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[Estate 2018] Intervista a Diego Lama

Per l’iniziativa “Estate 2018: Leggiamo italiano” ho incontrato l’autore insignito del prestigioso Premio Alberto Tedeschi.


Intervista a Diego Lama

Chi è Diego Lama e quale cocente passione muove uno scrittore come te?

Architetto e giornalista napoletano di 53 anni… Sono un gran lettore (romanzi e fumetti) e un gran amante del cinema… Ho scelto di diventare architetto perché sapevo disegnare abbastanza bene. Poi ho scoperto che la narrativa mi appassiona molto di più del cemento. Così mi sono dedicato alla scrittura con maggior consapevolezza. E dopo tanti anni…

Questo agosto arriva in edicola un’uscita “extra” del Giallo Mondadori: prima di tutto, cosa si prova a ritornare nella storica collana con un’uscita in solitaria?

Sono molto felice e parecchio emozionato per la pubblicazione di La settima notte di Veneruso: è sempre un gran onore uscire nella storica collana dei Gialli Mondadori in tutte le edicole italiane. Il mio precedente romanzo, La collera di Napoli vinse il Tedeschi, venne pubblicato nei Gialli e poi passò subito agli Oscar, magari potrebbe accadere di nuovo… Dipende dal pubblico. Spero che il libro piaccia: ha una struttura molto particolare.

Il romanzo in questione è “La settima notte di Veneruso”: cosa puoi raccontarci di questi sette casi del tuo commissario capo nella Napoli del 1884?

Si tratta di una terribile settimana per Veneruso: il libro racconto ciò che accade, dal lunedì alla domenica in una calda e fantomatica settimana del 1884 al povero commissario. Sette casi diversi, spesso raccapriccianti, in sette giorni, più sette afose notti nelle quali Veneruso cercherà inutilmente di addormentarsi, ma che diventano invece il preludio per l’ultima avventura, la settima notte di Veneruso, appunto…

Il tuo precedente Giallo Mondadori (n. 3136) era “La collera di Napoli“, ristampato poi per gli “Oscar Gialli” cosa ricordi di quella prima uscita in edicola?

È stato un libro fortunato: è piaciuto, tanto da vincere il Tedeschi, e poi da passare dai Gialli Mondadori agli Oscar. Continua a vendere e continua a ricevere belle recensioni. I libri diventano dei pezzi della propria esistenza e ti accompagnano per anni. Avrei solo voluto farlo leggere a mio padre, invece è morto poco prima dell’uscita.

Negli stessi “Oscar Gialli” sei ritornato con “Sceneggiata di morte“, sempre con il commissario Veneruso: cosa puoi raccontarci di quel romanzo?

Si tratta di una rivisitazione in chiave noir della commedia di Eduardo Filumena Marturano: una ex prostituta viene uccisa, lascia tre figli segreti, ma solo uno dei tre è figlio del suo compagno, e nessuno sa chi. Il compagno cercherà in tutti i modi di scoprirlo, tra delitti e tanto altro. Alla fine la soluzione la troverà Veneruso, molto diversa da ciò che tutti potrebbero aspettarsi…

In una tua uscita “Extra” del Giallo in edicola, nell’estate del 2016, hai partecipato all’antologia “Giallo di rigore“, a tema ovviamente calcistico: cosa ricordi di quell’esperienza?

Pur se napoletano non sono un gran appassionato di calcio: ho raccontato una storia contemporanea con protagonisti solo due camorristi chiusi in una stanza durante una partita famosa…

A proposito di antologie, per “Delos Digital” ha scritto ben cinquanta racconti sul tema “Il grande vuoto“: puoi dirci di più?

Si tratta di 50 microstorie. La storia di una sola pagina mi ha sempre molto affascinato: deve avere ritmo, struttura e un’idea forte, altrimenti non funziona. Non è facile: quando mi viene in mente un’idea io la registro sul mio telefono mentre cammino, poi riascolto e buttò giù, più o meno come l’ho concepita. Ne ho scritte molte così: alcune hanno avuto riconoscimenti interessanti… Magari un giorno metterò assieme il materiale per un’altra raccolta.

Per “Delos Crime” nel 2014 hai scritto “La casa del matto” e “La casa degli amori segreti“: come ti trovi ad affrontare un thriller più “moderno”?

Si tratta dei miei primi tentativi di noir professionale. Il protagonista è un giovane architetto calvo (come me), non molto soddisfatto del suo lavoro…

Non dimentichiamo l’horror, con la tua partecipazione alla saga “The Tube” di Franco Forte: cosa puoi dirci di quell’esperienza?

Ti dico che stimo moltissimo Franco Forte, da molto tempo: lui ha il potere di trascinarmi dove vuole, anche in storie “rosa”. L’horror, in ogni caso, è stata una mia remota passione, mai completamente scomparsa.

Sei un autore molto presente in eBook: cosa ne pensi di questa “nuova” editoria? La vedi come un ostacolo o come una risorsa aggiuntiva?

Gli ebook sono sicuramente una risorsa e una necessità ora che il mondo della comunicazione e dei sogni è stato completamente appaltato dal digitale. Io continuo a preferire la carta.

Questa estate staccherai completamente, in vacanza, o avrai sempre a portata di mano penna e/o tastiera?

Sempre penna, matita e pennello, e computer, e chi può farne a meno di scrivere? poi magari butto tutto: si scrive per scrivere.

Per finire, ti chiedo un consiglio triplo per i lettori: un luogo da visitare questa estate, un film da vedere (di qualsiasi periodo) e un libro da leggere in vacanza (oltre ovviamente ai tuoi titoli).

Luogo: Napoli, la mia città. Vedi Napoli e poi muori. La città dove si piange due volte: quando si arriva e quando si va via…

Film tantissimi, uno a caso: Angeli con la pistola (1961) di Frank Capra.

Libri? Ovviamente solo i miei: inizierei con La settima notte di Veneruso in edicola dal 4 agosto, e poi con gli altri…


Chiudo ricordando i libri di Diego Lama disponibili su Amazon e Delos Digital.

L.

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Pubblicato da su agosto 31, 2018 in Interviste

 

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[Estate 2018] Intervista a Fabio Lastrucci

Per l’iniziativa “Estate 2018: Leggiamo italiano” ho incontrato un autore che “trasmette” su tutte le frequenze del fantastico.


Intervista a Fabio Lastrucci

Chi è Fabio Lastrucci e quale cocente passione muove uno scrittore come te?

Ciao Lucius, ti rispondo con un’immagine: sono una microscopica radio libera che riceve e trasmette segnali su tutte le frequenze del fantastico, full 24 (soprattutto da quando ho scoperto l’insonnia). Avendo trovato più interessante il mondo dentro i libri che la mia quotidianità, mi ci sono tuffato sin da piccolo, per scoprire quanto realtà e rappresentazione siano interdipendenti e indispensabili l’una all’esistenza dell’altra. Oggi cerco di mettere su carta tutto quello che posso e non riuscirei a immaginare neanche un minuto di una vita che non sia immersa a metà tra segni e parole.

La Delos Digital ha presentato in questi giorni il tuo incredibile “La pelle del re“, un racconto horror in cui il protagonista è… il Re del genere! Quanto ti sei divertito a scriverlo?

