RSS

Archivi categoria: Uncategorized

La guerra del gas fra USA e Russia

Ebbene sì, l’Etrusco offre anche servizi di approfondimento di scottante attualità: “Non Quel Marlowe” è anche un blog di pubblica utilità. Lo dico perché se qualche Ministero volesse passarmi dei soldi – come quelli che ogni anno regala a fondo perduto al cinema – non mi opporrò di certo.
Celie a parte, oggi ho letto con grande interesse il numero 109 dell’aMag (Ansa Magazine) dedicato a “USA e Russia alla guerra del gas” di Mattia Bernardo Bagnoli, e oltre a segnalarvi il link mi piace anche riassumere la questione a modo mio.

La skyline del futuro

Sono nato durante una crisi energetica mondiale e sono cresciuto in anni in cui il motto era “Il petrolio è la vita”.
Gli arabi pieni di petrol-dollari erano una “maschera” sempre presente nell’immaginario italiano, dai film comici alle barzellette: c’era sempre un arabo ricco e vizioso, spesso desideroso di amori illeciti.
Tutti sapevamo che questi ricchi dovevano ogni loro potere al petrolio, tanto che la vulgata lanciava una previsione per un lontano ed ipotetico futuro: se un giorno dovesse finire il petrolio, finirebbe ogni problema in Medio Oriente. Cioè, finito il petrolio finiti gli arabi.
Il passo successivo è stato il complottismo: non sviluppano le macchine elettriche perché il business del petrolio è troppo grande e nessuno vuole rinunciarci.

Arriviamo al 2017 ed ormai è di dominio pubblico il fatto che il petrolio non fa più girare il mondo, o almeno non come una volta. Eppure gli arabi sono sempre lì, ricchi, semmai si sono aggiunti altri al gioco: e non sempre i migliori.
Il gas è il nuovo petrolio, perché più “pulito” (con tante virgolette, perché se per estrarlo devo distruggere un paese nulla è pulito) e perché l’endemica richiesta energetica mondiale ha sempre bisogno di nuovi combustibili, in attesa di futuri sviluppi delle energie alternative.

Chi sono i due più grandi produttori di gas al mondo? Incredibile: sono USA e Russia. Ma che, siamo tornati negli anni Ottanta? Siamo tornati alle due superpotenze in corsa verso la distruzione? Siamo tornati alla guerra fredda fatta di spionaggio industriale e corsa alla concorrenza? Sì.
E mica solo il cinema sta rifacendo gli anni Ottanta, pure la politica economica segue la moda…

Date un Premio Nobel a chi ha fatto questa vignetta!

Putin se la comanda perché con il suo gas controlla Asia ed Europa, e i suoi rubinetti sono molto delicati: se lo fate arrabbiare può capitare che questi si chiudano. (Com’è successo nel 2006 e 2009 nei confronti dell’Europa.) Il potere di Putin però ha bisogno di gasdotti, che passano magari per Stati come l’Ucraina che in pratica diventano come il suo “giardino di casa”. (Espressione sdoganata da Bush senior quando “si allargava” in Stati confinanti: se il mio vicino di casa non sta alle mie regole, sono autorizzato ad entrargli in casa e imporle con la forza. Se però lo fanno gli altri non sta bene…)

Visto che pare non sia educato spadroneggiare in Ucraina per via dell’importante gasdotto, Putin giustamente sta cercando altri sbocchi: verso India e Cina, per esempio, che sono le uniche due vere potenze mondiali contemporanee. Cioè hanno i soldi: quelli veri, non i bitcoin o investimenti o fondi statali, ma proprio i bigliettoni di Zio Paperone. E poi c’è il Giappone, che è costretto ad importare il 100% del gas di cui ha bisogno e qualcuno deve venderglielo: appena si scoprirà come portare i tubi del gas in una delle zone più sismiche al mondo il gioco è fatto.

