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[Archeo Edicola] Bianco di Babbudoiu (2016)

Esce in questi giorni in vendita, in DVD Cecchi Gori, “Bianco di Babbudoiu” (2016) di Igor Biddau, uno dei tipici film italiani in cui si crede che prendere dei comici televisivi sia un’ottima idea per il cinema. Uno sketch da due o tre minuti in TV non è proprio la stessa cosa di un film intero, ma tanto questo è un genere molto sviluppato in Italia: un titolo in più non farà certo la differenza.

I tre comici sardi del “Colorado” di Italia1 non è che si sforzino tanto di far ridere, anzi, però un paio di scene simpatiche vanno riconosciute a questo film. Una di queste vede il tentativo di Michele (Michele Manca, il Pino la Lavatrice televisivo) di racimolare qualche soldo vendendo la sua collezione di “Alan Ford“.

Michele Manca cerca di vendere la sua collezione di Alan Ford

Si sa che i fumettari, come ogni altro venditore, cerca di sminuire il prodotto e demoralizzare il venditore, ma è certo che per la citata collezione si può parlare di valutazione in centinaia d’euro, non in migliaia come vorrebbe il povero Michele.

Possibile questo numero non valga un fantastilione di fantastilioni?

Michele è meno sprovveduto di quanto vorrebbe far credere, però, perché quando arriva un collezionista – vestito con un’armatura, a sottolineare la sua “nerdosità” – ed offre migliaia d’euro per una collezione che però comprenda anche i primissimi e rarissimi numeri della serie, il nostro venditore si apre la giacca come un esibizionista… ed “esibisce” i rarissimi numeri in questione.

Numeri rari ne tieni?

La gag è simpatica ma è una goccia nel mare di un film che non mi sento proprio di consigliare.

L.

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Pubblicato da su gennaio 22, 2018 in Archeo Edicola

 

[Archeo Edicola] L’amore in città (1953)

Nel marzo del 1953 i giornali ci raccontano che si stanno girando a Roma alcuni degli episodi che formeranno il film-contenitore “L’amore in città“, esperimento con il quale un gruppo di talentuosi registi vorrebbe inaugurare una serie di pellicole che si presentino come “riviste”: ogni film presenterebbe articoli vari che seguano un tema comune. Dubito che l’esperimento sia proseguito oltre…

L’IMDb dice che il film è uscito nelle sale italiane nel novembre dello stesso 1953, e forse a questa data risale la presentazione romana: la prima citazione nel resto d’Italia è del gennaio 1954. Al di là dell’uscita effettiva in sala, ciò che conta è che il film è stato girato agli inizi del 1953 e l’edicola in esso mostrata è quindi uno spaccato della vita italiana dell’epoca.

Il penultimo episodio, “Storia di Caterina“, è diretto da Francesco Maselli «con la collaborazione di Cesare Zavattini», che ne è anche lo sceneggiatore. La protagonista, come ci viene detto ad inizio film, come il resto del cast non è un’attrice professionista perché l’esperimento è raccontare storie di vita vissuta interpretate da vere persone. Quindi la non-attrice Caterina Rigoglioso interpreta il dramma in cui una badante rimane incinta e, abbandonata dal suo uomo, decide di non abortire. Crescere un figlio da sola e in forti ristrettezze economiche non si rivelerà facile e la donna giungerà alla fatale decisione di abbandonare il bambino in un parco, perché lo Stato si occupi di lui.
Per essere sicura del destino del bambino va a sfogliare un quotidiano in edicola… così che anche noi possiamo curiosare fra le pubblicazioni dell’Italia del 1953.

Chiosco dei giornali del 1953

Vediamo un chiosco pieno zeppo di giornali, con bene in vista le testate “Il Popolo” (1923-2003), “l’Unità” (1924-2017), “Avanti!” (1896-1993) e “Il Paese” (1921-1963).

Quando gli edicolanti facevano sfogliare “a gratis” i giornali

È molto difficile leggere le testate delle riviste inquadrate nel chiosco, ma di sicuro notiamo “Grazia“, il settimanale della Mondadori fondato nel 1938 ed ancora in vita.

