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[Pseudobiblia] Woman on the Run (2017)

Negli ultimi tempi Rai2 sta comprando a secchiate tutti quei minuscoli e infinitesimali filmettini televisivi canadesi che sembrano rappresentare l’unica realtà televisiva americana. Di quelli action e catastrofici parlo nel Zinefilo, qui mi concentro su quelli “librari”.
Un’altra titanica categoria di questi filmettini è quella “babysitter assassina”: ne esistono a valanghe, malgrado il buon gusto faccia pensare ad un numero limitato di trame sull’argomento.

Il 5 luglio 2019 Rai2 ha recuperato una deliziosa opera che non potevo lasciarmi sfuggire, Woman on the Run di Jason Bourque, regista specializzato in filmacci catastrofici: ecco i suoi film che ho recensito nel Zinefilo.
Perché definisco “deliziosa” un’operazione nata dalle mani di un regista terrificante, specializzato in stupidate? Perché gioca con riferimenti, autori e libri, e questa è sempre cosa buona e giusta.

Rai2 ha presentato il film sulle guide TV con il titolo Chi ha rubato la mia vita?, ma per motivi misteriosi l’ha trasmesso senza titolo, facendolo iniziare un fotogramma dopo la fine del film precedente. Io stavo lì, con il tasto sul REC del telecomando e non sono riuscito a capire che stava iniziando il film: sembravano i titoli di coda del precedente!
E sì che la Rai non difetta certo in pubblicità, almeno uno spottino poteva usarlo per separare le due trasmissioni…

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Pubblicato da su luglio 15, 2019 in Pseudobiblia

 

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Black Butterfly (2017)

Domenica prossima, 14 luglio 2019, su Rai3 andarà in onda alle 21.20 il film Black Butterfly di Brian Goodman: ne approfitto per parlarne così, se dovesse interessare, sapreste dove e quando recuperarlo.

Uscito in patria americana il 26 maggio 2017, la Notorious Pictures lo porta subito nelle nostre sale il 23 luglio successivo, con lo stesso titolo (fonte: ComingSoon.it), e poi nel dicembre successivo lo porta in DVD e Blu-ray.

Malgrado non venga specificato nei titoli – il che è abbastanza grave – IMDb ci informa che il film è il remake americano del francese Papillon Noir (2008) di Christian Faure, la cui sceneggiatura di Hervé Korian viene in questo caso rimaneggiata da Justin Stanley e Marc Frydman, che non sono proprio due sceneggiatori professionisti.

Pablo “Paul” Lopez (Antonio Banderas) è uno scrittore spagnolo trapiantato in America per inseguire un sogno di successo che si è sciolto velocemente al sole, ma la sua storia la lascio raccontare a lui.

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Pubblicato da su luglio 12, 2019 in Pseudobiblia

 

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Ghostwriting 11. Twixt in a Dark Hall

Il destino di alcune giovani donne è di diventare angeli, anzi: Angel. Come la Angel di Dashiell Hammett che con la sua abitudine di raccontare la stessa lacrimevole storia e tutti gli scrittori che rapinava, questi poi ne traevano ispirazione e scrivevano tutti la stessa storia. Dando origine al fenomeno che stiamo raccontando.
«Io non sono il messaggio, io sono il messaggero» spiegava l’angelo di Così lontano così vicino (1993) di Wim Wenders: la donna che diventa ghost per ispirare il writer non è il contenuto dell’opera, ne è solo il veicolo. Non sempre per propria scelta.

Non so cosa sia successo a Francis Ford Coppola e perché abbia perso il suo “tocco”, ma sta di fatto che dopo Bram Stoker’s Dracula la sua carriera è crollata in modo così istantaneo che diventa difficile guardare un suo film successivo senza passare l’intera durata a chiedersi: ma davvero questo l’ha fatto Coppola?
Dimentichiamo dunque il suo nome, che ormai è solo una pagina del cinema di tanto tempo fa, e facciamo finta che quello di Twixt (2011) sia un giovane regista acerbo che cerchi disperatamente facili consensi adoperando trucchetti “piacioni” con l’enfasi e l’entusiasmo (immotivato) che contraddistinguono appunto un giovane esordiente.
Non ho trovato prova certa di una distribuzione italiana