Ormai non se ne parla più, ma qualche anno fa Putin si è preso qualche libertà con l’Ucraina, e in questi terribili giorni di tensione con la Corea del Nord cerca di mediare: sono tutti patti commerciali che vanno protetti, e Putin è un protettore d’eccezione. Il business del gas (il gasiness: corro a brevettare la parola!) alza così tanti miliardi che qualche screzio con altri Stati non è un gran disturbo.

Il viaggio di due navi pioniere

Non dimentichiamoci che c’è il surriscaldamento globale e i ghiacciai eterni stanno seguendo la regola aurea dell’amore: l’amore è eterno finché dura, e un ghiacciaio è eterno finché il surriscaldamento globale non lo scioglie.
L’Artico non è più quel tocco di ghiaccio inavvicinabile: oggi si può navigare e alla fine di questo agosto 2017 una gasiera russa, la Christophe de Margerie, l’ha attraversato per la prima volta, passando in sei giorni dall’Asia all’Europa. Il che significa che gli ucraini la piantassero di lamentarsi, che se poco poco il progetto prende piede il gas di Putin passerà sulle nostre teste e tutti quei tubi l’Ucraina li userà per il Tavernello.

Però non ci si lascia nessuna porta chiusa, e così Putin sta preparando un gran bel gasdotto che passerà per la Turchia, Stato molto tranquillo ed equilibrato, che non dà mai problemi e che in questo piano diventerebbe il rubinetto d’Europa: vi dà fastidio che Erdogan vìoli ogni diritto umano nel suo impero? Ve lo fate piacere, se no i rubinetti si chiudono…
Ecco perché non si parla più di Erdogan da mesi.

I gasdotti che ci “sfamano” in Europa

E meno male che la Russia era finita. Ha ragione Sergio Romano: giocate pure a pensare che non esista più l’impero russo, così quando scoprirete che è ancora lì, arzillo e potente, sarà troppo tardi. E infatti è stato troppo tardi.

E gli italiani? Tranquilli, ci siamo anche noi.
Conoscete la gigantesca penisola di Yamal, a nord della Siberia, che si affaccia sul Mar di Kara? No? Eppure è un’amena località sperduta nel nulla dove la Russia sta costruendo un titanico impianto di gas che, una volta a pieno regime, potrebbe cambiare lo scacchiere internazionale e battere la concorrenza americana nella distribuzione di gas all’Europa.
Lì, in mezzo ai ghiaccioli senza stecchetto, ci siamo anche noi, perché Intesa Sanpaolo ha sganciato 400 milioncini di euro per un’operazione in cui partecipa anche la Total. Oh, se serve io ho già la tessera punti della Total ERG: spero che appena partirà l’Operazione Gas mi regaleranno almeno un pieno di GPL gratis…

Tutti in vacanza sulla penisola di Yamal

Guarda caso i Paesi più “caldi” che sentiamo agitarsi al telegiornale sono tutti, in un modo o nell’altro, legati allo scacchiere del gas: o sono produttori, o sono distributori.
L’Iran? Non c’erano dei problemi con l’Iran? Però è il terzo produttore mondiale di gas: e facciamoci la pace, va’.

Un buon motivo per fare la pace con l’Egitto

Giulio Regeni sappiamo tutti com’è stato trattato dall’Egitto, ma poi l’ENI trova lì un mega-giacimento di 850 miliardi di metri cubi di gas… e facciamo subito pace. E va be’, ’sti egiziani so’ fatti così, un po’ irruenti, in fondo siamo tutti mediterranei, ci scaldiamo con un attimo ma poi finisce tutto in una stretta di mano. (Spesso sporca di sangue.)

L’imbarazzata Italia tiene lontano chi chiede la verità su Regeni
Illustrazione di Zerocalcare per la copertina di “Internazionale” n. 1219 (agosto 2017)

Insomma, ogni volta che faccio il pieno alla mia Opel Corsa GPL mi sento un po’ in colpa: se metto il petrolio alimento il potere mediorientale, se metto il gas alimento il potere russo. E visto che pago tre volte di più il reale costo, alimento il corrotto latrocinio italiano. Almeno in quest’ultimo caso sono soldi che restano in casa…

L.

