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Nel nome di Rambo

29 Mar

Questo pezzo, iniziato ad assemblare settimane fa, è un omaggio a Tomas Milian, scomparso il 22 marzo scorso: il primo vero Rambo del cinema…

Chiamatemi Rambo

Un uomo solitario entra in città lasciandosi alle spalle un passato di violenza che ancora lo opprime: ha le migliori intenzioni ma il suo destino è di scatenare una guerra.
Lo accoglie un uomo di legge e lo chiama per nome: Rambo. No… non quel Rambo!

Uno dei titoli storici di Umberto Lenzi

Questo incipit non ha nulla a che vedere con il film Rambo (ottobre 1982, in Italia dal dicembre successivo), ma si tratta del soggetto di una delle celebri crime story italiane che hanno riempito le sale negli anni Settanta: “Il giustiziere sfida la città” di Umberto Lenzi, dove il protagonista Tomas Milian – agli inizi di una carriera che lo porterà a girare in Italia venti film in tre anni, prima di indossare la tuta del Monnezza – interpreta un uomo forse non onesto ma di sicuro giusto, e infatti il film in Europa è stato distribuito con il titolo anglofono One Just Man, che mi piace leggere come un gioco di parole tra “un solo uomo” e “un uomo giusto”.
Questo giustiziere solitario che scatenerà una guerra in città si chiama Rambo, in omaggio al film con Sylvester Stallone… Eh no, proprio no: perché il Rambo di Tomas Milian esce nei cinema italiani nell’agosto del 1975!

Quando un uomo di nome Rambo incontra un tutore della legge… sono sempre guai

Stupisce trovare il nome Rambo citato con tanta enfasi, ed affibbiato ad un personaggio d’azione dai capelli scuri e mossi, in un film che preceda di ben sette anni il successo cinematografico della pellicola con Stallone, e a questo punto mi chiedo: possibile che tale enfasi nasca solo dal libro?
Nel marzo 1972 (anche se i collezionisti parlano di una “vera prima edizione” del 1971) lo scrittore David Morrell pubblica un romanzo dal successo travolgente: “First Blood“. Quando nel 1973 la Feltrinelli lo porta in Italia con la traduzione di Donata Migone nasce un problema: cosa diavolo è un “first blood”?

Il giovane Jesse Harker è poco più di un ragazzino a cui è stata messa sul petto una spilla da sceriffo, una responsabilità palesemente più grande di lui: saprà farsi valere? Saprà uccidere quando sarà necessario?
Questo il soggetto di First Blood (1953), secondo romanzo di Jack Schaefer dopo il grande successo dell’esordiente Il cavaliere della valle solitaria (Shane, 1949). In omaggio al compito del suo giovane protagonista, chiamato a diventare grande tramite l’uccisione di qualcuno, l’autore sceglie un termine inglese molto usato in contesti venatori: First Blood, il cui concetto potrebbe essere tradotto in italiano come “battesimo del sangue”.

Malgrado in Italia la caccia sia stata praticata da sempre e fino a tempi recenti, non sembra esistere un suo vocabolario così che non è facile tradurre le varie espressioni con “blood” usate tutt’oggi dagli anglofoni. L’ho scoperto nella narrativa di genere dedicata ai Predator, gli alieni cinematografici specializzati nella caccia entrati nell’immaginario multimediale. La loro società tribale viene scandita in Young Blood, Blooded Warrior, Un-Blooded Warrior, Bad Blood e via dicendo, tutte espressioni che non conoscono in italiano se non termini vaghi: sarà per questo che tutto ciò che riguarda i Predator è inedito nella nostra lingua?

Quando la Feltrinelli porta nelle nostre librerie First Blood pensa bene di non azzardare traduzioni troppo interpretative, e il risultato è un letterale Primo sangue, che può solo vagamente far pensare ad uno dei tanti significati dell’espressione, cioè il “primo sangue versato” in una qualsiasi competizione, che sia sportiva o militare.
Non stupisce che quando nel 1983 la Editoriale Corno ristampa il libro di Morrell lo battezza semplicemente Rambo.
Insomma, First Blood è un concetto un po’ vago e neanche si capisce bene cosa c’entri con la storia del romanzo, ma la vera domanda forse è un’altra: che razza di nome è “Rambo”?

Quando nel 1637 lo svedese Peter Gunnarsson Rambo scese dalla nave Kalmar Nyckel e mise piede nella colonia New Sweden (negli Stati Uniti del nord), portava in una scatola dei semi che avrebbe piantato per portare nel Nuovo Mondo un po’ di frutta della sua terra. Si dice che gli alberi nati da quei semi abbiano fornito all’America del futuro uno dei suoi frutti più tipici: la mela Rambo. (Non sono riuscito a stabilire se questa varietà sia mai arrivata nel nostro Paese.)

Lapide commemorativa per l'”inventore” della mela Rambo

È invece il “caldo” 1968 quando il venticinquenne David Morrell vede alla TV due reportage: uno dal Vietnam, con soldati armati di M16 che si aggiravano tra i fuochi, e un altro dall’America, dove alcune cittadine vittime di violenza avevano chiamato la Guardia Nazionale, con soldati armati di M16 che si aggiravano tra i fuochi… E se le due cose fossero più collegate di quanto già non sembri?
«E se scrivessi un libro nel quale la guerra del Vietnam arriva in America?» racconta di essersi chiesto l’autore, in una Introduzione purtroppo assente dalle edizioni italiane. «Non c’è stata una guerra su suolo statunitense sin dalla fine della Guerra Civile nel 1865. Con l’America spaccata in due sulla questione del Vietnam, forse era tempo di scrivere un romanzo che desse risalto alla divisione filosofica nella nostra società, che mostrasse la brutalità della guerra sotto i nostri nasi.»

Reduci solitari e sceriffi zelanti: mix esplosivo

Tutto questo bel discorso di Morrell si scontra con un fatto che non sembra conoscere, o che faccia finta di non conoscere: dal 1969 – un anno dopo l’idea primigena di David – il mondo della narrativa d’azione è cambiato per sempre con la nascita di un eroe destinato a conquistare i decenni successivi… visto che è ancora in attività!
Forgiato dal Vietnam e tornato in America con il suo carico di violenza, quando la sua famiglia viene uccisa dalla Mafia un uomo capisce che non esiste legge né giustizia se non quella fatta con le proprie mani. Nel 1969 nasce Mack Bolan, l’Esecutore: ogni “giustiziere” che avete incontrato – dallo Skorpio dei fumetti sudamericani al Punisher della Marvel – è “figlio” di Mack Bolan. Lo è anche l’eroe di David Morrell, checché ne dica (o non ne dica) il romanziere.

Mack Bolan: il padre di tutti i giustizieri cine-letterari

Ma insomma com’è che si chiama questo reduce del Vietnam, “figlio” di Mack Bolan, che si fa giustizia da solo in patria?
«Il suo nome sarebbe stato… Mi scervellai sul suo nome più di ogni altra cosa», racconta Morrell nella citata Introduzione. Mentre ci pensa continua a leggere Rimbaud, quando un suo amico francese gli dice l’esatta pronuncia di quel nome. Indovinate qual è? Rambò… «Un’ora dopo, mia moglie tornò a casa dalla spesa. Disse di aver comprato delle mele di un tipo che non aveva mai sentito prima: Rambo. Il nome di uno scrittore francese e il nome di un tipo di mele si scontrarono, ed io avvertii la potenza dell’impatto».

Sylvester Stallone nei panni … di una mela che si chiama come un poeta francese!

Il 10 luglio 1973 sul quotidiano “La Stampa” un giornalista che si firma “c.m.” recensisce brevemente ma in maniera entusiastica il romanzo “Primo sangue”, che la Feltrinelli vende al prezzo di 3.000 lire. (Non un prezzo basso, visto che i tascabili Oscar Mondadori costavano 750 lire.)
«Libro sorprendente. Rambo, rientrato dal Vietnam, viene stritolato dalla civiltà “normale”, ma prima si batte come se fosse ancora in periodo di guerriglia. Tecnica eccellente, ritmo serrato. Un capolavoro del genere.»
Possibile che questo romanzo abbia avuto un successo tale che solo due anni dopo Tomas Milian si faccia chiamare Rambo senza dare spiegazioni? Possibile che un successo del genere nell’immaginario collettivo non abbia poi lasciato la benché minima traccia? Ogni citazione a Rambo è riferita unicamente ed esclusivamente al film con Stallone: il romanzo di Morrell non lo calcola mai nessuno, se non gli appassionati o gli specialisti del settore, men che meno il film di Umberto Lenzi.
Per fortuna ci sono ancora grandi appassionati del cinema di genere come Daniele Magni e Silvio Giobbio, che nel 2005 stilano un dizionario del cinema poliziesco italiano dal titolo Cinici, infami e violenti, riveduto ed ampliato nel 2010. Alla voce Il giustiziere sfida la città si legge:

«Una curiosità: il nome Rambo deriva proprio dal libro First Blood, lo stesso da cui venne tratto, sette anni più tardi, il film con Sylvester Stallone. Racconta [Umberto] Lenzi che [Tomas] Milian, che era stato affascinato dal libro, avrebbe voluto intitolare la pellicola col nome del personaggio, ma la produzione rifiutò ritenendo che nessuno sarebbe mai andato a vedere un film intitolato Rambo. La cosa si commenta da sola…»

Fa davvero impressione pensare che è esistito un tempo così vicino in cui in Italia erano i libri a forgiare l’immaginario collettivo…

In chiusura, va menzionato il nostro Terence Hill, che nel 2013 ha raccontato a “Vero” (notizia ripetuta poi da “Il Messaggero” nel 2014) che era Los Angeles quando nei primi anni Ottanta gli fu assegnato il ruolo di Rambo nel film di Ted Kotcheff, e che il suo manager dell’epoca voleva che lui accettasse assolutamente. Il nostro Terence però si trovava bene a fare film con Bud Spencer e così, invece di un rifiuto che non sarebbe stato accettato, prese moglie e figli e se ne andò dalla città senza dire niente a nessuno.
Ce lo vedete Trinità nei panni di John Rambo? Molto più credibile Tomas Milian…

Tomas Milian (1933–2017), il cubano che ha segnato nel profondo il cinema di genere italiano

L.

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9 commenti

Pubblicato da su marzo 29, 2017 in Indagini

 

9 risposte a “Nel nome di Rambo

  1. Vincenzo

    marzo 29, 2017 at 6:35 am

    Gran prezzo… interessante la genesi del nome rambo.. 😀👍

    Liked by 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      marzo 29, 2017 at 6:43 am

      Ti ringrazio, mi premeva anche ricordare quando Tomas Milian seppe capire la potenza del romanzo di Morrell prima del film con Stallone, che in realtà rimaneggia pesantemente la storia originale, stravolgendola completamente.
      Il romanzo “Primo sangue” è meraviglioso e crudele, non assomiglia nemmeno da lontano al film con Stallone, per questo mi piace pensare che Milian sia un Rambo migliore…

      Liked by 1 persona

       
  2. Vincenzo

    marzo 29, 2017 at 6:55 am

    “nessuno sarebbe mai andato a vedere un film intitolato Rambo”…Questa rientra di diritto nella categoria “le ultime parole famose”😀😀

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  3. Cassidy

    marzo 29, 2017 at 9:24 am

    La mela Rambo è quella che se provi a pelarla ti guarda male è ti dice: “Lasciami stare, o ti scateno una macedonia che non ti immagini, lasciami stare” 😉

    Scherzi a parte, doveroso e come sempre puntualissimo omaggio ad un grande del cinema di genere Italiano, ho una cosina in pista anche io su Milian, non ci si può esimere dal rendergli omaggio. Per il resto, le tue ricerche mi appassionano sempre molto, quando parti da uno spunto, e raccogli tutte le informazioni possibili immaginabili da ogni dove, sei sempre uno spettacolo!

    “First Blood” potrebbe essere tradotto, primo sangue, come nei duelli di spada, per indicare chi colpisce per primo, ma dici bene, dietro alla parola “Blood” ci sono molti più utilizzi. Cheers!

    Liked by 2 people

     
    • Lucius Etruscus

      marzo 29, 2017 at 9:27 am

      E’ strano che ogni giorno utilizziamo decine di frasi legate alle partite di calcio, ma zero carbonella su qualsiasi altro sport o sulla caccia, che ormai non se ne parla più ma fino a qualche decennio fa era una pratica molto amata dagli italiani.
      La “macedonia che non ti immagini” è un capolavoro: m’hai fatto morire 😀

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    • Vincenzo

      marzo 29, 2017 at 10:21 am

      😀 😀 😀

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  4. Il Moro

    marzo 29, 2017 at 11:06 am

    Quella di terence hill la sapevo, e devo dire un Rambo belloccio, biondo e con gli occhi azzurri probabilmente non sarebbe stato la stessa cosa…

    Liked by 1 persona

     

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