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Star Trek: intervista a J.M. Dillard (1987)

26 Lug

Traduco un’intervista alla romanziera J.M. Dillard, oggi più nota con il suo vero nome Jeanne Kalogridis, quando aveva da poco iniziata la carriera di scrittrice: e l’aveva fatto nel mondo di Star Trek, serie che adorava di nascosto dal marito e da tutti!


J.M. Dillard:
sangue sull’Enterprise

di Daniel Dickholtz

da “Starlog Magazine”
numero 125 (dicembre 1987)

Cercando di soddisfare la propria “sete di sangue”,
la romanziera di Star Trek fa un viaggio
nella parte oscura del 23° secolo

Ha lanciato Spock da una rupe di quattrocento metri, distruggendogli metà corpo e mettendo a rischio la sua mente. Poi, ha liberato dalla sua prigione una razza di parassiti sadici fatti d’energia, a torturare e massacrare centinaia di persone a bordo dell’Enterprise, pronti ad attaccare Vulcan. Ed ora, la romanziera J.M. Dillard è pronta a scatenare un orrore ancora più grande sull’ignaro equipaggio della nave della Federazione, nel suo nuovo romanzo, «dal titolo delizioso di Bloodthirst, “sete di sangue”. Non bado a sottigliezze…» [Pubblicato nel dicembre 1987 sia dalla Pocket Books che dalla Titan Books, il romanzo risulta inedito in Italia.]

Ambientato nei giorni della missione quinquennale, questo nuovo viaggio vede Kirk e i suoi intercettare un segnale di soccorso e precipitarsi a raccogliere Adam, l’unico membro superstite di una piccola squadra di ricerca che stava sviluppando virus geneticamente modificati. Adam è un vampiro.

«Naturalmente non un vampiro nel senso classico», si affretta a spiegare Dillard. «Quest’uomo ha qualcosa di simile alla porfiria, che è una malattia antica che molti pensano sia la base delle leggende sul vampirismo. Una malattia ancora attiva. La luce del sole può aprirti dei buchi sulla pele, i tuoi denti si allungano e si diventa estremamente anemici. Quindi non ci sono veri vampiri in giro, ma mi ci sono divertita, in un modo scientifico.»

E con i membri dell’equipaggio che si dissanguano, i lettori possono aspettarsi che l’autrice si diverta a sviluppare il personaggio di McCoy, che occupa il posto che invece era di Spock nei precedenti suoi romanzi Mindshadow [gennaio 1986, inedito in Italia] e Demons [luglio 1986, inedito in Italia]. «C’è un sacco di McCoy. Naturalmente è il mio personaggio preferito, dopo Spock», ammette. «Ho un’idea sul perché non si sia mai innamorato di Christine Chapel. Ma c’è anche una grande parte per Kirk, e posso annunciare che l’infermiera Chapel morirà.»

Infermiere dissanguate, vulcaniani distrutti, membri dell’equipaggio resi folli… cosa spinge l’autrice a riversare queste atrocità su Kirk e compagni?

«È davvero difficile dirlo: credo semplicemente di essere mentalmente disturbata. Adoro guardare film horror e leggere libri dove gli autori siano davvero bravi a spaventare i lettori. In qualche modo sghignazzo, quando lo fanno», rivela la Dillard. «Quando poi ci sono già in giro una cinquantina di romanzi di Star Trek, devi davvero cercare con attenzione di non ripetere quanto è già stato detto, sei costantemente alla ricerca di qualcosa di diverso e credo di averlo trovato.»

Comunque, prima di poter compiere un atto sadico su uno dei 430 membri dell’equipaggio dell’Enterprise (che sicuramente saranno di meno, a fine romanzo), la Dillard deve sopportare una o due storie horror del tutto personali: qualcosa che di solito spaventa la maggior parte della gente, invece l’ha motivata a diventare scrittrice.

«Per anni sono stata una grande fan di Star Trek. Non andavo alle convention o cose simili, ma di nascosto ho seguito la serie. Quando ho scoperto che iniziavano a vendere i romanzi, li portavo di nascosto a casa: mio marito non sapeva che io leggessi quella roba», confessa. «Era un po’ strano, perché io insegno inglese all’American University di Washington D.C. quindi davvero è qualcosa da tenere nascosta. Ma ho letto quei romanzi, e alla fine ho detto: “Ehi, ma posso scrivere anch’io queste cose”. E be’, sono stata fortunata. Sono stata licenziata per un semestre per attività sindacale e mi sono detta: “Perché no?”»

«In pratica mi sono chiusa nello sgabuzzino e ho scritto Mindshadow, non permettendo a nessuno di vederlo ed attenendomi alle indicazioni stilistiche del “Writer’s Market”: alla fine l’ho spedito. Ho aspettato un anno, ho chiamato l’editore – che all’epoca era Karen Haas – e ho detto. “Salve, avete il mio libro?” E lei ha risposto: “No, l’abbiamo perso”. Così mi sono messa a riscrivere Mindshadow e l’ho fatto più grande e più bello. Prima di finirlo, circa tre mesi dopo, l’editrice mi chiama e mi dice: “Oh, l’ho trovato e lo voglio comprare”.» (La Dillard nota che oggi non sarebbe più in grado di fare la stessa cosa. Pocket Books accetta esclusivamente libri tramite agenti letterari.)

Ritrovarsi fuori dall’università ha dato alla scrittrice più di una motivazione. Grazie a quel romanzo ha potuto creare la più durevole aggiunta all’universo di Star Trek, la «super competente ed inflessibile» tenente Ingrit Tomson, capo della sicurezza.

«L’Università poi mi ha dovuto riassumere e ha mandato via chi mi aveva licenziato per attività sindacale, a cui comunque sono grata perché è su di lei che ho creato la mia gelida ed inflessibile Tomson, dal carattere molto lontano dal mio.»

La predilezione dell’autrice per il personaggio è in parte dimostrata dal non averlo spazzato via al primo segno di minaccia aliena. «La gente della sicurezza ha la terribile tendenza a morire per prima, diciamocelo. Mi piacciono le storie che si allontanano dallo standard della “maglietta rossa” che muore per prima, e mi piacciono i personaggi ricorrenti al di fuori dei Grandi Tre [Kirk, Spock e McCoy]», spiega. «Finora il sistema è stato che ogni romanzo di Star Trek ha il proprio universo, ma il nuovo editore – David Stean – ci sta incoraggiando a costruire più continuità da un libro all’altro, con più personaggi ricorrenti. Così stiamo cercando di sviluppare la Tomson come un personaggio regolare.»

In effetti, essendo già sopravvissuta a Mindshadow e Demons e pronta ad affrontare la terribile minaccia di Bloodthirst, la Tomson è già apparsa in altri romanzi. L’intrepido capo della sicurezza è apparso brevemente in Chain of Attack di Gene DeWeese [inedito in Italia] e si vedrà di nuovo in Time for Yesterday di Ann Crispin [in Italia, Il guardiano del tempo, Garden 1991], il seguito di Yesterday’s Son [inedito in Italia].

«Non mi importa affatto se usano la Tomson», dice la Dillard. «A dire la verità, sono lusingata. Non è qualcosa che mi secchi, perché dopo tutto sto usando personaggi che appartengono a Gene Roddenberry. Non è lo stesso che se scrivessi qualcosa di totalmente mio: in quel caso, chiamerei subito il mio avvocato e comincerei a strillare, se qualcuno usasse un mio personaggio. Star Trek è differente, e tutti usano nei propri libri personaggi nati da altri autori: se qualcuno usa i miei, va benissimo. Tutti gli autori sono stati gentili da chiedermi il permesso, prima, quindi non ho alcun problema a riguardo.»

Allo stesso modo, la Dillard ha avuto l’opportunità di aggiungere alla squadra di sicurezza il personaggio di Snarl, di Vonda N. McIntyre. Chiamata Lisa Nguyen e nominata velocemente in Demons, ritorna in Bloodthirst al fianco di due personaggi nuovi, un uomo andoriano ed umano chiamato Stranger, «basato sul giocatore professionista di football Franco Harris, almeno fisicamente. Per il resto non saprei.»

L’autrice anticipa qualcosa del suo imminente progetto: Kolinahr, una serie di romanzi che inizierà ad apparire nel 1988 e che esplorerà “Gli anni perduti” fra la fine dei viaggi della serie televisiva e l’inizio di Star Trek: The Motion Picture. E questo segnerà il ritorno del personaggio per cui l’autrice nutre più interesse.

«La storia inizierà un paio di mesi dopo la fine della missione quinquennale. Probabilmente ci saranno state delle grandi avventure vicino a quella data, ma credo che ci saranno stati decisamente degli addii traumatici, uno dei quali descriverò: quello tra Kirk e Spock», spiega. «In pratica, sta per succedere qualcosa che farà decidere a Spock di iniziare il rito del Kolinahr, quindi vedremo cosa gli accadrà, perché abbandonerà il servizio e vedremo anche un po’ del rito.»