Annunci
 
6 commenti

Pubblicato da su settembre 7, 2017 in Uncategorized

 

Letture obbligatorie odiose

Più volte in questo blog ho parlato di libri che mi sono stati assegnati come compiti scolastici e che poi mi sono entrati nel cuore – come per esempio Niente di nuovo sul fronte occidentale – ma dopo aver letto questo post della Cupa voliera del Conte Gracula mi sono detto: perché non parlare anche dei libri assegnati come compiti che ho odiato?


Piccolo mondo antico (1895) di Antonio Fogazzaro

Accettai con il sorriso sulle labbra il compito di leggere questo celebre testo del Fogazzaro, principalmente perché l’edizione Oscar Mondadori che i miei genitori mi comprarono era a dir poco stupenda: una copertina bucolica che scaldava il cuore e quella bella carta porosa e morbida che rendeva unici e deliziosi gli Oscar. Così quel 12 ottobre 1987 iniziai la lettura… che proseguì per 58 giorni mortalmente noiosi.

«Nonostante sia un classico, lo giudico noioso» ho lasciato scritto nel mio database: avevo 13 anni ed ero già molto diplomatico! Userei parole molto più forti per descrivere lo sfrangimento scrotale che provai in quei lunghi giorni di noiosa lettura, con una trama che non ha lasciato tracce nella mia memoria e uno stile che per fortuna ho dimenticato. Per lo più ho iniziato la lettura durante una delle mie lunghe malattie – gran parte della mia infanzia l’ho passata malato ma non ricordo di cosa! – e questo rendeva più pesante il tutto.

Non pago della tortura, però, volli provare “Malombra” dello stesso autore perché intrigato dalla trama: gravissimo errore…


Il giorno della civetta (1961) di Leonardo Sciascia

Immaginate un ragazzo delle scuole medie, che legge con piacere Jules Verne, L’isola del tesoro di Stevenson e altri classici per l’infanzia. È un ragazzo che usa la lettura come chiave d’accesso verso mondi vasti ed universi densi di forti emozioni, non ultima la paura. E ora spezzate questo giovane cuore assegnandogli per compito la lettura di un testo mostruoso… Il rischio che è il giovane non legga mai più in vita sua.

Il 26 marzo 1988, mentre ancora frequentavo la terza media, a me 14enne venne dato come compito la lettura di questo testo di Sciascia che a distanza di tanti anni ancora mi provoca violente reazioni. Non ricordo una sola parola e non voglio ricordarla, non ricordo la trama e non voglio ricordarla: ricordo solo l’orrore abominevole che mi provocava la lettura.
40 giorni di travaglio nefasto sono servivi a leggere questo… boh, non so neanche se sia un romanzo o un saggio. So solo che da allora odio Sciascia e tutto ciò che lo faccia ricordare.

Quando un paio d’anni dopo una professoressa di liceo propose alla classe una serie di testi a scelta, come compito, fra questi c’era “La strega e il capitano” di Sciascia. Mi sbrigai ad avvertire il mio amico compagno di banco dell’epoca di stare lontano e non guardare negli occhi quel romanzo, perché l’autore era il Male in persona. Non so perché nessuno mi dia mai retta, e quasi per sberleffo il mio amico lo scelse, attirato anche dal fatto che era il libro più piccolo di tutti quelli proposti.
La soddisfazione arrivò dopo, quando l’amico mi confidò l’abominevole orrore che rappresentava la lettura di quell’autore…

Ovviamente io esagero, Sciascia è una gloria nazionale e ho pienamente fede che la sua lettura sia importante, ma dubito fortemente che darla come compito delle scuole medie produca dei frutti: a me ha creato un orrore che mi tiene lontano dall’autore, che non leggerò mai più, neanche a pagamento.


Canne al vento (1913) di Grazia Deledda

Dio delle Città e dell’Immensità, se è vero che ci sei… perché fai assegnare come compito la lettura di romanzi regionali? No, aspetta, magari fossero regionali: neanche la parola “campanilismo” rende bene, perché la piazza del campanile è uno spazio geografico troppo ampio. Sono romanzi che per simboleggiare l’universale ti raccontano il particolare di una zona talmente geograficamente piccola da essere a malapena rilevata. In questo caso l’universale è la Sardegna, il particolare è il tavolino dove Deledda ha scritto ‘sta roba.

