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Intervista a fumetti con Ivano Landi (5)

25 Ago

Marlowe vs Phantom: l’Etrusco incontra Ivano Landi! (disegno di Mario Caria)

Quinta ed ultima parte della mia chiacchierata con Ivano Landi del blog “Cronache del Tempo e del Sogno“, all’interno del mio viaggio nell'”Archeologia da Edicola“.

Ricordo che tutte le immagini, con relative didascalie, sono fornite da Ivano stesso.

Intervista a fumetti
con Ivano Landi

La produzione italiana di fumetti è sempre stata molto attiva, eppure sembrano essere scomparsi velocemente tutti quei personaggi nostrani che non sono entrati nella Bonelli: secondo te qual è stata la formula vincente di questa casa per sbaragliare la concorrenza?

In realtà hanno retto alla prova del tempo anche serie come Diabolik e Alan Ford. Mentre molte testate Bonelli si sono comunque arrese, sebbene dopo anni di onorata carriera: Il comandante Mark, Il piccolo Ranger, Nick raider, Mister No… Quindi non penso che sia una questione di casa editrice bensì di personaggi azzeccati. Ma perché Diabolik? Perché Tex? Perché Zagor? Perché Alan Ford? Dubito che esista un carattere comune a dei personaggi così diversi tra loro che possa essere individuato e usato per spiegare la loro apparente “immortalità”. Magari qualcuno ha provato a farlo e ci è anche riuscito, ma io sono all’oscuro di tutto ciò.

Non sembra essere più tempo d’eroi, nel fumetto. A parte il blasonato (ma ignorato) fumetto francese, portato in edicola da Aurea e Cosmo, dal Duemila in Italia sopravvivono quasi solamente eroi nati nella prima metà del Novecento: possibile non sia più tempo d’eroi per i lettori di fumetti?

Il n. 21 di “Metal Hurlant”
del settembre 1977
si presenta con un splendida copertina di HR Giger (1940-2014)

Purtroppo, come ho specificato nella prima domanda, del fumetto successivo all’anno Duemila so solo per sentito dire e posso parlare con un minimo di cognizione di causa soltanto dei periodi antecedenti. Non avevo per esempio idea che il blasonato fumetto francese fosse allo stato attuale delle cose ignorato. Per quel che mi riguarda, ne fui attirato per la prima volta solo a metà degli anni ‘70, con la nascita della Humanoïdes Associés e la pubblicazione del primo numero di Métal Hurlant.

A molti, me compreso, apparve sul momento come una rivoluzione totale, un triplo salto mortale senza rete, ma mi bastò poi crearmi una visione un po’ più ampia dello stato reale del fumetto di quegli anni per accorgermi che in realtà l’ispirazione di fondo era ancora una volta americana e chiamava in causa la produzione più sofisticata dell’underground statunitense, in particolare quella di Vaughn Bodé, Jeff Jones e Richard Corben. E in definitiva, di tutto quello che pubblicavano, a me piacevano soltanto Arzak e Il Garage ermetico, entrambi del maestro Moebius. Le conseguenze in ogni caso ci furono, anche in Italia, con la nascita della rivista Cannibale e di due dei più appariscenti cloni grafici di Moebius: Andrea Pazienza e Milo Manara.

Io lasciai in ogni caso perdere presto ogni cosa. Almeno fino a quando non conobbi di persona, ed era il 1993, alcuni membri del gruppo di disegnatori riuniti intorno alle ceneri di Aedena, la casa editrice fondata nel 1984 da Moebius, Annestay e Bouysse. Moebius se ne era già andato, proprio in rottura con lo spirito di Aedena, da lui fondata, spirito compreso, in rottura con lo spirito della Humanoïdes Associés, che lui aveva contribuito a fondare in rottura…

Fronte e retro copertina del numero 1
della rivista underground italiana “Cannibale” del giugno 1977

Quell’anno, oltre al grande guru, Jean-Paul Appel-Guery, che aveva firmato i testi del famoso Voyage Intemporel disegnato da Sergio Macedo, conobbi in particolare Marc Bati, che aveva invece disegnato, su testi di Moebius – che si firmava però con il suo nome di battesimo Jean Giraud – la bella saga de Il Cristallo Maggiore.

