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Manuale di scrittura action e thriller (Odoya 2019)

In questi giorni la casa editrice Odoya porta in libreria un imperdibile Manuale di scrittura action e thriller, con cui l’action writer Stefano Di Marino ci parla di tutto ciò che serve per «raccontare il genere e coltivare la creatività».


La trama:

Il thriller è il genere più diffuso della moderna “narrativa popolare”, e anche il più praticato da autori affermati e aspiranti narratori. Il nome viene dal verbo inglese to thrill, che significa “creare un brivido”. Questo manuale di scrittura, attraverso una serie di lezioni ricche di esempi, suggerimenti di lettura ed esercizi, fornisce le tecniche fondamentali per potersi muovere in questo filone.
L’autore, forte di un’esperienza trentennale e più di cento romanzi pubblicati, accompagna il lettore in ogni fase, dalla strutturazione della storia alla definizione dei personaggi, svelando “dritte” utili per costruire un romanzo avvincente, ben scritto e capace di catturare il lettore.
Come suscitare paura? Come tener viva l’attenzione? Quanto contano il conflitto e la storia d’amore tra i personaggi? Come si descrive con la parola una scena d’azione? A questa e ad altre domande il lettore troverà risposte esaurienti nel corso di ogni lezione. Sarà poi stimolato a leggere e a cimentarsi con la narrazione.
Il testo contiene anche utili indicazioni per sviluppare la propria creatività e scoprire i legami tra la narrativa scritta, il cinema, i fumetti e la televisione che sono diventati irrinunciabili per chi vuole scrivere “da professionista”. Un libro per chi scrive e per chi ama leggere.


La presentazione dell’autore:

Si può insegnare un’abilità che è in gran parte innata? Sinceramente credo di no. È però possibile far partecipi gli altri della propria esperienza e aiutarli in quelle fasi tecniche che vanno conosciute.
Sin da ragazzo, quando ancora sognavo di fare questo mestiere, sono sempre stato affascinato dai racconti di chi era già “arrivato”. Volevo capire i processi creativi, i metodi di lavoro per farli miei. Quegli esempi che andavano a ricercare in articoli e interviste trovavano complemento in letture, visioni ed esercizi di scrittura. Ecco, il succo di questo manuale è proprio questo. Una serie di lezioni su singoli aspetti della scrittura di genere (ma non solo) con esempi presi dalla mia produzione ma soprattutto da quella degli altri, famosi e meno famosi. Poi la capacità di espandere i propri interessi al cinema, al fumetto, alla fotografia e all’immagine e, sicuramente alla vita. Tutto per creare un proprio gusto e un proprio metodo di lavoro.
Le regole della costruzione della storia, i trucchi per rendere sulla pagina personaggi vividi e azioni mozzafiato, quello c’è naturalmente ma deve essere filtrato da una sensibilità e una creatività che traggono dall’esempio degli altri insegnamenti preziosi ma si sviluppano in modo personale e unico. Non sempre bizzarro parlare di ispirazione personale nella scrittura di genere che troppo sovente viene classificata come commerciale. Il successo, se vogliamo, si crea partendo da se stessi e parlando al lettore con un linguaggio adatto alle circostanze. Il mestiere più bello che c’è.


L.

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Pubblicato da su novembre 6, 2019 in Uncategorized

 

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Spy Game per Delos Digital (2019)

Il 9 novembre 1989 cade il Muro di Berlino. È la data che ufficialmente si considera la fine della Guerra Fredda. La realtà, come sempre, è un po’ più complessa. Tanto che oggi si parla di una recrudescenza della guerra tra i blocchi e l’attività degli agenti segreti, nella realtà come nella finzione, resta intensissima.

Il periodo che va dal 1945 al 1991 (crollo dell’URSS) resta nell’immaginario un’epoca di intrighi, di appuntamenti nell’ombra di doppi e tripli giochi. Il cinema, la letteratura, i fumetti l’hanno celebrato in ogni forma e sempre con successo. Delos Digital lancia, dal 15 ottobre, una nuova collana di eBook che si aggiunge alla vastissima panoramica di romanzi e racconti di ogni genere del suo catalogo.
L’idea è proporre una serie di racconti di media lunghezza (circa 60 mila battute) ambientati durante la Guerra Fredda, lasciando la massima libertà agli autori di sviluppare avventure seriali (con personaggi ricorrenti) nel periodo di tempo ’45-’91 scegliendo ambientazione e tono delle singole storie.

Autore e curatore della collana è Stefano Di Marino, appassionato di narrativa e cinema di spionaggio, già autore di romanzi pubblicati su “Segretissimo” Mondadori (con lo pseudonimo Stephen Gunn) e in libreria. Con lui le migliori firme del genere in Italia, da Andrea Carlo Cappi a Enzo Verrengia, da Giancarlo Narciso ad Andrea Franco e altri ancora. Naturalmente ci saranno anche firme femminili perché, malgrado lo spionaggio sia considerato un genere “da uomini”, nella sua storia annovera alcune delle autrici più interessanti del filone. Elena Vesnaver e Patrizia Calamia, apprezzate autrici di romance e thriller, si cimenteranno con i colleghi offrendo una variegata panoramica del genere.
Lo scopo è proprio raccontare un periodo storico con un’accurata ricostruzione attraverso voci differenti che spaziano dallo spionaggio più avventuroso, stile 007, a quello più psicologico e realistico alla Le Carrè.

Delos non è nuova a collane di spionaggio. “Dream Force”, curata dallo stesso Di Marino e dedicata alla spy story più d’azione, ha raggiunto gli oltre 100 episodi e “Delos Passport”, curata da Fabio Novel, che tratta di geopolitica attuale. In tutti gli store digitali i primi due episodi dai primi di ottobre: Il ponte delle Spie (Di Marino) e Morte a Venezia (Verrengia).

L.

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Pubblicato da su ottobre 16, 2019 in Uncategorized

 

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[Estate 2019] Intervista a Stefano Di Marino

Illustrazione da “The Child’s World” di Brown, Tate e Withers

Per l’iniziativa “Estate 2019: Leggiamo italiano” ho incontrato Stefano Di Marino, prolifico scrittore d’azione che questa estate fa il pieno di emozioni in edicola, libreria e bookstore.


