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Intervista a fumetti con Ivano Landi (4)

24 Ago

Marlowe vs Phantom: l’Etrusco incontra Ivano Landi! (disegno di Mario Caria)

Quarta parte della mia chiacchierata con Ivano Landi del blog “Cronache del Tempo e del Sogno“, all’interno del mio viaggio nell'”Archeologia da Edicola“.

Ricordo che tutte le immagini, con relative didascalie, sono fornite da Ivano stesso.

Intervista a fumetti
con Ivano Landi

Con la fine della guerra esplode la Mondadori: secondo te la “guerra” con la Nerbini è stato un bene o un male per i lettori?

Nel 1967 Hugo Pratt (1927-1995) realizza,
con Una ballata del mare salato,
il primo romanzo a fumetti (la futura graphic novel)

La Mondadori è stata, che io sappia, la prima casa editrice in Italia a proporsi con una mentalità da studio di produzione, con i personaggi che passano in modo naturale da sceneggiatore a sceneggiatore e da disegnatore a disegnatore. È grazie a questo nuovo modello imprenditoriale se dei personaggi – nel caso specifico quelli degli studi Disney – nati altrove e trapiantati in Italia, raggiungono per la prima volta dei livelli produttivi paragonabili, per quantità e qualità, a quelli del paese di origine. E in questo caso il nostro Paese, a livello europeo, ha davvero primeggiato.

Per il resto, hai senza dubbio ragione a dire che nell’Italia del dopoguerra la storia del fumetto made in Italy sembra fatta quasi solo di personaggi caduti in fretta nel dimenticatoio. Alcuni hanno goduto di vita relativamente lunga, altri breve o brevissima, ma tutti hanno avuto uno stesso identico destino: sopravvivere solo nell’immaginario nostalgico di chi se li è goduti nella propria infanzia.

A parte l’eccezione Tex, per il resto la storia del fumetto italiano extra-disneyano inizia, nella memoria collettiva, all’inizio degli anni ’60, con l’esplosione delle testate Bonelli nel loro nuovo formato (non più a striscia come all’inizio), e la nascita del fumetto nero. Fioriscono in parallelo la produzione più dichiaratamente per bambini della Bianconi e il filone dei fumetti per adulti, ma solo perché erotici e non certo perché la loro lettura richiedesse chissà quale impegno intellettuale.

Il famoso mensile “Eureka”
nel 1978 dedica una copertina ad Alfonso Pichierri,
direttore della nuova casa editrice Nerbini di Firenze

C’è inoltre la scuola autoriale, sia umoristica che avventurosa – con i vari Battaglia, Crepax, Pratt, Bonvi, ecc. – che si impone lentamente a partire dalla metà degli anni ’60, in contemporanea con gli inizi della presa di coscienza, anche in Italia, del fumetto come di una forma d’arte. È a questo punto che si comincia anche a scavare nel passato, alla ricerca di qualunque cosa, nel fumetto italiano antecedente agli anni ’60, possa esser considerata “arte” e nasce l’èra delle ristampe, fatta soprattutto di tirature limitate vendute a circuito chiuso, sebbene qualcosa faccia capolino anche nelle librerie, con i volumi strenna, e nelle edicole, con la risuscitata Nerbini di Alfonso Pichierri e gli immarcescibili Fratelli Spada.

Ma furono le stesse strisce storiche sindacate americane ad andare incontro, nel primo dopoguerra, a un totale sconvolgimento e riassestamento. Scomparse testate come L’Avventuroso, Jumbo, L’Audace, i personaggi anteguerra furono costretti a migrare verso altri lidi: Gordon, L’uomo mascherato, Mandrake, Cino e Franco su L’Avventura; Agente Segreto X-9 su Robinson. Fino al completo trionfo dei formati libretto e rivista rispetto a quello del quotidiano, che comunque non fu un terreno completamente perduto per il fumetto, perché poco dopo i nostri stessi quotidiani d’informazione, Il Giorno e Paese Sera per primi, cominciarono seguire l’esempio degli equivalenti americani e a pubblicare strisce importate dall’Inghilterra e dall’America.

La sconfinata attività editoriale di Luciano Secchi è sin troppo dimenticata, eppure ha cambiato per sempre la nostra percezione del fumetto, dalle strisce di Eureka ai supereroi Marvel. Quali sue testate preferivi?

