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La tata e il milionario (2009)

Primo esperimento di un’operazione che ha dell’incredibile: quella per cui il vostro Etrusco preferito ha chiesto a Kukuviza del blog “CineCivetta” di unire le forze… ed affrontare un romanzo rosa! Perché andarsi a cercare problemi, visto che già ce ne sono tanti al mondo? Semplicemente perché sul momento l’idea sembrava divertente: prima di scoprire che non c’è poprrio niente di divertente nel leggere romance.

Oggi, a blog unificati, qui e su “CineCivetta” troverete due recensioni dello stesso romanzo, letto in contemporanea per vedere cosa succede quando si affronta un genere che non rientra nei propri gusti. Il romanzo in questione è “La tata e il milionario” (The British Billionaire’s Innocent Bride, 2009) di Susanne James, Harmony Collezione dell’ottobre 2018 (traduzione di Marta Draghi), disponibile su Amazon. Il romanzo è il quarto titolo della tetralogia “Innocent Wives”, con cui nel 2009 quattro autrici si sono misurate sullo stesso tema. In realtà un tema comune alla gran parte di qualsiasi altro romanzo rosa.

La scelta fra le migliaia di romanzi rosa in lingua italiana è andata su una storia che affrontasse l’ambientazione italiana, così cara a quegli sforna-stereotipi che sono i film romantici.

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Pubblicato da su luglio 20, 2020 in Recensioni

 

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[Pseudobiblia] Big Driver (2014)

Perché è uscito un film con la mia amata Maria Bello e nessuno mi ha avvertito? Sono fondatore e unico membro del Maria Bello Fan Club, eppure con ben sei anni di ritardo scopro l’esistenza di questo film, trovato su RaiPlay.

Sto parlando di “Big Driver” (2014) di Mikael Salomon, per la cui sceneggiatura niente meno che Richard Christian Matheson (figlio di cotanto padre) adatta per lo schermo il romanzo breve (o racconto lungo) “Maxicamionista” (Big Driver), apparso originariamente su “Entertainment Weekly” (12 novembre 2010) e raccolto nell’antologia Notte buia, niente stelle (Full Dark, No Stars, 2010; in Italia, Sperling & Kupfer 2010).

La mia amata Maria interpreta Tess Thorne, scrittrice con cui King si prende un po’ gioco delle autrici alla Jessica Fletcher: casi gialli risolti da amabili signore attempate, in questo caso le “Signore del Circolo della Maglia di Willow Grove“.

Dal racconto di King:

«il titolo attualmente in libreria, che quell’autunno era Il Circolo della Maglia di Willow Grove scopre la speleologia. Tess spiegò il significato del termine a chi ancora non lo conosceva.»

Il lavoro di uno scrittore è composto al 20% dalla scrittura, all’80% da vendere il romanzo porta a porta, attività che richiede lo spostarsi per ogni più minuscolo paesino a organizzare conferenze, presentazioni e firma-copie: Tess Thorne non fa eccezione, anche se lei preferisce dosare al minimo questa attività tutt’altro che riposante.

Una giovane autrice di arzille vecchiette investigatrici

Quando per strada forerà una gomma e un camionista buon samaritano si fermerà ad aiutarla, comincerà l’incubo: perché i samaritani stanno solo nella Bibbia. Inizia una crudele e terribile storia di vendetta e rinascita, che Matheson onestamente si limita a prendere dal racconto e portarla su schermo identica, parola per parola. Tanto che a metà racconto mi sono stufato: era tutto così maledettamente identico che stavo annoiando.
Ciò che qui interessa sono i “libri falsi” dell’autrice.

Le vecchiette scoprono la speleologia (goes spelunking): grazie a SamSimon per la vista buona!

A parte il fotogramma sfocato che riporto qui sopra, non viene mai inquadrato né citato il romanzo che la Thorne sta portando in giro per conferenze e presentazioni, perché la storia è più incentrata su quanto siano noiose queste occasioni.

Il brutto del parlare con il pubblico… è il pubblico

Tutte le lettrici rivolgono alla Thorne le solite domande – dove prende l’ispirazione? – ma nessuna cita mai il suo libro.

Un selfie vale più di mille libri

Solo quando la situazione si farà insostenibile e la lucidità della Thorne inizierà a traballare… allora le sue arzille vecchiette torneranno utili. Come fare ad ammazzare i propri torturatori senza lasciare tracce? Chiedetelo alle attempate sferruzzatrici di Willow Grove.

