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[Pseudobiblia] Un incontro speciale (2019)

Continua la settimana natalizia dei “libri falsi”, con un altro filmetto romantichello che trasuda ammmòre dozzinale da tutti i pori: “Un incontro speciale” (Matchmaker Christmas, 2019) di Brian Brough, andato in onda su TV8 in prima visione il 14 dicembre 2020.

Maggie (Emily Rose) lavora come redattrice per la casa editrice Red Lake Publishing e sta affiancando un autore di punta con il suo romanzo “Le cime dei Wilmington” (The Wilmington Heights), che a naso mi sembra il solito romanzone romanticone. Però la vera passione di Maggie è un’altra: accoppiare amici single. Il suo dono è saper far conoscere persone “compatibili” e infatti ben due coppie sono giunte al matrimonio grazie ai suoi consigli. Visto che in America sono tutti divorziati, sarei curioso di sapere come si sentirà poi Maggie quando si ritroverà artefice dell’infelicità dei suoi amici.

Si avvicina la cena di natale della casa editrice e non puoi presentarti senza accompagnatore, così la capa di Maggie le chiede di inserirla nel suo “mercato del bestiame” e portarle a far vedere un po’ di manzi fra cui scegliere il cavaliere per la festa.
Diciamo che si sta un po’ esagerando con il “potere rosa” dei filmetti di genere: ormai sono la semplice versione femminile dei filmacci maschilisti d’annata.

Cosa succede se la capa mette gli occhi sul nuovo scrittore della casa, Jaxson Jones (Corey Sevier), che guarda caso in passato è stato fidanzato di Maggie? E che succede se fra i due ci sono ancora questioni irrisolte?
Sappiamo già cosa succede, secchiate di ammmòre dozzinale, scritto male e recitato peggio.

Ma passiamo alle cose importanti: i “libri falsi”.

La bionda Maggie, la sua capa in cerca di manzi e una libreria che… vende un solo libro!

Il nostro Jaxson (ma che nome è?) è diventato famoso grazie al successo del suo primo romanzo, “Il fardello della tigre” (A Tiger’s Burden), e ’sta tigre dovrà portarne altri di fardelli.
Da una vetrinetta in casa sua possiamo conoscere altri libri dello scrittore, fra cui:

  • Tiger’s Revenge
  • Tiger’s Quest
  • Agents of Duplicity
  • The Lost and the Found
  • And Then She Was Gone
  • Fight or Flight

La produzione (edita o meno) di Jaxson Jones

Non ci viene detto nulla di questi libri, non sappiamo neanche quale sia il genere letterario di Jaxson, ma possiamo scommettere che sarà d’ammmòre, perché questa è una storia scritta da donne per donne e non esistono altri generi. Così come non esistono altri personaggi maschili della vicenda che non siano o effeminati o sensibili e teneroni. E meno male che erano gli autori maschi ad essere monodimensionali!

Romanziere e redattrice, ma anche ex amanti

Uno degli uomini scelti per la capa è un avido lettore, e si mette a citare i romanzi letti di recente che più ha amato:

  • Il demone mezzosangue” (Half-Blood Fiend)
  • Faida galattica” (Galaxy Feud)
  • L’ascesa degli orchi” (Rise of the Orcs)
  • Nello spazio nero” (Into the Black of Space)

Da notare che l’uomo viene considerato un babbeo, in quanto lettore di fantascienza e fantasy: questi filmettini sono dedicati ad un pubblico che evidentemente considera spazzatura quei generi. Tutto ciò che non è ammmòre dozzinale è considerato letame dalle autrici di questo tipo di narrativa.

L’unico altro scrittore noto della casa è Baker Gordon, un papone morbidoso che vediamo leggere brani del suo “Russo Chronicles” a gente vistosamente annoiata, e non posso dar loro torto.

Uno scrittore che mette orrore non per la trama ma per come scrive

Jaxson sin da quando ha rotto con Maggie piange ogni notte sul suo cuscino rosa pieno di cuoricini mentre lei, spietata, lo tiene a distanza perché non piace alla famiglia: di nuovo, è la versione femminile di una tipica storia maschilista d’altri tempi. Ah, che aria di cose nuove…
Poi però lei scopre che nel nuovo romanzo dello scrittore, una colata fumante di ammmòre come deiezione d’unicorno, i due personaggi protagonisti sono basati su di loro e lui la ama anima e ccòre, e alla fine lei cede e l’ammmòre spruzza il suo fetore ovunque.

Il tenerone puffolone e la bionda d’acciaio: una storia maschile raccontata al femminile

Come sempre, ma davvero sempre, tutto finisce in un libro, giusto per ricordare che questi immondi filmucoli sono sfornati in serie. La ridicola storiellina fra Jaxson e Maggie diventa un romanzo di successo dal titolo “Love You Always. A Christmas Love Story“. Non sentite anche voi dei conati d’ammmòre?

«Ah, ll’ammore che ffa fa’!»

Un’altra stupidata romantichella ma almeno piena di pseudobiblia.

L.

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Pubblicato da su dicembre 23, 2020 in Pseudobiblia

 

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Innamorarsi sul ghiaccio (2018)

Una nuova avventura in libreria

Se dal 1° novembre il numero di filmetti romantichelli natalizi era sensibilmente aumentato, dal 1° dicembre è un fuoco di fila a reti unificate, e può capire che oltre al genere “romantichello” e “natalizio”, ci scappi pure il genere “librerie”, come nel caso di “Innamorarsi sul ghiaccio” (Frozen in Love, 2018) di Scott Smith, registrato su TV8 il 4 novembre 2020 e visto finalmente solo ora. (In realtà me l’ero dimenticato.)

Le librerie le gestiscono le donne, non si scappa, agli uomini è vietato aprire questo tipo di esercizi, nelle storielline rosa. Quindi protagonista è Mary Campbell (Rachael Leigh Cook, anche co-sceneggiatrice del film), che gestisce la libreria “Sulla stessa pagina” (On the Same Page), attività di famiglia per quarant’anni ma che ora, con i genitori in pensione, sta subendo un periodo di forte crisi.

