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[Pseudobiblia] Pagine d’amore a Natale (2018)

Quale modo migliore di chiudere l’anno se non con citazioni librarie, cine-scrittori, “libri falsi” e tanto ammmòre?

Lo scorso Natale, 25 dicembre 2021, Rai2 ha mandato in onda un romantichello natalizio che sarebbe stato perfetto per TV8, ma si sa che le due emittenti si litigano i filmetti dozzinali, in una gara in cui perdono tutti.

Si tratta di “Pagine d’amore a Natale” (Hope at Christmas, 2018) di Alex Wright, il solito copia-e-incolla privo di anima che ripete quanto già detto da qualsiasi altro filmetto romantichello senza aggiungere niente.

La protagonista X deve prendere una decisione importante nella propria vita, si scontra con il belloccio X, lo odia così poi lo potrà amare, ma lui ha un trauma da cui si sta riprendendo, ammmòre a raffica, personaggi di contorno che dicono cose inutili e fine.

Malgrado ogni fotogramma di questo inutile filmetto sia ricopiato di netto da ogni altro filmetto romantichello esistente, i crediti ci informano che addirittura è tratto da un romanzo: possibile esista un libro così inutile e vuoto da non avere alcuna differenza con un romantichello? Purtroppo sì, per quel poco che mi è capitato di leggerne, sono romanzi scritti pensando ai filmucoli in TV, rivolgendosi infatti allo stesso pubblico.

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Pubblicato da su dicembre 31, 2021 in Books in Movies, Pseudobiblia

 

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[Pseudobiblia] Un finale natalizio da favola (2020)

Buona vigilia di Natale a tutti, da festeggiare con altri amici blogger:

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Pubblicato da su dicembre 24, 2021 in Pseudobiblia

 

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[Pseudobiblia] Un castello per Natale (2021)

La bibliografia di Sophie Brown

Si avvicina il Natale e siamo in pieno bombardamento di film sull’argomento, tutti nuovi e tutti identici a quelli degli anni passati. Nella sagra del “copia-e-incolla” per fortuna sbucano fuori ghiotti “libri falsi”, come quelli protagonisti della novità di Netflix dal titolo “Un castello per Natale” (A Castle for Christmas, 2021).

Emma Gale è la vostra eroina qualunque preferita

Ho sgranato gli occhi nello scoprire che alla regia c’è niente meno che Mary Lambert, la mitica autrice di Cimitero vivente (1989): sono tempi duri per i registi, gli unici lavori disponibili sono filmetti televisivi romantichelli, e bisogna stare al gioco.

Un nome che mai avrei pensato di trovare nell’universo romantichello

La nota attrice ex modella Brooke Shields si cala in un ruolo amatissimo dalla cinematografia romantichella: la scrittrice di successo.

Un ruolo da cine-scrittrice non si nega a nessuno

In questo caso Sophie Brown, così amata in tutto il mondo che le sue scelte narrative… bloccano il traffico!

«Credete nell’amore a prima vista? Neanch’io.»

Con questo incipit “esplosivo” parte la saga letteraria con protagonista Emma Gale, storielle romantichelle di classe che, stereotipo dopo stereotipo, accompagnano le lettrici da anni… fino al disastro. L’ultimo romanzo, Good Bye, fa morire il marito della protagonista e i fan insorgono, addirittura con proteste nelle strade!

Tutto salta in aria, quando muore un personaggio

Per cercare di spiegare la sua decisione la scrittrice partecipa al “The Drew Barrymore Show“, che con mia grande sorpresa scopro esistere veramente: Brooke Shields vi ha partecipato il 30 novembre 2021 proprio per lanciare questo film. Giusto per sottolineare come realtà e finzione siano indistinguibili.

