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La lingua informatica di Copycat (1995)

03 Mag

Mi è capitato di rivedere su Prime Video il film “Copycat – Omicidi in serie” (Copycat, 1995) di Jon Amiel, che all’epoca della sua uscita fu molto pubblicizzato e ben distribuito. Inoltre i film con Sigourney Weaver erano così rari che quando uscivano li si seguiva con attenzione.

Rivederlo dopo venticinque anni è stato piacevole, era come me lo ricordavo ma è stato interessante quanto sia cambiata l’informatica in questi tempi e soprattutto come sia profondamente mutata la percezione del pubblico. Nel 1994 si era in piena esplosione informatica eppure nell’immaginario collettivo era ancora “roba da nerd”, quando nerd era un dispregiativo che indicava un ragazzo (mai una ragazza) imbranato, brufoloso e che non usciva mai di casa, intento a studiare il computer per le sue risibili passioni. Nel film c’è un delizioso riflesso di tutto questo

La dottoressa Helen Hudson (Sigourney Weaver) è una delle più note esperte d’America di assassini seriali, ma da quando ha subìto un’aggressione da parte di uno dei suoi “soggetti” vive segregata in casa: l’unica finestra sul mondo è il suo computer collegato in Rete. Siamo agli albori di Internet, è ancora una realtà misteriosa e sospetta..

Un brutto giorno riceve per mail il messaggio del pericoloso assassino a cui la polizia sta dando la caccia, e il messaggi contiene un file .AVI, in un’epoca in cui era ancora un formato troppo pesante da gestire. Sconvolta dalla visione del messaggio, la dottoressa chiama i due agenti che si stanno occupando del caso: MJ Monahan (Holly Hunter) e Ruben Goetz (Dermot Mulroney). Dunque abbiamo la dottoressa istruita, l’agente donna pratica e abituata al comando e l’agente uomo smanettone.

Da sinistra: La poliziotta concreta, la dottoressa istruita e il poliziotto smanettone


«È riuscito a scoprire il suo indirizzo internet»
(He’s hacked into her Internet address.)

Non ho capito il perché di questa frase: la dottoressa ha semplicemente ricevuto un’e-mail, l’assassino non le è mica entrato nel computer. Forse non volevano usare il termine “e-mail” per paura che il pubblico meno pratico non capisse. Sebbene fosse una realtà già più che sviluppata in America, va sempre ricordato che quella informatica è una realtà per soli “smanettoni”, la gente seria non ha tempo per queste cose…

La poliziotta appartiene appunto alla “gente seria”, lei è concreta e non ha tempo per quelle diavolerie per gente strana, cioè i computer, quindi davanti ad un video inviato per mail non sa cosa fare né cosa pensare. Trattandosi però di una prova concreta nell’indagine che sta curando, è costretta ad occuparsene, ma con grande difficoltà.

«Possiamo riavvolgere, o…Come si dice?»
(Can we rewind or…?)

La terminologia è quella delle musicassette, dove si “riavvolge il nastro”, e il doppiaggio ha reso in modo perfetto il linguaggio di una donna che è più abituata al mangianastri che al computer.

Il giovane poliziotto è invece più smanettone, sebbene sia così bello che entrambe i personaggi femminili si invaghiscono di lui, contravvenendo alla regola aurea per cui i nerd sono tutti sfigati.

«Sì, forse possiamo ricaricare il messaggio»
(Yeah, we should be able to play it back.)

Il poliziotto è gentile e risponde educatamente, ma è chiaro che ha voluto far sapere alla sua collega che non si dice “riavvolgere” bensì “ricaricare”. La scelta italiana credo si rifaccia più alla terminologia del Commodore, dove i programmi si “caricavano”, piuttosto che a quella dei video su PC, dove oggi si usa il termine “riavviare” ma all’epoca non ricordo cosa si dicesse. Forse un semplice «rimettere play» era sufficiente.

Pronto, anni Ottanta? Si dice “riavvolgere” o “ricaricare”?