«Interessante panorama delle credenze e superstizioni di un paesino sardo» è la mia asettica e curiosa annotazione dell’epoca: ma che vuol dire? Temo che queste note diplomatiche erano dovute al fatto che mia madre poi le leggeva, quindi non potevo scrivere “che due coglioni ‘sto libro”.

Iniziato il 26 marzo 1990, finito 44 lunghi e infiniti giorni dopo, non ricordo altro se non la pesante pesantezza e la morte nel cuore quando dovevo leggerlo, con quelle pagine talmente pesanti che non si giravano mai…


Senilità (1898) di Italo Svevo

L’unica nota positiva di questo romanzo è che ne nacque una deliziosa e proficua discussione con la mia professoressa del liceo – Licia Ferro, che un giorno riuscirò a contattare e a dirle che in tutta la mia devastante carriera scolastica è stata l’unica insegnante che sia stato in grado di comunicare con me: la mia passione per le ricerche è nata grazie a lei, quindi ogni mio post, ogni mio libro e ogni mio saggio è suo debitore – va be’, dicevo che nacque con lei una discussione sul… “niente”.

In Senilità non succede niente, ma questa non può essere una recensione. Che vuol dire “niente”? Non è un romanzo d’avventura, non ci sono inseguimenti né corse, è il racconto dei pensieri del protagonista. Ma non era questo che intendevo, e cercavo di spiegare che proprio dove c’era “azione” era pesante il “niente”: il protagonista andava a trovare la sorella, poi faceva una passeggiata, poi faceva questo e poi faceva quello. Ecco, quello era “niente”. Quando rimaneva seduto a pensare, almeno era “qualcosa”…

Se ne parlò a lungo e fu divertente, ma è l’unico ricordo buono di un romanzo che ho lasciato scritto d’aver iniziato il 29 novembre 1990 e di aver mollato a metà dopo 12 giorni. Temo sia falso: non credo proprio di essere arrivato fino a metà… avrò saltato dieci pagine alla volta per fingere di arrivare a metà!

Onestamente devo dire che anni fa provai a rileggerlo e curiosamente ne ho tratto le stesse conclusioni: il primo capitolo è bellissimo ma poi crolla tutto nella noia più totale. Forse sono stato “marchiato” da quell’esperienza e non ne sono più uscito fuori…


Se trovo altri libri “odiosi”, farò un altro post.
E voi? Che libri odiosi avete letto, costretti da un compito scolastico?

L.

 
25 commenti

Pubblicato da su settembre 5, 2017 in Uncategorized

 

Erigibbi recensisce “Le mani di Madian”

Ringrazio di cuore Erigibbi per aver recensito nel suo blog “Le mani di Madian” (2014), il romanzo di Marlowe, e soprattutto per aver creato questa immagine deliziosa che riporto a lato.

Ecco un estratto dalla sua recensione che ovviamente mi fa sollevare di parecchi metri da terra:

Le mani di Madian di Lucius Etruscus è un romanzo accattivante, ricchissimo di colpi di scena. Un libro che parla di libri, il cui protagonista è una biblioteca vivente, un personaggio ben costruito, ideale per una serie. Marlowe di Lucius Etruscus potrebbe essere il nuovo Poirot o il nuovo Sherlock, se lo meriterebbe. Vi consiglio caldamente questo libro, dovete conoscere Marlowe, innamorarvi di lui come personaggio, non ve ne pentirete!

Esagera, e quindi il complimento vale doppio!

Iscrivetevi al blog della lettrice instancabile Erigibbi, oppure leggete giusto la recensione di Marlowe!

E non dimenticate la bella video-recensione (al minuto 16:19, che parte subito appena mettete play!)

L.