Il falso show televisivo che invece è vero

Per allontanarsi dalla folla di fan inferociti e per rilassarsi, la nostra scrittrice preferita parte alla volta della Scozia, per ritrovare un ricordo d’infanzia “di rimbalzo”, visto che suo padre le raccontava di quand’era piccolo e lavorava in un castello del posto, il Dun Dunbar Castle.
Ovviamente anche nel più sperduto paesino della campagna scozzese sono tutti lettori di Sophie e amano il suo personaggio, ma curiosamente lì non sono arrabbiati per la scelta narrativa dell’ultimo libro.

Ah, questi castelli scozzesi, dove l’ammmmòre fiocca a raffica

Seguendo in modo ferreo la rigida regola dei romantichelli copia-e-incolla, la protagonista si scontra con il maschio burbero e antipatico, si detestano a prima vista e quindi già sappiamo che si innamoreranno perdutamente, non prima della solita crisi del terzo atto che precede il lieto fine. Tutta roba scritta in automatico da una macchina nota come “Sceneggiomat”.

Ah, l’amore castrense scritto in automatico da software romantichelli…

L’unico al mondo a non aver mai letto i romanzi con protagonista Emma Gale è proprio il principe (povero) di cui si innamora la scrittrice: Myles, interpretato da un appannato Cary Elwes, che peraltro è londinese ma qui fa lo scozzese anti-britannico. Tranquilli, ora anche lui è diventato avido lettore dei romanzi di Sophie Brown.

Tipica faccia di uno scozzese che legge una romanziera di New York

Dopo averlo visto intento a leggere il primo romanzo della serie, in una divertente scena metanarrativa dove il neo-lettore scopre che la scrittrice nelle sue uscite melodrammatiche dal vivo usa parecchie frasi riciclandole dai propri romanzi, dopo neanche un’ora lo vediamo leggere l’ultimo romanzo di Emma Gale: visto che nella vicenda sono passati solo una manciata di giorni, o è un fenomeno di lettura veloce o ha barato, leggendo solo il primo e l’ultimo titolo della saga.

So bravi tutti a finire una saga saltando all’ultimo titolo

Mi preme notare come nella sua casa di New York la scrittrice abbia una intera parete dedicata alle illustrazioni originali usate per le copertine dei suoi libri, quasi un sacrario con premi e riconoscimenti a mo’ di ex voto: ma davvero ci sono romanzieri che hanno tabernacoli del genere? Spero di no

Il sancta sanctorum che ogni scrittore vorrebbe in casa…

Il film è chiaramente una storiellina dozzinale indistinguibile da qualsiasi altro romantichello che trovate ogni giorno su TV8, però è intrigante la questione affrontata… va be’, “affrontata” è un po’ troppo, diciamo lisciata per un pelo.

Un autore quanto è “proprietario” delle proprie creazioni narrative? Un personaggio è davvero di proprietà del proprio creatore? Sophie Brown è stufa della sua Emma Gale e vuole scrivere altro, altri personaggi, altri temi, altri generi, ma è chiaro che ormai è infognata con il genere che il suo pubblico pretende da lei, pubblico che sicuramente rifiuterà qualsiasi altro esperimento narrativo.
Un autore ha il diritto di uccidere il proprio personaggio? Sì, ma tanto poi dovrà farlo resuscitare. Conan Doyle docet

Ogni copertina ha il suo libro, e viceversa

Il tema è solo accennato incidentalmente, quasi per sbaglio, perché questo non ha altra ambizione se non essere un filmetto che fa della dozzinalità un vanto. E della saga di Emma Gale non abbiamo altro che alcuni titoli sparsi:

  • Falls in Love
  • Emma Gale taks Manhattan
  • Yours Sincerely
  • Dilemma
  • Cocktails in Crete
  • Penchant for Paris
  • Finds Her Fabulous
  • The Unexpected Gift
  • Mystery Man
  • Under the Blue Moon
  • Sealed with a Kiss
  • Good Bye

Tutto il resto è ammmmòre.

L.

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Pubblicato da su dicembre 6, 2021 in Pseudobiblia

 

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[Pseudobiblia] Lucky (2020)

Su RaiPlay ho visto un tipico film da festival, che infatti si fregia di essere stato presentato al SXSW Film Festival: sto parlando di “Lucky” (2020) di Natasha Kermani.