Persi i contatti con tutti loro in modo definitivo dopo l’estate del 2001, quando le nuove circostanze della mia vita mi costrinsero a metter da parte le mie pur occasionali visite in Francia. E persi allo stesso tempo anche ogni contatto con la nuova produzione a fumetti francese, dopo che già avevo perso i contatti con quella del resto del mondo.

Per finire, una domanda altamente ipotetica. Hai la possibilità di far “scontrare” due fra i tuoi personaggi preferiti di sempre: chi faresti protagonista di questo “versus”?

Modesty Blaise
con l’inseparabile Willie Garvin
nella versione del suo primo,
indimenticato disegnatore:
Jim Holdaway (1927-1970)

Mi piacerebbe far scontrare tra loro Modesty Blaise e Satanik, due donne sessualmente disinibite ma dai princìpi etici molto diversi. Potrebbe venirne fuori qualcosa di interessante.

Inoltre, se posso approfittarne per un auto-omaggio, farei scontrare, in via più che altamente ipotetica in questo caso, il mio supergruppo australiano Dreamtime Returns, attivo negli anni ’60 e ’70 del Ventesimo secolo, con i Watchmen di Alan Moore e Dave Gibbons. Prendo, dal mio blog, i dati relativi alla formazione originale dei Dreamtime Returns:

1) un geologo australiano di nome Thomas Timberman;

2 e 3) due ragazzini italiani di nome Miriam e Emiliano (età 7-8 anni);

4) un vecchio sciamano aborigeno;

5) un meticcio australiano dall’età di circa venticinque anni;

6) un dingo magico che si muove al di qua e al di là del confine del Tempo del Sogno.

Ringrazio di cuore Ivano per questo viaggio nel fumetto in Italia.

L.

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27 commenti

Pubblicato da su agosto 25, 2017 in Archeo Edicola, Interviste

 

27 risposte a “Intervista a fumetti con Ivano Landi (5)

  1. mikimoz

    agosto 25, 2017 at 6:03 am

    Commento qui anche per la parte 4.
    Voglio ringraziarvi per questo viaggio, ricco e dettagliato, in un’epoca fumettistica che non ho vissuto (o che ho vissuto di riflesso, coi personaggi Max Bunker o Metal Hurlant -di cui ho recuperato tre numeri da pochissimi giorni).
    Ivano si conferma davvero come uno dei migliori blogger italiani.
    Bello anche lo scontro tra le due donnine, ma secondo me Eva Kant mangia in testa a tutte 😀

    Moz-

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    • Lucius Etruscus

      agosto 25, 2017 at 6:08 am

      Però Modesty è un osso duro, sarebbe uno scontro davvero da gustarsi ^_^
      Grazier per aver seguito e ovviamente condivido la stima per Ivano 😉

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    • Ivano Landi

      agosto 25, 2017 at 4:53 pm

      Troppo buono, Miki! Sono io che devo ringraziare te per aver seguito questa cinquina di post per intero e aver detto la tua. In effetti anche da uno scontro Eva Kant – Modesty Blaise potrebbe venir fuori qualcosa di interessante. Mi risulta comunque che Eva, diversamente dalle due fanciulle che ho proposto io, appartenga alla schiera delle monogame 😛

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      • mikimoz

        agosto 26, 2017 at 10:07 am

        Decisamente, Eva fedele, fedelissima.
        E gran SIGNORA. Sexy ma mai volgare, nobile anche in abiti casalinghi.
        Un altro passo rispetto alle altre zoccolette del fumetto X
        Ragazzi, grazie mille a entrambi per questo tour che ho seguito con molto interesse 🙂
        Mi aspetto altre interviste così!

        Moz-

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      • Lucius Etruscus

        agosto 26, 2017 at 12:54 pm

        Spero che dopo questa bella esperienza anche i prossimi intervistati saranno disponibili e generosi come Ivano: in ogni caso dubito che metteranno a disposizione un impianto iconografico di così alto livello 😉

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      • MikiMoz

        agosto 26, 2017 at 1:53 pm

        In effetti, Lucio, sei partito col top del top. Ora sarà dura ma già so che sei anche tu il top del top quindi troverai sicuramente pane per i nostri denti^^

        Moz-

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  2. Cassidy

    agosto 25, 2017 at 7:08 am

    Sarebbe spettacolare uno scontro tra Modesty Blaise e Satanik. Invece nei Dreamtime Returns vedo l’influenza di X-Chris Claremont su Ivano. In ogni caso bellissima super intervista sempre bello poter imparare delle cose da chi ne sa a pacchi. Cheers

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    • Ivano Landi

      agosto 25, 2017 at 5:01 pm

      Anche tu troppo gentile, Cassidy. E grazie per averci seguito post dopo post con passione. Sappi comunque che le linee essenziali del mio progetto Dreamtime Returns le avevo concepite già prima della svolta australiana degli X-Men di Chris Claremont. Il mio interesse per l’Australia è cominciato all’incirca quando avevo sei anni di età. Penso quindi che sia lui ad essersi intrufolato di nascosto nei miei pensieri, mentre leggevo qualche sua storia, e ad aver copiato 😀

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  3. theobsidianmirror

    agosto 25, 2017 at 9:32 am

    Sarebbe anche da chiedersi come abbiano potuto sopravvivere testate come Lanciostory e Skorpio, da sempre vissute un po’ ai margini del fumetto nostrano (almeno per il mio percepito). E come invece siano scomparsi prodotti più o meno equivalenti come Intrepido e Monello..

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    • Lucius Etruscus

      agosto 25, 2017 at 9:40 am

      Non so come vadano le vendite di Lancio e Skorpio, se li compra qualcuno a parte me, ma sono fenomenali scrigni di splendidi fumetti francesi! (Molte delle saghe stampate in bianco e nero dalla Cosmo sono prima apparse a colori sui Lancio!) Inoltre recentemente hanno comprato le nuove avventure di Tomb Raider dalla Dark Horse: spero che continuino ad attingere alla casa!
      Sono fumetti qualitativamente ineccepibili, ma il problema è che sono a puntate e bisogna beccarli dall’inizio, mentre una volta che il settimanale viene portato via dalle edicole non lo troverai mai più, a meno di non ordinarlo dalla casa.
      In quarant’anni di attività Lancio e Skorpio hanno portato in Italia maestri argentini e francesi di portata mondiale, da Van Hamme a Zanotto, eppure in effetti non è neanche percepito come fumetto…

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    • Ivano Landi

      agosto 25, 2017 at 5:05 pm

      Lanciostory e Skorpio un po’ le ho seguite all’inizio. Forse ha funzionato il loro orientamento più adulto rispetto a Monello e Intrepido. Alla fine chi è che legge oggi i fumetti extra-manga se non gli adulti?

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      • Lucius Etruscus

        agosto 25, 2017 at 5:09 pm

        Spero di cuore esistano ancora i lettori di fumetti “adulti”: se Lancio e Skorpio escono tutte le settimane, ancora dopo 40 anni, forse questi lettori ci sono ancora 😉

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  4. redbavon

    agosto 25, 2017 at 10:40 am

    Mi sono sperticato in elogi per voi ragazzi nei post precedenti, mi sono iscritto ai vostri blog e – tempo permettendo – cercherò di seguirvi e partecipare. Ma il merito più grande di questa vostra chiacchierata è di essere fumetto-virulento. La vostra passione e contagiosa.
    Erano anni che non compravo fumetti…quest’estate: albo speciale Nathan Never, 2 Mercurio Loi, un Alien Defiance…l’edicolante ormai sorride quando mi vede

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    • Lucius Etruscus

      agosto 25, 2017 at 11:26 am

      Ohhh questo è il risultato più insperato e soddisfacente: aver risvegliato la fumettite! ^_^ Mi spiace che ti sia perso i primi numeri di Aliens Defiance, molto belli: se riesci a recuperarli, anche in lingua originale, te li consiglio.
      Come si comporta Nathan? All’epoca della sua uscita sono stato un suo fan sfegatato, ma poi me ne sono allontanato e so che ha vissuto alterne vicende.

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      • redbavon

        agosto 26, 2017 at 7:05 am

        Risultato centrato! Defiance, anche se in edicola ho trovato un albo in mezzo alla storia, l’ho trovato interessante. Vedrò di seguire tutta la storia, procurandomi tutti gli albi.
        Nathan Never è stato il mio ultimo “amore”che ho letto senza mai mancare un numero oltre la 200^ uscita. Non ricordo esattamente quale numero…ho acquistato un NN Magazine con 3 vecchie storie: una di NN e 2 di Legs. Non posso perciò dirti come si comporta oggi.All’inizio era un vero portento, ha progressivamente perso quel senso di ‘awe’ misto a realtà in un futuro possibile…Ma mai quanto Martin Mystere ha iniziato a fare il verso ai fatti di attualità! Io li ebbi un crollo a picco d’interesse.

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      • Lucius Etruscus

        agosto 26, 2017 at 7:29 am

        Ero lì in edicola, quel 1991, quando uscì Nathan Never. I primi numeri li ho divorati: per la prima volta la Bonelli parlava di fantascienza, come perdersela? Da malato fan marziale quando arrivò la reinterpretazione fanta di “Enter the Dragon” non so più quante capriole feci! E poi “fanteria dello spazio” con più di una citazione aliena, e via dicendo. Per qualche anno sono stato un lettore appassionato ma poi cambiando vita – dalla scuola passai al lavoro – cambiarono profondamente i miei gusti e mi allontanai da lui, non riuscendo più a seguirlo. Anni ho provato a riavvicinarmi ma quei disegni “srani” non li apprezzo più come un tempo, per non parlare delle storie troppo complesse e piene di chiacchiere: è un fumetto che dovrebbe intrattenere, non un saggio di fantapolitica! Però, ripeto, è un mio problema con il fumetto italiano, che dopo tanti anni di violento amore non riesco più a tollerare…

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      • redbavon

        agosto 26, 2017 at 7:43 am

        Io apprezzavo il mix tra Blade Runner e Ghost in The Shell con spruzzate di Mobile Suit Gundam mescolate con un taglio italiano. Mai visto prima d’ora nei fumetti e realizzato così bene (Medda e Serra in splendida forma). Alcune storie viravano al noir, agli investigatori alla Marlowe, al disagio interiore tipico di questo genere che io amo. Fantascienza, thriller, noir una miscela irresistibile. Anche i comprimari di Nathan funzionavano bene nell’economia delle varie storie. Poi sarà la serialita, sarà l’evoluzione del proprio gusto anche io ho perso contatto. Il colpo di grazia me lo ha dato la nascita dei due nanerottoli: esigenze di spazio. Ho dovuto fare delle scelte delle mie passioni.

