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Archivi categoria: Archeo Edicola

[Archeo Edicola] Pierino contro tutti (1981)

Pierino infrattato con Topolino

Citazione dal film “Pierino contro tutti” (1981), titolo scelto in evidente citazione di “Fantozzi contro tutti” (1980) con Paolo Villaggio.

Durante una delle tante scenette del film, Pierino (Alvaro Vitali) si apparta per un bisognino (anzi, un “bisognone”) e quando viene chiamato dalla maestra si giustifica dicendo che sta leggendo “Topolino“.
La scenetta non ha alcun senso quindi do per scontato sia una marchettona al celebre settimanale edito da Mondadori: perché però usare un numero così vecchio per l’epoca?

Grazie infatti all’intervento del blogger Ivano Landi scopro che l’albo di “Topolino” inquadrato è il numero 951 del 17 febbraio 1974: perché utilizzare un numero di ben sette anni precedente al momento dell’uscita del film?
Dal numero 1305 (30 novembre 1980) la veste grafica del settimanale è cambiata: se l’intento è pubblicizzare “Topolino”, perché non mostrarne la veste nuova?

Forse non c’è nessun mistero, forse è semplicemente una gag che non fa ridere con un fumetto qualsiasi, il che sarebbe davvero triste…

L.

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Pubblicato da su luglio 11, 2017 in Archeo Edicola

 

[Books in Movies] Fantozzi (1975)

Omaggio al ragioniere, “testimonial” del Giallo Mondadori

Per una di quelle coincidenze che ti lasciano un senso di inquietudine, ho scoperto questa citazione libraria a poche ore dalla scoperta della scomparsa di Paolo Villaggio, scoperta che a sua volta è arrivata dieci minuti dopo aver inserito nel mio blog “Il Zinefilo” un post comprendente il suo film “Sogni mostruosamente proibiti” (1982).
La scomparsa dell’attore ha portato molta gente a vedere i suoi film, in alcuni casi addirittura per la prima volta: magari Villaggio finalmente verrà visto, oltre che citato…

Il cinema italiano anni Settanta (e di sfuggita anche quello Ottanta) è una marchetta a cielo aperto, così se Tomas Milian era “ragazzo immagine” della casa editrice Garzanti (1974) e la poliziotta Edwige Fenech della Mondadori (1976), quest’ultima casa ha piazzato un suo libro anche in mano al ragioniere più famoso d’Italia, nel suo primo film: “Fantozzi” (marzo 1975).

Occhio, che non si corre con un libro in mano…

Durante il tragico weekend a Courmayeur, verso la fine del film, Fantozzi incontra la mitica contessa Serbelloni Mazzanti Vien Dal Mare, ben nota ai lettori dei divertentissimi romanzi di Villaggio. (Da ragazzino avevo le lacrime dal ridere ogni volta che rileggevo i suoi libri!)
Essendo figlia di una delle principali azioniste della Società, a Fantozzi era toccato il compito di «riportare d’urgenza alla stazione un libro giallo dal titolo “L’albicocco al curaro“»

Un vero e proprio “giallo in corsa”

Questa frase introduce il brevissimo sketch di Fantozzi che arriva tardi in stazione per consegnare detto libro giallo alla contessa, la quale mentre il treno acquista velocità pretende di sapere almeno il finale: al ragioniere non resta che leggere le pagine finali… in corsa!

«Mi dica almeno il nome dell’assassino.»
«L’assassino? Aspetti… è Dylan Chesterton junior.»

Tranquilli, non vi ho rivelato nulla, perché il libro citato è uno pseudobiblion, un “libro falso”.

