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Itanglese in Giappone

22 Feb

Mi piace seguire i video su YouTube di persone straniere che parlano in italiano, o perché si sono trasferite in Italia o perché amano la nostra lingua e cultura: paradossalmente serve uno straniero per sentire parlare un italiano quasi completamente privo di termini inglesi.

Eriko, del canale Erikottero, è una giapponese simpaticissima che vive da anni in Italia, arrivata qui inseguendo il sogno di studiare musica lirica: malgrado tutti i film americani mostrino gli italiani intenti a cantare l’opera, non mi sembra che ci sia da noi tutto questo entusiasmo per un genere musicale invece molto amato all’estero. Visto che l’opera parla italiano, Eriko sin da giovane ha iniziato a studiare questa lingua, e in un recente video ci racconta di aver seguito un’iniziativa della TV nazionale giapponese: una trasmissione radiofonica e/o televisiva che insegnava l’italiano (oltre a tante altre lingue) anche mediante dispense cartacee mensili.

Corso di italiano a cura della televisione nazionale giapponese

Nel video pubblicato domenica 14 febbraio, Eriko mostra i fascicoli su cui ha studiato l’italiano, e subito salta all’occhio una curiosità: l’uso di parole che italiane non sono. Chissà cosa pensano gli studenti stranieri di una lingua che usa parole di altre lingue: magari pensano che non abbiamo sufficienti parole…

Come si vede nell’immagine qui sopra, un esempio classico di conversazione da corso di lingue (cioè uno scambio di battute tra cameriere e clienti) mostra la parola “menù“, un termine francese che è entrato in pianta stabile nella nostra lingua tanto da non avere un termine alternativo altrettanto efficace (anche se si potrebbe dire “lista”). Ormai il danno è fatto, non possiamo farci niente… invece possiamo fare qualcosa per l’esempio successivo.

L’itanglese insegnato ai giapponesi

Quello mostrato qui in alto è un testo italiano inserito nel fascicolo come prova di lettura per gli studenti ormai già pratici della lingua: c’era proprio bisogno di usare già nel titolo l’inglesismo single?

La beffa è che nel primo paragrafo, quando l’autore parla dei tempi del nonno, usa tranquillamente il termine “celibe” e racconta della “Tassa sul celibato“. Quindi mi azzarderei a dire che la parola italiana esiste: perché allora dal secondo paragrafo usa esclusivamente il termine single?

Il testo in questione è rivolto a degli studenti giapponesi che stanno imparando la lingua italiana: c’era proprio bisogno di usare un termine di una terza lingua? Dubito fortemente che nei fascicoli del corso di inglese siano presenti termini italiani! Quando poi gli studenti giapponesi arriveranno in Italia, avranno tempo per scoprire che qui l’italiano non esiste; avranno tempo di sentire italiani che riempiono le proprie frasi con parole straniere non sempre ben capite: perché almeno nei manuali di lingua italiana non usare la lingua italiana? È così assurdo?

So che i negazionisti e collaborazionisti hanno già la risposta in tasca: “single è qualcosa di diverso da celibe”. No, ragazzi, non lo è. Lo è solo perché a voi piace “parlare strano”, vi fa sentire fighi e così vi appellate all’assurda teoria del «Non si può dire altrimenti». Sì, si può dire altrimenti. E ogni fantomatica valenza data a single per convincersi che valga più di “celibe” la si può dare anche al termine italiano.
E però single vale sia per uomini e donne, mentre “celibe” è maschile. Ah però, mi avete fregato. Scemo io a pensare che se ci si riferisce a sessi diversi si debbano usare parole diverse. Eppure “zitella” è un termine molto usato, nessuno ha pensato di sostituirlo con un termine inglese per includere anche i maschi “zitelloni”.

Io sono single, ma sulla mia carta d’identità c’è scritto: “Stato libero“. Ah, che bella espressione, positiva e rinfrescante. Non sentite già la voce di Martin Luther King che grida «Free at last», finalmente liberi? No? Dite che “La generazione dei liberi” non rende bene?

