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Star Trek: Spock deve morire! (1970)

Sin da quando ero ragazzo e mio padre portò a casa dalla libreria Effetto Entropia (1981) mi chiedo come sarebbe leggere un romanzo di Star Trek, malgrado nel corso del tempo ne abbia letti un paio: gli unici due usciti, quasi di nascosto, in “Urania”. Non ho alcuna memoria di quelle letture, sebbene mi sia rimasta una sensazione divertente.
Visto che in questi giorni ho presentato diversi post su Star Trek, in diversi miei blog, ho voluto cedere alla curiosità e leggere il primo romanzo originale mai apparso in quell’universo: Spock Must Die! (febbraio 1970), scritto ad un anno dalla chiusura della fortunata serie TV e proprio per mano di quel James T. Blish che aveva novellizzato quasi tutti gli episodi. (Ricordo la mia traduzione esclusiva dell’intervista multipla compiuta nel 1992 a vari romanzieri del mondo di Star Trek.)

La grintosa Annarita Guarnieri – che ho intervistato nel 2016 – ha tradotto questo romanzo per il quinto numero della collana che la mitica Garden Editoriale ha dedicato a questo universo, del cui fan club italiano la Guarnieri è stata co-fondatrice: il libro è uscito in italiano nel gennaio 1988 con il titolo Spock deve morire! e l’illustrazione di copertina di Bob Larkin, presa dall’edizione Bantam Books 1978.

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Pubblicato da su luglio 31, 2019 in Recensioni

 

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Star Trek: intervista a J.M. Dillard (1987)

Traduco un’intervista alla romanziera J.M. Dillard, oggi più nota con il suo vero nome Jeanne Kalogridis, quando aveva da poco iniziata la carriera di scrittrice: e l’aveva fatto nel mondo di Star Trek, serie che adorava di nascosto dal marito e da tutti!


J.M. Dillard:
sangue sull’Enterprise

di Daniel Dickholtz

da “Starlog Magazine”
numero 125 (dicembre 1987)

Cercando di soddisfare la propria “sete di sangue”,
la romanziera di Star Trek fa un viaggio
nella parte oscura del 23° secolo

Ha lanciato Spock da una rupe di quattrocento metri, distruggendogli metà corpo e mettendo a rischio la sua mente. Poi, ha liberato dalla sua prigione una razza di parassiti sadici fatti d’energia, a torturare e massacrare centinaia di persone a bordo dell’Enterprise, pronti ad attaccare Vulcan. Ed ora, la romanziera J.M. Dillard è pronta a scatenare un orrore ancora più grande sull’ignaro equipaggio della nave della Federazione, nel suo nuovo romanzo, «dal titolo delizioso di Bloodthirst, “sete di sangue”. Non bado a sottigliezze…» [Pubblicato nel dicembre 1987 sia dalla Pocket Books che dalla Titan Books, il romanzo risulta inedito in Italia.]

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Pubblicato da su luglio 26, 2019 in Interviste

 

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Gli zombi di Star Trek (2)

The Price of the Phoenix” (Bantam Books, luglio 1977) di Sondra Marshak e Myrna Culbreath.

Dalla pagina Wikipedia del romanzo scopriamo che:

«Kirk viene teletrasportato a bordo dell’Enterprise dopo la sua morte accidentale su un pianeta senza nome. Spock si confronta con il sovrano planetario, Omne, che rivela a Spock di aver aperto la strada al “processo della fenice”, una modifica della tecnologia del trasportatore in grado di creare un duplicato esatto di una persona vivente, incluso un duplicato di Kirk. una breve fusione mentale e verifica che il duplicato sia effettivamente Kirk, che chiama “James”. Spock accetta quindi un’offerta da Omne per saperne di più sul processo della fenice, tuttavia Omne spiega che il “prezzo della fenice” richiederà il tradimento della Federazione e della prima direttiva.»

Torna quanto già avevamo visto con “Star Trek: Mission to Horatius” (1968) di Mack Reynolds: il tema del duplicato e del problema della sua “anima”. Scotty, personaggio che simboleggia il popolo “ruspante”, parte ad elencare una serie di nomi dispregiativi per il risultato di Omne:

«Androids, doubles, imposters, illusions»

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Pubblicato da su aprile 12, 2019 in Linguistica

 

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Andrea: la “androide” che baciò Kirk

(© 1982 Metro-Goldwyn-Mayer Studios)

«Io sono un androide?» chiede con innocenza robotica Cassandra (Kendra Kirchner) al suo creatore, lo scienziato pazzo Klaus Kinski nel film “Android” (1983). Possiamo considerare questo film prodotto dalla New World Pictures di Roger Corman – nato palesemente per sfruttare l’onda del successo di Blade Runner (1982) – come la pellicola che ha riportato la parola “androide” all’attenzione della cultura popolare: una specie di recupero per far concorrenza ai “replicanti” di Ridley Scott.

Come si può vedere dalla frase citata, inizia un periodo in cui curiosamente il termine è ripetuto in modo errato. Androide deriva dal greco anèr, andròs, “uomo”, e significa “a forma d’uomo”. Come può una donna essere un androide, cioè a forma d’uomo? Eppure questo film del 1983 ed un fumetto erotico italiano del 1989 testimoniano come negli anni Ottanta “androide” era come “robot”, senza sesso e quindi per entrambi i sessi. E sì che nel 1984 era nato il termine gynoid, “a forma di donna”…

«Lei ha creato un… com’è che lo chiama?»
«Un androide.»
«Ah, ecco. Una specie di robot, vero?»

Questo passo dal doppiaggio italiano del film “Android” testimonia come il termine non fosse più molto noto, quindi potremmo immaginare una specie di dimenticatoio in cui è rimasto per quasi vent’anni… visto che “Star Trek” già lo usava tranquillamente!

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Pubblicato da su aprile 5, 2019 in Linguistica

 

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Gli zombi di Star Trek (1)

Un termine così fortemente legato all’horror come zombizombie non sembra sposarsi bene con le avventure dello sconfinato universo di “Star Trek“, eppure è una parola che si ritrova ampiamente in tutta la sua sterminata produzione letteraria, a volte giunta anche in Italia.
Tralasciando le decine di citazioni dagli anni Ottanta in poi, quando cioè tutti sapevano cosa fosse uno zombie, proviamo a viaggiare più indietro, quando il termine non era così scontato… O forse lo è sempre stato?

Acquisiti i diritti degli episodi della prima stagione di “Star Trek”, la casa editrice Bantam Books già nel gennaio del 1967 – con la serie TV giunta appena a metà della prima stagione – presenta un volume che raccoglie sette novelization di altrettanti episodi, a firma di quel James T. Blish che in seguito trasformerà in racconti tutti gli episodi della serie. (Morirà prima di completare l’opera, e gli subentrerà la moglie, come ho già raccontato.)

Nel trasformare in racconto l’episodio “Dagger of the Mind“, trasmesso il 3 novembre 1966 con la sceneggiatura di S. Bar-David (Shimon Wincelberg), Blish scrive:

«Another of you zombies took her away. If you’ve hurt her, I’ll kill you

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Pubblicato da su aprile 1, 2019 in Linguistica

 

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