, 1927) della Woolf, in un’edizione Penguin Books (Modern Classics) del dicembre 1969.

Dave Franco legge “Gita al faro” (1927) di Virginia Woolf

Un figo, con giacchetto figo e sguardo malandrino, che legge il romanzo amato: può la protagonista resistere a questa inondazione di fascino? Ovviamente no, e con l’occasione la Penguin Books vende qualche copia in più. Tutti vincono!

L.

– Ultimi post simili:

 
7 commenti

Pubblicato da su dicembre 7, 2017 in Books in Movies

 

Fake News: il profumo della storia

Venerdì scorso, 1° dicembre 2017, nella splendida nuova puntata del programma televisivo “Propaganda Live” (La7) il conduttore Diego Bianchi ha parlato molto di fake news, espressione inglese molto di moda di cui ha dato una perfetta traduzione italo-romana: ‘na stronzata.
In un servizio registrato Diego mostra in tempo reale come creare ad arte una notizia falsa (in uno pseudo-paesino italiano il prete locale toglie il bue dal presepe vivente per assecondare le richieste di alcuni immigrati lamentosi) come “spacciarla” nei gruppi giusti (dove cioè una notizia del genere verrebbe subito accolta perché in fondo è ampiamente cercata per fini propagandistici) e come pomparla a dovere. La notizia ha girato ed è stata considerata tale per un numero limitato di tempo, ma ha dimostrato com’è facile, anche per la panzana più sballata, rotolare ed ingigantirsi come una slavina nell’innevato mondo del social network.

Fra gli ospiti della puntata c’era Andrea Purgatori, giornalista e scrittore di lunga data recentemente approdato a La7 nel programma “Atlantide”. Questi prende la parola sull’argomento e dice:

«Le prime fake news sono state inventate dai servizi segreti durante la Guerra Fredda. Io ho visto lettere di Reagan false, ho visto manuali dei sovietici falsi, che si scambiavano, che uno metteva contro l’altro, per cui in realtà nasce tutto poi un po’ anche dalla politica, dal tentativo di utilizzare la falsa notizia come strumento di lotta politica.»

Qui tutti i miei sensi etruschi di pseudobibliofilo sono vibrati pesantemente. Mi sono voltato verso la sciabordante Biblioteca dei Libri Falsi che ho costruito, volume per volume, accanto al computer e mi sono venute in mente le parole di Luciano Canfora (di cui purtroppo non ho ritrovato la fonte, quindi dovrete fidarvi di me): storicamente, per giustificare una guerra si è sempre inventato un documento falso.

Lasciamo stare il fiume in piena di “notizie false” in ambito religioso, come gente che va in giro a dire nei social del tempo che qualcuno è risorto dopo tre giorni senza che nessuno poi chieda conferma e vada a cercare la fonte: anche rimanendo nella Storia, non esiste quasi epoca senza una fake news strumentalizzata per fini politici.
Visto che qualche giorno fa, 29 novembre 2017, Gian Antonio Stella ha presentato un articolo simile sul “Corriere della Sera” – Quella bufala di tredici secoli fa su Costantino – ne approfitto per una panoramica sulle fake news magari meno note della storia.


469 a.C.

Proprio il nostro Canfora ha dedicato un libro all’argomento, “La storia falsa” (Rizzoli 2008), che si apre con il falso tradimento di Pausania. Sappiamo dallo storico Tucidide che venne trovata una lettera in cui Pausania, «capo degli Spartani», chiedeva all’appena sconfitto Serse, re dei Persiani, di stilare un patto segreto di alleanza. Questa lettera venne usata per condannare Pausania per tradimento ed egli fu destinato ad una morte orribile, murato vivo.
Peccato che quella era una fake news: non c’era alcun tentativo di patto segreto, era stata solo una truffa per far cadere un avversario politico.

43 a.C.

Cicerone comincia a sudare quando arriva in Senato una lettera di Bruto – il cesaricida – il cui contenuto non sembra proprio scritto da questi. Tempo dopo sarà lo stesso Cicerone a raccontare l’accaduto a Bruto, così da far arrivare fino a noi l’aneddoto, e nella sua lettera A Bruto Cicerone racconta i suoi timori nel giudicare a gran voce falso il documento giunto in Senato: e se poi si fosse sbagliato? Le ripercussioni politiche sarebbero state gravissime.
Per fortuna è il giurista Labeone a prendere la parola in Senato e a sbugiardare il documento falso: stavolta la fake news non ha avuto effetto… O forse no? E se invece la lettera era vera e il suo effetto è stato annullato da Labeone? (Ne parla il già citato Canfora nel suo saggio.)