Nel 1995 del film il peso dei video era un problema insormontabile, per questo ne giravano pochissimi. Ricordo che all’epoca QuickTime spaccava perché riusciva a comprimere tantissimo e per la risoluzione degli schermi dell’epoca aveva una qualità del video ottima: oggi farebbe rizzare i capelli in testa, ma all’epoca bastava “intuire” il video per gustarlo su PC. La dottoressa Hudson ha ricevuto un video di trenta secondi in formato .AVI: il suo peso dev’essere consistente, tanto da rendere inverosimile che sia stato spedito per posta.

Comunque i due poliziotti hanno ora un bel problema: come tirare fuori quella prova di un’indagine dal computer della Hudson?

«Si può fare la copia della faccia [della ragazza]?»
«No, è un file troppo lungo»

In originale il file è «big», cioè grande, quindi la scelta di doppiaggio rende la frase incomprensibile. Comunque la soluzione arriva dalla dottoressa:

«Si fa un backup su nastro
(Back up to tape)

Forse una “copia su nastro” sarebbe stato meglio, ma si sa che il fascino dell’inglese è irresistibile, per gli italiani. Comunque non viene specificato cosa si intenda per “nastro” (tape): dubito intendano dei semplici floppy disk, con il loro mega e mezzo di capacità, visto che la dottoressa Hudson nel suo studio ha un vasto armamentario informatico magari usava una cartuccia Zip o Jaz, di grande capienza.

Magari aver avuto a casa una di queste cartucce belle capienti

Rimane però il problema: come lo spieghi un “backup su nastro” alla poliziotta digiuna di computer?

«Questo computer ha un’unità a nastro, insomma possiamo fare una copia e portarcela via»
(She’s got a tape backup. We can make a copy and take it with us.)

Quale computer nel 1995 non aveva un’unità a nastro? Pure il Commodore64 ce l’aveva, negli anni Ottanta, ce l’avevano pure le “tastiere idiote” (termine usato all’epoca per indicare computer privi di disco rigido, quindi ogni lavoro si salvava esclusivamente su disco esterno). Forse il poliziotto che si atteggia a “uno che ci capisce” è un modo per intortare lo spettatore generico dell’epoca, infatti la poliziotta è incantata:

«Ma tu dove l’hai imparata questa roba?»
«[ride] Ho bruciato la mia gioventù sui videogiochi
(Misspent youth in video arcades, I guess.)

Temo che questa risposta sia studiata per far capire anche all’ultimo spettatore di cosa si stesse parlando, visto che anche il meno interessato all’informatica sa che nei bar ci sono gli arcade, cioè i videogiochi a moneta. I quali però non prevedono alcuno studio, non hanno backup su nastro né altro, quindi è impossibile che il poliziotto possa aver appreso qualsiasi nozione informatica dagli arcade. Molto più ispirato il doppiaggio italiano, perché non specificando l’origine dei videogiochi lascia intendere che si trattasse di quelli per PC, che insegnano molto più di qualsiasi corso mirato.

Ah, gli anni Novanta e i suoi mitici salvaschermi…

Una volta scoperto che il video inviato dall’assassino è auto-distruttivo, quindi i poliziotti non hanno più quella preziosa prova in mano, interviene la dottoressa Hudson con tutta la sua vasta conoscenza informatica per cercare di recuperare il video.

«Provo a salvare il file… È andato, qui non c’è. Proviamo sul drive C. Niente da fare, non è elencato, il programma non lo recupera
(It’s gone. The file is not here. It’s not on C drive, and it’s not in List. The utilities aren’t retrieving it.)

D’un tratto agli autori scappa la mano e si va giù duro di linguaggio tecnico, anche perché bisogna far vedere che la dottoressa ci capisce, mica è una generalista come i due poliziotti o il pubblico. Così mentre tutti noi dicevamo “disco C”, il doppiaggio itanglese dice “drive C”, però noi dicevamo tutti “fare il listato”, cioè il comando list che in DOS lo usavi tipo mille volte al giorno, allora il doppiaggio tira fuori “elencato”: ma lo fa apposta a tradurre al contrario?