Bella grafica ma di grana grossa

Un Val Kilmer in caduta verticale nella serie Z interpreta il romanziere Hall Baltimore – il cui cognome palesemente cita l’ultimo luogo di residenza di Edgar Allan Poe – in pieno tour promozionale per il suo nuovo libro: Witch Hunter (“Cacciatore di streghe”). Forse “tour promozionale” è un’espressione esagerata: Hall se ne va in giro con l’auto piena di copie del suo libro e cerca di piazzarle tramite “firma-copie” nelle librerie dei più sperduti paesini della provincia americana.
Lo troviamo a passare per Swann valley, ridente cittadina in cui non c’è proprio niente da ridere, e non esistendo qui alcuna libreria il nostro scrittore deve presentare il suo libro nella locale ferramenta.

Non proprio il vostro autore preferito

La gente non fa certo a botte per farsi firmare le copie del nuovo libro, sia perché non conosce quelli precedenti sia perché ignora chi sia Hall Baltimore. Diciamo che il nostro eroe non è in un periodo spensierato della sua carriera, o della sua vita, ma per fortuna lo sceriffo Bobby LaGrange (il sempre eccezionale Bruce Dern) è un suo lettore. Forse l’unico in città.

Segnati qualche dritta per diventare un attore di culto

«Cosa si prova a vivere nella cantina di Stephen King?» gli chiede sghignazzando lo sceriffo: diciamo che non è un campione di diplomazia, ma in fondo il suo interesse per lo scrittore è solo secondario: ciò che LaGrange vuole è sottoporgli i racconti horror che ama scrivere. Il solito scocciatore, e Hall sta già togliendoselo dai piedi quando scatta l’invito che non si può rifiutare. All’obitorio cittadino c’è una morta sconosciuta con un paletto conficcato nel cuore… può interessare?

Mmmm, sì, mi sembra un spunto buono per un romanzo di Hall Baltimore

Hall è dubbioso riguardo alla proposta dello sceriffo di “fare coppia” per scrivere un romanzo sugli strani omicidi di Swann valley, e intanto si reca ad una località turistica del posto: la casa in cui dormì Edgar Allan Poe.

Giusto Poe poteva dormire qui

Il nostro scrittore condivide un dolore con molti suoi colleghi. Ha iniziato la carriera con un romanzo “di cuore”, Fortune’ Pilgrim, incensato dal “New York Times” e dedicato alla figlia Vicky con tutto l’amore di papà: ovviamente è roba che non vende. Volete mettere una serie di romanzi incentrati su un cacciatore di streghe? È molto comune, nella fiction, la figura del romanziere che si ritrova a dover scrivere libri che disprezza e a soffrire di non poter scrivere ciò che vorrebbe: dubito che esista nella realtà, ma nella narrativa fa sempre la sua bella figura.

Il primo ed unico vero romanzo di Hall Baltimore

Mentre la sua agente (che è anche sua moglie) lo incita ad iniziare un nuovo romanzo, quindi, il nostro Hall proprio non ne vuol sapere di altre streghe: vorrebbe scrivere qualcosa di più personale, magari… sulla morte della figlia, anche per lenire il dolore con la scrittura. Ma nessuno vuole un libro del genere. Almeno non da Hall Baltimore.

È il momento che il writer incontri il suo ghost

Mentre il writer si aggira per la cittadina notturna in cerca di ispirazione, subito gli si affianca il ghost pronto a dargliela: è una ragazza di 12 anni, si chiama Virginia ma per via dei dentoni che sta cercando di curare con l’apparecchio si fa chiamare Vampira. Tutti però la chiamano semplicemente V (Elle Fanning).
Ovviamente è un sogno in cui Hall immagina la ragazza uccisa vista all’obitorio, che però gli accenna ad un antico fatto di sangue avvenuto proprio nella casa dove dormì Edgar Allan Poe: se quella storia ha ispirato il maestro dell’orrore, può andare bene anche per il nostro Baltimore.
Non sfugga il collegamento alle origini stesse del ghostwriting: la ragazza ha raccontato a Poe e a Baltimore la stessa storia, come la ladra Angel di Hammett la raccontava a tutti gli scrittori che derubava. Dubito però sia un riferimento voluto…

Penne ed alcol: può iniziare la scrittura

L’editore (una simpatica comparsata di David Paymer) è disposto a pubblicare The Vampire Executions, un romanzo di vampiri di Baltimore ma solo ad una condizione: che abbia un finale esplosivo, roba forte. E il nostro scrittore mente, promettendogliene uno. Promettendogli «a great twist ending», un finale spettacolare di cui ovviamente non ha la benché minima idea. Né lui né lo sceriffo che è più che contento di partecipare all’operazione.