 
1 Commento

Pubblicato da su agosto 11, 2017 in Uncategorized

 

La ragazza di carta in edicola (agosto 2017)

Ho trovato in edicola ieri una pubblicazione che comunque data 3 agosto 2017: la rivista è “OGGI”, ma quello che mi preme segnalare è il libro in omaggio, ad un prezzo complessivo di euro 8,90 (non proprio economicissimo ma un’eccezione si può fare).

Non so se in Italia Guillaume Musso sia così famoso da giustificare addirittura una collana di libri a lui dedicati, ogni settimana in edicola, comunque mi sento di segnalare questa uscita: “La ragazza di carta” (La fille de papier, 2010), già arrivato in Italia nel 2011 grazie a Sperling & Kupfer.
La traduzione è della sempre ottima Laura Serra.

Io l’ho letto anni fa nella versione digitale, eppure non ho resistito a comprarlo appena l’occhio mi ci è caduto in edicola. Come mai uno come me, che va in giro a dire che nella rivoluzione editoriale il digitale ha già vinto, poi compra un libro cartaceo quando ha già la versione eBook? Perché io so distinguere fra le mie passioni: leggere è una cosa, e lo si può fare in ogni modo possibile, collezionare è un’altra. Il libro finisce subito nella corposa raccolta di libri che parlano di libri – o che giocano con la letteratura in mille modi diversi – e questo non ha nulla a che vedere con la lettura: è pura bibliomania…

Dalla quarta di copertina:

In piena crisi di ispirazione, solo e senza un soldo, lo scrittore Tom Boyd non riesce a completare il suo ultimo romanzo. Si sente in trappola, una trappola che rischia di distruggerlo. Finché una notte, durante un furioso temporale, pensa di avere un’allucinazione: sulla terrazza compare una ragazza, misteriosa e bellissima. Gli dice di essere la protagonista del suo romanzo, caduta nel mondo reale da una frase che lui ha lasciato in sospeso. Se Tom non riprenderà a scrivere, lei morirà. Sembra tutto assurdo, eppure… eppure Tom le crede. Perché è già follemente innamorato di lei. Una storia che è una straordinaria alchimia di intrecci tra suspance e sentimenti.

Non mi sento di dire che si tratti di un grande romanzo, lo stile di Musso è un po’ troppo leggerino per parlare addirittura di “suspance” come fa la trama, però lo spunto è molto intrigante ed è un tema non molto noto ma che appare spesso, nella cultura popolare: cosa succede quando un personaggio diventa reale? In Italia si tira fuori il Pirandello di Sei personaggi in cerca d’autore (1921) e la discussione finisce, invece nel resto del mondo ci sono tante chicche da poter gustare.

Per esempio la giovane Zoe Kazan (nipote del celebre regista Elia) probabilmente deve aver letto questo romanzo, prima di scrivere la sceneggiatura per il film Ruby Sparks (2012), in cui interpreta un personaggio femminile di uno scrittore in crisi che prende vita… e si innamora di lui!

Quindi oltre al romanzo a pagamento, vi consiglio un eBook assolutamente gratuito: il mio saggio Geremia, il Golem e Ruby Sparks. Un viaggio dal dito di Dio al Word Processor degli dèi, liberamente scaricabile.
Il formato è l’.ePub, ma se vi serve il formato .mobi (Kindle) o direttamente il PDF, vi rimando al sito ebookgratis.net, che ospita alcuni miei saggi.

È la seconda parte di un viaggio nella Parola Creatrice: dopo la parola scritta, qui vado alla scoperta di quella parlata.

Fra il romanzo di Musso e il mio saggio, non vi resta che iniziare un viaggio a scoperta di cosa succede quando la parola scritta prende vita…

L.