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      • Lucius Etruscus

        agosto 26, 2017 at 7:49 am

        Io ignoravo Ghost in the Shell e qualsiasi altra produzione non-americana e non ho mai sopportato Blade Runner, quindi a pensarci partivo molto svantaggiato. Ma proprio quell’atmosfera fanta-noir mi piacque sin da subito, e poi adoravo Ripley quindi non potei non invaghirmi subito di Legs 😉
        Adoravo il citazionismo e la capacità di prendere storie diverse e fonderle trasformandole. Come dicevo, da un cult di arti marziali ad Aliens, da Mad Max al Cuore di tenebra di Conrad, davvero le fonti erano le più disparate e sapevano tirarne fuori ottime storie fanta. Ricordo ancora l’emozione quando vidi la pubblicità del primo Albo Speciale, con il Cybermaster: non esisteva internet e quindi la Rete era un’idea terribilmente efficace e intrigante, piena di pericoli e insidie perfette per una storia di intrattenimento.
        Comunque mi sono rimasti splendidi ricordi di quei primi anni Novanta, passati immerso in tutte le pubblicazioni Bonelli! (tranne Martin Mystère, la cui saccenza non ho proprio mai sopportato 😀 )

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      • redbavon

        agosto 26, 2017 at 5:17 pm

        Quoto tutto su Nathan Never. Blade Runner e Ghost in The Shell li amo e il primo è una colonna portante del humus fantascientifico. I gusti tuttavia sono diversi e il bello è quello di arrivare a condividere venendo da direzioni diverse.
        Infine Martin Mystere: non l’ho mai trovato saccente, piuttosto all’inizio della serie era un’autentica miniera di spunti tra i miti di MU e Atlantide, civiltà meno note, civiltà antiche, manufatti misteriosi (il teschio di cristallo fu protagonista di una storia bellissima), Lovercraft e i miti di Crhulu…per un appassionato di storia e di mitologia era una miniera. Grazie a Martin ho approfondito aspetti della Storia e mitologia meno noti. Ho un debito di riconoscenza come a un bravo maestro.

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      • Lucius Etruscus

        agosto 28, 2017 at 6:55 am

        Ho letto sul sito che “Nathan Never Magazine” in edicola è dedicato alle donne nella fantascienza. Ovviamente il mio pensiero va subito alla nostra Ripley, ma di solito la Bonelli non ma molto la saga aliena, quindi non mi stupirebbe la sua assenza. Tu che l’hai comprato, sapresti dirmi se c’è qualche pagina dedicata in qualche modo ad Alien? Sono un collezionista malato, quindi mi basta una pagina perché questo speciale finisca nella mia collezione, ma vorrei andare sul sicuro 😛

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      • redbavon

        agosto 29, 2017 at 5:35 pm

        C’è una citazione di Sigourney Weaver e di Ripley in una pagina e due immagini: un fotogramma di Aliens che ritrae Ripley nell’esoacheletro durante la battaglia con la Regina e un’immagine di Sigourney Weaver. Viene citata come introduzione al racconto di Lega Weaver, che deve il suo nome e parte della sua ispirazione a donne come Ripley. E’ ben poca cosa in realtà, se vuoi posso inviarti una scansione delle due pagine così ti rendi conto se vale la pena di essere acquistato. Se per te va bene, comunicami un indirizzo di posta elettronica.

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      • Lucius Etruscus

        agosto 29, 2017 at 5:47 pm

        Magari, sarebbe stupendo! ^_^ Scrivimi pure a lucius.etruscus@gmail.com 😉
        Non so perché la saga aliena non incontri il favore degli autori Bonelli di speciali sulla fantascienza: forse la considerano horror. Però poi negli speciali dedicati all’horror non la citano neanche per sbaglio…

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    • Ivano Landi

      agosto 25, 2017 at 5:15 pm

      Saresti quindi tu il misterioso Claudio che si è appena iscritto al mio blog e su cui mi ripromettevo di indagare appena avevo un po’ di tempo? Grazie infinite! Cercherò di ricambiare, anche se finora ogni mio tentativo di iscrivermi a wordpress si è sempre concluso con un nulla di fatto. Ogni volta c’è qualche mio dato personale che nella sua opinione non torna.

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  5. Ivano Landi

    agosto 26, 2017 at 2:07 pm

    E’ così è terminata pure questa avventura. Grazie all’ospite Lucius e a tutti coloro che hanno seguito. Un saluto speciale va a chi ha commentato e aggiunto altri tasselli a un puzzle comunque infinito. A presto 🙂

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