Avanzo allora un’altra proposta: diciamo “singoli“, eh? “La generazione dei singoli“, che ne dite? Io sono singolo, lei è singola, loro sono singoli… Lo so, non è in, non è fashion, non ha sex appeal, insomma non è itanglese, quindi niente. Solo le parole straniere valgono: per questo ascolto gli stranieri parlare italiano, perché – pare incredibile – usano parole italiane!

L.

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13 commenti

Pubblicato da su febbraio 22, 2021 in Linguistica

 

13 risposte a “Itanglese in Giappone

  1. zoppaz (antonio zoppetti)

    febbraio 22, 2021 at 12:39 PM

    La nuova accezione di “singolo” come adattamento di “single” è già in uso in effetti, e anche io tendo a utilizzarlo, anche se non credo che sia ancora regstrato dai dizionari, con l’eccezione del Treccani che lo annovera come non comune: https://www.treccani.it/vocabolario/singolo/
    Il menù, invece, è una parola itaiana a tutti gli effetti, è stata così adattata apponendo l’accento sull’ultima lettera che la rende perfettamente italiana nella fonologia e nell’ortografia, al contrario di “menu” senza accento che rimane un francesismo.
    Su zitella ho avuto moti scambi con la mia amica Valeria che ha scritto un libro bellissimo su questa parola: “Piuttosto m’affogherei” che ne ricostruisce la storia (http://www.enciclopediadelledonne.it/e-book/piuttosto-maffogherei/). Comunque hai messo il dito nella piaga, tra l’anglicizzazione e il linguaggio inclusivo non sessista, pare che il secondo sia più importante tanto che persino il gruppo Incipit della Crusca propone come alternativa a “stepchild adoption”, una bella “adozione del figlio del partner”, preferito a compagno, convivente (potrebbero essere non coabitazioni) e persino al bellissimo neologismo di Sabatini “configlio” evidentemente per la sua “neutralità”. Meglio inglesi che sessisti! Poco importa che il linguaggio inclusivo e la discriminazione sessista non siano affatto la stessa cosa.

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    • Lucius Etruscus

      febbraio 22, 2021 at 12:58 PM

      “Piuttosto m’affogherei” mi sembra un titolo davvero evocativo 😀
      Poveri giapponesi, che studiano una lingua solo per scoprire sul posto che se ne parla un’altra. Però è un piacere ascoltare l’italiano parlato dagli stranieri, fa crescere la speranza nella lingua italiana ^_^

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      • Conte Gracula

        febbraio 22, 2021 at 8:28 PM

        Sai? In pratica succede un po’ con ogni lingua straniera, nelle formule di tutti i giorni, studi una lingua che non è più quella corrente, non al 100%.
        Adesso non ricordo bene i dettagli, ma un conoscente che andò a lavorare a Londra mi raccontò che le formule di saluto tra persone in confidenza, apprese con lo studio, erano diverse da quelle effettivamente usate tutti i giorni. 😛
        Resta da vedere se le differenze fossero a livello del “raga” al posto di “ragazzi” (ogni tanto riemerge da Val Vetusta) o un po’ più significative.

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      • Lucius Etruscus

        febbraio 22, 2021 at 8:30 PM

        Dubito fortemente che gli inglesi parlano in modo colloquiale usando parole italiane, mentre è sicuro che noi lo facciamo con parole inglesi. Dubito che francesi o tedeschi abbiano migliaia di parole inglesi nel proprio dizionario (se non sbaglio eravamo sui tremila nuovi termini, ma Zoppaz ne sa di più), per questo non è questione di uso colloquiale: è questione di distruzione di una lingua fingendo di “tenerla viva”, come dicono i negazionisti.

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    • Conte Gracula

      febbraio 22, 2021 at 8:23 PM

      Eh, però, si usa partner al posto di compagno e non si usa progenie (più generico) al posto di figlio?
      Il diavolo fa le pentole, ma non i coperchi XD

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      • Lucius Etruscus

        febbraio 22, 2021 at 8:28 PM

        Non sai che sudate faccio a recensire film americani con eroi che vendicano il collega morto senza usare il termine “partner”, sapendo che nessuno apprezzerà la mia fatica 😀
        E’ tanto che non sento usare “progenie”, la prossima volta me lo segno ^_^

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  2. Conte Gracula

    febbraio 22, 2021 at 8:33 PM

    Vedo che si allarga il numero di persone che seguiamo entrambi su Youtube, ogni tanto ne scopro una nuova! 😀
    Eriko è molto simpatica e ha un italiano piuttosto buono (deve essere stata una fatica immonda raggiungere quel livello) e i suoi video sono molto interessanti, per chi è curioso sulla vita in Giappone.