Maestre del crimine!

Una perfetta Olympia Dukakis si presta a dare volto ad uno dei personaggi della Thorne, che la guiderà per la lunga strada della vendetta. Non viene citato il libro in questione, purtroppo, ma è rispettato in pieno il grande gioco degli pseudobiblia: una finzione che diventa realtà… e modifica la realtà.

Come si fa a non amare Maria Bello?

Maria è perfetta sia nel ruolo della scrittorina dall’abitino perfetto che in quella della donna caduta che si rialza alla ricerca di una nuova forza di vivere, diventando perfetta “giustiziera della notte”. Peccato per la ghiotta apparizione di Joan Jett, in una particina che poteva essere di più invece è giusto una comparsata.

L.

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Pubblicato da su luglio 17, 2020 in Pseudobiblia

 

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[Archeo Edicola] Il trafficone (1974)

Quando un intero film è uno spot pubblicitario editoriale

Fra il novembre 1974 e il gennaio 1975 esce nelle sale italiane “Il trafficone” di Bruno Corbucci (in DVD Cecchi Gori 2015), vero e proprio specchio di un momento particolare della cultura e della società italiana.

Dietro la classica trama da commedia pruriginosa all’italiana si nasconde la testimonianza di quanto ha scosso le coscienze il lavoro di William Masters e Virginia Johnson, i due che per la prima volta nella storia umana hanno osato studiare l’atto sessuale: la più naturale delle pratiche, eppure la più ignota a qualsiasi civiltà.
Oggi, grazie alla deliziosa serie televisiva “Masters of Sex” (2013), ne sappiamo molto di più sui due studiosi, ma nel 1974 in Italia si conosceva solo la parte finale della storia: Masters e Johnson erano marito e moglie e studiavano il sesso.

Oltre alle consuete sigarette, stavolta la “marchetta” è tutta per il libro

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Pubblicato da su luglio 15, 2020 in Archeo Edicola, Books in Movies

 

Nove ospiti per un delitto (1977)

Negli anni Settanta al mare o si legge o si gioca a scacchi

I protagonisti del film “Nove ospiti per un delitto” (1977), scritto da Fabio Pittorru e diretto da Ferdinando Baldi (in DVD Surf Video – Cechi Gori 2017), si riuniscono in una casa al mare su un’isoletta e cominciano a venir uccisi uno alla volta. Chi è che li sta uccidendo? E perché?

Ciò che conta è che in tempi in cui non esisteva Internet e la TV non si portava in vacanza, le serate dei protagonisti sembrano straordinariamente vuote, eppure un tempo era così che si stava al mare: prede della noia.
Tra sigarette e alcol, presenza fissa, qualcuno sfoglia una rivista, qualcuno gioca a scacchi (come racconto oggi nel mio CitaScacchi) e qualcuno ancora si mette a fare una roba che oggi sembra fuori moda: si mette a leggere.

Il Giallo Mondadori è il compagno perfetto per le ferie estive

Nella casa al mare che fa da sfondo alla vicenda ci sono diversi numeri della storica collana “Il Giallo Mondadori“, nella veste grafica “tutta gialla” adottata un decennio prima l’uscita del film: peccato che non siano mai inquadrati bene.

Così tanti gialli, così male inquadrati

Solamente in una scena di pochi fotogrammi finalmente vediamo qualche copertina, illustrata come sempre da Carlo Jacono, ma sebbene i libri in questione siano palesemente disposti a favore di camera – ben ordinati a mo’ di spot pubblicitario – l’inquadratura comunque mostra ben poco.

Gialli messi in mostra… ma inquadrati troppo a distanza

Malgrado mi sia ciecato, passando più volte in rassegna tutte le copertine della collana uscite fra il 1967 (data di inizio di quella veste grafica) fino al 1977 (data di uscita del film) sono riuscito a trovare solo il primo da sinistra dei libretti mostrati nell’immagine.

