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[Pseudobiblia] The Kovak Box (2006)

The Kovak Box - Controllo mentale (8)E se la trama del vostro romanzo peggiore… divenisse realtà?
Vi invito ad un viaggio tra contagi memetici e “libri falsi”, il tutto legato ad un film non molto riuscito.
Questo articolo è apparso originariamente su ThrillerMagazine il 20 dicembre 2012.

IL MEME KOVAK

Facciamo la conoscenza di David Norton (interpretato dal bravo Timothy Hutton), scrittore di fantascienza che durante un viaggio in aereo sta provando ad abbozzare l’inizio del suo nuovo romanzo. «Un appendice di carne palpitante scaricava dati alla velocità della luce»… no, è meglio cancellare: non viene detto ma è una frase che ha troppo il sapore di David Cronenberg, mentre questo è un film di Daniel Monzón, The Kovak Box. Controllo mentale (La caja Kovak, 2006), disponibile dal 2008 in DVD Mediafilm.

Il nostro autore sta andando a Maiorca per tenere un seminario di scrittura, e la domanda che apre l’incontro con i partecipanti è semplice: «In un mondo in cui gli scienziati fanno a gara per creare il primo clone umano, e intere popolazioni possono essere distrutte senza che un mattone venga danneggiato, la domanda è: è ancora possibile scrivere fantascienza?»
«La nostra realtà – continua Norton, – somiglia ogni giorno di più alla storia partorita dalla mente contorta di uno dei miei colleghi e sembra che questa realtà voglia veramente fare di noi scrittori dei poveri disoccupati. Ma io non lascerò che accada, non posso: dopo venticinque romanzi amo ancora quello che faccio, amo il mio mestiere.»

Il nostro grande scrittore subisce il destino di tutti i suoi colleghi: la famigerata domanda “dove trovi l’ispirazione?”. «È un po’ come ti viene una malattia – è la risposta di Norton. – Può capitare ad esempio che un giorno uno apra una finestra, o prenda la metropolitana e allora si esponga senza saperlo a qualche virus: così è nella mia vita: posso essere colpito da qualcosa, come un programma televisivo, posso ascoltare una conversazione. Sì, insomma, certe volte una sola immagine può dar modo a qualche virus di penetrare in me, nel mio corpo, dove inizia a crescere e presto si diffonde in tutto l’organismo e allora non mi resta altro che… sì, mi resta una sola via di scampo: scrivere un libro. Anche se per farlo forse dovrò dare vita ad alcuni mostri».
Non c’è proprio dubbio: questa è la perfetta definizione di un contagio memetico, il modo in cui un meme – un’idea, o un complesso di idee – infetta una mente umana.

David Norton (Timothy Hutton) alle prese con il suo fan numero uno

David Norton (Timothy Hutton) alle prese con il suo fan numero uno

Che anche David Norton abbia avuto un romanzo d’esordio di cui non va fiero è qualcosa di abbastanza ovvio. «Avevo vent’anni quando l’ho scritto – confessa ad un fan che gli mostra una copia autografata di detto libro risalente al 1979, – la scrittura è rozza, lo stile cambia ad ogni capitolo, i personaggi sono copiati dai libri che avevo letto: me ne vergogno, ma purtroppo… l’ho scritto io!» Eppure il fan lo considera il lavoro più personale, più ricco di passione, intuizione, sofferenza. «Be’, di sofferenza ce n’era a quel tempo – commenta sarcastico l’autore, – mangiavo solo biscotti: li rubavo al cane dei vicini. Avrei dovuto dedicare il libro a quel cane!»
Ma quel romanzo ha tante sorprese per il nostro protagonista.

La dedica dimenticata del 1979

La dedica dimenticata del 1979

Egli non sa che di “virus mentali” o “infezioni memetiche” ne è pieno il mondo, e sebbene ami inventare storie sul momento, quando gli comunicano che la moglie si è suicidata gettandosi dalla finestra la sua creatività scompare. La scintilla si riaccende quando una sconosciuta gli fa sapere che anche lei si è ritrovata sul marciapiede sotto casa sua… senza avere alcuna intenzione di gettarsi!