Scritto dalla giovane ma già più che prolifica attrice texana Brea Grant, che nel ruolo da protagonista si carica sulle spalle il peso dell’intera vicenda (riuscendo molto bene), la storia è un unico grande metaforone (per usare un termine di Cassidy), tanto che questo lo definirei un “film allegorico”.

Mi ha inchiodato subito alla sedia nei primissimi minuti, perché quando la protagonista sveglia il marito perché ha sentito dei chiari suoni di qualcuno entrato in casa, il marito con estrema naturalezza le spiega è L’Uomo, quello che tutte le notti entra in casa e cerca di uccidere la donna. In effetti, da quel momento L’Uomo aggredirà in ogni modo la donna, senza mostrare mai alcuna motivazione che lo spinga.

Tutti nel film si comportano strano e fanno facce strane perché appunto è un film allegorico, dove ogni parola è metafora e ogni personaggio sta lì a simbolizzare i tanti nemici delle donne: autorità paternalistiche che assumono vari aspetti ma tutte concorrono guardare con tenerezza l’essere femminile, che porello è tanto caruccio ma così matto.

Il film non è concepito per me, in quanto maschio e quindi automaticamente violento prevaricatore, paternalista, oppressore, fallocentrico e discriminatore, perciò mi limito ad essere spettatore di un discorso metaforico che le autrici imbastiscono parlando ad altre donne. Oh, forse a parlare più chiaro magari si avrebbero effetti migliori, ma tanto la mia opinione maschile non conta…

La scrittrice femminista May Ryer (Brea Grant)

La scrittrice femminista May Ryer (Brea Grant) è nota autrice di saggi motivazionali e auto-aiuto per donne.

Perché chi fa da sé fa per tre…

Un’etichetta ci informa che un suo precedente saggio si intitola “Problem Solving for Life“, ma in questo momento l’autrice sta promuovendo il suo nuovo libro: “Go It Alone“, che un sottotitolo italiano traduce con “Fai da sola“.

Un’auto di scrittrice ha sempre libri in giro

Film e romanzi ci insegnano che per promuovere un libro tutti gli autori devono passare gli eventi “firma-copie”, dove davanti ad una platea di lettori dicono due frescacce e poi giù a firmare copie. Lo fanno tutti, ma nel film ci viene detto che se a farlo è una donna non sembra valere…

Ma una volta non si firmava l’interno dei libri?

L’unica frase del film che giustifichi il suo titolo, infatti, è quando l’editore informa la scrittrice che la casa ha dato il via ad una nuova serie di ristampe del suo saggio, malgrado prima non fosse prevista. Ah, che fortunata che è May. La cosa manda su tutte le furie la donna, la quale giustamente fa notare che ha lavorato duramente per quella “fortuna”.

Non c’è niente di “fortunato” a sottostare alle presentazioni pubbliche

Visto che tutti gli scrittori – uomini, donne o X – passano per la terribile trafila delle promozioni, quale sarebbe il “messaggio del film”? Che la trafila compiuta dalle donne non viene riconosciuta come “lavoro” bensì come fortuna? Sono sicuro che ogni donna avrà incontrato un buffone che ha sminuito il suo lavoro, ma faccio timidamente notare che anche ogni uomo l’ha incontrato: temo sia una piaga trans-genere.

Ah, questi editori paternalisti: invece gli uomini incontrano solo simpaticoni…

Lascio la denuncia femminista al pubblico femminile a cui è esclusivamente diretto il film, a me interessava la parte pseudobiblica e “Fai da sola” è un titolo eccezionale, in quanto perfetto strumento di un film che – mi sembra di capire – spinge le donne ad armarsi per combattere quel mostruoso nemico mortale chiamato “maschio”. Magari invece ho totalmente frainteso il “metaforone”, ma nel caso ho le attenuanti: sono un povero maschio, non potete chiedere troppo da me.