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    • Lucius Etruscus

      febbraio 22, 2021 at 8:36 PM

      Adoro quando fa confronti fra le due culture, e quando racconta le domande dei suoi giapponesi: è molto stuzzicante vedere la propria cultura attraverso gli occhi di stranieri curiosi. Per esempio… perché nessuno in Italia guida usando le frecce???? 😀
      E’ bravissima in italiano, per una giapponese dev’essere davvero un’ammazzata.

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    • Lucius Etruscus

      febbraio 22, 2021 at 8:37 PM

      E comunque facci caso, come dicevo: non usa quasi mai termini itanglesi. Mentre invece un qualsiasi altro tubista italiano (non dico youtuber!!!!) parla “all’americana”, pieno di parole coatte inglesi smozzicate o italianizzate, come “masterare” per “avere padronanza” o “skillare” per “avere capacità”.

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      • Conte Gracula

        febbraio 22, 2021 at 8:44 PM

        In gergo da gdr masterare si usa molto quando uno fa il “master” (una specie di arbitro/giudice/regista) nei giochi che prevedono quella figura XD
        In meno casi, si usa masterizzare, ma ai tempi della pirateria selvaggia creava confusione coi CD. 😛
        Qualcuno, in certi ambiti di giochi di nuova concezione, usa facilitare (e facilitatore al posto di master).

        Poi vabbè, ogni gioco il master lo chiama a modo suo: gamemaster, moderatore, narratore (Vampiri e derivati) cartomante (Sine requie è un gioco che usa i tarocchi e non i dadi) custode dell’arcana sapienza (se ricordo bene, Il richiamo di Cthulhu) custode dei mostri e dei misteri (se ricordo bene, Il mostro della settimana) e chi più ne ha, più ne metta XD

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      • Lucius Etruscus

        febbraio 22, 2021 at 8:50 PM

        La sceneggiatura di “E.T.” usava Dungeon Master ma poi hanno dovuto cambiare a volo quando non hanno ottenuto i diritti di “D&D”, ma nessuno ha avvisato il romanziere che stava scrivendo il romanzo del film: così su schermo dicono Game Master, nel romanzo Dungeon Master 😛
        Negli anni Ottanta si traduceva ancora, e in TV c’erano i “Dominatori dell’universo”: andiamo, ma vuoi mettere che figo che è “Masters of the Universe”????? 😀

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  3. Madame Verdurin

    febbraio 23, 2021 at 11:35 am

    Io sono laureata in lettere ma ora che sto cercando di rientrare nel mondo del lavoro ho un po’ di paura: ai colloqui ce la farò a dire termini inglesi come know-how o leadership senza scoppiare a ridere?

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    • Lucius Etruscus

      febbraio 23, 2021 at 1:04 PM

      ahahah giuro che ti capisco benissimo, lavorando in un ufficio mi è capitato molto spesso di ascoltare superiori e direttori fare lunghi sproloqui infarciti da inglesismi di cui a volte era chiaro non capissero loro stessi il significato. Bisogna avere parecchia faccia tosta e disprezzare parecchio l’italiano, per parlare in quel modo senza sghignazzare.
      Ricordo ancora quando un passato capoturno, noto babbeo che se la tirava parecchio, passava a chiedere come andasse “il flow”: raramente qualcuno rispondeva in modo consono e rispettoso 😀

      Bisogna nascerci con la predisposizione all’itanglese, altrimenti se capisci il gioco, se cioè capisci le parole con cui cercano di fregarti, ti viene troppo da ridere. A me viene troppo in mente Alberto Sordi quando parla ammmaricano, quindi non riesco ad usare una dose letale di itanglese come fanno “i puristi dell’italiano” 😛

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