Le sinapsi di Norton cominciano a sfrigolare quando scopre che tanto la moglie quanto la giovane Silvia (interpretata da Lucía Jiménez) prima dello strano incidente hanno ricevuto una telefonata da un mittente che si identifica con “Gloomy Sunday”. Rispondendo, invece di una voce umana si sente la vecchia canzone che porta questo titolo… e inizia l’infezione memetica che porta ad un suicidio forzato.

Lucía Jiménez, alle prese con un contagio memetico mortale

Lucía Jiménez, alle prese con un contagio memetico mortale

Esiste una leggenda metropolitana (altro nome del contagio memetico), secondo cui molte persone si siano suicidate ascoltando la canzone Gloomy Sunday, che parla appunto di suicidio. È stata composta dal pianista ungherese Rezső Seress nel 1933, con parole del poeta László Jávor.
Visto il grande successo in patria, in breve tempo la canzone – il cui titolo originale Vége a világnak (“Fine del mondo”) era stato cambiato in Szomorú vasárnap (“Lunedì triste”) – arriva negli Stati Uniti ed Hal Kemp la incide con il titolo Gloomy Sunday, utilizzando il testo in inglese scritto da Sam M. Lewis. La versione più celebre del brano è quella interpretata da Billie Holiday nel 1941, che vi allego qui sotto: se l’ascoltate e vi viene voglia di suicidarvi… non è colpa mia!

La urban legend legata alla canzone nasce probabilmente nel 1968, quando il settantenne compositore Seress si getta da una finestra… più di trent’anni dopo aver scritto la canzone. La vita non voleva lasciarlo, e così in ospedale il vecchietto ungherese si soffocò con un cavo…
Un racconto del genere non poteva non infiammare gli ascoltatori, così come ha infiammato la fantasia del regista e sceneggiatore del film.

«L’ha scritta un ungherese che fece un salto nel vuoto» riassume sommariamente lo scrittore David Norton a Silvia, e rivela che da giovane egli stesso era ossessionato dalla storia della canzone, «al punto da diventare il titolo del mio primo romanzo». Così scopriamo che quell’opera prima di cui l’autore non andava fiero si chiama proprio Gloomy Sunday.

L'opera prima dimenticata di David Norton

L’opera prima dimenticata di David Norton

«Nel mio romanzo – spiega sempre il nostro Norton, – a tutti viene messo un impianto dalla nascita, un chip controllato dal Governo che, se attivato, spinge le persone al suicidio. Significa che lo Stato può eliminare chi vuole senza sporcarsi le mani. Tutti quelli che si oppongono al sistema, si tolgono spontaneamente dai piedi: si chiama auto eliminazione.»
Una semplice storia di fantascienza, si potrebbe dire, anzi: la classica storia cospirazionista di gusto americano, che ha il sapore dei classici film da “paura rossa” degli anni Cinquanta. Ma quando si concepisce un virus, questo comincia a contagiare. E se il virus mentale creato da Norton (cioè il suo libro Gloomy Sunday) avesse contagiato Frank Kovak (interpretato da David Kelly), che in seguito ha dato vita alla trama del romanzo e ora vuole contagiare di nuovo Norton, proponendogli materiale per un altro romanzo?
Tutto finisce in un libro, diceva Mallarmé: anche i contagi mentali, aggiungo io.

Frank Kovak (David Kelly) che ha reso reale la fantasia del romanzo di David Norton (Timothy Hutton)

Frank Kovak (David Kelly) che ha reso reale la fantasia del romanzo di David Norton (Timothy Hutton)

«Ti rendi conto del grande regalo che ti sto facendo? – chiede il vecchio Kovak allo scrittore. – Una storia vera che è autentica fantascienza raccontata dal suo protagonista: tu. Piacerà a tal punto che i lettori non riusciranno ad abbandonare il libro prima dell’ultima pagina».
I lettori non lo so – in fondo stiamo parlando di uno pseudobiblion, di un libro che non esiste – ma gli spettatori riescono benissimo a NON lasciarsi prendere fino alla fine.