L.

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Pubblicato da su dicembre 3, 2021 in Pseudobiblia

 

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[Pseudobiblia] Un felice Natale (2017)

Siamo in pieno periodo natalizio su TV8, canale in chiaro che da settimane sta presentando prime visioni italiane introvabili altrove con tanto rosso e verde, tanti buoni sentimenti, regali e ammmmòre. Anche quest’anno il Natale è anticipato da secchiate di filmettini romantichelli. Per fortuna a volte hanno anche “libri falsi”.

È il caso di “Un felice Natale” (A Joyous Christmas, 2017) di Allan Harmon, andato in onda su TV8 il 16 novembre 2021.

Siamo a Fall Oaks, nel pieno del festival natalizio annuale, e qui scatta il domandone: ma perché, da altre parti i festival natalizi li fanno ogni sei mesi? Se è “natalizio” per definizione lo si fa a Natale, festa che come ogni altra festa del calendario cade solo una volta l’anno. Ma va be’, non cominciamo a fare i pignoli.

Quest’anno però il festival natalizio di Fall Oaks – che non è chiaro in cosa consista – è arricchito da un evento che manda la città intera in fibrillazione: è tornata Rachel Kennedy! Oh che bello, è tornata Rachel Kennedy, finalmente una buona notizia. Al che scatta il secondo domandone: chi cacchio è Rachel Kennedy?
Scopriamo che è una scrittrice (interpretata da Natalie Knepp) che si appresta a presentare il suo evento dal vivo: «la celebrazione dell’ispirazione». Qui scatta il terzo domandone: ma che vuol dire? Temo sia una di quelle robe che piacciono tanto, dove qualcuno per soldi dice a una platea cose ovvie, che la platea sapeva già gratis.

Meno male che Rachel Kennedy ci parla di ispirazione a pagamento

Comunque tutta la vicenda ruota intorno all’uscita del nuovo saggio di Rachel, che è una scrittrice motivazionale – genere che tira di brutto in America – così dopo il suo precedente saggio “Meriti tutto questo” (“tutto questo” cosa? è positivo o negativo?) ecco che sta per uscire un libro che già dal titolo è un capolavoro: “Prima io” (Me First!). Ah, quante domande senza risposta genera questo titolo…

Questo libro lo voglio prima io!!!!

Non lasciatevi ingannare dal fatto che la scrittrice si presenti in città a bordo di una grande limousine con autista personale, questo non vuol dire che si dia delle arie: è rimasta umile, è semplicemente la diva della porta (della villa) accanto, e per mostrarsi modesta davanti a quegli straccioni dei suoi compaesani si presenta vestita come i propri cartelloni pubblicitari: un tocco di genio che fa applaudire già prima ancora che il film sia iniziato!

Secondo voi, quale dei due è un cartellone pubblicitario?

Insomma, Rachel Kennedy è tornata, che vi piaccia o meno.

Rachel ama circondarsi di se stessa: capito la metafora?

Dietro ogni scrittore di successo c’è un bieco agente che fa soldi in modi discutibili, o almeno così vuole la vulgata, e in questo caso scegliere l’eterno infame Steve Bacic è stata la mossa giusta. Certo, con barba tinta e capelli più neri di quando era giovane, due decenni prima, sono cose che incrinano il suo ascendente da cattivo, ma alla fine la sua parte la porta a casa.
Per me però rimarrà sempre l’infame che ha tradito il capitano Dylan Hunt all’inizio della serie “Andromeda“.

L’eterno infame, con la faccia giusta per il ruolo

Un giorno per caso in un negozio Rachel incontra Jack (Michael Rady), un tizio che le chiede di aiutarlo a scegliere tra due cravatte che per me sono un crimine contro l’umanità, ma a quanto pare fanno tanta allegria. Quando poi Rachel deve incontrare l’organizzatore di eventi locale, con cui entrerà subito in contrasto, indovinate chi è? Bravi, proprio lui, Jack. Come siete perspicaci…

Spero che la domanda sia: “Quale cravatta devo bruciare per prima?”