È ancora disponibile in edicola “Matrioska“, il Segretissimo di luglio con la nuova avventura del Professionista, sempre “sul pezzo”, visto che si parla di Medio Oriente e Balcani in fiamme.

Matrioska è una spy story europea di stampo tradizionale. O meglio, nella tradizione dei classici del Professionista. Si parla anche della Libia con una buona (spero) ambientazione a Bengasi, poi ci trasferiamo a Sofia e in Serbia per una storia dove il tradecraft delle spie si sposa a una serie di azioni delle forze speciali che culmineranno con un recupero sul fondo di un lago in Kosovo.

Questo agosto c’è una sorpresa, sempre in edicola, visto che esce subito un’altra avventura di Chance Renard: “Io sono El Gringo“. Cosa puoi anticiparci?

Io sono El Gringo invece è un’avventura tutta… americana, dai due lati del confine. Partiamo da New York per trasferirci a San Francisco, mentre Chance dovrà agire sotto copertura in Messico contro Benicio Waldemar Guzman, un “narco” che rimarrà nella vostra memoria. Una operazione complessa che dimostra quanto il traffico di coca possa influire sulla politica internazionale.

Ci sono alcune presenze note che spero gradirete e… una vera sorpresa finale, che anticipa il romanzo che leggerete questo inverno. Ma su questo preferisco non dirvi nulla… e lasciarvi il gusto della lettura.

Intanto non dimentichiamo che si trova ancora il volume di giugno del “Professionista Story“, con due avventure imperdibili: “L’inferno dei vivi” e l’inedito “Battesimo del fuoco”. Cosa ricordi di quella mitica avventura del Professionista in Corea del Nord?

L’inferno dei vivi fu un episodio particolare. Chance era sotto l’influsso di una droga potentissima e ci metterà un poco a riprendersi. Nel contempo iniziava la sua collaborazione con la Divisione Sicurezza Europea e con Bruno Genovese.

In questo volume e nel successivo che esce a ottobre saranno chiarite un po’ di cose che erano state lasciate in sospeso, e credo il lettore vorrà apprendere con piacere.

Intanto Odoya, per la quale hai già scritto sul “Cinema Noir” e “Cinema di arti marziali“, pubblica il tuo “Apache. Una leggenda americana“. Dopo tanti anni a scrivere narrativa western, cosa si prova ad affrontare un saggio sull’argomento?

Una grande soddisfazione, per due motivi. Prima di tutto perché dimostra che, anche in Italia, la voglia di West non è certamente sparita, e poi con questo libro sono riuscito a riunire anni di ricerche che mi sono servite per creare lo sfondo delle serie pubblicate con Delos e con dbooks.it.

Rimanendo in tema, vorrei ricordare “Gunfighter. Uomini violenti“, pubblicato qualche mese fa da dbooks.it Malgrado venga sempre dato per estinto, il genere western ha sempre una sua vita palpitante…

Il West è vivo. Ho già scritto un secondo episodio con Hogan, il pistolero protagonista di Uomini violenti, che poi è una sorta di Professionista nel West.

A questo proposito ricordo a chiunque fosse interessato che il 29 settembre sarò presente alla manifestazione Cineamarcord organizzata dai miei amici di Bloodbuster a Milano. Nel corso di un incontro parlerò con il collega Silvio Giobbio, autore di un bel dizionario sul western all’italiana. Discuteremo di cinema western americano e italiano e le rispettive influenze. Sarà con noi Enzo G. Castellari con la sua impagabile raccolta di aneddoti ed esperienze. Un grande onore.

A giugno De Vecchi ha rispolverato un tuo “Corso di Karate“, scritto con Roberto Ghetti. Cosa ricordi di quell’esperienza?

Un libro di una collana di quasi vent’anni fa. Il karate moderno, interstile, adatto a tutti e a tutti gli stili. Corso fotografico realizzato con il giovane Riccardo Ragno che eseguiva le tecniche. Il libro lo dedicammo allora e oggi a suo padre Nicola che ci lasciò in quegli anni e fu uno dei migliori karateka italiani.

Infine una domanda multipla per dare un consiglio estivo ai nostri lettori: un posto da visitare in vacanza, un film da vedere (o rivedere) e un libro da leggere, oltre ovviamente ai tuoi.

Nell’augurarvi buone vacanze vi suggerisco una vacanza in Thailandia per restare in tema, la visione Hobbs and Shaw (2019), lo spin off di Fast and Furious, e la lettura de “Il confine” (The Border, 2019), l’ultimo romanzo di Don Wislow che conclude la trilogia del narcotraffico.


Chiudo ringraziando Stefano Di Marino per la disponibilità e ricordo la sua pagina Amazon Autore.

L.

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Pubblicato da su agosto 9, 2019 in Interviste

 

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Delitti al museo (marzo 2019): intervista agli autori

Arriva in questi giorni nelle edicole italiane un’opera corale curata da Franco Forte e Diego Lama per la storica collana “Il Giallo Mondadori“. Con Delitti al museo abbiamo dieci autori che ci raccontano dieci storie ambientate al MANN: Museo Archeologico Nazionale di Napoli.

Ho intervistato i partecipanti a questa splendida iniziativa per conoscerli meglio.

Ecco la trama dell’antologia:

Napoli non è sole e mare. È una città di ombre, una città liquida che ribolle nelle viscere come una solfatara. Lo sa bene Bas Salieri, ricercatore dell’occulto, alle prese con l’assassinio rituale di un vecchio amico e la scomparsa di un prezioso manufatto. È una città di enigmi, che le sono connaturati fin da epoche lontane. Come scoprono Martino da Barga, francescano inviato dal pontefice a indagare su una sacerdotessa che forse è una strega, e monsignor Attilio Verzi, chiamato a risolvere il caso di un omicidio commesso con un antico pugnale. Enigmi che aleggiano intorno a opere d’arte. Come la statua di Venere che ossessiona un’artista, ignara che qualcuno è pericolosamente attratto da lei. La stessa statua in qualche modo collegata alla morte di un accademico inglese, un rompicapo per il commissario Veneruso. Dagli anni Trenta, quando il ritrovamento di un reperto “impossibile” innesca sviluppi imprevedibili, fino ai giorni nostri, che sia per un’esecuzione tra la folla dei visitatori, per un delitto nella sezione egizia, o per l’inspiegabile presenza notturna di un uomo seduto a fissare un certo oggetto, il centro di tutto è sempre il Museo archeologico nazionale, palazzo monumentale che nelle sue sale custodisce secoli di storia e infinite storie. Un paradiso per i turisti, un inferno per gli investigatori.

