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Archivi tag: Stephen King

[Books in Movies] Agents of SHIELD (2016)

Nei giorni scorsi su Rai4 è andata in onda la replica della quarta stagione della serie “Agents of S.H.I.E.L.D.” con cui la Marvel ha attuato un piano preciso e indiscutibile: stuzzicare il più alto numero di mie passioni! Lasciandomi però deluso su tutti i fronti…

Libri falsi, donne artificiali, citazioni filmiche anni Ottanta e l’unico Ghost Rider che mi sia mai piaciuto: Jed Whedon e la moglie Maurissa Tancharoen hanno buttato in pentola tanti argomenti che smuovono il mio interesse, sbagliando solo ad usare il Backgammon al posto degli scacchi. Comunque dal fratello di Joss Whedon non mi aspettavo di meno: tocca solo capire in famiglia chi sia il Whedon giusto…

Già ho parlato sul Zinefilo di All-New Ghost Rider, breve saga a fumetti resa davvero maluccio in TV, qui invece la quarta stagione della serie “Agents of S.H.I.E.L.D.” va ad arricchire la rubrica delle citazioni librarie intriganti.

L’abbiamo visto con la serie “Orange is the New Black“: in prigione si legge, e parecchio. Almeno nella fiction americana. Quindi appena gli Agenti dello SCUDO devono andare a trovare qualcuno in carcere, come lo si ritrae? Se fosse un giovane criminale starebbe a fare pesi, ma trattandosi di adulti… li si mostra a leggere.

Leggere Asimov in un angolo

Quando nell’episodio 4×04 (2 novembre 2016) il detenuto Eli Morrow (José Zúñiga) viene chiamato per una colloquio, lo scopriamo ingobbito in un angolo della sua cella, in ombra, chino su un libro come Quasimodo chino su uno dei mostri di pietra di Notre Dame: possibile non ci fosse un modo più “comodo” di presentare il personaggio intento nella lettura? Per fortuna l’attore si volta in modo da farci scorgere il titolo del libro che sta leggendo, cioè The Positronic Man (1992), uno dei gli ultimi scritti di Isaac Asimov, per l’occasione insieme a Robert Silverberg, da cui poi il film drammone L’uomo bicentenario (1999), uno dei tanti one man show di Robin Williams.

Edizione Doubleday, dicembre 1993

Ricordo ancora quel novembre 1992 quando mio padre tornò a casa dall’edicola del quartiere con in mano una copia di Robot NDR-113, edizione Bompiani del romanzo con la traduzione di Gino Scatasta. Per motivi ignoti la Bompiani non ha mai più ristampato quel libro, che oggi risulta in italiano in quell’unica edizione: per fortuna mio padre la conserva ancora, insieme a tutti gli Asimov che comprò all’epoca.

Ecco, questo è un modo comodo di leggere

Possiamo immaginare come il sistema carcerario americano non si impegni più di tanto nel rimediare romanzi più “moderni” per i propri detenuti, quindi ci può stare un’edizione del 1993 di un romanzo che in patria è stato ristampato almeno fino al 2004, ma poi passiamo all’episodio 4×05 (9 novembre 2016) e troviamo un altro detenuto lettore: Santino Noguera (Rolando Molina).

Ma che libro sta leggendo?

Per motivi che non ho capito molto, né mi interessava capire, il personaggio di Ghost Rider ce l’ha con questo Santino e lo va a prendere in cella.

Scusa, mi fai vedere bene il titolo di quel romanzo di King?

Santino legge in modo più comodo rispetto ad Eli, bello sdraiato a letto e con la luce della finestra che va sulle pagine. Dalla penombra si legge il nome Stephen King sul suo libro… ma che romanzo è?

E dài, fate un po’ di luce?

Niente, da quest’episodio non ho capito che libro legge il tizio, devo aspettare che Ghost Rider lo uccida bruciandolo… perché facciano delle foto al luogo del delitto…

Ecco, ora va meglio

Dopo averci sbattuto un po’ la testa sono riuscito a capire che il titolo del romanzo non è in inglese: il personaggio latino stava leggendo l’edizione spagnola di Pet Sematary (1983), cioè Cementerio de animales, edito dalla casa editrice di Barcellona Plaza & Janés nel 1996 e 1999: o almeno queste sono le uniche due date certe trovate su AbeBooks.

Diciamo che quella prigione non si impegna molto per fornire edizioni più “recenti” ai propri detenuti.

L.

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Pubblicato da su febbraio 17, 2020 in Books in Movies

 

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[Un libro, una storia] Ossessione

Ho già parlato del periodo, ormai venticinque anni fa, in cui ho perso la testa per Stephen King e mi sono letto quasi tutti i suoi libri disponibili all’epoca (a parte quelli fantasy,che è un genere che non sopporto).
Questo “Ossesione” (Rage, 1977), appartenente ai romanzi firmati originariamente Richard Bachman, è stato l’inizio di tutto: il primo romanzo di King che abbia mai letto.
È il n. 140 (anno X ) dei “Grandi Tascabili Bompiani” (10 settembre 1990) con traduzione del consueto Tullio Dobner.