 
Lascia un commento

Pubblicato da su agosto 3, 2017 in Uncategorized

 

Wendigo (2015) di Ivano Satos

Quello che presento è un eBook prezioso, in quanto è tutto ciò che rimane dell’opera di ricerca e della interminabile passione di Ivano Satos.
Come sa chi lo seguiva, il blogger è scomparso nel nulla dalla fine del marzo 2016, e dopo poco anche i suoi due blog – “I beati lotofagi” e “Kentucky Mon Amour” – sono scomparsi, prima resi “privati” da non si sa chi e poi evaporati nel nulla. Come ho più volte detto, mi piace pensare – e sperare – che sia tornato nella natura selvaggia che tanto amava, lontano dalla Rete: ciao Ivano, e occhio a quel grizzly che ti cammina accanto…

Chi ha avuto il piacere di leggere i post di Beati Lotofagi sa che Ivano univa uno studio approfondito ad un gusto fuori dal comune: le sue passioni lo avviluppavano e doveva studiarle a fondo, fino a condividere testi molto densi e davvero speciali.
Nell’ottobre 2015 presentò un lunghissimo e particolareggiato post su un tema tanto vasto quanto creduto erroneamente noto: il Wendigo. Proprio perché questi temi fantastici sono trattati da molti media, molti lettori credono di saperne già abbastanza e quindi Ivano è dovuto andare più a fondo e fare una panoramica più vasta.
Subito dopo aver letto il post, gli ho scritto offrendo i miei “servizi” e proponendomi di trasformare il suo post in un eBook gratuito, come già facevo io per le mie “indagini”.

Il risultato è quello che vi propongo, visto che ormai da tempo non è più presente nel suo blog.
Di molte opere della storia dell’umanità ci rimangono solamente le citazioni in tutt’altri libri: mi piace pensare di aver salvato una minuscola parte dell’opera di Ivano Satos con questo eBook…

Scarica liberamente il saggio in formato .ePub

Scarica liberamente il saggio in formato .mobi (per Amazon Kindle)

L.

 
5 commenti

Pubblicato da su luglio 21, 2017 in Uncategorized

 

[Un libro, una storia] L’animale culturale

La trasmissione “SuperQuark“, che seguo sin dalla sua nascita nel lontano 1983, quest’anno saluta la scomparsa di alcuni storici collaboratori, come per esempio Dànilo Mainardi.
Ho appreso della sua morte (l’8 marzo scorso) solamente quando ho Piero Angela l’ha salutato nella prima puntata di questa stagione estiva (21 giugno) e posso capire come mai la stampa sia rimasta silente davanti alla perdita di un etologo: il professor Mainardi era uno di quelli che non fanno rumore ma si limitano a fare bene il proprio lavoro guadagnandosi la stima dell’ambiente scientifico internazionale. E questo in Italia non fa mai notizia…

Sin da quand’ero bambino Mainardi mi ha raccontato fiumi di storie di animali per la mia grande gioia: non era uno stile per bambini, non raccontava favole né infiorettava o che altro. Il professor Mainardi era appunto un professore, non cantastorie, ma al contrario di quello che si pensa essere un professore significa saper raccontare: e Mainardi sapeva raccontarti storie di ogni animale possibile e immaginabile.

“Quark”, “Il mondo di Quark”, “SuperQuark”, i nomi sono cambiati nel corso di quasi 25 anni ma io ero sempre lì ad aspettare l’intervento di Mainardi, che con poche parole sapeva unire mille puntini e regalarti uno sguardo d’insieme eccezionale.

Ecco perché quando nella Libreria Feltrinelli del centro di Roma quel 1994 trovai a sorpresa “L’animale culturale” di Mainardi lo comprai a scatola chiusa.

Questo piccolo saggio BUR (terza edizione, gennaio 1988) ha una particolarità che lo contraddistingue dai pochissimi altri libri scritti dal professore – che era un oratore nato e ha scritto raramente, a livello di divulgazione: non è solo una semplice raccolta di articoli già apparsi su riviste, come saranno i successivi libri dell’autore, ma un discorso omogeneo.
L’ho letto in sette giorni – dal 22 al 29 giugno 1994 – e mentirei se dicessi di ricordare qualcosa, ma quell’estate assolata in cui durante la pausa pranzo da lavoro mi rifugiavo all’ombra di un piccolo capannone, isolato da tutto e tutti, e leggevo a manetta è un momento che ricordo sempre con affetto. E anche in forma scritta il professor Mainardi riuscì a regalarmi grandi emozioni.