Arriviamo poi alla vita vissuta: chiunque sia stato giovane negli anni Novanta ha usato almeno una volta una utility per recuperare un documento cancellato o provare a ripararlo: raramente l’operazione è andata a buon fine, ma ci abbiamo provato tutti. Così la Hudson si rivolge alle sue utilities per provare a recuperare (retrieving) il documento, ma qui per evitare incomprensioni il doppiaggio arrotonda con un “programma” che non recupera il file. Quale programma? Non si sa.

Vi ricordate quanto erano enormi gli schermi di una volta?

In tutto questo la poliziotta concreta, che simboleggia lo spettatore medio, assiste impotente e confusa a tutta l’operazione, nutrendo sempre più fiducia in un sistema effimero per cui puoi ottenere e perdere così facilmente dei documenti. Oggi purtroppo è la regola.

Per molti anni ancora una semplice conoscenza informatica di base sarà considerata “roba da sfigati” dall’immaginario collettivo, ma per fortuna quella “rivincita dei nerd” vaticinata nel 1984 è arrivata davvero, anche se poi tutto si è spostato sugli smartphone, la nuova frontiera dei nerd.

L.

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15 commenti

Pubblicato da su maggio 3, 2021 in Linguistica

 

15 risposte a “La lingua informatica di Copycat (1995)

  1. zoon

    maggio 3, 2021 at 7:30 am

    Hacked her internet address Lo leggo come Hanno trovato il suo indirizzo mail.

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    • Lucius Etruscus

      maggio 3, 2021 at 7:45 am

      Sì, evidentemente all’epoca il concetto di “posta elettronica” non era così comune, o non era ritenuto tale dagli autori, da usare un termine che invece a me fa pensare all’indirizzo IP 😛

      Piace a 1 persona

       
  2. cinziablackgore

    maggio 3, 2021 at 7:38 am

    Non ho mai visto questo film , come ho fatto a perdermelo ? Come lo racconti tu deve essere proprio divertente da guardare, tutte quelle cose informatiche preistoriche… Io che Internet e il computer ho incominciato ad usarlo molto tardi (tardi anni duemila) non le ho viste tutte queste cose ma le conoscevo per averle viste in vecchi film e telefilm ( i nastri nel computer, i video “intuitivi” da guardare…). Spassosa recensione, complimenti !😉👍

    Piace a 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      maggio 3, 2021 at 7:52 am

      Ti ringrazio e se ti capita ti consiglio caldamente il film, con un ottimo cast e una storia tosta da classico “thrillerone”. Però la parte informatica è solo quella che racconto qui, una scena di pochi minuti 😉
      All’eppca del film già mi dividevo fra i computer che usavo in ufficio e quello che usavo a casa, di supporto a nastro ne usavo sin dal 1983 del Commodore64, e nel 1995 già avevo il CD-Rom ma era una tecnologia ancora all’alba: i dati si trasportavano su floppy disk o, se pesantissimi, su cartucce che però erano costose, infatti le usavo solo in ufficio, a casa andavo “a manovella” coi floppy.
      Pensa che quando sono arrivati i primi floppy disk contenevano ben 700 kappa di dati e destavano meraviglia: oggi la mia pendrive da 64 giga mi sembra piccolissima! 😀

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      • cinziablackgore

        maggio 3, 2021 at 7:58 am

        Ho ancora una decina di floppy discks che usavo agli inizi perché il computer della biblioteca non aveva l’usb ma solo la porta del floppy. Non so neanche cosa c’è sui quei floppy e ormai non lo saprò mai più…potere dell’obsolescenza tecnologica. 😌

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      • Lucius Etruscus

        maggio 3, 2021 at 8:03 am

        Prima o poi cederò e mi comprerò i lettori di floppy con presa USB: ho ancora conservati tutti i floppy della mia adolescenza e sarebbe bello tornare a leggerli, anche se quasi sicuramente è roba che poi ho masterizzato, quando nel 1998 sono entrato nel grande mondo deila masterizzazione 😛