Daniel Monzón è un ottimo sceneggiatore e un bravo regista, ma aver scelto come location Maiorca, cioè l’isola in cui è nato, penalizza molto il film: troppe lunghe sequenze sono dedicate ad una specie di tour delle bellezze naturali, tradendo qualche sponsorizzazione della Pro Loco. Se avesse puntato di più sul delizioso dedalo pseudobiblico del soggetto – un autore che scrive un libro che ispira uno scienziato che realizza il libro e che ispira lo stesso autore a scrivere un altro libro per raccontare tutto – sarebbe uscito fuori un film unico nel suo genere: The Kovak Box rimane invece una chicca ma non un film memorabile.

Sarebbe un’idea perfetta in mani più capaci. Sarebbe la trama perfetta per un romanzo di Danilo Arona… o magari della sua vesione marlowiana Daniele Arena!

L.

 
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Pubblicato da su gennaio 15, 2016 in Pseudobiblia

 

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[Pseudobiblia] Highlander (1986)

Highlander_AAuguro buon Natale a tutti i miei lettori con questo pseudobiblion da un film di culto: “Highlander. L’ultimo immortale” (Highlander, 1986) di Russell Mulcahy.

Highlander_BAi giorni nostri, Russell Edwin Nash – in realtà l’immortale Connor MacLeod (Christopher Lambert) – sfoglia un pesante tomone scritto da Brenda J. Wyatt (Roxanne Hart), donna di cui si è invaghito.

Highlander_CCome si vede, il titolo è “A Metallurgical History of Ancient Sword-Making“.

L.

 
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Pubblicato da su dicembre 25, 2015 in Books in Movies, Pseudobiblia

 

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[Pseudobiblia] Bestseller per cui uccidere (e morire)

In occasione della ristampa in DVD Stormovie del film 2 sotto il divano, lo scorso 28 ottobre, rispolvero una mia passata indagine su due “libri falsi” legati al thriller e alla spy story.
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Introduzione

C’è chi dice che la realtà superi ogni finzione: ma la realtà non esiste, se non c’è un’opera di finzione a farcela conoscere.
Esistono uomini che compiono azioni riprovevoli in nome di un bene superiore, o semplicemente perché sono pagati per farlo. Nessuno lo sa – o comunque si fa finta di non saperlo – finché non arriva un’opera di finzione a testimoniarlo. E se questa fiction viene scritta dal diretto interessato? Sicuramente ne uscirà un bestseller!

Ecco due personaggi letterario-cinematografici che testimoniano il potere della finzione di fronte alla realtà, la minaccia distruttiva che la loro stessa esistenza rappresenta per la tranquillità di un intero paese. Due personaggi che decidono di scrivere un libro dove raccontare tutto lo sporco delle loro vite: due vite da bestseller!

Spionaggio d’autore

Il primo personaggio è una spia nata in un periodo di decadenza, quando il gusto popolare cominciò a vedere l’intelligence statunitense non più come un’istituzione fenomenale e onnisciente. Molti romanzi trattarono questo tema, negli anni Settanta, ma a noi sta a cuore quello più pseudobiblico: Spionaggio d’autore (Hopscotch, 1975) di Brian GarfieldSegretissimo n. 682 del 23 dicembre 1976 – vincitore nel 1976 del Premio Edgar Allan Poe.

Miles Kendig è una spia della vecchia scuola: azione e cervello al servizio dell’intelligence statunitense. Il tempo però passa per tutti, e quando i suoi servizi non sono più richiesti – dopo cioè una convalescenza per una ferita – i suoi “datori di lavoro” gli propongono un lavoro d’ufficio: una super-spia seduta ad una scrivania? Non esiste.
Bestseller_GarfieldKendig, appena cinquantenne, si ritira in pensione a fare la vita del gaudente con i guadagni del gioco d’azzardo in cui è particolarmente abile. È ancora ambito da entrambe le fazioni (siamo in piena Guerra Fredda) ma ormai è lui a non essere interessato alle “bandiere” e alle fazioni. Ora infatti ha un grave problema che non aveva calcolato: la noia frammista alla malinconia. (La famigerata “malinconoia” cantata da Masini!)

