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[Pseudobiblia] Purple Violets (2007)

Ho visto su Prime Video il film “Purple Violets” (2007) scritto e diretto da Edward Burns (in DVD Blue Swan), a sorpresa una storia di cine-scrittori con ottimi  pseudobiblia.

La storia è molto “woodyalleniana”, visto che parla dell’amore contrastato di due coppie a New York. Una sera per caso due amiche incontrano in un ristorante due amici, e visto che tempo prima i quattro stavano insieme, a due a due, la situazione è un po’ imbarazzante.

Visto che tutti e quattro stanno vivendo momenti particolari della propria vita nasce la curiosità di riallacciare quei vecchi rapporti, e potete stare sicuri che questo avrà conseguenze sul resto delle loro vite.

La coppia che ci interessa è quella formata da Patti Petalson (Selma Blair) e Brian Callahan (Patrick Wilson), due cine-scrittori con relativi pseudobiblia al seguito.

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Pubblicato da su agosto 16, 2021 in Pseudobiblia

 

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King vs X-Files: personaggi ribelli

La mia amica Vasquez, non paga di essere diventata una CEI (Conservatrice di Edizioni Italiane) e di passarmi introvabili film in pellicola italiana da presentare la domenica sul Zinefilo, non paga di scrivere deliziosi guest post, diventa vera e propria “consulente pseudobiblica“.

Da una nostra conversazione infatti ottengo ben due ghiotte segnalazioni su un tema a me caro come quello del rapporto fra autore e personaggio, con quest’ultimo che è più ribelle del previsto. Già tempo fa ho parlato di tre personaggi che si ribellano al loro autore, ma oggi tocca alle due opere segnalatemi da Vasquez, che ringrazio di cuore.

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Pubblicato da su febbraio 12, 2021 in Indagini

 

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[Pseudobiblia] Quando l’amore arriva in città (2014)

A sorpresa La5 ci regala una nuova storia di romanzieri e ammmòre, e per fortuna ero pronto a registrarla, venerdì 5 febbraio scorso. Si tratta di “Quando l’amore arriva in città” (The Town That Came A-Courtin’, 2014) di David Winning, tratto dal romanzo omonimo del 2005 di Ronda Rich (inedito in Italia). Delizioso il “cameo hitchcockiano” per cui vediamo il romanzo della Rich sbucare in una delle librerie del film. Un libro vero in un’opera di finzione.

Quando la realtà si insinua nella finzione

Protagonista è la romanziera di successo Abigail “Abby” Houston, interpretata da Lauren Holly che è anche co-produttrice del film. Ma mica è una romanziera qualunque, no: il film si apre con la gente che corre a perdifiato per comprare il suo nuovo libro, “Moon Over Georgia“, e poi farselo autografare. J.K. Rowling, mangiati il fegato!

«Sono una donna fortunata, ho ricevuto un dono. I miei libri fanno parte della lista dei bestseller del “New York Times”, partecipo a dei talk show, hanno realizzato anche un film da uno dei miei romanzi. Sono grata per tutte le esperienze che la mia carriera mi ha riservato. Quasi tutto…»

Prima viene Abigail Houston, poi semmai Taylor Swift (a sinistra, in piccolo)

Mentre ancora scorrono i titoli di testa la nostra Abigail ci ammorba con una “moralità libraria” tutta da gustare:

«La vita è più bizzarra della finzione, ed è anche più difficile da scrivere. Non si possono cancellare pagine dalla propria vita, tornare indietro e cambiare il finale: bisogna essere disposti a scrivere i capitoli successivi.»

Aspetto che finiate di ridere, per dirvi che la Houston si considera «fortunata in tutto… tranne che in amore». Ahhhh l’ammmmmmòre!!!

La gente fa a botte per comprare il nuovo libro della Houston

L’aspetto letterario dell storia finisce qui, perché il libro della Houston (mai citato) non ha alcun peso nella vicenda né il fatto che lei sia una scrittrice.