Lenora” (Lenora, 1974) di (Hilda) Van Siller – “Il Giallo Mondadori” n. 1333 (18 agosto 1974)

Bob, vedovo da tre anni, sta per sposare Liz. La sua prima moglie, Lenora, mentre lui era assente per motivi di lavoro, è perita nell’incendio della loro casa isolata. Ma ecco che, durante una trasmissione televisiva, Bob vede apparire sul video una donna che somiglia a Lenora come una goccia d’acqua a un’altra. Poi, un amico afferma di aver incontrato, proprio a Miami, Lenora che ha finto di non riconoscerlo. Questo potrebbe convalidare l’ipotesi, non poi tanto remota, che si tratti di una sosia, ma l’interrogativo permane sino a divenire un’ossessione per Bob. Bisogna sapere… bisogna trovare quella donna. Ben presto, varie persone – il padre di Bob, Mark, al quale toccò di procedere al riconoscimento della salma, Nancy e Peter Frazer, vecchi amici di Bob e, ancora, quello che crede di aver visto Lenora, Ray, investigatore di una compagnia assicuratrice, che promette di indagare – sono coinvolte nel drammatico dilemma: viva o morta? Ray vola a Miami e scopre che la ragazza apparsa in TV è una drogata di nome Gloria, scomparsa misteriosamente. Coincidenze, convalide, smentite, indagini nel presente e nel passato si succedono e si accavallano in una «escalation» del suspense.
Lenora è un romanzo che porta l’inconfondibile impronta dell’autrice di tanti gialli, tra i quali, indimenticabili, A un passo dalla fossa dei serpenti e La prova decisiva.

Grazie a Vasquez abbiamo anche l’ultimo libro a destra, che ho perso un mare di tempo a cercare e alla fine… ce l’ho avuto tra le mani e l’ho schedato per Gli Archivi di Uruk: come ho fatto a non riconoscerlo???

Comunque si tratta del numero 1326 (30 giugno 1974), “Il giudice buonanima” (Murder in Waiting, 1973) di Mignon G. Eberhart.

Il segnale d’allarme antifurto continua a squillare, stridulo, ossessivo, mentre Bea annaspa nelle tenebre del giardino; e quando lei inciampa, letteralmente, nel corpo riverso a terra del giudice, che è anche il suo tutore, questi riesce a dire solo poche confuse parole, prima di spegnersi. Il microcosmo fatto di sicurezza, di agi, di privilegi in cui Bea è vissuta sin qui pare disintegrarsi, mentre si sgretola la facciata rispettabile presentata dagli amici e dai vicini del giudice assassinato. E con grande sorpresa della ragazza salta fuori un gran numero di persone che «potrebbero» aver desiderato la morte del giudice. Tra queste, anche il medico di famiglia, che è il padre di Rufe, il fidanzato di Bea, e più d’uno che ha qualcosa da nascondere. C’è persino un ex carcerato che ritiene di essere stato angariato dal giudice e ha giurato vendetta. Come se non bastasse, ecco arrivare Lorraine, altra pupilla del morto, la quale, insieme con l’equivoco marito che porta con sé, sembra ben decisa a sfruttare a suo profitto la confusa situazione. La tensione cresce, notte dopo notte, mentre si moltiplicano gli eventi inspiegabili e si allunga l’elenco degli indiziati, finché, alla fine, l’identità del killer sarà rilevata, attraverso uno sconcertante confronto che solo una regista del calibro della Eberhart poteva mettere in scena. Nessuno dei suoi ammiratori si stupirà se soltanto un esiguo manipolo di astuti lettori sarà riuscito a mangiare la foglia prima della parola fine.

L.

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Pubblicato da su luglio 13, 2020 in Archeo Edicola

 

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[Pseudobiblia] Nuovi amori (2016)

Per completare questa settimana del blog interamente dedicata ai filmetti romantichelli, ecco un titolo di un altro canale: dopo Rai1 e TV8 è la volta di Canale5.

Il 30 giugno 2020 come di consueto ho registrato “alla cieca” l’appuntamento pomeridiano dell’emittente dedicato all’ammmòre, per catturarne il relativo titolo italiano introvabile altrove: per fortuna mentre cercavo il film su IMDb, che non riporta i titoli italiani della lunga saga di Inga Lindström, è apparso un libro in video: ho sentito subito il pungente odore di pseudobiblia e quello inquadrato ha proprio la faccia da pseudo-scrittore.
Ho dunque lasciato a registrare per inserire il film nella Collezione Etrusca dei Libri Falsi dell’Ammmòre. (Sto cercando un titolo più breve.)

Il film in questione è “Inga Lindström. Nuovi amori” (14×01, Willkommen im Leben, 9 ottobre 2016) di Udo Witte, uno degli infiniti film tedeschi ambientati in Svezia per motivi ignoti. A firmarlo è come sempre la consueta Christiane Sadlo, regina del romance televisivo con lo pseudonimo appunto di Inga Lindström.

Di questa serie abbiamo già incontrato La signora del faro (2006).

Il nome dell’ammmòre

La storia si apre subito su Ben Lund (Pierre Kiwitt), che conosceremo pian piano ma già posso anticipare la sua curiosa “doppia vita”: è un poliziotto di Stoccolma che nel tempo libero scrive romanzi d’amore sotto pseudonimo.

Si vede subito che è uno pseudo-scrittore

Il suo agente letterario lo sta pressando perché è scaduto il tempo per consegnare il nuovo libro e Ben non ha scritto una sola parola, così l’autore decide bene di prendersi delle ferie dal lavoro e scapparsene in campagna: come sa chi segue questo blog, quando si è in crisi creativa andare ad abitare isolati porta sempre a nuovi romanzi. E anche stavolta è proprio quello che accade.

Scrivere male un indirizzo ha ripercussioni importanti

L’idea deliziosa è che Ben dirigendosi ad una pensione di campagna sbaglia indirizzo e finisce a casa di Luisa (Nike Fuhrmann), madre single di due figli scalmanati (e un cane) che sta aspettando l’arrivo della ragazza alla pari per badare alla casa: appena vede Ben pensa che l’agenzia gli abbia mandato un uomo, ma va be’, tocca accontentarsi.
Grazie ad un divertente equivoco Ben si ritrova a dover gestire una casa quando è convinto di esserne ospite. Nella vita reale credo che lo scoprire di aver lasciato i propri figli minorenni in mano ad uno sconosciuto sia una sorpresa ben poco gradevole, invece Luisa ne rimane molto divertita.

Luisa non lo sa, ma è una fan di Ben

Dopo l’equivoco nasce pian piano l’ammmòre, sempre quello anonimo e asettico dei filmetti romantichelli, che cioè si basa esclusivamente sugli inconvenienti che lo ostacolano invece che sui sentimenti che lo alimentano. La ciliegina sulla torta è scoprire che Ben è l’autore del romanzo che Luisa sta leggendo e che adora: “Quattro anni e un giorno” (Fyra år och en dag) di Milla Bergström, storia di un grande amore andato in frantumi.

Il falso autore che legge il falso libro scritto con un falso nome…

Malgrado ci provi, Ben non scrive una sola parola del nuovo romanzo, neanche in campagna, anche perché passa tutto il tempo a gestire la famiglia Hanson.

Ecco tutto ciò che abbiamo del nuovo romanzo di Ben

Luisa in realtà non è proprio single, ha un marito scappato in Brasile che ora, avvertito del bel Ben in casa, torna subito ma il rapporto tra marito e moglie ormai è rovinato. Comunque Ben se ne torna a Stoccolma e l’esperienza finalmente gli dà la stura per una nuova storia d’ammmòre drammatica e strappalacrime, che però non conosceremo mai.

Tranquilli, nei filmetti romantichelli il lieto fine è sempre obbligatorio, quindi tutti vissero felici e contenti portandosi gli amanti in casa: in fondo la casa degli Hanson è bella grande.
Una storia leggera ma onestamente divertente e ben scritta: diciamo che in confronto al vuoto devastante dei romantichelli americani-canadesi, quelli tedeschi hanno una marcia in più.

L.

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Pubblicato da su luglio 10, 2020 in Pseudobiblia

 

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[Pseudobiblia] La scelta del cuore (2012)

Il viaggio nei filmetti romantichelli con pseudobiblia e pseudo-scrittori ci porta a “La scelta del cuore” (Notes from the Heart Healer, 2012), scritto e diretto da Douglas Barr e andato in onda su TV8 il 30 maggio 2020: come sempre, è introvabile in italiano al di fuori delle repliche televisive. (E dell’Archivio Etrusco!)

Malgrado IMDb non lo riporti, una scritta nei titoli di testa ci informa che il film è ispirato ai personaggi del romanzo The Note (2001) di Angela Hunt, inedito in Italia. In questo romanzo la giornalista Peyton MacGruder nello scrivere un pezzo su una tragedia aerea che ha ucciso 261 passeggeri scopre che uno di loro ha lasciato un biglietto: «Ti amo. Tutto è perdonato. Papà». Da qui inizia un viaggio della protagonista nel rapporto fra amore e perdono.

Lo sceneggiatore Douglas Barr non prende certo il tono drammatico dal romanzo, ma questa “storia di seconde opportunità” (come recita la frase di lancio della Hunt) è la base per un’altra “avventura” del personaggio protagonista.

Siamo nella cittadina di Constant Harbor, dove c’è la libreria “The Constant Bookworm“, con libri nuovi e usati, appartenuta alla madre di Dot (Brenda Crichlow): dopo la morte della genitrice, la ricca avvocatessa di Seattle ha mollato tutto, agi e lusso, per rintanarsi in una piccola cittadina di mare a curare la libreria di famiglia. Credibile, no?

Una bella libreria di paese

In città arriva la sua amica Peyton MacGruder (Genie Francis), cioè il personaggio del romanzo della Hunt che nel frattempo ha trasformato i suoi articoli giornalistici in un volume antologico: “Note dalla Curatrice di cuori” (Notes from the Heart Healer). Da giornalista d’inchiesta del romanzo, la MacGruder diventa dispensatrici di consigli per cuori infranti.

Il giornalismo d’inchiesta non vende, meglio elargire consigli ai cuori infranti

L’autrice chiude il suo viaggio promozionale firma-copie proprio a Constant Harbor, nella libreria dell’amica avvocatessa libraria.

Perché le attrici sono tutte magre e invece le lettrici… diversamente magre?

Qui, fra una copia firmata e solerti fan che come sempre la informano di quanto la loro vita sia cambiata dopo aver letto il libro, la giornalista nota una strana ragazza che sembra a disagio e sembra averne vissute troppe. Così conosciamo Violet Johnson (Laci J. Mailey), quella col giacchetto blu nella foto in alto.
Con un dosaggio totalmente sballato degli elementi narrativi, l’autore si diverte a riversare sulla povera ragazza una quantità di sfighe da medaglia olimpica: scacciata da una madre arcigna, licenziata e sfrattata dal datore di lavoro-affittacamere, privata dell’auto da una rimozione forzata, le manca un piccione che le caghi in testa e poi ha fatto bingo.
Tutta questa esagerata compilation di sfighe serve solo a spingere Violet a lasciare suo figlio neonato sulla porta della MacGruder: in mano ad altri avrà un futuro migliore.

Slave, m’avanza un figlio: le dispiace se glielo regalo?

D’un tratto la storia cambia completamente registro e scade nel drammone mariomerolesco ma scritto male. La MacGruder da giovane ha dovuto dar via sua figlia in adozione e quindi la questione la colpisce nel profondo: sa cosa sta passando Violet, nel separarsi dal figlio, e quindi… che si fotta, ora il ragazzino è suo e la madre biologica muta!
Con un salto carpiato da sbarrare gli occhi, la protagonista passa da “troviamo la vera madre” a “si fotta la vera madre”, cominciando a nascondere ogni indizio che possa legare il trovatello a Violet: per fortuna sarà l’ammmòre a trionfare.

Un sorriso radioso che nasconde un cuore di tenebra

Ah, c’è pure un altro salto carpiato. C’è quel buffone di King (il noto attore televisivo Ted McGinley), un maritino toffolino il cui primo e ultimo pensiero della giornata è il suo ammmòre per la MacGruder. Le compra dei fiori, le prepara le cenettine, le fa i massaggini, le tira i bacettini, ma quando stiamo per soccombere a questo eccesso di zuccherosa finzione… arriva il bambino.
King si dimostra subito un papone tenerone, che dà un bacione al testolone del bambinone, ma quando la MacGruder gli fa sapere che vuole tenerlo… si trasforma in Erode. Ma quale figlio, io voglio la barca! Butta ’sto ragazzino nel cesso e andiamo per mare! È un film che non conosce mezze misure: si va da “che bel bambino” a “seppelliamolo in giardino”.

La scritta “auto-aiuto” non corrisponde ai romanzi di fantascienza chiaramente esposti

In tutto questo marasma di ammmòre e follia, c’è poco spazio per lo pseudobiblion citato, che si vede all’inizio con tanto di firma-copie ma poi scompare del tutto dalla storia.
Possiamo stare sicuri, però, che le nuove esperienze della MacGruder diventeranno un nuovo libro.

L.

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Pubblicato da su luglio 8, 2020 in Pseudobiblia

 

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[Pseudobiblia] Amore sotto il vischio (2017)

I filmetti romantichelli a sfondo librario che arrivano in Italia sono ormai un fiume in piena e le mie “liste d’attesa” stanno esplodendo: è il momento di sfoltirle un po’.

Non sono riuscito a capire quando sia stato trasmesso “Amore sotto il vischio” (The Mistletoe Inn, 2017) di Alex Wright, ma sebbene abbia proprio l’aspetto del classico filmucolo natalizio di TV8, è addirittura Rai1 ad aver avuto l’onore di presentarlo in prima visione: l’ho trovato nel catalogo di RaiPlay, avendo scoperto da poco quel bacino.

La storia può ambire al Premio Ignobel per la Banalità Banale & Scontata, dopo esattamente un minuto di film già si è capito tutto e non ci sarà una sola ombra di sorpresa, ma questi film sono così, aria volante. L’unico dubbio è da dove sia uscita, quell’aria, ma meglio non sapere.

Kim (Alicia Witt) è la perfetta protagonista di una storia romance: si mette solo con uomini stronzi che la trattano male e non hanno alcuna stima di lei, venera la madre che non c’è più, da anni scrive un romanzo che però non fa leggere a nessuno perché si vergogna – che è tanto timida – e passa le sue serate a leggere un autore misterioso: H.T. Cowell, che nessuno sa chi sia.

Kim: paradigma della protagonista del genere romance

Cowell è un autore di storielle romantichelle di Natale, e non c’era alcun dubbio che questa festività fosse la preferita di Kim – l’avevo detto che qui la banalità regna sovrana – così quando la nostra eroina scopre che durante le feste natalizie il Mistletoe Inn ospita un convegno di autori di romanzi di genere, per passare cinque giorni nel Vermont a parlare d’ammmòre, mette i suoi occhioni in valigia e parte. Anche perché durante il convegno ci sarà una “gara di scrittori” e chi scriverà il racconto migliore potrà incontrare il misterioso Cowell.

Ricostruzione dell’unico romanzo noto del misterioso H.T. Cowell

In realtà l’autore misterioso non scrive niente da cinque anni, schiavo di un blocco, ma pare che al convegno presenterà il suo ultimo romanzo: «a quanto pare, è lungo 800 pagine!» L’entusiasmo con cui viene pronunciata la frase lascia supporre dunque che anche nel mondo librario le dimensioni contino. «Sarà come un monsone dopo cinque anni di siccità».
Al convegno però, scopre Kim, c’è anche il suo odioso ex ragazzo Garth (Casey Manderson), curatore di un blog di romanzi rosa che fa il bullo con lei: ma gli uomini che amano i romanzi rosa sono tutti così infami?

A sorpresa, Kim è una delle rare scrittrici filmiche che non usano la carta

A controbilanciare l’odioso ex ragazzo, Kim incontra un altrettanto odioso compagno di viaggio, Zeke (David Alpay), con cui battibeccherà per tutto il film. Ora, scatta il domandone: c’è un autore misterioso che nessuno conosce… e c’è un solo attore protagonista che appare in ogni scena del film. Secondo voi, chi è il misterioso H.T. Cowell? Uhhhh che mistero! E che sorpresone finale!
Senza che mai si parli d’amore, senza che mai venga mostrato alcun romanticismo – elementi banditi con violenza da ogni romance – il nulla totale porterà all’ammmòre finale. Meglio passare gli pseudobiblia della storia.

Due soli attori per l’intero film: chi sarà mai lo scrittore misterioso???

Il primo libro mostrato è “Christmas Gift” di Cowell, che curiosamente ha la stessa copertina sia davanti che dietro: la pigrizia dei grafici di questo film è davvero da applauso.
Sappiamo che Kim sta scrivendo un racconto di due che si innamorano in fila per Babbo Natale, ma il titolo scelto è un po’ didascalico: “Amore in fila per Babbo Natale“.

«Il vero scopo di chi scrive non è venire scoperti ma scoprire se stessi», è la pirla di saggezza che ci regala Zeke, che convince Kim a scrivere di qualcosa di più profondo, e lei tira fuori dalla sua anima una nuova trama. Una donna che si ritrova di nuovo single durante le vacanze di Natale, dopo una lunga serie di relazioni fallite, e incontra un perfetto sconosciuto che le suggerisce di simulare un fidanzamento insieme per sopravvivere al periodo delle feste: cioè la situazione attuale più l’aggiunta del “fidanzato per le feste” che è la trama di tipo mille film simili. (Ne abbiamo già incontrato uno con citazione scacchistica.)

In realtà è un romantichello per tutte le stagioni

Purtroppo la trama verte tutta sul mega-sorpresone finale, la scoperta di Cowell – uhhh e chi sarà mai? – e i libri vengono tutti dimenticati. Anche il romanzo che Kim ha fatto leggere al perfetto sconosciuto e che ora verrà pubblicato. Perché farlo leggere ai propri cari no, che Kim è timida, invece darlo al primo che incontra e pendere dalle sue labbra per un giudizio sì, è plausibile. Serviva alla trama, che se non la spingeva un autore famoso e quando pubblicava, Kim?

Frecciatine a parte, il film è esattamente come le centinaia di altri titoli creati con il copia-e-incolla, una visione leggerissima ma divertente, in quanto è tutto talmente ovvio e scontato che ci si può addormentare senza perdersi alcun particolare. Diciamo che è un “film da cuscino”, con cui si può dormire della grossa ma lo stesso aver capito il “colpo di scena” con un’ora e mezza di anticipo.

L.

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Pubblicato da su luglio 6, 2020 in Pseudobiblia

 

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[Archeo Edicola] Ad ovest di Paperino (1981)

Un’esplosione di testate colorate bene in mostra: comincia il viaggio!

Nell’universo dell’Archeo Edicola, esiste un faro nella notte: quell’esplosione di mille testate che è il film “Ad ovest di Paperino” (1981), scritto e diretto da Alessandro Benvenuti ed interpretato da lui stesso e dagli altri Giancattivi (in DVD Eagle Pictures 2007).

Dopo nove anni di apprezzata attività teatrale, il gruppo di comici fiorentini fa il salto e passa al cinema: nel settembre 1981 viene annunciato l’inizio delle riprese di questo film, che sarà poi dato per completato nel dicembre successivo. È tra queste due date che si inserisce l’oceano di testate che sto per riversare qui sotto.

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Pubblicato da su luglio 3, 2020 in Archeo Edicola

 

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Mike Flanagan & Stephen King

Mike Flanagan ama Stephen King e Stephen King ama Mike Flanagan: un rapporto a distanza che si consuma tramite citazioni.

Tutto comincia con l’uscita del film “Il terrore del silenzio” (Hush, 2016) dove Mike Flanagan – nato a Salem, quindi destinato sin da subito ad essere “legato” all’autore di Salem’s Lot – racconta la storia di una romanziera sordo-muta che fa quello che fanno tutti i personaggi protagonisti di quel sotto-genere che ho chiamato ghostwriting: in cerca di ispirazione, Maddie (Kate Siegel, co-autrice della sceneggiatura) si isola in una casa nel bosco dove incontra “qualcuno” che sbloccherà la situazione. In questo caso si tratta di un assassino psicopatico: riuscirà una ragazza sordo-muta dispersa nei boschi a sopravvivergli?

Nei primi minuti di quello che è a tutti gli effetti un film muto Flanagan ne approfitta per inquadrare distrattamente uno scaffale della casa di Maddie con sopra dei libri. C’è un generico “Il cuore dell’assassino” (Hope to Die, 2012; Longanesi, 2018), ventiduesima avventura dell’Alex Cross di James Patterson, fra i più prolifici scrittori del mondo.

Ma quel che conta è che bene in evidenza c’è il fatto che Maddie sia una lettrice di Stephen King.

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Pubblicato da su luglio 1, 2020 in Books in Movies, Pseudobiblia

 

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Capire la nuova èra: missione impossibile (2020)

Foto di Kevin Ku da Pexels

Continuo a cercare di capire la nuova èra che stiamo vivendo, quella della seconda decade del Duemila in cui si sono realizzate condizioni sconosciute alla precedente storia della razza umana: qualcuno sta seriamente studiando la situazione o si preferisce buttarla in caciara agitando spauracchi medievali? Purtroppo sembra avverarsi la seconda ipotesi.

Ecco un paio di libri sull’argomento spulciati nelle scorse settimane.


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Pubblicato da su giugno 29, 2020 in Recensioni

 

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