Il gusto per le parodie è un vecchio pallino che risale ai primi passi letterari, sulle riviste ciclostilate che al liceo propinavo con scarso successo agli amici. La scoperta di Stephen King è stata una grande rivelazione, sia come lettore che come aspirante autore, spingendomi a cercare di ricalcarne in un racconto tic e le atmosfere, documentandomi sugli scampoli del suo privato che trapelano dalle interviste e dalle presentazioni dei suoi libri. Ne è uscito fuori uno slapstick che lo vede protagonista, scritto con una grande dose di rispetto e ammirazione, ma anche con la malizia di satireggiare con le sue creature. In questa commedia indiavolata è nascosto un Bignami di riferimenti che metteranno alla prova la competenza dei kinghiani più incalliti. Un processo di reinvenzione/omaggio alla Farmer che ha pervaso anche L’estate segreta di Babe Hardy, il romanzo dedicato alla Hollywood dei mitici Stanlio e Ollio. Ovviamente da maniaco della serialità, ho già in progetto un seguito per entrambe le storie che realizzerei lettori permettendo. Insomma, come insegna proprio il buon SK, “A volte ritornano”…

A maggio la Milena Edizioni ha presentato “Com’era weird la mia valle“, un viaggio con Vincenzo Barone Lumaga nell’orrore di genere: cosa puoi raccontarci di quest’opera speciale?

Da alcuni anni con Vincenzo Barone Lumaga condividiamo sulle pagine di Rivista Milena una rubrica dedicata al weird, che ha toccato vari aspetti di questo genere includendovi anche l’horror e il fantastico in generale. Appassionati dell’argomento e sostenuti dall’editore Moreno Casciello abbiamo sviluppato il materiale prodotto, approfondendolo e implementandolo con nuove sezioni, per cercare di offrire una panoramica che potesse essere godibile sia per il lettore esperto che per il neofita. È stata preziosa, inoltre, la disponibilità degli autori intervistati nella sezione dedicata alla scena italiana, che ci ha fatto scoprire interessantissime sfaccettature del proprio lavoro, dalle esperienze col paranormale di Danilo Arona (una vera chicca), all’eclettismo di Gianfranco Manfredi, al gotico antropologico di Eraldo Baldini. Un ricco apparato iconografico accompagna il volume che nelle sue diramazioni comprende anche cinema e fumetto, nei limiti dello spazio a disposizione. Per questo stiamo già organizzando materiale per una prossima edizione ampliata o per varare un nuovo volume che esplori altri percorsi del ricchissimo universo weird.

Un’altra tua grande passione è la fantascienza, e ricordo la tua antologia “Da zero a infinito” (CS_Libri 2016) ma anche il tuo saggio “FantaComics” (Delos 2015). Quella per l’horror e quella per il fantastico le consideri due passioni o diverse etichette di un’unica grande emozione?

La libertà creativa e lo sconfinamento tra generi e media mi hanno sempre stimolato, quindi i territori di frontiera sono il mio habitat d’elezione, in cui non propendo per un genere in particolare né faccio rigide distinzioni. L’antologia del 2016 è in questo senso un manifesto programmatico, in quanto raccoglie racconti di atmosfere e ispirazioni diverse, sempre a loro volta ibridati con elementi altri. Mi riferisco in particolare al regionalismo dell’horror Il noviziato del comando o la presenza dei comics ne Ultime notizie del papero, o altre storie inclassificabili dove s’incontrano fantascienza, orrore e grottesco.

Fantacomics, in quanto saggio, è delimitato a un area tematica precisa, i fumetti di fantascienza degli anni ‘60/’70, ma anche in questo caso c’è una lettura trasversale data dal linguaggio ironico e non convenzionale, che cerca di rendere appassionante e scorrevole quella che potrebbe ridursi un’arida sequenza di dati.

Sei un autore da editoria digitale ormai da alcuni anni: cosa ne pensi di questa “nuova” editoria? La vedi come un ostacolo o come una risorsa aggiuntiva?

La produzione di e-book, per la facilità distributiva ha ampliato notevolmente il mercato con offerte un tempo improponibili, mi riferisco a formati brevi di singoli racconti o romanzi brevi che con l’editoria tradizionale non potevano trovare una collocazione, se non con stampe “gonfiate” e disoneste. In questo senso credo che l’editoria digitale offra ad autori e lettori un range più ampio di riferimento, con tutti i rischi che la riproduzione illecita comporta.

D’altra parte, ricordo che a Napoli, non era raro trovare sulle bancarelle le più incredibili edizioni-pirata dei bestseller di De Crescenzo o altri autori, in versione stampata… Anche per questo credo che a conti fatti, valga la pena utilizzare un medium come quello elettronico. Magari come preludio per una successiva riedizione cartacea.

Questa estate staccherai completamente, in vacanza, o avrai sempre a portata di mano penna e/o tastiera?

Per varie ragioni, da qualche anno le mie vacanze sono flash, per cui lo stacco eventuale non dura più di un giorno o due. In ogni caso, stakanovista come sono, non riesco a stare lontano da tastiera, fogli e pennarelli che porto sempre con me ovunque, per scrivere e disegnare senza sosta. Le uniche cose che mi fermano (temporaneamente) sono fin’ora solo i black-out o i libri di Preston & Child, che adoro e che mi rapiscono completamente.

Per finire, ti chiedo un consiglio triplo per i lettori: un luogo da visitare questa estate, un film da vedere (di qualsiasi periodo) e un libro da leggere in vacanza (oltre ovviamente ai tuoi titoli).

Restando su territorio italiano, sono molto affezionato ad Altomonte, un delizioso borgo medioevale calabro assai suggestivo che accoglie musei, mostre interessanti e un ricco festival teatrale. All’estero consiglierei la Provenza, dolce e accogliente, tra paesini caratteristici e scorci naturali sorprendenti, come les Gorges du Verdon.

Come film, direi una commedia di Billy Wilder, una a caso in piena fiducia. Non si rischia mai di restare delusi.

Infine, come libro, a parte La pelle del re (a mo’ di aperitivo) ne propongo uno bollente, ma di finissima fattura: La casa delle conchiglie (2018) di Ivo Torello, edizioni Hypnos, un libro straordinario che riesce a catturare il lettore con intelligenza e caustica ironia.


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L.

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Pubblicato da su agosto 27, 2018 in Interviste

 

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[Estate 2018] Intervista a Marco Minicangeli

Per l’iniziativa “Estate 2018: Leggiamo italiano” ho incontrato un autore nerissimo.


Intervista a Marco Minicangeli

Per chi non ti conoscesse, chi è Marco Minicangeli e quale cocente passione muove uno scrittore come te?

Ho letto da qualche parte che scrivere significa vivere tante vite. Ecco, mi piace questa descrizione della scrittura: mi porta a vivere la mia vita e poi quella dei miei personaggi inseriti nelle loro storie. Lo ha detto Eco, ma anche Murakami.

Questo giugno la Delos presenta il tuo “Hard Boiled Love” nella collana “Delos Crime”: cosa puoi raccontarci di questa torbida storia?