315

L’imperatore Costantino dona il potere alla Chiesa: questo editto è noto con il nome di Donazione di Costantino. Già dal Quattrocento si è cercato di spiegare la falsità di questo documento, ma ovviamente la Chiesa non ha gradito questi sforzi.
Per saperne di più pare che la fonte migliore sia “Lezioni di metodo storico” di Federico Chabod (Laterza 1969), ma non avendolo letto non mi esprimo.

1165

L’imperatore bizantino Manuele I Comneno riceve una lettera incredibile, che subito rigira ad altri potenti, come papa Alessandro III e Federico Barbarossa. In questo documento un potente inaspettato offre il suo aiuto e le sue immani ricchezze all’Occidente per affrontare gli islamici: è la celebre lettera del Prete Gianni, un falso che per secoli ha avuto ripercussioni in ogni angolo della cristianità.
La fake news riesce potente e tutti i cristiani credono ciecamente ad un uomo che sta per mettere le proprie enormi ricchezze al loro servizio: ovviamente non è vero nulla. Chi ha scritto questa falsa lettera? Umberto Eco ci racconta… che è stato Baudolino, «mendace di natura»!

Primi anni del 1600

In Polonia viene pubblicato anonimamente un libro esplosivo, dal titolo Monita Privata Societatis Jesu. Il testo afferma di presentare al lettore i vergognosi insegnamenti segreti che vengono inculcati agli allievi della Compagnia di Gesù, quei gesuiti che l’opinione pubblica già odia ma che ora diventano degni dell’indignazione più profonda: mediante queste “intercettazioni ante litteram“, l’anonimo autore racconta al lettore ogni odioso luogo comune anti-gesuita che il lettore già conosce, fornendogli così l’elemento fondamentale che permette alle fake news di prosperare: confermare l’opinione che il lettore già ha.
Il testo è un falso e nei secoli i gesuiti devono scrivere fiumi di inchiostro a dimostrarlo, ma contro i preconcetti neanche gli dèi possono nulla. La questione è trattata splendida mente da Sabina Pavone ne “Le astuzie dei gesuiti” (Salerno 2000).

Primi anni del 1700

L’Europa discute e litiga da almeno un secolo su un libro che in realtà nessuno ha mai visto: tutti recensiscono alla cieca il Trattato dei Tre Impostori, che dimostra come le tre grandi religioni monoteistiche si basino sul falso. Nei primissimi anni del ‘700 finalmente cominciano ad apparire copie di questo libro esplosivo, proprio quando tutti le cercavano, e per almeno un secolo è una truffa che rende benissimo: non importa cosa ci sia scritto, pubblicare un libro con quel titolo significa “soldi sull’unghia”.
Tutto ciò che le copie rimaste fino a noi dimostrano è che il contenuto dell’opera è puro luogo comune, tipiche fake news che confermano ciò che il lettore già sa: per saperne di più vi consiglio “Il libro maledetto” (Rizzoli 2013) di Georges Minois, ma anche “Arpe e il Trattato dei Tre Impostori“… di un certo Lucius Etruscus!

1814

Napoleone è stato ucciso dai cosacchi: non lo sapevate? Sapevatelo! La notizia è troppo bella per essere vera – e infatti non è vera – così subito la borsa europea schizza in alto… fino ad esplodere. Nell’inchiesta che ne segue viene condannato come colpevole l’ammiraglio Thomas Cochrane, mentre il ghostwriter di Alexandre Dumas prende appunti: la vicenda diventerà una delle “vendette” de “Il conte di Montecristo” (1846).

