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[Estate 2018] Intervista a Giorgio Simoni

25 Lug

Per l’iniziativa “Estate 2018: Leggiamo italiano” ho incontrato un autore il cui cuore letterario batte per le ambientazioni storiche.


Intervista a Giorgio Simoni

Per chi non ti conoscesse, chi è Giorgio Simoni e quale cocente passione muove uno scrittore come te?

Se dovessi descrivermi usando un solo aggettivo mi definirei: un tipo abitudinario. Ed essere nato e vissuto in un paesino appoggiato sul tufo delle colline toscane, in provincia di Pisa, dal nome non banale: Pomarance, mi ha aiutato a rimanerlo. La stranezza più evidente, intendo tra le altre che tendiamo a rinnegare, è ammazzare il tempo scrivendo. E sono anche fortunato che il reato non è contemplato da nessun codice penale. Questa perversione mentale mi titilla sin dai primi approcci con i diari scolastici; temporaneamente censurata dal materialismo degli studi da geometra e dal lavoro di tecnico presso una grande azienda elettrica, è rimasta lì a covare sotto la cenere. Messa su famiglia e vissute le belle emozioni condivise con mia moglie e i miei due figli, è riapparsa come un’anomalia del DNA che non puoi curare, ma solo accettare e gestire al meglio. Così, quando leggere le storie altrui ha iniziato a non bastarmi più, ho deciso di scriverne alcune che avevo in testa.

Prima erano solo testi per canzoni: denunce vere e proprie di tutte le problematiche sociali del nostro tempo, poi racconti brevi e lunghi, giudicati leggibili in vari premi letterari. Infine sono arrivati i romanzi con il filone giallo-noir; un’esperienza che mi ha permesso di unire l’amore per la storia con la leggerezza e la fantasia del romanzo. Da qui inizia il percorso letterario che mi ha visto dal 2011 al 2016 finalista dei principali premi di genere quali il Premio Tedeschi, Gran Giallo Cattolica, Giallolatino, Nebbia Gialla e Garfagnana in Giallo. Nel 2011 col romanzo Finirai all’inferno vinco il premio “Delitto d’autore” e nel 2016 col romanzo breve La sacra scheggia vinco il primo premio sezione eBook del “Garfagnana in Giallo”, nel 2017 vinco, col romanzo Nati per morire, il primo premio del “Garfagnana in giallo inediti”.

Ora non vorrei vincere altri premi, vorrei solo avere più tempo. Comunque altre notizie puoi trovarle a questo indirizzo web.

Lo scorso maggio la Delos ha presentato il tuo “Il prezzo dell’ingenuità” nella collana “History Crime”: cosa puoi raccontarci di questa storia di inizio Novecento?

Il prezzo dell’ingenuità è un racconto lungo; la cronaca di un evento storico conosciutissimo: il primo attentato ordito contro Benito Mussolini. Siamo a Roma, è il 4 novembre del 1925 e Mussolini sta per affacciarsi al balcone di Palazzo Chigi per commemorare la fine della Grande Guerra. Ma c’è qualcuno che sta tramando nell’ombra. Qualcuno deciso a ucciderlo. Dopo le vicende dell’omicidio Matteotti, Benito Mussolini ha assunto la Presidenza del Consiglio. A palazzo Giustiniani gli ambienti della massoneria sono in subbuglio. Carlo Quaglia è un giovane studente, simpatizzante del partito socialista e ha iniziato da qualche tempo a frequentare palazzo Giustiniani. L’innata curiosità del giovane lo porta a sospettare che in quel luogo si stia tramando qualcosa d’importante. Seguendo l’istinto inizia a indagare e presto si ritrova invischiato in un gioco molto più grande di lui.

La trama del racconto prende forza dall’evoluzione di questo personaggio, che dall’inizio alla fine farà il suo percorso scoprendo che ogni azione ha un prezzo… da pagare? Non avete che da scoprirlo leggendo il racconto.

L’epoca mussoliniana è una novità per te, visto che gli altri “History Crime” che hai pubblicato hanno ambientazioni molto più lontane nel tempo: c’è un periodo storico in cui preferisci ambientare le tue storie?