Sono tre chili di romanzi, che faccio: lascio?

Mentre si rilassa in un bar, entra un signore e lei si innamora: come fa ad amare uno sconosciuto visto per caso? Nei film romantici funziona così, non si parla MAI di amore, solo di colpi di fulmine ostacolati in vari modi, infatti lei crede che lui sia sposato ma voi lo avete già capito: è vedovo e cresce da solo due adorabili ragazzini, mentre l’intero paese fa di tutto perché la scrittrice e il loro amato sindaco si mettano insieme. Ah, quanto ammmòre.

Nei film rosa l’amore non cresce mai: nasce già adulto

Svolto il compitino della solita banalissima storiellina dozzinale, d’un tratto arriva il momento in cui un problemone serve a far avvicinare di più i due amanti. E cosa ti inventano? Un’idea… che è piaciuta a Stephen King, solito “omaggiatore” seriale…

Bello, ’sto romanzo: devo avvertire Stephen

Ho già parlato del bel film “Big Driver” (2014), tratto dal racconto di King Maxicamionista (Big Driver), apparso su “Entertainment Weekly” il 12 novembre 2010 e poi raccolto nell’antologia “Notte buia, niente stelle” (Full Dark, No Stars, 2010). Film e racconto sono identici, e parlano di una scrittrice di successo che gira in auto per paesini partecipando a presentazioni di suoi libri, quando viene rapita da un omaccione.

Cinque anni prima di King, Ronda Rich scrive di una scrittrice di successo che si ritrova a girare in auto per un paesino per partecipare alla presentazione di un suo libro quando viene rapita da un omaccione.

Quanto della Houston c’è in “Big Driver” di Stephen King?

La descrizione delle lettrici del sud, più appassionate della scrittrice che dei suoi romanzi, con la più anziana delle sue fan che ha organizzato l’evento, è così simile che è impossibile non malignare su King che – di nuovo – abbia voluto “omaggiare” un racconto all’insaputa di tutti. Lo sviluppo della storia ovviamente è diverso, Rona Rich scrive un romanzetto romantichello e l’omaccione che rapisce la scrittrice è un suo fan un po’ fuori di testa, non uno stupratore assassino come in King, ma le due opere hanno davvero parecchie similitudini perché sia solo un caso, visto poi che King non è certo estraneo a queste furbate.

Perché i romanzi d’ammmmòre sono sempre così grandi?

Salutiamo Abby e il suo ammmmmòre dozzinale: l’ennesima cine-scrittrice di libri romantichelli tutti identici fra loro.

L.

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Pubblicato da su febbraio 8, 2021 in Pseudobiblia

 

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[Books in Movies] Stuck in Love (2012)

Una biblioteca formata da tre libri

La protagonista del film “Stuck in Love” (id., 2012), scritto e diretto da Josh Boone, disponibile in DVD Koch Media 2014, è una giovane collegiale che non ama perdere tempo così si ritrova velocemente nella camera da letto di un compagno un po’ imbranato: se aspetta che questi si decida a sedurla, non basterà l’anno scolastico. Prima di consumare, la ragazza nota la “biblioteca” della stanza, cioè tre libri buttati su un tavolo. Imbarazzato, il ragazzo si affretta a specificare che non sono suoi ma del suo compagno di stanza, davanti agli occhi schifati della tipa, che fa capire come non ami il genere.

La scena dura due o tre fotogrammi, in pratica le tre foto che presento sono i tre fotogrammi mostrati, ma visto che il film è disponibile su MediasetPlay le schermate sono ad alta risoluzione (cliccate per ingrandire).

Inutile cliccare qui, la trama non si legge…

Abbracciando vari generi, ecco la “biblioteca” in questione:

  • IT” (id., 1986) di Stephen King (in Italia per Sperling & Kupfer)
  • Jurassic Park” (id., 1990) di Michael Crichton (in Italia per Garzanti)
  • Il codice Da Vinci” (The Da Vinci Code, 2003) di Dan Brown (in Italia per Mondadori)

Possono piacere o meno, ma di sicuro sono tre grandi successi editoriali. Curioso che di King venga più spesso mostrato IT rispetto ad altri romanzi.