Lui le consiglia di parlare di più del Natale e lei si incazza come se le avesse pestato un piede: perché tutto quest’odio nei confronti dei Natale? Ah, già abbiamo capito che il cuoricino di Grinch della scrittrice scoppierà d’ammmòre sia per la festa che per Jack, che intanto si legge uno dei libri motivazioni della Kennedy. Ma “Prima io” che leggo o “Prima io” che scrivo?

Questo libro me lo leggo prima io

Intanto abbiamo un assaggio della preziosissima conferenza che Rachel sta organizzando:

«Come ho scritto nel capitolo 4 di Prima io, l’unico modo per avere successo è eliminare ogni distrazione superflua e mettere noi stessi al primo posto. Perché le compagnie aeree vi dicono di mettere le maschere d’ossigeno per primi, perché se non vi occupate di voi stessi… come potete occuparvi degli altri? Non potete rendere felice un’altra persona se non lo siete voi. Quando ho capito come volermi bene, tutto il mio mondo è cambiato.»

Mi sembra ovvio che stanno caricando a morte la questione dell’egoismo così poi da mostrare come il personaggio cambia e diventa zuccherosamente altruista.

Per fortuna Rachel incontra una donna (Bonnie Bedelia, gloria del passato) che le ricorda i veri valori del Natale e della vita, una donna che si chiama… Joy. Capito? Joy, occhiolino occhiolino, “gioia”, gomitata gomitata, Gioia di Natale, gioia di dare, gioia di essere altruisti, dài che mi si sta slogando una spalla a forza di gomitate…

Mentre la vicenda scivola inesorabilmente nella melassa più zuccherata, con Joy che soffre perché da giovane ha dato in adozione un figlio di cui non sa più nulla, e Jack che soffre perché non sa nulla della sua madre biologica – ah, ma vuoi vedere che i due sono parenti? Ah, che trama esplosiva! – intanto conosciamo l’intera bibliografia di Rachel Kennedy.

Ha esordito con un grande successo, “Accendi il fuoco interiore“, un libro che fa scintille, poi però la sua seconda opera, “Meriti tutto questo“, è andata malino e ora il suo terzo libro motivazionale fresco di stampa è già vecchio, perché “Prima io” è denso di quell’egocentrismo che non appartiene più all’autrice, visto che il Natale le ha sparato in vena così tanti buoni sentimenti da cadere in coma glicemico.

Una scrittrice di successo con solo un libro di successo all’attivo

Purtroppo non viene approfondita molto la figura della scrittrice, l’espediente degli pseudobiblia come sempre è messo lì solo come contorno per speziare la storia, non è certo il primo piatto.

Non ci resta che salutare l’ennesima cine-scrittrice che scopre i buoni sentimenti grazie a dei “libri falsi”.

L.

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Pubblicato da su novembre 19, 2021 in Pseudobiblia

 

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[Pseudobiblia] Mia moglie è un fantasma (2020)

Mi è capitato di vedere un film prodotto da SKY e distribuito in DVD da Eagle Pictures: “Mia moglie è un fantasma” (Blithe Spirit, 2020) di Edward Hall, una commedia molto leggera che voleva essere frizzante ma non credo ci sia riuscita molto.

In un certo qual modo la vicenda si riallaccia al mio speciale ghostwriting, ma solo di striscio. Siamo nei ruggenti inizi del Novecento e il britannico Charles Condomine (Dan Stevens) è un romanziere di successo che ha deciso di passare al cinema, ma la sceneggiatura che gli è stata richiesta dal genero, produttore di quel medium nascente, proprio non ne vuol sapere di venirgli in testa.

Partecipando per gioco ad una seduta spiritica con la medium pasticciona Arcati (Judi Dench), viene evocata la moglie morta di Charles, così entra in scena l’ectoplasmatica Elvira (Leslie Mann), pronta a sconvolgere la vita del protagonista.