Non è facile leggere di corsa

Come si può evincere dalla copertina mostrata brevemente, è il numero 205 (3 dicembre 1974) della collana “I Classici del Giallo Mondadori” (le cui uscite mensili trovate regolarmente schedate con dovizia di particolari nel mio blog-database “Gli Archivi di Uruk“.)
Si tratta del romanzo “È scomparso un caro ometto” (The First Time He Died, 1935, traduzione di Giuseppina Taddei) della ben nota Ethel Lina White, autrice più stimata che letta e che in Italia è in pratica conosciuta esclusivamente per il suo classico La signora scompare (1936), da cui l’omonimo film di Hitchcock: non a caso il citato romanzo dei Classici ha “scomparso” nel titolo, perché i titolatori italiani sono dei gran furbacchioni…

Un libro vero che diventa… “libro falso”

Ecco la quarta di copertina (dal sito Uraniamania):

«La maggior parte degli abitanti di Starminster si mostrò addolorata alla notizia della morte del signor Charles Baxter. Il defunto era molto popolare presso le donne, mentre gli uomini lo definivano un bravo ometto, definizione assai poco accurata, visto che la sua statura era molto al di sopra della media.
Di carattere mite e senza pretese, egli sparì dalla vita silenziosamente, come avrebbe potuto uscire da una festa, quando salutava con un cenno il padrone di casa e scivolava via, senza che nessuno si accorgesse della sua partenza. Un giorno si sparse casualmente la voce che il signor Charles era malato. La notizia che seguì scoppiò come una bomba nella sala dei biliardi del caffè del Grappolo. – Il povero Baxter è passato a miglior vita.»
Nel ’41, quando uscì, il «giallo» riscosse un grande successo anche per la vena umoristica che lo pervade. Ora, a distanza di parecchi anni, ve lo riproponiamo con molto piacere.

E Dylan Chesterton junior? Be’, se non ha il dono di esistere… ha il dono di essere virale! In rete troverete molti riferimenti a questo personaggio inesistente, compresa una “guerra civile” fra chi nella pronuncia sbiascicata di Villaggio ha voluto sentire Tesserton invece di Chesterton, quest’ultimo un chiaro omaggio al maestro del giallo.
E voi… da quale parte state?

L.

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[Archeo Edicola] Zucchero, miele e peperoncino (1980)

Un assonnato Renato Pozzetto accanto agli eroi a fumetti della Bonelli

Immagini tratte dal terzo degli episodi che compongono il film “Zucchero, miele e peperoncino” (1980) di Sergio Martino, dove Renato Pozzetto inizia l’attività di tassista in proprio con esiti fallimentari.
Il film esce in sala il 17 ottobre 1980: cosa c’era nelle edicole italiane al momento delle sue riprese?

Vediamo Pozzetto all’alba davanti ad un’edicola, e chissà se la Sergio Bonelli Editore ha pagato per avere bene in mostra i suoi cavalli di battaglia dell’epoca…

Dall’alto abbiamo la collana ammiraglia “Tex” con l’albo n. 194 (dicembre 1976) dal titolo “Uomini senza paura“, nella ristampa “Tex Tre Stelle” dell’aprile 1980.

In basso a sinistra c’è il secondo eroe della casa, “Zagor“, con “La scure e la sciabola“, n. 118 (14 maggio 1975): com’è possibile che sia lì, quest’albo, visto che l’unica altra ristampa nota è il “TuttoZagor” del marzo 1993?
Da eBay scopro che nel marzo 1980 quest’albo è stato ristampato e, per distinguerlo dal precedente, ha la scritta rossa Zagor sulla costa.

Al fianco di Zagor si vede un’albo rovesciato così da mostrare la pubblicità sulla quarta di copertina, che ritrae un “Bonelli non BonelIi”. il “Judas” di Ennio Missaglia era infatti edito dalla DAIM Press, nome precedente il più celebre “Sergio Bonelli Editore”, ed ha avuto una breve vita fra il 1979 e il 1980: per un pelo riesce ad essere citato in questo film.
Molto probabilmente quell’albo è il numero 8 (aprile 1980) però rovesciato, così che dall’inquadratura vediamo la pubblicità del numero 9 (maggio 1980), “Capro espiatorio“.

Il terzo eroe è “Mister No“, all’epoca il più giovane del gruppo, che qui presenta l’albo n. 59 (aprile 1980) dal titolo “Catturatelo vivo!“.

Chiude la fila di nuovo “Zagor“, stavolta inedito: si tratta del n. 177 (14 aprile 1980) dal titolo “Il ritorno di Guitar Jim“.