Sì… l’hard boiled mi è sempre piaciuto. Il cinema “nero” americano (per intenderci quello che nelle inquadrature aveva sempre la “volta” nera) è parte integrante del mio immaginario. Ecco, volevo provare a scrivere una storia del genere, una storia senza speranza in cui il finale… ma insomma, non mi far anticipare nulla. “Bello”, il protagonista, è lì che vi attende.

Per “Delos Crime” in passato hai già pubblicato “I killer di Jahve” (2015), “Elena” (2015) ed “Elogio all’immondizia” (2016): ti va di presentarceli?

I killer di Javhe è una spy story che inizialmente era più breve e doveva essere pubblicato in appendice a un “Segretissimo”. L’accordo era stato preso con il mai troppo compianto Alan Altieri. Sparito lui non se ne è fatto più nulla, allora l’ho rivisto e ampliato. Elena è un racconto sui segreti di ognuno di noi. Elogio all’immondizia quasi un racconto di resistenza civile.

Per inKnot lo scorso aprile hai presentato la saga “Conti in sospeso“: in cosa consiste?

Sono tre romanzi, che sono stati tutti e tre pubblicati. Conti in sospeso è il primo della serie, ed adesso per Inknot lo abbiamo ritirato fuori, dopo averlo abbondantemente rieditato. È interessante tornare sui tuoi vecchi romanzi, marcano una distanza temporale da quello che eri che porta veramente a fare i conti con te stesso.

Gli altri due sono La storia sporca e All’ombra del suo corpo.

Il nero è il tuo colore, ma a quanto ho capito il tuo cuore è diviso a metà, e l’altra parte è occupata dalla fantascienza, tanto che nel 2003 insieme a Fabio Giovannini hai stilato per Castelvecchi una “Storia del romanzo di fantascienza“: com’è stata quell’esperienza?

La fantascienza è il mio primo amore. Fare quel libro con Fabio (forse il più grande esperto di Dracula, a cui ha dedicato diversi libri) è stato moto interessante. Da lui ho imparato molte cose.

La prima volta che ti ho letto è stata nel 2010, quando sei uscito in edicola con “Uomo alla n”: che sensazione ti ha fatto apparire nella storica collana “Segretissimo”?

Molto bello. Altieri mi ha fatto riscrivere quel libro diverse volte, ma da lui ho imparato moltissimo.

Sono passati quasi vent’anni dalla tua “Malaroma. Guida al lato oscuro della Città Eterna“, scritto insieme ad Aldo Musci: quanto pensi sia cambiata la nostra povera Roma? È ancora terra fertile per trame nere?

Accidenti, sì… ma più che di Malaroma parlerei dell’esperienza romanza del movimento NeoNoir di cui ho fatto parte insieme a Fabio Giovannini, Antonio Tentori, Alda Teodorani, Aldo Musci, Cladio Pellegrini… Rivendico il fatto che noi siamo stati i primi a parlare e a scrivere certe cose. Il problema (se così vogliamo dire) è che lo abbiamo fatto con piccole case editrici e non con Feltrinelli e Mondadori. Acquisti in libertà espressiva, perdi in visibilità.

Da anni sei attivo nel mondo degli eBook. Fermo restando che la carta piace a noi tutti ed è imprescindibile, non pensi che l’editoria abbia anch’essa i suoi vantaggi? Per esempio i tuoi titoli sono sempre disponibili, e non è poco. Che ne pensi?

Penso che Carta e Digitale continueranno ad integrarsi l’un l’altro. Inknot nasceva come casa editrice digitale (nomen omen), poi però si è in parte piegata alla carta. Non bisogna essere talebani, ma solo avere un po’ di sano buonsenso.

Questa estate ti ritaglierai una vacanza di stacco totale dalla scrittura o comunque terrai sempre la penna (o la tastiera) a portata di mano anche in ferie?

Scrivere-as-way-of-life.

Per finire, ti chiedo un consiglio triplo per i lettori: un luogo da visitare questa estate, un film thriller e un film di fantascienza da vedere (di qualsiasi periodo) e un libro thriller e uno di fantascienza da leggere in vacanza (oltre ovviamente ai tuoi titoli).

Troppi consigli. Leggetevi J.G. Ballard, darete uno sguardo al futuro.


Chiudo ricordando i libri di Marco Minicangeli disponibili su Amazon.

L.

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Pubblicato da su agosto 24, 2018 in Interviste

 

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[Estate 2018] Intervista a Valery Esperian

Per l’iniziativa “Estate 2018: Leggiamo italiano” sono andato nell’antico Egitto per incontrare un autore misterioso!


Intervista a Valery Esperian

La Fanucci ha arricchito il già vasto mondo dei misteri egizi con un nuovo interrogativo: chi è Valery Esperian? In attesa di scoprire la tua vera identità, ti chiedo: con che stato d’animo ti sei posto di fronte all’impresa di raccontare un grande personaggio storico come Cheope?

VE. Cheope è un faraone di cui si sa molto poco. A parte la celeberrima piramide che porta il suo nome, unica delle sette meraviglie del mondo antico ancora esistente, di lui si hanno pochissime fonti accertate rispetto ad altri suoi pari, come per esempio due dei faraoni di questa saga, Ramses e Cleopatra. Pensa che non esistono praticamente raffigurazioni di Cheope; l’unica sua statua ritrovata è alta solo 7,5 cm e sembra che sia stata realizzata in un’epoca molto posteriore alla sua morte. Le documentazioni consultate lo descrivono in modo contrastante, quasi avesse diverse personalità. Più andavo avanti nello studio di questo personaggio, e dei suoi contemporanei, più mi incuriosiva ciò che trovavo, dandomi inoltre ulteriori suggestioni e spunti narrativi.

L’Egitto da secoli esercita il suo potente fascino su scrittori e lettori. Quando hai deciso di affrontare questo libro hai deciso di affidarti più al fascino del mistero o più al rigore storico? O a una fusione di entrambi?

VE. Il fascino dell’Egitto ti cattura non appena cominci ad approfondirne lo studio e così scopri che i faraoni, e la cultura del popolo su cui hanno regnato sono una miniera di misteri. La storiografia ufficiale, del resto, si pone ancora molte domande su cosa abbia portato alcuni faraoni a essere considerati grandi re, mentre altri sono stati letteralmente cancellati dalla storia come i geroglifici che ne raccontavano le gesta. Parliamo di fatti accaduti millenni fa: per Cheope dobbiamo risalire a ben 4600 anni or sono e le notizie che ci sono arrivate sono a volte contraddittorie. Questo aspetto ha fornito l’opportunità di realizzare un romanzo ricco di colpi di scena e di avventura e al contempo di rispettare nel modo più rigoroso possibile la realtà dell’epoca e i fatti documentati e/o più accreditati dagli studiosi.

Alcuni misteri egizi sono stati risolti, ed uno di questi è… l’identità di Valery Esperian! Mi rivolgo ad uno dei due autori dello pseudonimo collettivo: chi è Luigi Brasili e quale cocente passione spinge uno scrittore come te?

LB. Come immagino valga per chiunque, salvo improbabili eccezioni, arriva un momento in cui decidi che è il momento di scrivere e di misurarsi con se stesso e con gli altri, nasce tutto dall’essere per prima cosa lettore indefesso. Se ami leggere, se ti appassioni alla pagina scritta, capita sovente che ti venga una spinta più o meno consapevole a provare a stare dall’altra parte della pagina. Una pagina vuota, ma che potenzialmente ospita un’infinità di storie che attendono di comparire. Io sono convinto che la scrittura, come la lettura, scaturisca da una sorta di alchimia magica: leggi, e ti ritrovi calato in un universo, familiare o sconosciuto; scrivi, e poco alla volta un altro universo, familiare o sconosciuto, prende forma. E non importa se la storia che stai scrivendo o leggendo è ben impressa nella tua mente o nella tua memoria. Ogni volta è un nuovo viaggio, e non conosco nulla di più appassionante del viaggiare, come pilota o solo come passeggero, verso casa, o verso un luogo mai visto prima. Non è un caso che molte delle storie che ho scritto negli anni siano scaturite dal mio viaggiare quotidiano per andare al lavoro o al ritorno. Anche se conosci a menadito ogni metro del binario che il treno sta percorrendo, ogni pendolare che viaggia con te, c’è sempre una parte di scoperta durante il viaggio, che magari ad altri, disattenti, può apparire sempre lo stesso.

L’altra metà del mistero è Vincenzo Vizzini: qual è la tua passione e cosa ti ha spinto al grande gioco degli pseudonimi?

VV. Viaggiare e scoprire i costumi e le abitudini dei luoghi che sto visitando è una delle mie grandi passioni. Tutti noi del collettivo volevamo realizzare proprio questo: un lungo viaggio nell’antico Egitto e nella sua storia scrivendo qualcosa che non si esaurisse nella breve rievocazione della vita di un grande del passato, qualcosa che accompagnasse il lettore dalle origini dei Faraoni fino al loro declino in un’avventura attraverso un ampio arco di tempo contraddistinto da usi e abitudini che sono via via mutate. Confrontandoci durante la stesura del progetto ci siamo resi conto che un romanzo non sarebbe bastato, e poi non si è trattato della fatica di un singolo, ma del lavoro di tutta una squadra. Così è stata una scelta naturale scegliere un unico nome che rappresentasse questa impresa. Ecco com’è nato/a Valery Esperian.

Scrivere un romanzo a quattro mani non dev’essere facile, soprattutto poi all’interno di un progetto – Il Romanzo dei Faraoni – con più autori coinvolti. Come vi siete organizzati? E siete andati sempre d’accordo?

VV. Scrivere a più mani rende le cose più facili, per certi aspetti, in quanto si crea fra gli autori uno scambio di idee e di soluzioni che rende il lavoro più ricco. Di contro gli stili personali tendono a scontrarsi ed è in questa fase che la capacità di autocritica che dovrebbe risiedere in ogni scrittore gioca un fattore determinante. Con Luigi abbiamo fatto un lavoro di check continuo e i confronti, anche duri, non sono mancati. Il rispetto reciproco ci ha permesso di trovare sempre la migliore soluzione per rendere su carta le sensazioni e le emozioni che volevamo fare provare al lettore. Alla fine questo confronto continuo ci ha portato a scrivere con uno stile che non fa trasparire la presenza di due autori e questo perché alla fine il vero autore di Cheope l’immortale è proprio Valery Esperian.

LB. Quoto ogni parola di quanto spiega Vincenzo. Facile e faticoso al contempo. Sudore e lavoro. Impegno e confronto. Ma del resto la scrittura è questo, da soli o in collaborazione. Non ci sono apostrofi rosa tra le parole di un libro, ma tanto lavoro. E l’ispirazione, i progressi, gli errori, le ansie fanno parte del “gioco”. E in questo “gioco”, il lavoro di squadra, per qualsiasi libro, è sempre fondamentale.

Luigi, tu sei molto attivo nel mondo Delos, dall’apocrifo “Sherlock Holmes e il tempio della Sibilla” (2017) alla trilogia fantasy “Figli della notte” (2016) all’horror con “Il lupo” e “Il ritorno del lupo” (The Tube Exposed – 2013/14). Puoi raccontarci qualcosa di questi titoli che ho citato?

LB. Il mio primo romanzo con il detective di Baker Street (il secondo uscirà sempre con Delos in autunno e un terzo lo sto scrivendo), è nato da una suggestione: era diverso tempo che volevo cimentarmi con un libro di ambientazione storica nei luoghi in cui sono cresciuto, l’antica acropoli della mia città, Tivoli. E quando ho accarezzato l’idea di confrontarmi con Holmes e Watson, è stato quasi naturale ospitare questi due celeberrimi personaggi a casa mia, per unire in un solo libro entrambi gli obiettivi.

La trilogia fantasy “Figli della notte” è nata in modo abbastanza simile: volevo scrivere una storia di fantasia che non fosse una storia con l’ambientazione classica di questo genere, e nemmeno una storia dove fantasy o fantascienza sono al servizio di un romance. Questa trilogia è fondamentalmente una contaminazione tra fantasy e fantascienza, ambientata in un futuro distopico nella città di Roma che, isolata dal resto dell’umanità decimata da un morbo, è testimone della guerriglia tra un esercito di esseri mutanti e un gruppo di giovani umani ribelli che, orfani, si muovono tra le catacombe e la piramide Cestia con il favore della notte cercando di donare la libertà agli altri umani ridotti in schiavitù dai militari.

La mini saga de “Il lupo” è per certi versi casuale: all’epoca Franco Forte aveva lanciato la fortunata serie “The Tube” invitando gli autori a scrivere nuovi episodi. Io inviai quello che è intitolato “Il lupo”, che però si discostava dalla cronologia che aveva intrapreso nel frattempo la serie. Franco, bontà sua, decise di lanciare una nuova collana, uno spin-off della serie principale, e così “Il lupo” è diventato il primo titolo della collana “The Tube – Exposed”. Aggiungo che è diverso tempo che Lupo, questo il nome di battesimo del protagonista, bussa, anzi ulula per fare ritorno sulla pagina bianca, e conto al più presto di accontentarlo.

Vincenzo, per Delos fra l’altro hai pubblicato il racconto crime “Smartphone” (2017) e il saggio “Come si scrive un racconto” (2016): cosa ricordi di queste tue esperienze?

VV. Più che parlare del racconto Smartphone, scritto per la collana DelosCrime, mi fa piacere spendere due parole proprio per la collana che la Delos pubblica in formato eBook. Si tratta di una palestra e di una vetrina di prim’ordine che permette a scrittori esordienti di misurarsi con autori di tutto rispetto. Nomi che hanno vinto il Premio Tedeschi come Marzia Musneci o Diego Lama, solo per citarne alcuni.

Il manuale, invece, è nato proprio dal lavoro di revisione e valutazione che devo compiere per la collana. Visto che molti degli autori che ci mandano le loro opere sono degli esordienti, spesso i racconti presentano dei vizi che ci costringono a non pubblicare storie che sarebbero interessanti. A volte si tratta di peccati veniali che sistemiamo in redazione con l’accordo degli autori che così imparano le regole del gioco dello scrittore. In altri casi, sempre restando nella metafore della palestra, si innesca il lavoro di personal trainer che svolgo con gli autori sotto forma di editing professionale.

Passando al manuale, devo dire che il successo che ha riscosso ha superato le mie più rosee aspettative tanto che siamo già alla terza ristampa. Non solo: l’Università per stranieri di Siena mi ha invitato a tenere delle lectio magistralis partendo proprio da alcuni passaggi del manuale e parlare a degli studenti, anzi interagire con loro, è stata un’esperienza fantastica. Molti tra coloro che lo hanno acquistato mi hanno contattato per dirmi che hanno apprezzato la formula con cui è stato scritto, più una chiacchierata tra amici che una lezione, un modo per apprendere tanto senza farlo pesare.

Entrambi avete esperienze di editoria digitale: a distanza di anni, cosa pensate dell’eBook? Fermo restando che il cartaceo è insostituibile, pensate che sia un “di meno” o un valido alleato?

VV. In Italia il cartaceo è duro a morire, e anche io non riesco a rinunciare al profumo della carta, ma l’editoria digitale è una strada che dovremo percorrere se vogliamo che il fascino della narrativa non vada perduto. Il futuro, e non intendo quello scandito dal tempo, ma quello vissuto dai giovani e dai nuovi lavori, è nel telefonino che ormai tutti teniamo in mano. Basta guardare gli occupanti di una metropolitana o la sala d’aspetto di un qualunque ufficio per renderci conto che otto persone su dieci hanno gli occhi affondati nel display del proprio smartphone. Uno solo di quei dieci ha in mano un libro o un giornale, mentre il decimo ha la batteria scarica.

LB. Anch’io sono un cultore della carta, e quando posso preferisco leggere il formato cartaceo. Ho un lettore con tantissimi titoli, ma solo per un terzo li avrò letti, perché finisco per comprare, scaricare, o addirittura dimenticare di scaricare, e lasciarli lì con la promessa di leggerli uno di questi giorni… Questo in realtà mi succede anche con i libri di carta, al punto che più di una volta mi è capitato di comprare un libro non ancora letto che poi scopro avere già, nascosto nella libreria dietro doppie file di altri libri. Aggiungo che molte delle persone che conosco, quando pubblico qualcosa di nuovo, si lamentano perché non c’è il cartaceo. Quindi penso che, parafrasando la canzone dei Buggles, i libri di carta avranno una vita ancora lunga, ma in buona compagnia, quella dei libri virtuali che possono e devono tracciare un “sentiero luminoso” (il riferimento al titolo di un mio libro non è casuale, ) dove condurre magari qualcuno tra coloro, tanti purtroppo, che si tengono sempre ai margini della strada verso le librerie.

Questa estate vi prenderete una vacanza di “stacco” totale o avrete sempre penna e/o tastiera a portata di mano?

VV. Avrò da leggere tanti racconti che sono arrivati in redazione per la DelosCrime, ma questo non mi impedirà di picchiare sui tasti del mio portatile per raccontare nuove storie. I progetti non mancano e poi uno scrittore deve tenersi sempre allenato se vuole mantenere un certo livello.

LB. Quando l’estate si fa rovente, in genere rallento molto con la scrittura, il caldo mi annebbia le idee. Ma durante il periodo di vacanza al mare, in genere i pomeriggi li trascorro davanti al computer, al riparo dal sole, con l’azzurro di cielo e mare a farmi compagnia mentre scrivo.

Per finire, a Luigi chiedo un consiglio triplo per i lettori: un luogo da visitare questa estate, un film da vedere (di qualsiasi periodo) e un libro da leggere in vacanza (oltre ovviamente ai tuoi titoli).

LB. Per campanilismo, dovrei citare in primis la mia città, Tivoli, che ospita delle vere e proprie meraviglie dell’umano ingegno, e come film, al volo mi viene in mente la splendida Kim Novak: qualsiasi film in cui c’è lei vale la pena di essere visto, ma tornando al tema del viaggio di cui parlavo all’inizio, invito tutti a viaggiare nei luoghi e nei modi che preferiscono, in treno, in auto, in aereo, su due ruote, a piedi… davanti a uno schermo oppure alle pagine di un bel libro. A voi la scelta. E buon viaggio…

P.S. Dimenticavo il libro… be’, a proposito di strade e viaggi, c’è un certo libro di Cormac McCarthy, un capolavoro che si intitola, guarda caso, La strada (The Road, 2006)…

Idem per Vincenzo: un luogo da visitare questa estate, un film da vedere (di qualsiasi periodo) e un libro da leggere in vacanza (oltre ovviamente ai tuoi titoli).

VV. Da buon siciliano, non posso che invitare tutti in Sicilia, terra altrettanto ricca di misteri e di luoghi ricchi di fascino e storia quanto l’antico Egitto di Cheope. Anzi, quanto prima conto di proporre ai lettori un nuovo personaggio che ha vissuto delle dinamiche politiche del passato che sembrano riproporsi nelle cronache dei nostri giorni. Un film che rivedrei volentieri in compagnia dei nostri lettori è Tre manifesti a Ebbing, Missouri (2017) di Martin McDonagh.

Infine, citare un libro che porterò con me non è facile, ne ho parecchi in lista, ma quello che leggerò per primo sarà 22.11.63 (2011) di Stephen King. Dopo aver visto la serie TV sono curioso di apprendere dal grande maestro la tecnica che ha usato per rendere credibile un universo fatto di parole.


Chiudo ricordando i libri di Valery Esperian disponibili su Amazon.

L.

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Pubblicato da su agosto 16, 2018 in Interviste

 

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[Estate 2018] Intervista ad Alessio Gallerani

Per l’iniziativa “Estate 2018: Leggiamo italiano” ho incontrato un audace viaggiatore degli universi narrativi.


Intervista ad Alessio Gallerani

Per chi non ti conoscesse, chi è Alessio Gallerani e quale cocente passione muove uno scrittore come te?

La passione di raccontare storie. Quando ero più giovane ero tormentato dalla passione dei fumetti (di tutti i generi), li leggevo e li facevo (meglio: ci provavo), ma quello che mi interessava di più era raccontare la storia dietro il disegno, così ho iniziato a scrivere.

All’inizio erano solo abbozzi di racconti o di romanzi, poi sono arrivato a mettere la parola fine a uno di questi. Era il mio primo romanzo.

Era orrendo e non lo leggerete, tranquilli. Magari un giorno lo riscriverò.

In questi giorni arriva in edicola il “Segretissimo Special” contenente il tuo romanzo vincitore del Premio Altieri: prima di tutto, che effetto fa ritrovarsi nelle edicole di tutta Italia in una collana così storica?

Un effetto di straniamento. Sono veramente io l’autore sulla copertina??

Quando avrò in mano il libro ti aggiornerò sul mio stato mentale. Per ora anch’io aspetto con ansia l’uscita in edicola del romanzo. Penso che per i primi tempi vagherò in tutte le edicole alla mia portata a verificare che lo abbiano.

Il compianto Sergio Altieri è una colonna portante della narrativa italiana: cosa si prova a vincere un premio a lui dedicato?

Lo sento come un grande onore. Ammiravo molto Sergio come persona, e ammiro molto la sua scrittura: penso si possano notare le sue influenze anche nella mia. Da quando ho iniziato a scrivere regolarmente, in tutte le interviste e nelle presentazioni dei miei romanzi ho sempre citato Sergio “Alan D.” Altieri come uno dei miei scrittori preferiti. Avere un romanzo in edicola con un premio a suo nome mi emoziona particolarmente, e allo stesso tempo mi rattrista il fatto che non sia più fra noi.

Bando ai sentimenti e passiamo al tuo romanzo: puoi parlarcene? E puoi presentarci questi nuovi eroi di Segretissimo, gli “Infallibili”?

Il perché di “Infallibili” lo spiegherò alla fine.

Il protagonista del romanzo, Bruce Pantera, è un eroe non ancora maturo. Entra di malavoglia in questa agenzia europea in funzione antiterrorismo, e lo fa solo perché ricattato. È abilissimo nel combattimento corpo a corpo a mani nude; il nome Bruce, in onore di Bruce Lee, glielo ha affibbiato la madre cinese, sua prima maestra di arti marziali. Ma Bruce non è ancora un vero agente, e ne ha una conferma da colui che lo ha reclutato, John Giuliani; «Bruce hai una mira di m***a».

Bruce Pantera ha un passato da sportivo di prim’ordine, ma deve abbandonare forzatamente questa carriera, lo si vede dal prologo. Si trasferirà in una città molto grande e molto pericolosa, dallo zio, e questo servirà a temprarlo.

Poi… poi leggetelo, non vi racconterò più nulla.

Ah, già, vi dovevo spiegare il perché di “Infallibili”. Penso che nella scrittura siamo tutti influenzati dalle storie che leggiamo o vediamo rappresentate. C’è una bellissima serie televisiva degli anni ’70, in cui un agente di mezza età dirige due agenti, uomo e donna, in un’ambientazione molto “british”. Qualcuno si ricorda qual è il titolo italiano di quella serie?

Dal 2014 hai scritto diversi titoli di “Dream Force” (Delos), la collana bollente di Stefano Di Marino: come ti sei trovato “a casa del Professionista”? C’è qualche titolo in particolare che ti ha divertito maggiormente scrivere?

Be’, mi sono molto divertito a scrivere Diamond Pussy, per la sua ambientazione strampalata, una piscina di vetro che fa da ponte tra due palazzi a Londra. Strampalata, ma fino a un certo punto: il progetto per realizzare tale assurda piscina esiste veramente.

Mi piace scegliere notizie vere ma insolite come ispirazione per una storia.

Nel 2017 la Astro Edizioni ha pubblicato “Nimbus“, ma ora devi essere sincero: è un thriller paranormale o è un horror?

Perché mi fai questa domanda? Lo sai che non posso rispondere. Se dicessi che è un horror… Ma non lo dico.

Il protagonista del romanzo comunque è un normalissimo liceale di sedici anni, che scopre di non avere più il cervello. Ne ha solo il dieci per cento in realtà, ma la sua intelligenza non sembra risentirne; come’è possibile? Simon, il nome del protagonista, vive una vita normale fin quando non sprofonda in un incubo dal quale non sembra esserci via d’uscita, né per lui, né per la sua ragazza, e questa è la cosa più terribile.

Questo romanzo, anche se è difficile da spiegare alle persone, mi ha dato molte soddisfazioni nei vari firmacopie che ho fatto tra Bologna, Ferrara e la riviera romagnola, o alle fiere di settore, come il Salone del libro di Torino o il Lucca Comics.

Nel 2017 hai pubblicato il romanzo storico “Litania. Massacro nella foresta oscura“, portandoci tutti «in un piccolo paese della bassa padana, vicino Bologna» nel 216 a.C. Cosa puoi raccontarci di questo testo?

Una storia cupa ambientata tra il 216 avanti Cristo, la Roma repubblicana, e i giorni nostri. Tito Livio è l’unico che scrive qualche riga sulla battaglia della Selva Litana, combattuta nelle pianure del Po tra Roma e i Galli Boi, che è il fulcro della storia. Io l’ho “rivisitata” a modo mio, approfittando del fatto che se ne sa poco o nulla, a partire dal luogo esatto in cui è stata combattuta.

Si passa poi al thriller-noir con “Game, Death, Match!“, nel 2015 con un campione di tennis… assassino! Puoi parlarcene?

Che ne diresti se qualche sportivo si drogasse per vincere? Molto scorretto. Ma se questo sportivo del tennis, numero uno del mondo, si “facesse” di una droga non rilevabile da nessun test antidoping? Ancora più scorretto. E se questa droga consistesse nell’atto di uccidere qualcuno?

Alla tua parata di generi non può mancare la fantascienza, e già sai a cosa mi riferisco: “Idiota Universo” del 2011, il delizioso eBook con cui ti ho conosciuto per la prima volta, chiedendoti l’amicizia su facebook. Cosa ricordi di quel titolo?

È fantascienza piuttosto scanzonata. Umoristica se vogliamo. Sempre che si riesca a ridere di una piratessa spaziale sado-maso che ha sottratto un carico prezioso, vitale direi, per i minatori delle colonie.

Da cosa è costituito questo carico? Non posso spiegartelo in questa sede.

Come dicevo, ti ho visto “nascere” nel mondo digitale. Gli anni sono passati e hai continuato a crescere a livello esponenziale. Cosa ne pensi dunque, oggi, degli eBook? L’editoria digitale è un “pericolo” per la cartacea o una compagna di viaggio?

Forse che la pittura è sparita quando hanno inventato la fotografia?

Il libro cartaceo sopravviverà finché ce ne sarà richiesta, alternandosi al libro digitale che magari è meno fascinoso ma più comodo sotto molti aspetti, come la fruibilità quasi immediata e la portabilità estrema. Io acquisto libri digitali e cartacei a seconda delle esigenze, del prezzo e della reperibilità.

Come postavo l’altro giorno su un social: nel 2015 mi hanno pubblicato un racconto in coda al romanzo Che diavolo di spia, quel SAS sulla collana Segretissimo SAS, dal titolo Uccidete il testimone, il cui protagonista è co-protagonista nel romanzo Il nido dei predatori. Adesso quel SAS non è più reperibile in edicola, ma rimane in catalogo il digitale, disponibile in qualsiasi momento.

Questa estate ti ritaglierai una vacanza di stacco totale dalla scrittura o comunque terrai sempre la penna (o la tastiera) a portata di mano anche in ferie?

Le mie vacanze sono sempre piuttosto brevi, ma considera che a volte scrivo con un’applicazione dello smartphone…

Per finire, ti chiedo un consiglio triplo per i lettori: un luogo da visitare questa estate, un film da vedere (di qualsiasi periodo) e un libro da leggere in vacanza (oltre ovviamente ai tuoi titoli).

Per i luoghi da visitare mi ricollego a “Litania”. Chi è interessato alla storia, al passato, all’archeologia, ma anche a chi non frega nulla di queste cose, consiglio di passare una giornata a Ostia antica; di sicuro meno eclatante di Pompei, ma altrettanto interessante, anzi forse di più.

Per non andare troppo indietro nel tempo sui film: Django Unchained (2012) di Quentin Tarantino. Ogni tanto me lo riguardo per gasarmi un po’.

Il libro: Paradise Sky (2015), del buon vecchio Joe R. Lansdale. Da leggere sotto l’ombrellone, ma buono anche da gustare sul divano di casa, oppure in pausa pranzo alla mensa aziendale se i colleghi sono in vacanza.


Chiudo ricordando i libri di Alessio Gallerani disponibili su Amazon e Delos Digital.

L.

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Pubblicato da su agosto 13, 2018 in Interviste

 

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[Estate 2018] Intervista a Chiara Panzuti

Per l’iniziativa “Estate 2018: Leggiamo italiano” ho incontrato una scrittrice… “fantastica”.


Intervista a Chiara Panzuti

Per chi non ti conoscesse, chi è Chiara Panzuti e quale cocente passione muove una scrittrice come te?

È sempre difficile descriversi in poche parole, e non si sa mai a quale dettaglio dare la precedenza. Inizio col dire che ho trent’anni, lavoro a Milano, ho un cane di nome Mocho e due grandi passioni: scrivere e viaggiare. Spesso si fondono insieme, a volte una fornisce l’ispirazione all’altra, e sono ciò che io chiamo “due piccoli respiri”. Un modo per dare voce e colore alla vita di tutti i giorni.

In qualche modo la scrittura mi ha sempre accompagnata, fin da quando ero piccola. È maturata con me, in alcuni periodi mi ha tenuto compagnia in maniera più incisiva, in altri è stata solo spettatrice di quello che mi accadeva nella vita reale. È come un fedele amico in costante evoluzione… resta. Qualsiasi cosa accada.

Questo giugno Fazi ha portato in libreria il secondo romanzo della Trilogia di Absence: puoi raccontarci della tua saga senza “bruciarci” i colpi di scena?

Absence è una trilogia il cui tema principale è quello dell’invisibilità. La vicenda dei quattro protagonisti – diventati improvvisamente invisibili al resto del mondo – accompagna il lato più metaforico della trama, che si domanda quanto della nostra identità sia rimasta intatta al giorno d’oggi. Viviamo in un mondo composto principalmente da stimoli esterni, e questo ci porta a vedere noi stessi anzitutto attraverso gli occhi degli altri. Sapremmo ancora autodefinirci, senza l’aiuto di un’immagine da dare al resto del mondo?

Le vicende di Faith e dei suoi amici non seguiranno solo questo cammino metaforico (forse più presente nel primo libro che nel secondo), ma si addentreranno in una ricerca sempre più complessa in viaggio ai poli opposti del pianeta, seguendo i biglietti di un uomo sconosciuto, che sembra l’unica persona al mondo a conoscenza di ciò che sta accadendo.

Definirti un’autrice “fantasy” è forse riduttivo: possiamo dire che utilizzi elementi di narrativa fantastica per porre l’accento sulla nostra realtà quotidiana, a volte alienante?

Sicuramente Absence non può essere definita una trilogia fantasy. Mi è sempre stato molto difficile riuscire a etichettarla con un genere ben preciso, forse perché sono un po’ “anti-genere” per quanto riguarda le letture. Non c’è nessun elemento davvero magico, il mondo è il nostro e l’unico dettaglio stravagante, se così possiamo definirlo, è proprio l’invisibilità di quattro persone. Ma anche questo inconveniente, in qualche modo, vorrebbe essere legato a una spiegazione “non magica”, per quanto strana.

Il mio intento era quello di utilizzare un tema, l’invisibilità per l’appunto, per pormi diverse domande sull’identità al giorno d’oggi. E tengo a specificarlo: domande, non critiche. Io per prima sono presente sui social network e non li considero affatto il male assoluto. Ma proprio perché ho sperimentato alcune situazioni mi sono anche fatta delle domande in merito. Questo vorrebbe essere il tema di Absence: un ragionamento su quello che a volte è il nostro modo di vivere, senza morali o condanne.

Ti è mai capitato di sentirti invisibile come la tua Faith

Spesso. Per questo è un tema che mi sta molto a cuore. Ho avuto un periodo particolarmente difficile durante gli anni del liceo, e arrivata a questa età ho sentito il bisogno di scriverne.

Se ti proponessero di adattare per il cinema i tuoi romanzi, accetteresti o pensi che libri e film siano due media che devono viaggiare separati? E nel caso, che attrice penseresti per la tua protagonista?

Penso che il sogno di qualsiasi scrittore sia vedere il proprio libro su grande schermo. Credo che dipenda dal fatto che sarebbe straordinario vedere le scene che l’autore per mesi ha immaginato nella sua testa. E intendo proprio… vedere! Io poi adoro il cinema per cui sarei solo che elettrizzata in merito.

Detto questo, penso fermamente che libro e film siano sempre due cose diverse. Negli ultimi anni film e serie TV stanno andando a braccetto con libri e saghe, a volte uno diventa il motore da traino dell’altra, ma spesso sono anche riadattamenti anziché vere e proprie rappresentazioni del romanzo in sé. E inutile girarci attorno… spesso deludono. Penso che la tua domanda sia corretta: “adattare per il cinema i tuoi romanzi”. E credo che la risposta sia legata all’esperienza che uno cerca: non è detto che sia la stessa per ogni storia che si scrive.

In merito all’attrice, come dico sempre: sono negata. Hahah! Non so scegliere i volti, non riesco ad immaginarmi persone già esistenti. Dovrei lasciarlo fare ad altri!

I tuoi romanzi sono distribuiti anche in eBook: cosa ne pensi dell’editoria digitale? Che effetto fa sapere di essere sempre disponibile negli eStore?

Personalmente preferisco sempre leggere su carta, ma non demonizzo affatto gli eBook, anzi. Obiettivamente gli eReader hanno diverse comodità: per chi legge tanto e ovunque è un modo perfetto per portarsi dietro anche dieci libri senza avere un trolley di venti chili al seguito. Aiutano le persone che (come la sottoscritta) hanno difficoltà a leggere in piccolo, regolano la luminosità, vengono incontro alle stanchezze tipiche della vista. Insomma, non possono dirsi dei cattivi compagni, e un eBook non è certo “meno libro” di un libro cartaceo. Una storia è sempre una storia, dove è scritta è soltanto un dettaglio (lode alle care, vecchie favole raccontate a voce), quindi sono felicissima di essere presente anche negli eStore.

Puoi anticiparci qualcosa del terzo Absence? E all’orizzonte ci sono nuovi romanzi in vista?

Se il primo libro si concentrava sulla perdita d’identità, e il secondo sul sentimento di rabbia che scaturisce nel tentativo di ritrovarla, il terzo volume andrà a indagare un sentimento nuovo, più maturo e consapevole. Sarà più lungo dei primi due, e purtroppo non sempre “felice” in merito agli eventi che accadranno. Ma credo nei finali agrodolci, perché non si può mai tornare al punto di partenza, ma spesso la felicità va trovata nell’evoluzione di se stessi e del mondo che ci circonda.

Per quanto riguarda nuovi romanzi in vista, un’idea c’è. Ma sarà abbastanza rivoluzionaria rispetto ai nuovi generi scritti fino ad ora, quindi prima di parlarne aspetto di “interiorizzarla” meglio.

Questa estate ti ritaglierai una vacanza di stacco totale dalla scrittura o comunque terrai sempre la penna (o la tastiera) a portata di mano anche in ferie?

Penso che sarà un 50%. Di solito amo staccare, ma se in determinati momenti arriva anche la voglia di scriverle è meglio avere la possibilità di darle spazio. Col tempo ho imparato che è giusto darsi delle scadenze, ma anche ricordarsi di quell’aspetto più genuino e naturale che è l’ispirazione stessa, senza costringersi troppo a “fare” o “non fare”.

Per finire, ti chiedo un consiglio triplo per i lettori: un luogo da visitare questa estate, un film da vedere (di qualsiasi periodo) e un libro da leggere in vacanza (oltre ovviamente al tuo romanzo).

Un luogo da visitare: Stoccolma (città bellissima dai colori che sono pura magia).

Un film da vedere: Big Fish (2003) di Tim Burton (per restare in tema “storie da raccontare”).

Un libro da leggere: Un altro giro di giostra (2004) di Tiziano Terzani.


Chiudo ricordando i libri di Alessio Gallerani disponibili su Amazon e Fazi Editore.

L.

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Pubblicato da su agosto 6, 2018 in Interviste

 

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[Estate 2018] Intervista ad Andrea Valeri

Per l’iniziativa “Estate 2018: Leggiamo italiano” ho incontrato uno scrittore che non ha paura dei generi narrativi: sono questi ad aver paura di lui!


Intervista ad Andrea Valeri

Per chi non ti conoscesse, chi è Andrea Valeri e quale cocente passione muove uno scrittore come te?

Sono un lettore vorace e scrivo da sempre. Sono anche appassionato di cinema, musica e videogiochi. Utilizzo il mio bagaglio di suggestioni per creare i miei mondi. Ho condotto un programma radiofonico, scritto recensioni musicali e mi sono anche cimentato nel fantastico mondo delle sceneggiature. Da alcuni anni scrivo per la Delos Digital.

Lo scorso maggio Delos Digital ha pubblicato il tuo “Torbido inganno” nella collana a tinte forti “Dream Force”: puoi parlarci di questo tuo nuovo titolo? È “bollente” come sembra?

Si tratta dell’ultimo episodio delle avventure del Marchese, una sorta di lunga caccia al tesoro che attraversa tutta l’Asia Centrale. La serie è iniziata con Luce di sangue e conta finora nove capitoli. Caratteristica della collana “Dream Force” è proprio quella di offrire titoli che mescolino all’azione e all’intrigo forti dosi di sensualità. Devo dire che in questo senso, il Marchese non è certo uno che si tira indietro, che si tratti di gettarsi in una sfida rischiosa o di corteggiare una bella donna. Leggere per credere.

“Torbido inganno” è il nuovo titolo di una lunga saga iniziata nel 2014: ti rifai di più alla narrativa spy o al thriller? Oppure ti piace fondere tutto?

Ho scritto per “Dream Force” due serie. La prima parla di un’agenzia investigativa non convenzionale chiamata “Dark Eye” e della sua lotta contro la Crab, una diabolica multinazionale del crimine. Il Marchese qui è uno dei cattivi e la sua figura mi ha divertito abbastanza da meritarsi una serie tutta sua, quella in corso tuttora. In entrambe le serie è facile trovare riferimenti sia alla spy story, sia al thriller, ma anche, in generale, al romanzo d’azione e d’avventura. Non mi piace mettere dei paletti a quello che scrivo e spesso è possibile rintracciare altre influenze, come l’horror o la fantascienza.

Per Delos Digital nel 2017 hai anche curato la saga piratesca di Black Keel: che effetto ti ha fatto affrontare un genere letterario così autorevole?

Sono cresciuto con grandi autori che facevano dell’avventura il perno centrale della loro scrittura. Penso a Salgari, Stevenson, Verne o Defoe. Inevitabilmente parlare di pirati significa per me confrontarsi con tutta una serie di emozionanti letture. Se da un lato la cosa mi spaventa, dall’altra mi affascina. Con la speranza che i miei pirati abbiano reso onore almeno un po’ a tutti quelli che mi hanno preceduto!

Non manca la tua firma nel genere western, con la saga di Gold Creek: la tua formazione western è più letteraria o più filmica?

Vedevo film western con mio padre fin da bambino e la Frontiera è rimasta per me un territorio mitico, fuori dal tempo, una sorta di archetipo fondamentale del racconto d’Avventura con la A maiuscola. Direi quindi che i film sono stati decisamente più importanti.

Sei molto attivo nel campo degli eBook: cosa ne pensi dell’editoria digitale? Che effetto fa sapere di essere sempre disponibile negli eStore?

L’editoria digitale è senza dubbio un ottimo modo per farsi conoscere. Gli eBook sono molto comodi per chi viaggia, sono economici ed è possibile trovare molti titoli non disponibili in formato cartaceo. Detto questo, il libro vero e proprio rimarrà sempre insuperabile, per quel che mi riguarda.

Puoi anticiparci qualche progetto per il futuro? Hai altri episodi di “Dream Force” nel cassetto?

Sto ultimando un thriller ambientato a Roma, poi c’è in ballo il seguito del mio romanzo Il sole di ferro, uscito sempre per Delos Digital nella collana Odissea, e un nuovo episodio di Dream Force. Ci sono anche altri lavori in programma e idee da sviluppare, anche se è prematuro parlarne ora.

Questa estate ti ritaglierai una vacanza di stacco totale dalla scrittura o comunque terrai sempre la penna (o la tastiera) a portata di mano anche in ferie?

Uno scrittore non stacca mai. Penna e tastiera restano sempre a portata di mano, giorno e notte! Leggere e scrivere sono attività inscindibili, da cui è impossibile sganciarsi. È una passione molto forte, come quello per una donna bellissima e sfuggente, in grado di regalare grandi soddisfazioni ma a prezzo di grandi sacrifici.

Per finire, ti chiedo un consiglio triplo per i lettori: un luogo da visitare questa estate, un film da vedere (di qualsiasi periodo) e un libro da leggere in vacanza (oltre ovviamente ai tuoi titoli).

Per chi come me è cresciuto nel mondo dei fumetti e dei videogiochi, Tokyo e il Giappone rappresentano una tappa fondamentale. Se poi amate anche il lato più tradizionale della storia nipponica e il buon cibo, questo è un luogo imprescindibile.

Il film che consiglio è una pellicola che ho rivisto in tempi recenti, sorprendendomi oggi come quando lo vidi da ragazzino. Si tratta de Il maratoneta (1976), con Dustin Hoffman.

Di libri ne consiglio due, uno italiano e uno francese. L’ottimo Massimo Carlotto con Il turista (2016), noir tagliente ed efficace, e Non spegnere la luce (2014) di Bernard Minier, un thriller da non perdere.


Chiudo ricordando i libri di Andrea Valeri disponibili su Amazon e su Delos Digital.

L.

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Pubblicato da su agosto 1, 2018 in Interviste

 

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