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Pubblicato da su marzo 13, 2019 in Interviste

 

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[Estate 2018] Intervista a Stefano Di Marino

Per l’iniziativa “Estate 2018: Leggiamo italiano” ho incontrato uno degli autori più poliedrici ed attivi del panorama italiano.

Una sera d’autunno del 2006 ero in stazione in attesa del treno che mi avrebbe portato a casa dal lavoro e mi trovavo nel pieno di una crisi che ben conoscono tutti i lettori: quando devi iniziare un romanzo nuovo ma tutti i libri che ti sei portato nello zaino proprio non ti piacciono. Ho un’ora di treno davanti a me, cosa posso leggere?
Passo davanti al chiosco dei giornali e da uno stand traballante vedo una donna vestita di nero, armata di katana, che mi guarda con occhi cattivi e un titolo promette di portarmi nell’Inferno dei vivi. Sfoglio qualche pagina – di nascosto dall’edicolante – e il romanzo mi intriga. Lo compro e nell’ora successiva ne divoro un abbondante boccone: il tempo di arrivare a casa, e sono diventato fan di Stephen Gunn, “nome da battaglia” dell’italianissimo Stefano Di Marino.

Bazzicando forum, in un periodo in cui il social network ancora non esiste, arrivo al mitico Forum Altieri, luogo ormai appartenente al territorio del ricordo in cui mi ritrovo a dialogare con scrittori e lettori di ogni categoria. Di Marino compreso. È un effetto strano ritrovarsi nella stessa discussione con un autore che da decenni sforna libri – tra le mille altre cose – ma scopro subito una persona alla mano, disponibile e soprattutto con un “vizio” condiviso: la cocente passione per il cinema marziale.

Da allora ho perso il conto di quanti ottimi libri e film sono debitore al Professionista, conosciuti cioè grazie ai consigli di Di Marino, uno scrittore che non parla di sé ma delle passioni che lo animano.
Quando nel 2012 ho avuto la possibilità di incontrarlo, al GialloLatino, è stato un piacere trovare una persona che “corrisponde” all’immagine che dà di sé: un grande appassionato che sa contagiarti perché ama sul serio tutto ciò di cui scrive.


Intervista a Stefano Di Marino

Romanziere, saggista, sceneggiatore, traduttore e mille altre attività ancora: qual è il segreto di Stefano Di Marino? Come trovi la forza ogni giorno di affrontare il mondo editoriale, che viene considerato perennemente in crisi?

Scrivere, raccontare delle storie in varie forme (narrativa, saggistica, traduzione, fumetto…) è il mio lavoro. Di più, la mia passione.  È il sogno di un ragazzino diventato un’occupazione totalizzante. Ovviamente è un mondo molto più difficile di quanto non avessi ingenuamente immaginato. Ma è anche una sfida. Come sai sono un marzialista, ormai più nello spirito che nel fisico, ma come diceva un mio maestro, tanti anni fa, di fronte al nemico ti metti in guardia e lo fronteggi. E assorbi tutti i colpi che ti arrivano e ne restituisci altrettanti… in termini di creatività, di entusiasmo, perché con la meschinità e l’arroganza non si arriva a niente. Come diceva Bruce «Be water, my friend. Be water».

Questo luglio torna in edicola il tuo Chance Renard, il Professionista, il tuo personaggio seriale da ormai 23 anni: cosa puoi anticiparci di “Uccidere o morire”, il Segretissimo di questo mese?

Uccidere o morire è il seguito ideale di Legione straniera (dicembre 2017) che è stato in assoluto uno dei romanzi che più hanno riscosso il favore del pubblico nell’ultima annata. Segno che ci avviciniamo ai 25 anni di vita del personaggio con un grande entusiasmo. È un romanzo autoconclusivo con ambientazioni varie, anche in Italia e… oltre al generale Morte Bianca torneranno vecchi amici. Antonia in primisis ma anche la Banda del Prof che era un po’ che non si vedeva. La Bimba, il Freddo, Tommaso e gli altri. Una missione molto, molto impegnativa.

E poi in appendice c’è il racconto L’inglese. L’inglese è un vecchio nemico che Chance crede morto e che tornerà in una delle prossime avventure in un ruolo… differente. Vediamo in azione da solo in un contesto… diciamo bondiano.

A fine giugno hai firmato il centesimo numero di “Dream Force” (Delos Digital), una collana di eBook a tinte forti: avresti mai immaginato di raggiungere una tale cifra quando hai iniziato, nel 2013?

Sinceramente no. Era un’idea nata quasi per scherzo con Franco Forte. Perché non facciamo una collana hard ma tipo SAS? Be’ poi si è rivelato un successo di pubblico e una palestra per autori che poi sono cresciuti e hanno pubblicato in “Segretissimo“, come Marco Donna e adesso Alessio Gallerani, che ha vinto il Premio Altieri. Il suo romanzo non l’ho ancora letto ma i racconti che ha scritto per “Dream Force” erano ottimi.

Il numero 100 comunque ho voluto firmarlo io. È quasi un romanzo ed è molto spy, un po’ sulla falsa riga di quei bei “Segretissimo” di una volta, alla Nick Carter. E ha una protagonistache che vi farà… salire la febbre…

In questi cinque anni nella collana si sono alternati vari autori: qual è l’indicazione principale che fornisci a chi vuole partecipare all’universo narrativo di “Dream Force”?

Tutti coloro che partecipano a “Dream Force” ricevono un dossier soprattutto su come gestire le scene di sesso, che devono essere hard ma non colpire il gusto comune. Ho fatto uno studio approfondito su come faceva Gérard de Villiers e le sue linee guida restano le migliori. Niente stupri o violenze o stranezze. Il sesso è una cosa bella se praticato da consenzienti.

Ad aprile Odoya ha presentato il tuo corposo saggio “Guida al cinema di spionaggio”: ci hai riversato tutto il tuo scibile, raccolto in decenni di passione, o ti sei tenuto qualcosa per altri futuri saggi?