Ecco dunque ricreata quell’edicola dell’aprile 1980:

Si vedono anche dei fumetti dei Barbababà, sulla sinistra, ma non saprei identificarli.

L.

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Pubblicato da su luglio 4, 2017 in Archeo Edicola

 

[Archeo Edicola] Totò nella luna (1958)

Gli anni Cinquanta in Italia sono un periodo che definire “esplosivo” è riduttivo: il “miracolo economico” è in piena ascesa e tutti i settori fioriscono, anche quelli meno noti. Anche quelli oggi dimenticati. Per esempio l’editoria da edicola…

Urania in edicola all’uscita del film

Nel 1952 Giorgio Monicelli ha fondato “Urania” per Mondadori e ha portato nel dizionario italiano la parola “fantascienza”, e che l’iniziativa abbia successo è chiaro dal fatto che l’anno successivo la Landini presenta la similare rivista “Galassia Landini“.
Nel 1954 la Garzanti inaugura la collana “Fantascienza“; nel 1955 la G.T. Edizioni fonda “I Mondi Impossibili” e Gioggi fonda “Mondi Astrali“; nel 1956 Galassia fonda “Galassia Udine“; nel 1957 La Sorgente fonda “La Sorgente” e nel 1957 la Ponzoni fonda “Cosmo“.

Insomma, le edicole sciabordano di avventure fantascientifiche – firmate da maestri del genere ma anche da tanti italiani “sotto copertura” – quando il 28 novembre 1958 esce al cinema “Totò nella luna” di Steno (Stefano Vanzina), distribuito da Mario Cecchi Gori.

Su soggetto di Steno e Lucio Fulci, e sceneggiatura di Steno, Sandro Continenza ed Ettore Scola – insomma, non certo gli ultimi che passano! – il film racconta del cavalier Pasquale Belafronte (Totò), un editore di pubblicazioni da edicola non proprio di alto livello, che scopre d’un tratto che il suo fattorino tonto Achille Paoloni (Ugo Tognazzi) è stato “scoperto” dagli americani: il suo romanzo di fantascienza “Il razzo nello spazio” è stato opzionato per centomila dollari, quindi deve fare di tutto per tenersi stretto l’autore, anche se non lo stima come persona.

Un sicuro bestseller!

In realtà non esiste alcun editore americano, è tutto un equivoco: Achille è finito in mezzo ad una guerra fra umani ed extraterrestri, e si ritroverà impegnato non solo nei viaggi spaziali ma anche nei “carotoni”, i cloni resi famosi dal film “L’invasione degli ultracorpi” (1956).
Quello che qui interessa è la parte “editoriale”.

Pronti per la foto di copertina che lancerà la stellina di turno
da sinistra: Anna Maria Di Giulio, Totò e Giacomo Furia

L’immagine che esce fuori dell’editoria da edicola non è certo lusinghiera. Totò è fondatore ed editore – nonché unico curatore – della rivista “Soubrette“, «settimanale di varietà» il cui pezzo forte è la copertina: una donna discintamente vestita fotografata dall’editore stesso. Basta dare un’occhiata al viaggio che sto compiendo da anni nell’Italian Pulp per scoprire che non è certo un’invenzione del film: prima di essere disegnate, le donnine svestite in copertina erano fotografate, indipendentemente dal genere a cui apparteneva la rivista.

Un settimanale figlio dei suoi tempi

“Soubrette” costa 30 lire il che ne denota la scarsità di contenuto, visto che nello stesso 1958 un romanzo giallo di una piccola casa ne costava 150. Però una donnina in copertina vende sempre, e l’editore inoltre “arrotonda” non disdegnando spupazzarsi le modelle in cerca di notorietà.

Anche Sandra Milo vuole finire in copertina!

A tutto pensa il cavalier Belafronte fuorché alla “fantaschifenza”, tanto da non mancare mai di prendere in giro il suo fattorino:

«In questo giornale non devi fantascienzare!»