L.

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Pubblicato da su dicembre 9, 2020 in Books in Movies

 

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Auguri al Re: buon compleanno, Stephen King!

Oggi, 21 settembre, compie 73 “stagioni diverse” un ragazzetto di cui potreste aver sentito parlare: un certo Stephen King.

Per l’occasione festeggiamo con qualche amico, per esempio Cassidy che ci parla di Misery non deve morire (1990) e Sam Simon del film Christine (1983), di cui ricordo anche la recensione di Cassidy e la recensione libraria di Pirkaff.

Il mondo del web sciaborda di recensioni di opere a lui legate, ma mi piace ricordarvi i post di Doppiaggi italiaoti, le recensioni librarie di Pirkaff, la recensione del Moro di The Dome e le locandine italiane d’annata di diversi suoi film sul mio IPMP.

Come l’Etrusco ricorda il Re

Ci sono immagini decisamente migliori del Re, ma ho scelto questa perché il 27 settembre 1991 arrivò nei cinema italiani A volte ritornano (1991) e per l’occasione i trailer che andavano su tutti i canali riciclarono le scene che King aveva girato per il trailer del suo Brivido (1986): io ero nel pieno della mia passione totale per i suoi romanzi, e vedere il Re che mi guardava dalla TV con occhi spiratati era pura estasi.
Questa immagine in alto arriva da una registrazione di trent’anni fa, perché il Re è sempre con i suoi lettori. Anche quelli, come me, che non lo leggono più da decenni.

Ma i lettori non sono solo “in carne e ossa”: anche i personaggi di finzione leggono King, onore riservato ad un numero incredibilmente esiguo di autori, quasi sempre morti. Stephen King è tra i rari autori viventi letti da personaggi di cinema e TV.


Guarda chi legge King

Un ottimo modo di iniziare un film

Dal film L’albero del male (1990): è la prima volta che ho visto King citato in un’altra opera.

La guardia Bayley (Alan Aisenberg) si prepara al turno di notte…

Il turno di guardia notturno passa prima, con IT a farti compagnia

Come si vede, nel 2016 lo stesso romanzo finirà nelle mani di una delle guardie della serie TV “Orange is the New Black” (episodio 4×11).

L’attentissimo sceriffo Michael Ironside si rilassa con Stephen King!

Un’altra guardia notturna, stavolta interpretata dal mitico Michael Ironside, preferisce passare il suo turno con il romanzo Shining (1977).

Cosa sta leggendo questo detenuto?

E dài, fate un po’ di luce?

Solo “dopo” scopriamo il libro

Dopo le guardie, vediamo un detenuto – nella quarta stagione di “Agents of S.H.I.E.L.D.” (2016) – leggere l’edizione spagnola di Pet Sematary (1983), cioè Cementerio de animales.

Serata libro e torta?

Lo stesso romanzo è fra i tanti di King citati dalla serie TV “Fresh Off the Boat”, in cui dall’episodio 1×03 (2015) la protagonista Jessica Huang (Constance Wu) appare spesso intenta a leggere il Re con la sua “amica bianca”.

Certo, sarebbe un libro da leggere… chiusi in auto!

L’amica bianca e il suo consiglio librario

Il Re mette d’accordo tutti!

Abituato da sempre ad apparire qua e là nei film horror, Stephen King un giorno… ha addirittura incontrato un personaggio scritto da lui basandosi su se stesso!

Questo è uno scrittore falso, interpretato da un attore vero

Questo è un attore falso, interpretato da uno scrittore vero

Questo delizioso gioco letterario è l’unica scena del film IT (2019) che meriti di essere ricordata.


Io e il Re

Nel corso del tempo, nel mio blog “Non quel Marlowe”, ho raccontato esperienze personali legate a libri che ho amato: ecco le storie legate ad alcuni dei romanzi di King che ho letto in gioventù.

Ancora auguri, Stephen.

L.

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Pubblicato da su settembre 21, 2020 in Books in Movies

 

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[Pseudobiblia] Big Driver (2014)

Perché è uscito un film con la mia amata Maria Bello e nessuno mi ha avvertito? Sono fondatore e unico membro del Maria Bello Fan Club, eppure con ben sei anni di ritardo scopro l’esistenza di questo film, trovato su RaiPlay.

Sto parlando di “Big Driver” (2014) di Mikael Salomon, per la cui sceneggiatura niente meno che Richard Christian Matheson (figlio di cotanto padre) adatta per lo schermo il romanzo breve (o racconto lungo) “Maxicamionista” (Big Driver), apparso originariamente su “Entertainment Weekly” (12 novembre 2010) e raccolto nell’antologia Notte buia, niente stelle (Full Dark, No Stars, 2010; in Italia, Sperling & Kupfer 2010).

La mia amata Maria interpreta Tess Thorne, scrittrice con cui King si prende un po’ gioco delle autrici alla Jessica Fletcher: casi gialli risolti da amabili signore attempate, in questo caso le “Signore del Circolo della Maglia di Willow Grove“.

Dal racconto di King:

«il titolo attualmente in libreria, che quell’autunno era Il Circolo della Maglia di Willow Grove scopre la speleologia. Tess spiegò il significato del termine a chi ancora non lo conosceva.»

Il lavoro di uno scrittore è composto al 20% dalla scrittura, all’80% da vendere il romanzo porta a porta, attività che richiede lo spostarsi per ogni più minuscolo paesino a organizzare conferenze, presentazioni e firma-copie: Tess Thorne non fa eccezione, anche se lei preferisce dosare al minimo questa attività tutt’altro che riposante.

Una giovane autrice di arzille vecchiette investigatrici

Quando per strada forerà una gomma e un camionista buon samaritano si fermerà ad aiutarla, comincerà l’incubo: perché i samaritani stanno solo nella Bibbia. Inizia una crudele e terribile storia di vendetta e rinascita, che Matheson onestamente si limita a prendere dal racconto e portarla su schermo identica, parola per parola. Tanto che a metà racconto mi sono stufato: era tutto così maledettamente identico che stavo annoiando.
Ciò che qui interessa sono i “libri falsi” dell’autrice.

Le vecchiette scoprono la speleologia (goes spelunking): grazie a SamSimon per la vista buona!

A parte il fotogramma sfocato che riporto qui sopra, non viene mai inquadrato né citato il romanzo che la Thorne sta portando in giro per conferenze e presentazioni, perché la storia è più incentrata su quanto siano noiose queste occasioni.

Il brutto del parlare con il pubblico… è il pubblico

Tutte le lettrici rivolgono alla Thorne le solite domande – dove prende l’ispirazione? – ma nessuna cita mai il suo libro.

Un selfie vale più di mille libri

Solo quando la situazione si farà insostenibile e la lucidità della Thorne inizierà a traballare… allora le sue arzille vecchiette torneranno utili. Come fare ad ammazzare i propri torturatori senza lasciare tracce? Chiedetelo alle attempate sferruzzatrici di Willow Grove.

Maestre del crimine!

Una perfetta Olympia Dukakis si presta a dare volto ad uno dei personaggi della Thorne, che la guiderà per la lunga strada della vendetta. Non viene citato il libro in questione, purtroppo, ma è rispettato in pieno il grande gioco degli pseudobiblia: una finzione che diventa realtà… e modifica la realtà.

Come si fa a non amare Maria Bello?

Maria è perfetta sia nel ruolo della scrittorina dall’abitino perfetto che in quella della donna caduta che si rialza alla ricerca di una nuova forza di vivere, diventando perfetta “giustiziera della notte”. Peccato per la ghiotta apparizione di Joan Jett, in una particina che poteva essere di più invece è giusto una comparsata.

L.

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Pubblicato da su luglio 17, 2020 in Pseudobiblia

 

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Mike Flanagan & Stephen King

Mike Flanagan ama Stephen King e Stephen King ama Mike Flanagan: un rapporto a distanza che si consuma tramite citazioni.

Tutto comincia con l’uscita del film “Il terrore del silenzio” (Hush, 2016) dove Mike Flanagan – nato a Salem, quindi destinato sin da subito ad essere “legato” all’autore di Salem’s Lot – racconta la storia di una romanziera sordo-muta che fa quello che fanno tutti i personaggi protagonisti di quel sotto-genere che ho chiamato ghostwriting: in cerca di ispirazione, Maddie (Kate Siegel, co-autrice della sceneggiatura) si isola in una casa nel bosco dove incontra “qualcuno” che sbloccherà la situazione. In questo caso si tratta di un assassino psicopatico: riuscirà una ragazza sordo-muta dispersa nei boschi a sopravvivergli?

Nei primi minuti di quello che è a tutti gli effetti un film muto Flanagan ne approfitta per inquadrare distrattamente uno scaffale della casa di Maddie con sopra dei libri. C’è un generico “Il cuore dell’assassino” (Hope to Die, 2012; Longanesi, 2018), ventiduesima avventura dell’Alex Cross di James Patterson, fra i più prolifici scrittori del mondo.

Ma quel che conta è che bene in evidenza c’è il fatto che Maddie sia una lettrice di Stephen King.

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Pubblicato da su luglio 1, 2020 in Books in Movies, Pseudobiblia

 

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[Pseudobiblia] IT – Capitolo due (2019)

Non ho ritenuto valesse la pena recensire IT – Capitolo uno (): figurarsi IT – Capitolo due (2019). Per saperne di più su quest’ultimo film di Andy Muschietti rimando a La Bara Volante di Cassidy o a L’Ultimo Spettacolo di Vincenzo: sono un amante nostalgico della miniserie del 1990, legata alla mia adolescenza, mentre questo dittico moderno mi puzza troppo di “filmetto pieno di jumpscare che piacciono tanto ai giovani”, non vale la pena perderci tempo.

MI piace invece segnalare la ghiottissima scena pseudobiblica presente nel secondo film, pochi secondi che valgono più dell’intero dittico.

Questo è uno scrittore falso, interpretato da un attore vero

Uno scrittore falso entra in un negozio e incontra uno scrittore vero… Non è l’inizio di una barzelletta, ma il delizioso gioco imbastito da Muschietti, che prende lo pseudo-romanziere Bill Denbrough, interpretato da James McAvoy, e lo fa incontrare con un negoziante interpretato da Stephen King, romanziere vero che storicamente ha sempre amato fare capolino qua e là negli horror, soprattutto quelli tratti dai suoi lavori.

Questo è un attore falso, interpretato da uno scrittore vero

«Romanziere di successo in un società dove ci sono pochi romanzieri e sono una piccola minoranza fra loro quelli tanto fortunati da sbarcare il lunario grazie al proprio mestiere.»

Così è descritto Bill Denbrough da Stephen King nel romanzo IT (1986), e proprio come in una storia kinghiana personaggio e autore si incontrano, dando vita ad un siparietto imperdibile. Visto che il povero King riceve continue critiche sui suoi finali, che non sarebbero all’altezza del corpo del romanzo, decide di vendicarsi… affibbiando questo difetto a Denbrough! GIà nel romanzo non è che lo trattasse bene…

Si era tolto qualcosa dalla tasca della giacca e in uno stato d’animo di torbido stupore Kay aveva visto che era un romanzo in edizione tascabile. La copertina era quasi completamente nera con il titolo in lettere metallizzate di colore rosso e l’immagine di un gruppo di ragazzi in cima a un dirupo affacciato su un fiume. The Black Rapids.
«Chi è questo coglione?»
«Come? Che cosa?»
«Denbrough. Denbrough.»