Parata di Gialli Mondadori prima serie

La celebre casa editrice ha provveduto a riempire bene quell’edicola, visto che al centro dell’inquadratura vediamo una bella sfilza di numeri de “Il Giallo Mondadori“: addirittura sono riuscito ad identificare il n. 181, “Omertà” (The People Against O’Hara, 1950) di Eleazar Lipsky, uscito in edicola il 19 luglio 1952, e il n. 206, “Occhiali neri” (The Black Spectacles, 193) di John Dickson Carr, uscito in edicola il 10 gennaio 1953.

Si vede abbastanza il nome della testata?

Trattandosi di un film girato a Roma, è immancabile il richiamo a “Il Messaggero“, lo storico quotidiano della Capitale fondato nel 1878, però sullo sfondo l’indaffarato edicolante sistema una pila di riviste “Tempo” (1939-1976), ancora una volta della Mondadori.

La vogliamo mostrare qualcosa di sinistra?

Non manca la fugace inquadratura, fra le mani dell’edicolante, di alcune copie del settimanale “Vite Nuove” (1946-1978), che proprio nel gennaio del 1953 – poco prima delle riprese – aveva raddoppiato il numero delle pagine, dopo essere passato al colore nel precedente 1952.

Chiudo con una curiosa citazione. Il primo episodio del film – “Amore che si paga“, diretto da Carlo Lizzani su sceneggiatura fra gli altri di Vittorio Veltroni, papà di Walter – racconta delle “lavoratrici della notte”, ed una di queste intervistata afferma di passare il tempo libero a leggere… “Topolino” e “Pecos Bill“.

Le letture preferite dalle “lavoratrici della notte”

La Mondadori ha davvero riempito di proprie pubblicazioni questo film, mostrando qui il “Topolino” n. 61 (25 febbraio 1953), della direzione di Mario Gentilini, e “Albi d’Oro della Prateria” n. 8 (26 febbraio 1953) con protagonista il Pecos Bill di Guido Martina.

Il curioso è che un’altra “lavoratrice della notte” la vedremo intenta a leggere una di queste due pubblicazioni, nel film “Le streghe” (1967), al che c’è da chiedersi: ma le prostitute amano Pecos Bill?

L.

P.S.
L’idea di cercare in questo film l’ho avuta dalla discussione “foto della rete” di Vintage Comics.

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Pubblicato da su gennaio 10, 2018 in Archeo Edicola

 

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Prezziario da edicola: 1951-2020

Schema che rappresenta il prezzo di alcune grandi testate italiane da edicola, nel suo viaggio crescente dal 1951 al 2020, diviso per decadi.

Legenda:

GM = Il Giallo Mondadori
UR = Urania (Mondadori)
SS = Segretissimo (Mondadori)
OM = Oscar Mondadori (prezzi molto variabili, quindi poco indicativi)
Miti = Miti Mondadori
NC = Newton Compton, intendendo la collana da edicola “Grandi Tascabili”

TP = Topolino (Mondadori)
TEX = Tex, come simbolo di tutte le uscite Sergio Bonelli Editore
DK = Diabolik (Astorina)

Gli spazi vuoti sono in attesa di trovare maggiori informazioni.

Prezziario:

1951 1952 1953 1954 1955
GM 130 130 130 130 130
UR 150 150 150 150
TP 70 80 80 80 80
TEX
1956 1957 1958 1959 1960
GM 130 130 150 150 150
UR 150 150 150 150 150
TP 100 100 100
TEX 200 200 200
1961 1962 1963 1964 1965
GM 150 200 200 200 200
UR 150 150 200 200 200
SS 150 150 180 200 200
OM 350
TEX 200 200 200 200 200
DK 150 150 150 150
1966 1967 1968 1969 1970
GM 200 250 250 250 300
UR 200 250 250 250 300
SS 200 250 250 250 300
OM 350 350 350
TEX 200 200 200 200 200
DK 150 150 150 150 200
1971 1972 1973 1974 1975
GM 300 350 350 400 500
UR 300 350 350 400 500
SS 300 350 350 400 500
OM 700 1.500
TEX 250 250 250 300 350
DK 200
1976 1977 1978 1979 1980
GM 600 700 800 900 1.000
UR 600 700 800 900 1.000
SS 600 700 800 900 1.000
OM 1.800 1.800 2.200 4.000
TEX 350 350 400 400 500
DK
1981 1982 1983 1984 1985
GM 1.200 1.500 1.800 2.000 3.000
UR 1.500 1.800 2.200 2.500 3.000
SS 1.200 1.500 2.000 2.500 3.000
OM 5.000
NC
TP 500 700 800 1.000 1.200
TEX 600 700 800 1.000 1.200
1986 1987 1988 1989 1990
GM 3.000 3.500 3.500 4.000 4.500
UR 3.000 3.500 3.500 4.000 4.500
SS 3.000 3.500 3.500 4.000 6.000
OM 6.500 8.000 8.500
NC 3.900 3.900
TP 1.300 1.400 1.500 1.700 2.000
TEX 1.200 1.500 1.700 1.800 2.000
1991 1992 1993 1994 1995
GM 5.000 5.000 5.000 5.000 5.500
UR 5.000 5.000 5.000 5.000 5.500
SS 6.000 6.000 6.000 6.000 6.000
OM 10.000 10.000 11.000
Miti 5.900
NC 3.900 3.900 3.900 3.900 3.900
TEX 2.300 2.300 2.300 2.500 2.700
DK 1.800 2.000 2.000 2.300 2.500
1996 1997 1998 1999 2000
GM 5.900 5.900 5.900 5.900 6.900
UR 5.900 5.900 5.900 5.900 6.900
SS 5.900 5.900 6.500 6.500 6.900
OM 13.000
Miti 5.900 6.900 6.900 7.900 7.900
NC
TEX 3.000 3.000 3.500 3.500 3.800
DK 2.500 2.500 2.800 3.000 3.000
2001 2002 2003 2004 2005
GM 6.900 3,55 3,55 3,60 3,60
UR 6.900 3,55 3,55 3,60 3,60
SS 6.900 3,55 3,55 3,60 3,60
OM 7,80 8,40 7,40
Miti 7.900 4,60 4,60 4,60 5,00
TP
TEX 4.000 2,20 2,30 2,40 2,50
DK 3.000 1,60 1,70 1,70 1,90
2006 2007 2008 2009 2010
GM 3,60 3,90 3,90 4,20 4,20
UR 3,60 3,90 3,90 4,20 4,20
SS 3,60 3,90 3,90 4,20 4,20
OM 8,40
Miti 5,00 6,00 6,00 6,00
TP 2,10 2,20 2,20 2,30
TEX 2,50 2,70 2,70 2,70 2,70
DK 1,90 1,90 2,00 2,00 2,00
2011 2012 2013 2014 2015
GM 4,50 4,90 4,90 4,90 5,90
UR 4,50 4,90 4,90 4,90 5,90
SS 4,50 4,90 4,90 4,90 5,90
OM 9,00
TP 2,30 2,40 2,40 2,50 2,50
TEX 2,70 2,90 2,90 3,20 3,20
DK 2,20 2,20 2,20 2,20 2,50
2016 2017 2018 2019 2020
GM 6,50 6,50
UR 6,50 6,50
SS 5,90 5,90
OM
TP 2,50 2,50
TEX 3,20 3,50
DK 2,50 2,50

L.

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Pubblicato da su gennaio 6, 2018 in Archeo Edicola

 

[Archeo Edicola] L’amore difficile (1962)

«Cinque storie d’amore, tratte da racconti di Giuseppe Berto, Italo Calvino, Ugo Moretti, Ercole Patti e Mario Soldati, saranno tradotte quanto prima per lo schermo dagli esordienti registi Bonucci, Sollima, Lucignani, Nino Manfredi e Silverio Blasi in “L’amore difficile”. Sembra che i film a episodi siano destinati a tornare di moda, specie quando a dirigerli vengono chiamati diversi registi.»

Così il 20 luglio 1962 il quotidiano “La Stampa” anticipava l’inizio della lavorazione del film “L’amore difficile“, salvo poi lamentarsi, il 19 agosto successivo, che «Ora si esagera con i film a episodi».
Durante l’estate del 1962 dunque viene girata la pellicola che arriverà nelle sale il 24 dicembre successivo.

