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Bob the Zombie (1993)

Parlando di zombie a fumetti, con Paperino nel 1949, mi è venuta voglia di recuperare il più divertente dei non morti disegnati: Bob the Zombie, uno dei tanti geniali personaggi delle strisce comiche di Bud Grace. La serie si chiama “Ernie” e chi nei primi Novanta comprava in edicola la mitica e compianta rivista “Comix” la conosce molto bene, visto che ha pubblicato la nascita del personaggio e le sue prime strisce. Qualche anno dopo, mentre scompariva per sempre dall’Italia, la serie è stata ribattezzata “Piranha Club” e dopo trent’anni di attività Bud Grace l’ha chiusa. La tristezza di questa scoperta è però controbilanciata dalla scoperta che sul suo blog personale, Bud quasi ogni giorno pubblica una sua vecchia striscia a gratis.

Pubblico le strisce che hanno tenuto a battesimo un personaggio non-morto che ha fatto capolino nella serie per i successivi trent’anni: da notare come il termine “zombie” in quel 1993 dell’uscita italiana di questa striscia – nel volume “I Grandi Libri di Comix” – sia tradotta con “zombi”, senza “e” finale.


L.

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Pubblicato da su agosto 7, 2019 in Fumetti

 

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Quello zombie di Paperino

Ottobre 1949, secondo anno dell’Era Mondadori per la pubblicazione del settimanale “Topolino” in edicola, curato dal mitico Mario Gentilini. Il numero 7 della testata presenta l’Inferno dantesco in versione Disney, ma poi l’albetto si chiude con una storia incredibile: “Paperino e il feticcio“.

Scritta e disegnata dal decano Carl Barks ed apparsa originariamente a strisce nel marzo di quel 1949 con il titolo Voodoo Hoodoo, la storia strizza l’occhio proprio a quella magia nera che il cinema amava riutilizzare a piacimento, e che forse non è scontato trovare in un fumetto per l’infanzia. Come cambiano le mode: temo che oggi non sarebbe più apprezzato dai solerti genitori…

«Did you hear the story that’s going around – about there being a zombie in town?»

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Pubblicato da su agosto 5, 2019 in Linguistica

 

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Innamorarsi in libreria (2019)

Negli ultimi anni ha preso sempre più piede una curiosa usanza editoriale per cui un qualsiasi accenno alla bibliofilia all’interno del titolo italiano di un libro sembra aumentarne le vendite: non so se funziona davvero, ma è innegabile che nel periodo in cui si legge meno nella storia italiana… i titoli sciabordino di riferimenti librari.


Terza avventura per la Libreria dei Cuori Solitari della londinese Annie Darling, dal titolo “Innamorarsi in libreria” (Crazy in Love at the Lonely Hearts Bookshop, 2018), in Italia per Sperling & Kupfer con la traduzione di Chiara Brovelli.

La trama ufficiale:

Nina O’Kelly, con il suo stile da pin up, i suoi tatuaggi e i capelli che cambiano colore almeno una volta a settimana, è l’anima chiassosa e caotica della piccola libreria Happy Ever After, nel cuore di Londra. Grande fan di Cime tempestose, il romanzo che le ha cambiato la vita e l’ha spinta a uscire dal suo guscio, Nina adora lanciarsi in un appuntamento dietro l’altro alla ricerca del suo personalissimo Heathcliff, l’uomo che le farà girare la testa, la trascinerà in un turbine di passione e le farà scoprire la forza del vero amore.
Quando in libreria arriva Noah, suo ex compagno di scuola nerd, tramutatosi in analista di mercato con tanto di noiosi completi blu marino, Nina lo degna a stento di uno sguardo perché non rientra nei canoni del bad boy.
Ma il cuore, si sa, ha ragioni che la ragione non comprende, e Nina si renderà presto conto che talvolta l’amore si cela laddove meno te lo aspetti. E che non sempre è con un Heathcliff che vuoi passare il resto della vita.
Innamorarsi in libreria è una storia d’amore emozionante, dolce e divertente, perfetta per tutte le inguaribili romantiche e ideale per chi non sa resistere al fascino dei grandi classici.

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Pubblicato da su agosto 2, 2019 in Recensioni

 

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Star Trek: Spock deve morire! (1970)

Sin da quando ero ragazzo e mio padre portò a casa dalla libreria Effetto Entropia (1981) mi chiedo come sarebbe leggere un romanzo di Star Trek, malgrado nel corso del tempo ne abbia letti un paio: gli unici due usciti, quasi di nascosto, in “Urania”. Non ho alcuna memoria di quelle letture, sebbene mi sia rimasta una sensazione divertente.
Visto che in questi giorni ho presentato diversi post su Star Trek, in diversi miei blog, ho voluto cedere alla curiosità e leggere il primo romanzo originale mai apparso in quell’universo: Spock Must Die! (febbraio 1970), scritto ad un anno dalla chiusura della fortunata serie TV e proprio per mano di quel James T. Blish che aveva novellizzato quasi tutti gli episodi. (Ricordo la mia traduzione esclusiva dell’intervista multipla compiuta nel 1992 a vari romanzieri del mondo di Star Trek.)

La grintosa Annarita Guarnieri – che ho intervistato nel 2016 – ha tradotto questo romanzo per il quinto numero della collana che la mitica Garden Editoriale ha dedicato a questo universo, del cui fan club italiano la Guarnieri è stata co-fondatrice: il libro è uscito in italiano nel gennaio 1988 con il titolo Spock deve morire! e l’illustrazione di copertina di Bob Larkin, presa dall’edizione Bantam Books 1978.

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Pubblicato da su luglio 31, 2019 in Recensioni

 

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[Estate 2019] Intervista a Michele Tetro

Illustrazione da “The Child’s World” di Brown, Tate e Withers

Per l’iniziativa “Estate 2019: Leggiamo italiano” ho incontrato Michele Tetro, scrittore e saggista ma soprattutto grandissimo appassionato degli universi del fantastico.


In questi giorni è uscito per Odoya il tuo libro “Dove soffiano i venti propizi – Esploratori, trappers, cacciatori di pelli e cercatori d’oro del Nuovo Mondo“: cosa puoi raccontarci di questo tuo saggio sul mondo del West?

Io per primo lo trovo una cosa strana… un libro di questo genere, che solo cinque anni fa neppure avrei potuto pensare di scrivere, preso com’ero dai miei interessi cinematografici o narrativi, e votati prevalentemente al genere fantastico. Eppure, quasi senza accorgermene, in me è nata una predisposizione forse inconsapevole per quella fase di storia del West più rivolta alle esplorazioni del territorio, condotte dai primi pionieri, a diretto confronto con una natura selvaggia e implacabile, o per meglio dire, indifferente alle sorti dell’uomo. Il contrasto tra la bellezza di paesaggi incontaminati e il pericolo mortale che essi potevano costituire per chi vi si avventurava per la prima volta deve aver toccato corde del mio profondo… Ma non è forse vero che telefilm come “Star Trek” o “Spazio 1999” mettevano in scena un simile confronto con l’ignoto su più vasta scala? Allora i conti tornerebbero…

Il libro è diviso in tre parti: la prima è dedicata alle grandi spedizioni interne dello sterminato territorio dell’ex Louisiana francese, acquistato dagli Stati Uniti a inizio dell’Ottocento e quindi nella necessità di essere adeguatamente esplorato e mappato. La seconda s’incentra sulla successiva ondata di cacciatori di pelli e posatori di trappole che si rovesciò sulle Montagne Rocciose e verso Ovest, aprendo piste verso il Pacifico e consentendo i seguenti spostamenti di massa di coloni e pionieri. La terza, infine, focalizza le “febbri dell’oro” scoppiate in California e nel Klondike, lassù nel Grande Nord. Una riflessione finale del libro consentirà di accomunare lo spirito di quei primi coraggiosi pionieri a quello di coloro che oggi pensano di poter trovare “venti propizi” anche su Marte.

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Pubblicato da su luglio 29, 2019 in Interviste

 

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Star Trek: intervista a J.M. Dillard (1987)

Traduco un’intervista alla romanziera J.M. Dillard, oggi più nota con il suo vero nome Jeanne Kalogridis, quando aveva da poco iniziata la carriera di scrittrice: e l’aveva fatto nel mondo di Star Trek, serie che adorava di nascosto dal marito e da tutti!


J.M. Dillard:
sangue sull’Enterprise

di Daniel Dickholtz

da “Starlog Magazine”
numero 125 (dicembre 1987)

Cercando di soddisfare la propria “sete di sangue”,
la romanziera di Star Trek fa un viaggio
nella parte oscura del 23° secolo

Ha lanciato Spock da una rupe di quattrocento metri, distruggendogli metà corpo e mettendo a rischio la sua mente. Poi, ha liberato dalla sua prigione una razza di parassiti sadici fatti d’energia, a torturare e massacrare centinaia di persone a bordo dell’Enterprise, pronti ad attaccare Vulcan. Ed ora, la romanziera J.M. Dillard è pronta a scatenare un orrore ancora più grande sull’ignaro equipaggio della nave della Federazione, nel suo nuovo romanzo, «dal titolo delizioso di Bloodthirst, “sete di sangue”. Non bado a sottigliezze…» [Pubblicato nel dicembre 1987 sia dalla Pocket Books che dalla Titan Books, il romanzo risulta inedito in Italia.]

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Pubblicato da su luglio 26, 2019 in Interviste

 

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[Leggende nane] Il finto sbarco lunare

Nel 1999 la società di analisi Gallup, di base a Washington, ha presentato un sondaggio per cui a trent’anni dallo sbarco dell’uomo sulla Luna il 6% della popolazione statunitense era convinta che detto sbarco non fosse mai avvenuto: era un falso organizzato dal Governo. Quasi dieci anni dopo, nel 2006, la società di analisi Dittmar Associates ha ripetuto il sondaggio, stavolta limitandosi ai giovani laureati tra i 18 e i 26 anni, e stavolta il risultato è stato drammatico: il 27% della gioventù istruita americana dubitava che lo sbarco sulla Luna fosse mai avvenuto.

Questo effetto esponenziale non è certo una novità nel vasto universo delle fandonie e delle truffe, è qualcosa che lo studioso olandese di religioni Reender Kranenborg chiamava “tradizione cumulativa dell’esoterismo”: una volta inventata una bufala, questa si alimenta di autoreferenzialità a livello esponenziale. Nessuno si informa sulla veridicità della notizia, su chi l’abbia veicolata la prima volta e su quanto sia affidabile come fonte: la sua semplice esistenza è la prova della sua verità autocertificata.
Kranenborg si occupava di casi come la fandonia di Gesù in India, di cui si sapeva l’origine – l’opera di Notovitch – ma in casi come quello del finto sbarco sulla Luna possiamo risalire all’origine della bufala?

Un punto di partenza è sicuramente quello suggeritoci da Jean Baudrillard: l’immagine precede sempre il reale. Ciò che noi troppo spesso crediamo informazioni reali, in realtà le sappiamo perché le abbiamo viste in un film…

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Pubblicato da su luglio 20, 2019 in Indagini, Leggende nane

 
 
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