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Leggendo Romance

Mi riallaccio al discorso iniziato con la domanda che ho posto il mese scorso: il romance è il re delle edicole? Stando alla grande quantità di suoi titoli che vediamo esposti nei giornalai sembra di sì, e anche da parecchio tempo – sebbene ogni edicolante a cui ho posto la domanda “Ma vendete così tanti libri rosa?” ha risposto un lapidario “No” – così perché non chiedere informazioni a chi il genere più venduto al mondo (a detta di Mondadori) lo legge e lo recensisce a spron battuto?

Sono andato così a bussare alla porta di alcuni grandi blog librari specializzati in romance, con grandi seguiti di follower, e “Leggendo Romance” ha risposto all’appello: ecco un’intervista all’amministratrice Deborah, che ringrazio per la disponibilità e simpatia.


Intervista a
“Leggendo Romance”

Partiamo con le presentazioni: per chi non vi conoscesse, come è nato e di cosa si occupa il sito “Leggendo romance”, anche se il nome è più che esplicito?

Io sono Deborah e se il blog “Leggendo Romance” è nato e continua a esistere è tutta colpa mia XD.

A parte gli scherzi, ho aperto il blog a fine 2014 dopo che per un lunghissimo periodo avevo abbandonato la lettura e da allora lo gestisco interamente, anche se ho un una collaboratrice che mi aiuta con qualche lettura di autori self.

Da quando ho memoria ho sempre avuto libri in mano, poi le scuole superiori ahimè hanno sortito l’effetto opposto e il tempo e la voglia erano parecchio scemati. A un certo punto mi sono fatta tentare da un fantasy che stava spopolando in quel periodo e da lì a riaccendere la passione è stato un attimo e non mi sono più fermata.

“Leggendo Romance” è nato soprattutto dal mio bisogno di comunicare con chi aveva le mie stesse passioni. Come hai detto tu il nome svela l’argomento principale per cui era nato, infatti parlo di libri prevalentemente romance, un genere in cui mi sono sempre ritrovata perché amo ci sia una storia d’amore all’interno della trama; a onor del vero però negli anni ritrovarmi in questo “mondo virtuale” di lettori mi ha permesso di avvicinarmi sempre di più a generi diversi e ora c’è molto spazio anche per i thriller, horror e altri tipi di letture. Sono una “anomala romantica”.

Ricordi il libro in particolare che ti ha fatto capire di amare il genere romance? E ce n’è stato qualcuno invece che ha messo a dura prova la tua passione?

Come ti dicevo il romance era in me sin da piccolina, diciamo pure che Walt Disney ha fatto un’altra vittima. A parte le fiabe con annesso principe azzurro, il primo libro che mi ha approcciato al genere è stato “Piccole donne” (Little Women, 1868), un romanzo più da letteratura femminile che romance in senso stretto, ma in cui l’amore prende varie forme oltre a quello romantico. È proprio il genere di storia con cui mi sento più in sintonia: storia d’amore affiancata ad avvenimenti ed esperienze.

Non c’è un libro in particolare che ha messo in dubbio la mia passione per il romance, ce ne sono senz’altro alcuni che non ho apprezzato non tanto per il genere quanto per come sono stati impostati; se devo fare un nome ammetto che non sono una fan delle “Cinquanta sfumature di grigio” (Fifty Shades of Grey, 2011) che tanto hanno spopolato aprendo le porte a un certo genere di letteratura rosa: le ho abbandonate al secondo volume, pur avendo letto e apprezzato altri titoli del romance erotico.

Girano molti pregiudizi sul genere: qual è la definizione di “romance” che preferisci?

Per me romance è sinonimo di letture dove ci siano sentimenti e amore, e se ci pensiamo un sentimento d’amore non è solo quello che lega una coppia, in realtà può essere quello di un genitore per i figli, quello che unisce due amici, o l’amore per la vita in generale. Io penso che in ogni libro, leggendo bene, si trovi un pizzico di romance; in fondo la scrittura nasce proprio dalle emozioni e se si pensa che l’odio è l’altra faccia dell’amore e che non sempre gli amori possono avere un lieto fine, allora persino nei thriller e negli horror lo si trova, magari nascosto in qualche storia d’infanzia disturbata, o legami sbagliati, ma c’è, è da lì che nasce la trama.

La “guerra dei generi” parte dall’errato presupposto che si legga sempre e solo un unico genere narrativo: che ne pensi? A parte i libri recensiti, quali altri generi ti piacciono?

Sono molto d’accordo con questa affermazione, secondo me se ci si fermasse a pensare che prediligere un certo tipo di lettura non significa escluderne altre, allora questa inutile “guerra” non avrebbe ragione d’esistere. Un vero lettore segue le emozioni e spesso sceglie una lettura in base a ciò di cui ha bisogno in quel momento.

Si pensa spesso che il romance coincida con una lettura leggera o d’evasione, mentre mi sono ritrovata più volte davanti a storie in cui si toccavano argomenti forti, capaci di far riflettere e lasciare qualcosa di importante. Qualcuno potrebbe controbattere che le lettrici di romance cercano nei libri solo una storia d’amore e un “vissero felici e contenti” che nella realtà sarebbe difficile da trovare, ma in fondo non è la stessa cosa che cercano tutti? Se ci pensiamo bene anche quando leggiamo un giallo ci aspettiamo di trovarci suspense e sentimenti forti per arrivare a un finale dove scoprire il colpevole e vederlo punito, ma anche questo nella vita vera non sempre accade.

I lettori sono tutti uguali perché tutti cercano fondamentalmente un’unica cosa nei libri: emozioni.

Il romance ormai include parecchi sottogeneri, tra questi mi affascinano soprattutto i paranormal e i suspense e forse è per questo che mi è stato semplice avvicinarmi e imparare ad apprezzare e amare anche il thriller, in particolare psicologico e l’horror. In realtà ho letto anche qualche biografia e spesso sul mio comodino si trovano manuali self-help o che trattano qualche argomento di psicologia.

Quanto tempo mediamente dedichi alla lettura, ogni giorno? E quanto è per il sito e per il puro piacere?

Dipende molto dalle letture che mi trovo a fare. Dall’apertura del blog le letture puramente per piacere si sono drasticamente ridotte, ma in effetti molti dei libri che avrei letto rientrano comunque tra quelli che ho recensito per il blog.

Avendo un lavoro che mi occupa cinque giorni a settimana mi ritrovo a leggere la sera e nei fine settimana; diciamo che se il libro mi prende sono capace di andare avanti a oltranza, a volte arrivo alla mattina senza rendermene conto, mentre nel week-end i pomeriggi sono dedicati ai libri.

Scegli liberamente i libri da recensire o tieni anche in considerazione le proposte delle case editrici?

Un mix delle due. Dalle case editrici e dagli autori arrivano delle proposte e se queste mi incuriosiscono o erano libri di cui attendevo l’uscita, leggo questi. Essendo solo io a occuparmi del blog devo ovviamente limitarmi nel numero di letture, quindi alla fine accetto solo i romanzi che leggerei anche andando in libreria e cercando tra gli scaffali.

È innegabile che nelle edicole lo spazio dedicato al romance è decisamente maggiore di quello dedicato agli altri generi: pensi sia uno specchio fedele dei gusti dei lettori o deriva da scelte indipendenti di distribuzione?

Vetrina di edicola di fine agosto 2018

Alzo la mano e confesso, io sono una di quelle che è cresciuta a pane e Harmony!

È vero, in edicola lo spazio per queste letture è ancora molto, ma negli anni ho visto una riduzione anche in questo settore. Case editrici storiche del genere stanno sempre più puntando alle librerie variando la loro proposta editoriale con titoli di narrativa e thriller.

Penso che al momento questo spicchio di realtà resista per motivi di mercato, non tanto perché le lettrici amano solo il romance, quanto perché amano “anche” quello e come ho detto è facile trovare la parte romantica, di qualunque tipo essa sia, anche in generi diversi dal romanzo rosa, mentre è più difficile per un giallista credere di poter trovare quella componente suspense in un romance. Ovviamente gli editori e gli edicolanti cavalcano l’onda.

Hai molti follower: grazie ai loro commenti come ti sembra la lettura in Italia? È ancora viva o si sta spegnendo lentamente?

Secondo me la lettura è una passione che non si potrà mai spegnere. In molti dei commenti che ricevo si parla di mancanza di tempo e anche personalmente penso che sia proprio l’essere impegnati nella quotidianità a non permetterci di ritagliarci il tempo necessario per la lettura.

C’è poi un motivo economico che non permette sempre di potersi avvicinare alla lettura in maniera semplice e immediata, ma le biblioteche sono piene di lettori, anche se questa categoria non crea guadagno diretto alle case editrici e quindi spesso non se ne parla.

Nel web l’argomento libri è sempre presente e attuale, sui social si scambiano opinioni e si postano foto. Probabilmente è cambiato il modo di leggere e di cercare nuove storie, il mercato dell’editoria dovrà puntare molto sul digitale per abbassare i prezzi, ma credo che per la lettura lo spazio non mancherà mai.

La proposta digitale del romance è molto sviluppata: cosa ne pensi degli eBook? Potranno aiutare a dare una maggiore scelta ai lettori?

Gli ebook sono stati una grande invenzione, almeno per me. Ho la casa piena di cartacei è vero, sono nata in un tempo in cui la sensazione delle pagine sotto le dita era la cosa più bella e forse per me lo rimarrà sempre, ma è anche vero che il digitale permette di avere a disposizione a portata di click e di budget molte più storie.

Il romance sembra vivere di digitale, e ammettiamolo aiuta chi di noi vive con ansia il sentirsi additata perché sta leggendo un romanzo rosa (vedi la famosa guerra dei generi), ma l’ampia possibilità di scelta può essere un’arma a doppio taglio; a volte/spesso ci si trova davanti a storie già viste, personaggi simili tra loro e poca originalità.

Insomma, viva il digitale per comodità, ma evitando di acquistare a scatola chiusa.

Per finire, un bilancio dell’estate appena trascorsa: qual è stato il romanzo più bello che hai letto e che vuoi consigliare? Anche più d’uno, se vuoi.

Questa estate non ho letto molto, anzi ho preso proprio una pausa dopo quattro anni dall’apertura del blog. Ci sono comunque tre titoli che mi hanno catturata e che vorrei citare:

per le romantiche pure che amano leggere storie d’amore frizzanti “L’amore è sempre in ritardo” (2018) di Anna Premoli, una delle migliori penne romance italiane a mio parere;

per chi ama i thriller (e credo qui siano in molti e probabilmente molto più esperti di me) ho particolarmente apprezzato “Non svegliarti” (Don’t Wake Up, 2017) di Liz Lawler [ecco la Scheda di Uruk] e “Testimone silenziosa” (Try Not To Breath, 2016) di Holly Seddon.


Ringrazio Deborah per la gentile disponibilità e per averci dimostrato che ciò che importa per un lettore è leggere, al di là del genere che ci piace di più.

L.

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Pubblicato da su ottobre 17, 2018 in Interviste

 

Seconda intervista a Valery Esperian

Dopo l’iniziativa “Estate 2018: Leggiamo italiano“, sono tornato nell’antico Egitto per incontrare un autore “misterioso”.


Intervista a Valery Esperian

Secondo appuntamento con il Romanzo dei Faraoni. Mi rivolgo ancora al “misterioso” Valery Esperian: come hai scelto di affrontare un nome così importante come Akhenaton?

V.E. Ciao Lucius, e grazie per averci ospitato su NonQuelMarlowe. Come hai ben detto, Akhenaton è un nome piuttosto importante: nato diverso, nell’aspetto e nelle idee, ha sfidato l’eredità del padre cambiando per sempre il volto dell’Egitto e della storia. Sposando la splendida Nefertiti, “la donna più bella dell’antichità”, ha dato vita a una delle storie d’amore più intense di tutti i tempi. Ma soprattutto, Akhenaton “l’eretico” ha sconvolto un impero imponendo un unico dio, Aton il sole, e guidando una rivoluzione religiosa costellata di intrighi, tradimenti e lotte per il potere. Ci siamo approcciati alla sua vicenda con dedizione e un pizzico di coraggio: abbiamo scelto di affrontare la vita dell’“eretico” con dovuta perizia storica ma anche con passione e creatività laddove le fonti non arrivavano. Abbiamo cercato di ridar vita a una grande figura storica, che ci auguriamo pulsi tra le pagine con tutto lo splendore e il potere che lo hanno reso celebre fino ai giorni nostri.

2) Ricordiamo che dietro lo pseudonimo operano due autori italiani. Cominciamo con Elisa Bertini: qual è la passione che muove una scrittrice come te?

E.B. Passione è una parola bellissima e potente, pericolosa a volte, soprattutto se, come me, si tende cedervi: per fare questo lavoro ho imparato a convogliarla in maniera costruttiva, mantenendo viva la parte creativa ma facendola lavorare di pari passo con la tecnica e la disciplina. Riguardo a quel che mi muove, beh, in poche parole è la fame di storie, di ciò che mi sposta da una vita soltanto, la mia, che adoro ma che senza la magia dei libri resterebbe sempre e solo “una”. Leggendo e scrivendo le vite si moltiplicano: posso essere una ragazza, un corsaro o, talvolta, un potente faraone…

L’ultima volta che ti abbiamo incontrato è con il tuo “Nerocuore” nello Speciale del Giallo Mondadori del dicembre 2017: cosa puoi dirci di quel romanzo breve?

E.B. Nerocuore è stata per me un’immersione in un mondo diverso dal mio solito immaginario di scrittrice, ma molto vicino alla mia “altra” vita, quella di giornalista: lavorando per un quotidiano romagnolo, negli ultimi anni mi sono occupata di varie inchieste che riguardavano la violenza sulle donne, dall’acidificazione di Gessica Notaro al femminicidio di Giulia Ballestri (caso Cagnoni). È stato importante scrivere di queste terribili tematiche in Nerocuore: mi ha permesso di trasmettere ai lettori l’angoscia e la sofferenza di una vittima che, molto spesso, tra le poche e asettiche righe di una pagina di giornale non traspaiono appieno. Angosce, queste, che ho messo sulla bocca (una vera “boccaccia”, a dirla tutta) scomoda e politically incorrect della mia protagonista, Minerva Mai: un’antieroina, una cinquantenne senza peli sulla lingua che da pubblicitaria milanese è finita a fare la chiromante in una fiera medioevale itinerante, una donna alfa che da leonessa si ritrova preda a causa delle persecuzioni dell’ex-marito, “il Mostro”.

Nerocuore è la storia di una donna istruita, forte, emblema del nostro millennio, ma che si scontra violentemente con la concezione retrograda e sessista della donna che sta alla base di questo tipo di soprusi: e il messaggio che volevo trasmettere è proprio questo, che la violenza di genere arriva dovunque, nelle stalle ma anche sulle stelle, se non combattuta, o, in questo e altri casi, se non raccontata.

Eri già “tornata indietro” nella storia, raccontandoci addirittura un’indagine di Dorian Gray nel 2015 per Delos Digital: cosa ricordi di quell’esperienza?

E.B. Scrivere “Dorian Gray e il weekend con delitto” è stata un’esperienza davvero intensa: ho sempre amato Wilde e in particolare il personaggio “col quadro in soffitta”, ma in quel periodo mi ci sono immersa fino in fondo. Ho vissuto infatti per cinque anni nel Regno Unito insieme al mio compagno, che all’epoca lavorava come astrofisico per l’università di Portsmouth, e ho potuto respirare direttamente le atmosfere e i luoghi in cui Wilde stesso si era mosso: da lì a ridare vita a Dorian Gray il passo è stato breve, e terribilmente divertente. Se ci metti poi che abitavo di fronte all’Isola di Wight, luogo evocativo e perfetto per il dissoluto weekend con delitto in cui ho spedito Dorian e Lord Henry, beh… il risultato è stato una combinazione tra vecchi classici del genere e la mia personale visione del personaggio: dieci ospiti, una lussuosa villa sull’isola e un cadavere in biblioteca; tra una sigaretta oppiata e un bicchiere di champagne, il dandy più famoso di tutti i tempi si diverte a risolvere il rebus, animato come sempre da quella folle curiosità che divora la sua anima immortale.

L’altra metà di Valery Esperian è Antonio Tenisci: cosa sai dirci della tua passione letteraria?

A.T. Caro Lucius, questa bellissima storia d’amore con i libri è nata sui banchi di scuola, quando facevo letteralmente impazzire i professori continuando a scrivere per fatti miei i racconti che leggevamo in classe. Così Ciàula continuava a vivere una vita propria dopo aver scoperto la luna e si innamorava, e il nipote del principe Prospero riusciva ad annientare addirittura la Morte Rossa. Cercavo di scopiazzare il modo di scrivere dei vari Pirandello, E A. Poe, Borges, Calvino, così come avrebbe potuto fare un ragazzino di dodici anni. Da quel momento la passione per la scrittura, e soprattutto della lettura, non mi ha mai abbandonato. Con la paghetta andavo in edicola a comprare il “Giallo Mondadori” perché a un prezzo contenuto mi permetteva di leggere grandi scrittori. La passione di sfogliare e leggere pagine piene d’inchiostro se ti prende non finisce mai, e sono ancora qui a riempire scaffali e tablet.

Anche tu eri presente nel citato Speciale del Giallo, con il romanzo “Ombre viola”: ti va di ricordarlo?

A.T. L’emozione di vedere il mio nome scritto in rosso su quel fantastico (e agognato) sfondo giallo è stata immensa, ma non è stato semplice affrontare l’argomento femminicidio dello Speciale dal punto di vista di un uomo. Nella ricerca mi sono trovato davanti a vicende difficili da accettare per la drammaticità delle situazioni, e mi sono concentrato sui vari aspetti del problema trattando i personaggi con una psicologia propria del loro ruolo. Ho scelto di ambientare il romanzo in una piccola e ipotetica città immaginaria di una qualsiasi provincia italiana, anonima e uguale a migliaia di altre realtà, dove tutti si conoscono e dove c’è una piazza su cui affacciano la chiesa, il municipio e il bar. Una scelta voluta perché le vicende che racconto in Ombre viola non possono essere racchiuse dentro il perimetro di una città definita. Esse fanno parte di una realtà la cui tragicità travalica ogni confine di spazio, allo stesso modo in cui le ritroviamo riportate nelle pagine di cronaca nera.

Il romanzo Ombre viola ha cambiato il mio modo di affrontare il problema ed è servito a condividere il malessere che, da uomo, cerco di ricacciare indietro ogni volta che sono davanti all’ennesima notizia di una donna assassinata, massacrata e picchiata, sperando di aver dato un piccolo contributo per smuovere le coscienze di ognuno.

Nel 2017 hai partecipato alla collana Delos Crime con il racconto “(H) Acca come amore“: cosa ricordi di quell’esperienza?

A.T. Un giallo che mi ha molto divertito scrivere, ambientato in un mondo che ho imparato a conoscere grazie a mia moglie. Il palcoscenico di un teatro racconta storie anche se resta muto, basta una piccola luce di lato e attendere che le idee arrivino. La cosa più bella è che il racconto è andato in scena proprio su quelle assi di legno e davanti a quello stesso palco da cui ho preso ispirazione. Il pubblico teatrale ha apprezzato allo stesso modo dei tanti che continuano a leggere.

Anche tu sei recidivo della narrazione storica, visto che per History Crime (Delos) nel 2014 hai firmato “La Madama“, ambientato nel 1582…

A.T. Sono appassionato di storia e l’arrivo della grande Margherita d’Austria “La Madama” la sera del 12 novembre del 1582 nella mia città di Ortona non poteva che solleticare la mia fantasia. Così è nato un giallo (il mio primo a essere pubblicato). La Madama ha poi vissuto una vita autonoma diventando un’opera teatrale vista da migliaia di persone in innumerevoli repliche e ha vinto il Premio dell’Editoria Abruzzese. Direi che la Delos mi ha dato grande visibilità e mi ha portato grande fortuna.

Domanda per entrambi: come vi siete trovati ad affrontare un tema come quello egizio, al tempo stesso affascinante ma anche spesso inflazionato?

V.E. Il mondo egizio resta di grande fascino, nonostante i tanti libri e romanzi che continuano a essere pubblicati. Lo dimostra l’ottimo riscontro di vendite dei primi quattro volumi del Romanzo dei Faraoni. Ci siamo basati su libri di egittologi riconosciuti come Cimmino, Zacco, Gardiner e molti altri, e il risultato è stato quello di scoprire un mondo fantastico pieno di suggestioni. Le stesse che speriamo di aver trasmesso ai tanti lettori, senza però dimenticare che si tratta pur sempre di romanzi e non di manuali di egittologia.

Chiudo con una domanda tripla per entrambi. L’autunno è alle porte, potete consigliarci un libro, un film e un luogo da visitare per affrontarlo?

A.T. Assolutamente il quarto volume del Romanzo dei Raraoni appena uscito in libreria dedicato al grande Ramses, e il film documentario Piazza Vittorio (2017) di Abel Ferrara ambientato a Roma nella città dove ho vissuto per più di otto anni. Nuovissime uscite piene di quella magia che accomuna l’arte della scrittura e del cinema.

Sono appena tornato da una settimana in Trentino per lavoro e, sebbene io adori il mare, il fascino di quei panorami mi ha rapito. Sbrigatevi ad andare, prima che nevichi…

E.B. L’autunno è per me sinonimo di vento frizzante, di foglie croccanti e di zuppe calde accompagnate da un bicchiere di vino rosso; è stagione di libri letti sotto una coperta, di passeggiate nel bosco o di un bel film che ti tiene col fiato sospeso mentre fuori diluvia. Per questo consiglio di fare una capatina alla baita sul lago di Secret Window (1990), adattamento cinematografico di un racconto di Stephen King, o di immergersi tra le pagine di una serie gialla che conduce tra le Highlands scozzesi in compagnia di Hamish Macbeth, il fulvo e allampanato poliziotto scaturito dall’irriverente penna di M.C.Beaton.

Un posto da visitare? Le Cotswolds inglesi, dalle quali sono appena tornata lasciandoci un pezzetto di cuore: la zona dà il meglio proprio in questo periodo, quando le colline si tingono di rosso e arancio nelle mille sfumature autunnali. Tra una passeggiata e l’altra consiglio d’infilarsi in un pub (magari all’Horse and Groom a Bourton on the Hill) per una pinta, da sorseggiare davanti a un camino acceso con un buon libro (o una buona compagnia) per le mani.


Chiudo ricordando i libri di Valery Esperian disponibili su Amazon.

L.

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Pubblicato da su ottobre 10, 2018 in Interviste

 

Leggere romanticamente

Mi riallaccio al discorso iniziato con la domanda che ho posto il mese scorso: il romance è il re delle edicole? Stando alla grande quantità di suoi titoli che vediamo esposti nei giornalai sembra di sì, e anche da parecchio tempo – sebbene ogni edicolante a cui ho posto la domanda “Ma vendete così tanti libri rosa?” ha risposto un lapidario “No” – così perché non chiedere informazioni a chi il genere più venduto al mondo (a detta di Mondadori) lo legge e lo recensisce a spron battuto?

Sono andato così a bussare alla porta di alcuni grandi blog librari specializzati in romance, con grandi seguiti di follower, e “Leggere romanticamente” ha risposto all’appello: ecco un’intervista alle amministratrici Selly ed Alessandra (Nuvolina), che ringrazio per la disponibilità e simpatia.

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Pubblicato da su ottobre 3, 2018 in Interviste

 

Intervista allo ZenZero

In questo periodo storico e in questo Paese in cui mai come ora sembra scomparso l’interesse per la lettura, chi mai avrà il coraggio di puntare su autori sconosciuti? L’ho chiesto ad Antonella Andreta, che cura la ZenZero Editore ed ha avuto la folle idea di pubblicare un libro firmato dal più sconosciuto degli autori: Lucius Etruscus.

Si può essere tanto arditi da rendere cartacee le avventure dell’investigatore Marlowe (non quel Marlowe), nate in digitale nel 2010 su ThrillerMagazine.it? Evidentemente sì. Scopriamo cosa pensa un’editrice coraggiosa in questa Italia di non lettori.


Intervista allo ZenZero

Inizio con una domanda “leggera”: cosa spinge una persona sana di mente ad aprire una casa editrice in un Paese allergico alla lettura come l’Italia?

Questo dovresti chiederlo ad una persona sana di mente. Per i folli è sempre facile buttarsi da un precipizio… comunque gli italiani non sono tutti allergici alla lettura, ci sono molti lettori straordinari con le idee chiare e molto da dire. Se posso approfittare dell’occasione per fare un po’ di pubblicità, li invito tutti a proporci degli articoli per il nostro Magazine.

Tornando alla domanda, ho fatto due conti: se è vero che i lettori “forti” (cioè quelli che leggono almeno un libro al mese) rappresentano il 14% della popolazione italiana, facendo i conti stiamo sempre parlando di otto milioni di persone. Non sono poche, il problema piuttosto è che viviamo in un’epoca mediatica nella quale l’aggregazione è strumento per costruirsi la propria identità. Il lettore “vero”, tuttavia, è un solitario. Ha un’identità già molto forte e non si aggrega, per questo è difficile trovarlo ed è altrettanto difficile che lui trovi un buon libro che non sia un classico. Perché nessuno dei due riceve visibilità dal sistema.

In TV ci dicono che la piccola impresa è il fulcro dell’economia italiana, quindi immagino che tu abbia usufruito di agevolazioni e facilitazioni burocratiche nel varare la casa editrice, no?

In TV dicono la verità: ho usufruito dell’aiuto del piccolo studio del mio commercialista che mi ha indicato una forma aziendale snella e con costi sostenibili. Usufruisco delle facilitazioni di una tipografia moderna che stampa libri di ottima qualità ad un costo accessibile senza pretendere una tiratura di diecimila copie. Ho l’aiuto e il sostegno di autori di talento che mi permettono di azzerare i costi della correzione di bozze e di piccoli professionisti che collaborano in modo etico. Quindi, se vogliamo considerare ZenZero parte dell’economia italiana, di sicuro sono le piccole attività ad aiutarla.

Una domanda nello stile degli intellettuali famosi: ZenZero… perché questo nome?

ZenZero perché è un nome speziato, che solo a sentirlo ti fa pizzicare il naso. ZenZero perché è l’unione dello Zen e dello Zero, entrambi punti di slancio. Senza pretesa di discutere di concetti che non fanno parte della cultura occidentale, intendo lo Zen come contemporaneità, “qui ed ora”, e lo Zero come il momento attuale di qualcosa che inizia.

Se stai per chiedermi cosa inizia, ebbene ho già pronta la risposta: un modo dimenticato di concepire l’editoria, la letteratura e un diverso ruolo dello scrittore; un modello etico di partecipazione, dove scrittori, autori e lettori condividono lo stesso spazio, quello della letteratura appunto, che è l’insieme di scrittura e lettura.

Qual è lo stile della casa: vagliare i manoscritti che arrivano o andare a cercare e scegliere gli autori? O un mix dei due?

Se ripenso a come siamo arrivati alla pubblicazione di Marlowe, dirò che quello che preferisco è andare a caccia di autori di talento. Se ripenso al “corteggiamento letterario” messo in atto con l’autore di Marlowe – che era tutto meno che disposto a lasciarsi pubblicare – ancora rivivo i brividi di quando mi ha concesso i suoi libri in pubblicazione. Mi piace credere che l’abbia fatto perché ha percepito il mio bisogno assoluto di rendere accessibili ai lettori i suoi racconti, come se io avessi l’urgenza di lasciare una traccia tangibile di Marlowe nel timore che cadesse nell’oblio. Non potevo pensare che non avrebbe mai avuto una forma solida, cartacea, che dovesse restare un eBook a vita.

Non ho nulla contro gli eBook, che trovo eccezionali – e infatti a breve saranno pronti per i nostri libri – ma penso sempre che se ci fosse un black out dovuto ai flair solari sarebbe un dramma accedere a Google Libri, Amazon o ricaricare un eBook reader. Una bella candela, i racconti di Marlowe e persino l’oscurità sarebbe più sopportabile.

Una delle prime scelte della ZenZero è stata quantomeno ardita: presentare il primo volume delle indagini di Marlowe, non “quel” Marlowe, nato sulle pagine digitali di ThrillerMagazine. Come ti è venuta l’idea di prenderti “in casa” un personaggio del genere?

Perché è straordinario, Marlowe. E magari ce l’avessi in casa… le mie giornate sarebbero migliori! E ad ogni modo è Marlowe che ha preso me…

Di certo Marlowe nasce dalla penna di un genio, e non lo dico tanto per dire, per adulare l’autore o per dovere di editore, anche perché non sono la sola a dirlo: chiunque abbia letto i racconti di Marlowe non ha avuto che parole molto positive, pronunciate sempre con quel mezzo sorriso sulle labbra di chi sta ricordando qualcosa di piacevole. Apparentemente, in effetti, Marlowe fa proprio questo, fa sorridere e mette buonumore.

Però la piacevolezza della lettura non deve indurre a banalizzare il personaggio come fosse una sorta di grottesca parodia del pulp. Il merito dell’autore è quello di aver svecchiato gli stereotipi dell’hard boiled senza snaturarli, bensì applicandoli in modo geniale ad un ambito delittuoso diverso da quello classico. In Marlowe avvengono dei fatti criminosi che non siamo abituati a considerare tali – perché chi mai considera il plagio un delitto, o peggio pensa che possa condurre all’omicidio? O che si sia disposti a morire per diventare un autore – defunto – di best seller?

Di conseguenza, l’investigatore resta il classico cinico, sarcastico e quasi sempre integerrimo. Ma poiché il nostro Marlowe è un lettore accanito e colto, deve per forza essere dotato di ironia, e coglierà in fallo il colpevole con le citazioni argute e lo colpirà con un libro ben assestato. Se c’è da ridere è solo per il lessico divertente e pungente e per il grottesco delle situazioni, non certo per i drammi personali e letterari che sottostanno alla narrazione. Perché in realtà, dopo aver riso, dovremmo riflettere che ciò che muove la brama di potere e fama di autori ed editori non è che una trasposizione dell’istinto criminale in ambito letterario. Siamo abituati a considerare moralmente sanzionabili solo i comportamenti che ledono un interesse economico o l’integrità fisica, ma in realtà la radice del male è la stessa.

Potremmo stare ore a parlare di Marlowe, ma ricordiamo gli altri titoli che hai presentato questa estate, come “6 – Personaggi in cerca d’altrove” di Sabrina Bartolozzi: cosa puoi dirci di questo testo?

Ebbene sì, potrei parlare ore ed ore di Marlowe perché ciò che mi spinge a farlo non è la promozione di un libro da vendere quanto l’entusiasmo di averlo letto. Quindi bisogna fermarmi prima che mi metta a raccontare trame o citare battute.

Vero, quest’estate abbiamo presentato i primi tre titoli, e due sono in programma per l’autunno. Approfitto per spiegare che l’obiettivo è non più di cinque titoli l’anno. Pubblichiamo poco perché per fare un lavoro ben fatto ci vuole tempo e perché a pubblicare tanto già ci pensano gli altri editori; da quando ho scoperto che si pubblicano 60.000 titoli nuovi l’anno mi terrorizza il pensiero che per leggerli tutti dovrei leggere 5.000 libri al mese, 164 al giorno o 7 ogni ora. Mi rifiuto di incrementare questo numero, anche perché non avrei il tempo materiale per farlo.

Tornando alla domanda, “6 – Personaggi in cerca d’altrove” è il romanzo di una giovane brillante autrice al suo esordio. Racconta la vicenda di un autore timido e in crisi creativa che non riesce ad affrontare le vicende dei suoi personaggi e a condurre il suo libro all’epilogo. Non posso svelare di più, ma posso dire che tutto il romanzo ha un’atmosfera surreale che oltre ad essere molto divertente aiuta a guardare le cose da una prospettiva del tutto nuova. L’autrice ha una personalità e una vitalità che impressionano, ama le lettere e le citazioni, che – ovviamente – propone rivisitandole a modo suo perché è bravissima a giocare con le parole.

E “Tango irregolare” di Stefano Medaglia.

Tango irregolare” è qualcosa che definirei molto vicino ad un “classico” della letteratura. È il libro universale e senza tempo, quello che può essere letto oggi e domani, da nord a sud, da est ad ovest perché racconta un elemento comune all’umanità: la pienezza del sentimento, che sia felicità o dolore. Ora non pensate a un romanzo d’amore o a un tomo filosofico sul perché si soffre, Tango irregolare racconta la storia di un viaggio e attraverso questo descrive un percorso interiore che va dal dolore al coraggio, e che può essere modulato da ogni lettore in base alla propria esperienza. Se il lettore ama il linguaggio descrittivo, accurato e di registro alto, riuscirà a vivere la trama come se vedesse un film, sentendo i profumi e cogliendo ogni sfumatura di colore.

I tuoi titoli li vediamo anche nei grandi e-store della Rete, a cui magari siamo già iscritti perché siamo già clienti: ci conviene acquistarli lì o è più veloce farlo dal sito ufficiale di ZenZero?

Con questa storia che siete già iscritti e siete già clienti… ma come devo dirvelo che l’abitudine rende vecchi e appanna le facoltà mentali?

Scherzi a parte, purtroppo tra le tante cose che un editore può riuscire a fare sicuramente non c’è la capacità di non comparire sugli store online. Appena si ufficializza un libro e quindi gli si assegna un ISBN, il titolo finisce nel catalogo pubblico dei libri. Gli algoritmi dei siti interessati vanno a pescare lì i nuovi titoli in tempo reale, e finisce che mentre l’editore è lì ad aspettare il pacco di libri proveniente dalla tipografia, il titolo è già disponibile sullo store online e per di più a prezzo scontato. Ad insaputa dell’editore, ovviamente, che ha un attacco di nervi ogni volta. A voi piacerebbe che qualcuno vi vendesse i mobili di casa senza nemmeno avvisarvi, per di più ad un prezzo scontato?

Per rispondere alla tua domanda, sul sito si può acquistare con PayPal o con carta di credito come sugli store online, l’unica differenza è che non essendo già clienti dovete inserire nome cognome e indirizzo almeno la prima volta, del resto come avete fatto la prima volta sullo store online. L’altra differenza è che a noi dei vostri dati personali non importa nulla, li chiediamo solo per inviarvi il libro e non li vendiamo a nessuno; non vi profiliamo per sapere cosa leggete e a che ora, non vi scriviamo a meno che voi non lo vogliate. L’unico rischio che correte è che sia l’autore a scrivervi, è spiegato nel documento sulla privacy e vi rimando lì per qualunque curiosità in proposito.

Magari chi ci sta leggendo ha nel cassetto un romanzo che vorrebbe pubblicare, un capolavoro in attesa di essere scoperto – tipo “Le mani di Madian“, giusto per fare un titolo – come deve fare? Può contattarti per proportelo?

L’autore de “Le mani di Madian”, dici? Puoi dirgli che ho già pronto il contratto per la pubblicazione nella prossima primavera. Se è nelle vicinanze, puoi chiedergli di passare a firmarlo prima della fine dell’intervista? Non vorrei che ci ripensasse…

Prima ho volutamente sorvolato sulla domanda spiegando quanta soddisfazione vi sia nel corteggiare un autore ed ottenere il suo lavoro in pubblicazione e senza nulla dire dell’ipotesi in cui sia l’autore a volerci contattare. L’argomento è un po’ delicato, in effetti; un autore interessato a una pubblicazione deve sapere innanzitutto che ZenZero non è una casa editrice a pagamento, quindi non chiede contributi in denaro. Ma chiede contributi di altro genere, che consistono nel proporre un testo che abbia un valore contenutistico e stilistico, nell’abbracciare la filosofia della casa editrice, nel conoscere la lingua italiana, nell’essere persona ragionevole, disponibile alla collaborazione e alla comprensione. Nel votarsi allo Zenzerismo. Quindi un autore che voglia pubblicare con noi verrà prima di tutto interrogato sui contenuti del Manifesto dello Zenzerismo. Se non li conosce, vuol dire che non è andato ad informarsi prima sulla casa editrice che stava per contattare, e ciò è imperdonabile per chi sia davvero interessato ad una pubblicazione non puramente autoreferenziale.

Va ricordato che il tuo impegno non si limita ai doveri “classici” di una casa editrice, ma sei attiva anche nella multimedialità: video, booktrailer, fumetti… Pensi che questo possa aiutare un libro a decollare?

No. Lo faccio più per mio piacere personale, per l’immensa soddisfazione di vedere un libro raccontato in ogni aspetto, espresso e percepibile con ogni nostro senso.

Questa casa editrice è molto snob, sceglie e si lascia scegliere da autori e lettori con criteri molto selettivi. Ne deriva che ogni libro è una creatura straordinaria e particolare di per sé, e come tale dovrebbe entrare nell’immaginario del fruitore; un libro non è solo carta stampata, è espressione letteraria ma anche umana dell’autore, prodotto della passione dell’editore e risultato di ogni cosa che avviene prima della pubblicazione. Esprimere tutto questo richiede qualcosa in più che dire: abbiamo pubblicato il libro, quindi adesso compratelo.

Per questo, non sempre il materiale è pronto allo stesso momento; a volte l’ispirazione tarda a venire, e ogni cosa è pronta… quando è pronta! Se vuoi obiettare che è un sintomo di approssimazione, ti ribatto subito che l’approssimazione si manifesta quando si crea qualcosa solo perché si deve, in barba all’ispirazione.

Quando finalmente ti arriva il libro finito fra le mani, cosa provi? Sollievo perché i problemi tecnici sono finiti o soddisfazione perché il viaggio è appena iniziato?

I problemi tecnici per fortuna ci sono solo con i primi libri, dopo è tutto più facile. Ma sollievo no e nemmeno soddisfazione, piuttosto paura. Paura perché è faticoso, perché non si vuole deludere gli autori ma nello stesso tempo si ha contro tutto un sistema frustrante che non fa che ostacolarci, dagli store online alle librerie fisiche che pure la loro (cattiva) parte la fanno. Preoccupazione per non riuscire ad arrivare fino ai lettori che vorremmo.

L’ostacolo è nei gusti dei diversi lettori e nell’incontro con lo stile degli scrittori, infatti per questo sul sito offriamo un sistema di consulenza per cui, se il lettore non vuole rischiare l’acquisto incauto, può chiederci qualcosa di più in merito al libro, a noi o allo stesso autore. Perché se libro e lettore si incontrano non può che nascere un amore. L’unica paura che non ho è quella del riscontro positivo del pubblico, una volta letto il libro.

Per finire, una domanda disonesta. Secondo te nel panorama narrativo italiano esiste un autore più divertente, sagace e intrigante di Lucius Etruscus? Ovviamente sto scherzando: c’è però un autore famoso che ti piacerebbe ospitare nel tuo catalogo?

Non è una domanda disonesta perché altrimenti mi metterebbe a disagio, e invece non lo fa. Posso rispondere da lettrice, e non da editore, che non esiste nel panorama italiano un personaggio più divertente, sagace e intrigante di Marlowe. Da editore, invece, posso dire di aver conosciuto poche persone intelligenti e geniali come Lucius Etruscus. Non sto parlando dei numerosi blog di argomenti eterogenei che riesce a condurre contemporaneamente, non mi riferisco ai deliziosi saggi che trova il tempo di scrivere – già, ma quando? – e nemmeno alle avventure straordinarie di Marlowe.

Per spiegare ai lettori che non conoscono Lucius, farò un esempio: avete presente quando vi arrabattate mezz’ora a spiegare a qualcuno un problema insormontabile con dovizia di particolari, cercando di comunicargli le sfumature, i perché, i come e i quando, e alla fine il vostro interlocutore pronuncia una frase di cinque parole che riassume esattamente il succo esatto di tutta la faccenda da Adamo ed Eva fino alla fine dei tempi e magari contiene pure una mezza soluzione? Ecco, così è Lucio. Lui le cose già le sapeva, e se non le sapeva le ha capite al secondo paragrafo… insomma, vi sentite degli idioti, ma senza sofferenza perché vi inchinate al genio.

Credo si tratti di empatia, una dote che – a torto – non viene mai citata tra i sintomi dell’intelligenza, ma che ringraziando il Cielo fa sì che prima o poi una simile persona arrivi a regalarci il personaggio di Marlowe.

E che risponde anche ad una domanda che non mi è stata fatta: quanto pensi vi sia dell’autore, in Marlowe? Ebbene, ho sempre pensato Marlowe come un personaggio composito: l’ironico e divertente giullare un po’ pasticcione che suscita tenerezza e strappa più di un sorriso per la sua sprovvedutezza e ingenuità; e dietro di lui, il geniale e colto autore che si serve del suo personaggio per irridere tutto un sistema. In comune hanno una simpatia disarmante.

Se vorrei un autore famoso nella casa editrice? No, credo di no. Sono stranamente combattuta tra il desiderio che i “miei” autori vengano riconosciuti per il loro valore e che se ne vadano a farsi pubblicare dalla concorrenza più autorevole e il timore che così facendo si mettano anche loro a scrivere libri in serie, come accade per la maggior parte degli scrittori contemporanei famosi.

Mi sarebbe piaciuto essere editore ai tempi di Pavese, questo sì, e perciò gli autori famosi che mi piacerebbe pubblicare sono chiaramente tutti morti. Ma se da editore ciò mi crea rammarico, da lettore non rimpiango il passato. Trovo che il panorama letterario italiano offra oggi degli autori straordinari, ma per trovarli bisogna cercare dove la luce delle telecamere non arriva o è più soffusa, e poi “corteggiarli” finché non cedono.


Ringrazio Antonella per la simpatica disponibilità, per i tanti complimenti – giuro spontanei! – e per aver avuto la balzana idea di accogliere il mio Marlowe nel suo catalogo: sarà stata una buona idea? Aiutiamola a scoprirlo, comprando in massa il primo volume delle avventure di Marlowe (no, non quel Marlowe).

L.

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Pubblicato da su settembre 26, 2018 in Interviste

 

Diciamolo in italiano: l’intervista esclusiva

Al giorno d’oggi bisogna essere smart, viviamo in un brave new world e non ci possiamo permettere di guardare indietro: dobbiamo essere up-to-date. La lingua italiana deve accogliere ogni singola nuova parola arrivi dall’estero, ma dev’essere unicamente in inglese e soprattutto dev’essere vuota e stupida, così che anche discorsi vuoti e stupidi come quello che sto scimmiottando sembrino veri. Per prendere in giro chi ci legge dobbiamo usare l’inglese: dirlo in italiano significa rispettare la lingua e i lettori, who cares?

Se oggi volete partecipare ad un bando di gara, troverete una voce che specifica per legge che lo dovrete compilare in lingua italiana. Perché per partecipare ad un bando della Repubblica Italiana per legge dovete scrivere in italiano. Peccato che non troverete più la voce “data di scadenza”: troverete deadline. E che cacchio è una deadline?

La legge impone agli organi di informazione pubblica l’uso dell’italiano perché nella Repubblica Italiana per legge si parla italiano, semplicemente perché dev’essere comprensibile ad ogni cittadino italiano. Invece gli organi di informazione pubblica fanno a gara a parlare itanglese, infarcendo di maldigeriti termini inglesi modaioli i loro discorsi così da rendere totalmente incomprensibile ciò che dicono, e quindi truffando i lettori.
Perché è ormai chiaro che la “legge sul lavoro” è stato un completo fallimento… invece il jobs act è una gran figata.

Fra chi professa un uso sempre più massiccio di inglese nella lingua e chi se la prende con l’italiano quando cerca di assorbire l’invasione straniera, c’è un’unica voce fuori dal coro: una persona che sta mettendo in guardia gli italiani da un’invasione barbarica di dimensioni mai viste. L’invasione incontrastata e incondizionata di termini inglesi, che a migliaia stanno soppiantando i termini italiani.
Aggiungo che questo non corrisponde minimamente ad una conoscenza della lingua inglese di chi usa termini inglesi: di solito è semplice imitazione cieca di parole ignote.

Per questo ho intervistato Antonio Zoppetti, curatore del blog Diciamolo in italiano e fautore di incredibili iniziative.

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Pubblicato da su settembre 21, 2018 in Interviste

 

Intervista a The Obsidian Mirror

Dopo l’iniziativa “Estate 2018: Leggiamo italiano“, dove ho intervistato più di venti scrittori pubblicati da maggio ad agosto, è il momento di sentire un po’ anche l’altra parte dello “specchio”: cosa dicono i lettori? Non sempre le case editrici si pongono questa domanda, che invece dovrebbe essere l’unica all’ordine del giorno.

Se siete lettori forti e appassionati e volete essere intervistati scrivetemi pure, intanto comincio a sentire cosa pensa un lettore fortemente appassionato come The Obsidian Mirror. Che è il nome del suo blog, ma per me è anche il suo nome di battesimo. Per gli amici… TOM!


Anche TOM è adepto del Re in Giallo!


Intervista ai lettori:
The Obsidian Mirror

The Obsidian Mirror è fra i blog a più alta percentuale libraria che conosco: quanto è grande la tua biblioteca casalinga?

Intanto ciao e grazie per avermi invitato in questo tuo nuovo salottino preautunnale. Spero che le risposte che ho in mente e che stanno per finire su questo spazio web siano di tuo gradimento. Altrimenti pazienza, vorrà dire che te ne farai una ragione! ^_^

È vero: “The Obisidian Mirror” è un blog che dedica una buona parte del suo palinsesto ai libri, pur non essendo tecnicamente un blog tematico. Non mi chiedere la percentuale perché non ho mai provato a calcolarla e, anche se l’avessi fatto, ciò che avrei scoperto è che è sempre tutto piuttosto variabile. Come sai il blog spazia un po’ in tutti campi, e a seconda del mio umore si occupa di queste o di quelle tematiche. Ci sono stati momenti in cui ha rischiato addirittura di trasformarsi in un blog di cinema, ma poi ho tirato le redini della baracca e sono rientrato nella multimedialità che è mi è più consona. In giro ci sono moltissimi blog che sono dedicati full-time all’argomento, e che riescono a star dietro a tutte le novità librarie come io non riuscirei mai a fare. Ecco, non posso paragonarmi a loro, ma mi fa estremamente piacere che tu veda il mio blog come un “blog ad alta percentuale libraria”.

La mia biblioteca casalinga? Mi prendi alla sprovvista, perché non sono uno di quelli che cataloga le proprie cose, anche se in qualche caso dovrei proprio decidermi a farlo. A spanne direi che parliamo di un migliaio di titoli su carta, ai quali si aggiungono gli eBook, i libri che ho lasciato da mia madre quando me ne sono andato e i libri che ho smollato a mia suocera (altra grande lettrice) per fare spazio in casa. Diciamo che, malcontati, parliamo di 1.500 libri: un piccolo gruzzoletto che è stato tra l’altro parte del motivo per cui qualche mese fa ho traslocato in una casa più grande.

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Pubblicato da su settembre 12, 2018 in Interviste

 

Intervista “da edicola” a Franco Forte

Adriano Celentano in edicola, dal film Ecco noi per esempio (1977)

La stagione estiva e la sua ricca offerta di romanzi in edicola si è conclusa: com’è andata? È sentore comune che i nostri giornalai di quartiere non se la passino gran che bene, malgrado le uscite siano tante e ricchissime: ne parliamo con Franco Forte, responsabile delle uscite da edicola per Mondadori.


Intervista “da edicola”
a Franco Forte

La parola “crisi” è ormai fissa in ogni conversazione, ma in cosa consiste la “crisi delle edicole”? In quanto responsabile di lunga data delle uscite Mondadori da edicola, come vedi la questione?

Il problema dell’edicola è… l’edicola stessa, come “strumento” di diffusione di libri. Ormai questo settore sta vivendo una crisi imprenditoriale molto seria, ne chiudono di continuo, e quelle che sopravvvono ci riescono vendendo di tutto, dai gadget ai DVD a qualsiasi altra cosa. Il pubblico abituato a recarsi periodicamente in edicola per vedere le novità e scegliere qualcosa da comprare (rivista, giornali, libri), è sempre meno, e dunque tutto il settore ne soffre. Per cui distribuire in questo canale è difficile, molto dipsrsivo e alla fine poco redditizio.

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Pubblicato da su settembre 10, 2018 in Interviste

 
 
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