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[Estate 2018] Intervista a Sara Bilotti

27 Lug

Per l’iniziativa “Estate 2018: Leggiamo italiano” ho incontrato una scrittrice solare, appassionata ma… «che fa male»!

Autunno 2011. Dopo una serie di approfondimenti sul tema del “ghostwriter” apparsi su ThrillerMagazine riesco a conoscere una vera ghostwriter, di nome Sara Bilotti. Mantenendo fede al suo impegno è inamovibile e non riesco a strapparle neanche un pettegolezzo sui libri che ha scritto per altri, ma ottengo molto di più: mi regala un’idea per un racconto di Marlowe (no, non quel Marlowe). Folgorato dall’idea ed avendo già del materiale pronto, scrivo subito Io sono quel che sono, che appare su ThrillerMagazine quel 2011 – e che ristamperò qui a breve per l’occasione.

In seguito mi ha fatto piacere scoprire che Sara aveva spiccato il volo e si era riappropriata delle sue parole, anche se purtroppo non sono riuscito a seguirla come avrei dovuto con ThrillerMagazine. Però ho sempre seguito su facebook le sue avventure di giovane mamma alle prese con un mondo difficile. Scoperto che ha un libro appena uscito, mi sono fiondato ad intervistarla.


Intervista a Sara Bilotti

Per chi non ti conoscesse, chi è Sara Bilotti e quale cocente passione muove una scrittrice come te?

Sono una lettrice vorace. Una scrittrice e una traduttrice. Le parole sono tutto, per me. Racconto da quando ero bambina: prima a me stessa, ora anche agli altri. Non ricordo un solo attimo in cui la mia vita è stata una, da sempre mi fanno compagnia personaggi immaginari che mi raccontano le loro storie.

Lo scorso maggio la Mondadori ha pubblicato il tuo “I giorni dell’ombra“: cosa puoi dirci di questo tuo “romanzo nerissimo”?

L’ho pubblicato dopo tre anni di lavoro insieme al mio editor, Luca Briasco. È un libro che mi è costato molto, in termini di rinunce e ore di vita, un libro che molti mi sconsigliavano di pubblicare. Ho scelto di raccontare il collare della violenza, che segna la gola anche quando nessuno lo stringe, e l’amore per i carnefici: temi non proprio consolatori. Lo sentivo necessario e ho preso la mia decisione senza farmi influenzare da presunte regole di mercato.

Nel 2015 Einaudi ha pubblicato una tua trilogia di romanzi – “L’oltraggio“, “La colpa“, “Il perdono” – con tanto di immagine di copertina “cumulabile”. Cosa ricordi di quell’esperienza? Pensi ancora a quei tuoi personaggi?

È stata un’esperienza incredibile, ero praticamente ovunque grazie a una potente macchina commerciale. Ma il lancio basato sull’accostamento alle Sfumature mi deprimeva. Non perché mi ritenessi migliore dell’autrice a cui ero paragonata – magari riuscissi a vendere così tanti libri! – solo diversa. Totalmente diversa, per intenti, messaggi e stile. Non mi riconoscevo più.

Il mercato non va assecondato, bisogna avere il coraggio delle idee nuove. E così mi sono presa una lunga pausa dalle librerie e ho scelto di fare di testa mia, consapevole dei rischi che prevede un’assenza così prolungata.

Andando ancora più indietro, al 2012 risale “Nella carne” (Termidoro), con una nota di lancio eccezionale: «Sara Bilotti sa far male». Cosa ricordi di quell’opera?

Una gioia immensa. Non ho mai visto un euro delle vendite di quel libro, ma non dimenticherò mai la soddisfazione e la felicità che mi ha dato il passaparola dei lettori, curiosamente attratti da un libro di racconti in cui nulla è mai ciò che sembra. Non credo esista medaglia più preziosa. Io, lettrice vorace con il classico complesso di inferiorità dei lettori voraci, ero lì, in libreria, accanto ai libri che tanto amavo. No, non dimenticherò mai la mia “nascita”.

Donna solare e scrittrice nerissima: qual è il segreto per vivere a pieno questa alternanza?

Nessun segreto, sono notoriamente bipolare! Scherzi a parte (più o meno): riconosco di avere una personalità complessa, che mi ha creato non pochi problemi, ma mi ha concesso anche un sentire amplificato. Diciamo che cerco di fare del danno una risorsa, come sempre.

La prima volta che ti ho conosciuto, nel 2011, eri una ghostwriter: cosa ricordi di quel periodo della tua vita? Ti ha aiutato per il tuo successivo esordio con il tuo nome?

È stata una bella palestra, abbandonata però per disperazione, ben prima di pubblicare il mio primo libro. Non ne potevo più di vedere le mie parole nei libri degli altri. A un certo punto ha cominciato a far male.

I tuoi romanzi sono disponibili anche in eBook: che ne pensi dell’editoria digitale? Una compagna di viaggio di quella cartacea o una insidia?

Decisamente una compagna, con moltissime possibilità ancora da esplorare.

Questa estate ti ritaglierai una vacanza di stacco totale dalla scrittura o comunque terrai sempre la penna (o la tastiera) a portata di mano anche in ferie?

Sono in pieno tour per la promozione del libro, ma staccherò la spina durante la prima settimana di luglio per portare i miei figli a fare un lungo viaggio in mare. Dai personaggi, invece, non stacco mai: mi ossessionano a qualsiasi ora del giorno e della notte, d’inverno e d’estate, senza sosta.

Per finire, ti chiedo un consiglio triplo per i lettori: un luogo da visitare questa estate, un film da vedere (di qualsiasi periodo) e un libro da leggere in vacanza (oltre ovviamente ai tuoi titoli).

Un luogo da visitare: Napoli, per cogliere i segni del suo fermento, finalmente visibili.

Un film da vedere: La sconosciuta (2006), di Giuseppe Tornatore. Avrei voluto scriverlo io.

Un libro da leggere: Lo stupore della notte (2018), di Piergiorgio Pulixi. Il nero più nero della letteratura contemporanea.


Chiudo ricordando i libri di Sara Bilotti disponibili su Amazon.

L.

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1 Commento

Pubblicato da su luglio 27, 2018 in Interviste

 

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