Un esempio di “fantaschifenza”

In effetti il nostro Achille non è proprio un lavoratore attento, visto che passa tutto il suo tempo a leggere fumetti di fantascienza dalla testata “Anno 2000“, che immagino inventata per il film.

Non è molto sicuro leggere fantascienza mentre si guida…

Grazie all’equivoco di cui parlavo, il cavaliere si sbriga a pubblicare il romanzo “Il razzo nello spazio” così che gli americani dovranno pagarli a lui i diritti di pubblicazione nel loro Paese, invece che ad Achille. Per tenersi buono il fattorino e per fare il colpaccio, Belafronte non ha alcun problema a dare in sposa la figlia (Sylva Koscina) ad Achille.

Sylva Koscina data in sposa per meri diritti editoriali!

Al di là della trama, si avverte la satira nei confronti di un genere narrativo che sta inesorabilmente conquistando lettori e spettatori, come anni dopo testimonierà il sorprendente “I marziani hanno 12 mani” (1964) di Castellano e Pipolo, commedia che anticiperà alcuni temi resi celebri da Star Trek. (Come mi ha fatto notare Michele Tetro.)

Copyright per l’America, la Norvegia e La Spezia… o è la Svezia?

Quando un genere narrativo arriva nei “giornaletti da edicola” vuol dire che è entrato in profondità nell’immaginario collettivo, ed è piacevole pensare a quell’Italia in cui si leggeva così tanto da avere le edicole sciabordanti di libri economici di autori vari, dal maestro del genere allo scrittorino sotto pseudonimo.

Possibile che nessuno abbia mai pensato a scriverlo sul serio, Il razzo nello spazio?

L.

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Pubblicato da su giugno 28, 2017 in Archeo Edicola, Pseudobiblia

 

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[Archeo Edicola] Io tigro, tu tigri, egli tigra (1978)

Renato Pozzetto legge il primo numero della testata “Gli Eterni” (marzo 1978)

Grazie alla segnalazione di Ivano Landi del blog Cronache del Tempo del Sogno, ho trovato questo delizioso product placement – modo gentile di indicare una classica “marchetta” – nel film ad episodi Io tigro, tu tigri, egli tigra (1978) di Giorgio Capitani.

Un fumetto Editoriale Corno è meglio di un’amante!

In questi anni il rapporto fra l’attore simbolo della comicità surreale Renato Pozzetto e il “rinascimentale” Luciano Secchi sembra molto stretto. Giusto per fare un esempio, nel 1976 Pozzetto aveva partecipato al film Sturmtruppen di Salvatore Samperi, nato dalla celebre striscia comica di Bonvi – che appare in un cameo – all’epoca pubblicata sulla rivista “Eureka” di Secchi. E nel 1979 il comico sarà protagonista assoluto del film Agenzia Riccardo Finzi… praticamente detective di Bruno Corbucci, tratto dai fortunati romanzi giallo-brillanti che Secchi scriveva e pubblicava.

I disegni di Jack Kirby fanno rimanere sempre a bocca aperta…

Per questo non stupisce quando il 21 settembre 1978 esce nei cinema un film dove Pozzetto legge a favore di camera un numero della testata “Gli Eterni” che la Editoriale Corno di Secchi ha lanciato in edicola dal marzo precedente.

Risale al luglio del 1976 la creazione per la Marvel da parte del mitico Jack Kirby dei personaggi noti come The Eternals, che Secchi porta in Italia con un mensile che inoltre contiene le storie di Nova e Omega, altri eroi della scuderia Marvel da cui l’editore sta attingendo a piene mani.

L.

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Pubblicato da su giugno 20, 2017 in Archeo Edicola

 

[Archeo Edicola] Fracchia la belva umana (1981)

Anna Mazzamauro con Diabolik in mano, e alle spalle: Zora, Jacula e Lucifera

Già ho parlato sul Zinefilo del film “Fracchia la belva umana” (1981), capolavoro comico con il meglio dei comici dell’epoca, e quindi qui mi dedico solo alle “marchette fumettistiche” presenti nella pellicola.