Edgar… aiutami tu a scrivere!

Quello che segue è l’esposizione di una trametta abbastanza superficiale e già vista mille volte, con l’indagine “moderna” che cerca di far luce su un brutto fatto di sangue di un lontano passato tramite l’uso di flashback e una dose letale di trucchetti cinematografici che forse, nella mente di Coppola, volevano farlo tornare ai tempi di Dracula: non lo fanno. Sia perché il budget è una barzelletta, sia perché fare “il grande cinema” con una telecamerina digitale fa ridere, se non facesse piangere.
Così tra dissolvenze pretenziose, paraculate come chiamare in scena Poe in persona (l’ottimo Ben Chaplin) e giochi di immagini più ascrivibili ad un giovane esordiente acerbo che ad un maestro del cinema (ormai cotto), il film procede senza molto interesse.

Le due “vittime” dello stesso ghost

Malgrado una sceneggiatura che non avrei problemi a definire dilettantesca, se non portasse la firma di Francis Ford Coppola (ma magari è un omonimo!), l’unica particolarità del film è appunto l’andare (probabilmente senza saperlo) alle origini del ghostwriting, con una giovane donna che “appare” tanto a Poe quanto a Baltimore, due scrittori che in realtà non sono affatto interessati alla persona, in fondo se ne fregano del fatto di sangue che ha portato V alla morte (e forse al vampirismo): ciò che conta è l’ispirazione letteraria che sapranno trarne.
Baltimore alla fine scrive The Vampire Executions e sappiamo che è un capolavoro che vende 30 mila copie. Un po’ pochine, per il mercato americano…

Dunque gli scrittori amano incontrare giovani donne “fuori dal normale” che sappiano ispirare loro nuove trame e possibilmente romanzi bestseller. Ma come si diventa ghost? Come può una ragazza avocare a sé tutti questi “poteri ispiratori”? C’è una scuola per insegnarlo?
Sembra incredibile… ma c’è. Si chiama Blackwood.

Ne parla il film Down a Dark Hall di Rodrigo Cortés, che esce in anteprima italiana con il semplice (e immotivato) titolo Dark Hall. Distribuito nelle nostre sale dal 1° agosto 2018 grazie alla Eagle Pictures (fonte: ComingSoon.it), la stessa casa lo porta in DVD dal dicembre successivo.
Gli sceneggiatori Mike Goldbach e Chris Sparling portano su schermo il romanzo omonimo del 1974 di Lois Duncan, la prolifica autrice che l’anno precedente aveva scritto una storia che in seguito è diventata un grande canone, oltre che un film: I Know What You Did Last Summer (1973). Parecchie trame sono semplici rielaborazioni del classico “So cosa hai fatto”.
L’autrice è praticamente ignota in Italia, So cosa hai fatto (Sperling & Kupfer 1998) arriva in italiano solo grazie all’uscita del film omonimo, così come Dark Hall viene portato in libreria da Mondadori solo nel luglio 2018 in occasione (di nuovo) dell’uscita del film omonimo.

Katherine “Kit” Gordy (AnnaSophia Robb) è una ragazza problematica che finisce sempre nei guai, così i genitori pensano bene di mandarla in un collegio femminile che sappia raddrizzarla a dovere: cioè uno di quei lager tipici della narrativa statunitense, dove gli studenti sono imbottiti di farmaci e tenuti prigionieri. Potenza dell’educazione…
A dirigere la scuola c’è la bieca e un po’ “duretta” Madame Duret (anche se la “t” è muta) interpretata pare da Uma Thurman, anche se a guardarla non si direbbe.

Dicono che questa sia Uma Thurman: io non ci credo…

Katherine e le altre ragazze vivono una normalissima trama scolastico-adolescenziale, con tutte le noiose banalità del caso, finché non diventa chiaro che le arti in cui vengono istruite… vengono loro sempre meglio, più di quanto sia plausibile immaginare.
Come mai ragazze che non hanno mai visto un numero in vita loro ora sono provette matematiche? Come mai appena preso un pennello in mano diventano pittrici eccezionali? Ogni ragazza diventa una maestra nell’arte in cui si esercita… come se le ragazze stessero diventando novelle muse. O meglio, come se l’anima di antichi maestri stesse entrando in loro.