I tempi passati sono sempre d’oro, e Kendig rimpiange l’azione sotto copertura che ha scandito la sua vita per anni: come poter tornare a provare quel brivido senza però tornare sotto un qualche capo, che – tratto comune a tutti i “capi” – non è in grado di capire il suo potenziale? Come farsi rincorrere da americani e russi e vedere se è ancora in grado di menarli per il naso? Una soluzione c’è: un bestseller

Kendig si siede ad una scrivania – paradossalmente, quello che si era rifiutato di fare quando era in servizio! – prende un foglio e comincia a scrivere. È stato una spia americana molto curiosa per decenni, ha messo il naso dappertutto ed ha avuto accesso a documenti segreti di ogni tipo: decide di mettere tutto nero su bianco e scrivere un libro esplosivo.
Cospirazione di Killer, è il titolo immaginato, e con lo stile scarno che ci si può aspettare da un non-scrittore tratterà di tutte le “magagne” che americani e russi non vogliono far sapere al mondo.

Cosa ci faceva Richard Nixon a Dallas il giorno in cui fu assassinato John Kennedy? Quante tonnellate di banconote false vietnamite sono state lanciate dall’Air America sul Nord Vietnam da quando è stata firmata la tregua?

Queste alcune domande a cui il libro si prefigge di rispondere. «Questa roba venderà un mucchio di copie» è il commento del primo editore a leggere parte del manoscritto.

Walter Matthau nel ruolo di Miles Kendig

Walter Matthau nel ruolo di Miles Kendig

Kendig invia un capitolo per volta ad editori sparsi nel mondo, e comincia ad ordire un meccanismo complicato e perverso che gli permetterà di arrivare alla pubblicazione senza che nessun Governo possa mettere bocca.
«Uscendo subito dopo lo scandalo Watergate, un’opera di quel tipo avrebbe provocato danni inimmaginabili alla struttura della fiducia umana, già tanto indebolita»: questo pensano gli ex colleghi della spia, i quali cominciano subito la caccia a Kendig. Non possono permettere che il libro veda la luce, perché in seguito non potranno smentire quanto in esso verrà scritto: «Ecco il punto. È tutto vero. E Kendig riporterà parole e fatti.»

Spacciandola per vendetta, Kendig mette in atto un’azione su vasta scala tornando d’un colpo la giovane spia d’azione che sentiva ancora di essere in cuor suo. Una caccia per mari e per monti gli darà la soddisfazione di tenere con il fiato sospeso – e corto – i vertici dei servizi segreti americani, i quali sanno che più tempo impiegheranno a fermare l’uomo più questi invierà capitoli scottanti in giro per il mondo.


Va però detto che questo fantomatico Cospirazione di Killer ha un difetto, e lo rivela un editore: «Quello che mi avete sottoposto è sì materiale sensazionale, ma non documentato». I capitoli inviati rivelano sì particolari top secret, ma non producono prove che non si tratti solo dei vaneggiamenti di un pazzo. A quanto ci è dato di sapere, le prove arriveranno solo alla conclusione del libro, quando cioè Kendig – se prima non sarà acciuffato e ridotto al silenzio – invierà le pagine mancanti di ogni capitolo che conterranno la dimostrazione che quanto scritto è pura verità.

69_Libro«Il libro era un brusco elenco di fatti collegati a catena»: così Brian Garfield descrive lo pseudobiblion, e purtroppo è una definizione che si adatta benissimo anche al romanzo Spionaggio d’autore, che è decisamente poco interessato al mondo dei “libri falsi” e in cui la trovata del bestseller esplosivo è solo uno spunto per lanciarsi in una serrata spy story fondata sulla caccia all’uomo.
L’unico momento degno di nota in cui si spendono alcune parole per Cospirazione di Killer è comunque molto intenso:

Il libro era diventato qualcosa di più di una provocazione; era nato da lui e ora esigeva una sua propria esistenza. Questo non negava il gioco; ma egli si accorse che per mantenere viva l’illusione di libertà, doveva finire il libro non come un mezzo, ma come un fine. Altrimenti sarebbe stato un nulla…

Quando però si tratta di arrivare fino in fondo, quando si tratta di scegliere tra una falsa morte e una vera pubblicazione, il libro passa in secondo piano: al contrario di molti autori che preferiscono la morte piuttosto che rinunciare al proprio libro, Kendig – che autore non è! – si tira indietro e preferisce vivere.