Nella Guida al Cinema di spionaggio c’è veramente tutto quello che potevo mettere sull’argomento… be’ per la verità ho dovuto rinunciare a uno studio approfondito delle serie TV e dei fumetti, ma sarebbero venute 2.000 pagine. Però di cinema c’è davvero tutto sino all’altro ieri (abbiamo chiuso in bozza parlando di Red Sparrow e The Foreigner che erano appena usciti). C’è anche moltissima letteratura dai classici agli autori di “Segretissimo”. È, in pratica una guida allo Spionaggio che, credo, mi conferisce ufficialmente anche una certa autorevolezza in materia, visto che è l’unico libro di questo genere, almeno in italiano. Sono al lavoro per la guida al cinema noir e… alla riedizione di Dragons Forever in forma ampliata e aggiornata.

A proposito di saggistica, dbooks.it ha pubblicato il tuo “Corpo a corpo”, un altrettanto corposo libro sulle discipline da combattimento: vuoi parlarcene?

Un altro grande successo (per me che scrivo). Corpo a corpo è un libro che preparavo da trent’anni. Lo proposi a una grossa casa editrice negli anni ’90 ma l’editor mi disse che non avevo le credenziali… cioè non ero un professore di storia universitaria. Così, pian piano l’ho scritto come volevo io, con la mia cultura (che poi è classica e di formazione storica anche senza titoli accademici) e una conoscenza reale del mondo marziale. Per me è un grandissimo traguardo.

Il libro è venuto molto bene, è illustrato e racconta l’evoluzione delle discipline di combattimento in Oriente e Occidente dagli esordi sino a oggi. Ovviamente la parte che ho preferito è quella che ho vissuto, il passaggio dal tradizionale al contact. E ho avuto la soddisfazione del plauso di molti lettori/praticanti e maestri.

Quanto ti ha aiutato la disciplina marziale nella concentrazione per le mille attività editoriali che segui?

Moltissimo. In questo periodo in cui l’editoria annaspa non sempre si può contare su commissioni di lavoro certe e ben pagate. Invece di piangermi addosso ho deciso di portare avanti i miei progetti. Ogni giorno. Dividendo l’attività in piccoli settori con obiettivi raggiungibili. Ma scrivere sempre, come sempre ci si allena. E la sapete una cosa? La maggior parte dei miei progetti si sono realizzati. Forse perché credere in quello che si fa aiuta.

Non dimentichiamo la tua passione per il western, che a marzo ha dato vita al romanzo “El Diablo” (Delos Digital): che effetto fa tornare a questa tua grande passione? E torneranno i tuoi “western digitali”?

Il western è una delle mie grandi passioni. Con Delos ho avuto il piacere di scrivere 4 stagioni di Wild West che è un po’ la mia rivisitazione del mito. Certo scrivere la Guida al cinema Western con Michele Tetro mi ha aiutato(sempre per Odoya). Quest’anno è uscito sempre per Delos El Diablo che è un romanzo completo. Ho scritto due romanzi della lunghezza del Professionista con un nuovo personaggio. Era un progetto che poi non si è concretizzato ma sto lavorando alacremente per poterli pubblicare…anche in cartaceo.

Per la storica collana “Il Giallo Mondadori” hai in questi anni creato un nuovo personaggio, Sebastiano “Bas” Salieri: ce lo vuoi presentare?

Bas Salieri nasce per una scommessa con un editor di una casa editrice per cui non lavoro più da dieci anni. Era lo stesso che detestava il Professionista e diceva che non avrei saputo scrivere un giallo classico. Una sfida. Bas è l’opposto di Chance (non poi così tanto eh?)… non spara un colpo anche se è un esperto di Taiji. È un illusionista, un esperto di cultura dell’occulto. Si muove in Italia. È un giovane elegante, affascinante ma acuto.

Il palazzo dalle cinque porte lo scrissi nel 2008, La Torre degli Scarlatti nel 2014 e adesso ho consegnato L’amante di pietra… spero che potrete leggerlo presto.

Come le altre avventure di Bas ha uno sfondo di esoterismo ma è un giallo classico. Questa volta saremo oltre che in Italia (Torino e il Lago Maggiore) anche ad Amsterdam, Praga e Berlino. Visto che i romanzi di Bas sono più saltuari, ogni volta cambiano un po’ formula ma il tono resta quello classico.

In questo 2018 festeggiamo i cento anni dalla nascita di Mickey Spillane, uno dei “duri” della narrativa. Qual è il tuo rapporto con il suo Mike Hammer?

Ho scoperto tardivamente Spillane, attraverso quei magnifici telefilm con Stacey Keach che nella mia mente è l’unico Hammer possibile. Poi ho recuperato la narrativa di Spillane e mi sono trovato in perfetta sintonia. Il suo è un modo aggressivo, politicamente scorretto, feroce di raccontare l’hard boiled. Ho amato i film e letto le storie apocrife di Max Allan Collins. Ho appena comprato il volume di racconti pubblicato dal Giallo e so che non ne resterò deluso. Mi fa molto piacere che Collins faccia rivivere il personaggio anche nei fumetti.

Sin dalla nascita dell’editoria digitale l’hai cavalcata senza fermarti, lasciando al futuro i giudizi e limitandoti a sfruttare i suoi vantaggi. A distanza di anni, consideri gli eBook come un “di più”, invece che un “pericolo”?

No, non è un pericolo, anzi un supporto. Ma ci vuole sempre la base del cartaceo altrimenti non viene, purtroppo, considerato neanche un libro.

So che non esistono vacanze per il Professionista, ma quando parti per un viaggio stacchi completamente o porti sempre con te “i ferri del mestiere”?

Narratori e marzialisti lo si è o non lo si è. 24 ore al giorno. Anche quando stacchi, una parte di te è sempre lì che cerca, che incamera, perché tutto prima o poi torna utile. O si ha questa qualità o è meglio che uno faccia un altro mestiere. Sinceramente. Non è una cosa che ha che fare coi soldi, con il gusto di vedere il tuo nome in copertina. Raccontare è come una pelle, ci nasci dentro.

Per finire, ti chiedo un consiglio triplo per i lettori: un luogo da visitare questa estate, un film da vedere (di qualsiasi periodo) e un libro da leggere in vacanza (oltre ovviamente ai tuoi titoli).

