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X-Files (5×08) L’ideogramma Kitsunegari (X-Lucius)

La nostra amica Vasquez è leggerissimamente appassionata della serie TV “The X-Files” e, scherzando con lei, ho fatto un commento frizzante di troppo sulla celebre serie – che notoriamente non ho mai amato – e per pagare pegno ho accettato di vedere alcuni episodi particolarmente “pseudobiblici”, scoprendo tali e tante chicche che devo per forza lanciare la rubrica “The X-Lucius“!

Ecco, a puntate, i “casi X” che Vasquez mi ha sottoposto.

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Pubblicato da su luglio 23, 2021 in Uncategorized

 

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X-Files (5×03) Insoliti sospetti (X-Lucius)

La nostra amica Vasquez è leggerissimamente appassionata della serie TV “The X-Files” e, scherzando con lei, ho fatto un commento frizzante di troppo sulla celebre serie – che notoriamente non ho mai amato – e per pagare pegno ho accettato di vedere alcuni episodi particolarmente “pseudobiblici”, scoprendo tali e tante chicche che devo per forza lanciare la rubrica “The X-Lucius“!

Ecco, a puntate, i “casi X” che Vasquez mi ha sottoposto.

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Pubblicato da su luglio 19, 2021 in Uncategorized

 

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X-Lucius – Piano dell’opera (X-Files)

La nostra amica Vasquez è leggerissimamente appassionata della serie TV “The X-Files” e, scherzando con lei, ho fatto un commento frizzante di troppo sulla celebre serie – che notoriamente non ho mai amato – e per pagare pegno ho accettato di vedere alcuni episodi particolarmente “pseudobiblici”, scoprendo tali e tante chicche che devo per forza lanciare la rubrica “The X-Lucius“!

Ecco, a puntate, i “casi X” che Vasquez mi ha sottoposto.

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Pubblicato da su luglio 18, 2021 in Uncategorized

 

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X-Files (5×05) Prometeo post-moderno (X-Lucius)

La nostra amica Vasquez è leggerissimamente appassionata della serie TV “The X-Files” e, scherzando con lei, ho fatto un commento frizzante di troppo sulla celebre serie – che notoriamente non ho mai amato – e per pagare pegno ho accettato di vedere alcuni episodi particolarmente “pseudobiblici”, scoprendo tali e tante chicche che devo per forza lanciare la rubrica “The X-Lucius“!

Ecco, a puntate, i “casi X” che Vasquez mi ha sottoposto.

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Pubblicato da su luglio 14, 2021 in Uncategorized

 

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X-Files (4×07) Il Fumatore in nero (X-Lucius)

La nostra amica Vasquez è leggerissimamente appassionata della serie TV “The X-Files” e, scherzando con lei, ho fatto un commento frizzante di troppo sulla celebre serie – che notoriamente non ho mai amato – e per pagare pegno ho accettato di vedere alcuni episodi particolarmente “pseudobiblici”, scoprendo tali e tante chicche che devo per forza lanciare la rubrica “The X-Lucius“!

Ecco, a puntate, i “casi X” che Vasquez mi ha sottoposto.

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Pubblicato da su luglio 8, 2021 in Uncategorized

 

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Netiquette, questa sconosciuta

(Author: Anthony)

Mi è capitato in questi giorni di impegnarmi in una discussione frizzantina con un lettore del mio blog, in disaccordo sulla mia valutazione del termine “disturbante“: temo di non essere riuscito a spiegare che parlavamo di due argomenti profondamente diversi, ma in realtà la discussione è partita male per un semplice problema: la netiquette. O meglio, la scomparsa di questa.

Un tempo rispettare le minime regole base della più semplice educazione era una questione molto sentita in Rete, perché chi si esponeva con un sito personale lo considerava appunto un “angolo personale della Rete” e la maleducazione era decisamente mal vista. Infatti è proprio negli anni Novanta che da più parti sentivo citare la netiquette, un neologismo che indicava appunto il comportamento educato da tenere mentre si naviga in Rete. Poi sono arrivati i social network ed è iniziata la barbarie postatomica alla Mad Max. Netiquette? No, questa è SPARTA!