Dopo cinque anni, Garfield viene chiamato a riscrivere la propria storia per crearne un film: insieme al navigato Bryan Forbes firma infatti la sceneggiatura di Due sotto il divano (Hopscotch, 1980), diretto da Ronald Neame.

Malgrado gli eventi e le situazioni siano praticamente identiche, Garfield dà alla propria storia un taglio completamente diverso. Kendig non è più l’annoiata e malinconica spia in ritiro che sfida la CIA, bensì lo spumeggiante, irridente e poco serio personaggio che Walter Matthau ci ha sempre abituato a vedere sullo schermo.
Costretto a ritirarsi da un nuovo capo inesperto, il Kendig cinematografico vuole davvero vendicarsi degli ex datori di lavoro e comincia a scrivere le proprie memorie, che intitolerà Il salto della quaglia (Hopscotch), una divertente variante italiana di un termine inglese che è meglio traducibile con il gioco della Campana.

Glenda Jackson, "inventata" per il film

Glenda Jackson, “inventata” per il film

Un film al cinema è quasi impensabile senza una coprotagonista femminile. Il romanzo di Garfield però ne è totalmente privo. (Lo sa bene il povero Carlo Jacono, il celebre illustratore che per la copertina dell’edizione Segretissimo deve ripiegare su una ragazza pilota, personaggio totalmente marginale ma in realtà l’unica donna della storia!) Così per magia nasce il personaggio di Isobel, interpretato dalla sempre brava Glenda Jackson ma quasi del tutto privo di spessore e di significato: come mai la CIA, nel tentativo di fermare Kendig, non si rivale sulla donna che lui ama? Il Kendig letterario, molto più cinico ma anche più furbo, non si sarebbe mai reso così vulnerabile.

Il film è spumeggiante e riscuote un discreto successo, ma i suoi personaggi che sfociano troppo spesso nella macchietta e nell’eccessiva caratterizzazione lo rendono datato, al contrario del romanzo che invece rimane attuale anche dopo più di trent’anni.

Bestseller

70_BestsellerCome abbiamo visto, la spia in pensione Miles Kendig decide di scrivere in un libro tutto ciò che sa sui “loschi affari” che ha incontrato nella propria vita: non è da meno il libro che vuole scrivere il personaggio che andiamo ad incontrare ora. Gli intenti iniziali sono i medesimi, ma lo sviluppo della storia prende strade ben diverse.

Cleve (di cui non sapremo mai il cognome) non è un personaggio romantico o affascinante come Kendig, la spia che si ritrova in un mondo che non ha più fiducia nelle spie: Cleve è uno spregevole assassino a sangue freddo, in un mondo dove forse ci sono più assassini che vittime! Ha un’intelligenza fredda e calcolatrice ed è al pieno servizio di chi è disposto a pagare bene. Stiamo parlando del personaggio interpretato da uno strepitoso James Woods nel film Best Seller (id., 1987), diretto da John Flynn.

Cleve ha eseguito un sostanzioso numero di “lavori sporchi” per un politico intrallazzone e corrotto, un uomo potente che sta acquisendo sempre più potere grazie alla capacità appunto di risolvere alla radice i propri problemi. Non passerà molto tempo prima che quest’uomo potente decida di far sparire Cleve per evitare scomodi testimoni: questo, unito ad un sottile desiderio di far conoscere al mondo il proprio operato, fa sì che l’assassino decida di uscire di scena in grande stile. Vuole far conoscere al mondo ciò che ha fatto dietro ordine dell’uomo politico, e vuole farlo nel modo più “incorruttibile” possibile: scrivendo cioè un libro.

70_LaTalpaL’idea del libro non nasce certo dal nulla. Cleve infatti conosce – in un modo che verrà svelato più avanti nella storia – Dennis Meechum (interpretato da Brian Dennehy, un altro grande interprete degli anni Ottanta), un super-poliziotto decorato ed ammirato che affianca alla sua professione quella di scrittore: il suo La talpa – in originale Inside Job. The Anatomy of a Robbery – libro inchiesta su una sanguinaria rapina a mano armata che l’ha visto fra le vittime, lo innalza agli onori della cronaca.

Dennis però sta vivendo un brutto momento: è stufo di fare il poliziotto,  ma la morte della moglie sembra avergli portato via ogni ispirazione, e ha gli editori alla porta che smaniano per un nuovo libro – o che almeno vengano rispettate le scadenze che invece lo scrittore pare ignorare bellamente. Per questo Dennis non se la sente di rifiutare subito l’offerta che un giorno gli fa uno sconosciuto – il nostro Cleve! – il quale lo avvicina e gli dice:

Mi piacciono i libri che scrivi. Voglio che tu scriva un altro libro.

L’istinto del poliziotto ha il sopravvento, all’inizio, ma poi la curiosità dello scrittore lo porta ad ascoltare i discorsi del sedicente killer che l’ha avvicinato.

– Riceverai il mio aiuto su un piatto d’argento: un bestseller! Sarà su di me, Dennis: riguarderà me e l’uomo per cui ho lavorato.
– Cosa credi di vendere, la vita di un killer? Non la compra più nessuno questa robaccia.
– Ti sto dicendo che ho aiutato io la salita di David Matlock, e l’ho fatto uccidendo varie persone.

70_JamesWoodsMatlock è il corrotto uomo politico di cui si parlava, ed essendo un nome di grande spicco Dennis non può sottovalutare la potenza che acquisterebbe il suo libro su Cleve, l’uomo che dice di aver eseguito gli ordini “sporchi” del potente.
Matlock è inattaccabile: un processo lo farebbe sorridere, visto che in un batter d’occhio si comprerebbe tutta la giuria. «Io e te insieme lo possiamo sistemare per bene! – è la proposta di Cleve. – Sarà il libro ad inchiodare Matlock!»

Prende così vita uno strano sodalizio tra figure antitetiche che però si sentono profondamente attratte l’una dall’altra: il poliziotto e il killer, lo scrittore e il personaggio, l’uomo riflessivo e l’uomo d’azione.
Dennis è disgustato da Cleve, ma non può fare a meno di studiarlo: è in fondo il personaggio protagonista del suo prossimo libro, e deve conoscerlo a fondo. «Voglio conoscere la tua famiglia. Andiamo a casa, Cleve: quella parte è molto importante per la storia, è dove è iniziata. Questo può renderti più simpatico». Ma oltre che scrittore è anche poliziotto, e quindi indaga sulle prove che il killer spiattella man mano: non riuscirà mai ad incastrare Matlock, ma in fondo ci spera sempre.

Cleve, dal canto suo, mette sul piatto la sua intera vita, tutta la sua esistenza: non si nasconde, non bara, non maschera la verità. Sa che sarà odiato da tanti lettori, sa che incarnerà il cattivo della storia: ma sa anche che ancora più cattivo risulterà il suo mandante, il corrotto uomo politico. Il killer è solo un semplice esecutore: il biasimo va al mandante.

Frequentando Dennis e la di lui figlia adolescente, scopre di provare un senso protettivo che non sapeva di avere: quando Matlock manderà altri sicari a sistemare la questione – una volta stabilito che sia lo scrittore che il killer sono incorruttibili – sarà proprio lo spietato e immorale Cleve a salvare la famiglia dello scrittore. Non lo fa per cercare di redimersi in extremis, per risultare più bello agli occhi di Dennis: è ancora uno spietato killer, ma non è un mostro.

I titanici Brian Dennehy e James Woods in uno dei migliori thriller "pseudobiblici"

I titanici Brian Dennehy e James Woods in uno dei migliori thriller “pseudobiblici”

La dura lex cinematografica statunitense vuole che, in un qualsiasi film, chi uccide alla fine muoia: potrà riscattarsi quanto gli pare, potrà cambiar vita e pentirsi quanto vuole, potrà ricevere l’assoluzione di Gesù Cristo in persona (Il cattivo tenente ferrariano docet!), ma la legge è legge. Chi ha ucciso, al cinema deve morire, anche se si è riscattato e anche se ha salvato un pulman pieno di bambini ciechi e storpi!

70_RetributionIl nostro Cleve non si è né pentito né riscattato: in fondo per salvare Dennis e la sua famiglia non ha fatto altro che uccidere, cioè il proprio mestiere! L’unica redenzione che gli è concessa è la trasmigrazione letteraria: il passaggio da persona a personaggio.

«Scrivilo nel tuo libro: io sono l’eroe – è il suo ultimo contributo al bestseller della sua vita, dato proprio alla fine di detta vita. – Ci vuole un finale. Ammazzarlo… sarebbe il finale perfetto.»
Si riferisce ovviamente a Matlock, che vistosi alle strette uccide Cleve e ha preso in ostaggio la figlia di Dennis. Quest’ultimo però è un poliziotto, è il buono della storia, e la dura lex cinematografica gli impedisce di uccidere volontariamente, altrimenti dovrà morire pure lui e il film sarebbe un’ecatombe!

Le ultime volontà di Cleve vengono disattese: Matlock subirà un giusto processo, e stavolta ad inchiodarlo sarà il libro di Dennis, Retribution. The Fall of David Matlock and Kappa International. Che disdetta, però: il povero killer non viene neanche nominato nel titolo! E sì che ha sacrificato la propria vita per diventare il protagonista di uno strepitoso bestseller

L.

 
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Pubblicato da su novembre 6, 2015 in Pseudobiblia

 

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Pseudobiblia: Strana compagnia

Assassini in famigliaLa collana “I Classici del Giallo Mondadori” (n. 1280) porta in edicola il 15 settembre 2011 un libro che vi mancava dal 1980, un delizioso romanzo di Rae Foley – pseudonimo dietro cui si celava la scrittrice statunitense Elinore Denniston (1900-1978) – che sottolinea quanto sia potente la parola scritta… almeno negli States!
Sto parlando di Assassini in famiglia (Malice Domestic, 1968), tradotto da Gino Dall’Armi per la prima edizione italiana, ne “Il Giallo Mondadori” n. 1625, quel 23 marzo del 1980: non ho trovato altre edizioni nostrane.

Barry Hamilton è lo scrittore più pagato della casa editrice Webb Publishing, perché i suoi libri non guardano in faccia a nessuno e mettono a nudo i vizi e i difetti di potenti e politici.

Dopo aver scelto il soggetto, o meglio la vittima da eleggere a protagonista di un suo libro, si metteva all’opera come un perito settore in procinto di eseguire un’autopsia e si disponeva a sezionare l’uomo da capo a piedi, scoprendone ogni difetto, ogni minimo peccato, e rivelandoli con una sorta di stupefatta ripugnanza. Una sbronza a una festicciola studentesca diventava un’orgia. Il protagonista di un episodio sessuale con una ragazza perfettamente consenziente, veniva dipinto come un mostro.

Non stupisce dunque che sia in vetta alle classifiche e che venga difeso a spada tratta dalla sua casa editrice.

i suoi libri andavano a ruba. Persino chi ce l’aveva a morte con lui li comperava, un po’ perché – devo ammetterlo – sapeva scrivere con uno stile brillante, un po’ perché aveva facile presa sul gusto per il pettegolezzo che c’è in tutti noi. E poi, chi non leggeva Barry Hamilton finiva per trovarsi tagliato fuori delle conversazioni altrui.

Malice DomesticQuando Hamilton decide di scrivere uno dei suoi libri-inchiesta sull’attuale candidato alla Casa Bianca… non c’è da stupirsi se viene ritrovato cadavere e le bozze del suo manoscritto scomparse nel nulla.
Purtroppo anche la moglie viene assassinata – anche se viene spacciato come suicidio – e la di lei sorella, l’attrice Sue Wales, non vuole darsi pace finché non verrà chiarita tutta la vicenda: insieme all’amico (anche se vorrebbe essere ben altro) Joe Maitland smuoverà mari e monti per scoprire il vero motivo per cui sua sorella e il marito scrittore sono stati uccisi.

Inizia una indagine di stampo classico ma dal forte sapore di “caccia al manoscritto”, perché tutti i giornalisti d’America sognano di mettere le mani sull’ultima indagine scottante di Hamilton, uno pseudobiblion dal titolo più che eloquente:
Strana compagnia. Uno studio dell’ambizione“.
Visto che il manoscritto non arriverà mai a pubblicazione, è da considerarsi uno “pseudobiblion in potenza”…

L.

 
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Pubblicato da su Maggio 6, 2015 in Pseudobiblia

 

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