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Archivi tag: Mondadori

Il francese (Audible 2022)

Sono passati dieci anni da quel giorno in cui ho fatto colazione con Massimo Carlotto. Lo so detta così pare che siamo amici o anche semplici conoscenti, però tecnicamente è tutto vero, io e Carlotto una mattina abbiamo fatto colazione allo stesso tavolo, uno di fianco all’altro, ma dubito fortemente che il celebre romanziere si sia accorto della mia presenza, o fosse conscio della mia esistenza.

Nella primavera del 2012 ho partecipato al festival GialloLatino come inviato di ThrillerMagazine, e lì ho conosciuto dal vivo tutti gli scrittori di cui ero (e sono ancora) amico digitale: Carlotto era fra i pochi con cui non avevo alcun contatto, né ce l’ho avuto sul campo. Anche perché essendo un nome molto noto era continuamente circondato da questuanti. Una mattina, credo l’ultima dell’evento, stavo facendo colazione nella sala dell’albergo – insieme ad altri scrittori come Cristiana Astori o il compianto Stefano Di Marino, a cui questo romanzo è dedicato – e d’un tratto Carlotto si è seduto lì accanto a me. Non mi andava di scocciarlo come fossi un questuante, tanto non avrei scritto niente sul suo libro di cui mi ero perso la presentazione, quindi non c’è stato alcun contatto.

Quando lo scorso febbraio 2022 Audible ha presentato l’audiolibro del suo romanzo “Il francese” – con la voce dell’ottimo Fabrizio Rocchi – non ho potuto resistere a festeggiare il decennale della non conoscenza dell’autore. Peraltro la versione audio segue di un solo mese l’edizione originale, nella collana “Il Giallo Mondadori” versione libreria.

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Pubblicato da su marzo 28, 2022 in Recensioni

 

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[Archeo Edicola] Il giustiziere di mezzogiorno (1975)

Questa splendida edicola notturna proviene dal film “Il giustiziere di mezzogiorno” (1975) di Mario Amendola, che ho recensito da poco sul Zinefilo: purtroppo l’inquadratura non consente di identificare molte pubblicazioni dell’epoca, a parte quel “Barbapapà” giallo in bella vista.

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Pubblicato da su marzo 4, 2022 in Uncategorized

 

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Se una notte un personaggio (2)

Continua la settimana dedicata al gioco letterario attraverso i media, dove Vasquez ed io ci alterneremo a raccontare cosa succede quando un personaggio interagisce con il proprio autore, e magari poi… comincia a prendere vita.
L.


Se una notte d’inverno un personaggio
(parte seconda)


Cinque furbastri e un furbacchione

di Lucius Etruscus

Ci voleva un’esplosione pandemica mondiale perché Mediaset scendesse nei propri archivi segreti e liberasse qualcuno dei film che tiene murati vivi da decenni, così il 24 marzo 2020 – in piena Fase 1 e con l’Italia blindata – va in onda un film italiano che sebbene il cast di volti notissimi è stato distribuito così male da essere in pratica ignoto.
Sto parlando di Cinque furbastri, un furbacchione (Come ti rapisco il pupo), che potete trovare nei database con un titolo o l’altro.

Per capire la genialità di questo sorprendente film, scritto e diretto da Lucio De Caro, bisogna aprire una “parentesi spiegona“.

Donald E. Westlake / Richard Stark

Professionista della narrativa di genere considerata spazzatura, prima del salto della quaglia dei critici, Donald E. Westlake ha passato gli anni Sessanta a scrivere fiumi di romanzi d’ogni genere sotto vari pseudonimi: in mezzo a secchiate di narrativa erotica non più rintracciabile, hanno ottenuto un discreto successo i romanzi firmati Richard Stark con protagonista il ladro Parker, in gamba e sempre gagliardo.

Dopo un certo numero di romanzi, a Westlake viene un’idea che però mal si adatta al personaggio di Parker, così con il proprio nome l’autore inizia a firmare una serie di romanzi con protagonista un anti-Parker chiamato Dortmunder, un ladro sfortunato a cui non ne va mai bene una. Insieme alla fidanzata May, all’amico pasticcione Kelp, all’esperto di motori Stan e alla taxista mamma Murch ecco Gli ineffabili cinque, dal titolo del primo romanzo in cui appaiono (The Hot Rock, 1970; Mondadori 1971).

Mentre al Parker di Stark va sempre bene, al Dortmunder di Westlake va sempre male, e i due “lavorano” in parallelo romanzo dopo romanzo. Finché nel 1974 il povero Dortmunder, stufo di fallire miseramente ogni colpo, decide di andare a scuola dai migliori: vuole fare un corso d’aggiornamento sul crimine, quindi si rivolge al miglior ladro in circolazione.

«Murch prese il volumetto. Gli sarebbe piaciuto? Hanno rapito Bobby di Richard Stark. — Di che parla?
— Di un criminale — rispose Kelp. — Di un criminale di nome Parker. Questo Parker assomiglia molto a Dortmunder.»

Westlake, in piena ispirazione da gioco letterario, scrive così il romanzo Come ti rapisco il pupo (Jimmy The Kid, 1974), firmandosi con il proprio nome, in cui l’anti-Parker Dortmunder legge un libro di Richard Stark con protagonista Parker… che «assomiglia molto a Dortmunder». Come se non bastasse, il finto libro di Stark citato si intitola Hanno rapito Bobby (Child Heist), titolo che ha fatto impazzire i collezionisti, convinti esistesse un romanzo inedito di Stark. (Aiutati dai pessimi siti che ancora oggi annoverano quel libro inesistente nella bibliografia dell’autore.)

Il gioco non finisce qui. Il colpo ovviamente va male, seguire l’esempio di Parker non funziona per i cinque pasticcioni e così, perso tutto, decidono di consolarsi andando al cinema a vedere un nuovo film, Roba da bambini (Kid Stuff). Fine del romanzo. Ma… di che parla quel film citato? C’è un’appendice a spiegarlo, con riportata una lettera in cui Richard Stark in persona scrive alla produzione del film Roba da bambini in cui li accusa di aver plagiato il suo romanzo Child Heist, visto che la pellicola parla di un gruppo di rapitori che palesemente ha usato il suo libro per organizzare un rapimento, anche se poi gli è andata male. Gli risponde il produttore spiegandogli che non esistono gli estremi per il plagio, perché la vicenda è vera: dei rapitori hanno sì usato il suo romanzo come base per il rapimento, ma poi è andato tutto storto e il bambino rapito, sfuggito con il riscatto, ha usato quei soldi per produrre un film che ne raccontasse l’incredibile avventura. Quindi è tutto vero… anche se ovviamente è tutto falso.

Quando il geniale romanzo pieno di giochi letterari esce nel 1974, il film di cui parla è pura finzione, un divertissment narrativo con cui Westlake sta giocando con i lettori, inventando romanzi e film ridendo come un pazzo. Poi però… il falso film diventa vero.

Il 10 agosto 1976 riceve il visto un piccolo film (apparso però in sala solo nel 1979, poco e male) che usa dei comici in voga all’epoca per portare su grande schermo i cinque pasticcioni di Westlake, basandosi sulla versione del suo romanzo uscita il 25 maggio 1975 come numero 1373 de “Il Giallo Mondadori” con il titolo Come ti rapisco il pupo. Il vero finto film che si è attirato le ire di Richard Stark ora esiste sul serio.

Ecco la formazione che Lucio De Caro mette in campo per l’occasione:

  • Elia (Teo Teocoli) è Dortmunder
  • Pinin (Massimo Boldi) è Kelp
  • Dado (Umberto Smaila) è l’esperto di motori Stan Murch
  • Dada (Franca Valeri) è la tassista mamma Murch
  • Rita (Stefania Casini) è May, la compagna di Dortmunder

Comici di varia natura e varie generazioni al servizio di una vicenda che si rifà non tanto al romanzo di Westlake… quanto al finto film in esso citato.

Pura video-archeologia!

Durante una delle sue tante vacanze in carcere, Pinin ha letto un romanzo giallo che gli ha dato delle buone idee, così fa recapitare ai suoi amici-complici una copia de “Il Giallo Mondadori” dal titolo Come ti rapisco il pupo. Sì, è un gioco letterario che si rifà a quello originale di Westlake, ma a me sembra pure una bella marchetta alla Mondadori…

Un doppio gioco letterario che però è anche una marchetta

Così scrive Westlake:

«Dortmunder prese il libro. Era intitolato Hanno rapito Bobby, e l’autore era un certo Richard Stark. — Dev’essere una porcheria — disse Dortmunder.»

Così ci spiega il Pinin filmico:

— Quel libro è un piano eccezionale, perfetto, infallibile per fare un colpo da… un miliardo o due.
— Uno o due?
— Diciamo un miliardo.

Elia non è per nulla convinto della trovata:

«Tu pensi che uno schifoso scrittore di romanzi gialli possa ideare un piano meglio di quelli che faccio io?»

La risposta è ovviamente sì.

Magari a fidarsi della Mondadori stavolta il colpo riesce…

I cinque criminali da strapazzo organizzano il rapimento del giovane Jimmy (Renato Cestiè), figlio del ricchissimo affarista Sterzi (Walter Chiari). E visto che abbiamo fatto una bella pubblicità alla Mondadori, la vogliamo fare anche alla Lancio? Così, guarda caso, il giovane rampollo viene mostrato intento a leggere un “Lanciostory” (Anno II) n. 45 del luglio 1976, evidentemente la data delle riprese.

E mica solo la Mondadori si merita le marchette

Se in originale i ladri di Westlake citano pagine di un romanzo inesistente, quindi hanno grande libertà, i nostri italici lestofanti mettono in atto un piano citando pagine di un romanzo esistente, anche se però le citazioni non corrispondono al cartaceo. Fa nulla, lo stile viene rispettato e così ai cinque furbastri capita ogni genere di incidente, a volte causato da stupidità a volte da fatalità.
Il giovane sequestrato ci mette poco a diventare prima parte del gruppo poi furbacchione ad honorem.

Ma non dovevamo tenere su le maschere tutto il tempo?

Una curiosità. Nel romanzo, durante i lunghi giorni di sequestro i cinque protagonisti passano il tempo davanti ad una piccola televisione portatile, dove vedono La moglie di Frankenstein (1935), La “cosa” da un altro mondo (1951) e altri classiconi. E quando li becchi in TV questi classici in Italia? Nel suo adattare la vicenda americana alla contemporaneità italica, De Caro ha l’idea giusta, e i cinque furbastri davanti alla T si gustano con grande attenzione e piacere l’ottimo La polizia sta a guardare (1973) di Roberto Infascelli. «Per noi è tele-scuola», ironizza Franca Valeri: non a caso parla degli sforzi della polizia contro i rapimenti di giovani.

Oltre a imparare da Westlake, studiamo un po’ anche dal poliziottesco all’italiana

Il quadretto è completato da papà Sterzi che pensa molto più gli affari che alla famiglia, infatti la moglie è scappata con l’amante e il figlio lo conosce giusto di vista. I suoi pasticci coi rapitori sono arginati dall’astuto ispettore Sessa (Felice Andreasi), che prende troppo sul serio una faccenda che seria non è.
Imperdibili i loro terzetti al telefono con la rapitrice Dada che chiede il riscatto.

Franca Valeri al telefono è sempre uno spettacolo

Per chiudere davvero col botto i cinque furbastri, una volta gabbati dal giovane furbacchione, avrebbero dovuto chiudere la vicenda andando al cinema a vedere Come ti rapisco il pupo, invece non succede: gran peccato. Comunque il film di De Caro rimane un gioiello di gioco narrativo, come tutti i film italiani dell’epoca infarcito di marchette in ogni dove.

Che dite, ci scappa una marchetta al rotocalco “Eva Express”?

A conclusione di questa parata di giochi letterari, con personaggi che leggono romanzi del proprio autore, mi piace citare il finale di Assassinio sul treno (Murder She Said, 1961), con l’iconica Margaret Rutheford nei panni di Miss Marple intenta nella lettura di È troppo facile (Murder is Easy, 1939) di Agatha Christie.

Anche Miss Marple legge Agatha Christie

Un personaggio di Agatha Christie che legge un romanzo di Agatha Christie… e Agatha Christie muta!

(continua)

L.

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Pubblicato da su gennaio 11, 2022 in Archeo Edicola, Indagini

 

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[Archeo Edicola] W la foca (1982)

Stavolta la segnalazione mi arriva dalla più insperata delle fonti: Kukuviza del blog “Cinecivetta“. Per puro caso ha visto l’inizio di un film che non avrebbe mai scelto di propria spontanea volontà, ma questa coincidenza ci regala deliziose citazioni.

Il film in questione è molto caro a quelli che adorano il termine “trash”, visto che praticamente è il prodotto simbolo del genere: “W la foca” (1982) di Nando Cicero (in DVD Federal Video 2005), con la giovane stella nascente Lory Del Santo, che di lì a poco diventerà cassiera fissa del “Drive In”.

Com’era usanza della sguaiata commedia all’italiana dell’epoca, non esiste sceneggiatura ma solo una raccolta di “barzellette in video”, cioè scenette slegate da qualsiasi filo logico e accomunate da una battuta finale, proprio come se fossero tante barzellette raccontate a raffica. In fondo è lo stile di Pierino (1981), Pierina (1982) e degni compagni di merende.

W la foca riceve il visto della censura italiana il 4 marzo 1982, quindi probabilmente è stato girato alla fine dell’anno precedente: ce lo conferma subito Lory Del Santo stessa, con il fumetto che legge all’inizio della vicenda.

Tra Moana e Lori, Paperino non c’azzecca proprio…

Durante il viaggio in treno che apre il film vediamo l’attrice tenere in mano una copia del “Super Almanacco Paperino” (Mondadori) datato dicembre 1981: per conoscere le otto storie contenute nel volume, fra le quali un classico del 1961 di Carl Barks, rimando al database InDucks.

La produzione si è tenuta ben stretto quel numero a fumetti, perché lo ritroviamo sul comodino del figlio di Bombolo, più avanti nel film.

Chi di noi non ha mai avuto un albo Disney sul comodino?

Una curiosità: il numero di ottobre 1981 dell’Almanacco Paperino si intravedeva nel film Ad Ovest di Paperino (1981).

Ma… chi c’è sulla copertina di quella rivista?

Torniamo a W la foca. Durante il viaggio in treno, in compagnia della giovane Moana Pozzi, scompare Paperino e tra le mani di Lory appare un numero della rivista “Il Fotografo” (Mondadori), n. 57 del gennaio 1982: come mai questo cambiamento? Semplice, perché in copertina c’è la stessa Lory Del Santo, in un delizioso gioco di richiami incrociati.

L’attrice che stringeva una rivista con se stessa in copertina…

La rivista mondadoriana viene inquadrata da altre angolazioni:

Abbiamo la quarta di copertina…

… e un titolo di un articolo interno

Più avanti, anche Bombolo è intento alla lettura ma non è chiaro se di una rivista o di un fumetto.

Cosa starà mai leggendo Bombolo con tanto interesse?

Per finire, è immancabile una capatina al cinema a luci rosse, grande tormentone dell’epoca, e non escluderei si tratti di nuovo del “Blue Moon” capitolino, già apparso prima in Zucchero, miele e peperoncino (1980) e poi in Acapulco, prima spiaggia a sinistra (1983).

Sarà mica l’immancabile “Blue Moon” di Roma?

Purtroppo non riesco a leggere i titoli sullo sfondo, mentre il film in primo piano rappresenta un “mistero misterioso”.

Qualcuno ha notizie di questo film?

Malgrado venga inquadrato in piano piano, risulta misterioso il film “Veronique una moglie porno“, se non che sia diretto da Amanda Barton e interpretato da Kim Pope, come si legge sulla locandina: il problema è che al di là della locandina italiana, non si hanno altre informazioni sul film.

Di sicuro ha ottenuto il visto della censura italiana il 21 ottobre 1981 e la prima notizia certi di proiezione in sala risale al 24 dicembre successivo – che Vigilia di Natale alternativa, quella da passare in un cinema a luci rosse! – ma per il resto non ho trovato altra notizia legata al titolo.

Ringrazio Kukuviza per questa ghiotta segnalazione, e invito tutti ad aguzzare la vista: le citazioni di libri, fumetti e riviste sono ovunque!

L.

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Pubblicato da su luglio 21, 2021 in Archeo Edicola

 

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[Books in Movies] Delitto a Porta Romana (1980)

La citazione di oggi arriva dal celebre film “Delitto a Porta Romana” (1980) di Bruno Corbucci (in DVD 01 Distribution), che ho visto su Prime Video ma lo trovate anche su RaiPlay, da dove ho preso le schermate.

Nel film, che ha ricevuto il visto della censura italiana l’11 ottobre 1980 e quindi è stato girato probabilmente nell’estate di quell’anno, il nostro Bombolo passa la sua degenza ospedaliera leggendo Topolino, ma mica il settimanale, no: legge l’albo speciale “Topolino Zoom!“, 260 pagine, pubblicato nel giugno 1980. Per tutte le storie presenti in questa raccolta rimando al sito InDucks.

Ho sfogliato e risfogliato più volte l’albo speciale ma niente, non sono riuscito a trovare la pagina che Bombolo sta leggendo, eppure quella silhouette nera di Topolino a centro pagina era un indizio bello chiaro. Boh…

L.

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Pubblicato da su luglio 12, 2021 in Books in Movies

 

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[Archeo Edicola] Le chiamo tutte anima mia (1974)

Su Prime Video ho visto l’inutile filmettino “Brigitte, Laura, Ursula, Monica, Raquel, Litz, Florinda, Barbara, Claudia, e Sofia le chiamo tutte… anima mia” (1974), dal titolo chilometrico come si usava un tempo. Il film di Mauro Ivaldi risulta inedito in DVD.

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Pubblicato da su luglio 2, 2021 in Archeo Edicola

 

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Sballato, gasato, completamente fuso (1982)

Su Prime Video ho visto “Sballato, gasato, completamente fuso” (aprile 1982) di Steno, un film che non avevo mai sentito neanche citare, e in effetti non ce n’era motivo: il titolo è studiato per sfruttare il fenomeno Abatantuono “esploso” il mese precedente con Eccezzziunale… veramente (marzo 1982) – anche se il personaggio era noto da tempo – ma in realtà Diego nel film è giusto un figurante senza alcun motivo d’essere.

Il film di Steno semmai è un atto d’accusa contro il maschilismo che proprio in quegli anni Ottanta avrebbe raggiunto l’apice, autorizzato dall’opinione pubblica che trovava inevitabile come una donna in un ufficio subisse quelle “attenzioni” che oggi si chiamano “molestie sessuali”. Con un atto che oserei definire coraggioso, Steno cerca di andare contro questo comune pensare e racconta la storia di una donna che cerca di affermarsi nella sua professione di giornalista dovendo però combattere contro maschilismi vari, che purtroppo non sono il problema principale: gli attacchi peggiori a lei, come donna e come giornalista, arriveranno dalle colleghe donne e giornaliste, in un’eterna competizione femminile che cozza contro l’omertà maschile.

Insomma, non sarà un film “impegnato” ma ha il coraggio di denunciare un malcostume che è facile attaccare oggi, molto di meno lo era negli anni Ottanta.

Ma veniamo alla pioggia di marchette che il cinema italiano ha sempre regalato a piene mani.

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Pubblicato da su Maggio 13, 2021 in Archeo Edicola, Books in Movies

 

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[Books in Movies] Aquile del mare (1949)

Gary Cooper si assicura che la copertina sia ben inquadrata

Oggi nella mia rubrica “La Storia e la Finzione“, del blog Il Zinefilo, vi parlo della battaglia di Midway e dei film che ne sono stati tratti: mi piace pubblicizzare l’iniziativa presentando una curiosa scenetta dal film “Aquile del mare” (Task Force, 1949) di Delmer Daves, che è stato probabilmente il primo a parlare su grande schermo di Midway.

Hemingway farewell.pngIl pilota protagonista, interpretato da Gary Cooper, è in ospedale e gli amici gli portano in regalo un libro: “Addio alle armi” (A Farewell to Arms, 1929) di Ernest Hemingway.

«È molto riposante. Parla di guerra, di amore e di altra roba del genere. La ragazza ci ha detto che lo leggono tutti.»

La scena finisce qui, giusto il tempo per Cooper di aprire il libro così da far vedere bene la copertina (che sembra proprio quella della prima edizione Scribner): ipotizzo che in pieno secondo dopoguerra la casa editrice stesse spingendo quel romanzo, ambientato nella guerra precedente.

Inoltre la Mondadori aveva già portato nel 1946 nelle librerie italiane l’opera di Hemingway, quindi è stata una “marchetta” utile anche per la nostra editoria.

L.

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Pubblicato da su ottobre 28, 2020 in Books in Movies

 

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Nove ospiti per un delitto (1977)

Negli anni Settanta al mare o si legge o si gioca a scacchi

I protagonisti del film “Nove ospiti per un delitto” (1977), scritto da Fabio Pittorru e diretto da Ferdinando Baldi (in DVD Surf Video – Cechi Gori 2017), si riuniscono in una casa al mare su un’isoletta e cominciano a venir uccisi uno alla volta. Chi è che li sta uccidendo? E perché?

Ciò che conta è che in tempi in cui non esisteva Internet e la TV non si portava in vacanza, le serate dei protagonisti sembrano straordinariamente vuote, eppure un tempo era così che si stava al mare: prede della noia.
Tra sigarette e alcol, presenza fissa, qualcuno sfoglia una rivista, qualcuno gioca a scacchi (come racconto oggi nel mio CitaScacchi) e qualcuno ancora si mette a fare una roba che oggi sembra fuori moda: si mette a leggere.

Il Giallo Mondadori è il compagno perfetto per le ferie estive

Nella casa al mare che fa da sfondo alla vicenda ci sono diversi numeri della storica collana “Il Giallo Mondadori“, nella veste grafica “tutta gialla” adottata un decennio prima l’uscita del film: peccato che non siano mai inquadrati bene.

Così tanti gialli, così male inquadrati

Solamente in una scena di pochi fotogrammi finalmente vediamo qualche copertina, illustrata come sempre da Carlo Jacono, ma sebbene i libri in questione siano palesemente disposti a favore di camera – ben ordinati a mo’ di spot pubblicitario – l’inquadratura comunque mostra ben poco.

Gialli messi in mostra… ma inquadrati troppo a distanza

Malgrado mi sia ciecato, passando più volte in rassegna tutte le copertine della collana uscite fra il 1967 (data di inizio di quella veste grafica) fino al 1977 (data di uscita del film) sono riuscito a trovare solo il primo da sinistra dei libretti mostrati nell’immagine.

Lenora” (Lenora, 1974) di (Hilda) Van Siller – “Il Giallo Mondadori” n. 1333 (18 agosto 1974)

Bob, vedovo da tre anni, sta per sposare Liz. La sua prima moglie, Lenora, mentre lui era assente per motivi di lavoro, è perita nell’incendio della loro casa isolata. Ma ecco che, durante una trasmissione televisiva, Bob vede apparire sul video una donna che somiglia a Lenora come una goccia d’acqua a un’altra. Poi, un amico afferma di aver incontrato, proprio a Miami, Lenora che ha finto di non riconoscerlo. Questo potrebbe convalidare l’ipotesi, non poi tanto remota, che si tratti di una sosia, ma l’interrogativo permane sino a divenire un’ossessione per Bob. Bisogna sapere… bisogna trovare quella donna. Ben presto, varie persone – il padre di Bob, Mark, al quale toccò di procedere al riconoscimento della salma, Nancy e Peter Frazer, vecchi amici di Bob e, ancora, quello che crede di aver visto Lenora, Ray, investigatore di una compagnia assicuratrice, che promette di indagare – sono coinvolte nel drammatico dilemma: viva o morta? Ray vola a Miami e scopre che la ragazza apparsa in TV è una drogata di nome Gloria, scomparsa misteriosamente. Coincidenze, convalide, smentite, indagini nel presente e nel passato si succedono e si accavallano in una «escalation» del suspense.
Lenora è un romanzo che porta l’inconfondibile impronta dell’autrice di tanti gialli, tra i quali, indimenticabili, A un passo dalla fossa dei serpenti e La prova decisiva.

Grazie a Vasquez abbiamo anche l’ultimo libro a destra, che ho perso un mare di tempo a cercare e alla fine… ce l’ho avuto tra le mani e l’ho schedato per Gli Archivi di Uruk: come ho fatto a non riconoscerlo???

Comunque si tratta del numero 1326 (30 giugno 1974), “Il giudice buonanima” (Murder in Waiting, 1973) di Mignon G. Eberhart.

Il segnale d’allarme antifurto continua a squillare, stridulo, ossessivo, mentre Bea annaspa nelle tenebre del giardino; e quando lei inciampa, letteralmente, nel corpo riverso a terra del giudice, che è anche il suo tutore, questi riesce a dire solo poche confuse parole, prima di spegnersi. Il microcosmo fatto di sicurezza, di agi, di privilegi in cui Bea è vissuta sin qui pare disintegrarsi, mentre si sgretola la facciata rispettabile presentata dagli amici e dai vicini del giudice assassinato. E con grande sorpresa della ragazza salta fuori un gran numero di persone che «potrebbero» aver desiderato la morte del giudice. Tra queste, anche il medico di famiglia, che è il padre di Rufe, il fidanzato di Bea, e più d’uno che ha qualcosa da nascondere. C’è persino un ex carcerato che ritiene di essere stato angariato dal giudice e ha giurato vendetta. Come se non bastasse, ecco arrivare Lorraine, altra pupilla del morto, la quale, insieme con l’equivoco marito che porta con sé, sembra ben decisa a sfruttare a suo profitto la confusa situazione. La tensione cresce, notte dopo notte, mentre si moltiplicano gli eventi inspiegabili e si allunga l’elenco degli indiziati, finché, alla fine, l’identità del killer sarà rilevata, attraverso uno sconcertante confronto che solo una regista del calibro della Eberhart poteva mettere in scena. Nessuno dei suoi ammiratori si stupirà se soltanto un esiguo manipolo di astuti lettori sarà riuscito a mangiare la foglia prima della parola fine.

L.

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Pubblicato da su luglio 13, 2020 in Archeo Edicola

 

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[Archeo Edicola] Indagine su un cittadino… (1970)

Florinda Bolkan nell’antro dei libri

Seconda ghiotta segnalazione di Ivano Landi del blog Cronache del Tempo del Sogno, che dopo Il sapròfita mi fa ricordare di un film che non rivedevo da una vita: l’eccezionale e cattivissimo “Indagine su un cittadino al di sopra di ogni sospetto” (1970), scritto e diretto da Elio Petri (in DVD Medusa 2013).

Gian Maria Volontè nell’antro dei libri

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Pubblicato da su giugno 19, 2020 in Archeo Edicola

 

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