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[Pseudobiblia] Third Person (2013)

Ieri sera su IRIS è andato in onda “Third Person” (2013), film corale scritto e diretto da Paul Haggis (in DVD RaiCinema 2015) con un cast stellare: visto che una delle storie raccontate parla di uno scrittore in crisi e un romanzo che non riesce a “nascere”, mi sembra l’occasione giusta per parlarne. Visto che è dal 2015 che vorrei recensire il film ma dimenticandomene sempre!

Come dicevo il film è una parata di grandi nomi, sia americani che italiani. Malgrado infatti faccia finta di essere ambientato in varie capitali europee, tutti gli esterni sono palesemente girati nella Capitale. Il momento più “alto” è quando Riccardo Scamarcio fa il barista maleducato.

La storia che qui interessa è quella di Michael (Liam Neeson), un romanziere che a giudicare dallo stile di vita possiamo immaginare di successo: sappiamo che ha addirittura vinto un Premio Pulitzer. Sta vivendo in albergo dopo essersi separato dalla moglie Elaine (Kim Basinger) e qui è raggiunto dalla giovane amante Anna (Olivia Wilde). Se la narrativa ci ha insegnato qualcosa, è che più sono famosi i romanzieri più sono banalotti nelle loro storie personali: questa storia non teme rivali, in quanto a banalità.

Uno scrittore in crisi

Al di là della sua scontata crisi di mezza età che l’ha portato fra le braccia della urticante Anna, Michael sta faticosamente lavorando al suo nuovo romanzo ma c’è un problema: «Credo che faccia schifo» è il suo giudizio. Non la pensa così il suo agente letterario, ma comunque mette le mani avanti: non lo pubblicherà. Il settore editoriale è cambiato, non c’è spazio per il genere che scrive Michael. «Sto vendendo libri di cucina scritti da stelle dei reality», si lamenta l’agente. Da quest’ultimo abbiamo uno scorcio sulla carriera dell’autore:

«Il tuo primo libro era folgorante, era feroce e brutale, senza pietà né pudore. Dio, sudavo mentre correggevo le bozze per quanto eri stato audace. Il secondo libro un po’ meno. Il terzo, il quarto… Ora costruisci personaggi a caso soltanto per giustificare la tua vita.»

I fatti stanno così: Michael ha perso il suo tocco, la sua arte. Il suo nuovo romanzo viene definito «imbarazzante», quindi la storia è bella che finita. A meno che…
A meno che l’autore non ritrovi la spietatezza che gli ha dato la fama. Per esempio la spietatezza di scrivere il suo nuovo romanzo parlando della sua amante e dei suoi terribili e umilianti segreti, qualcosa che la esporrà al giudizio di tutti per vendere più libri. Basta, come spietatezza?

Uno scrittore spietato e la sua prima vittima: la sua ispirazione

Di cosa parla il romanzo che sta scrivendo Michael e che non ha titolo? «Parla di un uomo che prova emozioni solo attraverso i personaggi che crea», e questa semplice descrizione ci fa subito pensare che i tanti personaggi del film corale siano in realtà solo estensioni dell’ispirazione del romanziere. Infatti le varie storie che sembrano slegate e quel che peggio banalotte – con tanto di stereotipi grezzi – non appena Michael decide di essere spietato… diventano tutte storie spietate. I personaggi si fanno crudeli e cominciamo a vedere i collegamenti che uniscono le varie vicende. Che in fondo… potrebbero essere tutte la stessa vicenda.

Non svelo il finale, che potrebbe avere anche più d’una interpretazione, ma l’unica frase che conosciamo e che finirà di sicuro nel nuovo romanzo è «Bianco è il colore della menzogna». E Anna, la sua amante, è sempre vestita di bianco… Che questo film si rifaccia al genere ghostwriting?

L.

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Pubblicato da su gennaio 20, 2020 in Pseudobiblia

 

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[Pseudobiblia] Biancaneve e i sette nani (1937)

I Beatles lo sapevano, si può fare tutto “con un po’ d’aiuto dai miei amici”, così quando Claudio Capriolo di “Cap’s Blog“, che sono onorato venga a leggermi, mi ha fatto notare che Pomi d’ottone e manici di scopa (1971) non era certo il primo film Disney a mostrare uno pseudobiblion, e che anche la decana Biancaneve aveva il suo bel “libro falso”, mi sono precipitato a bussare alla porta di Federico del canale YouTube Passoridotto: ce per caso ti avanza una pellicola italiana d’epoca di Biancaneve?
Federico è un appassionato collezionista che ho conosciuto grazie ad Evit di “Doppiaggi italioti” che mi ha fatto scoprire quanto l’Italia abbia perso con l’avvento del digitale: quasi cento anni di arte della distribuzione italiana sono persi per sempre, ma per fortuna ci sono collezionisti che amano conservarne tracce. Quindi non mi ha stupito la risposta di Federico: certo che ho la pellicola italiana d’annata di Biancaneve!

Perché mai ho posto quella domanda? Semplicemente perché proprio frequentando Evit e i suoi lettori ho scoperto – in realtà ricordato una nozione dimenticata – che per decenni la distribuzione italiana ricreava in italiano le scritte inglesi che apparivano nei film. Non è stato certo facile portare in Italia Via col vento (1939) o Il sospetto (1941) e riscrivere a mano tutti i telegrammi, i biglietti del treno e le lettere mostrate nei film: con Biancaneve e i sette nani (1937) c’era da scrivere non solo il titolo…

Il titolo italiano perduto, se non fosse per i collezionisti

… e l’introduzione…

Tutto il fascino di “C’era una volta…”

… ma anche i nomi dei nani da scrivere sui letti!

Incredibile… pure i nomi sui letti!

Ci sarà tempo più avanti per parlare delle varie edizioni uscite in Italia del celebre film Disney – dal 2014 distribuito anche in Blu-ray – ciò che qui mi preme è mostrare com’è stato reso in italiano lo pseudobiblion consultato dalla Regina cattiva.

Trasferiamoci nell’antro magico della Regina cattiva

Non reputando sufficiente limitarsi semplicemente ad indossare una maschera, la Regina cattiva decide di fare su se stessa un incantesimo per diventare ciò che in realtà teme di più: una vecchia rugosa. Chissà cosa penserebbe Freud di una donna ossessionata dalla bellezza che vi rinuncia spontaneamente per impedire ad un’altra di essere bella par suo.
Comunque per l’insano proposito servirebbe proprio un bel libro di magia: ce solo l’imbarazzo della scelta!

Non si legge bene, ma i titoli sono tutti tradotti in italiano

La Regina inizia a sfogliare “Disguises“, letteralmente “travestimenti” ma non riesco a leggere la traduzione italiana, data l’epoca non mi stupirebbe trovare “Mascheramenti”. Comunque la bieca regnante si assicura di mostrare all’obiettivo quei famosi “simboli satanici disneyani” che hanno fatto impazzire i cospiratori.

Sarà mica pubblicità occulta?

Finalmente la Regina trova l’incantesimo per diventare vecchia e brutta, e poi quello per mandare in coma Biancaneve: La Mela Stregata.

Che sia pubblicità occulta alla Apple ante litteram?

Purtroppo non sappiamo altro di questo libro se non che raccoglie incantesimi per ipovedenti, visto che tre semplici righe occupano mezza pagina!

Il resto della storia del film la sapete: è quella che crea il falso mito della felicità coniugale…

Un mito antico, che ha creato solo tanta sofferenza

Per finire, e per ringraziare Federico della sua fenomenale opera di conservazione, ecco dal suo canale i filmati della pellicola italiana del 1938 (ristampata in 16mm nel 1953) di Biancaneve.

L.

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Pubblicato da su gennaio 15, 2020 in Pseudobiblia

 

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[Pseudobiblia] Pomi d’ottone… (1971)

Sono cresciuto nel quartiere di Roma chiamato Alberone la cui scuola elementare era la patriottica “Giuseppe Garibaldi”, con tanto di busto del Peppe nazionale all’entrata e corridoi pieni di dipinti con scene della vita del condottiero, compresa la celebre immagine di lui con Anita morente in braccio. Per questo è stato più divertente scrivere di Anita risorta in cerca di vendetta, ma questa è un’altra storia…
Vicino alla scuola c’era il cinema parrocchiale Don Orione, le cui locandine hanno accompagnato i miei cinque anni di elementari: più che dell’italico Peppino, mi interessavano le produzioni filmiche americane. Il prezzo del biglietto doveva essere basso, vista la quantità di film che i miei genitori mi hanno portato a vedere, e al mitico Orione devo la mia conoscenza dei grandi classici anni Ottanta… anche se stagliuzzati dalla censura vaticana!

Ancora all’epoca i cinema nostrani avevano l’usanza di ripescare successi del passato per riportarli in sala, per fortuna evitando la brutta abitudine d’un tempo di cambiare titolo, spacciando cioè vecchi film per nuove uscite. Così al Don Orione ho potuto vedere anche film molto più vecchi degli anni Ottanta, fra cui “Pomi d’ottone e manici di scopa” (Bedknobs and Broomsticks, 1971; DVD Disney 2004), tratto dal libro omonimo del 1957 della britannica Mary Norton che in realtà fonde due suoi romanzi brevi di un decennio precedenti.
I film di Walt Disney erano di grandissimo richiamo: ad esclusione dei “cartoni giapponesi” in TV (ma a volte anche al cinema), l’unica animazione esistente era quella Disney, perciò ogni sua uscita era una festa.

Non ricordavo antichi grimori nelle produzioni Disney

La7 ha trasmesso il film durante lo scorso Natale 2019 e per caso mi è capitato di vederne una scena… con uno pseudobiblion. Va be’ che erano almeno trent’anni che non rivedevo il film, ma proprio non ricordavo “libri falsi” e addirittura grimori nella produzione Disney!

Questo è un caso per la Signora in Giallo!

La 46enne Angela Lansbury, ancora molto lontana dai fasti della Signora in Giallo, interpreta l’arzilla signora Price che sta seguendo con molta passione un corso di magia per corrispondenza, tenuto dal molto poco affidabile Emelius (David Tomlinson).

Il corso di magia è riuscito quando il mago… viene trasformato in coniglio!

Scoperto che il sedicente mago ha in realtà preso gli incantesimi insegnati da un vecchio libro trovato su una bancarella, la donna vuole assolutamente quel libro: è alla ricerca di un incantesimo che possa far vincere la guerra all’Inghilterra, e servirebbe proprio una buona dose di «supercalimagiche extra motus». Che in realtà è un’invenzione italiana per l’originale Substitutiary locomotion, cioè una banalissima “locomozione sostitutiva”. Siamo in anni in cui Mary Poppins (1964) la fa da padrona e il suo Supercalifragilistichespiralidoso diventa pure un 45 giri di Rita Pavone!
Non mi stupisce che il doppiaggio italiano si sia preso una licenza e abbia citato Mary Poppins…

Manca una pagina! Chiamate Rita Pavone!

Trovato finalmente lo pseudobiblion del film, “Gli incantesimi di Astoroth” (The Spells of Astoroth), la signora Price scopre con orrore che è incompleto! C’è solo metà del libro, e manca proprio la formula che la donna sta cercando. Dove mai si potrà trovare la seconda metà del libro? Ovvio, nelle stesse bancarelle dove Emelius ha comprato la prima: a Portobello Road.

Uno pseudobiblion targato Walt Disney

Ad illustrazioni siamo però un po’ scarsini…

Giunti finalmente ad una polverosa bancarella di libri ammuffiti, un vecchio venditore incravattato inizia a sciorinare titoli senza dare ascolto alle richieste della nostra Price, e il doppiaggio italiano gli dà giù di brutto in quanto a licenza poetica.

Venghino, siòri, che abbiamo libri falsi a prezzo stracciato!

L’originale «Burke’s Peerage the bride book», pubblicazione in cui si può studiare l’albero genealogico delle nobili dinastie britanniche, in italiano diventa «L’Almanacco di Gotha», che parla sempre di genealogie ma delle dinastie d’Europa.

L’originale «The fishmonger’s guide book», cioè la “guida del pescivendolo”, in italiano diventa «La pesca alla trota», per rispettare la rima con “Gotha”.

L’originale «A Victorian novel, “The Unwanted Son”», un romanzo vittoriano dal titolo “Il figlio indesiderato”, in italiano diventa «Carolina Invernizio, “Son schiavo di te”», e così aumenta la dose di “libri falsi”, visto che la scrittrice di Voghera non sembra aver mai pubblicato un romanzo con quel titolo.

L’originale: «“The history of potting”, “The yearbook of yachting”, “The leather-bound life of Attila, the Hun”», sequenza di titoli farlocchi – con una meravigliosa “vita” di Attila rilegata in pelle, probabilmente quella di nemici uccisi! – che in italiano diventa: «“La donna e l’amore”, “La vela e il motore”, “La vita e gli amor del signor di Condé”», che così fa rima con “di te”.

Tutto bello, ma il libro cercato proprio non si trova

Ecco il riassunto dei titoli, con rima AABCCB:

“Burke’s Peerage the bride book”
“The fishmonger’s guide book”
A Victorian novel “The Unwanted Son”
“The history of potting”
“The yearbook of yachting”
“The leather-bound life of Attila, the Hun”
“L’Almanacco di Gotha”
“La pesca alla trota”
Carolina Invernizio, “Son schiavo di te”
“La donna e l’amore”
“La vela e il motore”
“La vita e gli amor del signor di Condé”

Finalmente le due metà del libro sono riunite

Com’è ormai più che evidente, gli pseudobiblia sono ovunque e ogni opera può presentarne: è un gioco che dura da cinquecento anni e non accenna a smettere: buon anno a tutti e tanti “libri falsi” anche nel 2020!

Un’attrice destinata ad essere legata ai libri, soprattutto quelli gialli

L.

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Pubblicato da su gennaio 7, 2020 in Pseudobiblia

 

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[Pseudobiblia] Small Town Christmas (2018)

Il Natale è l’occasione perfetta per raccontare dozzinali storielline d’amore banale infarcite di pseudobiblia: quale regalo migliore sotto l’albero… se non un “libro falso”?

Intravisto per caso su Paramount il 16 dicembre scorso, appena capito che il film televisivo canadese “Small Town Christmas” (2018) parlava sì d’ammmmòre ma anche di libri e scrittori, approfittando di una replica del giorno dopo ho subito registrato questa primizia, diretta da Maclain Nelson e sceneggiata da Dana Stone e Samantha Herman su soggetto di Bruce D. Johnson: tanti nomi, per così poco.

«E mentre camminava lungo le strade decorate di Derryville, Amanda finalmente si sentì a casa. Un luogo tranquillo, armonioso dove tutti conoscono le storie degli altri, buone o cattive che siano, e dove non è possibile incrociarsi senza fermarsi a salutare. Derryville era la casa che aveva sempre cercato. Guardandosi attorno Amanda capì che Derryville era il massimo durante il periodo natalizio. Sorrise per l’eccitazione, sapendo che sarebbe stata lì per le festività annuali, ma quest’anno sarebbe stato diverso: quest’anno sarebbe andata ben al di là dell’albero di Natale e dei soliti regali, perché quest’anno avrebbe aperto il suo cuore all’amore.»

Questo brano è tratto dal capitolo 12 di Small Town Christmas, l’imperdibile romanzo d’ammmmòre dell’esordiente biondissima Nell Phillips (Ashley Newbrough), letto in una presentazione in libreria davanti a gente immotivatamente entusiasta dell’evento.

Nell Phillips (Ashley Newbrough): romanziera circondata dal proprio romanzo

La scrittrice viene invitata alla trasmissione televisiva “Hello Chicago”, dove la conduttrice Riki (Alison Araya) riesce ad ottenere il grande scoop della sua carriera: sapere a quale cittadina si ispira l’immaginaria Derryville del romanzo. Una questione che proprio bruciava nel cuori dei lettori.
Scopriamo così che la Phillips ha scritto un intero romanzo basato su una città che non ha mai visto ma che un suo amico che non vede da anni gli ha raccontato, tempo prima. La cittadina si chiama Springdale, dove la bontà si taglia col coltello e l’amico perso di vista si chiama Emmett Turner (Kristoffer Polaha) e gestisce l’unica libreria del posto: la “Paige Turner”.

Un nome geniale, per una libreria

Gli autori si sono divertiti a chiamare Turner il proprietario, e Paige l’amata sorella scomparsa, così da giustificare il nome geniale della sua libreria, che si rifà al page-turner che indica un romanzo così avvincente (ma leggerino) che si legge in fretta senza riuscire a smettere, girando continuamente le pagine. “Volta-pagina” potremmo tradurre l’espressione.

Gli agenti di Jo Nesbø mi sa che hanno pagato più di tutti, per la visibilità

Comunque Emmett Turner è un maniaco psicopatico per il Natale, un festeggiatore seriale che secerne bontà zuccherosa da ogni poro, va in giro a dare coltellate di bene come un sociopatico morbidoso. Come sempre, il grado di approfondimento dei personaggi nelle storie d’ammmmòre anglofone è pari a un ciottolo levigato.

E quella è la sezione dell’ammmmmmòre

«La sonnacchiosa Derryville ruggisce di vita durante le festività natalizie come costretta dalla magia del Natale stesso», ecco un altro estratto da quello che viene presentato come il capolavoro del momento, un libro la cui trama l’autrice così riassume: «È la storia di una donna in carriera che è finita in una piccola città per le vacanze, e lì potrebbe trovare l’amore»: ahhhh che tramona eccezionale! Soprattutto nuova e fresca…
Ma a proposito di tramone originali, quando per il suo giro promozionale del libro la nostra Nell arriva a Springdale, lo fa a bordo di un’auto noleggiata che divide con un altro viaggiatore, rimasto appiedato: il biondo Brad (Preston Vanderslice), un buco di sceneggiatura orripilante.

L’espressione falsa e tirata di chi deve fingere che questa sia una bella storia

Brad è non si sa cosa e ci viene introdotto a pronunciare questa frase: «Le ricerche non mentono, è a Springdale che si festeggia il Natale più autentico d’America». Che vuol dire “autentico”? Il Natale americano è quanto di meno autentico esista nella storia delle festività natalizie, come fanno a decidere cosa sia autentico in un falso?
La sceneggiatura imbarazzante fallisce miseramente nel presentarci Brad come ’o malamente, cioè la figura tipica della sceneggiata napoletana – genere che rappresenta perfettamente il romance anglofono – che concupisce issa portandola via al protagonista, iss’. Insomma, la solita protagonista donna contesa da due uomini… ah, quanta freschezza!

Mmm quale trama romance scriverò ora? Ma sì, una donna e due uomini…

«Una separazione era sufficiente, Amanda aveva chiuso il suo cuore e aveva buttato via la chiave, ma mentre entrava in contatto con Derryville e i suoi abitanti era come se quella stessa città si impossessasse ancora della chiave. Mentre immaginava l’uomo che forse avrebbe conquistato il suo cuore Amanda pensava a lui: nessuno sarebbe mai stato alla sua altezza. Nessuno.»

Ci hanno pure riempito la libreria, con questo romanzo…

Mentre continuano a citarsi brani dello pseudobiblion della Phillips, dimostrando la totale nullità di un romanzo che tutti i personaggi fanno a botte per gridare quanto sia geniale, con sguardi falsi come il Natale di Springdale, lo psicopatico dell’ammmmòre Emmett è vittima di un altro inciampo di sceneggiatura.

Lo psicopatico del Natale e la nuova vittima del suo ammmmòre

Ci viene mostrato ad aiutare una bambina a fare i compiti e a parlare con una donna incinta, così pensiamo: ok, ha mollato la protagonista anni fa e si è fatto una famiglia. Poi la donna incinta esce fuori essere la moglie di un altro personaggio, e la bambina non è sua figlia bensì la nipotina, di cui deve occuparsi dopo la morte della sorella: da sei anni non tocca donna perché deve occuparsi della bambina, quindi Nell – che ovviamente non può filarsi quel robot senz’anima di Brad – torna con lui, e guarda caso anche lei è stata monaca di clausura per sei anni. I due possono ricominciare da dove si erano fermati sei anni prima.
Il tutto condito con trovate di sceneggiatura così imbarazzanti che al confronto il cinema di regime mussoliniano sembra un’opera rivoluzionaria!

Pensa, ti pagano pure per scrivere ’ste cazzate

Personaggi fissi nel loro ottuso ricalcare i passi di tutti i personaggi del romance, paralizzati nei loro schemi immutabili come fossero stati colpiti da frecce al curaro; una storia buffonesca per un’esecuzione fatta da automi: mi rifiuto di pensare che quelle forme vagamente umane che si muovono in video siano persone reali. Forse è un film fatto interamente al computer, perché i volti mostrati non hanno alcuna traccia di vita.

Scansati, cara, che ho un riflusso d’ammmmmòre

Mentre si vomita ammmmòre, zucchero e bontà in ogni scena, da metà film in poi il povero “libro falso” che dà titolo al film scompare per sempre, e che Nell Phillips sia una scrittrice non ha più alcun peso nella vicenda: è solo una donna innamorata che fa di tutto per portare il suo uomo nel suo mondo, come recita Woman in Love di Barbra Streisand.
Ma assolutamente geniale rimane il sistema con cui ci mostrano la romanziera intenta a buttare giù le bozze per il suo secondo romanzo. Come detto più volte, i film romantici sono evidentemente pensati per persone culturalmente ferme ad inizio Novecento, se non prima, quindi mostrare uno scrittore al PC non sta bene: tutte le scrittrici romance sono mostrate alla scrivania con carta e penna, e un computer spento accanto a loro. Qui si va oltre, perché la protagonista scrive il suo nuovo romanzo… sui post-it!

Ecco appena scritta la trama del prossimo grande romanzo di Nell Phillips

Lasciamo issa, iss’ e ’o malamente al loro destino circolare, ripetuto sempre identico nelle infinite storielline d’amore schematiche che infestano la narrativa, e via in cerca di nuove avventure: cioè di nuovi “libri falsi” dell’ammmmmmmmmmòre!

Chiudo come di consueto lasciando traccia del doppiaggio italiano, esclusivo per la TV essendo il film inedito in home video.

Personaggio Attore Doppiatore
Nell Phillips Ashley Newbrough Valentina Pollani
Emmett Turner Kristoffer Polaha Andrea Lavagnino
Brad Preston Vanderslice Andrea Beltramo
Caroline Lucas Lucia Walters Lucia Valenti
Marnie Bailey Skodje Erica Laiolo
Hayley Debs Howard Chiara Francese
Roy ? Roberto Accornero
Jenny Veronika Hadrava Stefania Giuliani
Signora Ferguson Linda Sorensen Patrizia Giangrand
Steve Ryan McDonell Walter Rivetti
Lance Ronald Patrick Thompson Maurizio Di Girolamo
Julia Michelle Choi-Lee Martina Tamburello

L.

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Pubblicato da su dicembre 23, 2019 in Pseudobiblia, Recensioni

 

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[Pseudobiblia] Due weekend sulla neve

Continua il mio viaggio nei filmetti romantici che arrivano in esclusiva televisiva – saltando cioè la distribuzione home video – con argomento “libri falsi e ammmòre“. Non capirò mai perché da anni il genere romance, sia librario che filmico, punti tantissimo su libri, librerie e biblioteche quando nessuno di questi elementi ha il minimo valore nella trama, ma tant’è.

Stavolta parlo di un dittico di film della Hallmark, celebre casa dedicata all’ammmòre, presentati in esclusiva italiana da TV8 il 25 e 28 ottobre scorsi, e visti approfittando di una febbre che mi ha costretto a casa. Lo so, l’accoppiata “febbre + filmetto romance” può essere letale, ma ho voluto provare anche questo mix potente.

Con “Un weekend sulla neve” (One Winter Weekend, 2018) di Gary Yates conosciamo i personaggi che, come si può vedere dalla locandina, sono un vero e proprio manuale della banalità politicamente corretta. Essendo un film di genere romance, obbligatoriamente la protagonista è una donna e tutto si svolge dal suo punto di vista; co-protagonista è ovviamente la sua migliore amica, ma mica quelle serpi che poi ti fregano l’uomo, no no, proprio la best friend forever; trattandosi di una storia d’ammmòre c’è l’uomo di turno, ovviamente ricco sfondato, e il suo relativo amico, ovviamente chirurgo. Entrambi hanno a cuore i bambini poveri, per cui organizzano eventi di beneficenza, e il ricco è bianco e il dottore è nero. Toh, come bianche e nere sono le due protagoniste: chissà mai chi si metterà con chi…

Amore in libreria, successo assicurato

Una vacanza sulla neve, un errore di prenotazione che porta i quattro protagonisti a condividere la stessa suite, ah sento potenti dosi di ammmòre che mi schiacciano a terra.

La particolarità della storia è che la protagonista Cara Reneau (Taylor Cole) scrive per una rivistina femminile di discreto successo ma parecchio modaiola e pettegola, e la donna vorrebbe invece essere ammessa al corso di scrittura creativa di Berkley per diventare romanziera. Toh, a cinque minuti dall’inizio del film è ammessa a Berkley, e toh, nel cassetto aveva già stampata una bozza del suo romanzo: portiamola in vacanza e lasciamola sul tavolo, così il bel ricco sfondato può leggerla e far scatenare altre valanghe di ammmòre.
Ben (Jack Turner) infatti di giorno è un ricco imprenditore di un’azienda che produce snowboard ma la sua vera passione è la lettura e infetti Cara lo coglie sul fatto con un romanzo di Agatha Christie. Ah, quanta originalità nella scelta dell’autrice. E quale fra i milioni di titoli da lei scritti sarà scelto? Che domande…

Agatha Christie in montagna rende molto di più

Ora nasce un bel problema. Siamo negli Stati Uniti, quindi il romanzo in questione si intitola And Then There Were None (1939), perché l’edizione britannica (“Dieci piccoli negri”) credo avrebbe provocato qualche problemino. Visto che in Italia il romanzo è uscito nel 1946 con due titoli – “… E poi non rimase nessuno” (Mondadori 1946) e “Dieci piccoli Indiani” (Mondadori 1946), unificati nel 1977 dal titolo cumulativo “Dieci piccoli indiani. E poi non rimase nessuno” – i doppiatori devono fare una scelta, e (giustamente, per me) optano per il titolo più famoso, così la doppiatrice di Cara dice «Ah, Dieci piccoli indiani».
La pensa diversamente il traduttore del secondo film, dove lo stesso libro sbuca fuori e cosa recita la scritta? “E non rimase nessuno“… con un “poi” in meno…

Perché tradurre letteralmente un romanzo edito in Italia con altro titolo?

Il romanzo di Cara non ha alcun peso nel primo film, tutto focalizzato su secchiate di ammmòre che volano da tutti i pizzi, con il riccone che si sta innamorando di lei ma ha paura che in quanto scrittrice scandalistica lo voglia solo rovinare, e tutto quanto è facilmente immaginabile. Visto che secondo il romance il miglior gesto d’amore che un uomo possa fare ad una donna è spingerla a cambiare vita, ecco che la storia si chiude con Cara che decide di mollare la rivistina volgarotta e andare a fare quel famoso corso di Berkley.

Passa un anno e per motivi ignoti – davvero il film ha avuto tutto questo successo? – l’intero cast tecnico-artistico viene richiamato nella stessa location a girare “Un weekend sulla neve 2” (One Winter Proposal, 2019). Stavolta Cara non è più un’aspirante scrittrice ma ha un libro in uscita.

Due film, un solo “libro falso”

C’è un aspetto molto curioso riguardo lo pseudobiblionLa ragazza che sapeva troppo” (The Girl Who Knew Too Much): dalla copertina sembra un libro pubblicato, invece… è solo una bozza!

Che carino, pare un libro vero

La trama infatti prevede che durante la vacanza negli stessi luoghi del primo film la donna cerchi di capire se il finale sia giusto. Malgrado si tratti di un romanzo giallo, infatti, la coppia di detective sembra ricalcare lei e il suo fidanzato Ben ma… alla fine del libro i due si separano. Che sia un segnale? Questa è l’ombra nera che anima la storia e fa angustiare il povero Ben. E anche una critica, che così “stronca” il romanzo nella recensione sulla sua rivista:

«Il romanzo di Cara Reneau è uno dei gialli esordienti decisamente più promettenti nell’ultimo periodo, il che rende i suoi passi falsi ancora più contraddittori. Scrittura molto tesa, dove imperversano sotterfugi e rivelazioni, ma è il suo cuore a renderlo davvero accattivante. È la storia di come a volte per risolvere un mistero bisogna smettere di cercare e lasciarsi travolgere. […] La Reneau non fa alcun passo falso, fino a quando nel capitolo finale i due detective inaspettatamente si separano: un romanzo che celebra il potere del cuore di superare ogni paura, ma che si dimentica della sua stessa lezione nel finale.»

Ora, è davvero difficile da accettare che un critico recensisca un romanzo che ancora non è stato pubblicato, cioè una semplice bozza, eppure è quello che vuole farci credere il film: Cara infatti capisce che i due personaggi devono mettersi insieme, chiama l’editore e cambia il finale. Questo prevedeva la trama e così hanno un po’ forzato la mano alla realtà editoriale.

Intanto però Ben non ha un difetto né un’ombra, è il classico uomo bidimensionale tipico dei romance. È di grande supporto a Cara e per farle capire che una critica negativa non vuol dire nulla tira fuori celebri romanzi che all’epoca della loro uscita sono stati stroncati. Dimenticandosi di dire che forse fra Moby Dick e il romanzetto giallo di Cara c’è una piccolissima differenza… Ma va be’, è accecato dall’ammmòre.

Fitzgerald? Un principiante…

Kerouac? A Cara gli spiccia casa!

È lodevole l’intento di raccontare la storia d’amore di due amanti della lettura, ma c’è sempre lo stesso problema: lo spettatore medio non sa una mazza di libri. Anche quelli che adorano il romance pieno di libri e librai, probabilmente non hanno mai letto un libro che non fosse un romanzetto rosa. (O almeno è questo che sembrano pensare gli autori di queste storie). Però ne hanno sentito parlare…

L’ammmòre in libreria piace, soprattutto a chi non legge altro che romanzi rosa

E così il film è costretto a citare gli autori più famosi del mondo, per essere sicuro di farsi capire dallo spettatore. La Christie, prima, e Arthur Conan Doyle dopo.

E vai con il secondo autore più famoso al mondo, dopo la Christie

Solamente un attacco di febbre poteva convincermi a vedermi in rapida sequenza due filmetti romance della Hallmark, e do la colpa al malanno il fatto… che alla fine mi sono anche piaciuti! Si tratta di un onesto prodottino di genere, dove avviene solo l’ovvio nell’esatto momento in cui deve avvenire, dove i personaggi sono posticci e bidimensionali, dove tutto è ammmòre e felicità… E forse questa sua onestà alla fine funziona, e mi ritrovo a sperare che anche l’anno prossimo i personaggi tornino a passare un weekend sulla neve! Nel caso, chiamatemi…

Attenti al romance: è contagioso!

Chiudo lasciando traccia del doppiaggio del film, uscito esclusivamente in TV.

Personaggio Attore Doppiatore
Cara Taylor Cole Perla Liberatori (primo film)
Eleonora Reti (secondo film)
Megan Rukiya Bernard Selvaggia Quattrini (primo film)
Roberta De Roberto (secondo film)
Ben Jack Turner Federico Di Pofi (primo film)
Davide Albano (secondo film)
Sean Dewshane Williams Gabriele Vender (primo film)
Gianluca Cortesi (secondo film)

Edizione italiana: CD Cine Dubbing.
Dialoghi italiani: Luca Giacomozzi (primo film) Gaia Molinari (secondo film).
Direzione del doppiaggio: Francesco Testa (primo film) Luca Giacomozzi (secondo film).
Assistente al doppiaggio: Camilla Barbanera (primo film) Roberta Russo (secondo film).
Fonico di doppiaggio: Stefano Vadalà.
Mixage: Paolo Castellani (primo film) Mauro Lopez (secondo film).

L.

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Pubblicato da su novembre 4, 2019 in Pseudobiblia

 

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[Pseudobiblia] Il romanzo di un amore (2015)

Continua il viaggio nei filmetti rosa a sfondo pseudobiblico, stavolta con un concentrato iperproteico di smielata zuccherosità trasmesso da La5 (Mediaset) all’interno di un ciclo dal titolo più che eloquente: “Cinquanta sfumature d’amore”. Già sento che mi si stanno cariando i denti da tutto questo zucchero!

Stavolta la celebre Hallmark si dà al gioco di parole romantico-letterario con il suo A Novel Romance (2015), delizioso titolo che può indicare sia un “novello amore” che una “novella d’amore”, a cercare di riportare in italiano il gioco. Non ci provano neanche, i titolisti italiani, così lo trasmettono il 4 ottobre 2019 con il titolo “Il romanzo di un amore“, doppiato in esclusiva dalla consueta La Bibi.it.

Il celebre romanziere Liam Bradley (Dylan Bruce) sta creando la sua nuova opera, seduto in una stanza vuota davanti ad un finestrone, con una enorme scrivania vuota – più un tavolo, che una scrivania – e scrive con la sinistra su un foglio tenuto con la destra: ma chi ha concepito ’sta follia? Perché non si mette comodo? Sembra stia prendendo gli appunti per la lista della spesa. In effetti quello che scrive non sembra di qualità migliore:

Tipico scrittore di New York

«Eva seppe che quella era l’ultima volta che lo vedeva: l’ultima volta che vedeva l’uomo che le aveva rubato il cuore…»

Bradley stesso è nauseato da ciò che ha scritto e butta via il foglio. Ah, ora ho capito: gli autori volevano far capire che il romanziere è insoddisfatto e volevano mostrare il solito gesto dello scrittore che strappa il foglio. Forse pensano di star rivolgendosi ad un pubblico femminile stagionatello e che magari non sa che dagli anni Ottanta tutti gli scrittori usano un computer, e quindi il gesto dello strappare il foglio rimane puro intrattenimento filmico, peraltro totalmente privo di qualsiasi senso.

Che scrittore è, se non getta via pallottole di carta?

Scopriamo subito che il nostro autore travagliato è alle prese con la temibile “seconda opera”, cioè il momento chiave di ogni artista: dove si capisce se il successo della prima è stato un caso o se c’è del vero talento. Il fatto che il nostro romanziere non riesca a scrivere due parole insieme fa propendere per il primo caso.
Comunque il suo primo romanzo – “La prima stella della sera” (First Star of Evening) – è stato un successone grazie anche alla trovata di usare uno pseudonimo avvolto nel mistero: chi è Gabriel August? E chi se ne frega?

Ora però con l’imminente uscita del suo nuovo libro, “By The Lighthouse“, il baldo autore per contratto deve “rivelarsi” e ha paura: come farà a fare la figura del grande romanziere se non riesce più a mettere due parole in fila?

Il mistero dello scrittore misterioso

La sua agente Jackie (Camille Mitchell) gli consiglia di prendersi una pausa da New York e tornare nella casa di famiglia a Portland, e durante il viaggio in aereo la melassa crolla potente sulla storia. Accanto a lui sull’aereo si siede Sophie Atkinson (Amy Acker) dal sorriso totale, e appena iniziato il viaggio lei tira fuori un libro. Avete già indovinato quale: il libro del misterioso Gabriel August. Addirittura un’anteprima, visto che non è ancora uscito in libreria.

Un incontro drammaticamente ovvio

Incuriosito, Bradley cerca di capire che ne pensi questa sua lettrice in anteprima, ed esce fuori che sì, è carino… però il primo libro di August era decisamente migliore.

«Credo che il primo libro abbia avuto così successo perché era una storia autentica: era molto facile identificarsi.»

A chiudere la coltellata nella schiena, la donna gli consiglia caldamente il primo libro… «Mentre questo, lascialo perdere: è troppo deludente. È tutto troppo finto, è come se avesse preso il primo romanzo, lo avesse messo nel frullatore e gli avesse dato un altro titolo».
Romanzieri si sono dati all’alcol, alle droghe o al suicidio per recensioni decisamente più morbide di questa… ma questo è un romance, quindi il nostro Bradley incassa con piacere e addirittura sorride.

Chi sarà mai il beota che si nasconde dietro questo pseudonimo?

Sbarcati a Portland Liam dà un passaggio in limousine a Sophie, che ovviamente sale in auto del primo sconosciuto incontrato, e poi devono dividersi. Il nostro scrittore raggiunge la catapecchia che la famiglia gli ha lasciato – una villa hollywoodiana con piscina – e finalmente usa il computer… No, non per scrivere: per cercare Sophie nei social! Cerca “Sophie Portland”, ricalcando in pratica Che bella giornata (2011) di Checco Zalone!

Come al solito, il computer serve solo per rimorchiare…

Come possono incontrarsi due sconosciuti a Portland? Semplice, basta che uno sia uno scrittore misterioso che sta per rivelarsi in una libreria… e l’altra sia una giornalista con il compito di rivelare ai propri lettori l’identità del misterioso Gabriel August: ah, che intreccio intrecciato, che nodo avviluppato, che più sgruppa e poi raggruppa, per dirla alla Rossini.

Lo scrittore timidone

Il timidone non si presenta e alla fine Sophie stronca il suo libro: almeno così, però, autore e recensore finalmente si trovano. Inizia la storia d’amore dove lui scopre che lei odia le celebrità, essendo rimasta scottata con una storia d’amore con un giocatore di football che la tradiva. Quindi il nostro scrittore deve spacciarsi per consulente finanziario, perché ha paura che la notorietà del suo alter ego spaventi Sophie.
Intanto le consiglia di mollare il giornale e seguire il suo vero sogno, e Sophie lo fa: apre un sito di recensioni letterarie. Soldi a palate! Bah…

Uno scrittore con tanto cuore ma soprattutto tanti soldi

Il picco della sceneggiatura arriva quando per il proprio sito Sophie ottiene l’esclusiva di intervistare il vero autore che si cela dietro Gabriel August… e il dramma esplode: lei non vuole un altro uomo che la inganni e se ne va.

«Io per anni ho fatto finta di non essere Gabriel August, di essere molto meglio di lui, di saper scrivere romanzi autentici che parlassero di gente vera, ma che cosa c’è di più vero di una storia d’amore che si chiude?»

In altre mani avremmo avuto magari uno studio migliore del personaggio, uno scrittore che si crede migliore del proprio pseudonimo, ma ovviamente qui è tutto buttato via: è il solito impaccato di soldi che si innamora della donna che invece bada solo ai sentimenti veri. Che schifo, i soldi…

Aprite i rubinetti della melassa!

Potete scommettere che la delusione d’amore con Sophie finirà in un libro, e così invece del preventivato “Tramonto a Vienna” (Vienna Sunset) che non riusciva a scrivere, la nuova opera di Gabriel August si intitola “Ritorno a Forest Park” (Return to Forest Park) ed è firmata Liam Bradley: è il momento di uccidere August… sperando che la metà oscura non si ribelli!

Dubitavate dell’happy ending?

Zucchero melassato e buoni sentimenti spiccioli indondano questo come ogni altro prodotto similare, ma almeno stavolta c’è dietro una ghiotta storia di libri falsi e falsi autori.

Chiudo lasciando traccia del doppiaggio italiano.

Personaggio Attore Doppiatore
Liam Dylan Bruce Simone D’Andrea
Sophie Amy Acker Franceca Fiorentini
Jackie Camille Mitchell Melina Martello
Nina Tammy Gillis Eleonora De Angelis

Doppiaggio La Bibi.it
Edizione italiana a cura di Letizia Pini.
Dialoghi italiani: Daniela Carrieri.
Direzione del doppiaggio: Anna Cesareni.
Sonorizzazione: NC.
Mixage: Riccardo Canino.

L.

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Pubblicato da su ottobre 7, 2019 in Pseudobiblia

 

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[Pseudobiblia] Romanzo a Mitford (2017)

Ormai è nota ai lettori del blog la mia passione per i filmacci più inguardabili che però ruotino intorno a falsi libri o falsi scrittori, quasi sempre storielline d’amore dozzinali perché è il genere principe del pubblico occidentale. Così non potevo farmi sfuggire il canale TV8 che il 16 settembre 2019 ha trasmesso, con doppiaggio italiano esclusivo, Romanzo a Mitford (At Home in Mitford, 2017), uno dei prodotti sfornati in serie dalla celebre Hallmark: la casa dei pomeriggi d’amore.

Il film è la versione cinematografica del primo di una lunga serie di romanzi con cui l’autrice statunitense Jan Karon (del tutto inedita in Italia) ha raccontato le vicende di questo paesino, Mitford: 14 titoli, fra il 1994 e il 2017, non sono pochi, quindi un certo seguito l’hanno sicuramente avuto.
Questo potrebbe sembrare un film che tenti di portare in TV il successo librario della saga, ma da come è strutturato risulta invece un unicum, forse un omaggio a Mitford.

La protagonista, Cynthia Coppersmith (una Andie MacDowell in splendida forma), ci viene brevemente presentata come scrittrice di successo che però ha appena subìto una cocente delusione d’amore: il marito che le faceva da faro nella notte si è appena risposato con un’altra, e questo – ci sembra di capire dai primi minuti – le ha provocato una sorta di blocco dello scrittore. Malgrado il suo agente letterario la pressi perché consegni il nuovo romanzo entro 45 giorni, la donna fa i bagagli, prende la sua gatta Violet e dalla caotica Boston parte per il tranquillo paesino di Mitford.

Ah, dimenticavo: la Coppersmith è celebre per i suoi libri… su Tom il Porospino! Il mondo sta aspettando la sua ultima avventura…

Vendere libri per l’infanzia coi porcospini rende molto, in America

Appena preso possesso della casa del vecchio amato zio, che capiamo essere da poco defunto, cerca di mettersi a scrivere approfittando della situazione rilassata, ma ovviamente non ci riesce.
Come ogni scrittrice mostrata dal cinema degli anni Duemila, anche Cynthia mette sul tavolo un computer portatile circondato da carta e penna: un giorno capiremo a cosa serviranno mai, a parte il chiaro intento scenografico.

Tipici strumenti delle false autrici dello schermo

La poca attenzione viene spezzata dall’entrata in scena di un cagnone troppo esagitato, inseguito da un uomo che dice di non essere il suo padrone ma che comunque sta cercando di calmarlo. Dopo qualche equivoco, finalmente la tecnica classica raggiunge il suo apice e l’uomo misterioso ha in serbo una sorpresa: si tratta di padre Tim Kavanaugh (Cameron Mathison). Un episcopale, quindi tranquilli che la storiellina d’amore si può fare.
Da notare come la scrittrice Coppersmith sia “apocrifa”: è a padre Kavanaugh che è dedicata la serie di romanzi originali!

Potete scommetterci che ci scapperà la scintilla

Quella che segue è una storia che non ha bisogno di spiegazioni. Fra i due personaggi è avvertibile una certa scintilla ma – indovinate un po’? – un venditore locale, un po’ volgarotto, dice di essere innamorato di Cynthia e così finiamo come ogni storia d’amore americana: una protagonista contesa da due uomini di diverso carattere e spessore.
Padre Tim si fa indietro ma poi ci sono trovate di geniale banalità come il pretendente volgarotto che è allergico alla gatta Violet: ah, che grandi trovate di sceneggiatura! Tra bambini teneroni, cagnoloni puffoloni, gattoni pelosoni, cavalloni trotterelloni e ogni altro stereotipo grondante zucchero, tutto finisce in una melassa insopportabile e di una scontatezza disarmante.

Visto?

Impegnata in chiacchiere amorose e in acquerelli banali, non sappiamo molto dell’attività letteraria di Cynthia Coppersmith. Sappiamo che il suo primo libro – “La principessa unicorno” – l’ha scritto nel giardino della casa dello zio, a Mitford appunto, e sappiamo che ora in libreria c’è “Violet goes to Paris

L’unico pseudobiblion mostrato

Ogni volta che scopro un film su un (falso) scrittore ho grandi speranze, ma poi come sempre è la solita storiellina d’amore dozzinale che NON parla MAI di libri…

L.

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Pubblicato da su settembre 20, 2019 in Pseudobiblia

 

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