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[Estate 2019] Intervista a Michele Tetro

29 Lug

Illustrazione da “The Child’s World” di Brown, Tate e Withers

Per l’iniziativa “Estate 2019: Leggiamo italiano” ho incontrato Michele Tetro, scrittore e saggista ma soprattutto grandissimo appassionato degli universi del fantastico.


In questi giorni è uscito per Odoya il tuo libro “Dove soffiano i venti propizi – Esploratori, trappers, cacciatori di pelli e cercatori d’oro del Nuovo Mondo“: cosa puoi raccontarci di questo tuo saggio sul mondo del West?

Io per primo lo trovo una cosa strana… un libro di questo genere, che solo cinque anni fa neppure avrei potuto pensare di scrivere, preso com’ero dai miei interessi cinematografici o narrativi, e votati prevalentemente al genere fantastico. Eppure, quasi senza accorgermene, in me è nata una predisposizione forse inconsapevole per quella fase di storia del West più rivolta alle esplorazioni del territorio, condotte dai primi pionieri, a diretto confronto con una natura selvaggia e implacabile, o per meglio dire, indifferente alle sorti dell’uomo. Il contrasto tra la bellezza di paesaggi incontaminati e il pericolo mortale che essi potevano costituire per chi vi si avventurava per la prima volta deve aver toccato corde del mio profondo… Ma non è forse vero che telefilm come “Star Trek” o “Spazio 1999” mettevano in scena un simile confronto con l’ignoto su più vasta scala? Allora i conti tornerebbero…

Il libro è diviso in tre parti: la prima è dedicata alle grandi spedizioni interne dello sterminato territorio dell’ex Louisiana francese, acquistato dagli Stati Uniti a inizio dell’Ottocento e quindi nella necessità di essere adeguatamente esplorato e mappato. La seconda s’incentra sulla successiva ondata di cacciatori di pelli e posatori di trappole che si rovesciò sulle Montagne Rocciose e verso Ovest, aprendo piste verso il Pacifico e consentendo i seguenti spostamenti di massa di coloni e pionieri. La terza, infine, focalizza le “febbri dell’oro” scoppiate in California e nel Klondike, lassù nel Grande Nord. Una riflessione finale del libro consentirà di accomunare lo spirito di quei primi coraggiosi pionieri a quello di coloro che oggi pensano di poter trovare “venti propizi” anche su Marte.

Il genere western è una tua storica passione, tanto che per la stessa casa editrice nel 2016 hai curato appunto una “Guida al cinema western“, con Stefano Di Marino: cosa ricordi di quella corposa opera?

Una bella impresa. Anni fa, e te lo ricorderai perché era il periodo in cui ci siamo conosciuti via facebook, scrivevo e postavo articoletti sul cinema western crepuscolare, commentati da vari amici scrittori, come appunto Stefano Di Marino, Andrea Carlo Cappi, tu stesso. Fu proprio Cappi a dire che li avrebbe visti bene pubblicati in un libro, io ci pensai un po’, proposi una collaborazione a Stefano per il futuro, ma in quel momento non era molto fiducioso sul progetto.

Nel frattempo, avevo pubblicato per Odoya altre guide sul cinema di genere, e mi sembrava l’editore giusto per proporre il western. Stefano pure deve averci rimuginato su, e poi si sa, il western è qualcosa che entusiasma, così, contemporaneamente, ebbi l’OK da Odoya e la collaborazione ora entusiasta di Stefano, che si sarebbe interessato dell’epoca d’oro del genere.

È stata la nostra prima avventura editoriale per un’opera di così grande respiro, proseguita poi con la “Guida al cinema bellico”, altro tomo importante per stazza e contenuti, e la “Guida al cinema noir”, di cui però, in quest’ultimo caso, ho contribuito solo in minima parte. Se dopo l’uscita della “Guida al cinema horror”, realizzata assieme ad altri autori, avevo maturato una forte avversione per il genere, quella del cinema western invece ne ha rinfocolato l’entusiasmo, spingendomi ad approfondire la materia anche in altri contesti, più storici e letterari.

Sempre per Odoya alla fine del 2018 hai trattato un’altra tua passione, lo scrittore Robert E. Howard, con il volume “Robert E. Howard e gli eroi della Valle Oscura“: come presenteresti questi eroi letterari che non hanno potuto godere di una fama pari a quella di Conan il barbaro?

Ma, direi invece che anche questi eroi “minori” (Solomon Kane, Bran Mak Morn, Turlogh Dubh O’Brien, Cormac FitzGeoffrey) oggi godano di vasto apprezzamento da parte del pubblico, grazie anche al cinema, ai fumetti e all’ormai completa pubblicazione di tutte queste serie di racconti anche in Italia. Era quindi il momento giusto per rimettere mano alla mia voluminosa tesi di laurea sullo scrittore texano, aggiornarla, snellirla, mettere a posto bibliografie e rapportarla ai giorni nostri. Così, dopo vent’anni dalla sua stesura (e stento ancora a credere sia passato tanto tempo) l’opera ha finalmente visto la luce, con bellissimo apparato iconografico.

Il lavoro propone uno studio sulla vita di Howard, sul genere fantasy, sui contenuti storici del corpus di racconti howardiano (soprattutto nei cicli dei Crociati, dei Pitti, dei Celti, dei Vichinghi), sulla concezione americana del Medioevo, sulle grandi saghe barbariche di Kull e Conan (analizzate racconto per racconto), impreziosito da approfondite appendici su cinema, fumetti, illustrazione. È motivo di orgoglio per me che il compianto Giuseppe Lippi abbia voluto occuparsi dell’introduzione, forse una delle ultime cose che abbia scritto, anche se non fece in tempo ad avere il volume completo tra le mani. Penso non sarò più in grado di comporre un lavoro simile, per sforzi e portata dell’insieme, manco mi pagassero (poi, chissà…).

Insieme a Gian Filippo Pizzo e Roberto Chiavini hai curato diverse guide sul cinema di fantascienza: c’è qualche recente film di questo genere che ti ha particolarmente colpito?

Temo di no. Che brutta cosa, eh? Cioè, che in tempi recenti non vi sia stato nessun film di fantascienza tale da entusiasmarmi davvero, sono io il primo a definirla una situazione tristissima, soprattutto per me. Ma così è andata. Non che non vi siano state opere assolutamente degne, per carità. Un amante dell’astronautica e dell’esplorazione spaziale come me non può non aver apprezzato, per esempio, un film come “Sopravvissuto – The Martian” (2015), di Ridley Scott, o essersi divertito nel vedere “Passengers” (2016) di Morten Tyldum… ma da qui a ritenerli film indimenticabili o anche solo capaci di fissarsi bene nella memoria ce ne passa.

Il sottogenere supereroistico comincia ad annoiarmi e faccio pure fatica a seguirlo, i sequel di classici del passato come “Alien” li vedi e li scordi appena fuori dal cinema, neppure più sento lo stimolo di stare attento alla programmazione televisiva per recuperare quanto perduto sul grande schermo. Però, con immutato piacere, rivedo vecchi film, proponendoli alle mie due nipotine, che mi stupiscono per il loro interesse verso il cinema fantastico di un certo tipo. Ecco, qui le soddisfazioni non mancano.

Infine una domanda multipla per dare un consiglio estivo ai nostri lettori: un posto da visitare in vacanza, un film da vedere (o rivedere) e un libro da leggere, oltre ovviamente ai tuoi.

Aspetta che guardo cosa vuol dire “vacanza”, ho qualche perdita neuronica… ah, già, quella cosa per cui vai o al mare o in montagna a rilassarti e riposarti. Allora, consiglio posti con alte montagne attorno, pinete, boschi e laghetti, se proprio non riuscite a piazzarci anche qualche aurora boreale in cielo.

Per i film da vedere… riguardatevi quelli che amate, in compagnia magari di altri che non li hanno ancora visti.

Sulle letture… magari qualche storia di viaggi o esplorazioni, nel nostro mondo o su altri. Sempre con Odoya ho collaborato, per l’appena trascorso Cinquantennale dello Sbarco, al volume “La Luna nell’immaginario”: penso che capiti a fagiolo, per tracciare qualche celeste itinerario attraverso letteratura, cinema e storia in direzione della nostra luminosa e silenziosa compagna delle notti siderali.


Chiudo ringraziando Michele Tetro per la disponibilità.

L.

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1 Commento

Pubblicato da su luglio 29, 2019 in Interviste

 

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