A scuola di ghost

«Essere posseduta solo per imparare a suonare il piano è un privilegio?» Sembra una frase pronunciata in un film di denuncia su un maestro di musica stupratore, invece le parole vanno prese alla lettera: Katherine è stata scelta dall’anima di un maestro di musica per essere il suo nuovo “corpo”, anzi le sue mani. Tramite la ragazza, un pianista defunto potrà tornare a portare la musica nel mondo.

«Stupida ragazza, tu non sai suonare alcuno strumento. Voi non capite: siete i loro strumenti. Ognuno di noi ha un dono, il mio è di comunicare con l’altro lato. Il tuo dono, il dono che avete voi, ragazze mie, è di essere dei tramiti.»

Al di là di tradurre other side con “altro lato” – Aldilà forse era più consono – la confessione di Madame Duret ci spiega che la scuola serve solo a far incontrare i ghost, maestri nelle arti senza però più un corpo, con nuovi corpi freschi da utilizzare per poter continuare la propria arte.
Malgrado il doppiaggio italiano utilizzi la parola “tramite” (nel romanzo si parla di receiver e la traduttrice Egle Costantino usa giustamente “ricevente”), nel film il termine usato è vessel, splendida immagine che evoca sia letteralmente il “vascello” ma anche l’immagine di ciò che trasporta. Ancora negli anni Settanta in italiano il “cassamortaro” o il “becchino” aveva un nome più dignitoso come “psicopompo”, cioè trasportatore di anime: ciò che trasporta non ha la dignità di ciò che è trasportato, ma la sua funzione è parimenti basilare.
E torniamo all’angelo di Wim Wenders, che non è messaggio bensì messaggero: cioè trasportatore di messaggio. Esattamente ciò che fa il ghost che ispira un writer.

«È dall’alba dei tempi che gli artisti cercano tutto questo, la massima fonte di ispirazione: la Musa.»

I poemi omerici già avevano capito il grande gioco del ghostwriting, ed infatti utilizzavano l’epiclesi (in greco) o invocatio (in latino): cioè iniziavano sempre con il writer che invoca il ghost ispiratore. «Cantami o Musa» (ἔννεπε, μοῦσα) è l’inizio dell’Odissea, citato anche ad apertura del film, mentre «Cantami o Diva» (ἄειδε θεα) è l’inizio dell’Iliade: perché le Muse sono così importanti da essere divine.
Questa è Blackwood: una fabbrica di muse, di ghost pronte ad ispirare futuri writer.

Cantami o Musa…

La storia in realtà non ha alcun interesse per il ghostwriting. Il film è null’altro che una scontatissima e noiosissima storiellina di fantasmi, mentre nel romanzo si punta molto di più su risvolti decisamente pratici dell’idea di fondo:

«Hai visto i risultati ottenuti in passato. La piccola Jeanne Bonnette ha scritto tre romanzi. Li abbiamo pubblicati con uno pseudonimo e il ricavato ci ha permesso di acquistare Blackwood. E quella ragazza nera di Marsiglia, come si chiamava? Gigi? Più di cinquanta quadri a olio, direttamente dall’epoca dell’Impressionismo francese.»

Madame Duret ha semplicemente messo su una “fabbrica del falso”, sfruttando le anime dei grandi artisti e le loro giovani reincarnazioni per ricreare celebri opere da vendere. In fondo già abbiamo visto uno stesso ghost ispirare più writer… perché non guadagnarci anche sopra?

«Nessuno si è preso il disturbo di informarci riguardo a che fine avremmo fatto. Un conto è fungere da ricevente, cosa di cui comprendo il valore, ma tutt’altro è sapere che ti distruggerà.»

Non sembra che diventare Muse sia un processo innocuo, quindi le ragazze del romanzo e del film dovranno sfuggire al loro destino.
Eppure il destino di tutti è l’oblio, mentre da almeno diecimila anni la Musa di Omero viene citata e cantata. Forse la vera immortalità… si nasconde nel ghostwriting.

L.

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Pubblicato da su luglio 1, 2019 in Indagini

 

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Ghostwriting 10. Scrittori senza figli

Uno dei rari film con un errore di battitura nel sottotitolo…

Perdere un figlio è un’esperienza traumatica per chiunque, ma per uno scrittore vuol dire anche perdere l’ispirazione. Ci sono casi però in cui proprio il defunto figlio è il vettore di ispirazione per il genitore scrittore: è il ghost che andrà a trovare il suo writer.