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  3. Madame Verdurin

    maggio 3, 2021 at 8:29 am

    Mi è venuta in mente quella puntata della Signora in Giallo dove Jessica recupera un file che era stato cancellato dall’assassino semplicemente digitando “undelete file”. L’informatica in tv è sempre divertente 🙂

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    • Lucius Etruscus

      maggio 3, 2021 at 8:32 am

      Ahahha e che ci vuole? Basta undelete! 😀
      M’hai fatto venire l’idea di andare a recuperare qualche storia nata in anni di informatica sciolta 😛

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  4. Obsidian M.

    maggio 3, 2021 at 9:09 PM

    Mi stupisco che negli anni ’90 qualcuno potesse parlare di formato AVI. Non pensavo fosse così vecchio… Ricordo comunque che girava tra noi amici un video “piccante” in non so che formato, che girava in DOS e ci duplicavamo freneticamente su floppy da 1,4. Una scena hot che guardavamo su uno schermo a fosfori verdi (o arancioni) con la raccomandazione di porsi ad almeno tre metri di distanza dal monitor, perché a distanza normale si vedevano solo dei grossi quadrotti (stavo per scrivere pixelloni ma sarebbe venuta fuori una battutaccia infame)

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    • Lucius Etruscus

      maggio 3, 2021 at 9:21 PM

      ahahahah basta, coi pixelloni hai vinto tutto! 😀 Non mi capacito che non ci abbiano già tirato fuori un titolo di film porno-tecnologico: 😀
      Scherzi a parte, Wiki dice che il formato è nato nel 1992, e all’epoca fra compagni di scuola smanettoni giravano anche filmatini, di solito di pochissimi secondi e abbastanza confusi, ma onestamente non ricordo il formato. A memoria ricordo che all’epoca l’AVI pesava troppo, il DivX che permette di comprimerlo non c’era ancora, ricordo che c’era un formato – il .FLV – che all’epoca sembrava avere un buon equilibrio tra peso e qualità, e poi curiosamente me lo sono ritrovato come formato di YouTube prima che adottasse l’mp4!
      Ricordo il mitico filmato di Pamelona Anderson e suo marito, ma sono abbastanza sicuro fosse il .MPG. Ricordo che spaccava il QuickTime ma credo fosse già qualche anno dopo.

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  5. Kukuviza

    maggio 5, 2021 at 11:45 am

    Ma dunque gli sceneggiatori hanno scritto una cazzata per via che il file AVI sarebbe stato troppo grande per essere mandato via email.
    A parte che non era possibile allegare chissà quanto, ma mi immagino i tempi di trasmissione, giorni e giorni, vista la capacità di banda dei modem dell’epoca.
    Ma tu con “listato” intendevi l’elenco di programmi di una directory? Io intendevo l’elenco di istruzioni di un programma.

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    • Lucius Etruscus

      maggio 5, 2021 at 12:04 PM

      Il passaggio in realtà è nebuloso, visto che il serial killer è riuscito tranquillamente ad inviare per mail un filmao .AVI: perché mai allora non doveva essere possibile inviarlo di nuovo alla polizia? Infatti il killer l’aveva reso auto-cancellante proprio perché non voleva che la polizia analizzasse il filmato, mentre non c’era bisogno, visto che non sapevano come portarselo via 😀
      Ai tempi del Commodore64 credo di aver usato anch’io il termine “listato” per indicare le istruzioni di un programma, ma poi con l’arrivo del DOS non facevo più programmi, e ci chiamavo il contenuto di una directory, anche se il comando non era più “list” bensì “dir”.

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      • Kukuviza

        maggio 5, 2021 at 12:25 PM

        ma in che lingua era il “list”? in basic? in dos infatti mi ricordo solo del dir.
        cmq il film lo devo vedere

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      • Lucius Etruscus

        maggio 5, 2021 at 3:02 PM

        Infatti in DOS c’era solo il comando dir per avere una sorta di “lista” dei file 😉

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