Andate ad Hong Kong, davvero, almeno finché rimane com’è ed è già cambiata troppo.

Prima di partire rivedetevi Il grande sonno (1946) di Howard Hawks, ancora oggi incanta…

E se volete un consiglio di lettura: leggete italiano. Stagione di cenere (2018) di Pasquale Ruju per esempio. È un grandisismo hardboiled italiano.


Chiudo ricordando i libri di Stefano Di Marino disponibili su Amazon e Delos Digital.

L.

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Pubblicato da su luglio 18, 2018 in Interviste

 

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Guida al cinema di spionaggio (2018)

Dopo aver presentato degli spunti di una storia narrativa spy in Italia, non poteva lasciarmi indifferente l’uscita di un corposo saggio dal titolo irresistibile: Guida al cinema di spionaggio, edito da Odoya nella stessa collana in cui umilmente ho parlato di wuxipian, ma soprattutto scritto da Stefano Di Marino, un vero “Professionista” dello spy in Italia!
Ecco la pagina ufficiale Odoya del saggio disponibile anche su Amazon.

Da più di vent’anni il milanese Di Marino scrive a spron battuto romanzi e racconti spy action – anche con lo pseudonimo Stephen Gunn – e chi lo conosce sa che da sempre è un fortissimo appassionato di cinema di genere di ogni età, quindi sarà perdonato il mio giudizio personale nel definirlo fra le persone migliori a trattare l’argomento.
In queste 500 pagine Di Marino dà un’ampia panoramica di un genere cinematografico che ogni volta che è stato dato per estinto è tornato in auge, più forte che mai.

Più sotto riporto un’intervista esclusiva con Di Marino per parlare del suo nuovo saggio e del suo lavoro, ma prima ricordo che ogni tre mesi esce in edicola un volume antologico dal titolo “Il Professionista Story“, un’opera che sta riproponendo in ordine tutti i romanzi firmati Stephen Gunn usciti nella collana “Segretissimo” (Mondadori), con in più inediti e tante sorprese.

Ringrazio l’autore per la disponibilità e partiamo per il viaggio nell’universo spy.


La trama ufficiale

Il cinema di spionaggio è entrato nell’immaginario collettivo con la figura di James Bond, ma ha una storia molto più antica e complessa. Questo libro ne ripercorre le vicende con piglio agile e narrativo attraverso un itinerario seguito cronologicamente, con capitoli specifici dedicati a personaggi e fenomeni di rilievo, senza dimenticare il cinema asiatico e la commedia.

Dalla carriera folgorante di 007 e l’opera del suo autore Ian Fleming allo spionaggio più intellettuale e letterario di John le Carré, senza dimenticare i film interpretati da icone del genere come Michael Caine e le serie di successo, da Mission: Impossible a Jason Bourne, sino alle recenti pellicole di American Assassin (2017) o Red Sparrow (2018) e allo sviluppo del genere in film come Blackhat di Michael Mann (2015), che individua nel cyberterrorismo l’ultima frontiera del filone. Ma l’universo dello spy movie offre anche molte altre varianti con pellicole di qualità dirette da grandi registi che, almeno una volta, si sono cimentati nel filone.

Da Mata Hari alle spie dell’OSS durante il secondo conflitto mondiale, dalla Guerra Fredda alla caccia a Osama Bin Laden, il cinema di spionaggio ha seguito la cronaca, mescolando i temi del Noir, del racconto d’avventura esotica; un genere cinematografico che rappresenta il nostro sguardo verso un mondo oscuro e affascinante che accompagna l’attualità e la Storia.

Un testo indispensabile per ogni appassionato ma anche una guida esaustiva per chi ricorda solo le figure più note del genere e desidera approfondirne la conoscenza.


L’incipit dell’introduzione:

Una missione molto speciale

Scrivo spy story da quando ero adolescente. La passione nacque in maniera che potrei definire casuale o fortuita ma, ora che ci penso, forse era destino così. Sin da ragazzino sono stato un avidissimo lettore di fumetti e romanzi d’avventura. A dodici anni avevo già terminato tutti i romanzi di Emilio Salgari disponibili (in un tempo in cui venivano spesso ristampati). In particolare ero affascinato dai cicli dei Pirati della Malesia e da quelli orientali. Da lì nasce la mia passione per l’Asia, coltivata con innumerevoli viaggi, libri saggistici e romanzi, per le arti marziali e la fotografia di luoghi lontani. Cercavo qualcosa che potesse sostituire il mio desiderio di esotismo… e di erotismo. Dopotutto l’adolescenza era alle porte e certe esigenze cercavano sfoghi, ancor prima fantastici che reali.

Così mi capitò per caso di scovare (abbastanza ben nascosto ma non inviolabile) un cassettone in casa dei miei genitori che raccoglieva la collezione di “Segretissimo“, rivista popolare dedicata a tanti eroi costruiti sul modello di James Bond, che all’epoca furoreggiava nelle sale cinematografiche, e illustrate dal padre di un mio amico, Carlo Jacono, che ha dato corpo all’icona del romanzo di spionaggio: la donnina seminuda con la pistola accompagnata da uno sfondo esotico e qualche scena di azione. Tutto un mondo nuovo che si apriva davanti a me.

Dopo qualche insistenza e il vaglio della “censura familiare”, ebbi accesso a quella straordinaria biblioteca che diventò il punto di partenza per scoprire il mondo della spy story in tutte le sue sfumature. Sempre “casualmente”, in quel periodo, assistetti a una riedizione estiva di 007: Si vive solo due volte con Sean Connery. C’era l’Oriente, un protagonista carismatico, le arti marziali, scenari e coreografie mozzafiato e, devo ammetterlo, una magnifica sequenza in cui il protagonista metteva a nudo (lasciando intendere un più ardito proseguimento…) la magnifica schiena di Karin Dor, sussurrando «Cosa non farei per l’Inghilterra». Di colpo tutte le mie fantasie e pulsioni creative di quegli anni trovarono una direzione.

Pur coltivando un interesse generale per la narrativa popolare, la spy story divenne la mia “Via”. E così, dai primi racconti scritti su quadernetti a righe, a quelli battuti sulla prima Olivetti Lettera 22 sino al computer, sono arrivato qui a quasi ventitré anni di romanzi di spionaggio pubblicati su “Segretissimo” solo nella serie de II Professionista e tantissime altre storie del genere. Sempre con un occhio alla narrativa scritta ma soprattutto al cinema. Un medium che ha esaltato e ridefinito le regole di questo filone e ancora oggi, con cambiamenti e mutamenti di rotta, ci regala ogni anno alcune magnifiche storie d’avventura, d’intrigo ed emozione.