Rachel Carlson (Demi Moore) è una scrittrice di successo i cui romanzi sono tutti pluri-premiati. Il suo Touched ha ottenuto l’Oxford Opus Award for Literature, mentre sia The Darkening Seas che The Scream Thef hanno vinto il prestigioso CWA Gold Dagger for Fiction (premio attribuito dall’Associazione Scrittori Gialli). Inoltre, il suo recente Dreamers Awake è al primo posto in classifica: «Thriller superbo che vi terrà col fiato sospeso fino alla fine», è il giudizio di un recensore.

Interno londinese con barca

È la protagonista di Half Light, scritto e diretto da Craig Rosenberg, presentato in patria il 17 gennaio 2006 e portato in Italia dalla UIP il 16 giugno successivo, con titolo invariato (fonte: ComingSoon.it). La Universal lo porta in DVD dall’ottobre successivo, concludendo nel 2006 la breve parabola del film.

La scrittrice di successo Rachel Carlson

«No laptop for Rachel» recita un articolo di giornale: l’autrice infatti è nota per rifiutarsi di utilizzare un computer e di preferire la cara vecchia macchina da scrivere: dispiace per gli impiegati del suo editore, che dovranno ribattere al PC ogni suo libro, ma più gli autori usano la tecnologia più fa figo dire che non lo fanno.

Alcuni libri di Rachel Carlson

Il marito di Rachel è anche lui scrittore, ma soffre della “Sindrome di Tabitha King”, secondo le sue parole, per cui si sente come la moglie scrittrice di Stephen King il cui talento è ovviamente offuscato dalla fama del marito. Per quanto si impegni, il marito di Rachel vivrà sempre all’ombra della notorietà della consorte: il suo romanzo ha collezionato molti rifiuti, l’ultimo dei quali è deliziosamente crudele:

«Not sufficiently mysterious for a mystery, nor sufficiently thrilling for a thriller»

«Non abbastanza misterioso per essere un mystery, troppo poca tensione per un thriller».

Rachel ha appena firmato un contratto di quattro milioni di sterline, quindi sembra davvero che stia vivendo un sogno… finché non arriva il risveglio: mentre giocava, il suo bambino annega in un fiume, e tutto il mondo di Rachel Carlson va in pezzi.

È il momento di raggiungere la casa isolata

Come si fa a scrivere con la morte nel cuore? Abitando poi nella casa dove è morto il proprio figlio? La scrittrice dunque segue alla lettera i dettami del ghostwriting e ad otto mesi dai tragici eventi si trasferisce da sola in una casa isolata, sperduta nel nulla: Ingonish Cove. «Fuori mano, tranquillo: non c’è nessuno nel raggio di miglia»: le parole della sensale dovrebbero evocare alla mente decine di film horror che iniziano allo stesso modo, invece convincono la Carlson, che molla tutto e va a finire il suo romanzo su una brulla scogliera sperduta del Galles del nord. «Se non scrivo qui, non scrivo da nessuna parte» è il suo commento.

C’è pure un faro, che vuoi di più?

La bellezza selvaggia del luogo incanta l’autrice e poi c’è anche un faro, di cui la Carlson sta scrivendo nel proprio romanzo: una vera e propria “signora del faro“, un classicone.

La casa isolata c’è e pure la scrittrice… dov’è ora l’ispirazione?

Non passa però molto prima che la donna cominci a vedere il fantasma di suo figlio, ma non è un’apparizione innocua: il bambino vuole trascinarla via con lui nell’oblio. Per fortuna c’è un ragazzo del posto, il guardiano del faro Angus McCulloch (Hans Matheson), che compete con la donna per quanto riguarda la vita solitaria. I due fanno amicizia, essendo “vicini di casa”, eufemismo che mal si adatta alla quantità di distanza fra i due, ma essendo una terra disabitata ci sta.