THIS… IS… SOCIAL! (Foto di Pixabay da Pexels)

Sembra ridicolo scrivere quanto sto per scrivere, e invece devo scriverlo: i miei blog non sono una pagina social dove siete liberi di insultare, polemizzare e in generale comportarvi come se foste a casa vostra: siete a casa mia, quindi siete pregati di seguire le stesse identiche regole di buona educazione richieste in qualsiasi ambito civile.

Immaginate che all’improvviso un estraneo vi entri dentro casa, gridandovi che state sbagliando: a voi farebbe piacere? A me no, e in quel caso non sono minimamente interessato ad ascoltare le motivazioni di quella lamentela (semmai ce ne siano, ed è raro che ce ne siano), mi sentirei offeso di quel gesto scortese e farei di tutto per allontanare l’estraneo e non avere altri rapporti con lui. Magari aveva ragione e stavo davvero sbagliando, ma il suo comportamento mi blocca a prescindere.

QUALCUNO STA SBAGLIANDO IN RETE!!!

Per fortuna nei miei blog si è formata una base di commentatori simpatici ed educati con cui ho stretto un legame che non esito a definire amicizia: più e più volte mi hanno segnalato errori o imprecisioni, così come si è discusso di gusti personali anche diametralmente opposti, ma sempre seguendo una educazione base che rende tutto digeribile ed accettabile. Poi ci sono i buzzurri cafoni che commentano sotto le mie recensioni di Steven Seagal, scrivendo parolacce perché ho stroncato il loro idolo: ho stroncato anche Van Damme, ma curiosamente per questo non ho mai ricevuto lamentele. Si vede che Seagal attira la peggio scolatura: in quei casi segnalo i commenti per spam e fine del problema. La Rete è piena di dementi quindi anzi sono fortunato che solo pochi arrivino ai miei blog.

Ciò che mi secca sono invece quelli con cui sarebbe invece interessante imbastire una conversione, quelli cioè che la pensano diversamente da me e sarebbe interessante conoscere le loro argomentazioni, ma la maleducazione rovina tutto. Perché di solito queste persone iniziano già con frasi come “Hai sbagliato”: capite che un estraneo che commenti per la prima volta in un vostro blog, che neanche saluta e dice che avete sbagliato perché lui sa tutto e voi noi… be’, non getta le basi per una conversazione proficua.

Maledetti blogger, che sbagliate tutto!

Raramente questi commentatori molesti hanno letto il mio post, di solito hanno la sensazione che io dica qualcosa che a loro non sta bene, e attaccano con motivazioni ridicole, quando non proprio del tutto assenti. Se io dico che l’acqua è bagnata, perché nei commenti mi rispondi “Sbagli, il fuoco è caldo”? Vuol dire che non solo non hai letto il mio testo, ma hai solo voglia di polemica sterile come si usa nei social.

Quando un estraneo commenta in un mio post senza presentarsi, senza neanche salutare, e parte dicendo che sbaglio ma poi non adduce alcuna prova a dimostrazione del mio errore, mi è molto difficile rispondere rimanendo tollerante. Se offendono o scrivono cose folli li cancello e via, chi se ne frega, non mi abbasso certo a rispondere, ma in altri casi provo a salvare la situazione, anche se si pone poi un altro problema: posso riassumere in una risposta tutto ciò che ho scritto nel pezzo in questione, visto che il commentatore palesemente non l’ha letto? E ha senso farlo? Temo di no.

Quando commentano un tuo testo ed è subito chiaro che non l’hanno letto

Mentre io rimango in questo strano limbo – per cui controllo la posta desideroso di ricevere commenti ai miei post, ma poi quando arrivano tremo perché magari c’è il solito demente che mi fa incacchiare! – lancio un appello ai commentatori: per litigare, polemizzare e sparare cazzate ci sono i social, lì potete sfogarvi quanto volete e anzi più sarete maleducati più vi apprezzeranno. I blog sono un’altra cosa.

Se commentate per la prima volta in un blog, usate la stessa identica educazione base che usereste se entraste a casa di estranei: salutate, magari vi presentate, e poi dite tutto ciò che volete, usando lo stesso tono educato che usereste con una qualunque persona dal vivo. Il fatto che stiate scrivendo in un ambiente digitale non vi autorizza a fare i coatti!

Aho, aho, embè? Ahhhh coso! (bulli digitali)

Da semplici conversazioni nate come commenti ai miei post sono uscite fuori belle amicizie: non rovinate tutto per fare i bulletti, e far sapere agli altri lettori che siete più bravi di me. E infine ricordate: se volete dimostrare che ho sbagliato, dovete tirare fuori le prove, visto che io non parlo mai per “sentito dire”. So’ bravi tutti a di’ “Io ho ragione e tu no”!

L.

 
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Pubblicato da su maggio 10, 2021 in Uncategorized

 

[Archeo Videoteca] Backflash (2001)

Ieri sul mio blog “Il Zinefilo” ho recensito “Backflash” (2001), filmettino pseudo-noir di Phil Jones che ha un solo pregio: si apre in una videoteca.

Quando un film inizia in videoteca, è sempre un buon inizio

Il protagonista Ray Bennett (Robert Patrick) gestisce una piccola videoteca, però se ne rimane triste e mogio alla cassa, sognando di fare altro e infatti poi se ne va a vivere l’avventuretta finto-noir del noioso film. Intanto a gestire il locale ci pensa l’amico-socio – di cui non ho capito il nome – come vediamo nella foto in alto, dove in basso a destra riconosco la tripletta “Le iene” (Miramax 1992) “Batman Forever” (Warner 1995) e “Pulp Fiction” (Miramax 1994), mentre sullo scaffale in basso, all’estrema sinistra – in pratica al centro in basso nella foto – vedo “Sabrina” (Paramount 1995)

Cambiamo inquadratura.

Perché hanno inquadrato solo i retri delle VHS?

Il primo film a sinistra è sicuramente “Scemo & più scemo” (New Line Cinema 1994), all’estrema destra si vede un Cofanetto di Rambo che si vede anche nell’inquadratura precedente. Alla parete sullo sfondo, sulla destra, si vede il poster di “Star Trek: Primo contatto” (Paramount 1996).

Il piacere di maneggiare classici

Qui l’unico film che riesco a leggere è quello della VHS in alto nella pila tra le mani del tizio: il mitico “Ultimatum alla Terra” (The Day the Earth Stood Still, 1951). Credo che sulla parete in fondo, a sinistra, ci sia il poster di “X-Files – Il film” (Fox 1998)

Qualcuno vuole un pony selvaggio?

L’ultima inquadratura ci regala “The Wild Pony” (1983), che credo inedito.

Purtroppo la scena della videoteca dura solo pochissimi istanti, poi il protagonista non ci torna più, preferendo una pessima storia. Sarebbe stato meglio che l’intero film si fosse svolto lì dentro.

L.

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Pubblicato da su aprile 30, 2021 in Uncategorized

 

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Zagor e il giusto libro sui Vampiri (1998)

Nel 2021 si festeggiano sia i 90 anni del film Dracula (1931) con Bela Lugosi, sia i 35 anni della sua prima apparizione in lingua italiana (il 20 aprile sul mio blog Il Zinefilo), e per l’occasione ho iniziato un viaggio tra i fumetti di “Zagor“, storico eroe della Bonelli che fra i suoi nemici ricorrenti può annoverare Bela Rakosi, un chiaro omaggio tanto al citato film quanto all’attore.

Come abbiamo visto, nel 1981 nella casa di un dottore ungherese il nostro Zagor trova alcuni antichi libri sul vampirismo, fra cui il “De masticatione mortuorum” (anche se lo scrivono con la “z” invece che la “t”) attribuito erroneamente al prete benedettino Augustin Don Calmet. Chissà, forse qualche lettore avrà scritto alla Bonelli facendo notare che Calmet non ha scritto quel celebre trattato, così al momento di tornare a parlare del barone Rakosi c’è stato il desiderio di “rettificare“.

Come racconto oggi sul blog “Fumetti Etruschi“, nel 1998 Zagor torna ad affrontare i vampiri e il barone Rakosi, purtroppo con la sceneggiatura farraginosa di Mauro Boselli, autore che proprio non sopporto. Di sicuro Boselli è uno che si informa, e parecchio – anche troppo! – quindi nella secchiata di nomi e ricostruzioni storiche non poteva certo consentire quella “leggerezza” compiuta nel 1981.

da “Zagor” 397 (agosto 1998)

Ecco così che in questa nuova biblioteca dell’occulto i nostri eroi trovano “Trattato sui vampiri e le apparizioni di Ungheria e Moravia“, questo sì di Calmet (Traité sur les apparitions des anges, des démons et des esprits et sur les revenants, et vampires de Hongrie, de Bohème, de Moravie et de Silésie, 1746).

Sistemata questa “falla”, Boselli può lanciarsi nel far leggere a Zagor e Cico tanti altri ghiotti testi vampirici:

  • De incorruptione cadaverum” (1665), di di Théophile Raynaud, scritto in occasione del ritrovamento di un corpo mummificato a Carpentras;
  • Dissertazione sopra i vampiri” (1739), di Giuseppe Davanzati, «che circolò manoscritta durante la sua vita e venne molto apprezzata anche da papa Benedetto XIV, a cui Davanzati inviò una copia nel 1743» (fonte: Wiki);
  • Histoire des vampires” (1820), di Jacques Collin De Plancy, «sommo filosofo del sapere proibito», nelle parole di Aleister Crowley (fonte: Wiki).

Con un testo vampirico per ogni secolo, Boselli copre trecento anni di questo studio e si assicura di fornire alla biblioteca in questione solo libri esistenti. Personalmente preferisco quando gli autori si divertono a creare “libri falsi” o ad usare pseudobiblia di altri.

Ristampa a colori del 2013

L.

 
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Pubblicato da su aprile 16, 2021 in Uncategorized

 

Zagor e gli antichi libri sui Vampiri (1981)

Nel 2021 si festeggiano sia i 90 anni del film Dracula (1931) con Bela Lugosi, sia i 35 anni della sua prima apparizione in lingua italiana (il 20 aprile sul mio blog Il Zinefilo), e per l’occasione ho iniziato un viaggio tra i fumetti di “Zagor“, storico eroe della Bonelli che fra i suoi nemici ricorrenti può annoverare Bela Rakosi, un chiaro omaggio tanto al citato film quanto all’attore.

Oggi sul mio blog di fumetti racconto il secondo incontro-scontro di Zagor con il barone vampiro, e per l’occasione nella storia acquista più importanza un dottore ungherese che era giusto una comparsa nella prima: il dottor Metrevelic, in pratica la versione bonelliana di Abraham Van Helsing.

Il povero dottore non se la passa bene, ritiratosi a vita solitaria, perché a forza di studiare gli antichi testi misteriosi sul vampirismo sta un po’ uscendo di testa, e Zagor infatti scopre che la casa di Metrevelic è piena di oggetti dal sapore “occulto”.

La tipica casa di un appassionato del paranormale

Non è chiaro dove se li sia procurati, ma il dottore ungherese ha parecchi testi sul vampirismo che meritano di essere citati.

Anche a Darkwood arrivano gli antichi testi sul vampirismo

Mentre gli sceneggiatori Tiziano Sclavi e Alfredo Castelli rimangono sul vago citando “Il vampiro” e “Il non-morto nella storia e nella tradizione“, si fanno più specifici quando citano l’esistente e celebre “De masticatione mortuorum” (anche se lo scrivono con la “z” invece che la “t”). Non so perché lo attribuiscano al prete benedettino Augustin Don Calmet, visto che ha di sicuro scritto un libro sui vampiri ma con un titolo completamente diverso.

«Il De Masticatione Mortuorum è un libro curioso. Tradotto letteralmente significa “Sulla masticazione dei morti”, e per quanto possa sembrare dal titolo, non tratta di pratiche di necrofagia. Parla infatti di vampiri.

Scritto da Philip Rohr e presentato all’Università di Lipsia nel 1679, il libro tratta di cadaveri che si risvegliano nella tomba, ed escono dai loro sepolcri per cibarsi dei corpi dei viventi. Il manoscritto è attualmente custodito nella Libreria dell’ Università di Lipsia.»

Queste parole di spiegazione sono di Lüserta e le ho prese dal suo post del 2010 dedicato all’antico libro.

Copertina e prima pagina del libro che mastica i morti

A quanto pare, Rohr scambiò i vari effetti della decomposizione umana per segni di manifesto vampirismo. Sempre dal blog di Lüserta prendo la traduzione dell’incipit del testo:

«Altri, che non considerano [porre della terra sotto il mento del morto] una misura di sicurezza sufficiente, prima che la bocca del morto venga chiusa piazzano una pietra ed una moneta all’interno, in modo tale che se questi dovessero iniziare a masticare all’interno della tomba, troveranno la pietra e la moneta e saranno dissuasi dal continuare.»

Riassume in maniera totalmente diversa Alberto Vittor Ugo Zioni, quando in appendice a “Urania” n. 1414 (20 maggio 2001) presenta il suo articolo “Zombi: tra mito e realtà“.

«La morte apparente e la tematica del sepolto vivo cara alla tradizione gotica prendono consistenza in trattati secenteschi quali li De masticatione Mortuorum in Tumulis di Michele Rauff, una fonte importante per dare un significato logico all’improvviso destarsi del morto (qui la spiegazione è la catalessi). Il defunto apparente, risvegliatosi dal suo stato e nel tentativo dl liberarsi dal peso della terra sulla cassa, o di sollevare il coperchio del sarcofago di pietra, si nutrirebbe del sudario in lino che l’avvolge; ed è certo che alcuni, con le loro urla e i colpi inferti al feretro, siano riusciti ad attirare l’attenzione di quanti, vinto l’orrore, li avrebbero soccorsi.

Il più delle volte i morti “redivivi” venivano trovati sanguinanti e in lacrime, ma in altri casi erano ormai preda della follia, aggredivano il loro salvatore con graffi e morsi al quali il malcapitato reagiva fuggendo terrorizzato. I supposti redivivi vagavano nel villaggio, seminando fra la popolazione il terrore dei morti che ritornano.»

Dunque è un testo che parla di fenomeni “naturali” come la morte apparente e non di vampiri? No, semplicemente sono due testi dal titolo simile e dal cognome dell’autore simile, come ci spiegano i celebri Gianni Pilo e Sebastiano Fusco nella loro introduzione a “Storie di vampiri” (Newton Compton 1994):

«Anticamente, la fame dei trapassati veniva placata con periodiche offerte alimentari (come l’oblazione di latte, miele e farina in uso nel mondo classico), ovvero richiudendo nelle loro tombe varie provviste di cibo reali o simboliche, queste ultime sotto forma in genere di affreschi e figurine di terracotta dipinta. Che il cibo reale venisse effettivamente utilizzato, risulta da varie testimonianze, anche in tempi relativamente recenti, giusta ragguardevoli trattati quali la Dissertatio Historico-Philosophica de Masticatione Mortuorum di Philip Rohr (1679) e il più celebre De Masticatione Mortuorum in Tumulis di Michel M. Raufft (1734), nei quali sono riportati vari esempi, risalenti a diverse epoche, sull’attività manducatoria nei sepolcri: morti (o presunti tali) che divorano ciò che era stato posto nel cenotafio e rodono i sudari, giungendo a divorare le proprie stesse membra. E, in effetti, secondo parecchie testimonianze, quando le riserve alimentari funebri venivano meno, o erano giudicate insufficienti, il morto provvedeva da solo.»

A questo punto mi affido a Jean Marigny, che nel suo “Vampires: restless creaturs of the night” (1994) mi spiega che il primo autore, Rorh, cerca di spiegare il fenomeno dei morti trovati a con oggetti masticati nella tomba con una sorta di possessione demoniaca, ma il secondo autore, Raufft, rifiuta questa tesi affermando che un demonio non ha il potere di entrare in corpi morti

Il secondo autore, Raufft, commette però un errore. Già i Latini pensavano che esistessero uccelli che succhiassero il sangue ai bambini, a volte uccidendoli infilando nel proprie poppe tra le labbra dai fanciulli, soffocandoli. Visto che gli uccelli non hanno mammelle, ma – come notò Plinio – invece il pipistrello le ha, ecco che molti, fra cui Raufft, hanno voluto identificare nei pipistrelli i succhia-sangue infanticidi. Tutto questo è raccontato da Girolamo Tartarotti in un suo saggio del 1749, molto critico nei confronti del De masticatione.

Una delle antologie italiane
che contengono il racconto

Potevano gli autori del fantastico di inizio Novecento ignorare questo testo vampirico? Così lo troviamo citato nel racconto “Il nano” (Mannikin) di Robert Bloch, apparso su “Weird Tales” nell’aprile 1937 e raccolto nella sua celebre antologia “Colui che apre la via” (The Opener Of The Way, 1945).

«Sin dall’inizio quel giovane e il suo insolito talento avevano suscitato in me un vivo interesse. […] Avevo appreso allora delle sue radicate convinzioni nei campi dell’occulto e dell’esoterico. Mi raccontò dei suoi antenati italiani e del loro interesse per la stregoneria. Uno di essi era stato agente per conto dei Medici. […] Egli mi parlò anche dei suoi studi nei dominii dell’ignoto. La sua stanza era piena di strani disegni che egli aveva tratto dai suoi sogni, e da immagini ancora più strane modellate con la creta. Gli scaffali della sua biblioteca contenevano molti libri antichi e singolari. Notai il De Masticatione Mortuorum in Tumulis (1734) di Ranft; la Cabala di Sciboth (traduzione dal greco, 1686 circa) di valore praticamente inestimabile; i Commentari sulla stregoneria di Mycroft; e i famigerati Misteri del Verme di Ludvig Prinn.»

Dunque il dottor Metrevelic di Zagor è perfettamente autorizzato ad avere una Masticatione in casa, visto che è un testo assolutamente immancabile nella biblioteca di uno studioso dell’occulto. Ma il medico ungherese quale testo aveva, quello di Rohr o Quello di Raufft? Nessuno dei due: lui ha quello del fantomatico Augustin Don Calmet!

Per finire, tra i testi del dottore ungherese c’è anche un intrigante “The Wampyr“…

Un’invidiabile collezione libraria

Dalla ristampa a colori del 2013

L.

 
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Pubblicato da su aprile 14, 2021 in Uncategorized

 

[Archeo Videoteca] Traditi dalla cicogna (2011)

Un nome strano, per una videoteca, ma d’effetto

Mi è capitato di vedere su Prime Video un film che ora non è più disponibile: non so come funzionino le cose con queste piattaforme, magari tornerà più avanti quindi metto comunque il link. Il film in questione è “Travolti dalla cicogna” (Un heureux événement, 2011) di Rémi Bezançon, adattato da lui stesso dal romanzo del 2005 di Eliette Abecassis, portato in Italia da Marsilio nel 2006 con il titolo Lieto evento.
Il film è disponibile in DVD Videa.

Si respira subito l’aria delle videoteche classiche

Non ho capito il motivo per cui è nato il film, più che una commedia su quanti problemi crei una gravidanza sembra più un manifesto della nuova vita di coppia, cioè si sta insieme per concepire poi ognuno per cazzi propri. In effetti dal Duemila la società occidentale si basa sui genitori separati e figli con troppe o troppo poche figure genitoriali, ma a quanto pare è la nuova frontiera della famiglia tradizionale.

Non ho capito se il panda armato esista sul serio o se l’abbiano inventato per il film

Quello che conta per questa rubrica è che la primissima scena del film mostra una “storia d’amore in videoteca“: gli autori sono così presi dalle esigenze di lei che il personaggio maschile finisce in un limbo senza senso, tanto che dopo la scena iniziale non sappiamo più che mestiere faccia, ma pare che faccia l’avvocato o qualcosa del genere. Giusto per dire quanto è approfondita la sceneggiatura.

Lei noleggia il bel film di Hong Kong “In the Mood for Love” (2000) di Wong Kar-Wai e d’un tratto sembra un segnale rivolto a lui: “Sono nello stato d’animo giusto per l’amore”. (Non sono riuscito a pensare ad una traduzione italiana più stringata!)
Inizia una “corrispondenza d’amorosi video“!

Sono nello stato d’animo giusto per l’amore

Visto che lui è un po’ testone, come capita spesso ai maschietti, lei rilancia con “Pronta a tutto”, gioco che però funziona solo con il titolo francese (prêt à tout) del film con Nicole Kidman che in Italia è distribuito come “Da morire” (To Die For, 1995) di Gus Van Sant.

Sono pronta a tutto

Finalmente lui capisce ma non si fida, così tasta il terreno: “Un uomo, una donna” (Un homme et une femme, 1966) di Claude Lelouch, “Le regole dell’attrazione” (The Rules of Attraction, 2002) di Roger Avary, due titoli che mi sembrano perfetti per capire che aria tiri.

Le regole dell’attrazione fra un uomo e una donna

Che tutto questo sia solo “La grande illusione” (La grande illusion, 1937) di Jean Renoir?

Che sia solo una grande illusione?

Quando lui vede che lei sembra tirarsi indietro, prova un “colpo al cuore”; anche se funziona solo con il titolo francese (Coup de cœur) del film “Un sogno lungo un giorno” (One from the Heart, 1981) di Francis Ford Coppola.

Un colpo al cuore

Alla fine lui propone un “appuntamento”, anche se è solo il titolo francese (Rendez vous) di “Scrivimi fermo posta” (The Shop Around the Corner, 1940) di Ernst Lubitsch.

Lo fissiamo un appuntamento?

Lei, per continuare il gioco, gli fa sapere che sono tutti solo “Sogni” (Yume, 1990) di Akira Kurosawa.

Continua a sognare!

Lui si fa più ardito, e chiede “solo un bacio sulle mie labbra”, cioè la fusione di Juste un baiser, che poi sarebbe “L’ultimo bacio” (2001) di Gabriele Muccino, e “Sulle mie labbra” (Sur mes lèvres, 2001) di Jacques Audiard.

Solo un bacio sulle mie labbra

Lei replica che “Gli uomini non pensano che a quello” (Les hommes ne pensent qu’à ça, 1954) di Yves Robert.

Gli uomini non pensano che a quello

E lui le dà della “spietata” (Impitoyable), che in italiano sarebbe il plurale “Gli spietati” (Unforgiven, 1992) di Clint Eastwood.

Sei spietata!

Lamentando peraltro un’“intollerabile crudeltà”, come il titolo originale di “Prima ti sposo, poi ti rovino” (Intolerable Cruelty, 2003) dei fratelli Cohen.

Questa è un’intollerabile crudeltà

Nel gioco prova ad intromettersi l’amico collega della videoteca, che afferma: “Smettila di remare, sei sulla sabbia”, cioè il titolo francese (Arrête de ramer, t’es sur le sable!) del classico con Bill Murray “Polpette” (Meatballs, 1979) di Ivan Reitman.

Smettila di remare, sei sulla sabbia

Lei continua, e lo sfida a prenderlo: da notare che in Francia il titolo di “Prova a prendermi” (Catch Me If You Can, 2002) di Steven Spielberg è lasciato intradotto.

Prova a prendermi

Peccato che il resto della sceneggiatura non sia frizzante e divertente come la breve scena iniziale in videoteca.

L.

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Pubblicato da su aprile 9, 2021 in Uncategorized

 

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