Un tipico reperto da “busta”:
uno dei primi “Eureka Pocket”,
con l’inchiostro blu
colato fin sulla copertina

Rispondere a questa domanda è per me fin troppo facile. Mi basta solo parlare di dati oggettivi e ricordare che per lunghi anni (pochissimi in realtà, ma nella mia percezione dell’epoca sono stati quasi un’eternità) ho comprato con regolarità molte testate di supereroi Marvel, curate appunto, nella loro edizione italiana, da Luciano Secchi, e in più le sue tre creazioni principali: Kriminal, Satanik e Alan Ford, tutte pubblicazioni che uscivano allora per i tipi della Editoriale Corno, di cui Secchi era direttore editoriale.

Come hai giustamente ricordato, negli stessi anni la Corno pubblicava anche Eureka, la più diretta concorrente di Linus, di cui comunque non è mai riuscita a insidiare il primato nel cuore dei lettori e nell’occhio dei critici. Vorrei poter dire che la compravo ma non era così, perché il mio interesse per il fumetto umoristico non era altrettanto viscerale di quello per il fumetto d’avventura, sebbene non lo abbia mai ignorato del tutto. Guarda caso, la sola rivista della Corno che io abbia acquistato in quegli anni, anche se a pubblicazioni già interrotte, è stata Okay, che pubblicava storie recenti dei soliti classici eroi dell’avventura americani nati negli anni Trenta… insomma non si scappa. Un vero peccato che di Okay ne siano usciti solo quattro numeri…

L’ultimo numero di “Okay”,
sfortunata serie della Editoriale Corno
dedicata ai grandi eroi dell’avventura,
durata lo spazio di soli quattro albi

E sempre con abbondante ritardo mi ero procurato i primi sette Eureka Pocket dedicati nell’ordine a: L’uomo Mascherato, Mandrake, Gordon, Agente segreto X-9, Cino e Franco, Radio Pattuglia, Brick Bradford. Si trattava di scadenti riedizioni in bianco e nero delle vecchie produzioni Nerbini o Mondadori, ma ai miei occhi di bambino erano delle vere meraviglie che sembravano uscite direttamente da un mondo magico. Ma vale la pena spendere due parole anche su questo particolare del “ritardo”.

Esistevano, allora, delle cose che noi chiamavamo “buste”, cioè involucri di carta o di cellophane con riproposte di uscite di alcuni anni prima, in genere secondo la formula di più albi insieme rivenduti a un prezzo più basso di quello di copertina. Era grazie a queste “buste” che avevo ripopolato di numeri arretrati le mie collezioni di classici americani, soprattutto nelle edizioni dei Fratelli Spada. Non è però che te la facevano passare del tutto liscia; in qualche modo si doveva capire che quegli albi li avevi pagati meno del prezzo di vendita e i metodi utilizzati erano due: o una strisciata di inchiostro blu sul bordo superiore, che spesso colava fin sulla copertina – ed era il metodo che utilizzava la Corno –, oppure – ed era il metodo dei Fratelli Spada – una netta sforbiciata a uno degli angoli dell’albo, che per fortuna non andava a intaccare le vignette.

Tornando al nostro Luciano Secchi, forse meglio noto come Max Bunker, penso che il meglio di sé, in quegli anni, lo abbia dato con Alan Ford, ma io sono affettivamente più legato a Kriminal e Satanik. Amavo il fumetto nero in generale e leggevo, oltre a Diabolik, anche testate oggi dimenticate come Sadik o Zakimort. Per la verità, di italiano leggevo anche i fumetti western (tradotto: i fumetti Bonelli), ma curiosamente non hanno mai attecchito in profondità in me, e oggi come oggi il loro ricordo non mi smuove un bel nulla.

Satanik in un disegno di Magnus (Roberto Raviola, 1939-1996)

(continua)

L.

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15 commenti

Pubblicato da su agosto 24, 2017 in Archeo Edicola, Interviste

 

15 risposte a “Intervista a fumetti con Ivano Landi (4)

  1. redbavon

    agosto 24, 2017 at 9:43 am

    Le “buste”, Alan Ford…mi stanno venendo giù i lacrimoni, ma no di nostalgia-nostalgia-canaglia, ma di gioia! Anche io acquistavo le “buste” è poco mi interessava se avevano l’inchiostro blu sulla costa! Il prezzo era basso e la fame di lettura alta, i soldi pochi. Se sono riuscito a completare un solo album dei calciatori Panini è perché sacrificavo le figurine ai fumetti. E non me ne pento. Alan Ford è un capolavoro di satira e umorismo, i personaggi sono straordinari, tutti. Mi permetto di citare Superciuk, il cattivo migliore che mi sia capitato di incontrare. Darth Vader è una mammoletta al confronto! E come dimenticare Alan Ford sulla trasmissione che amavo di più: SuperGulp! Nick Carter ridatemelo!
    Avevo smesso di acquistare fumetti da sei anni, da quando convivo con due nanerottoli di sei anni (problemi cronici di spazio)…credo che sia finito il periodo di astinenza. La scimmia ormai è sulla mia groppa e mi tira le banane indietro, urla: fumetti!fumetti!fumetti!
    Grazie…

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    • Lucius Etruscus

      agosto 24, 2017 at 9:46 am

      Proprio grazie alle sante buste, di cui sono un compratore seriale, quest’estate ho beccato ben due numeri della pubblicazione “Nick Carter” degli anni ’90!
      Grazie alle buste ho sempre fatto grandi ritrovamenti, e curiosamente conosco un’edicola che vende una chilata di buste con solo “Guerra d’Eroi”: sarà un avanzo di magazzino…

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      • redbavon

        agosto 24, 2017 at 9:50 am

        Io non ne vedo più da anni in giro, a parte a volte nelle edicole del posto di villeggiatura che frequento da 40 anni…fai razzia!

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      • Lucius Etruscus

        agosto 24, 2017 at 9:58 am

        I posti di villeggiatura sono perfetti, perché c’è la errata convinzione che la gente legga sulla spiaggia, abitudine ormai scomparsa. Però le buste rimangono, e la caccia è sempre aperta!
        Gli unici numeri delle Sturmtruppen mensili che sono riuscito a conservare provengono da buste: quando penso che avrei potuti comprarli all’epoca mi mangio le mani… (Invece conservo gelosamente l’intera collezione di SturmStoriken, che comprai numero dopo numero all’epoca!)
        Tutto questo per premettere che quanto prima inizierò qui sul blog un viaggio nell’editoria a strisce in Italia negli anni Ottanta e Novanta ^_^

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  2. Ivano Landi

    agosto 24, 2017 at 10:11 am

    Come Redbavon, anch’io non vedo da anni una busta come si deve. Anche al mare vedo quasi solo quelle di enigmistica. Le buste che oggi vengono vendute come tali, quei sacchetti di carta con i pennarelli e gli album da colorare, sono tutt’altra cosa. Non so che darei per ritrovarmene davanti una con i vecchi albi Fratelli Spada.

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    • Lucius Etruscus

      agosto 24, 2017 at 10:21 am

      Oggi dalla Stazione Termini – la più grande stazione di Roma, la Capitale – sono state tolte TUTTE le edicole, perché nessuno compra più cartaceo sebbene a chiacchiere questo formato sia insosituibile, ma per anni le sei grandi edicole che qui c’erano avevano buste a profusione. Però erano quasi esclusivamente libri: prevalentemente Harmony vari e Segretissimo. Buste con primizie come gli Spada temo di non averne mai viste da che ho memoria, però mi capitano ancora chicche, come gli albi a striscia degli anni ’80-’90 😉

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  3. theobsidianmirror

    agosto 24, 2017 at 5:48 pm

    All’edicola della Stazione Centrale di Milano, proprio di fronte ai binari, ho visto di recente delle belle buste di vecchi Bonelli…. puoi trovare vecchi numeri di Zagor impacchettati con vecchi Mister No o Com.te Mark… Niente però che non si possa recuperare anche frugando nelle fumetterie più fornite.
    PS – Quegli angoli tagliati e quelle colate d’inchiostro sui dorsini erano abitudine davvero odiose… per non parlare delle “raccolte” di albi di supereroi Corno rilegati a tre a a tre senza curarsi della sequenzialità (anche le raccolte di Super Eroica mi pare fossero così, ma tanto lì le storie erano autoconclusive).

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    • Lucius Etruscus

      agosto 24, 2017 at 5:59 pm

      Super Eroica e Guerra d’Eroi ne hanno stampate a milioni per lunghi decenni, ma mai ne ho visto qualche copia in mano a qualcuno, mai ho conosciuto un solo loro lettore: solo mio padre, quand’ero ragazzino, mi raccontò che da ragazzo ne ha letto qualche numero. Quando però anni dopo gliene ho parlato, è cascato dalle nuvole rimangiandosi tutto…
      Insomma, c’è una cospirazione per non far leggere questi fumetti agli italiani 😀

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      • theobsidianmirror

        agosto 24, 2017 at 7:06 pm

        Beh, io li leggevo ma lo facevo solo quando non avevo nient’altro da leggere. Erano comunque largamente discriminati.. Ricordo che quando si usava fare “scambio di giornalini” in quartiere i tuoi Supereroica non valevano nulla: i Tex, i Topolini o i Diabolik venivano scambiati 1:1, ma se avevi in mano solo Superoica dovevi al massimio potevi sperare in un Albo Topolino (quello minuscolo, hai presente?)

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      • Lucius Etruscus

        agosto 24, 2017 at 7:15 pm

        Purtroppo non sono mai riuscito a fare a scambio di fumetti con gli amici, ma questi calcoli matematico-qualitativi li ho fatti per molti anni con i vari fumettari che facevano a scambio: se lasciavi due Tex te ne portavi via uno, due Topolino uno e via così. Quando scambiai quintali di Topolino con Tex non ricordo se fu una valutazione equa…
        Ovviamente se ti presentavi con un Dylan Dog saltava tutto: potevi chiedere di limonare la figlia del proprietario e lui ci metteva sopra anche un grappino 😀

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      • theobsidianmirror

        agosto 24, 2017 at 7:20 pm

        I fumettari erano dei banditi, ma in fondo loro ci campavano. In quanto a onestà, beh… anch’io ricordo che le raccolte Corno le spaccavo per formare tre albi separati e farli valere il triplo in fase di contrattazione.

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      • Lucius Etruscus

        agosto 24, 2017 at 7:27 pm

        Ah, diavolo d’un fumettaro! 😀
        Capitava però che le raccolte fossero “smussate”, per cui anche se le aprivi si capiva che non erano albi “singoli”…
        Un po’ mi manca il disprezzo che i tanti fumettari che frequentavo riversavano su di me, malgrado abbia dato loro fiumi di soldi delle mie paghette. A priori ero uno scocciatore e magari uno che si fregava i fumetti, se non si sta attenti. Spero lo facessero anche con altri, e non solo con me.
        Anni fa mi è capitato di passare per una delle vie che frequentavo da ragazzo e mi sono fermato ad un fumettaro particolarmente odioso, che mi trattava in modo orribile. Ora che ero adulto è stato di una gentilezza squisita. C’era da dirgli: «Ti piace fare il duro coi ragazzini, eh stronzo?» 😀

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      • theobsidianmirror

        agosto 24, 2017 at 7:34 pm

        Quelle raccolte di cui parlo erano fatte anche bene… ma c’era un fattore decisivo che rivelava la mia “modifica”: gli albi singoli originali erano spillati: le raccolte erano brossurate.. e ti lascio immaginare cosa rimane dei dorsini una volta fatto a pezzi un brossurato. Per fortuna nessuno ci faceva molto caso e, anzi, ad un certo punto quella modifica era diventata la regola per tutti.
        Una fumetteria che è sopravvissuta decenni? Un miracolo. Ne mio paese ne era arrivata una che sarà rimasta aperta sì e no sei mesi.

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    • Ivano Landi

      agosto 25, 2017 at 7:09 am

      Supereroica e Guerra d’eroi li leggevo pure io, insieme a Raf. E oltre che scambiarli, noi i giornalini ce li giocavamo anche a carte.

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      • Lucius Etruscus

        agosto 25, 2017 at 7:12 am

        Finalmente conosco lettori dichiarati di quei fumetti di guerra: sembravano pubblicati a vuoto! 😀

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