Un ufficiale poco gentiluomo

Nel citato articolo il giornalista pone l’accento sul fatto che l’attore comico Nino Manfredi si è voluto lanciare nella regia dell’episodio che lo vede protagonista – “L’avventura di un soldato“, da un racconto di Italo Calvino – e ancora oggi credo che sia stato un esordio eccezionale: peccato non abbia fatto molto da regista, perché questo episodio ha uno stile molto intrigante.

Manfredi è un soldato “muto”: per tutto il suo viaggio in treno non pronuncerà mai una parola, limitandosi a leggere quello che sembra essere un “Topolino“.

Cosa merita attenzione, i fumetti o la bella vedova?

Il personaggio si ritrova accanto una vedova in lutto, che si va a sedere proprio sul fumetto. All’inizio il rovello del soldato è quello di non poter recuperare il fumetto, ma ben presto si rende conto che la donna… non si ritrae di fronte a casuali (almeno all’inizio) contatti fisici.
Inizia una stranissima e muta relazione clandestina che sembra fatta più di sguardi che di fisicità.

Mmm… mi sa che c’è poca attenzione per il fumetto

Dico che il fumetto che legge Manfredi è un “Topolino” perché nell’ultima inquadratura in cui lo si vede (mostrata qui sotto) mi sembra di scorgere chiaramente il cappello a cilindro di Ezechiele Lupo, ora quindi non mi resta che vagliare fra i “Topolino” dell’epoca per vedere se riesco a identificare l’albo in questione. (Grazie ad Emanuele per l’aiuto.)

Il mistero del fumetto che non esiste ancora…

Chiudo con questa bancarella di libri usati – che mostra una bella parata di quelli che mi sembrano numeri dell’epoca de “Il Giallo Mondadori” – tratta dall’episodio “L’avaro“, interpretato da Vittorio Gassman e ispirato ad un racconto di Alberto Moravia.

Bancarella con (mi sembra) parata del Giallo Mondadori

L.

P.S.
L’idea di cercare in questo film l’ho avuta dalla discussione “foto della rete” di Vintage Comics.

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Pubblicato da su gennaio 2, 2018 in Archeo Edicola

 

[Archeo Edicola] Ritratto di donna velata (1975)

Uno degli storici “sceneggiati del mistero” italiani

Dal 31 agosto al 14 settembre 1975 la RAI trasmette le cinque puntate che costituiscono dei celebri sceneggiati del mistero che vanno di moda all’epoca: “Ritratto di donna velata“, di Gianfranco Calligarich e Paolo Levi.

Nino Castelnuovo non riesce a dormire

La storia affonda i denti in quella cocente e irrefrenabile passione per il mistero che sta riempiendo le librerie e ha portato in Italia tutti quei romanzi e saggi che ancora oggi sono venerati. (Perché dagli anni Settanta la cultura italiana non è che abbia fatto chissà che passi in avanti.)
Non può mancare un riferimento ai fumetti neri che stanno “infestando” le edicole, così quando il protagonista Nino Castelnuovo non riesce a dormire, turbato dallo strano comportamento della misteriosa co-protagonista Daria Nicolodi, ecco che si mette a leggere un numero di “Kriminal” di Max Bunker (Luciano Secchi).

È lui o non è lui?

Già dal febbraio 1974 l’agenzia stampa Team parla delle riprese dello sceneggiato negli studi TV di Roma, e al successivo marzo 1974 risale “Nelle mani di Mr. Ypsilon“, numero 411 della collana che appare fra le mani del protagonista.

Storia di come il nero criminale affronta un terribile torturatore

“Kriminal” n. 411 [1974-03] Nelle mani di Mr Ypsilon

Per una beffa del destino, la testata “Kriminal” chiude il successivo novembre 1974, con il numero 419: quando l’anno dopo va in onda lo sceneggiato, Nino Castelnuovo in realtà legge una fumetto “morto”… con uno scheletro in copertina.

Il fantasma di un fumetto defunto

Più avanti nella vicenda, Castelnuovo apre il bagagliaio della propria auto e possiamo notare che le sue letture, se da una parte abbracciano più generi narrativi, dall’altra possono essere tutte ricondotte a Luciano Secchi. Nell’auto infatti vediamo il numero 82 (maggio 1974) della testata “Fantastici Quattro“, presentata dalla Editoriale Corno diretta da Secchi.
Ci sono altri fumetti ma purtroppo non riesco a distinguerne i titoli.