Da Elvira scopriamo che il nostro scrittore di successo – di cui purtroppo non viene citato alcun titolo – in realtà non ha scritto nulla, o meglio: si è limitato a scrivere. Tutti e quindici i romanzi che hanno decretato il suo successo sono in realtà frutto della fantasia di Elvira, che li dettava a Charles: quindi tecnicamente lui è uno scrittore… anche se sarebbe meglio dire “stenografo”.

Disperato perché se non scriverà la sceneggiatura richiesta perderà il suo ricco stile di vita, Charles accetta di tornare ad instaurare con la moglie morta il vecchio sodalizio, e di limitarsi a scrivere ciò che lei inventa. Rendendo Elvira dunque una vera e propria ghostwriter.

Lo scrittore e l’ispirazione, sotto forma di donna fantasma: il succo del ghostwriting

Sarebbe bello se fosse questa la trama principale del film, invece è solo uno sfondo su cui i personaggi mettono insieme una non certo originale “commedia degli equivoci fantasmatici”, con il protagonista che deve tenere segreta la moglie fantasma alla moglie viva, ma il tutto ricorrendo a idee straordinariamente inflazionate e poco efficaci, oltre che leggerine.

In fondo il film è l’adattamento di uno spettacolo teatrale di Noël Coward del 1941, non proprio roba fresca.

C’era bisogno di espressioni così esagerate?

La parte che più interessa qui è nel finale, quindi avverto: ALLERTA SPOILER.

Il colpo di scena finale è che neanche Elvira è una scrittrice, tutte le idee che passava a Charles per i suoi romanzi erano in realtà copiate di netto da una serie di romanzi gialli messicani, inediti in lingua inglese. Quindi non c’è alcun ghostwriter, ma solo un semplice plagio!

FINE SPOILER.

Che peccato non abbiamo zoomato sugli imperdibili gialli messicani

L’idea finale è simpatica, ma purtroppo non salva un film davvero fiacco e spesso fastidioso, nel suo fingere di apparire come una commedia frizzante senza però fare nulla per esserlo sul serio, se non qualche faccia buffa e accenti forzati. Una bella occasione mancata.

L.

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Pubblicato da su settembre 10, 2021 in Pseudobiblia

 

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[Pseudobiblia] Sliver (1993)

Tom Berenger, scrittore di successo che non ce la racconta giusta

Sul mio blog “Il Zinefilo” ho parlato del film “Sliver” (1993) di Phillip Noyce, e qui ne approfitto per affrontare un elemento appena accennato nella vicenda: i “libri falsi”.

Uno dei due “sospettati” dell’omicidio che apre il pessimo film è Jack Landsford (Tom Berenger), che ci viene presentato come autore di «storie di poliziotti» (police procedurals), anche se sarebbe stato meglio dire semplicemente “polizieschi”: il “procedurale” è appunto un sotto-genere del poliziesco, quello cioè dove i tutori dell’ordine protagonisti seguono procedure di indagini più precise e rigorose rispetto a quelle vaghe del poliziesco generico. Vengono citati solamente due romanzi dell’autore, “Frammento di prova” (Shred of Evidence) e “Colpo al cuore” (Flesh and Blood), e il motivo è che non scrive più niente da cinque o sei anni. «Ma ha guadagnato talmente tanto con Un colpo al cuore che non ne ha bisogno». L’unica altra informazione su di lui è che ha un ranch nel Montana: erano gli anni in cui nell’immaginario collettivo bastava piazzare un romanzo di successo per diventare ricchissimi.

Il retro dello pseudobiblion “Frammento di prova”

La copertina di “Colpo al cuore”

Da notare come la copertina di Colpo al cuore sia palesemente copiata dalla locandina dello storico film “Ore 10: calma piatta” (Dead Calm, 1988).

