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[Pseudobiblia] Libri falsi da citare (2)

17 Mag

Abbiamo visto nell’articolo precedente come si possa fare larghissimo uso di un libro in realtà inesistente: al posto di un titolo, però, si può usare lo stesso gioco pseudobiblico anche per un autore.

Il romanziere David Gerrold, nei panni di Korax in un episodio del 1973 di Star Trek

È il caso di Solomon Short, fantomatico scrittore citato a piene mani da David Gerrold per il suo “Il ritorno degli Chtorr” (The War Against the Chtorr vol. 2, 1985; in Italia, “Urania” n. 1218) e per “Il giorno della vendetta” (A Rage of Revenge, 1987; in Italia, uscito in due puntate su “Urania” nn. 1244 e 1245).

Ogni capitolo di questo secondo e terzo episodio del ciclo degli Chtorr inizia con una citazione “illuminante” da Solomon Short: 68 capitoli, 68 perle di saggezza in cui si fondono il senso comune e le leggi di Murphy. 

Si va da «Non fidatevi di un nano alto. È un bugiardo» a «Proprio quando pensate che sia tutto finito, non lo è affatto»; da «Problemi nuovi richiedono nuove soluzioni che creano nuovi problemi» a «Io e Dio abbiamo da tempo raggiunto un accordo. Io non Gli chiedo di risolvere i miei problemi e Lui non mi chiede di risolvere i Suoi

Come si vede, non sono certo frasi da segnarsi nel proprio diario, ma Gerrold si è divertito ad inventarle, ad affibbiarle ad un autore il cui nome, Solomon, si rifà probabilmente a quel Salomone biblico che era di gran lunga più bravo nello scrivere. Il cognome Short è probabile si riferisca alla “brevità” dei suoi bon mots.

Da notare, infine, che nel primo capitolo della saga David Gerrold, “La guerra contro gli Chtorr” (The War against the Chtorr, 1983; in Italia, “Urania” n. 1194), per spiegare al lettore cosa siano gli Chtorr, usa un estratto dal «Random House Dictionary della lingua inglese, edizione del ventunesimo secolo riveduta e corretta»: ai tempi della scrittura del romanzo (fine ventesimo secolo) era un dizionario “futuristico”.

Questo dizionario inventato (o meglio, questa edizione inventata di un dizionario in realtà esistente) spiega che la voce Chtorr significa:

«1. Nome del pianeta che presumibilmente dista trenta anni luce dalla Terra. 2. Sistema stellare di cui fa parte il pianeta, gigantesca stella rossa a tutt’oggi non identificata. 3. Specie dominante sul pianeta. 4. Voce dotta, uno o più membri della suddetta specie: “uno chtorr”, “gli chtorr”. 5. Grido gutturale emesso da un membro della suddetta specie.»

Va fatto notare che questo primo capitolo della saga è stato pubblicato originariamente senza le citazioni di Short (che sembra non fossero gradite all’editore della Timescape Books), mentre nel 1989 Gerrold le ha ripristinate nelle edizioni Bantam Books: in Italia però si è fatto evidentemente riferimento alla prima edizione per il primo libro (privo di citazioni) e alla successiva per gli altri titoli…

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Sicuramente Gerrold non avrà avuto modo di leggere il racconto “Prolifer” della nostrana Serena Gicca (raccolto in “Gamma” n. 10, settembre 1966), la quale aveva già usato un nome salomonico a cui imputare uno pseudobiblion: il testo immaginario si intitola “Duplicazione”, e l’autore è Salomon Fremden. Il protagonista del racconto studia più e più volte il testo di Fremden alla ricerca della tecnica per duplicare… sì, duplicare: oggetti, persone… duplicare tutto. Una volta acquisita, ci sarà una vera e propria proliferazione… di guai!

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Proprio del 1966 è il grande successo del romanzo “Viaggio allucinante” (Fantastic Voyage, 1966; in Italia, “Urania” n. 1072), novelization del film omonimo scritta niente di meno che da Isaac Asimov: l’unica nella sua sterminata bibliografia. (Visto il suo ego illimitato, risulta già strano che abbia accettato di scrivere un romanzo basato su soggetto di altri!) In seguito, però, l’autore volle togliersi una soddisfazione personale: quel romanzo, infatti, Asimov non lo sentì mai suo, e si crucciò delle «parecchie incongruenze scientifiche macroscopiche»: decise quindi di scriverne un’altra versione, la sua versione. Nacque così nel 1987 “Viaggio allucinante II: destinazione cervello” (Fantastic Voyage II: Destination Brain, 1987; in Italia, “Urania” n. 1172).

All’epoca Asimov aveva amato infarcire i suoi libri del Ciclo della Fondazione con citazioni dall’Enciclopedia Galattica, e in occasione di questo seguito-remake di “Viaggio allucinante” decise di tornare alla pseudo-citazione.

«Chi è necessario deve imparare a resistere all’adulazione»: con questa citazione da Dezhnev senior si apre il primo capitolo del romanzo… senza alcuna spiegazione di chi sia questo autore né da dove provenga la citazione. «Se chiedere educatamente è inutile, prendi», «Una pedina è il pezzo più importante sulla scacchiera… per una pedina»: si susseguono i capitoli e si susseguono le citazioni, mentre il lettore comincia a chiedersi perché Asimov abbia scelto di attingere all’archivio di motti faceti di questo fantomatico Dezhnev.

Il mistero è svelato nel tredicesimo capitolo, quando entra in scena un nuovo personaggio: «Permettetemi di presentarvi il mio amico, Arkady Vissarionovich Dezhnev.» Da questo punto in poi della storia, Arkady Dezhnev sarà uno dei protagonisti del romanzo e i continui – e insopportabili! – rimandi al padre («Come diceva mio padre: “Le scimmie sono state inventate perché c’era bisogno di politici”») ci fanno capire il delizioso gioco letterario di Asimov, che ha inventato Dezhnev senior solo per dar risalto al personaggio di Dezhnev junior, oltre che infarcire i capitoli del romanzo con frasi di saggezza popolare.

L.

P.S.
Questo articolo è apparso originariamente su ThrillerMagazine il 30 gennaio 2011.

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Pubblicato da su maggio 17, 2017 in Pseudobiblia

 

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