Nel libro Denbrough ha scritto una bozza per la riduzione cinematografica Universal del suo secondo romanzo, The Black Rapids, e Muschietti pensa bene di far trovare una copia di questo pseudobiblion nel negozio di King.

Un libro falso che diventa vero in un film… ma comunque falso!

Il Denbrough filmico chiede al gestore se vuole che glielo autografi, ma – massimo del disprezzo – questi rifiuta.

Dài, magari te lo autografo a matita

Anche perché il finale di quel romanzo fa schifo!

Abituati alle critiche, vero-falso scrittore

Il tutto si consuma in una manciata di secondi ma è puro divertissement della stessa materia dei “libri falsi”, oltre ad un messaggio chiaro del Re ai suoi lettori: avete stufato con le critiche sui finali deludenti!

Il Re ha parlato!

L.

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Pubblicato da su Maggio 1, 2020 in Pseudobiblia

 

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[Books in Movies] Agents of SHIELD (2016)

Nei giorni scorsi su Rai4 è andata in onda la replica della quarta stagione della serie “Agents of S.H.I.E.L.D.” con cui la Marvel ha attuato un piano preciso e indiscutibile: stuzzicare il più alto numero di mie passioni! Lasciandomi però deluso su tutti i fronti…

Libri falsi, donne artificiali, citazioni filmiche anni Ottanta e l’unico Ghost Rider che mi sia mai piaciuto: Jed Whedon e la moglie Maurissa Tancharoen hanno buttato in pentola tanti argomenti che smuovono il mio interesse, sbagliando solo ad usare il Backgammon al posto degli scacchi. Comunque dal fratello di Joss Whedon non mi aspettavo di meno: tocca solo capire in famiglia chi sia il Whedon giusto…

Già ho parlato sul Zinefilo di All-New Ghost Rider, breve saga a fumetti resa davvero maluccio in TV, qui invece la quarta stagione della serie “Agents of S.H.I.E.L.D.” va ad arricchire la rubrica delle citazioni librarie intriganti.

L’abbiamo visto con la serie “Orange is the New Black“: in prigione si legge, e parecchio. Almeno nella fiction americana. Quindi appena gli Agenti dello SCUDO devono andare a trovare qualcuno in carcere, come lo si ritrae? Se fosse un giovane criminale starebbe a fare pesi, ma trattandosi di adulti… li si mostra a leggere.

Leggere Asimov in un angolo

Quando nell’episodio 4×04 (2 novembre 2016) il detenuto Eli Morrow (José Zúñiga) viene chiamato per una colloquio, lo scopriamo ingobbito in un angolo della sua cella, in ombra, chino su un libro come Quasimodo chino su uno dei mostri di pietra di Notre Dame: possibile non ci fosse un modo più “comodo” di presentare il personaggio intento nella lettura? Per fortuna l’attore si volta in modo da farci scorgere il titolo del libro che sta leggendo, cioè The Positronic Man (1992), uno dei gli ultimi scritti di Isaac Asimov, per l’occasione insieme a Robert Silverberg, da cui poi il film drammone L’uomo bicentenario (1999), uno dei tanti one man show di Robin Williams.

Edizione Doubleday, dicembre 1993

Ricordo ancora quel novembre 1992 quando mio padre tornò a casa dall’edicola del quartiere con in mano una copia di Robot NDR-113, edizione Bompiani del romanzo con la traduzione di Gino Scatasta. Per motivi ignoti la Bompiani non ha mai più ristampato quel libro, che oggi risulta in italiano in quell’unica edizione: per fortuna mio padre la conserva ancora, insieme a tutti gli Asimov che comprò all’epoca.

Ecco, questo è un modo comodo di leggere

Possiamo immaginare come il sistema carcerario americano non si impegni più di tanto nel rimediare romanzi più “moderni” per i propri detenuti, quindi ci può stare un’edizione del 1993 di un romanzo che in patria è stato ristampato almeno fino al 2004, ma poi passiamo all’episodio 4×05 (9 novembre 2016) e troviamo un altro detenuto lettore: Santino Noguera (Rolando Molina).

Ma che libro sta leggendo?

Per motivi che non ho capito molto, né mi interessava capire, il personaggio di Ghost Rider ce l’ha con questo Santino e lo va a prendere in cella.

Scusa, mi fai vedere bene il titolo di quel romanzo di King?

Santino legge in modo più comodo rispetto ad Eli, bello sdraiato a letto e con la luce della finestra che va sulle pagine. Dalla penombra si legge il nome Stephen King sul suo libro… ma che romanzo è?

E dài, fate un po’ di luce?

Niente, da quest’episodio non ho capito che libro legge il tizio, devo aspettare che Ghost Rider lo uccida bruciandolo… perché facciano delle foto al luogo del delitto…

Ecco, ora va meglio

Dopo averci sbattuto un po’ la testa sono riuscito a capire che il titolo del romanzo non è in inglese: il personaggio latino stava leggendo l’edizione spagnola di Pet Sematary (1983), cioè Cementerio de animales, edito dalla casa editrice di Barcellona Plaza & Janés nel 1996 e 1999: o almeno queste sono le uniche due date certe trovate su AbeBooks.

Diciamo che quella prigione non si impegna molto per fornire edizioni più “recenti” ai propri detenuti.

L.

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Pubblicato da su febbraio 17, 2020 in Books in Movies

 

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[Un libro, una storia] Ossessione

Ho già parlato del periodo, ormai venticinque anni fa, in cui ho perso la testa per Stephen King e mi sono letto quasi tutti i suoi libri disponibili all’epoca (a parte quelli fantasy,che è un genere che non sopporto).
Questo “Ossesione” (Rage, 1977), appartenente ai romanzi firmati originariamente Richard Bachman, è stato l’inizio di tutto: il primo romanzo di King che abbia mai letto.
È il n. 140 (anno X ) dei “Grandi Tascabili Bompiani” (10 settembre 1990) con traduzione del consueto Tullio Dobner.

L’appunto lasciato a matita – che mi stupisce abbia resistito 26 anni! – attesta che ho letto questo libro dal 18 al 19 maggio 1991. Come spesso succedeva all’epoca ero a letto malato – credo influenza, ma stavo così spesso male che alla fine non mi facevo più domande – e quindi avevo più tempo per leggere. All’epoca c’era una TV per ogni nucleo familiare, il che voleva dire che quando stavi a letto malato non potevi far altro che leggere o dormire. E io non ho mai dormito durante le malattie, sebbene abbia sempre invidiato chi riusciva a farlo.
Quando stavo meglio potevo spostarmi al “letto grande”, cioè quello dei miei genitori, e guardare la TV, ma lo stesso c’era tanto tempo per leggere.

Visto che mio padre si stava divorando libri su libri di questo Stephen King, perché non provare a leggere questo libretto di duecento pagine? Affrontare i suoi libroni tipo IT o Christine non ci pensavo proprio – sebbene poi li ho divorati ed amati – ma questo snello potevo ancora provarlo.
Della trama ricordo poco, se non sbaglio il protagonista era un giovane che prendeva in ostaggio la classe – molto prima che “diventasse di moda” farlo! – e sotto la minaccia di un’arma veniva a galla la difficoltà dell’adolescenza e le piccole grandi bugie che i giovani si dicono. (Soprattutto a se stessi.)

Avevo 17 anni quindi era l’età perfetta per leggerlo, e dev’essermi piaciuto parecchio perché ho lasciato un “10” come voto. Da lì si è aperto il fiume kinghiano che mi ha portato a leggere più di venti suoi romanzi in circa tre anni.
Ricordo ancora quella branda su cui tutto è cominciato, e credo di avere ancora la piccola abat-jour che illuminò la mia lettura. Giace da tempo in quell’archivio scomposto che è il mio pacchettone, visto che dall’avvento dei tablet non ho più bisogno di illuminazione per leggere a letto…

L.

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Pubblicato da su aprile 3, 2017 in Uncategorized

 

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