Chi è che non ha un “Fantastici Quattro” nel bagagliaio?

“Fantastici Quattro” n. 82 [1974-05] Editoriale Corno

L.

P.S.
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Pubblicato da su dicembre 18, 2017 in Archeo Edicola

 

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La cultura pop di Pierina (1982)

Il 1° maggio 1982 esce nei cinema italiani un instant movie che sfruttava l’irrefrenabile successo di un personaggio che aveva conquistato la cultura pop italiana in un solo anno. Nel solo 1981 Alvaro Vitali esce al cinema con “Pierino contro tutti” (settembre) e “Pierino medico della SAUB” (dicembre), e a fine dicembre esce pure “Pierino il fichissimo” con il sostituto Maurizio Esposito.
A gennaio 1982 esordisce il toscano capellone Giorgio Ariani con “Pierino la peste alla riscossa“, a maggio Roberto Gallozzi con “Che casino… con Pierino!” ma intanto a febbraio Alvaro Vitali si riprende il personaggio con “Pierino colpisce ancora“. In mezzo a questa giungla pierinesca non sfigura di certo la versione femminile “Quella peste di Pierina” di Michele Massimo Tarantini.

La cantante-ballerina romana Marina Marfoglia si presta ad imbruttirsi nel ruolo di giovane monella e soprattutto accetta di avere come sorella maggiore una Carmen Russo mozzafiato. (Curiosamente il rapporto era invertito, visto che all’epoca dell’uscita del film la Marfoglia aveva 36 anni e la Russo 23.) Tra battute sui Carabinieri e barzellette trasformate in sketch il film prosegue con ben poca ispirazione: quando a metà storia entra in scena Oreste Lionello, così sopra le righe che neanche si vedono più le righe, il prodotto defunge.

Ciò che mi interessa citare è la canzone dei titoli di testa, un vero e proprio Bignami della cultura pop italiana di inizi anni Ottanta, cantata in perfetto stile “cartone animato”. (Ovviamente dell’epoca pre-Cristina D’Avena.)
La musica è di Franco Campanino e a cantare è Ro Mallardo.

Pierina, Pierina, non è una bambina,
ma è molto vicina a un UFO Robot.

Ecco subito nelle prime strofe citato “Atlas UFO Robot“, farlocco titolo italiano con cui Rai2 dal 1978 mandava in onda “UFO Robot Grendizer“: chissà se il nome Goldrake aveva qualcosa a che vedere con l’omonimo eroe dei fumetti spy-erotici anni Sessanta?

A Goldrake gli ha fatto dire prey.
A Godzilla gli ha tolto una tonsilla.

Non sono sicuro di quel “prey”, non capisco bene cosa dica la cantante, ma ciò che conta è che sia citato Goldrake e Godzilla, il presente e il passato della cultura pop d’origine giapponese. Dall’agosto 1957 infatti Godzilla imperversava sui nostri schermi, grandi e piccoli, a dimostrazione di quante generazioni siano cresciute con prodotti del Sol Levante.

A Mazinga gli ha fatto una siringa.
E Capitano Harlòck, è ancora sotto shock

Poteva mangare Gurēto Majingā, il Great Mazinger che dal 1979 aveva seguito Goldrake sugli schermi televisivi? Sempre dal ’79 era arrivato kyaputen Hārokku, quel Capitan Harlock che per ragioni metriche diventa Harlòck. Ricordo ancora il piccolo Etrusco che pressava i genitori per comprare l’album di figurine del personaggio: non ho idea se poi ho proseguito la raccolta delle figurine, visto che avevo albi a iosa da curare.

Pierina, Pierina, per farla star buona,
la cara nonnina le fa il karatè.

Dagli anni Sessanta prima il judo poi il karate avevano invaso l’Italia – come eco di un’invasione mondiale – e dagli anni Settanta il cinema marziale aveva conquistato ogni pur minuscolo ambito della cultura popolare italiana: negli anni Ottanta ci sono le ultime briciole di una cultura marziale pop ormai morente – la cui bara verrà sigillata dalle Tartarughe Ninja – ma per fortuna nel 1982 si poteva ancora dire “karatè” senza che i genitori si indignassero e temessero violenza mortale.