La libreria di paese in cui nessuno entra

Mary decide di rivolgersi ad una agente specializzata in pubbliche relazioni per qualche consiglio, ma caso vuole che alla stessa agente si è rivolto Adam Clayborn (Niall Matter), giocatore di hockey indisciplinato che appare sempre sui giornali per via delle risse in campo. Anche lui è in cerca di un modo per riscattarsi agli occhi dei tifosi, magari partecipando a qualche iniziativa socialmente apprezzata.
Come potete facilmente immaginare, l’agente ha gioco facile: unisce i due clienti, perché risolvano uno il problema dell’altro, e chissà che non ci scappi pure la scintilla d’ammmmòre.

Un patto fatto con sorrisi a denti stretti

Una volta che Clayborn annuncia di collaborare con la libreria locale, questa d’un tratto viene presa d’assalto: sapere che c’è un giocatore di hockey spinge la gente a spendere pacchi di dollari nell’acquisto di quei libri di cui prima non sentiva il bisogno. Non è chiaro perché ora tutta la città cominci a comprare libri a secchiate, visto che prima non lo faceva, ma uno dei segreti è la caffetteria: se non vendi caffè o cappuccino, la gente non compra libri.
Perché allora non mettere anche pizza a taglio, verdura fresca e salsamenteria? “Libreria dal Pizzicagnolo”, “Forno & Libri”, io dico che funziona. Tanto la gente compra tutto tranne i libri, no?

E se qui mettessimo la macchina per il macinato?

La libreria protagonista è quella tipica di queste storie: uno stabile di mille metri quadrati con forse cento libri – uno spreco immenso – che in Italia neanche se vendi organi umani saresti in grado di rientrare delle spese, ma si sa che in America le tasse sugli immobili sono diverse. Lì è tutto gratis…

Qualcuno sa identificare questo libro inquadrato?

Dei tanti libri inquadrati, sono riuscito a identificare solamente “Moon River and Me: A Memoir” (2009), autobiografia di Andy Williams che a quanto ho capito faceva il cantante a Los Angeles. O gli altri sono tutti falsi, o sono libri talmente insignificanti che la produzione li ha comprati al macero un tanto al chilo.
Forse è un libro falso il volume “On the Ice” che a un certo punto vediamo autografare al giocatore di hockey: visto che non viene mai citato e la scena appare e scompare senza alcuna spiegazione, forse è un buco di sceneggiatura che si sono persi per strada.

Forse è uno pseudo-autore con “libro falso”, o forse è solo un errore di sceneggiatura

Non c’è bisogno di dire che essendo un film ambientato in una libreria, con una protagonista che vive di libri, mai si parla di libri, se non per citare classici come La guerra dei mondi (1898) di Wells e Le avventure di Tom Sawyer (1876) di Twain, così da essere sicuri che gli spettatori illetterati capiscano che si tratta di romanzi e non di capsule di caffè dai nomi esotici. Perché, di nuovo: no caffè, no libri.

L.

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Pubblicato da su dicembre 11, 2020 in Books in Movies

 

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[Pseudobiblia] Il patto di Cenerentola (2010)

TV8 manda in onda più filmetti romantichelli con protagoniste scrittrici, e relativi pseudobiblia, di quanto le mie forze riescano a gestirli: possibile che nei film televisivi dedicati ad un pubblico femminile la protagonista debba fare o la cuoca o la scrittrice? Il mio ferramenta è gestito da una ragazza che saprebbe ricostruirmi casa mentre io arrivo al massimo alla differenza tra un cacciavite a stella e uno a taglio: perché non incontro mai storie di elettriciste? Va be’…

Il film di oggi è “Il patto di Cenerentola” (Lying to Be Perfect, o Cinderella Love Story. 2010) di Gary Harvey, che TV8 ha trasmesso in prima visione il pomeriggio del 27 ottobre 2020.

Stavolta la sceneggiatura non è robbetta improvvisata per la televisione, addirittura è tratta dal romanzo The Cinderella Pact (2006) di Sarah Strohmeyer, inedito in Italia.

«Ogni donna ha dentro di sé una bellezza e una grazia uniche: la difficoltà sta nel riuscire a stanarle.»

La protagonista è Nola Devlin, interpretata da Poppy Montgomery, molto attiva in TV. Nola si considera una di quelle donne che si sentono frustrate dalle immagini di bellone anoressiche con cui i media cattivi bombardano la nostra cultura, il che mette subito in chiaro lo spessore della sceneggiatura.
Mentre si ingozza di ciambelle, una dietro l’altra, la povera Nola dà la colpa a quelle brutte riviste di moda perché impongono alle donne il mito della magrezza, però poi a strillarle contro e a prenderla in giro non sono i media, bensì la sua magra capufficio antipatica, e mezza città: Nola si ritrova infatti a vivere nell’unica città americana priva di persone sovrappeso, dove tutti prendono in giro e disprezzano i paffutelli. Addirittura al ristorante non la fanno sedere in vista perché se no rovina la fama del locale!