1865

Francia. L’8 luglio l’Accademia delle Scienze (Académie des sciences de l’Institut de France) si riunisce per festeggiare i duecento anni della propria fondazione. Per l’occasione lieta uno dei suoi membri – il matematico ultrasettantenne Michel Chasles – presentò all’attenzione dei colleghi due lettere, scritte da Jean de Rotrou al cardinale Richelieu: in esse il poeta incoraggiava il cardinale ad istituire a Parigi un’Accademia di letterari e scienziati. In pratica le lettere testimoniavano il pensiero che aveva dato vita a quella istituzione che stavano festeggiando. Nel corso degli anni Chasles presentò lettere sempre più incredibili, finché i suoi colleghi – indagando e dopo anni di discussioni – riuscirono ad arrivare alla verità: un falsario aveva venduto al vecchio matematico una cifra enorme di lettere balzane, pagate a peso d’oro.
Il contenuto delle lettere però commetteva l’errore più grande di una fake news: contravveniva al pensiero comune, quindi era facilmente sbugiardabile. (Sulla questione ho trovato dell’ottimo materiale che prima o poi presenterò.)

1919

Tredici mesi dopo la fine della Prima guerra mondiale viene pubblicato a Charlottenburg (Berlino) un piccolo libro che in pochissimo tempo farà il giro del mondo e segnerà per sempre l’immaginario collettivo: il titolo tedesco era “I segreti dei Savi di Sion“, quello inglese “Il pericolo ebraico. Protocolli dei Savi Anziani di Sion“. In italiano, “L’Internazionale ebraica. Protocolli dei ‘Savi Anziani’ di Sion“. Riciclando l’idea dei Monita seicenteschi, di nuovo si presentavano delle “intercettazioni” e si rivelavano i piani segreti che gli ebrei starebbero architettando: come sempre, luoghi comuni che i lettori già avevano quindi la diffusione (e l’apprezzamento) è stato enorme ed immediato. Tanti purtroppo credono ancora che sia un testo vero…
Sull’argomento ha davvero detto tutto Sergio Romano nel suo “I falsi protocolli” (Corbaccio 1992 / Longanesi 2011).

1997

Il 26 febbraio i giornali di Hong Kong pubblicano un testamento di Deng Xiaoping, morto il 19 febbraio precedente, in cui il politico chiede scusa per i fatti sanguinosi di piazza Tienanmen nel 1989. Il governo cinese subito smentisce l’autenticità di quel testo, e Canfora – che racconta questo aneddoto nel suo citato saggio – ipotizza che sia stata una manovra degli “uomini nuovi” del Partito Comunista Cinese, che così facendo cercavano di sottolineare come le cose brutte del passato fossero tutte da attribuire a chi li aveva preceduti, non a loro.


Mille e mille altre fake news si potrebbero citare, ma questo è giusto un assaggio di quelle più gustose, di solito rappresentate da lettere o libri falsi, cioè costruiti ad arte per scopi politici.

Come ci si difende dalle fake news? Lo dicono tutti: andare a controllare le fonti. Siamo sicuri che questo funzioni? Temo di no.
Ecco un esempio incredibile di come non esista la minima difesa contro le notizie false.

Siamo alla fine dei mitici anni Settanta quando Gerd Heidemann entra in un negozietto di Aspergstrasse (Berlino Est) specializzato in cimeli bellici. L’uomo tornerà più volte a comprare reperti appartenuti ad Adolf Hitler, di cui è ghiotto collezionista, finché un giorno il gestore Kujau tira fuori un’arma:

«Sull’oggetto c’era un’etichetta con la grafia di Martin Bormann che affermava: “Con questa pistola il Führer si tolse la vita”»

Heidemann è felicissimo e fa quello che di solito nessuno fa: va ad informarsi e a controllare le fonti. Quali mai potranno essere le fonti in questo caso? Heidemann va a chiedere consiglio ad un amico, Otto Guensche… l’uomo che da giovane aveva aiutato a portare i corpi di Hitler e di Eva Braun fuori dal loro bunker e aveva raccolto personalmente l’arma usata per il suicidio dal pavimento del bunker, dove era caduta sfilandosi di mano a Hitler. Insomma, questa è la Madre di tutte le fonti!

Otto Guensche, che ha avuto per le mani la pistola di Hitler, prende in mano la pistola che questo Kujau vende nel suo negozio ed emette subito il suo giudizio: è una bufala. Hitler aveva una Walther da 7,65 millimetri mentre quella in vendita è una FN belga. Questo sì che è sventare una truffa.

Heidermann ringrazia l’amico… e compra la pistola venduta da Kujau, inserendola nella propria collezione e presentandola a tutti come la pistola con cui Hitler si tolse la vita. Perché la verità non è affascinante quanto una bugia a cui vogliamo credere.
E intanto sempre da Kujau Heidermann stava comprando dei quaderni di scuola, scritti nottetempo da Kujau stesso, che poi venderà per una cifra astronomica chiamandoli “I diari di Hitler”. Non a caso l’incredibile vicenda è così assurda che solo un affermato romanziere poteva raccontarla, indagando in prima persona: assolutamente consigliato il saggio-capolavoro “I diari di Hitler” (1986 / Mondadori 2001) di Robert Harris… proprio quel Robert Harris, autore di thriller a sfondo storico come Fatherland ed Enigma.

Siamo tutti condannati a credere a quanto già crediamo: ecco perché da 2.500 anni le fake news prosperano e prospereranno per sempre.

L.

– Ultimi post simili:

 
15 commenti

Pubblicato da su dicembre 4, 2017 in Pseudobiblia

 

Il diaboliKo Miki Moz

Come già anticipato dal comunicato Astorina, oggi – 1° dicembre 2017 – esce in edicola il numero 850 di “Diabolik“, un’avventura speciale per festeggiare i 55 anni del personaggio.

La settimana scorsa ho rispolverato un’intervista d’annata al disegnatore Matteo Buffagni, oggi invece presento un’intervista diaboliKa fresca fresca ad un grandissimo lettore appassionato del personaggio: Miki Moz, del blog Moz O’Clock, «il blog nerd, geek, retro & pop».

Miki Moz e Diabolik


Moz O’Clock è il tempio del pop di ogni età: qual è il tuo rapporto con i fumetti?

Ho imparato a leggere, coi fumetti. Mi sono anche appassionato alle lingue straniere, coi fumetti. Direi che sono l’espressione artistica più importante della mia vita.

Compie 55 anni il Re del Terrore, l’unico fumetto nero sopravvissuto ad una “stagione selvaggia“: da quanto tempo lo leggi regolarmente?

Lo leggo regolarmente da quando avevo otto anni circa. Lo colleziono, però, dal giugno 1996. “Cento guerrieri d’oro” è l’albo con cui ho iniziato ufficialmente la collezione.

Secondo te qual è il segreto di Diabolik, l’elisir della sua lunga vita?

Il segreto è cambiare restando uguale e fedele a se stesso. Diabolik vive una sorta di eterno presente naïf. Funziona anche perché non è mai sfociato nella volgarità, né verbale né disegnata. Nemmeno suggerita.

Preferisci la “prima versione”, con il signore del male che uccide tutti, o la “versione moderna”, con un Diabolik attento a non fare del male?

Mi piace ogni sfumatura di Diabolik. Oggi trovo un po’ superata la fase di fine anni ’90, caratterizzata da un certo buonismo che era figlio di quel tempo. Ma era solo una fase, per fortuna.

Sapresti citarmi la storia che ti è piaciuta di più e quella che ti ha deluso di più?

Tra le delusioni, cito l’albo del quarantennale “Ritorno all’Isola di King“, perché sembrava dovesse raccontarci qualcosa – anche solo un piccolo accenno sul passato – e invece fu una sorta di bluff. La mia preferita è la doppia storia “La vittoria di Ginko / L’ultimo rifugio“, dove Eva muore, Ginko sequestra ogni rifugio e ricchezza ai due criminali, e Diabolik finisce sulla ghigliottina. Ovviamente, andrà a finire in tutt’altro modo…

Hai mai avuto la tentazione di scrivere un soggetto per Diabolik?

Certamente. La prima volta nel 1997, su due fogli protocollo scrissi una storia vera e propria ambientata in un paese sudamericano, con una piramide inca da esplorare. Ultimamente ho dato delle mie idee, ma pare non siano state prese in considerazione. In particolare, suggerivo di far apparire qualche membro della famiglia Kant, la banda di Walter Dorian, e un nuovo nemico che faccia da personaggio semi-fisso, rivale sia di Diabolik sia di Ginko. Avevo fornito anche un’idea su un bottino: essendo comparse già due Rose di Diamanti, pensavo sarebbe interessante dire che in tutto sono cinque, sparse in altrettanti continenti. Ogni tanto si poteva tirar fuori una nuova Rosa, mettendo in competizione con Diabolik anche altre bande o specialisti, in modo da aver un fil rouge continuativo sparso negli anni, con il nostro ladro intento a completare una “collezione” già annunciata.

Collezione diaboliKa di Miki Moz

Se un domani provassero di nuovo a fare un film su Diabolik, che attori vedresti nel suo ruolo? E in quello di Eva Kant?

Beh, stiamo aspettando la serie su Sky, anche se va per le lunghe (e pare essersi arenata, nonostante i nomi coinvolti…). In ogni caso, sceglierei attori misconosciuti, non credo ci siano oggi volti noti adatti ad interpretare – per somiglianza – i nostri due idoli, ma nemmeno Ginko.

Hai mai visto la serie animata tratta dal personaggio? Che ne pensi?

Ho visto la serie Saban (due giorni fa stavo pure per comprare il cofanetto DVD), non mi piace ma capisco la necessità televisiva di cambiare qualcosa. Interessante la figura di Dane, figlio di King. Per il resto, è una tipica serie occidentale per ragazzini, che di Diabolik porta solo il nome.

Per finire, hai già iniziato l’album delle figurine diaboliKe? E dove attaccherai tutti i doppioni?

Yes, comperato immediatamente e per fortuna – fino a ora – ho solo due doppioni! Non so cosa ne farò: li conservo, li scambio, li attacco su un secondo album?


Ringrazio Miki Moz per la disponibilità e, per finire, ecco alcune tavole di Matteo in anteprima del numero 850 (dicembre 2017).


L.

– Ultimi post simili:

 
22 commenti

Pubblicato da su dicembre 1, 2017 in Interviste

 

Tag:

Notizie sportive etrusche

Ebbene sì, l’Etrusco è anche informazione sportiva, ma mica quella che fanno tutti: mi piace segnalare un paio di notizie sportive “diverse”, di quelle di solito ignorate perché non legate agli sport “che contano” in Italia, apparse sul sito dell’ANSA.


ANSA. 28 novembre 2017

Lotta: iraniano costretto a perdere

Tecnici ‘stoppano’ Karimimachiani, avrebbe trovato rivale Israele

RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA

(ANSA) – TEHERAN, 28 NOV – ‘Perdi, altrimenti nel prossimo turno dovrai affrontare un israeliano, e non devi’. E’ stato questo, in pratica, ciò che i suoi tecnici hanno detto al lottatore iraniano Ali Reza Karimimachiani impegnato in Polonia nella gara della categoria 86 kg. dei Mondiali Under 23 di lotta.

Lo ha raccontato lo stesso ‘Karimi’, che in passato (due anni fa) ha vinto un bronzo mondiale a livello assoluto, all’agenzia di stampa Isna spiegando di essere stato “costretto a perdere intenzionalmente”. L’incontro era quello contro il russo Alikhan Zhabrailov, contro il quale l’iraniano era in vantaggio. Così “un minuto prima della fine del round” i suoi allenatori gli hanno detto di perdere l’incontro per non dover affrontare un avversario israeliano. “E il mio Mondiale è finito”, ha aggiunto il 23enne Karimimachiani, mentre Zhabrailov andava avanti fino alla conquista dell’oro. Ma non è finita, perché, curiosamente, nei ripescaggi l’iraniano è stato comunque abbinato all’israeliano che ha vinto per “infortunio” del rivale.


ANSA. 28 novembre 2017

La Nazionale femminile di calcio avanti nella qualificazione ai Mondiali

Le azzurre sono in testa al gruppo 6 a punteggio pieno

Portogallo-Italia RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA/EPA

La Nazionale di calcio femminile ha vinto per 1-0 ad Estoril contro il Portogallo, nella partita valida per le qualificazioni ai Mondiali 2019 in Francia. Le azzurre sono in testa al gruppo 6 a punteggio pieno.

Portogallo-Italia RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA/EPA

La Nazionale di Milena Bartolini aveva già sconfitto in casa la Moldavia 5-0 e la Romania nella doppia sfida (a Cluj 1-0 e 3-0 a Castel di Sangro).

Portogallo-Italia RIPRODUZIONE RISERVATA © Copyright ANSA/EPA

Non c’è stata alcuna copertura televisiva dell’incontro. Il match è stato trasmesso ed è nuovamente visibile in streaming sulla pagina Facebook della Figc.


La delusione di essere esclusi dai mondiali di calcio non sembra essere stata abbastanza da spingere i tifosi ad interessarsi di chi invece ai mondiali di calcio potrebbe andarci…

L.

 
5 commenti

Pubblicato da su novembre 30, 2017 in Uncategorized

 

Pseudobiblia, She Wrote (2)

Jessica Fletcher, interpretata da Angela Lansbury, è forse la più nota delle pseudo-autrici della TV: è il momento di studiarne la bibliografia falsa!

Pseudobiblia, She Wrote
I “libri falsi” di J.B. Fletcher
(seconda parte)

Ci siamo lasciati l’ultima volta chiedendoci quando mai avessero girato un film da un romanzo di J.B. Fletcher, e la risposta arriva dall’ordine evidentemente sbagliato di trasmissione degli episodi: malgrado risulti trasmesso originariamente due settimane dopo, l’episodio 1×03 (28 ottobre 1984), “Hooray for Homicide” – trasmesso in Italia l’8 giugno 1988 con il titolo “Il cadavere ballò a mezzanotte” -, si apre con il discusso produttore Jerry Lydecker (l’allora noto attore John Saxon) che sta dirigendo il citato film, ovviamente dal titolo “The Corpse danced at Midnight“.

«Intervistatore: il giallo della Fletcher è andato a ruba, prevedi che il tuo film otterrà altrettanto successo?
Lydecker: C’è tutto quello che piace ai giovani: musica, sesso e violenza.
Intervistatore: Be’, forse anche troppa violenza.
Lydecker: Che vuol dire, troppa?
Intervistatore: Mi riferisco alla scena in cui quel pazzo criminale arrostisce con il lanciafiamme un gruppo di ballerini.»

Il perfido produttore e una locandina di sicuro successo

La reazione della signora Fletcher è indignata: questo non è il suo libro!

Non sembra proprio un lavoro di J.B. Fletcher

Le sue proteste però si scontrano con una produzione intenzionata a farne un successo: «È un misto di Emmanuelle, Rambo e Flashdance

Ah be’, se ricorda Emmanuelle allora va bene…

Ovviamente la nostra J.B. – che qui scopriamo stare per Jessica Beatrice – non è per nulla d’accordo ma scopre di avere un contratto-capestro.
Dopo aver manifestato a tutti il suo disappunto, la Fletcher finirà nei guai quando il produttore Lydecker verrà trovato morto: la nostra eroina infatti è fra i sospettati perché potrebbe essersi vendicata dell’affronto subìto dal suo romanzo.

Risolto tutto per il meglio, si va avanti e nell’episodio 1×05 (18 novembre 1984), “Lovers and Other Killers” – in Italia, “Tra amanti e assassini” (6 luglio 1988) -, dove la Fletcher è invitata a tenere un corso universitario sulla scrittura di un giallo, e dove potrà esibirsi in alcune storiche scene che faranno parte per anni della sigla iniziale della serie.

Celeberrima immagine, con titolo del romanzo alle spalle

L’episodio non ha altro da offrire se non l’immagine di qualcuno intento a leggere questo benedetto romanzo della Fletcher.

La prova che qualcuno legge davvero questo romanzo

La produzione non ha certo stampato copertine finte per farle intravedere una volta sola, così nell’episodio 1×07, “We’re Off to Kill the Wizard” (9 dicembre 1984) – in Italia, “Il gran mago Orazio” (22 giugno 1988) – troviamo di nuovo il romanzo citato di sfuggita in 1×01, quando ancora non era dato alle stampe: “Epitaffio per un bassotto“.

«È un vero capolavoro!» è il commento entusiasta della lettrice, e il libro scompare nello stesso nulla in cui era apparso.

“Epitaffio per un bassotto”

(continua)

L.

– Ultimi post simili:

 
4 commenti

Pubblicato da su novembre 29, 2017 in Pseudobiblia

 
 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: