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Intervista su Zagor!

02 Mar

Torno ad intervistare Moreno Pavanello del blog Storie da birreria, di cui ho già parlato in occasione del suo romanzo horror western e che trovate spesso citato nei miei blog, condividendo molte passioni e contaminandoci a vicenda.

Due fra le tante passioni di Moreno sono quella per l’universo a fumetti di Zagor e per la scrittura di fan fiction: era destino che le due cose finissero per unirsi. Recentemente ha dovuto trasmigrare i suoi eBook gratuiti e per presentare i nuovi link delle sue opere – Tex – Zagor: La valle nascosta (2016), Supermike. Una notte a New York (2018) e Supermike contro il Tessitore (2019) – ho pensato di fare con lui una chiacchierata su un personaggio che ho conosciuto solo di sfuggita.


Ricordi quando hai conosciuto Zagor la prima volta? È stata una tua scoperta personale o ti è stato consigliato?

Diciamo entrambe… È stata una mia scoperta personale letteralmente, perché l’ho trovato come si trova un tesoro: non ricordo l’età esatta, facevo sicuramente le elementari, e mi trovavo a casa dei miei nonni materni. Da un sottoscala è saltato fuori uno scatolone contenente i vecchi fumetti di mia madre e mio padre (e così possiamo dire che mi è stato anche consigliato, visto che li ho ereditati dai miei!): principalmente Tex e Zagor, poi vari Mister No, Akim, Comandante Mark, Piccolo Ranger, qualche Alan Ford, pochi Diabolik e Kriminal.

Dopo, è stato un punto d’onore setacciare i mercatini dell’usato, che all’epoca erano ancora ridondanti di fumetti usati (ora non si trova più quasi nulla) per riempire i “buchi” completando le storie a metà. Ora le collezioni di Zagor, Tex e Mister No (e altri che si sono aggiunti dopo) sono complete, anche se non sono tutti originali: mai stato un collezionista fanatico, a me interessano le storie, non gli oggetti su cui sono scritte!

Qual è stata, se lo ricordi, la prima storia in assoluto che hai letto del personaggio? O comunque la più vecchia che ricordi.

A differenza che per Tex (con Il figlio di Mefisto [n. 125, marzo 1971], che è il primo fumetto che ricordo di aver letto in generale) non ricordo la prima storia che ho letto di Zagor. Sono sicuro che fosse una di quelle appartenenti al periodo nolittiano, ma c’erano moltissimi “buchi” in quello scatolone, quindi le prime storie che ho letto erano tutte o quasi incomplete…

In compenso posso dirti qual è la prima storia di Zagor che ho letto a mio figlio, ora quasi cinquenne: Il popolo delle caverne [n. 210], del 1982. Gli è piaciuta talmente che ho dovuto leggergliene molte altre e ora giochiamo spesso a fare Zagor e Cico contro mostri e stregoni! Però per un po’ basta Zagor e si torna a Topolino: cominciano a esserci un po’ troppi morti ammazzati nei suoi giochi…

Già prima del successo di “Dylan Dog” la Bonelli amava i temi horror. Per esempio gli zombie: qual è il rapporto di Zagor con i morti viventi?

Gli Zombi compaiono in Zagor nella storia intitolata Zombi! [n. 95] del 1973, di Nolitta e Bignotti. Ambientata giustamente ad Haiti, in questa storia Zagor e Cico vengono coinvolti nella lotta tra un ricco coltivatore di canna da zucchero e i seguaci del vudu dell’isola. Per difendersi dalla violenza del possidente terriero che vuole sterminare tutti i seguaci del vudu, questi evocano un piccolo esercito di zombi.

In questa versione, gli zombi sono legati al vudu ma, a differenza di quelli “veri”, cioè (senza stare ad approfondire troppo) persone intontite da droghe, sono effettivamente dei morti viventi come nei film di George A. Romero.

Una particolarità di questa storia è che Zagor qui è praticamente inutile: gli eventi si sarebbero svolti allo stesso modo anche senza la sua presenza. Ma questo succedeva a volte nelle storie nolittiane, come per dire che non sempre un solo uomo può essere decisivo per risolvere ogni situazione, soprattutto quelle più spinose e che implicano odi atavici, magari tra razze.

Curiosità: si dice, ma le fonti sono incerte, che la versione italiana della parola “zombi”, senza la “e” finale, derivi proprio da questo albo. Ma in questo tu ne sai sicuramente più di me.

Ci sono altre comparsate di morti viventi di vario tipo nella saga zagoriana, ma il principale è quello che vede il ritorno del vudu nella persona della sacerdotessa Marie Laveau, ispirata nelle fattezze a Naomi Campbell e attratta “carnalmente” dal nostro eroe. Mai che si innamori di lui una strega vecchia e brutta, eh?

in questa storia del 1996, Vendetta Vudu [n. 366] di Boselli e Laurenti, oltre a comparire i classici zombi romeriani ci sono anche quelli più legati al vudu, gli schiavi privi di intelletto trasformati in zombi con l’ausilio di droghe: Zagor stesso corre il serio rischio di diventare uno di loro!

La strega in questione è convinta che Zagor sia una reincarnazione di Damballah, il principale “loa” della mitologia vudu, e sembra non avere tutti i torti…

Sono cresciuto con Mefisto, grande antagonista di Tex. Cosa sai dirmi del rapporto invece di Zagor con stregoni e maghi?

Chiaramente, maghi e stregoni in Zagor si sprecano. Abbiamo figure indimenticabili come Dharma la strega, motore di una storia di grande impatto drammatico, e personaggi ricorrenti come Kandrax, un druido redivivo in grado di creare illusioni, un po’ come Mefisto ma con motivazioni un po’ più interessanti del semplice “vendicarsi di Tex”, ma non sono in grado di elencarli tutti.

Essendo comunque Zagor molto legato al misticismo indiano, esistono anche degli stregoni “buoni”, suoi alleati. La più importante forse è Shyer, la sacerdotessa che in gioventù lo ha iniziato al suo cammino di eroe, ovviamente anch’essa disegnata come una fotomodella seminuda. Ma il più ricorrente nonché il più simpatico è di certo Molti Occhi, stregone mohicano, che conosce i vantaggi della scienza dei bianchi e non esita a usare bende e disinfettanti per curare Zagor dalle numerose ferite, preferendoli agli intrugli della sua tradizione!

Mi sembra che Zagor non si sia fatto mancare nulla, sul versante mostri, dai licantropi ai gorilla assassini: mi parleresti di qualcuna di queste storie che ti è piaciuta di più?

E come potrei? Sono troppe!

Così su due piedi mi viene in mente una storia che ho adorato in modo particolare, tanto da considerarla nella mia personale “top five”: la storia del 1997 Il terrore dal mare [n. 386], nella quale Zagor, insieme ai marinai della Golden Baby e al cacciatore di mostri Cain, ispirato dichiaratamente all’howardiano Solomon Kaneaffrontano nientemeno che i miti lovecraftiani, per la precisione un dio tentacolare con due nomi: Maitre Carrefour, un nome da divinità vudu, ma anche Dagon, nome di un dio babilonese utilizzato anche da Lovecraft. Inoltre il suo aspetto ricorda molto quello di uno “shoggot” lovecraftiano. Altri nemici in questa storia sono gli “uomini-pesce”, che non possono non ricordare gli abitanti della lovecraftiana cittadina di Innsmouth, i quali anche nei racconti di Lovecraft sono appunto adoratori di Dagon.

Ci sono poi tematiche più fantascientifiche, come i robot giganti: come gestisce Zagor i “pericoli della tecnica”?

Dobbiamo dire che sul versante fantascientifico ce la caviamo un po’ meno bene che da quello puramente fantastico.
La fantascienza in Zagor è il più delle volte associata allo scienziato pazzo Hellingen, che spesso e volentieri viene sconfitto in modi legati o alla dabbenaggine dei suoi collaboratori, o perché si mette a raccontare i suoi piani in stile “cattivo dei fumetti”, o ancora ricorrendo a strani sotterfugi mistici, come nell’ultima storia scritta da Nolitta per Zagor, quella legata all’arrivo degli alieni akkroniani. Qui Zagor sconfigge un’intera armata d’invasione con arco, frecce e uno scudo, da solo! Va beh che erano armi magiche, ma mi sembra comunque un po’ esagerato…

In storie successive non va meglio, tecnologie buttate lì a caso, esagerate e che stonano con l’ambientazione. Ti dico solo che abbiamo avuto anche Zagor contro Terminator!

Di contro gli autori hanno saputo sfruttare invece più che bene il filone di Atlantide, in cui le storie di Zagor si intrecciano con le vicende di Altrove, l’organizzazione segreta nata sulle pagine di Martin Mystère. Antiche rovine, bizzarri manufatti realizzati con tecnologie avanzatissime ma allo stesso tempo dimenticate. Questa è la branca della fantascienza adatta a Zagor, una fantascienza “archeologica” e meglio innestata nell’ambientazione, al punto da intrecciarsi con le tradizioni indiane: c’è per esempio una storia in cui si rivela che i “serpenti cornuti” di molte tradizioni indiane erano in realtà dei lucertoloni creati con l’ingegneria genetica per essere utilizzati come armi nell’antica guerra tra Atlantide e Mu.

Per Hellingen, mi dispiace, ma non è più ora, tanto che il miglior utilizzo fatto negli ultimi anni del personaggio è stato quello all’interno dell’ultimo crossover Dylan Dog/Martin Mystère, L’abisso del male [novembre 2018] di Recagno e Castelli, per quale per altro Hellingen compare nella sua versione “ectoplasmica” uscita dalla classica storia Incubi [n. 275, giugno 1988] di Tiziano Sclavi, storia che poi si è fatto di tutto per considerare fuori canone.

Ho letto (e recensito) quella sorta di “Zagor vs Predator“: cosa sai raccontarmi del suo rapporto con gli alieni?

Alieni pochi in Zagor. Oltre ai già citati Akkroniani, esseri più vegetali che animali ispirati ai “B-movie” degli anni ’50, abbiamo appunto la tua “Zagor vs Predator” [n. 457, agosto 2003] e il seguito della stessa, storia con un gruppo di evasi da un carcere spaziale. Sono un mutaforma, una copia depotenziata dello “Shrike” dei romanzi della saga di Hyperion di Dan Simmons e un altro ispirato a Swamp Thing della DC. Storia dimenticabilissima in cui Zagor, alla fine, si trasforma in una copia carbone di Rambo, anche nell’aspetto. Andrebbe bene per la tua rubrica su Rambo!

Più interessante la classica storia Tenebre [n. 290] del 1989, di Ade Capone con disegni di Gallieno Ferri, in cui compare un essere scimmiesco proveniente “dalle stelle” e in grado di causare terribili incubi, molto lovecraftiano anch’esso, che deve essere sconfitto tramite un complicato rituale magico. Più horror che fantascienza, quindi.

Altro tema di genere è quello marziale e, come il suo “collega” Mister No, anche Zagor ha affrontato dei ninja. Cosa sai dirmi del rapporto del personaggio con tematiche orientali?

È capitato a Zagor di affrontare ninja e samurai, separatamente, diverse volte. Per i ninja si tratta per lo più di assassini prezzolati, per i samurai entrano in gioco i classici temi dell’onore e del sacrificio. Per non rendere questa intervista troppo lunga mi limito a citare quella che secondo me è la più interessante delle storie dove compaiono i cari, vecchi ninja: nella storia del 1982 La maschera dell’odio [n. 207] di Castelli e Donatelli Zagor si trova ad affrontare un nemico pericolosissimo, un intrigante assetato di potere che muove le sue pedine su una scacchiera su cui Zagor non è abituato a giocare, quella della politica e della corruzione. Il Tessitore dispone di un esercito personale che l’autore lega alla famosa storia della “setta degli assassini”, comunque composto da letali ninja che vanno a tanto così da eliminare Zagor: uno di loro usa su di lui un misterioso “colpo della mano vibrante” che causerà la morte di Zagor dopo alcuni giorni di agonia, in pieno stile Ken il guerriero!

Ho utilizzato proprio i ninja e il tessitore nella mia fanfiction a bivi su Supermike…

Le scazzottate sono state la firma Bonelli per decenni, essendo un elemento fondante del genere sia d’azione che d’avventura. Ci sono storie particolari che ricordi in cui l’elemento fisico è stato maggiormente preponderante?

Beh, andrei a parlare proprio di Supermike, uno strano tizio che è convinto di essere migliore di chiunque a fare qualunque cosa: e il bello è che è vero! Almeno fino a che non incontra Zagor…

Una volta resosi conto di avere di fronte un avversario alla sua altezza Supermike sfida lo spirito con la scure a una serie di prove fisiche e di coraggio, tra cui chi riesce a trattenere il fiato più a lungo, a superare per primo un percorso a ostacoli o a sollevare il masso più grande. Bisogna dire che Supermike riesce a vincere quasi tutte le prove fisiche, mentre Zagor si deve rifare con quelle più di coraggio, che prevedono ad esempio di affrontare a mani nude un puma o un crotalo… e qui devo dire che Zagor ha barato alla grande, inserendo nella competizione delle prove nelle quali lui aveva sicuramente più esperienza, essendo Supermike uno di città!

Vista la parità, la sfida termina in un duello alla maniera indiana (maniera presumo allegramente inventata da Nolitta), in cui Zagor ha la meglio per un soffio.

Che avventura di genere sarebbe senza una storia carceraria? Ho apprezzato le sue avventure ad Hellgate: cosa ne pensi dei temi da “prison movie”?

Anche nella già citata storia del Tessitore Zagor finisce in una prigione, e questo succede diverse volte all’interno della saga. L’ambiente della prigione è sempre intrigante. Un ambiente chiuso, dal quale, a differenza delle classiche “case nel bosco” dei film horror, non si può scappare… Ehi, forse mi hai dato un’idea per la prossima fanfiction: una storia horror ambientata dentro Hellgate! O su un’isola prigione! Capperi, devo fermarmi o la scrivo direttamente qui.

A parte questo, è sempre interessante vedere un personaggio come Zagor agire in un ambiente a lui estraneo, abitato da personaggi privi di morale, dove la sua fama non importa a nessuno, anzi, può essere addirittura un pretesto per renderlo un bersaglio, e dove non basta essere il più forte per riuscire a cavarsela.

E ora una domanda scorretta: come fai a sopportare Chico?

A parte che si scrive Cico, miscredente, Cico è una parte fondamentale di Zagor, delle sue storie ma anche della psicologia del personaggio. Purtroppo gli autori successivi a Nolitta non sono stati abbastanza abili ad utilizzarlo, relegandolo il più delle volte a una macchietta sullo sfondo che dice una battuta e sparisce, un po’ come Groucho di Dylan Dog. Nelle storie nolittiane invece le gag di Cico potevano durare metà volume, e mi facevano morire dal ridere!
L’assenza di Cico nella vita di Zagor è uno dei temi che affronto nella mia fanfiction Una notte a New York.... giusto per fare una piccola marchetta.

Hai scritto delle fan fiction su Zagor: come ti sei trovato a gestire un personaggio così amato?

Proprio per l’amore incondizionato nei confronti del personaggio.

Parliamoci chiaro: Zagor non è il miglior fumetto del mondo. Ma è il migliore per me. E, in quanto scrittorucolo di provincia, vedere il mio nome come autore di una storia di Zagor sarebbe per me un sogno che si avvera. Ho quindi deciso di avverarlo in parte, pubblicando alcune storie nel mio piccolo.

Quando si pubblica una fanfiction bisogna stare molto attenti. Ehi, io ci credo davvero: non stiamo parlando delle fanfiction che si leggono su Wattpad, dove di solito l’autrice finisce a letto col protagonista. Io volevo creare una storia che volendo avrebbe potuto essere tranquillamente inserita nella saga, quindi rispettando il più possibile l’ambientazione, la psicologia e i trascorsi dei personaggi. Essendo personaggi che amo, non ho avuto bisogno di fare troppe ricerche per non scrivere castronerie…

Poi non nego di essermi preso qualche piccola libertà, soprattutto in alcuni dei finali della storia a bivi Supermike contro il Tessitore, libertà che mal si inserirebbero nella continuity zagoriana, ma che credo sarebbero comunque accettabili se volessimo considerare la storia semplicemente un “fuori canone”.
L’importante è pensare che si stanno scrivendo quelle storie per farle leggere a un pubblico che ama il personaggio quanto me, quindi non tradire in nessun modo né il personaggio in sé né le aspettative dei lettori.

Recentemente hai scritto addirittura un’avventura testuale nel mondo di Zagor: come ti sei trovato?

È stato faticoso!

Non è corretto definirla un’avventura testuale, quanto piuttosto una storia a bivi. In Supermike contro il Tessitore il lettore-giocatore (giocalettore?) si trova a dover affrontare, alla fine di ogni paragrafo, una scelta su come progredire nell’avventura. Le avventure testuali invece, in genere, prevedono un ambiente da esplorare e degli enigmi da risolvere per andare avanti in una storia che si svolge su un’unica linea.

Ho scritto molti racconti ma mai una storia a bivi, l’idea di provare a crearne una mi intrigava, e così ho deciso di provarci con un personaggio già noto, e che mi sarebbe piaciuto vedere in azione in un “media” diverso da quello di appartenenza.

Ho dovuto imparare tutto da zero: anche utilizzando un software apposito, nel mio caso Twine 2.0, per far funzionare il tutto c’è stato bisogno di inserire alcune righe di codice. Per fortuna con l’inglese me la cavo abbastanza, perché i manuali sono quasi tutti nella lingua di Albione…

C’è una gran fatica anche perché devi mettere l’impegno che metteresti per un romanzo per una storia che, se giocata una volta sola, non è più lunga di un racconto. Ma vedere che tutto funziona, alla fine, è una soddisfazione.
Attualmente sono al lavoro, sempre con Twine 2.0, a una nuova storia che sarà più simile a un’avventura testuale, niente fanfiction questa volta, solo vampiri e soldati napoleonici… sta partecipando al concorso Marmellata d’avventura 2019 per avventure testuali in una versione incompleta (non sono riuscito a completare entrambi i finali che avevo previsto, quindi per ora c’è un finale solo), ma una versione completa dovrebbe vedere la luce tra non molto.

Per finire, quando tornerà il tuo Zagor con una nuova fan fiction?

Scrivere fanfiction è divertente, perché giochi con dei personaggi che ami e perché interagisci con il loro fandom, che non è lo stesso che di solito legge le altre tue opere. Però è faticoso, come scrivere qualsiasi storia, e non remunerativo, perché non avendo i diritti di sfruttamento dei personaggi non le posso far pagare. Per questo, pur avendo un paio di storie in mente (tra cui quella del mostro nella prigione, grazie del suggerimento!) non so ancora dire quando mi metterò di nuovo a scriverle… mi piacerebbe ricavare qualche soldo da quello che scrivo, sai com’è, sono avido!


Ringrazio Moreno per la sua disponibilità e vi invito a seguire i suoi post dedicati a Zagor.

L.

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4 commenti

Pubblicato da su marzo 2, 2020 in Interviste

 

4 risposte a “Intervista su Zagor!

  1. Il Moro

    marzo 2, 2020 at 12:52 pm

    Che dire se non grazie della splendida occasione? 😉

    Piace a 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      marzo 2, 2020 at 1:28 pm

      Grazie a te per la chiacchierata, e chissà che non ne approfitti per dare una letta alle storie che hai citato 😉

      "Mi piace"

       
  2. theobsidianmirror

    marzo 3, 2020 at 5:54 pm

    Ah quanti bei ricordi! Ho avuto comunque modo di rispolverare la mia vecchia collezione di Zagor di recente, visto che l’ho traslocata a casa mia dopo averla lasciata a prendere polvere da mia mamma (recentemente scomparsa) per interi decenni. Naturalmente sono andato rapidamente a rileggermi i miei albi preferiti, prima che l’armadione dove li ho si nuovo ammassati li fagociti di nuovo. Quali preferiti? In assoluto “Gli evasi” e “Morte sul fiume” (n’51/52)! Come dimenticarsi di Na-Pawa, il corrotto capo dei Cayuga? A seguire “Addio fratello rosso” (n’122): quanti lacrimoni in quell’occasione! E vogliamo parlare di “Viaggio senza ritorno” e “L’ultimo vikingo” (n’171/172)?Ovviamente tra i miei preferiti ci sono anche alcune storie horror, ma più che zombi, licantropi e vampiri ho sempre preferito fantasmi (“La casa del terrore”, n’33) e anfibioni vari (“La capanna maledetta”, n’112). Il primo che invece ho letto, e me lo ricordo benissimo, è invece un albo minore, alemno nell’elenco delle mie priorità (trattasi de “I falchi delle nevi, n’78), anche se un legame affettivo non può non esserci…
    Ho smesso di comprare Zagor nel 1994, più o meno dopo averne messo da parte 350 numeri. Molti anni dopo ho recuperato i numeri fino al 400 ma ormai era una specie di canto del cigno, senza troppa speranza… Un paio di anni fa ho provato a comprarlo di nuovo, ma dopo una decina di albi mi sono reso conto che lo spazio che occupava in casa una sola annata di Zagor era eccessivo e, a malincuore, ho abbandonato di nuovo…

    Piace a 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      marzo 3, 2020 at 6:05 pm

      Grazie per aver condiviso, ed è incredibile come anch’io nel 1994 abbia smesso di comprare fumetti (nel mio caso Tex, di cui avevo tutti i numeri fino a quel momento), poi ci abbia riprovato recuperando i numeri persi per poi abbandonare di nuovo, capendo che appunto era un’operazione che non stava funzionando.

      "Mi piace"

       

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