Il ghost raggiunge sempre il suo writer

«Io scrivo perché… non funziono molto bene come essere umano, se smetto di farlo». Invece la donna ha smesso qualcosa, e per la precisione di assumere le medicine prescritte per la sua depressione. Quindi le apparizioni così reali del figlio sono frutto di allucinazione indotta dall’interruzione dei farmaci? Di sicuro la Carlson non sta bene, come testimonia la scena dello specchio: mentre si sistema i capelli, vediamo che originale e riflesso… non corrispondono! Poi l’obiettivo entra nello specchio, inquadrando ossessivamente il volto della donna impietrita dall’orrore, e girando su di sé si volta ad inquadrare di nuovo lo specchio, in una scena di altissimo virtuosismo che da sola vale l’intero film. Complimenti anche a Demi Moore, che riesce a lacrimare in perfetta sincronia.

Una scena che da sola vale l’intero film

Quando ho visto la prima volta il film, nel 2012 per scriverne su ThrillerMagazine, sono stato alquanto severo nel giudizio, probabilmente seccato dallo sviluppo della trama ben poco “letterario”, invece rivedendolo ho apprezzato molto di più il tono volutamente hitchcockiano dell’opera, pieno di colpi di scena che non voglio rivelare perché consiglio caldamente la visione di Half Light. Quindi rimango sul vago e vi chiedo di fidarvi: la writer nella casa isolata troverà il suo ghost come vuole la regola… ma nulla sarà come sembra.

Come scrivere “Il mattino ha l’oro in bocca” solamente con la lettera A…

Forse il finale non è proprio all’altezza del film, ma rimane comunque un prodotto da riscoprire. Purtroppo rimane l’ultima prova da regista dello sceneggiatore del “mistero” di film successivi come The Uninvited (2009), Le origini del male (2014) e Volo 7500 (2014), ed è un gran peccato.

E quest’altalena? Lo scopriremo alla fine di questo ciclo…

Una parentesi merita assolutamente un delizioso gioco compiuto dal regista-sceneggiatore australiano Craig Rosenberg, notoriamente grande appassionato del football del suo Paese.
All’inizio del film viene mostrata la classifica dei bestseller con Dreamers Awake della Carlson in cima… ma chi sono gli altri autori citati? Per non scomodare veri scrittori – che magari non avrebbero gradito essere presentati come inferiori alla Carlson – si è pensato quindi a creare degli pseudobiblia assolutamente imperdibili.

Una fugace lista di pseudobiblia

In seconda posizione troviamo Where is Helen d’Amico di Kevin Bartlett («Una ragazza scompare nella metropolitana di Londra» è la trametta). Bartlett è un giocatore di football australiano che si conquistò una certa fama fra gli anni Sessanta e Ottanta. Proprio nel 1982 una importante finale rimase famosa per essere stata interrotta da una streaker, una donna che scese in campo nuda: il suo nome? Ovvio, Helen d’Amico.

In terza posizione c’è Roach’s Screamer di Tom Hafey («Paura e raccapriccio in un piccolo villaggio»). Anche qui siamo nel campo del football australiano: Hafey ha giocato fra il 1954 e il ’58 per poi iniziare una lunga e apprezzata carriera di allenatore. Michael Roach era uno dei suoi giocatori… a cui lui appunto “gridava”.

In quarta posizione abbiamo Ron and Pam go to Oakley di Jon Trende («La visita di alcuni amici si trasforma in un incubo»). Stavolta cambiamo sport: Trende è un motociclista australiano, mentre Oakley si trova nell’Australia occidentale.

Non è chiaro chi siano i falsi autori dei seguenti “libri falsi” – The House of Okun di Nathan Sable («La casa che prese vita»); Las Palmas Hotel di Brandon Camp («Una famigliola si ritrova in un hotel della paura») e Embrace the Fled di Rodney Brott – ma è plausibile che siano tutti connazionali del regista.


«È l’ideale per uno scrittore stressato: aria pulita, un bel camino acceso e soprattutto tanta pace e tranquillità»: con queste parole il romanziere in crisi Martin Shaw (Sean Pertwee) presenta alla moglie e agli amici la nuova “villa di campagna”, espressione molto ottimistica per descrivere la cadente catapecchia abbandonata in cui gli Shaw si stanno trasferendo. Perché stavolta lo scrittore di turno si va ad isolare in una casa sperduta nel nulla? Per fare il paio con Half Light, anche stavolta il motivo è la dolorosa perdita di un figlio.