L’appunto lasciato a matita – che mi stupisce abbia resistito 26 anni! – attesta che ho letto questo libro dal 18 al 19 maggio 1991. Come spesso succedeva all’epoca ero a letto malato – credo influenza, ma stavo così spesso male che alla fine non mi facevo più domande – e quindi avevo più tempo per leggere. All’epoca c’era una TV per ogni nucleo familiare, il che voleva dire che quando stavi a letto malato non potevi far altro che leggere o dormire. E io non ho mai dormito durante le malattie, sebbene abbia sempre invidiato chi riusciva a farlo.
Quando stavo meglio potevo spostarmi al “letto grande”, cioè quello dei miei genitori, e guardare la TV, ma lo stesso c’era tanto tempo per leggere.

Visto che mio padre si stava divorando libri su libri di questo Stephen King, perché non provare a leggere questo libretto di duecento pagine? Affrontare i suoi libroni tipo IT o Christine non ci pensavo proprio – sebbene poi li ho divorati ed amati – ma questo snello potevo ancora provarlo.
Della trama ricordo poco, se non sbaglio il protagonista era un giovane che prendeva in ostaggio la classe – molto prima che “diventasse di moda” farlo! – e sotto la minaccia di un’arma veniva a galla la difficoltà dell’adolescenza e le piccole grandi bugie che i giovani si dicono. (Soprattutto a se stessi.)

Avevo 17 anni quindi era l’età perfetta per leggerlo, e dev’essermi piaciuto parecchio perché ho lasciato un “10” come voto. Da lì si è aperto il fiume kinghiano che mi ha portato a leggere più di venti suoi romanzi in circa tre anni.
Ricordo ancora quella branda su cui tutto è cominciato, e credo di avere ancora la piccola abat-jour che illuminò la mia lettura. Giace da tempo in quell’archivio scomposto che è il mio pacchettone, visto che dall’avvento dei tablet non ho più bisogno di illuminazione per leggere a letto…

L.

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Pubblicato da su aprile 3, 2017 in Uncategorized

 

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[Un libro, una storia] Misery

Agli inizi del 1991 arrivò nei cinema italiani Misery non deve morire di Rob Reiner, pronto a lanciare la carriera di Kathy Bates, e ovviamente la Sperling & Kupfer si sbrigò a ristampare il romanzo Mistery (1987) di Stephen King, apparso solo nel 1988 in prima edizione, con la consueta traduzione di Tullio Dobner.
Curiosamente invece di presentare la locandina del film, come consuetudine per far capire che il legame con il romanzo, questa edizione Sperling Paperback “Superbestseller” n. 114, stampata nell’aprile 1991, mostra la bella illustrazione di Bob Giusti, consueto “copertinista” di King dell’epoca.

Ancora non ero schiavo della “Febbre di King” quando adocchiai questo romanzo in libreria, nella mitica “Tuttilibri” di via Appia a Roma che purtroppo, ho scoperto in questi giorni, dopo decenni di onorato servizio – sin dagli anni Ottanta è stata l’UNICA libreria del quartiere più popoloso della Capitale – ha ceduto sotto i colpi del franchising: ora è una fighettosa LaFeltrinelli.
Nel 1991 era ancora una libreria enorme in cui potevi trovare di tutto, anche testi fuori dai cataloghi ufficiali e dai logaritmi di vendita.

Quel giorno dunque vidi per caso il titolo e mi chiesi: vorrà dire “miseria”? Chissà di che parla. Finì così il mio interesse per il romanzo di King, che non giunse fino a girare il libro per leggere la trama.
Poi invece mi invaghii dell’autore e ho divorato questo splendido romanzo dal 7 al 15 agosto di quel 1991, lasciandomi sconvolgere da ogni pagina e sobbalzando nei punti che differivano dal film. Per quanto mi sia piaciuta la pellicola, per quanto posso ricordare è più “leggera” rispetto al romanzo, com’è naturale visto l’argomento, quindi – come sempre mi succede – leggere un romanzo dopo aver visto il film ha significato amare entrambi. (Vedere un film dopo il romanzo da cui è tratto è sempre tremendamente deludente, almeno per me.)

Com’era mia usanza dell’epoca, ho letto questo romanzo a letto ogni sera, prima di dormire. Eppure King non è propriamente un “autore da comodino”: Ricordo ancora la sera in cui Annie tagliò via il pollice di Paul: chiusi il libro e pensai… e ora chi dorme?

L.