Povera Nola, vittima dei media

Ad aggiungere fantasiosa dozzinalità alla storia arriva il fulcro della vicenda. Nola lavora per una rivista profondamente razzista nei confronti delle diversamente magre, e uno pensa: ma come, disprezzi tanto quelle riviste che veicolano l’idea della donna magra, e poi ci lavori? Talmente fuori di testa è la cattiva direttrice magra che rifiuta categoricamente che una giornalista paffutella possa curare la posta delle lettrici, quindi Nola al massimo può fare la critica gastronomica.
Avete già capito l’idea di Nola: spacciarsi per qualcun’altra, magra, e curare per interposta persona la rubrica della posta, dove dare preziosissimi ed illuminanti consigli di raro spessore. Nasce così l’immaginaria Belinda Apple, dispensatrice di risposte facili a domande difficili, del tipo: «Cara Belinda, cosa posso fare per i denti gialli?» «Indossare un foulard marrone». Ah, se fossero davvero queste le risposte di Belinda…

La finta magra e la vera paffutella, interpretata da un’attrice magra

Nola si inventa anche una foto di Belinda, prendendo il proprio volto e mettendolo su un corpo magro, così che la cattiva direttrice magra sia soddisfatta, ed è curioso come la perfida capa non si accorga che la faccia di Belinda è quella di Nola: il corpo magro fa l’effetto degli occhiali di Clark Kent!
Il guaio arriva quando la posta di Belinda Apple fa il successone e i suoi banalissimi consigli dozzinali diventano oro per i lettori: perché non trasformare tutto in un libro? L’uscita di “Apple arriva al cuore” (Apple gets to the Core), «una raccolta degli articoli più significativi della nostra opinionista di punta», mette Nola alle strette, perché ora Belinda Apple dovrà presenziare ad eventi mondani, rivelando la sua impresentabile pinguedine. Orrore!

Possibile che nessuno riconosca nel volto di Belinda quello di Nola?

Visto che stiamo parlando palesemente di una favoletta di grana grossa, in contemporanea alla vicenda principale conosciamo le amiche di Nola, tutte paffutelle, tutte maltrattate e bastonate per la loro forma fisica, con la gente che sputa loro per strada e leggi razziali che le costringono in ghetti. Se non bastasse la leggermente esagerata situazione, le tre decidono di fare un “Patto di Cenerentola” e di dimagrire: in quattro mesi perdono mille chili a testa e diventano donne magre, indipendenti, sicure di sé, paladine della giustizia e vincono il Premio Nobel. L’unico grasso in eccesso in questa vicenda è nel cervello degli autori.
Dunque il supposto cuore della vicenda, con la povera paffutella Nola che dovrà inventarsi un modo di tirar fuori una magra Belinda, perde qualsiasi valore, perché all’epoca dell’uscita del libro Nola è già una fotomodella: curiosamente proprio una di quelle che disprezzava quand’era sovrappeso. Allora non era disprezzo, il suo, bensì pura invidia malevola.

Comprate il bestseller della donna magra che odiava le donne magre, quando non lo era

In parallelo con queste vicende, la nostra eroina, con gli abiti sporchi e con zucchero a velo in faccia, conosce l’uomo perfetto che prova subito interesse per lei: ma come, i media hanno imposto con la forza il mito della donna magra, gli uomini sputano in faccia alle grasse, e invece questo ragazzo trova attraente Nola? Diciamo che questo film ha una sceneggiatura a banderuola.
La storiellina d’amore è così inutile e banale che non serve raccontarla: l’avete già capita.

La morale è: dimagrite, donne! (Ma non erano i media cattivi a dirlo?)

Peccato non conoscere altri “libri falsi” di Belinda Apple, ma il capolavoro rimane quando lei si presenta con grande enfasi alla festa per il suo libro, e a Nola basta mettersi un ciuffo di capelli sul volto perché nessuno la riconosca! E Clark Kent… muto!

L.

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Pubblicato da su novembre 10, 2020 in Pseudobiblia

 

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[Pseudobiblia] Il gioco oscuro della seduzione (2018)

Romanzi rosa scritti un tanto al chilo

Torno nel rutilante mondo dei filmetti di serie Z con protagonisti romanzieri, e oggi tocca a “Il gioco oscuro della seduzione” (A Woman’s Nightmare, 2018) di Brian Skiba, trovato su RaiPlay.

Protagonista è la scrittrice Stephanie Peterson (Gina Holden), che come vuole lo stereotipo non scrive in digitale: ma siamo matti? Le spettatrici sono romantiche, per loro un libro si scrive o con la penna d’oca, o su un antico diario ingiallito o battendo a macchina. La Peterson sceglie quest’ultimo metodo, allungando così la lavorazione dei suoi libri, che vanno poi riscritti al computer. Sai quant’è contento l’editore?

Una scrittrice romantica, che scrive come le lettrici romantiche vogliono

Sappiamo che questa autrice mette nei suoi personaggi vari aspetti della propria personalità, e voi direte: è quello che fanno tutti gli autori, che c’è di strano? Oh, qui viene detta come una cosa eccezionale, che volete da me?
Sappiamo per esempio che un suo personaggio di nome Carla, l’architetto, è la sua parte prudente; Madison è l’intellettuale, «piena di teorie e di idee» (ah, questi intellettuali pieni di teorie e di idee!); infine c’è Vanessa, in poche parole la parte zoccola dell’autrice. (Nel film usano altre parole, ma il concetto è quello.)

Visto che con il marito ci sono problemi e si va con l’amica fuori a zoccoleggiare, la nostra Peterson adotta il nome Vanessa per rimorchiare un ragazzino, che però dice di avere 26 anni e la Peterson, piena d’alcol, ci crede.

Non solo è più giovane di quanto dica, ma veste proprio male!

Il resto del film l’avete già capito. La follia di una notte rovina la vita alla protagonista, sia perché il marito torna e vuole salvare il matrimonio sia perché il “bel giovane” (ma dove?) si scopre essere il compagno di scuola 17enne della figlia, ovviamente matto col botto e che inizia a perseguitarla. Ma veniamo ai romanzi.

Una delle locandine delle Peterson

Conosciamo solo tre romanzi della bibliografia dell’autrice: “The Crazy Love“, con la frase di lancio «Lei voleva dargli tutto, ma lui apparteneva ad un’altra», “Secrets & Passages” e “The Secret Call“. Malgrado abbiano speso dei soldi per creare dei “veri falsi” libri, con tanto di copertine (brutte proprio come quelle normali), questi  pseudobiblia non hanno molto valore nella storia. Diverso invece il discorso per “Young Passion“, che è il romanzo che la Peterson scrive alla fine, trasformando la sua brutta avventura in un nuovo bestseller.