La signorina Corvino (Anna Mazzamauro) non è proprio una grande lavoratrice, così nelle due volte che nel film la vediamo seduta alla scrivania, la vediamo immersa nei “fumetti neri” dell’epoca.
Il personaggio viene inquadrato solo tre volte nel film, e ogni volta i fumetti cambiano…

 

Anna Mazzamauro circondata da Diabolik

Non so se la Astorina di Diabolik, la Edifumetto di Zora la Vampira, la Ediperiodici di Jacula o la Elvipress di Lucifera abbiano pagato per mostrare i loro fumetti per pochi fotogrammi, o semplicemente se servivano a mostrare il carattere del personaggio – amante dell’horror – comunque è uno specchio della cultura popolare di inizio anni Ottanta.

L.

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Pubblicato da su giugno 14, 2017 in Archeo Edicola

 

[Archeo Edicola] La dottoressa del distretto militare (1976)

“Raccolta Guerra d’Eroi” n. 6 in mano ad Alvaro Vitali

Essendo io appassionato di “Archeo Edicola“, cioè un argomento che nessuno tratta e quindi privo di “fonti autorevoli”, considero fondamentale ogni fonte… anche la più scalcinata!

La rubrica “Books in Movies” non la voglio limitare ai soli libri (malgrado il titolo) e la intendo ben disposta ad accogliere anche i fumetti, soprattutto quando trovo testimonianze di un passato vispo come nel caso del film “La dottoressa del distretto militare” (21 agosto 1976) di Nando Cicero.

Il film è fatto con lo stampino da un team affiatato di attori. C’è il bellino (Alfredo Pea), la bonona (Edwige Fenech), lo scemo che fa battutacce (Alvaro Vitali), il capo inguaiato (Mario Carotenuto), l’integralista che fa satira sociale (Gianfranco D’Angelo) e Jimmy il Fenomeno che gira libero. Molti film del periodo presentano questa formazione sempre identica.

Un’espressione più che eloquente!

Gran parte di questo film si svolge nell’infermeria militare di una casera, dove i protagonisti fanno di tutto per risultare malati ed evitare il servizio militare. Vari attori sono inquadrati con in mano un fumetto ma solo quando lo prende Alvaro Vitali possiamo vederne un primo piano.
Si tratta della Raccolta numero 6 della mitica testata “Guerra d’Eroi“, nata il 28 maggio 1965 per l’altrettanto mitica Editoriale Corno. Per molti anni il fumetto di guerra è stato molto sviluppato nel nostro Paese, prima di venir totalmente dimenticato in un’opera di finto revisionismo moralistico. (I biechi e vergognosi film di propaganda bellica americana vanno bene, mentre semplici storie di avventure d’altri tempi non vanno più bene.)

Il volume in questione ristampa i seguenti quattro numeri della testata:

  • 386 (novembre 1972) Morte di un Wimpey
  • 388 (novembre 1972) Appuntamento con la morte
  • 389 (dicembre 1972) Un fucile per Mc Coy
  • 390 (dicembre 1972) Fuoco!

Lo trovate in vendita su Kijiji (non so ancora per quanto): non conosco il venditore e specifico che non prendo commissioni! È che segnalare la sua inserzione mi sembra il minimo, visto che è stato così gentile da inserire così tante preziose informazioni…

Visto che il cinema italiano anni ’70 e ’80 era una semplice scusa per il product placement – modo di classe per definire le marchette nei film – la domanda sorge spontanea: la Editoriale Corno ha pagato la produzione del film per mostrare quel fumetto bene in primo piano o è un semplice caso? Visto che di solito ogni inquadratura dei film italiani dell’epoca era studiata per pubblicizzare prodotti, credo che l’apparizione di “Guerra d’Eroi” non sia affatto casuale.

Infine, risulta difficile datare la raccolta. Sembra che sia uscita nel 1974 ma il film è stato girato nel giugno 1976: la produzione ha usato una copia presa su bancarella o la Corno gliene ha passata una dai propri archivi?

L.

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Pubblicato da su giugno 6, 2017 in Archeo Edicola

 
 
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