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Pubblicato da su marzo 27, 2017 in Uncategorized

 

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[Un libro, una storia] Christine

stephen-king-christineDal 19 maggio al 5 giugno 1991 ho letto uno dei libri che mi sono più cari di Stephen King: Christine. La macchina infernale (1983), nell’edizione Bestsellers Oscar Mondadori n. 107 (ottobre 1988) con la traduzione di… indovinate un po? Tullio Dobner. Quanti romanzi di King avrà tradotto? Un mare…

Già qualche anno prima avevo visto il film di John Carpenter – per la cui recensione rimando assolutamente al blog La Bara Volante – per cui da una parte avevo già in testa i personaggi ma ero anche contento di allargare il discorso: sapevo che il romanzo sarebbe stato infinitamente più bello e non sono stato contraddetto..
È vero, sono passati 25 anni, eppure non riesco a ricordare nulla della storia: le immagini del film hanno cancellato tuto il resto, sebbene ovviamente il romanzo sia mille volte meglio. E sì che l’ho letto avidamente ed assaporato ogni parola, ma solo qualche vago sprazzo mi si affaccia alla mente…

Il tema è lo stesso che poi ho ritrovato in Cose preziose: il possesso maniacale che porta alla perdizione, alla rinuncia dell’umanità per amore di cose inanimate. (Che poi, in questi romanzi, tanto inanimate non sono!)
Ho sempre sentito forte il tema del possesso e sentivo che era una perversione che portava sofferenza, quindi questo romanzo colpiva giù nel profondo di me: non avevo un’auto e anche dopo non mi è mai importato nulla delle “quattro ruote” (che per me, appunto, sono solo quattro ruote), ma capivo l’universalità del concetto.

Mi spiace non aver conservato nulla della lettura, se non la sensazione di averla amata. Forse basta questo…

L.

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Pubblicato da su settembre 12, 2016 in Uncategorized

 

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[Un libro, una storia] Dolores Claiborne

Stephen King - Dolores ClaiborneLo confesso subito, questo è un post ingannatore: non ho mai letto “Dolores Claiborne” (1993) di Stephen King, eppure il suo libro fa curiosamente parte della mia storia di lettore.

Nel gennaio 1994 la consueta Sperling & Kupfer sforna il nuovo romanzo del Re, che in questo periodo ha ridotto considerevolmente le pagine, e quando in libreria vedo la splendida e irresistibile illustrazione del fido Rob Wood non posso lasciare lì il libro: caccio le richieste 31.900 lire (una cifra molto impegnativa per l’epoca) e lo porto a casa. Però…

C’è un “però”, perché sebbene mi sia bevuto il precedente Il gioco di Gerald, amandolo foremente, ormai i miei gusti stanno cambiando, e dopo il tentativo fallito di leggere Le creature del buio e La metà oscura (lasciati entrambi meno che a metà) è ormai chiaro che ho chiuso con Stephen King. Dopo più di venti romanzi letti d’un fiato, sono giunto a saturazione.

Temo di non aver mai iniziato neanche la prima pagina di questo Dolores Claiborne, sia perché la trama proprio non mi stuzzicava (ed è strano) sia perché semplicemente ormai ero fomentato verso tutt’altro genere (Dostoevskij e i classici russi) e la passione mi portava verso altri lidi.
Eppure questo libro è sempre stato lì in biblioteca come se fosse un libro letto, come se in ogni caso fosse un libro che sentivo mio sebbene non ne abbia mai altro altro che la trama nel risvolto di copertina. Paradossalmente anche il film che ne è stato tratto – L’ultima eclissi (Dolores Claiborne, 1995), con un trio di grandi attori come Kathy Bates, Jennifer Jason Leigh e Christopher Plummer – non è che mi abbia preso più di tanto. Ho il ricordo che sul momento mi sia piaciuto ma non ricordo altro.

Povera Dolores, è arrivata fuori tempo massimo e non ce l’ha fatta a conquistarmi neanche un po’, né a parole né in video…

L.

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Pubblicato da su agosto 8, 2016 in Uncategorized

 

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[Un libro, una storia] Il gioco di Gerald

Illustrazione di Rob Wood

Illustrazione di Rob Wood

Gennaio 1993, la Sperling & Kupfer porta in libreria “Il gioco di Gerald” (Gerald’s Game, 1992) di Stephen King: il secondo suo romanzo che ho letto appena uscito, e non in ristmapa come tutti gli altri.

So che a molti non è piaciuto, in realtà tutti i lettori di King che ho incontrato (cioè il 90% dei lettori in generale che ho conosciuto di persona!) non ha avuto buone parole per il libro, e rimarrà sempre un mistero per me: io l’ho adorato, dalla prima all’ultima parola.
Sarà perché adoro le storie d’assedio – ci ho scritto un breve saggio gratuito, sul grande cinema d’assedio! – e quelle particolari di “protagonista che rimane imprigionato in casa propria”. Ci ho scritto un racconto, in quel periodo, sull’argomento: devo andare a controllare se prima o dopo aver letto King!

Insomma, le storie di assedio in generale le ho sempre adorate, ma non è solo per questo che ho adorato il romanzo. Il gioco di Gerald è uscito proprio quando ne avevo più bisogno, quando la scuola andava male e ogni giorno, dopo la quotidiana dose di umiliazioni cocenti, tornavo a casa e quella mezzoretta di tempo in cui potevo annullarmi nella lettura di questo romanzo era la scintilla dell’intera giornata.
Ogni ricordo personale di quel 1993 è amaro ed acre: ma c’erano quei momenti magici in cui tutto scompariva, in cui mi annullavo nella lettura de Il gioco di Gerald che sono i migliori di quel periodo.

Per me rimane un ottimo romanzo, a cui sono molto legato, e c’era la particolarità che all’epoca i giornalisti lo citavano perché durante il processo di Woody Allen, in cui Mia Farrow lo accusava delle peggio cose perché non essendo sposati lei non beccava un dollaro dalla loro separazione, un giorno videro la nuova compagn di Woody con in mano il libro di King! Che tutto il processo a Woody sia stata una trovata pubblicitaria per lanciare il romanzo?

Ultima nota: questo è l’ultimo libro di King che ho letto! La prossima volta spiegherò il perché…

L.

 
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Pubblicato da su agosto 1, 2016 in Uncategorized

 

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[Un libro, una storia] Cose preziose

Stephen King - Cose prezioseFebbraio 1992: ormai Stephen King è l’autore della mia vita e sono intossicato di lui. Per la prima volta da quando ho cominciato a leggerlo esce in libreria un romanzo nuovo. non una ristampa, non il recupero di roba vecchia, non la solita fregatura tipica dell’epoca – un’antologia qualsiasi, con un raccontino di King e il suo nome scritto a caratteri cubitali in copertina – no, proprio un vero nuovo romanzo.
Camminando sospeso in aria, esco dalla libreria con Cose preziose (Needful Things, 1991) della Sperling & Kupfer (1992) con la consueta traduzione di Tullio Dobner.

L’illustrazione di Rob Wood è spettacolare (più sotto riporto la più ampia edizione originale) e sento solo un leggero bruciore: sono le 31.500 lire che ho lasciato alla cassa. Una cifra da far girare la testa, ma il Re le merita tutte.
Questo libro non l’ho letto: l’ho vissuto… Per 28 giorni, dal 9 febbraio al 7 marzo 1992.

All’epoca l’ho letto quasi in contemporanea con un compagno di liceo e qualche citazione ce la siamo scambiata, ma poca roba: per me la lettura è qualcosa di molto personale, e questo romanzo lo è doppiamente. Perché King sta mettendo a nudo quel cocente senso del possesso che mi annebbiava la vista. (L’annebbia ancora, ma all’epoca di più: un diciottenne prova ogni sentimento moltiplicato per tre!)

Solo io potevo capire quello che l’autore stava scrivendo, e l’autore sa bene che ogni fan dice la stessa cosa, e quindi il suo personaggio è uno convinto che solo lui può apprezzare certe “cose preziose”. E infatti io ho sempre trattato questo libro come una “cosa preziosa”, malgrado chi si comporta in questo modo viene ben bastonato nella vicenda.

Ah, a proposito della vicenda, molti anni dopo ho scoperto che è bellamente scopiazzata da Richard Matheson, che King ha sempre chiamato “maestro”.
In un suo vecchio racconto – The Distributor (da “Playboy”, marzo 1958), noto in Italia come Il dispensatore (“Shock”, Mondadori 1984) o Il nuovo vicino di casa (“Incubo a seimila metri”, Fanucci 2003) – il grande Richard racconta di un tizio che arriva in un quartiere e mette in scena un suo strano gioco: ruba una cosa ad un vicino ed incolpa l’altro vicino, e così facendo crea una ragnatela di odio che non può che finir male. Esattamente quello che fa il perfido Leland Gaunt: un omaggio? Boh…
Si potrebbe dire che magari quel racconto è talmente famoso negli USA che non c’era bisogno di citarne la fonte, in fondo è il segreto del successo di Tarantino: copia da film talmente famosi che non c’è bisogno di citarli.
In ogni caso vale la regola aurea: copia sempre dai migliori… e Matheson è il migliore dei migliori!

Sebbene ricordi solo vaghi sprazzi della trama, ricordo la lettura di questo romanzo come un’emozione profonda e avvolgente: una delle ultime vissute con King…

L.

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Pubblicato da su luglio 18, 2016 in Uncategorized

 

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