Al centro spaziale han fatto partire
un raggio vettore con la sua pipì.
E a tutti gli eroi di Guerre Stellari
lei gli vuole fare un culo così.

Quanta poesia, quanta signorilità in questi versi… Comunque da neanche due anni era uscito in Italia “L’Impero colpisce ancora” (1980) quindi Guerre Stellari era un tema “caldo”.

Come si vede, un prodotto massimamente commerciale già dalla sigla fa di tutto per attingere ad una cultura pop condivisa che sapeva essere ben nota agli spettatori. Potrà non piacere, ma le citazioni presenti in questa canzoncina rappresentano la cultura italiana pop dei primi anni Ottanta.

Un manifesto della cultura pop anni ’80

Chiudo con la citazione da “Archeo Edicola“.

Non puoi sederti in panchina che arriva un estraneo a leggere a sbafo

Gianmaria (il noto caratterista Lucio Montanaro) si siede su una panchina e inizia a leggere a sbafo il libro di un estraneo, che ovviamente dopo un po’ si secca. Si riconosce subito un numero della storica collana “I Grandi Western Longanesi“, che però era già chiusa da anni all’epoca del film: perché mostrare a favore di camera un libro ormai recuperabile solo nei mercatinid dell’usato? Se la Longanesi ha pagato per questa marchetta cinematografica, perché non mostrare prodotti attuali, come aveva fattola Garzanti in Squadra volante (1974)?

“I Grandi Western Longanesi” n. 79 (7 novembre 1973)

Comunque il libro inquadrato è il numero 79 (7 novembre 1973) della collana: “Spara fratello spara” (Trail North, 1968) di di Al Cody (Archie Joscelyn). E, come mostro qui sotto, nel novembre 1980 la copertina del libro diventa chiaramente la base per il numero 241 di “Tex” (Bonelli), la cui copertina è firmata come sempre da Galep (Aurelio Galleppini).

“Grandi Western” n. 79 (7 novembre 1973) / “Tex” 241 (novembre 1980)

L.

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Pubblicato da su dicembre 15, 2017 in Archeo Edicola

 

[Archeo Edicola] Io la conoscevo bene (1965)

Adriana Astarelli è una cattiva ragazza, e quindi… legge “Demoniak“.

“Demoniak” n. 4 (maggio 1965) Il club dei serpenti

Ce lo racconta il romano Antonio Pietrangeli con il suo “Io la conoscevo bene” (1965), scritto da lui stesso insieme a Ruggero Maccari ed Ettore Scola. Uscito con grande clamore nelle sale italiane il 4 dicembre 1965, rimane sconosciuto al mondo dell’home video finché il film viene “riscoperto” e presentato in digitale dalla Mustang Entertainment (Cecchi Gori).

Intera pagina del quotidiano “La Stampa” del 28 novembre 1965
per pubblicizzare l’imminente uscita del film

Il 15 giugno 1965 – dopo aver comprato il citato numero di “Demoniak” – viene annunciato il primo ciak del film proprio al Lido di Ostia dove inizia la vicenda, dove cioè vediamo una ragazza comportarsi come una ragazza degli anni Sessanta non dovrebbe comportarsi secondo la morale vigente: libera e disinibita. E infatti legge i “fumetti neri”, quasi a mettere subito le carte in tavola e a marchiare il personaggio con il disprezzo dei benpensanti dell’epoca.

Però il male non viene dai fumetti, perché non è certo “Demoniak” ad abusare di lei nel retro del locale dove lavora…

Una splendida Stefania Sandrelli 19enne, da poco diventata famosa con Divorzio all’italiana (1961) e Sedotta e abbandonata (1964), interpreta Adriana, ragazza che dalla provincia rurale si trasferisce nella rutilante (e corrotta) città per cercare il successo. Per fare cioè lo stesso viaggio di un grande numero di giovani di bell’aspetto che, come lei, finiscono in pasto ad un sistema che non guarda in faccia a nessuno, visto che anche per gli attori uomini non è che la situazione sia rosea.

Un mondo lucente fatto solo di pubblicità

Sono passati sette anni da “Totò nella luna” (1958) ma l’Italia è ancora un Paese di ragazze in cerca di successo mediante foto più o meno “artistiche” pubblicate sulle rivistine che inondano le edicole.
Adriana infatti paga 10 mila lire all’intrallazzone Cianfanna (Nino Manfredi) perché una sua foto finisca nella rivista “Week-End: la rivista che lancia le dive“. Proprio come nel citato film di Totò, anche qui si testimonia di una vispa editoria che all’epoca arricchiva le proprie pagine di foto di giovani aspiranti attrici in cerca di essere “scoperte”, che nel frattempo finivano “scoperte” (nell’altro senso del termine) da chi sapeva approfittarne.

Il direttore della nota rivista “Week-End”

Uno dei vari amanti di Adriana è uno scrittore, di cui non conosciamo il nome, interpretato dal tedesco Joachim Fuchsberger, attore prolifico che lavorava molto fra Italia e Germania. Il suo ruolo è quello di romanziere famoso, la cui foto Arianna ha visto sul “Paese Sera”.
Vediamo inquadrato un libro fresco di stampa, un’antologia di racconti dell’autore.

Il nuovo libro dell’autore senza nome

Arianna (sfogliando un libro del romanziere): «320 pagine? Scrivi molto, tu, eh?»
Romanziere: «Come tutti quelli che non hanno niente da dire.»

Mi sa che non se ne parla di un autografo

La ragazza cerca qualche punto in contatto con l’uomo, la mattina dopo una plausibile notte di passione, ma visto che non canta e non balla il romanziere non sembra avere nulla in comune con lei.
Quando poi Adriana trova nella macchina da scrivere un abbozzo di nuovo romanzo, dove si parla di una ragazza di nome Milena, non capisce che la descrizione dell’autore può riferirsi in maniera perfetta a lei stessa:

«È una come tante altre. Le va bene tutto, è sempre contenta, non desidera mai niente. Non invidia nessuno, è senza curiosità, non si sorprende mai: le umiliazioni non le sente, eppure povera figlia, dico io, gliene capitano tutti i giorni. Le scivola tutto addosso, senza lasciare traccia come su certe stoffe impermeabilizzate. Ambizioni: zero; morale: nessuna. Neppure quella dei soldi, perché non è una puttana. Per lei “ieri” e “domani” non esistono, non vive neanche giorno per giorno perché già questo la costringerebbe a programmi troppo complicati, perciò vive minuto per minuto: prendere il sole, sentire i dischi e ballare sono le sue uniche attività. Per il resto, è volubile, incostante, ha sempre bisogno di incontri nuovi e brevi, non importa con chi. Con se stessa mai.»

Solo alla fine Adriana si è resa conto che il monologo ha riassunto tutta la sua vita fino ad allora, e con grande innocenza risponde:

Adriana: «Milena sono io, vero? Sono così? Una specie di… deficiente?»
Romanziere: «Ma no, al contrario: forse sei tu la più saggia di tutti.»

Non è chiaro se gli autori pensino davvero quest’ultima frase, ma di sicuro alla povera Adriana capita di tutto: in una ricerca del successo priva quasi di animosità, come se non nascesse da una vera passione ma più da un vuoto interiore, la ragazza subirà umiliazioni che è facile immaginare siano il simbolo di mille storie simili accadute sul serio a giovani aspiranti “attrici / soubrette / modelle” finite schiacciate in ingranaggi più grandi di loro.

Attorno ad Adriana ruota un mondo volgare e corrotto, fatto di alberghi di lusso ed abiti di marca, di attori famosi e tutto il circo danzante di abbrutimento umano, simboleggiato dallo spietato attore in auge Roberto (Enrico Maria Salerno) e il mesto caratterista in cerca di occasione Gigi Baggini (Ugo Tognazzi). Forse in mezzo al jet set volgare e immorale, ad amanti occasionali e spietati, ad intrallazzoni e ladruncoli che infestano la Capitale, l’unica occasione per Adriana è l’umile ma integro garagista Italo (Franco Nero). Saprà coglierla?

L.

P.S.
L’idea di cercare in questo film l’ho avuta dalla discussione “foto della rete” di Vintage Comics.

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15 commenti

Pubblicato da su dicembre 11, 2017 in Archeo Edicola, Pseudobiblia

 
 
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