Così inizia 7 Days to Live di Sebastian Niemann. Presentato in anteprima il 25 giugno 2000 al tedesco Munich Film Festival, dopo aver girato per rassegne varie arriva in home video americano il 14 agosto 2001.
L’unica traccia esistente in Italia è la VHS Cecchi Gori uscita a noleggio nel luglio 2002, con lo stesso titolo: non ho trovato altro in lingua italiana. IMDb riporta il fantomatico titolo 7 giorni di vita che immagino si riferisca a qualche passaggio televisivo che non sono in grado di rintracciare.

Indovinate su quanti giorni è spalmata la vicenda…

«I tuoi due ultimi libri erano orrendi, e io sto faticando per procurarti un nuovo contratto»: mica male come incoraggiamento, le parole dell’amico-agente Paul (Sean Chapman), ma a Martin importa poco. Lui e la moglie Ellen (Amanda Plummer) vogliono solo trovare un po’ di pace dopo i terribili eventi vissuti: un figlio defunto in modo terribile, per reazione allergica alla puntura di una vespa ingoiata per sbaglio.
Il problema è che la coppia non sa di aver comprato una casa costruita su una antica palude usata come fossa comune, e dal 1982 le case di questo tipo sono piene di spiriti (ovviamente sempre cattivi): è il momento di fondere due generi.

Martin Shaw in piena scrittura

La trama principale del film verte sullo sgomento di Ellen nel vedere il marito cambiare profondamente carattere, di vivere allucinazioni violente e di assistere a uno strano fenomeno: ogni giorno vede un numero che gli ricorda i giorni che le restano da vivere, partendo da sette.

È partito il conto alla rovescia

Secondaria rispetto alla trama principale, c’è quella invece molto più intrigante che vede il marito scrittore in cerca di ispirazione. È in crisi, i suoi ultimi romanzi sono stati dei fallimenti, si è trasferito in una casa isolata… quando arriverà l’ispirazione? Prontamente arriva il ghost a prendersi cura del writer, perché gli spiriti demoniaci che infestano la palude in cantina hanno uno strano modo di manifestarsi: tramite ispirazione letteraria.

Cara… ho appena trovato l’ispirazione. E farà male…

«Sento di aver ritrovato la mia ispirazione, come un fiume in piena. Scrivo senza interruzione trenta, quaranta pagine di seguito, come se niente fosse.»

Più Martin diventa cattivo, più scrive, vittima di un demone che ha assunto l’aspetto del figlio morto e gli sussurra nuove grandi idee per un romanzo che sarà sicuramente un successo: niente potrà impedirgli di scriverlo… neanche la moglie.

Il ghost e il writer

Cosa sappiamo di ciò che Martin sta scrivendo al PC di casa? Ne abbiamo un assaggio quando Ellen, disperata, prova a chiamare la polizia ed è distratta dallo schermo, dove per la prima volta riesce a leggere qualcosa di ciò che sta scrivendo il marito:

«La chiamata di Ellen alla polizia si interruppe all’improvviso. Era caduta la linea, ma ad Ellen questo non importava più: i suoi occhi fissavano il monitor, come ipnotizzati da quello che aveva visto. Il suo nome scritto sullo schermo. Ellen cominciò a leggere, incredula…»

Con un delizioso espediente scopriamo che Martin ha scritto esattamente quanto abbiamo visto finora: quando si dice “una storia che si scrive da sola”.

Il romanzo che racconta la storia vissuta finora

Affrontati i demoni in cantina e liberati della casa, Martin ed Ellen si ritrovano un romanzo pronto per le mani: perché allora non pubblicarlo con entrambe le firme, visto che sono entrambi protagonisti?

I coniugi Shaw, da posseduti a romanzieri

La messa in scena di 7 Days to Live non sarà di grande effetto ma è un onesto lavoro di Sebastian Niemann, regista tedesco che gioca a fare un film “all’americana”. Curiosamente la campagna della Repubblica Ceca assomiglia incredibilmente a quella americana, molto più di quei quattro cespugli bulgari a cui la serie Z ci ha abituati.
La sceneggiatura dell’altrettanto tedesco Dirk Ahner, esordiente, non si può dire sia da storia del cinema ma anche lì qualche risvolto ispirato arriva in soccorso e la rende non disprezzabile.

Tutto finisce in un libro, sempre…

Se avete voglia di scrivere un grande romanzo di successo, dunque, assicuratevi di comprare una casa costruita su un antico cimitero o fossa comune: l’ispirazione è garantita!

L.