Intervista esclusiva a Stefano Di Marino

Conoscendo la tua passione per il genere, 500 pagine mi sembrano poche! Cos’hai provato a condensare in un saggio conoscenze che ti porti dietro da una vita?

Missione difficile! Scherzi a parte, 512 pagine sono un bel malloppo. Ho messo davvero tutto quello che ho amato nel genere e anche di più. Mi sarebbe piaciuto scrivere una parte sulle serie TV e i fumetti dedicati allo spionaggio, ma sarebbe diventato un libro di 1.000 pagine e sarebbe stato davvero troppo. Io credo che ci sia veramente un pezzo della mia vita, della mia passione. Tengo a precisare che i film citati li ho tutti e li ho anche rivisti tutti. Sono veramente orgoglioso anche di aver potuto dedicare lo spazio che meritavano agli scrittori che hanno ispirato il genere.

Ogni volta che la narrativa di genere viene data per spacciata, torna in vita più forte di prima. Ti è mai successo di sentirti dire che scrivi di argomenti “passati di moda”?

Continuamente. La mia è una lotta costante contro queste idee che circolano nel mondo dell’editoria per favorire questa o quella corrente che vanno di moda anche a scapito del mercato. Io credo fermamente che l’editoria si faccia con i buoni libri, con quelli originali e quelli che sanno percorrere in modo intelligente strade classiche. Non credo nella pedissequa riproposta dei cloni del successo del momento. E finiamola di dire che gli uomini non leggono. Chiedetevi un po’ chi sono i lettori che collezionano tutti i libri del loro autore preferito, spendendoci anche molti soldi? La narrativa di genere non è né maschile né femminile, è un intrattenimento per tutti che non segue le mode. Per cui a volte si ripropongono filoni ritenuti morti e che invece non lo sono e a volte si tentano strade nuove. Con la consapevolezza che anche un pulp è un’opera che richiede creatività.

Hai scritto di ogni genere e non ti sei mai tirato indietro davanti ad una sfida: accetteresti quella di scrivere per il cinema di spionaggio? E che tipo di film scriveresti?

Scrivere per il cinema era il mio sogno. Il cinema italiano è morto. Dieci anni fa scrissi un soggetto per Dino De Laurentiis… Non gli andava mai bene nulla, e forse non sapeva bene cosa voleva. Alla fine, dopo 36 revisioni, mi prese un soggetto che pagò regolarmente (Dino era un signore) ma che non contrattualizzò né fu realizzato. Fine della discussione. Se potessi mi piacerebbe scrivere un film del Professionista. Ma un fuori serie, slegato dai romanzi, perché cinema e libri sono cose un po’ diverse. Una storia di spionaggio attuale, ritmata, lontana dai modelli classici. Mi piacerebbe avere Jeffrey Dean Morgan. Una storia di spionaggio tra Europa e Iran, magari…

A fine saggio fornisci i titoli di 10 film e 10 romanzi da leggere assolutamente: quanto ti è costato stringere la rosa dei candidati a così pochi titoli? C’è qualche film o romanzo rimasto fuori dalla lista che ti va di citare qui?

È stata davvero la prova più difficile. È una scelta per neofiti, giusto per introdursi all’argomento. Chi ama il genere e magari ha la pretesa di scriverlo dovrebbe vedere TUTTO!

Il tuo personaggio storico, Chance Renard, è l’unico eroe d’azione “lettore”, e nel corso dei suoi 23 anni di vita ci ha spesso citato i libri che stava leggendo. Cosa ne penserebbe il Professionista di questo saggio sul cinema spy? Se lo porterebbe in missione o è troppo pesante?

Io credo che se lo leggerebbe a casa (a Gangland o a Parigi) per una serata di relax…le storie, però, le ha tutte nel cuore…

Il presidente Trump sta regalando al mondo narrativo tantissimi spunti per storie che credevamo relegate al periodo della Guerra Fredda, se non addirittura al puro complottismo. Per caso nel tuo cassetto c’è pronto qualche soggetto nato grazie alla politica estera di questo presidente americano?

Direttamente con Trump no, ma nei prossimi romanzi (già scritti e consegnati) si parla della Brexit, della Corea del Nord e in un lavoro che sto ultimando adesso c’è una bella escursione a Bengasi che resta una zona caldissima. Certo ritorna la Guerra Fredda e poi ci sono i legami con il narcotraffico…

Nel saggio non ho trovato i fumetti, e in fondo i grandi titoli spy a vignette non hanno mai trovato una efficace distribuzione nel nostro Paese. Pensi che questo medium in Italia non sia forte a sufficienza nel campo spy? Avresti qualche titolo ghiotto da consigliarci?

Come dicevo non ho potuto per ragione di spazio parlare anche di fumetti spy. Ma ce ne sono moltissimi, soprattutto all’estero. Le serie XIII, Alpha, Largo Winch (che ha avuto due film e una bella serie di romanzi pubblicati da “Segretissimo” nei tempi eroici) sono solo esempi. A tutti consiglio la serie di avventure su 007 pubblicate dalla Panini, sono ottime.

Per finire, tanti vorrebbero di diventare scrittori per professione, di potersi cioè mantenere con la scrittura e non relegarla al “tempo libero”. Che consiglio daresti a quanti sognano di intraprendere questa professione?

Armatevi di pazienza, determinazione e passione. Purtroppo il momento editoriale è durissimo e la crisi ha portato gli squali nelle nostre acque… ma se, come me, avete davvero una passione per la scrittura e non solo per vedere il vostro nome in copertina, ce la farete.


Il sommario del saggio:

  1. I ferri del mestiere
  2. Dai primi del XX secolo alla Seconda guerra mondiale
  3. Spie in guerra. Infiltrati, sabotatori, eroi per forza
  4. La Guerra Fredda
  5. DOSSIER CONFIDENZIALE 1
    Il cinema di John Le Carré
  6. La spia diventa eroe
  7. MISSIONE SPECIALE 1
    Il cinema di James Bond. Il mito di 007
  8. DOSSIER RISERVATO PER SUA MAESTÀ
    L’anti Bond. Il cinema di spionaggio con Michael Caine
  9. DOSSIER CONFIDENZIALE 2
    Il cinema di OSS117 e SAS. Personaggi letterari e film
  10. I Jamesbondoni e tutti gli altri
  11. Terroristi, spie, complotti e Medio Oriente
  12. DOSSIER RISERVATO PER IL PRESIDENTE
    Jason Bourne. Il cinema tratto da Robert Ludlum
  13. Il cinema di Mission Impossible
  14. Il cinema di Tom Clancy
  15. Il cinema di spionaggio fino all’11 settembre
  16. MISSIONE SPECIALE 2
    Il cinema della guerra al Terrore
  17. Tutte le spie del nuovo millennio
  18. DOSSIER CONFIDENZIALE 3
    Il cinema di spionaggio asiatico
  19. Il cinema spy diventa combat
  20. Il cinema delle spie tra commedia e risate
  21. CONCLUSIONE
    Rapporto di fine missione
  22. APPENDICE 1 – SPIONAGGIO E CINEMA
    10 film da vedere per capire il genere
  23. APPENDICE 2 – SPIONAGGIO E LETTERATURA
    10 romanzi da leggere per capire il genere
  24. Elenco dei film citati

Guida al cinema di spionaggio
ISBN: 978-88-6288-455-6
Pagine: 512 
Brossura con bandelle
Formato: 15,5×21 cm
Data di pubblicazione: Marzo 2018
Editore: Odoya
Tutti i libri dell’ autore: Stefano Di Marino

Inoltre vi ricordo:


Guida al cinema fantasy
ISBN: 978-88-6288-419-8
Pagine: 336 
Brossura con bandelle
Formato: 15,5×21 cm
Data di pubblicazione: ottobre 2017
Editore: Odoya
Tutti i libri degli autori: Andrea LazzerettiGian Filippo PizzoWalter Catalano

L.

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Pubblicato da su maggio 14, 2018 in Interviste, Recensioni

 

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In morte di un talebano (2011)

Dall’aprile 2011 all’aprile 2016 ho pubblicato su ThrillerMagazine più di 60 interviste ad autori di ogni tipo, provenienti da ogni parte del mondo: è il momento di ripescarle e riproporle.


Intervista cumulativa sulla morte di Bin Laden
(2011)

L’uomo giusto ucciso al momento giusto: forse “troppo” giusto,
visto che questo lavoro di intelligence assomiglia ad un escamotage letterario.
Il parere di alcuni scrittori esperti di thriller

In questi giorni siamo tutti travolti da quell’espediente letterario che Antonio D’Orrico chiama “l’Effetto Vincenzoni”: quando non sapete come portare avanti una storia, fate apparire un personaggio con la pistola in pugno. Le disgrazie che stavano travagliando il mondo in questi primi mesi del 2011 non sembravano trovare una soluzione, e la storia stava diventando stagnante: nel romanzo mondiale serviva un personaggio con la pistola in pugno a sbloccare la situazione e a distogliere l’attenzione da una trama traballante.

Da giorni ogni organo di informazione si sta consumando per trasmettere una notizia vaga, per mostrare immagini che non ha, per presentare prove che non ci sono e per intervistare esperti che non sanno in realtà nulla: perché se il personaggio ha la pistola in pugno, non è certo una smoking gun, non è cioè quella “pistola fumante” che toglie ogni dubbio nelle storie gialle.

Nel romanzo della presidenza Barack Obama – facente parte del lungo Ciclo del Romanzo planetario – serviva un colpo di scena, il momento topico che cattura l’attenzione e dona nuova luce alla storia: l’uccisione – data ormai per certa – di Bin Laden è la trovata perfetta arrivata al momento giusto: un consumato romanziere non avrebbe saputo fare di meglio, in quanto a tempismo. Però è risaputo che i “buoni” letterari hanno sempre bisogno di un “cattivo” al loro livello: i super-cattivi non muoiono mai, altrimenti come farebbero i buoni a sapere che sono buoni?

Vista l’elevata percentuale romanzesca in un’operazione di intelligence che ha piuttosto il sapore dell’escamotage letterario, abbiamo chiesto a degli scrittori professionisti cosa ne pensino di questo improvviso sviluppo nel Romanzo di Obama.


Ettore Maggi. «Se avessi scritto un thriller fantapolitico in cui comparivano Obama e Osama, da patito del conspiracy thriller quale sono, in realtà Osama bin Laden non è mai esistito. Il vero bin Laden era morto nel 1980 in Afghanistan, combattendo con i mujaheddin, contro l’Armata Rossa, nel Makbat al Kihdamat. Ma la sua morte era stata tenuta nascosta dagli uomini del fronte anti sovietico, per non demoralizzare i suoi combattenti (un po’ come la storia del Cid Campeador, oppure come il guerrigliero sandinista Rafael in Sotto tiro).

Il suo nome è stato utilizzato successivamente dalla CIA, creando una biografia del personaggio, dato che con la fine della Guerra Fredda veniva a mancare un “nemico”. E ora, appunto, il “nemico” non serviva più…

Ora il “nemico” Osama doveva essere eliminato dal “presidente” Obama, per ridare prestigio a un presidente in declino…»


Stefano Di Marino (alias Stephen Gunn). «Premetto che ho a disposizione solo pochi elementi. Certamente le coincidenze temporali della fine della caccia a Osama sono sospette. Di solito malgrado si annuncino minuziose cacce condotte dai servizi segreti questi personaggi cadono perché hanno perso l’appoggio della loro rete. Successe la stessa cosa con Carlos.

Da qui a preordinare esattamente la morte di Osama (ammesso che sia lui) con le nuove elezioni che comunque si svolgeranno tra diversi mesi, in cui l’effetto sarà comunque affievolito, mi pare esagerato. Non impossibile o improbabile, solo un po’ forzato. Da oggi alle nuove elezioni Obama avrà modo probabilmente di confrontarsi con situazioni che potrebbero portarlo alle stelle o seppellirlo.

Al momento sicuramente per chi ha vissuto dramamticamente l’11 settembre sicuramente l’impatto emotivo è forte ma tra qualche mese? Io credo che la lotta per la Casa Bianca sarà vinta sopratuttto da chi riuscirà a uscirsene con il cosiddetto “coniglio dal cappello” e invertire la crisi economica. Alla fine, al momento del voto, contano soprattutto i riflessi economici a breve termine.»


Giancarlo Narciso (alias Jack Morisco). «Mi sembra del tutto normale che l’ufficio stampa della Casa Bianca cavalchi il più possibile la notizia. E non dimentichiamoci che l’espediente di anticipare o ritardare – entro limiti ragionevoli – la diffusione di notizie che possono influenzare l’opinione pubblica è una pratica quotidiana di tutti i governi basati sul consenso – e quale governo non lo è? Con l’uccisione di Osama bin Laden è stata vinta una battaglia simbolica e le vittorie sono sempre enfatizzate da chi governa e trascurate dalle opposizioni.

Poi però ricordiamoci che alcuni mostri della politica sono stati molto bravi a gestire anche le sconfitte, come per esempio John Fitzgerald Kennedy che a proposito del fiasco della Baia dei Porci, dichiarò: “La vittoria ha molti padri, la sconfitta è orfana”.

In sostanza venne apprezzato per essersi assunto la piena responsabilità. E vorrei vedere, la colpa era in gran parte sua, contro il parere della CIA aveva modificato il piano originale ereditato dalla amministrazione Eisenhower, che prevedeva lo sbarco in un’altra località, più facilmente difendibile della Baia dei Porci; inoltre all’ultimo momento aveva negato l’autorizzazione a fare entrare in campo l’aviazione, come originariamente si era impegnato a fare.

Per concludere, non ci vedo spazio per troppa dietrologia e troverei l’evento assolutamente utilizzabile in un romanzo. Dovrebbe essere però presentato come un evento normale, non come una rivelazione dell’ultima pagina.»


Andrea Carlo Cappi (alias François Torrent). «Tutto quello che riguarda Osama bin Laden è sempre stato molto misterioso, dai rapporti d’affari della sua famiglia con la famiglia Bush – che hanno introdotto una curiosa componente personale nel confronto tra integralismo islamico e Stati Uniti – ai contatti tra la CIA e lo stesso bin Laden nell’estate 2001, prima dell’attacco agli USA, fino alla sua presunta morte ipotizzata più volte in questo decennio. Non c’è mai stato niente di chiaro in questa storia, con un personaggio che compariva ogni tanto su uno schermo senza che si riuscisse a capire se i suoi annunci fossero recenti oppure registrazioni risalenti a molto prima della loro diffusione; bin Laden sembrava uno spauracchio che ogni tanto saltava fuori e che veniva usato come pretesto per operazioni come la guerra in Iraq, che in realtà non aveva niente a che vedere con al Qaeda. Sembrava quasi che facesse comodo a tutti, tanto ai terroristi quanto ai guerrafondai americani.

Se ora è morto davvero – e si presume di sì, perché dopo un annuncio così ufficiale una smentita da parte di Barack Obama sarebbe imbarazzante – non possiamo nemmeno essere sicuri se “lo scontro a fuoco” in una città non lontana da Peshawar sia avvenuto da poco, oppure qualche giorno fa e quindi se la notizia sia stata diffusa a caldo oppure in un momento che l’amministrazione USA ha ritenuto opportuno. In un momento, peraltro, in cui l’ultima avventura della fantomatica Guerra al Terrore – l’attacco alla Libia – si sta risolvendo in una missione più incompiuta delle altre. Obama – un riformatore moderato che è capitato in uno dei momenti storici peggiori, diventandone il capro espiatorio agli occhi degli americani (un po’ come Zapatero per gli spagnoli) – ha bisogno di guadagnare punti. La recessione globale non è colpa di Obama, così come la morte di bin Laden non è merito suo, ma al pubblico piace la gente che appare in TV facendo annunci trionfalistici… noi in Italia ne sappiamo qualcosa. Quindi l’idea che il presidente nero abbia fatto fuori il capo delle “teste di stracci” può renderlo meno sgradito alle folle di americani che, tra una costa e l’altra, non capiscono niente di politica internazionale o di guerre ma vogliono ascoltare notizie di vittoria.

C’è anche la polemica sul Pakistan, che da una parte raccoglie fondi dagli USA per combattere il terrorismo, dall’altra continua a essere il rifugio dei talebani come lo era negli anni ’80 per i mujaheddin in funzione antisovietica (solo che all’epoca i guerriglieri islamici per noi erano “i buoni”). Una versione dice che l’operazione contro bin Laden è stata portata a termine con l’aiuto dell’intelligence pakistano, un’altra invece che è stata realizzata a sua insaputa. Forse oggi bin Laden non contava più nulla, sempre ammesso che dieci anni fa fosse lui il “genio del male” e non il portavoce di qualcun altro. Oppure era ancora lui a muovere i fili e quindi, più che un semplice atto di giustizia o di vendetta, si è trattato di una necessaria mossa strategica.

Mi viene da pensare un’idea che non condivido, ma che fa parte della filosofia di uno dei miei personaggi: in certi momenti della storia, un singolo tiratore scelto che elimina un individuo pericoloso prima che compia prevedibili disastri commette di sicuro un omicidio, ma salva tutte le vite che andranno perdute in seguito. Come ho detto, è un’idea che non approvo e che condanno risolutamente, ma non posso fare a meno di pensare che un proiettile in testa a Gheddafi durante la sua ultima gita a Roma forse avrebbe evitato la guerra in corso sull’altra sponda del Mediterraneo. Ma la famiglia bin Laden era in affari con George Bush padre e figlio, così come Gheddafi era in affari con la Fiat, quindi si comincia a sparargli contro solo quando per nascondere le loro vittime ci vuole un tappeto troppo grosso.»


Chiudiamo con una constatazione. La morte del cattivo, nei romanzi, è il segno che il libro è finito: il buono e il cattivo, qualunque sia il loro operato, vengono seppelliti insieme dal calare della copertina. Forse il Romanzo di Obama avrebbe dovuto prendere forma seriale: mille avventure del suo protagonista garantite solo a patto che il super-cattivo non muoia mai!

L.

P.S.
Questa intervista è stata pubblicata su ThrillerMagazine il 4 maggio 2011.

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Pubblicato da su febbraio 23, 2018 in Interviste

 

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