In verità ho un altro racconto pubblicato in “History Crime” relativo al “ventennio”: Maremma Amara, questo racconto è ambientato a Grosseto nel marzo del 1931. Qui il personaggio principale è proprio Italo Balbo che acquistò la tenuta di “Punta della Troia”, vicino a Castiglione Della Pescaia, rinominandola “Punta Ala” (e questa è storia vera). E in quegli anni, i lavori di bonifica della Maremma grossetana erano in pieno svolgimento. (E da qui inizia il romanzo) La scoperta di malversazioni nei conti del Consorzio di Bonifica e la morte del suo direttore, avvenuta nell’esplosione del ponte sul canale San Rocco, coinvolgono il gerarca fascista in una vicenda assai scottante. Avvalendosi della preziosa collaborazione del maresciallo Ugo Frascasecca, Balbo riuscirà a salvare l’onore del partito e a far trionfare la giustizia.

Per completare la risposta, senza dubbio il periodo storico che amo di più è l’800. Un secolo caratterizzato da profondi cambiamenti e grandi riassetti geo-politici, in Europa, ma soprattutto nella penisola italiana. Per me sono comunque interessanti tutti i periodi storici nei quali le contrapposizioni politiche e le battaglie sociali sono arrivate all’estremo, trasformandosi in lotte, rivoluzioni e inevitabilmente in guerre. Però, valutando meglio, credo che tutta la storia dell’uomo sia caratterizzata da questi eventi (anche quella attuale), diciamo che però ci sono stati dei periodi particolarmente intensi: il 500 con la fine dell’impero romano, il 1200 durante il passaggio dal potere temporale al potere secolare, il 1700 con la rivoluzione francese, il 1800 con il risorgimento italiano e infine il 1900 con le guerre mondiali e il loro intermezzo.

Lo scorso marzo Damster ha pubblicato “Nati per morire”, romanzo vincitore del Garfagnana in Giallo 2017: vuoi parlarci di questa prima indagine del tuo maresciallo Spada?

Inizio presentandovi il maresciallo Ettore Spada che, nella variegata lista di investigatori che affollano le pagine di gialli e noir, vorrebbe spiccare per l’anonimato e la normalità; che detto così sembrerebbe un controsenso, ma Spada è solo un maresciallo dei Carabinieri, comandante di una caserma in una piccola città di provincia, pieno zeppo di vita banale. Ma, in uno stato (e un mondo) dove il lassismo, il menefreghismo e l’opportunismo impazzano, alcuni punti di forza lui ce li ha: crede ancora fortemente nel dovere e rispetta sempre la coscienza. Per questo Ettore Spada, esercitando il suo ruolo, cerca sempre di mettere in campo le migliori qualità, ma non avendo né poteri intuitivi particolari, né “supersensi”, può usare solo l’unica forza che ha, cioè la forza di volontà, e quando il dovere lo chiama quella è l’arma che lo fa combattere fino alla fine. L’unico freno che può ostacolarlo è il sottile confine, fatto solo di motivazioni, che trasforma un disperato in delinquente. Perché non c’è ruolo più difficile dell’inquirente, quando il confine tra il bene e il male passa attraverso la malattia, la miseria e l’ignoranza. Per tutti gli altri moventi: denaro, amore, odio, perversione etc… Spada non ha dubbi, se il confine è stato superato, c’è solo da agire e far pagare il conto al debitore.

Ma veniamo al romanzo: Nati per morire è uno dei dieci racconti che ho scritto, che vedono impegnato il maresciallo Spada e il primo a diventare un romanzo pubblicato. Ettore Spada è al comando compagnia e sta imparando a convivere col nuovo capitano: una giovane donna fresca d’accademia. Mentre la fidanzata Clarissa, scalpita per le sue dimenticanze. Durante una notte di servizio, Ettore arresta i genitori di un bambino rumeno: Yari. Il ragazzino finisce nella casa d’accoglienza “I Ludici”, dove, attraverso la recinzione, conosce Marco: un coetaneo emaciato e insicuro che rimane colpito dalla sua forza d’animo. Yari presso “I Ludici” conosce anche un clochard molto particolare, che parla in rima, che ripete sempre una frase: “vento… mangia vento”. L’incontro tra i due scombina tutti gli equilibri. Il barbone riesce a confidare un segreto al ragazzino rumeno e subito dopo viene trovato morto al bordo della strada. Yari, impaurito e consapevole dei rischi che sta correndo, fugge dalla casa di accoglienza. Sul cadavere del clochard, Spada scopre degli indizi che lo insospettiscono e che escluderebbero l’incidente. Il procuratore non è d’accordo col maresciallo e tutto si complica. Il capitano si convince che Spada potrebbe aver ragione; è necessario ritrovare il bambino fuggito. Alla casa di accoglienza sono successi dei fatti precedenti che alimentano dei dubbi atroci.

Tutto l’intreccio è incentrato sulla sorte di Yari e Marco; due ragazzini che il destino ha fatto incontrare, e che non sono certo “nati per morire”. Ma la cupidigia dell’uomo è sempre in agguato per disporre diversamente. Spada dovrà compiere una lunga rincorsa per lottare contro il male e rimanere comunque con l’amaro in bocca e salvare solo in parte la propria coscienza.

Un libro che non vuole essere solo un giallo, ma anche un grido di denuncia. Buona lettura.

Trovi più piacevole il giallo storico o quello contemporaneo? O sono due bellezze diverse e complementari?

La scelta di suddividere la produzione letteraria in due filoni, storico e contemporaneo, non è casuale, ma segue una logica ben precisa. Il filone storico permette di spaziare in un ambito infinito di personaggi e di vicende da far rivivere, il filone contemporaneo permette di affrontare temi di sofferenza ed emergenza sociale che voglio poter denunciare nei miei racconti.

Come ho già detto, la storia mi affascina particolarmente. Scovare aneddoti curiosi nella vita di personaggi storici, o scoprire riletture di episodi anche molto noti della storia e iniziare a fantasticarci sopra per immaginare un possibile sviluppo della vicenda, ovviamente personalizzato, rivisto e corretto, per me è un momento gustoso. Mi piace trasformare la storia piatta e schematica delle date in una materia tridimensionale e viva di emozioni.

La narrativa contemporanea invece mi permette di affrontare tutte quelle problematiche sociali che con i loro sconquassi, determinano i destini dell’uomo. Qui la caratterizzazione dei personaggi è l’elemento più creativo; più sorprendenti e geniali sono i deboli, i cattivi, i derelitti, i traditori, le spie, etc… e più grandi saranno le emozioni dei lettori e anche le mie.

Dunque una scelta di piacevolezza tra storico o contemporaneo non saprei farla: so solo che un racconto si scrive se si ama.

La tua biografia più recente dice che stai scrivendo il secondo romanzo del maresciallo Spada: a che punto sei?

Sono praticamente alle ultime revisioni di un romanzo giallo ambientato alla fine dell’800, dal titolo – provvisorio – Il diavolo non abita qui. Il filone è quello di Finirai all’inferno; il romanzo pubblicato nel 2011. L’ambientazione è sempre l’area dei soffioni boraciferi di Larderello e tra i personaggi principali spiccano uomini che hanno fatto la storia di quelle terre. Un’ambientazione suggestiva, da inferno Dantesco (si narra che Dante si sia ispirato proprio in questi luoghi per scrivere il suo Inferno), tra terre che fumano e pozze che gorgogliano fanghi bollenti, dove ovviamente accadono vicende inquietanti.

Per quanto riguarda il secondo romanzo di Ettore Spada, di cui hai letto nella biografia, il progetto ha già una struttura solida e ben delineata. Esistono già una cinquantina di cartelle già sbozzate, sparse a macchia di leopardo sulla trama. Posso dire che se la passione regge ancora un po’, Spada potrà avere una sua seconda chance.

Da anni sei attivo nel mondo degli eBook. Fermo restando che la carta piace a noi tutti ed è imprescindibile, non pensi che l’editoria digitale abbia anch’essa i suoi vantaggi? Per esempio i tuoi titoli sono sempre disponibili, e non è poco. Che ne pensi?

Chiedere a uno scrittore un parere sull’editoria è come chiedere a un vignaiolo un parere sulla grande distribuzione del vino. Ci sono dei buonissimi vini che non verranno mai bevuti a Vinitaly e ce ne sono di mediocri che faranno il giro del mondo. È una questione di numeri e di possibilità; la produzione capillare e foltissima rende la selezione difficile, lunga e costosa. E se per ogni vignaiolo il proprio vino è il migliore di tutti, così per ogni scrittore il proprio libro è il migliore di tutti. Detto questo, in aiuto dei lettori, per facilitare la loro ricerca di storie interessanti è intervenuto il WEB e negli ultimi dieci anni gli eBook. La mia esperienza in questo settore è stata positiva, oltre ad avere avuto la fortuna di pubblicare con la Delos Digital che si è dimostrata una casa editrice seria, professionale e ben organizzata, ho potuto constatare l’alta visibilità che questi prodotti possono acquisire nel tempo e, come sottolineavi nella domanda, sono libri che rimarranno sempre disponibili e acquistabili.

Questa estate ti ritaglierai una vacanza di stacco totale dalla scrittura o comunque terrai sempre la penna (o la tastiera) a portata di mano anche in ferie?

Per rispondere a questa domanda devo per forza fare una riflessione e farmi un’altra domanda: le ore nelle quali accendo il PC per scrivere, possono essere influenzate da un periodo di ferie o da uno di lavoro? La risposta è no. Dedico alla scrittura solo il tempo che rimane una volta svolte tutte le altre attività della mia vita. Dopo i figli, la famiglia, il lavoro, le incombenze amministrative, le manutenzioni, la lettura e l’orto, arriva la scrittura e normalmente la giornata è già finita e la notte è già iniziata. Per questo credo che scriverò anche nelle notti del periodo di ferie… sempre che la passione regga, ovviamente.

Per finire, ti chiedo un consiglio triplo per i lettori: un luogo da visitare questa estate, un film da vedere (di qualsiasi periodo) e un libro da leggere in vacanza (oltre ovviamente ai tuoi titoli)

Un luogo davvero suggestivo da visitare è il luogo dove ho ambientato i miei romanzi storici sull’epopea geotermica. Larderello, nel comune di Pomarance in provincia di Pisa, il visitatore presso il Museo della Geotermia può compiere un viaggio storico, scientifico, industriale e naturalistico nel mondo della Geotermia. Può compiere percorsi naturalistici in parchi immersi nella natura e tra le manifestazioni naturali con emissioni di vapori e laghetti dai fanghi bollenti. Garantisco un’esperienza unica e indimenticabile.

Il film da vedere o da rivedere, in questo periodo così movimentato e animato da contrapposizioni razziali, è La vita è bella (1997) di Roberto Benigni.

Un libro da leggere in vacanza: ne avrei tanti e belli da segnalare tra i miei amici giallisti – pubblicati anche tra gli albi del Giallo Mondadori – che però non segnalerò, visto che dovrei sceglierne uno, squalificando inesorabilmente gli altri, così andrò sul classico e sempre per il momento politicamente controverso, dove si innalzano di nuovo muri a protezione di confini, propongo o ripropongo la lettura di: L’insostenibile leggerezza dell’essere (1984) di Milan Kundera.

Ringraziandoti per questo bel momento passato a parlare insieme, ti saluto e ti faccio le mie congratulazioni per la tua attività. Un saluto particolare ovviamente va a tutti i lettori… senza di voi non ci sarebbe più la passione. Grazie a tutti e… attendo le vostre recensioni.


Chiudo ricordando i libri di Giorgio Simoni disponibili su Amazon e il suo sito ufficiale.

L.

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1 Commento

Pubblicato da su luglio 25, 2018 in Interviste

 

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