Infatti i lettori scopriranno «com’era il rito prima che Surak applicasse la Riforma vulcaniana», rivela la Dillard. «In origine era una forma di controllo mentale e solamente un gruppo ristretto vi accedeva: erano i regnanti e le uniche persone iniziate al Kolinahr avevano questi grandi poteri mentali. La magia è fondamentalmente una cosa mentale, quindi puoi chiamare questo rito vulcaniano “stregoneria”.»

«Ciò che è avvenuto alla fine è che alcuni di questi signori della mente del Kolinahr erano influenzati da Surak, è avvenuto così un grande cambiamento per cui si è deciso di utilizzare queste grandi menti per aiutare la Riforma. Volevano iniziare ad essere più pacifici così dovettero affrontare gli stregoni del Kolinahr», spiega. «Il rito così è cambiato e il tentativo di controllare le menti degli altri si è trasformato in quello di controllare la propria, insieme alle proprie emozioni.»

Comunque non tutti i cattivi signori del Kolinahr sono scomparsi, durante la Riforma, preparando il terreno per il loro erede del 23° secolo. Le attività di questo discepolo attirano l’attenzione di Spock, ma non passa molto prima che vengano coinvolti anche i suoi amici. «McCoy è direttamente coinvolto nella questione, ritrovandosi su Vulcan», spiega l’autrice. «Siccome è parte del Canone di Roddenberry, Kirk e Spock non hanno contatti in questo periodo, ma sto preparando un nuovo personaggio, un ammiraglio. Queste sottotrame interagiranno fino ad avere un effetto domino.»

Siccome la scrittrice ammette che «sarebbe duro da evitare», i lettori possono anche aspettarsi di vedere un po’ di Sarek ed Amanda, una coppia che, anche dopo essere stata trattata nei precedenti romanzi, continua ad affascinare la Dillard. «Credo che sia per via del fatto che la loro relazione riesca ad esistere: contraddice tutto ciò che i vulcaniani pensano. Loro dicono “Oh, no, non siamo emotivi”, ma poi in realtà Sarek ha sposato questa terrestre, ovviamente amandola, e la gente adora queste cose. La cosa più divertente è rintuzzare un vulcaniano per cercare di metterlo in imbarazzo.»

Dopo Kolinahr l’autrice vuole tornare ai toni terrificanti con una minaccia moderna. «Ci sto ancora lavorando, ho 200 pagine ma tutto è da rivedere. Sono stata così impegnata cercando di completare Bloodthirst ed ora Kolinahr», spiega. «Però prometto che uno di questi giorni finirò anche questo romanzo: è roba forte, tipo Clive Barker.»

Non pensate comunque che la Dillard abbandoni Star Trek. È già impaziente di fare un romanzo della serie “The Next Generation” mentre nega di star lavorando ad un “romanzo gigante” sulla Riforma vulcaniana. Invece ha un’idea differente: Academy.

«Verterà sugli anni che Kirk ha passato all’Accademia», spiega. «Washington D.C. è vicina ad Annapolis e ne sono rimasta ispirata. Ho incontrato dei cadetti e li ho intervistati, e secondo me c’è materiale interessante.»

Cosa? Nessuno spargimento di sangue? Nessun maniaco che si aggiri per i corridoi? Nessun elemento horror? «Ci devo ancora pensare, non so dire se ci saranno», ammette J.M. Dillard. «Mi chiedo se riuscirò a scrivere un romanzo più tranquillo. Naturalmente ci saranno catastrofi sul suolo dell’Accademia, ma cercherò di controllarmi e di non inserire vampiri o lupi mannari in giro.»


L.

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4 commenti

Pubblicato da su luglio 26, 2019 in Interviste

 

Tag:

4 risposte a “Star Trek: intervista a J.M. Dillard (1987)

  1. kuku

    luglio 27, 2019 at 1:27 am

    Che tipo particolare che dev’essere la Dillard! Quasi da fantascienza la genesi del suo primo romanzo.
    Mitico lo scambio “Avete il mio libro? ” “No, l’abbiamo perso”

    Piace a 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      luglio 27, 2019 at 7:51 am

      Pensa poi il riscrivere daccapo un libro per poi scoprire che hanno ritrovato il vecchio: terrificante! E poi una domanda sorge spontanea: se l’autrice di aver riscritto MEGLIO il suo romanzo, quale versione poi è stata pubblicata? L’editrice ha detto che avrebbe pubblicato quello vecchio… ma spero che poi abbiano presentato quello migliore…

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