Il libro che racconta la storia del film che racconta la storia del libro…

Come sempre, aveva ragione Mallarmé: tutto finisce in un libro…

L.

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Pubblicato da su settembre 24, 2020 in Pseudobiblia

 

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[Pseudobiblia] La perla del paradiso (2018)

Nuovo filmetto romantichello in prima visione su TV8, nuovo cine-scrittore fresco fresco con tanto di pseudobiblia al seguito: il 18 agosto 2020 TV8 ha trasmesso in prima serata “La perla del paradiso” (Pearl in Paradise, 2018) di Gary Yates, doppiato in esclusiva dal canale.

Il filone è quello di All’inseguimento della pietra verde (1984), recentemente rispolverato con Alla ricerca dell’isola di Nim (2008), ma i cambiamenti adottati credo siano molto illuminanti.

I due titoli citati sono scritti da donne ed hanno per protagoniste donne che amano l’avventura esotica ma la conoscono solo attraverso i libri. Poi, per vari motivi, si ritrovano a vivere sul serio quanto hanno letto e lo fanno con un affascinante uomo di mondo, un avventuriero di mille imprese dai modi spicci e dalla faccia da schiaffi. Questo valeva per gli anni Ottanta e a quanto pare valeva ancora nel 2008, sebbene trasformato in favola per bambini.

Poi arriva lo sterminato mondo dei filmetti televisivi da due spicci, scritti quasi sempre da donne ma – a differenza dei film citati, che sono prodotti per un ampio pubblico – sono diretti quasi esclusivamente a spettatrici. Ora pare che i gusti femminili siano cambiati, o almeno questi filmetti romantichelli hanno messo al bando l’uomo “rude ma affascinante”: tutti gli uomini ritratti dai romantichelli sono molto più truccati e attenti alla moda delle donne! Quindi ora i ruoli sono invertiti, abbiamo la grintosa avventuriera giramondo, fotografa d’assalto, coriacea ed energetica, che condivide il viaggio con uno scrittore riservato e pantofolaio, che non sa nulla del mondo ma è campione d’abbinamenti. Per esempio ama il blu come colore di vestiti e viaggia con la valigia abbinata alla giacca. Roba che negli anni Ottanta ti menavano per molto meno!

Una fotografa avventuriera pronta all’azione

Ecco dunque Alex Anderson (Jill Wagner), fotografa di una patinatissima rivista di viaggi – che in pratica è il “National Geographic” ma non viene citato il nome per ovvi motivi di diritti – abituata a viaggiare per tutto il mondo per fare foto di gran classe: vorrebbe fare carriera nella rivista, anche se questo significherebbe smettere di viaggiare a sbafo, ma c’è un suo collega antipatico che la sta battendo. Un tizio vestito come un damerino esperto di fiori asiatici…

Un celebre scrittore nel suo studio color pastello

Dall’altra parte abbiamo lo scrittore Colin Page (Kristoffer Polaha), amante dei colori pastello e dai capelli di un colore sospettosamente troppo uniforme, parimenti pastello. Mentre in un bar usa attentamente il suo colino per il tè nero di cui va ghiotto, scopre che la sua casa editrice gli ha cambiato agente letterario, mandandogli un tizio ancora più damerino, con un completo ancora più pastello e dai capelli dal colore ancora più omogeneo: i due attori sono così finti che credo la scena sia stata creata al computer. Possibile che il cinema femminile oggi voglia dei bambolotti truccati come protagonisti maschili? Una volta le donne non rimproveravano che le protagoniste femminili erano tutte finte nei film? Se invece lo sono gli uomini va bene? Boh.

Il grande successo di Colin Page

Colin Page otto anni fa è esploso nelle classifiche librarie con il suo grande successo “Perla in Paradiso” (Pearl in Paradise), romanzo che «ha venduto 23 mila copie in una settimana», ma il tempo passa e la fama cala. Soprattutto visto che l’autore comincia a scrivere sempre la stessa roba, con titoli come “Rubini a Rio” (Rubies in Rio) e “Diamanti a Dubai“: quest’ultimo ha avuto solo duemila vendite nelle librerie digitali. Il suo manoscritto del nuovo “Tesori a Taipei” è stato rifiutato dalla casa editrice, che giustamente ha detto emmobbasta!

La grande fantasia artistica di Colin Page

La fotografa avrebbe bisogno di una storia esotica da fotografare per fare carriera nella rivista, lo scrittore avrebbe bisogno di rilanciare la propria fama con una storia esotica da scrivere: la soluzione è ovvia, un’avventura congiunta alle Fiji, tutto spesato. Dura, l’avventura, eh?

Questa è proprio una storiella da romanzetto romantichello

Malgrado il suo personaggio ricorrente, Black Montoya, sia un avventuriero perfettamente in linea con quelli ritratti da Michael Douglas e Gerard Butler nei citati film precedenti, come detto Colin Page non sa molto dell’avventura e così il resto del viaggio consisterà in scenette in cui lui fa casini mentre l’avventuriera Alex lo guida. Sia chiaro però che non vanno nella foresta pluviale piena di insidie, ma in villaggi turistici delle Fiji, quindi il termine “avventura” forse è un po’ esagerato.
L’unico indizio a guidarli… è il Necronomicon Fiji.

Se il Necronomicon fosse stato scritto alle Fiji

Per le sue ricerche Colin ha conosciuto una signora del posto che ci fornirà l’inevitabile dose di bubbole mitiche ed esotiche, compreso un vecchio viaggiatore che è stato l’unico a trovare la famosa perla blu delle Fiji (famosissima!) e ha lasciato tutto scritto in un libro inquietante, che sembra rilegato in pelle umana.
A meno che questo viaggiatore non sia vissuto nel Medioevo, mi sembra un po’ esagerata la forma di quel libro, ma serve a dare un tocco ancor più esotico ad una storia che è una classica avventuretta da pomeriggio televisivo.

Possibile non esistesse altro modo di prendere appunti?

Come ogni altra storia d’amore televisiva, non si parla MAI d’amore: vietato anche solo accennarne. Il genere romance è incapace di parlare di sentimenti, come invece facevano quei maschi oppressori e paternalisti di un tempo: le donne sono pratiche e non perdono tempo a parlare di emozioni, le si dà per scontate. Tutte le storie d’amore sono solo “incidentali”, cioè raccontano esclusivamente degli incidenti che capitano a due amanti nel rivelarsi l’un l’altro l’amore che provano: che si innamorino è ovvio, non viene presa neanche in considerazione la folle idea di un amore non ricambiato.
Qui succede tutto come il rigido e oltranzista canone romantichello pretende e quindi non vale la pena andare oltre. Anche perché ormai dei “libri falsi” di Page non frega più niente agli autori.

Alle Fiji sono tutti pazzi per i libri di Colin Page!

Ora scusate, devo diventare un uomo moderno e andare a comprarmi delle giacche color pastello e delle relative valigie abbinate.

L.

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Pubblicato da su settembre 3, 2020 in Pseudobiblia

 

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[Pseudobiblia] Perduta nel Vermont (2017)

Per puro caso mi sono capitati sotto gli occhi alcuni filmetti romantichelli a tema pseudobiblico, quindi si riparte con il viaggio tra gli pseudo-scrittori del piccolo schermo.

Immagino sia per colpa del maltempo in nord Italia, o forse c’è qualche guasto nell’antenna del palazzo, fatto sta che da due settime mi sono scomparsi del tutto i tre canali RAI principali, il che è strano: di solito sono quelli con il segnale più forte. Boh.
Questo significa che non ho potuto registrare la Prima TV di “Perduta nel Vermont” (Falling for Vermont, 2017) di David Winning, trasmesso addirittura dall’ammiraglia Rai1 il 18 agosto 2020, ma per fortuna ho scoperto RaiPlay che in effetti è molto più comodo.

Facciamo dunque la conoscenza della scrittrice di successo Angela Young (Julie Gonzalo), diventata famosa per la saga della “Viaggiatrice del tempo” (Time Visitor), serie di romanzi con una giovane viaggiatrice del tempo che ha conquistato le lettrici (solo ragazze!) e che ora è appena diventata un film. Visto, di nuovo, solo da ragazze. Non può essere una casualità, il fatto che vediamo solamente lettrici e spettatrici femminili, quindi l’argomento è considerato “da femmine”? Mi pare che le avventure nel tempo siano un tema che vada bene a tutti, che cioè non sia “di genere”. Boh.

Tre pseudobiblia già nella prima scena del film!

Comunque Young “resta umile”, non ama la notorietà né spendere tanto per vestiti di marca con cui deve presentarsi ai festival letterari: lei si sentirebbe molto a suo agio in un caffè a scrivere, piuttosto che osannata dalla folla. Uniamoci poi che il suo manager è il suo distratto fidanzato, molto più interessato al successo che alla donna (tanto da offrirle arachidi quando lei è allergica!), e abbiamo già capito tutto. Scommettiamo che Angela a breve cambierà fidanzato?

La scrittrice insoddisfatta, al centro tra fidanzato-manager e sorella-organizzatrice

Conosciamo così il dottor Jeff Callan (Benjamin Ayres), campione olimpico di luogo comune: in un tempo netto di 4 secondi e 25 decimi scopriamo che è un bravo dottore, padre vedovo che ama i suoi figli e vuole instaurare un rapporto con loro, e quindi ha bisogno di una brava donna che faccia sia da moglie che da madre ai bambini, ma mica una vipera come quelle sciacquette che girano oggi, signora mia, no, una brava donna di quelle che firmano romanzi di successo, guadagnano un sacco di soldi ma restano umili. Chissà chi sarà mai…

Il papone coi figli lettori

Nel tentativo di entrare nei gusti letterari dei figli, il bravo dottore padre vedovo automunito scopre che la figlia è grandissima appassionata di una serie di romanzi con protagonista una giovane viaggiatrice nel tempo: ma chi la scriverà mai ’sta roba? (occhiolino occhiolino) Insomma, il film è iniziato da esattamente sette minuti e abbiamo già capito tutto di quello che succederà: se non fosse per catturare schermate di pseudobiblia, avrei già spento tutto. E, a sorpresa, sarebbe stato un peccato.
Come sempre, questi film sono scontatissimi, «e tutto va come deve andare» (per dirla alla Max Pezzali), con gli avvenimenti che ci aspettiamo che accadono esattamente quando devono accadere, senza sorprese né alcun tipo di ispirazione narrativa. Sono formule studiate a tavolino, ma proprio come le canzoni automatiche del 1984 di Orwell… funzionano.

Tutto il mondo legge i romanzi di Angela Young

Angela, stufa di questa vita stressante da star, molla tutto e scappa: ha un incidente d’auto e perde la memoria. Ahhh grande classicone! Ora si ritrova smemorata in un paesino del Vermont, col dottorone papone milite esente che la salva, la cura e se la porta in casa. Che tanto degli estranei ci fidiamo tutti, no? Quante volte un estraneo vi ha invitato a passare la notte a casa sua, senza alcun secondo fine, e voi subito “ma certo”?
Malgrado sia una scrittrice best seller e TUTTI in paese siano innamorati dei suoi romanzi, nessuno la riconosce: in tempi social è la classica stupidata da vecchio sceneggiatore del secolo scorso. Tipo i cellulari che negli horror non funzionano mai: segno evidente di autori pigri.

Ma questa è mania di protagonismo!

Immaginate voi il resto della storia, perché è proprio quello che succede. Ciò che conta è che si tratta di una narrazione simpatica di una storia scritta in automatico, interpretata da attori automatici generati al computer – non sembrano esseri umani veri – per il tipico filmetto finto televisivo. Non è una critica, perché funziona e fa il suo dovere, mantenendo esattamente quanto promette. Magari i film da cinema mantenessero anche solo metà di quanto promette la locandina.
Ciò che più conta, è che Perduta nel Vermont ci regala tre “libri falsi” noti come la Trilogia di Athena, la viaggiatrice del tempo:

  • Athena’s Journey Begins
  • Return to the Past
  • Athena saves the World

Purtroppo dei libri non sappiamo altro, malgrado appaiano spesso durante il film, se non che la protagonista viaggia nel tempo: quando, come e perché lo faccia non lo sapremo mai.

L’unico fotogramma in cui i tre romanzi sono inquadrati insieme

Un’ultima curiosità. Quando alla fine la smemorata Angela va nella libreria del paese, dove è strapieno di suoi libri, il gestore l’accoglie facendo bene in modo di mostrare all’obiettivo un libro di Garth Nix: sarà un caso? Sarà una precisa richiesta dell’ufficio stampa del noto autore? O magari gli autori del film sono suoi fan? Chissà.

Mi raccomando, che si veda il libro di Garth Nix

L.

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Pubblicato da su agosto 24, 2020 in Pseudobiblia

 

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La tata e il milionario (2009)

Primo esperimento di un’operazione che ha dell’incredibile: quella per cui il vostro Etrusco preferito ha chiesto a Kukuviza del blog “CineCivetta” di unire le forze… ed affrontare un romanzo rosa! Perché andarsi a cercare problemi, visto che già ce ne sono tanti al mondo? Semplicemente perché sul momento l’idea sembrava divertente: prima di scoprire che non c’è poprrio niente di divertente nel leggere romance.

Oggi, a blog unificati, qui e su “CineCivetta” troverete due recensioni dello stesso romanzo, letto in contemporanea per vedere cosa succede quando si affronta un genere che non rientra nei propri gusti. Il romanzo in questione è “La tata e il milionario” (The British Billionaire’s Innocent Bride, 2009) di Susanne James, Harmony Collezione dell’ottobre 2018 (traduzione di Marta Draghi), disponibile su Amazon. Il romanzo è il quarto titolo della tetralogia “Innocent Wives”, con cui nel 2009 quattro autrici si sono misurate sullo stesso tema. In realtà un tema comune alla gran parte di qualsiasi altro romanzo rosa.

La scelta fra le migliaia di romanzi rosa in lingua italiana è andata su una storia che affrontasse l’ambientazione italiana, così cara a quegli sforna-stereotipi che sono i film romantici.

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Pubblicato da su luglio 20, 2020 in Recensioni

 

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[Pseudobiblia] Nuovi amori (2016)

Per completare questa settimana del blog interamente dedicata ai filmetti romantichelli, ecco un titolo di un altro canale: dopo Rai1 e TV8 è la volta di Canale5.

Il 30 giugno 2020 come di consueto ho registrato “alla cieca” l’appuntamento pomeridiano dell’emittente dedicato all’ammmòre, per catturarne il relativo titolo italiano introvabile altrove: per fortuna mentre cercavo il film su IMDb, che non riporta i titoli italiani della lunga saga di Inga Lindström, è apparso un libro in video: ho sentito subito il pungente odore di pseudobiblia e quello inquadrato ha proprio la faccia da pseudo-scrittore.
Ho dunque lasciato a registrare per inserire il film nella Collezione Etrusca dei Libri Falsi dell’Ammmòre. (Sto cercando un titolo più breve.)

Il film in questione è “Inga Lindström. Nuovi amori” (14×01, Willkommen im Leben, 9 ottobre 2016) di Udo Witte, uno degli infiniti film tedeschi ambientati in Svezia per motivi ignoti. A firmarlo è come sempre la consueta Christiane Sadlo, regina del romance televisivo con lo pseudonimo appunto di Inga Lindström.

Di questa serie abbiamo già incontrato La signora del faro (2006).

Il nome dell’ammmòre

La storia si apre subito su Ben Lund (Pierre Kiwitt), che conosceremo pian piano ma già posso anticipare la sua curiosa “doppia vita”: è un poliziotto di Stoccolma che nel tempo libero scrive romanzi d’amore sotto pseudonimo.

Si vede subito che è uno pseudo-scrittore

Il suo agente letterario lo sta pressando perché è scaduto il tempo per consegnare il nuovo libro e Ben non ha scritto una sola parola, così l’autore decide bene di prendersi delle ferie dal lavoro e scapparsene in campagna: come sa chi segue questo blog, quando si è in crisi creativa andare ad abitare isolati porta sempre a nuovi romanzi. E anche stavolta è proprio quello che accade.

Scrivere male un indirizzo ha ripercussioni importanti

L’idea deliziosa è che Ben dirigendosi ad una pensione di campagna sbaglia indirizzo e finisce a casa di Luisa (Nike Fuhrmann), madre single di due figli scalmanati (e un cane) che sta aspettando l’arrivo della ragazza alla pari per badare alla casa: appena vede Ben pensa che l’agenzia gli abbia mandato un uomo, ma va be’, tocca accontentarsi.
Grazie ad un divertente equivoco Ben si ritrova a dover gestire una casa quando è convinto di esserne ospite. Nella vita reale credo che lo scoprire di aver lasciato i propri figli minorenni in mano ad uno sconosciuto sia una sorpresa ben poco gradevole, invece Luisa ne rimane molto divertita.

Luisa non lo sa, ma è una fan di Ben

Dopo l’equivoco nasce pian piano l’ammmòre, sempre quello anonimo e asettico dei filmetti romantichelli, che cioè si basa esclusivamente sugli inconvenienti che lo ostacolano invece che sui sentimenti che lo alimentano. La ciliegina sulla torta è scoprire che Ben è l’autore del romanzo che Luisa sta leggendo e che adora: “Quattro anni e un giorno” (Fyra år och en dag) di Milla Bergström, storia di un grande amore andato in frantumi.

Il falso autore che legge il falso libro scritto con un falso nome…

Malgrado ci provi, Ben non scrive una sola parola del nuovo romanzo, neanche in campagna, anche perché passa tutto il tempo a gestire la famiglia Hanson.

Ecco tutto ciò che abbiamo del nuovo romanzo di Ben

Luisa in realtà non è proprio single, ha un marito scappato in Brasile che ora, avvertito del bel Ben in casa, torna subito ma il rapporto tra marito e moglie ormai è rovinato. Comunque Ben se ne torna a Stoccolma e l’esperienza finalmente gli dà la stura per una nuova storia d’ammmòre drammatica e strappalacrime, che però non conosceremo mai.

Tranquilli, nei filmetti romantichelli il lieto fine è sempre obbligatorio, quindi tutti vissero felici e contenti portandosi gli amanti in casa: in fondo la casa degli Hanson è bella grande.
Una storia leggera ma onestamente divertente e ben scritta: diciamo che in confronto al vuoto devastante dei romantichelli americani-canadesi, quelli tedeschi hanno una marcia in più.

L.

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Pubblicato da su luglio 10, 2020 in Pseudobiblia

 

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[Pseudobiblia] La scelta del cuore (2012)

Il viaggio nei filmetti romantichelli con pseudobiblia e pseudo-scrittori ci porta a “La scelta del cuore” (Notes from the Heart Healer, 2012), scritto e diretto da Douglas Barr e andato in onda su TV8 il 30 maggio 2020: come sempre, è introvabile in italiano al di fuori delle repliche televisive. (E dell’Archivio Etrusco!)

Malgrado IMDb non lo riporti, una scritta nei titoli di testa ci informa che il film è ispirato ai personaggi del romanzo The Note (2001) di Angela Hunt, inedito in Italia. In questo romanzo la giornalista Peyton MacGruder nello scrivere un pezzo su una tragedia aerea che ha ucciso 261 passeggeri scopre che uno di loro ha lasciato un biglietto: «Ti amo. Tutto è perdonato. Papà». Da qui inizia un viaggio della protagonista nel rapporto fra amore e perdono.

Lo sceneggiatore Douglas Barr non prende certo il tono drammatico dal romanzo, ma questa “storia di seconde opportunità” (come recita la frase di lancio della Hunt) è la base per un’altra “avventura” del personaggio protagonista.

Siamo nella cittadina di Constant Harbor, dove c’è la libreria “The Constant Bookworm“, con libri nuovi e usati, appartenuta alla madre di Dot (Brenda Crichlow): dopo la morte della genitrice, la ricca avvocatessa di Seattle ha mollato tutto, agi e lusso, per rintanarsi in una piccola cittadina di mare a curare la libreria di famiglia. Credibile, no?

Una bella libreria di paese

In città arriva la sua amica Peyton MacGruder (Genie Francis), cioè il personaggio del romanzo della Hunt che nel frattempo ha trasformato i suoi articoli giornalistici in un volume antologico: “Note dalla Curatrice di cuori” (Notes from the Heart Healer). Da giornalista d’inchiesta del romanzo, la MacGruder diventa dispensatrici di consigli per cuori infranti.

Il giornalismo d’inchiesta non vende, meglio elargire consigli ai cuori infranti

L’autrice chiude il suo viaggio promozionale firma-copie proprio a Constant Harbor, nella libreria dell’amica avvocatessa libraria.

Perché le attrici sono tutte magre e invece le lettrici… diversamente magre?

Qui, fra una copia firmata e solerti fan che come sempre la informano di quanto la loro vita sia cambiata dopo aver letto il libro, la giornalista nota una strana ragazza che sembra a disagio e sembra averne vissute troppe. Così conosciamo Violet Johnson (Laci J. Mailey), quella col giacchetto blu nella foto in alto.
Con un dosaggio totalmente sballato degli elementi narrativi, l’autore si diverte a riversare sulla povera ragazza una quantità di sfighe da medaglia olimpica: scacciata da una madre arcigna, licenziata e sfrattata dal datore di lavoro-affittacamere, privata dell’auto da una rimozione forzata, le manca un piccione che le caghi in testa e poi ha fatto bingo.
Tutta questa esagerata compilation di sfighe serve solo a spingere Violet a lasciare suo figlio neonato sulla porta della MacGruder: in mano ad altri avrà un futuro migliore.

Slave, m’avanza un figlio: le dispiace se glielo regalo?

D’un tratto la storia cambia completamente registro e scade nel drammone mariomerolesco ma scritto male. La MacGruder da giovane ha dovuto dar via sua figlia in adozione e quindi la questione la colpisce nel profondo: sa cosa sta passando Violet, nel separarsi dal figlio, e quindi… che si fotta, ora il ragazzino è suo e la madre biologica muta!
Con un salto carpiato da sbarrare gli occhi, la protagonista passa da “troviamo la vera madre” a “si fotta la vera madre”, cominciando a nascondere ogni indizio che possa legare il trovatello a Violet: per fortuna sarà l’ammmòre a trionfare.

Un sorriso radioso che nasconde un cuore di tenebra

Ah, c’è pure un altro salto carpiato. C’è quel buffone di King (il noto attore televisivo Ted McGinley), un maritino toffolino il cui primo e ultimo pensiero della giornata è il suo ammmòre per la MacGruder. Le compra dei fiori, le prepara le cenettine, le fa i massaggini, le tira i bacettini, ma quando stiamo per soccombere a questo eccesso di zuccherosa finzione… arriva il bambino.
King si dimostra subito un papone tenerone, che dà un bacione al testolone del bambinone, ma quando la MacGruder gli fa sapere che vuole tenerlo… si trasforma in Erode. Ma quale figlio, io voglio la barca! Butta ’sto ragazzino nel cesso e andiamo per mare! È un film che non conosce mezze misure: si va da “che bel bambino” a “seppelliamolo in giardino”.

La scritta “auto-aiuto” non corrisponde ai romanzi di fantascienza chiaramente esposti

In tutto questo marasma di ammmòre e follia, c’è poco spazio per lo pseudobiblion citato, che si vede all’inizio con tanto di firma-copie ma poi scompare del tutto dalla storia.
Possiamo stare sicuri, però, che le nuove esperienze della MacGruder diventeranno un nuovo libro.

L.

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Pubblicato da su luglio 8, 2020 in Pseudobiblia

 

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[Pseudobiblia] Amore sotto il vischio (2017)

I filmetti romantichelli a sfondo librario che arrivano in Italia sono ormai un fiume in piena e le mie “liste d’attesa” stanno esplodendo: è il momento di sfoltirle un po’.

Non sono riuscito a capire quando sia stato trasmesso “Amore sotto il vischio” (The Mistletoe Inn, 2017) di Alex Wright, ma sebbene abbia proprio l’aspetto del classico filmucolo natalizio di TV8, è addirittura Rai1 ad aver avuto l’onore di presentarlo in prima visione: l’ho trovato nel catalogo di RaiPlay, avendo scoperto da poco quel bacino.

La storia può ambire al Premio Ignobel per la Banalità Banale & Scontata, dopo esattamente un minuto di film già si è capito tutto e non ci sarà una sola ombra di sorpresa, ma questi film sono così, aria volante. L’unico dubbio è da dove sia uscita, quell’aria, ma meglio non sapere.

Kim (Alicia Witt) è la perfetta protagonista di una storia romance: si mette solo con uomini stronzi che la trattano male e non hanno alcuna stima di lei, venera la madre che non c’è più, da anni scrive un romanzo che però non fa leggere a nessuno perché si vergogna – che è tanto timida – e passa le sue serate a leggere un autore misterioso: H.T. Cowell, che nessuno sa chi sia.

Kim: paradigma della protagonista del genere romance

Cowell è un autore di storielle romantichelle di Natale, e non c’era alcun dubbio che questa festività fosse la preferita di Kim – l’avevo detto che qui la banalità regna sovrana – così quando la nostra eroina scopre che durante le feste natalizie il Mistletoe Inn ospita un convegno di autori di romanzi di genere, per passare cinque giorni nel Vermont a parlare d’ammmòre, mette i suoi occhioni in valigia e parte. Anche perché durante il convegno ci sarà una “gara di scrittori” e chi scriverà il racconto migliore potrà incontrare il misterioso Cowell.

Ricostruzione dell’unico romanzo noto del misterioso H.T. Cowell

In realtà l’autore misterioso non scrive niente da cinque anni, schiavo di un blocco, ma pare che al convegno presenterà il suo ultimo romanzo: «a quanto pare, è lungo 800 pagine!» L’entusiasmo con cui viene pronunciata la frase lascia supporre dunque che anche nel mondo librario le dimensioni contino. «Sarà come un monsone dopo cinque anni di siccità».
Al convegno però, scopre Kim, c’è anche il suo odioso ex ragazzo Garth (Casey Manderson), curatore di un blog di romanzi rosa che fa il bullo con lei: ma gli uomini che amano i romanzi rosa sono tutti così infami?

A sorpresa, Kim è una delle rare scrittrici filmiche che non usano la carta

A controbilanciare l’odioso ex ragazzo, Kim incontra un altrettanto odioso compagno di viaggio, Zeke (David Alpay), con cui battibeccherà per tutto il film. Ora, scatta il domandone: c’è un autore misterioso che nessuno conosce… e c’è un solo attore protagonista che appare in ogni scena del film. Secondo voi, chi è il misterioso H.T. Cowell? Uhhhh che mistero! E che sorpresone finale!
Senza che mai si parli d’amore, senza che mai venga mostrato alcun romanticismo – elementi banditi con violenza da ogni romance – il nulla totale porterà all’ammmòre finale. Meglio passare gli pseudobiblia della storia.

Due soli attori per l’intero film: chi sarà mai lo scrittore misterioso???

Il primo libro mostrato è “Christmas Gift” di Cowell, che curiosamente ha la stessa copertina sia davanti che dietro: la pigrizia dei grafici di questo film è davvero da applauso.
Sappiamo che Kim sta scrivendo un racconto di due che si innamorano in fila per Babbo Natale, ma il titolo scelto è un po’ didascalico: “Amore in fila per Babbo Natale“.

«Il vero scopo di chi scrive non è venire scoperti ma scoprire se stessi», è la pirla di saggezza che ci regala Zeke, che convince Kim a scrivere di qualcosa di più profondo, e lei tira fuori dalla sua anima una nuova trama. Una donna che si ritrova di nuovo single durante le vacanze di Natale, dopo una lunga serie di relazioni fallite, e incontra un perfetto sconosciuto che le suggerisce di simulare un fidanzamento insieme per sopravvivere al periodo delle feste: cioè la situazione attuale più l’aggiunta del “fidanzato per le feste” che è la trama di tipo mille film simili. (Ne abbiamo già incontrato uno con citazione scacchistica.)

In realtà è un romantichello per tutte le stagioni

Purtroppo la trama verte tutta sul mega-sorpresone finale, la scoperta di Cowell – uhhh e chi sarà mai? – e i libri vengono tutti dimenticati. Anche il romanzo che Kim ha fatto leggere al perfetto sconosciuto e che ora verrà pubblicato. Perché farlo leggere ai propri cari no, che Kim è timida, invece darlo al primo che incontra e pendere dalle sue labbra per un giudizio sì, è plausibile. Serviva alla trama, che se non la spingeva un autore famoso e quando pubblicava, Kim?

Frecciatine a parte, il film è esattamente come le centinaia di altri titoli creati con il copia-e-incolla, una visione leggerissima ma divertente, in quanto è tutto talmente ovvio e scontato che ci si può addormentare senza perdersi alcun particolare. Diciamo che è un “film da cuscino”, con cui si può dormire della grossa ma lo stesso aver capito il “colpo di scena” con un’ora e mezza di anticipo.

L.

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Pubblicato da su luglio 6, 2020 in Pseudobiblia

 

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