Chissà, magari il grafico è lo stesso

Il film è tratto dal romanzo omonimo del 1991 del celebre Ira Levin, autore di culto qui purtroppo ormai del tutto rincoglionito, e nel libro i personaggi sono molti di più rispetto alla versione filmica, così conosciamo uno degli scrittori curati dalla redattrice protagonista, il barbuto Jack Mulligan, che sotto pseudonimo ha scritto ben sedici «thriller-rosa» (romantic thrillers), di cui la protagonista ha curato gli ultimi quattro, ovviamente tutti grandi successi editoriali.

«Mulligan aveva uno stile ridondante, giungle di prosa intricata e lussureggiante; lei apriva sentieri nel folto di metafore, potava viticci di proposizioni avverbiali, sfrondava grovigli di fogliame iridescente trasformandoli in masse di foglie verdi. Lui l’aveva seguita dalla Random alla Putnam e poi alla Diadem. Il lavoro editoriale somiglia un po’ al gioco della dama.»

Mulligan è diventato molto ambito dalle trasmissioni televisive perché sospettato di aver “colpito” una grande rivista che si era permessa di stroncare un suo romanzo, ingaggiando uno dei suoi figli genietti del computer perché entrasse negli archivi digitali della rivista e facesse danni. Mulligan ovviamente nega ma la puzza da colpevole ce l’ha. Anche solo per aver sfruttato la pubblicità dell’accusa, visto che il suo romanzo stroncato dalla rivista, “L’amante di Vanessa” (Vanessa’s Lover), ha decuplicato le vendite.

Ora il romanziere ha dato al suo editore una bozza di trama del suo nuovo libro dietro un anticipo molto sostanzioso, così conosciamo il libro che sta scrivendo: “Il patrigno di Marguerite” (Marguerite’s Stepfather).

C’è anche un altro scrittore, citato di sfuggita:

«Lesse l’edizione economica di “Il verme nella mela” (The Worm in the Apple) di Hubert Sheer, i primi quattro capitoli. Telefonò a Roxie. — E finora è fantastico. È un ottimo scrittore.»

L.

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Pubblicato da su settembre 6, 2021 in Pseudobiblia

 

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[Pseudobiblia] Purple Violets (2007)

Ho visto su Prime Video il film “Purple Violets” (2007) scritto e diretto da Edward Burns (in DVD Blue Swan), a sorpresa una storia di cine-scrittori con ottimi  pseudobiblia.

La storia è molto “woodyalleniana”, visto che parla dell’amore contrastato di due coppie a New York. Una sera per caso due amiche incontrano in un ristorante due amici, e visto che tempo prima i quattro stavano insieme, a due a due, la situazione è un po’ imbarazzante.

Visto che tutti e quattro stanno vivendo momenti particolari della propria vita nasce la curiosità di riallacciare quei vecchi rapporti, e potete stare sicuri che questo avrà conseguenze sul resto delle loro vite.

La coppia che ci interessa è quella formata da Patti Petalson (Selma Blair) e Brian Callahan (Patrick Wilson), due cine-scrittori con relativi pseudobiblia al seguito.

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Pubblicato da su agosto 16, 2021 in Pseudobiblia

 

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[Pseudobiblia] Tra le pagine della pazzia (2018)

È inarrestabile la parata di cine-scrittori e pseudobiblia offerti dai filmetti che TV8 e RAI importano a piene mani: oggi tocca a “Tra le pagine della pazzia” (The Danger of Positive Thinking, 2018) di Sam Irvin, che trovate ancora su RaiPlay, anche se non so per quanto.

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Pubblicato da su giugno 23, 2021 in Pseudobiblia

 

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[Pseudobiblia] Il ragazzo dei miei sogni (2019)

Nuovo appuntamento con i filmetti romantichelli di TV8 a sfondo pseudobiblico: oggi parliamo de “Il ragazzo dei miei sogni” (The Dating List, 2019) di David I. Strasser, in prima visione su TV8 il 31 maggio 2021.

L’entusiasta Abby Morel (Natalie Dreyfuss) arriva dritta da Toledo per fare il salto di qualità in carriera, così fa un colloquio di lavoro con Susan Danvers (Carmel Amit) per un posto da co-redattrice per la casa editrice Belle & Howe, «la più grande del nord-ovest del Pacifico» (?), nota principalmente per i romanzi di Dexter Hayes.

La prima edizione del primo romanzo dell’autore misterioso

Questo misterioso autore – che ha esordito con “Below the Red Umbrella” – nessuno l’ha mai visto di persona e da due anni non pubblica più niente, eppure è il fiore all’occhiello della casa, con i suoi grandi successi come “The Painter’s Dilemma“, “The Runaway Priest“, “The High Road” e “Past Broken Promises“. «Nella sua prosa ha una sorta di liricismo poetico», qualsiasi cosa questo voglia dire.

Libri di Hayes su ogni parete

Anche di lato

L’autore più letto in città

Prima del colloquio Abby si ferma ad un bar e non rispetta la fila, così la sua ordinazione si “fonde” con quella di Dan (Andrew Dunbar): mi sembra ovvio che abbiamo già conosciuto il vero volto di Dexter Hayes!
Nello scontro i due si scambiano distrattamente le borse e la donna si ritrova in mano un manoscritto molto interessante: è l’inizio di una collaborazione a reciproca insaputa.

Sento puzza di bestseller

Quello che Abby ha letto, sottraendolo a Dan, è il manoscritto di “All the Way to the Sky“, un romanzo di Greg Cooper che è un amico di Dan e uno dei pochi a sapere la sua vera identità. Visto che Abby cerca qualche nuovo autore per fare colpo sulla spietata Susan, ecco che spinge per presentare questo Cooper.
Assistiamo alla nascita della copertina del suo libro, che da un progetto molto sobrio…

… passa a qualcosa decisamente più variopinto.

Alla fine verrà stampata una terza versione ancora.

Intanto Abby e Dan iniziano a frequentarsi come amici (si inizia sempre così) e lui le mostra la sua libreria preferita: “Book N Bean“. Libro e fagiolo? Ma che nome è? Forse è un modo di dire americano.

Un titolo strano, per una libreria

Qui ci vengono mostrati dei libri di cui non ho trovato tracce, quindi probabilmente sono stati creati per l’occasione.

Ucci ucci, sento odor di falsi librucci…

Tipo questo? Letter Number Four di Theodore Khow

O tipo questo? Dinosaurs di Cosmo S. Wallace

Dan rivela ad Abby di star lavorando ad un romanzo, “Se fossi te“, ma non le dice ancora di essere un noto scrittore: anche perché una sorta di “blocco” gli impedisce di essere all’altezza della propria fama, e ci voleva l’ammmòre per sbloccarlo. Non sappiamo però altro di questo suo nuovo titolo, così come non sappiamo il destino di “Nome in codice: Grace“, romanzo affidato ad Abby e poi scomparso nel nulla.

State tranquilli che l’ammmòre trionferà e i problemi editoriali verranno tutti risolti tra baci e abbracci. Perché gli autori di questi filmetti vogliono bene a tutti… tranne ai lettori di fantascienza!

Il mondo dei filmetti romantichelli odia la fantascienza

Va infatti sempre ricordato che parliamo di un mondo al femminile, dove la fantascienza è considerata la peggiore spazzatura della galassia, quindi nella vicenda ci viene raccontato che la casa editrice per vil denaro pubblica un romanzaccio dozzinale, “Spaceman Jack and the Pirate Princess” di Craig Spratt, roba illeggibile ma che quei beoti dei fan della fantascienza comprano a valanga e quindi sono incassi a cui non si può voltare le spalle.

Perché un film di buoni sentimenti alla fine deve riversare così tanto disprezzo su un genere letterario? Non credo che sia invidia, visto che il romance è in assoluto il genere più venduto di sempre e per sempre: misteri dell’ammmòre.

L.

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Pubblicato da su giugno 14, 2021 in Pseudobiblia

 

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