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Pubblicato da su giugno 24, 2019 in Indagini, Pseudobiblia

 

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La signora del faro (2006)

Sterminata è la produzione tedesca di film romantici per la TV ispirati ad Inga Lindström, pseudonimo con cui la scrittrice Christiane Sadlo ha firmato alcune opere letterarie (inedite in Italia) ma soprattutto sceneggiature a secchiate.
Si aggira sugli ottanta episodi la serie “Inga Lindström” ancora oggi in produzione, con i suoi quindici anni di storie romantiche per sognare: potevano mancare due classici espedienti letterari come il “guardiano del faro” e il “liro falso”? Vogliamo fare filotto? Aggiungiamoci pure lo scrittore senza più idee…
Curioso che di pseudobiblia ne parlino molto di più le storie d’amore che quelle dell’orrore, malgrado siano state loro a lanciarli nell’immaginario comune.

Il canale televisivo CineSony da anni ogni giorno trasmette almeno due di questi film televisivi, a getto continuo e a ripetizione automatica, così scoperto per caso che uno di questi parlava di un faro e di libri ho dovuto aspettare molto poco per una replica, arrivata il 31 maggio 2019.
Sto parlando de “La signora del faro” (Die Frau am Leuchtturm, andato in onda originariamente il 10 settembre 2006) di Andi Niessner, sceneggiato da Christiane Sadlo e quindi da Inga in persona!

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Pubblicato da su giugno 21, 2019 in Pseudobiblia

 

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[Pseudobiblia] Un fidanzato da manuale (2014)

Nell’altro mio blog, Il Zinefilo, parlo spesso dei film televisivi comprati e tradotti in esclusiva da TV8 e CineSony, e di come questi siano esclusivamente storielline d’amore, a parte qualche piacevole parentesi action-thriller.
Essendo questi titoli introvabili in Italia se non nei passaggi televisivi di questi due canali, vale sempre la pena buttarci un occhio, soprattutto quando parlano di libri e scrittori.

Così non ho potuto resistere a “Perfect on Paper“, film televisivo risalente al 20 settembre 2014 e trasmesso in esclusiva italiana da TV8 il 12 marzo 2019 con il titolo Un fidanzato da manuale.
Quella prima trasmissione in realtà l’ho mancata, mi sono limitato a prendere il titolo per la mia collezione di “Italian Credits” e non mi sono interessato alla trama: scoperto che parlava di uno pseudo-scrittore, ho atteso un nuovo passaggio del film e questo è arrivato il 28 aprile 2019.

È mai esistita una casa editrice gestita da uomini, nell’immaginario filmico? L’ultima che ho incontrato risale al 1947 di Sogni proibiti con Danny Kaye: da allora ho incontrato solo donne. È un’operazione di “pari opportunità” per non sembrare maschilisti o rispetta la realtà dei fatti? E ovviamente editrici donne pubblicano romanzi per donne: siamo sicuri che si tratti di “pari opportunità” e non un “ghetto” ideologico?

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Pubblicato da su maggio 10, 2019 in Pseudobiblia

 

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[Pseudobiblia] Mr. Write (2016)

Dall’inizio del 2019 sto racconto, sul mio blog “Il Zinefilo“, l’oceano di minuscoli film televisivi che emittenti come CineSony e TV8 (ma anche RaiMovie!) hanno comprato per riempire i palinsesti di immagini in movimento che ad un occhio distratto potrebbero sembrare film: in realtà sono la parte più spinta del termine “genere”.
Emozioni esagerate, personaggi stereotipati, trame banali e superficiali fino alla nausea: ecco giusto qualche elemento contraddistintivo di questi film.

Visto che il romance dozzinale e sdolcinato rappresenta il 99% di questa produzione, potevano mancare gli pseudobiblia? Esiste al mondo una donna che dica di non amare i libri? (Che poi sia vero è un altro discorso.) Quindi una storia pensata unicamente per un pubblico femminile deve avere per forza un libro nel suo armamentario, ed anche uno scrittore bello con cui giocare. (E pure un cane, già che ci siamo…)
Questo è il caso di “Mr. Write” della Lighthouse Pictures, andato in onda in patria americana il 1° ottobre 2016 e trasmesso in prima visione da TV8 il 18 febbraio 2019 con lo stesso titolo.

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Pubblicato da su aprile 8, 2019 in Pseudobiblia

 

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