Avevo circa 9 anni la prima volta che ho visto in TV Mainardi, quel 1983: dopo tutto questo tempo la notizia della sua scomparsa l’ho presa come quella di un caro amico di famiglia.
Addio, professore, e grazie per tutti gli animali…

L.

 
4 commenti

Pubblicato da su luglio 17, 2017 in Uncategorized

 

[Un libro, una storia] Capitani oltraggiosi

Come già ho avuto modo di raccontare, il 18 febbraio 2005 ho iniziato a leggere per la prima volta un romanzo dell’autore texano Joe R. Lansdale – per la precisione, l’allora ultra-rarissimo Mucho Mojo – e, totalmente rapito dal suo stile, nel giro di un anno ho letto 20 suoi romanzi, cioè tutti quelli disponibili all’epoca. In realtà solamente il 2005 è stato il mio personalissimo annus mirabilis dell’autore: avendo finito tutti i romanzi buoni, dal 2006 ho iniziato a leggere le ristampe e le furbate che cominciavano ad arrivare in Italia, rimanendo spesso deluso e disamorandomi presto di Champion Joe.

Come tutti sanno, il ciclo di romanzi di maggior successo dell’autore texano è quello con protagonisti Hap e Leonard, due tizi che in poche righe ti conquistano, ti divertono e non ti mollano più.
Quel febbraio 2005 mi ero lasciato convincere a dare una chance a questi personaggi e in brevissimo tempo ne ero schiavo. Divorai tutti i libri che li vedevano protagonisti giusto in tempo per l’uscita italiana, nel novembre 2005, di questo Capitani oltraggiosi (Captains Outrageous, 2001), edito da Einaudi.

All’epoca ancora tenevo traccia delle mie letture, così posso raccontare di aver comprato questo libro alla Stazione di Roma Termini il 29 novembre 2005 e di aver iniziato immediatamente a leggerlo, finendolo il 2 dicembre successivo, che era un venerdì.
Perché specifico che era un venerdì? Qui scatta la storia…

All’epoca ero pendolare già da un anno, e vi svelo un segreto che nessuno sa: ogni venerdì c’è uno sciopero, nel trasporto pubblico. Perché una volta sciopera una sigla, una volta un’altra, una volta gli autisti, una volta i controllori, una volta chi pulisce le vetture, e via dicendo. Chiunque si muova con i mezzi a Roma – cioè gli extracomunitari ed io – sa che ogni venerdì c’è uno sciopero e quindi un ritardo e quindi un disagio, e si mette l’anima in pace.

Quel venerdì 2 dicembre un treno fece uno “Sciopero ACDC” (Sciopero A Cazzo Di Cane) – perché se nessuno controlla che le leggi sugli scioperi vengano rispettate, chi le rispetta? – e così saltò una corsa, e quando una corsa salta sulla tratta più frequentata della Provincia di Roma significa che ci sono almeno mille persone sui binari che dovranno salire sul treno successivo, già pieno di altre mille persone.
Dopo aver aspettato un’eternità sulla banchina, mi sono dovuto fare tutto il viaggio – che ovviamente è durato il doppio rispetto al solito – su un piede solo: c’era talmente tanta gente che non c’era spazio per abbassare anche il secondo piede! (Sembra che io stia scherzando, ma vi giuro che è esattamente così che è andata.)

Malgrado tutto questo assurdo disagio, io stavo in grazia di Dio, perché avevo Hap e Leonard che mi tenevano compagnia! Quel venerdì maledetto tutti quei ritardi mi hanno permesso di bermi questo libro, letto in equilibrio su un piede e retto con una mano sola. È stata una full immersion totale e mi rimane solo una domanda: perché una tizia che viaggiava vicino a me continuava a lanciarmi occhiatacce, fissando la copertina del libro? Ok, sono due gambe nude, ma con quello che si vede in giro non credo proprio abbia potuto mal giudicare la mia lettura da questo!

L.

 
6 commenti

Pubblicato da su giugno 19, 2017 in Uncategorized

 
 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: