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Gli zombi di Star Trek (1)

01 Apr

Un termine così fortemente legato all’horror come zombizombie non sembra sposarsi bene con le avventure dello sconfinato universo di “Star Trek“, eppure è una parola che si ritrova ampiamente in tutta la sua sterminata produzione letteraria, a volte giunta anche in Italia.
Tralasciando le decine di citazioni dagli anni Ottanta in poi, quando cioè tutti sapevano cosa fosse uno zombie, proviamo a viaggiare più indietro, quando il termine non era così scontato… O forse lo è sempre stato?

Acquisiti i diritti degli episodi della prima stagione di “Star Trek”, la casa editrice Bantam Books già nel gennaio del 1967 – con la serie TV giunta appena a metà della prima stagione – presenta un volume che raccoglie sette novelization di altrettanti episodi, a firma di quel James T. Blish che in seguito trasformerà in racconti tutti gli episodi della serie. (Morirà prima di completare l’opera, e gli subentrerà la moglie, come ho già raccontato.)

Nel trasformare in racconto l’episodio “Dagger of the Mind“, trasmesso il 3 novembre 1966 con la sceneggiatura di S. Bar-David (Shimon Wincelberg), Blish scrive:

«Another of you zombies took her away. If you’ve hurt her, I’ll kill you

Il dottor Tristan Adams (interpretato nell’episodio da James Gregory) sottopone i detenuti del suo carcere ad una procedura che svuota loro la mente, così che obbediscano solamente ai suoi ordini: in pratica, invece del voodoo utilizzato da Bela Lugosi ne “L’isola degli zombies” (White Zombie, 1932) si usa la scienza, ma il risultato è lo stesso.

Il capitano Kirk definisce zombies gli uomini “svuotati” al servizio di Adams perché già all’epoca in inglese quel termine ha una valenza all’incirca di “servo privo di cervello”.

Gli “zombie” del dottor Adams

Malgrado l’episodio televisivo arriverà in Italia solamente il 24 settembre 1981 (fonte WIkipedia) con il titolo “Trasmissione di pensiero“, il racconto in questione di Blish sbarca nelle librerie italiane già nel 1978, ribattezzato “La spada nel cervello“, all’interno della serie antologica “Star Trek. La pista delle stelle” (Mondadori).

«Uno dei vostri zombie l’ha portata via. Se le avete fatto del male vi ammazzo.»

Nel giugno del 1978 la traduttrice Rosella Sanità anticipa di ben tre mesi l’uscita di settembre a Torino del film “Zombi” di George A. Romero – con la “manina” di Dario Argento – e questo dimostra che il termine già era noto prima che quel film lo sdoganasse del tutto: abbiamo già visto che Ugo Malaguti nel 1965 trasforma zombie in fantasmi, per evitare di utilizzare un termine che evidentemente non riteneva ben noto dai suoi lettori. (Sebbene sin dall’Ottocento esistano testimonianze in lingua italiana di zombi nell’esatta accezione inglese usata da Kirk!)

Specifico che stiamo parlando solamente di un racconto di J.T. Blish, perché nell’episodio televisivo il termine non viene usato, visto che la scena descritta non esiste (è giusto un’invenzione narrativa dello scrittore), e perché probabilmente zombie è un termine più noto ai lettori che agli spettatori: davanti alla TV può esserci un pubblico generalista, ma chi compra i romanzi di Star Trek di solito divora fantascienza di ogni sorta, e come abbiamo visto il termine è ben noto in questo genere, come dimostra anche il prossimo “caso”.

Star Trek: Mission to Horatius” (1968) di Mack Reynolds è il primo romanzo inedito ambientato nell’universo della fortunata serie televisiva originale, e ci porta sul pianeta Bavarya dalla nomenclatura… teutonicofona!
I brani che seguono li ho tradotti io, essendo il romanzo inedito in Italia.

«Su Bavarya abbiamo due tipi di persone: gli Herr-Elite, gente vera, e i Doppelgänger, che sono duplicati volta dopo volta. In un passato lontano abbiamo scelto questi ultimi come soldati, e abbiamo continuato a duplicarli. Anche per farne servi e contadini. Al momento ci sono solo poche decine di migliaia di Herr-Elite sul pianeta.»

Questa descrizione del personaggio autoctono Anna ricorda da vicino la situazione in cui si ritrova il protagonista de “Il sole nudo” (The Naked Sun, 1956) di Isaac Asimov, che stava ricreando la sua personale interpretazione futuristica dell’antica Grecia, dove una ristretta classe dominante viveva circondata da un numero soverchiante di stranieri addetti ai compiti più umili.
Mentre Asimov trasformò questi ultimi in robot, con tutti i problemi del caso, su Baravya abbiamo in pratica dei cloni: la parola non viene mai usata nel romanzo, ma dal 1952 – quando la prima clonazione è avvenuta in contemporanea con il primo racconto su una clonazione – era un processo ben noto. Ma che certo non incontra il favore del dottor McCoy:

«La tecnica non è sconosciuta ai mondi della Federazione, non è certo utilizzata per gli esseri umani. I nostri sensori possono analizzare in modo completo la composizione di ogni corpo umano, ma molto tempo fa abbiamo scoperto che nel tentativo di duplicarli andava perduto un ingrediente primario: qualcosa che è chiamata psiche [psyche], o se volete anima. Ciò che differenzia l’uomo dall’animale.»

La messa di McCoy è finita: andate in pace…
Mentre il più razionale Spock riflette su come Baravya possa contare su un numero pressoché illimitato di soldati, duplicati alla bisogna, è il nostro amato Kirk che ci regala oro:

«Questi vostri Doppelgänger… in pratica sono zombie

La dimestichezza con cui Kirk di nuovo utilizza la parola, senza che l’autore senta il bisogno di spiegarla, conferma che fosse ben nota ai lettori, e non va dimenticato che anni prima Robert A. Heinlein aveva pubblicato su rivista All You Zombies (1959), usandola come fosse la parola più comune del mondo.

I film di Romero ancora non esistono, ma la parola era notissima in lingua inglese, nata e risorta più volte proprio come i Doppelgänger del romanzo in questione, ed indicava qualcosa che non era proprio un fantasma (com’era in Europa dal Settecento) ma neanche un cadavere putrefatto uscito dalla tomba (come sarà in seguito): con zombie si indicava un uomo senza più volontà prpria. Ce l’ha spiegato McCoy: uno zombie è un essere umano senz’anima, quindi un mero esecutore degli ordini.

Lo “zombie” di Legendre

Questa accezione del termine zombie rimarrà sottotraccia in narrativa, mentre al cinema dal 1978 in poi avrà sempre il significato di morto vivente, che non risponde ad alcun ordine se non a quello della fame di carne umana. Invece, come dicevo, nell’universo narrativo di Star Trek la parola zombie sarà ampiamente utilizzata dagli anni Ottanta in poi: vedremo più avanti qualche “caso ghiotto”..

L.

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8 commenti

Pubblicato da su aprile 1, 2019 in Linguistica

 

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8 risposte a “Gli zombi di Star Trek (1)

  1. redbavon

    aprile 1, 2019 at 11:39 am

    Proprio interessante questo ricerca dell’uso del termine talmente inflazionato che oggi non fa quasi paura e nei videogiochi quanti nei film è diventato “carne da cannone”.

    Piace a 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      aprile 1, 2019 at 11:41 am

      Per questo mi ci sono appassionato, ed è anche curioso notare la differenza fra i lettori e gli spettatori, che sembrano provenire da culture diverse con terminologie diverse.

      Piace a 1 persona

       
  2. Kuku

    aprile 1, 2019 at 10:49 pm

    Mi ricordo che c’era una storia di Barks dove appariva appunto uno zombie e che in italiano, non sapendo come tradurre la parola, il traduttore si è inventato il termine gongoro. Qua siamo però molto indietro nel tempo, a cavallo tra gli anni ’40 e ’50.

    Piace a 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      aprile 2, 2019 at 6:52 am

      UAU grazie della splendida dritta! Sto proprio riprendendo una mia “indagine” di tempo fa per vedere come italiani e inglesi hanno gestito il termine nella narrativa multimediale del Novecento. Cercherò la storia di Barks ^_^

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  3. zoppaz (antonio zoppetti)

    aprile 2, 2019 at 3:38 pm

    Non sapevo degli zombi di Star Trek! Interessante!

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    • Lucius Etruscus

      aprile 2, 2019 at 4:40 pm

      Sto stanando altre chicche dallo stesso universo 😛

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      • Giuseppe

        aprile 5, 2019 at 4:27 pm

        Ah, lo SO che ne troverai altre…tra l’altro, nel romanzo di William Shatner “Star Trek: Il ritorno” lo stesso Kirk viene riportato in vita dal comandante romulano Salatrel -alleato con i Borg- dopo il mortale incidente su Veridiano III, tramite un’antichissima macchina (detta “arca”) capace non solo di ricostruirne perfettamente il corpo ma di restituirgli la sua stessa mente, “catturata” dalla macchina stessa nell’istante di tempo coincidente alla dipartita… tutto questo perché ai romulani serviva il VERO Jim, non il morto vivente (“auroto”) delle loro leggende 😉
        P.S. Gli zombie di Romero ancora non esistevano, ma quelli di John Gilling con il suo “The Plague of the Zombies” (La lunga notte dell’orrore, da noi) del 1966 sì. Siamo in piena era TOS, quindi… 😉

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      • Lucius Etruscus

        aprile 5, 2019 at 4:37 pm

        Ora confessa: sei venuto di nascosto a casa mia e quindi ora vai il vago citando uno dei rarissimi romanzi di Star Trek che ho in cartaceo!!! (Addirittura due copie, trovato due volte su bancarella!)
        Quel “Il ritorno” sta lì a guardarmi da anni, tanti anni, e prima o poi cederò a leggerlo, anche se le 450 pagine mi sconfortano: con queste tue spiegazioni come potrò resistere ancora? 😛

        Gli zombie erano già ampiamente noti nella cultura popolare dagli anni Trenta, ma prima o poi riuscirò a capire quando hanno smesso di essere considerati folklore caraibico e hanno assunto il significato di “corpo senz’anima ai comandi di un padrone”, che paradossalmente avevano già in Italia, visto che un nostro Dizionario ottocentesco addirittura attesta l’espressione “fare il Zumbi” per indicare essere lo zerbino di qualcuno!
        Comunque Star Trek non sembra aver mai usato quel termine in TV: appare abbondantemente nei romanzi, come se i lettori fossero più informati degli spettatori…

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