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30 giorni di notte (6) Michele Tetro

Dal 13 al 17 maggio 2013 ho presentato su ThrillerMagazine una serie di recensioni molto particolari: ho chiesto a cinque romanzieri italiani di leggere lo stesso fumetto di Joe R. Lansdale, appena distribuito dalla MagicPress, e condividere le loro impressioni.
Da oggi, e per tutta la settimana, ripresento quelle recensioni, con un bonus: il quinto autore la cui recensione – arrivata in ritardo – è rimasta sempre inedita. Dopo la mia presentazione, oggi, e quindi la mia recensione, da domani scoprirete la passione a fumetti di cinque autori italiani.


30 giorni di notte:
Michele Tetro

(inedito!)

In principio, almeno per me, vi fu il film, 30 giorni di buio, diretto da David Slade nel 2007, che vidi tempo dopo la sua uscita al cinema, in un periodo in cui le saghe vampiriche cine-narrative si erano trasformate in quel desolante sottoprodotto chiamato paranormal-romance, di cui Twilight è tristo alfiere, con moderni succhia-sangue belli come manichini e altrettanto evocativi, impegnati in happy-gloomy days mortalmente soporiferi per il sottoscritto, ancor puro, finanche talebanico, hammeriano DOC, convinto che un vampiro debba essere davvero… un vampiro.

Il film in questione, lungi dall’essere in sé opera totalmente originale o innovativa (difficile oggi raggiungere questo obiettivo, senza snaturare gli assunti delle tematiche in questione), aveva, sempre secondo il Tetro parere, almeno tre assi nella propria manica. Il primo, più evidente, riportare il vampiro nella sua dimensione ideale di creatura sozza, laida, sanguinaria, lontana anni-luce da una positiva identificazione dello spettatore in codesto essere ributtante, più animale che essere umano (cosa che già non è), bramoso solo del prezioso liquido rosso e dei tocchi di carne che ne sono impregnati. Nessuna morbosa attrazione da parte femminile di draculesca memoria (con buona pace di zio Christopher Lee), nessuna sfumatura romantica nella sua natura di solitaria creatura della notte (qui i vampiri solitari non sono, anzi sono legati tra loro da vincoli quasi tribali), nessun comportamento basato su sentimenti ancora identificabili nel novero delle umane attitudini (bestie, anzi bestiacce da combattere e uccidere, e basta).

Secondo motivo d’interesse, l’inedita ambientazione dove prende corpo la vicenda, forse l’elemento di fascino più potente del film: l’isolatissima cittadina boreale di Barrow, un piccolo agglomerato di moderne baracche nel nord estremo dell’Alaska, dove appunto per un periodo annuale di trenta giorni il sole non sorge dall’orizzonte, riservando agli abitanti un pesante mese di buio crepuscolare. Che pacchia invece per un gruppo di vampiri assetati e affamati, che con il non-morto del mito conservano la sacrosanta paura della luce solare, in grado di carbonizzarli dolorosamente. Barrow esiste davvero, è il villaggio più settentrionale degli USA, ma le riprese si sono svolte quasi agli antipodi, in Nuova Zelanda. Scenario straordinariamente evocativo già di suo, con le sue ombre, il suo silenzio, i suoi cieli plumbei, le sue distese di neve e ghiaccio, il cui biancore è destinato a far risaltare i fiumi di sangue che scorreranno.

Terzo elemento, una spiccata fedeltà alla miniserie a fumetti quasi omonima (30 giorni di notte, titolo originale più corretto, primo episodio uscito nel 2002), realizzata da Steve Niles ai testi e da Ben Templesmith ai disegni, pubblicata da MagicPress, che oggi vanta diversi episodi e addirittura dei romanzi ispirati alla vicenda.

L’albo a fumetti mantiene vivi tutti gli elementi positivi della pellicola finora elencati, anzi, attraverso il suo particolare media, ottiene risultati fin superiori a livello iconografico, fortemente peculiari: tavole affascinanti nella loro grevità, chiaroscuri paesaggistici di forte presa, personaggi interessanti e dal tratto inusitato, che mi rimanda molto a certi lavori lovecraftiani di Alberto Breccia. Insomma, un raro caso in cui leggere e poi vedere (o il contrario) una certa storia riserva piacevoli sorprese in entrambi i casi.

Non ho avuto ancora occasione (per ora) di guardare il sequel uscito nel 2010, 30 giorni di buio II, di Ben Ketai, né leggere i successivi episodi a fumetti della saga, quindi il 12° volume edito da MagicPress che ho tra le mani, 30 giorni di buio: di nuovo notte, ha costituito per me il prosieguo ideale di questa storia… con gustose variazioni fin dai nomi presenti in copertina, non più gli originali Niles e Templesmith bensì i comunque benvenuti Joe R. Lansdale e Sam Kieth.

Già il nome di Lansdale ai testi ha fornito una chiave di lettura positivamente prevedibile: ci sarebbe stato da divertirsi, al di là degli orrori che avrei potuto incontrare sfogliando le pagine. E infatti la verve dello scrittore texano si è fatta sentire negli scambi di battute dei personaggi, che spingono a sorridere nonostante la gravità della situazione che li vede protagonisti, ricordandomi per certi versi il suo brillante adattamento di Conan: Il canto dei morti, dove la seriosità del genere si stemperava in un quasi comico slapstick verbale tra gli eroi. E, naturalmente, nonostante la trama sembri originarsi direttamente dal capostipite (pochi superstiti umani in fuga tra i ghiacci dopo la distruzione di Barrow, seguiti da implacabili vampiri vendicativi), un prologo risalente alla Seconda Guerra Mondiale promette un curioso ed inedito svolgimento di nuovi eventi, riallacciandosi ad un altro Mito, non più quello del vampiro ma quello ebraico del (udite, udite)… Golem istesso, altra figura iconografica del genere horror, qui recuperata e risciacquata nel sangue (moderno, stavolta).

Senza anticipare troppo della storia, che vede i fuggiaschi di Barrow (appena meno animaleschi dei loro putridi inseguitori, costretti al cannibalismo per sopravvivere tra i ghiacci) incappare in un team scientifico alle prese con un misterioso contenitore rinvenuto in un iceberg e abbandonato da un U-Boot nazista 60 anni prima, possiamo dire che i ghiacci si arrosseranno nuovamente di emoglobina sparsa, vuoi dagli increduli scienziati, vuoi dai ridotti superstiti barrowiani, vuoi dai bramosi vampiri stessi, che dovranno affrontare un’inaspettata nemesi proveniente dal passato.

Tre personaggi leader tutti al femminile (la guida degli umani, ormai rotta a tutti gli orrori, la capo-scienziata, destinata a veicolare una terribile forza soprannaturale, e la bieca vampira, assetata di vendetta oltre che di Rh positivo), colti dal tratto grottesco di Sam Keith, che stempera (o esaspera?) l’orrore con sequenze flashback disegnate con stile quasi infantile, che potrebbe lasciare dapprima interdetti i cultori del genere. Che però non saranno delusi, se il loro desiderio fosse trovare qualcosa di davvero originale in questa fortunata saga al sangue. E quel Golem con il reggiseno sugli occhi… ah, basta. Va letto. E ben venga il seguito che le vignette finali sembrerebbero presagire.


L.

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Pubblicato da su novembre 18, 2017 in Recensioni

 

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30 giorni di notte (5) Andrea Carlo Cappi

Dal 13 al 17 maggio 2013 ho presentato su ThrillerMagazine una serie di recensioni molto particolari: ho chiesto a cinque romanzieri italiani di leggere lo stesso fumetto di Joe R. Lansdale, appena distribuito dalla MagicPress, e condividere le loro impressioni.
Da oggi, e per tutta la settimana, ripresento quelle recensioni, con un bonus: il quinto autore la cui recensione – arrivata in ritardo – è rimasta sempre inedita. Dopo la mia presentazione, oggi, e quindi la mia recensione, da domani scoprirete la passione a fumetti di cinque autori italiani.


30 giorni di notte:
Andrea Carlo Cappi

(da ThrillerMagazine, 17 maggio 2013)

In principio erano solo trenta. Quando oltre dieci anni fa, nel 2002, lo sceneggiatore Steve Niles e il disegnatore Ben Templesmith realizzarono 30 giorni di notte, nato inizialmente come soggetto cinematografico. Era una storia di vampiri molto particolare uscita in tre albi e poi raccolta in volume, salutata con entusiasmo da Clive Barker. Come è forse ormai noto, la vicenda era ambientata a Barrow, cittadina sperduta tra i ghiacci dell’Alaska in cui la notte dura ben trenta giorni: il luogo ideale perché i vampiri, non più vincolati dall’obbligo di ripararsi dalla luce del sole, possano spadroneggiare sulla popolazione; ma le cose poi si complicano, tanto per gli esseri umani quanto per gli stessi vampiri.

Dopo numerosi sequel (editi in Italia dalla MagicPress, una serie di romanzi e due film, i trenta giorni si sono moltiplicati e le ambientazioni si sono estese ben oltre i confini di Barrow. Ma è proprio da qui, nel luogo in cui tutto è cominciato, che comincia la storia di Di nuovo notte, il volume appena giunto in Italia. Anche se, per essere rigorosi, questo episodio comincia a bordo di un sommergibile tedesco nel 1943 e contiene flashback che vanno indietro nel tempo fino a prima dell’apparizione dell’uomo sulla Terra. Perché l’autore della sceneggiatura è nientemeno che Joe R. Lansdale.

Non credo che lo scrittore texano abbia bisogno di presentazioni. Basti giusto ricordare che, oltre alla sua ironica serie noir con protagonisti Hap e Leonard e a romanzi di vario genere (anche più di un genere per volta), tra cui il breve ma geniale Bubba-Ho-Tep da cui è stato tratto il film omonimo, Joe è un cultore dei fumetti. Oltre al lavoro su Batman, cui ha dedicato anche narrativa non a fumetti e sceneggiature di cartoni animati, dopo una serie su Conan il barbaro, ecco che lo scrittore porta il suo prezioso contributo a un’altra saga.

In Di nuovo notte Lansdale prende le mosse dalla fuga di un gruppo di sopravvissuti dalla Barrow infestata dai vampiri, raccontandone l’avventuroso esodo tra le gelide piane dell’Alaska, fino all’incontro con un gruppo di scienziati che hanno appena ripescato – causa scioglimento dei ghiacci – un enorme contenitore metallico che reca le insegne del Terzo Reich e da cui provengono strani e inspiegabili rumori. Da qui la vicenda unisce elementi che potremmo definire mitologici (ma che preferisco non svelare, dato che è una delle sorprese della storia) alla storia della Seconda guerra mondiale, per poi sfociare in uno scontro che unisce horror e western con una delle situazioni ormai comuni a entrambi i generi: l’assedio dei protagonisti, circondati da preponderanti e malevole forze avversarie. In luogo del fortino, una stazione scientifica che riporta alla mente La cosa da un altro mondo in tutte le sue versioni. E ciò che potrebbe salvare gli esseri umani dall’attacco dei sempre più assetati vampiri, per gli assediati potrebbe rivelarsi non meno letale dei dannati succhiatori di sangue.

Un Lansdale dalla fantasia senza freni, dunque, con i disegni di Sam Kieth colorati dallo stesso Kieth e da Jay Fotos. Disegni che potrei definire “insoliti” se già la parte artistica di tutta la saga di 30 giorni di notte non fosse atipica rispetto al fumetto convenzionale. Ma in questo caso la definizione non è del tutto fuori luogo, dato che una delle sequenze più terrificanti della vicenda – che non ha a che vedere né con vampiri né con altre creature più o meno mostruose, bensì con la dura legge della sopravvivenza umana – è rappresentata in un flashback dallo stile volutamente infantile, che non ne sminuisce affatto le atrocità. Dopo questi nuovi trenta giorni, viene da chiedersi cosa potrà fare il prossimo sceneggiatore per alzare ancora di più la posta.


L.

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Pubblicato da su novembre 17, 2017 in Recensioni

 

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30 giorni di notte (4) Claudio Vergnani

Dal 13 al 17 maggio 2013 ho presentato su ThrillerMagazine una serie di recensioni molto particolari: ho chiesto a cinque romanzieri italiani di leggere lo stesso fumetto di Joe R. Lansdale, appena distribuito dalla MagicPress, e condividere le loro impressioni.
Da oggi, e per tutta la settimana, ripresento quelle recensioni, con un bonus: il quinto autore la cui recensione – arrivata in ritardo – è rimasta sempre inedita. Dopo la mia presentazione, oggi, e quindi la mia recensione, da domani scoprirete la passione a fumetti di cinque autori italiani.


30 giorni di notte:
Claudio Vergnani

(da ThrillerMagazine, 16 maggio 2013)

Oggi incontriamo Claudio Vergnani, l’apprezzato autore di romanzi come Il 18° vampiro, Il 36° giusto ed è ancora in libreria con I vivi i morti e gli altri: tutti targati Gargoyle Books.

Domenica 19 maggio, infine, l’autore sarà presente al Salone Internazionale del Libro di Torino – ore 16,00, pad. 2, stand n. 138 della Gargoyle Books – per incontrare i lettori.

Un commento a caldo subito dopo la lettura di “Di nuovo notte”

Spietato. Immaginifico. Un rullo compressore.

Sei un apprezzato autore “vampiresco”: cosa ne pensi dei protagonisti succhia-sangue di “30 giorni di notte”?

Ho avuto l’impressione di creature essenzialmente sadiche ed estremamente dirette nell’infliggere sofferenza. Non ci sono vie traverse nelle loro azioni. Niente bizantinismi o crudeltà sopraffine. Aggressività, ferocia ed efferatezza, le loro carte da visita. Una malvagità pura, con la quale non è possibile scendere a patti. Non sono creature che seducono, sono creature che sbranano. Nessun compromesso, nessuna pietà. Uccidono la speranza, prima ancora che il corpo delle loro vittime. E la fine arriva con un lungo urlo di sofferenza finale.

Non trovi che nei fumetti, come nei romanzi, le storie di vampiri godano di maggior libertà espressiva e innovatività rispetto alle loro produzioni cinematografiche?

Il cinema ha molti assi da giocare – in primo luogo, soprattutto oggi, gli effetti speciali – ma di certo non tutti. Lo dimostra certa modestia e ripetitività nelle sceneggiature, credo, così anche la moda dei remake. Il fumetto può invece colmare il gap con il talento visionario del disegnatore, che spesso fa la differenza, a parità di sceneggiatura. Ma non è il caso di questo volume, che può contare non solo sull’ottimo Kieth, che cambia registro in più di un’occasione pur mantenendo sempre un’altissima efficacia (cosa abbastanza rara, quando si sperimenta. In Italia l’ho visto fare a Enoch, per esempio) ma anche su una storia a dir poco ansiogena nella sua linearità. E – magari tra le righe, sapientemente nascosta in mezzo a tanta crudeltà – anche su una sottile ironia che contrasta con l’ondata d’angoscia che trasmette.

Che ne pensi di uno scrittore come Joe R. Lansdale?

Ammetto di averlo scoperto molto tardi. Diciamo due o tre anni fa, quando un lettore paragonò un mio personaggio ad uno dei suoi. Ovviamente mi informai. Ritengo che quando non si addormenta – come capita a tutti – sia una delle poche voci originali e incisive (e fuori dal coro) che questi ultimi due decenni ci abbiano regalato. Può anche essere che le sue opere più conosciute non siano le più incisive, ma di sicuro, quando padroneggia la sua materia, è in grado di regalare gioiellini unici (vedi ad esempio Bubba Ho-Tep, per dirne uno) Nel volume in questione, il suo apporto traspare anche dalle forti, tremende figure di donne (positive e negative) che ci presenta, oltre all’idea a dir poco allucinata di far apparire nientemeno che… Il Golem nel pieno di un racconto di vampiri. Questa commistione tra il pulp e il colpo di scena efficace è proprio il suo stile. O una parte del suo stile. J

Buio, freddo e isolamento: da romanziere, non credi che siano ingredienti di prima qualità per raccontare una storia di forte tensione?

Mi viene da sorridere. Sarebbe il mio sogno.


L.

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Pubblicato da su novembre 16, 2017 in Interviste, Recensioni

 

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30 giorni di notte (3) Alfredo Colitto

Dal 13 al 17 maggio 2013 ho presentato su ThrillerMagazine una serie di recensioni molto particolari: ho chiesto a cinque romanzieri italiani di leggere lo stesso fumetto di Joe R. Lansdale, appena distribuito dalla MagicPress, e condividere le loro impressioni.
Da oggi, e per tutta la settimana, ripresento quelle recensioni, con un bonus: il quinto autore la cui recensione – arrivata in ritardo – è rimasta sempre inedita. Dopo la mia presentazione, oggi, e quindi la mia recensione, da domani scoprirete la passione a fumetti di cinque autori italiani.


30 giorni di notte:
Alfredo Colitto

(da ThrillerMagazine, 15 maggio 2013)

(Scrive romanzi storici, traduce bestseller, insegna scrittura creativa: tutto questo è Alfredo Colitto. Mentre con Piemme pubblica romanzi storici di successo – è ancora in libreria il suo recente La porta del Paradiso – Colitto ha avuto modo di tradurre alcune delle opere più note di Joe R. Lansdale: dalla trilogia de La notte del Drive-in ad alcuni episodi del ciclo di Hap e Leonard (Rumble Tumble, Bad Chili, Capitani oltraggiosi). Visto che Champion Joe è lo sceneggiatore di Di nuovo notte, il nuovo episodio della saga 30 giorni di notte (MagicPress, gli abbiamo chiesto un parere sia sul fumetto che sullo stile lansdaliano: lui che oltre a leggerlo l’ha anche tradotto.)

Per la casa editrice Einaudi ho tradotto in italiano diversi romanzi di Joe R. Lansdale. La frase standard con cui definisco questa esperienza è: «Quando traduco Lansdale non mi sembra di lavorare». Musica a palla in cuffia (perché spesso lavoro in orari tipo le due o le tre del mattino), rido da solo mentre pesto sui tasti e le pagine vanno via che è una bellezza. Insomma, mi diverto da matti e mi pagano pure. Il che, in un lavoro poco riconosciuto e malpagato come quello del traduttore, è un bonus da un milione di punti.

È vero, c’è lo slang texano, c’è il ritmo scoppiettante delle frasi per niente facile da rendere in italiano, ci sono battute tenere, scene violente, altre grottesche, dialoghi a volte al limite dell’assurdo, quindi Lansdale andrebbe catalogato tra le traduzioni “difficili”. Certamente è impegnativo, ma per me gli unici libri veramente difficili da tradurre sono quelli scritti male, o quelli che non mi coinvolgono emotivamente. Con Big Joe Lansdale non ho mai avuto nessuno di questi due problemi.

In questo numero della serie a fumetti 30 giorni di notte, i testi di Big Joe – con la sua cifra a volte violentissima ma sempre grottesca e in qualche modo ironica, il suo frullato che mescola i generi, dall’horror alla fantascienza al western – si sposano con i disegni di un altro big atipico, Sam Kieth.

Il risultato è di altissima qualità. La sintonia tra parole e immagini è perfetta. Una cosa che mi ha colpito particolarmente è il flashback scritto e disegnato in stile bambinesco, che rende ancora più raccapricciante il racconto dei sopravvissuti, i quali, per riuscire ad arrivare alla stazione meteorologica mangiano tutti gli animali che incontrano, pericolosi o meno, mangiano i loro morti e si mangiano pure tra loro, senza mai perdere la loro qualità “sognante e vulnerabile”, come la definisce lo stesso Kieth nelle sue note al volume. Dopodiché, come dice il titolo, è Di nuovo notte. E arrivano i vampiri, con la loro sete di violenza e di sangue.

30 giorni di notte. Di nuovo notte è un albo imperdibile per tutti gli appassionati di fumetto, a prescindere dal genere. E ovviamente, per tutti gli appassionati di Lansdale, che dal genere prescindono comunque.

(Per maggiori informazioni su Colitto e i suoi romanzi, si rimanda al suo profilo sul sito di Piemme Editore)


L.

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Pubblicato da su novembre 15, 2017 in Recensioni

 

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30 giorni di notte (2) Cristiana Astori

Dal 13 al 17 maggio 2013 ho presentato su ThrillerMagazine una serie di recensioni molto particolari: ho chiesto a cinque romanzieri italiani di leggere lo stesso fumetto di Joe R. Lansdale, appena distribuito dalla MagicPress, e condividere le loro impressioni.
Da oggi, e per tutta la settimana, ripresento quelle recensioni, con un bonus: il quinto autore la cui recensione – arrivata in ritardo – è rimasta sempre inedita. Dopo la mia presentazione, oggi, e quindi la mia recensione, da domani scoprirete la passione a fumetti di cinque autori italiani.


30 giorni di notte:
Cristiana Astori

(da ThrillerMagazine, 14 maggio 2013)

I lettori de Il Giallo Mondadori la ricordano di certo per il successo dei suoi romanzi Tutto quel nero e, più recentemente, Tutto quel rosso, veri esponenti del moderno noir come commistione di generi. Stiamo parlando di Cristiana Astori, nota tanto per le sue traduzioni in italiano dei romanzi del ciclo Dexter quanto per la sua narrativa thriller-horror. È a suo agio nel mondo dei fumetti, nelle storie di vampirismo e dovunque si parli di Joe R. Lansdale, che ha conosciuto di persona e dal quale ha ricevuto (unica autrice italiana) una frase di lancio per il suo libro Il Re dei Topi (Alacrán 2006). «Cristiana Astori è una scrittrice di storie lucide e taglienti, una stella brillante che diffonde rapida il suo chiarore nei cieli della letteratura. Non perdetevi il suo libro!» Parola di Lansdale!

L’abbiamo incontrata per parlare del nuovo capitolo della saga a fumetti 30 giorni di notte, dal titolo Di nuovo notte, scritta dall’autore texano e targata MagicPress

Un commento a caldo subito dopo la lettura di “Di nuovo notte”

Sicuramente un gran fumetto! Una storia cupa e feroce, raccontata con la solita maestria lansdaliana, ricca di orrore e di suspense, ma anche di scavo psicologico. Per la prima volta una storia d’avventura e azione incentrata su tre personaggi leader al femminile, tre caratteri differenti e contrapposti, a tratti anche grotteschi, ma comunque sempre credibili fino all’inquietante e sbalorditivo finale. Non voglio anticipare nulla, ma a mio avviso il plot contiene un’apprezzata citazione del film Horror Express di Eugenio Martin. Interessante anche il concetto dell’assedio romeriano che Lansdale riprende dal primo episodio della saga, arricchendo l’atmosfera tetra e darkissima di Steve Niles con una forte dose di beffarda ironia. Decisamente a tema lo stile naif e oscuro di Sam Kieth che conferisce alla storia un alone di perversa crudeltà.

Nella tua produzione dark ti sei già misurata con il vampirismo, hai anche partecipato all’antologia “La sete” (Coniglio Editore): cosa ne pensi dei vampiri protagonisti della saga “30 giorni di notte”?

Spesso la maggior parte delle storie di vampiri ti fanno desiderare, almeno per un istante, di diventare uno di loro, di trasformarti in una creatura immortale, maledetta, sensuale e tormentata. Invece i vampiri di 30 giorni di notte non hanno nulla di charmant: sono semplici belve spietate e affamate di sangue, persino prive di un nome, lontane mille miglia dal fascino del tenebroso twilightiano. Per esempio non riesco infatti a immaginare un individuo sano di mente che possa perdere la testa per questa regina della notte creata da Lansdale (a meno che non sia lei a mozzargliela di netto). I miei vampiri invece stanno a cavallo tra i due generi: si presentano in modo sensuale e seduttivo, ma fondamentale è lo smascheramento della loro natura di cinici predatori, aspetto centrale del vampirismo che la società miope continua a rimuovere e dimenticare, e con essa anche le appassionate lettrici di paranormal romance.

Sei l’unica autrice italiana che ha ricevuto una “frase di lancio” da Lansdale: qual è il tuo rapporto con questo particolarissimo autore?

È dalla fine degli anni Novanta che divoro le sue storie; da adolescente il mio colpo di fulmine letterario è stato Stephen King, poi è venuto Lansdale. La sua raccolta Maneggiare con cura è un mio grande cult nonché fonte di ispirazione; ricordo che avevo persino setacciato le bancarelle alla ricerca dei suoi Urania ora rarissimi, La notte del drive in e Il giorno dei dinosauri e che ora custodisco autografati nella mia biblioteca. Ricordo quando ci siamo incontrati la prima volta al Noir in Festival a Courmayeur e, scoperta la nostra passione comune per l’horror e i fumetti, si è dimostrato interessato a leggere le mie storie. Non ci potevo credere, idem quando ho letto il suo blurb: sicuramente una delle soddisfazioni più grandi della mia carriera. Last but not least, Lansdale, oltre a essere un grandissimo autore, è anche una splendida persona, semplice, schietta, ironica, e nonostante il successo, affatto presuntuosa. Prima o poi sento che lui e sua figlia Kasey (bravissima cantante country) diventeranno i personaggi di una mia storia e poi, lo dico sempre e mi ripeto: se la parentela si potesse scegliere, zio Joe sarebbe perfetto!

Tu sei una grande appassionata di Garth Ennis: quali sono secondo te le differenze fra questi due grandi autori di fumetti?

In realtà è importante precisare che Garth Ennis è un fumettista a tutto tondo, mentre Lansdale un romanziere che si presta al fumetto. Comunque i punti in comune tra i due sono molti: l’ironia, la violenza, le situazioni grottesche e surreali, i personaggi incisivi e sanguigni di cui ti innamori a prima vista. Garth Ennis però è irlandese, mentre Lansdale americano. Dunque l’America ennisiana è sempre filtrata dalla tradizione letteraria irlandese, legata al gotico ottocentesco e a una religiosità oppressiva, entrambe contaminate con il western di frontiera che l’autore ha conosciuto attraverso i film consumati da ragazzino: Preacher ne è un esempio. Si può dire dunque che Garth Ennis guardi al mito americano, mentre Joe Lansdale, texano, ne faccia parte, sia figlio di quel mito.

Non trovi che nei fumetti, come nei romanzi, le storie di vampiri godano di maggior libertà espressiva e innovatività rispetto alle loro produzioni cinematografiche?

Forse il fumetto è il settore che meno risente delle mode e dell’egemonia di un determinato filone, come quello di Twilight oggi imperante sia al cinema che in letteratura. E la saga 30 giorni di notte è la dimostrazione lampante di come i comics mantengano ancora la loro originalità e indipendenza rispetto ad altri media che si piegano per esigenze commerciali allo sfruttamento di tematiche fino a condurle all’esaurimento.


L.

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Pubblicato da su novembre 14, 2017 in Interviste, Recensioni

 

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30 giorni di notte (1) Presentazione

Dal 13 al 17 maggio 2013 ho presentato su ThrillerMagazine una serie di recensioni molto particolari: ho chiesto a cinque romanzieri italiani di leggere lo stesso fumetto di Joe R. Lansdale, appena distribuito dalla MagicPress, e condividere le loro impressioni.
Da oggi, e per tutta la settimana, ripresento quelle recensioni, con un bonus: il quinto autore la cui recensione – arrivata in ritardo – è rimasta sempre inedita. Dopo la mia presentazione, oggi, e quindi la mia recensione, da domani scoprirete la passione a fumetti di cinque autori italiani.


30 giorni di notte:
Presentazione

(da ThrillerMagazine, 13 maggio 2013)

«La rivolta è la legge dello schiavo», così recitava la battuta di un vecchio film, ed è una frase che Joe R. Lansdale sembra aver fatto propria con questa sua nuova creazione.

Lo scrittore di Gladewater non è solito trattare il tema del vampirismo, perché in generale ha capito che le persone “normali” mettono parecchia più paura di qualsiasi creatura della notte: pallottole d’argento o paletti di frassino sono inutili contro il maniaco psicopatico che magari ti abita alla porta accanto. Champion Joe ci ha abituato a “mostri” per nulla soprannaturali ma non per questo meno pericolosi, pur non rinunciando alla sua buona dose di paranormale: dalla Notte del Drive-in al personaggio del reverendo Jebediah Mercer (conosciuto in Italia per la prima volta nel marzo 2008 grazie alla traduzione di Andrea Carlo Cappi, nel suo Nero West).

In ogni caso per la MagicPress scegliere Lansdale per narrare un capitolo della saga 30 giorni di notte sembrava davvero una scelta paradossale – a suo agio com’è l’autore più in caldi territori texani con abbondanti dosi di piombo rovente – e invece una volta di più ha saputo stupire.

Da alcuni anni siamo circondati dai vampiri: hanno sempre vissuto accanto a noi, da secoli, e non è mai esistito un periodo in cui non ci fosse un libro, un film e un fumetto – in qualsiasi lingua – che non affrontasse il tema. Ultimamente però la dose è divenuta eccessiva e tutti noi media-player (che cioè facciamo uso di vari media) siamo diventati schiavi di un fiume inarrestabile di vampirismo: e, come si è detto all’inizio, la rivolta è la nostra legge.

La frase citata è tratta dalla versione del 1936 de Il Golem, una delle tante versioni di una storia che è stata rivoltata e riscritta a piacimento molte volte. Difficile che Champion Joe ci abbia pensato, ma egli è giunto fra i vampiri per portare la distruzione e liberare noi schiavi: e lo ha fatto proprio con il Golem!

Di nuovo notte non è una storia di vampiri: è la storia di come il pulp possa uccidere il vampirismo! Un autore come Lansdale – che non scrive pulp: lo è! – dimostra che non esistono limiti alla narrativa, e che per sconfiggere i vampiri e la loro letteratura si può utilizzare un escamotage molto più antico del vampirismo: l’idea di un androide, un automa a forma umana che si prenda carico di fare ciò che a noi è impossibile. Si pensa che il mito del Golem sia stato reso celebre dal romanzo di Gustav Meyrink, ma è impreciso: poco accurate versioni cinematografiche e leggende apocrife hanno creato l’idea del Golem che noi abbiamo, ed è proprio quella a cui Lansdale attinge per la sua creazione.

Il nuovo fumetto targato MagicPress si impone per una storia veloce ma dirompente. Gli elementi sono quelli dei tanti altri volumi della saga: freddo, buio, vampiri. Quanti incroci si possono fare di questi elementi? Tantissimi, a quanto pare, ma Lansdale riesce a svitare il terzo elemento e a farcene convivere uno nuovo: i nostri simili.

Come si diceva, la narrativa dello scrittore texano ha dimostrato che fa molta più paura una persona di un mostro, ed infatti ad un certo punto di questo albo il lettore sarà messo di fronte ad un interrogativo poco simpatico: chi fa più paura, le vittime o i carnefici? I vampiri o gli umani? Entrambi fanno cose terribili, non si può rispondere alla domanda a cuor leggero…

Per lanciare la nuova puntata di 30 giorni di notte ThrillerMagazine dedicherà questa settimana a presentare, ogni giorno, un intervento diverso: a parte questo che avete appena letto, gli altri interventi saranno firmati da apprezzati scrittori nostrani.

Lasciando il mistero sui nomi dei partecipanti, non mi resta che darvi appuntamento a domani per un altro… giorno di notte!

L.

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Pubblicato da su novembre 13, 2017 in Recensioni

 

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Sulle mappe. Il mondo come lo disegniamo (2012)

Da quando ho conosciuto l’opera di Franco Farinelli, la geografia ha un posto d’onore nel mio cuore, sebbene non l’abbia studiata seriamente a scuola.
A parte le confusionare conoscenze delle Elementari – con quei disegnini di mucche e montagne sugli Stati – dopo un ginnasio con zero geografia, perché la professoressa la odiava e preferì dare a tutti il 6 politico piuttosto che insegnarla, quando al liceo mi sono ritrovato davanti al libro di testo è scattata la stessa sensazione che avevo per ogni altra materia: l’odio più profondo.

Farinelli mi ha ammaliato e conquistato, dimostrandomi che la geografia c’entra poco con il mondo: è una materia che parla di come noi percepiamo il mondo, non del mondo in sé.
Diverso discorso per la cartografia, che invece è più legata alla tecnica: è l’insieme delle conoscenze per creare un prodotto, una carta, un oggetto da costruire e quindi da concretizzare partendo da un’idea astratta. Azzardando un paragone ardito, dire che la geografia è il software che ha bisogno dell’hardware per esprimersi, e l’hardware è la cartografia.

Proprio per questa sottile ma fondamentale distinzione dopo la geografia di Farinelli ero curioso di leggere un libro di cartografia. Per fortuna ne ho trovato uno divulgativo in digitale, a cura del britannico Simon Garfield: “Sulle mappe. Il mondo come lo disegniamo” (On The Map, 2012), portato nel 2016 in Italia da Ponte Alle Grazie con la traduzione di Monica Bottini e Sabrina Placidi, e con una consulenza di Massimiliano Manganelli.

La quarta di copertina:

«Le mappe, è indiscutibile, non sono solo indispensabili ma hanno gran fascino. Ci permettono di orientarci, e questo non è poco, ma ci restituiscono anche una visione del mondo, la visione di chi le ha ideate. Infatti non sono il mondo, bensì una sua rappresentazione, quindi possono solo descrivere, in modo semplificato, lo spazio.
Per capire fino in fondo la loro utilità, bisogna fare lo sforzo di immaginarsi cosa doveva essere viaggiare o progettare un viaggio quando non esistevano: dell’estensione del mondo e della sua forma non vi era alcuna idea, ogni passo era fatto verso l’ignoto. E i luoghi raggiunti non avevano un nome.
Questo libro, corredato di un ricco apparato iconografico, ricostruisce la storia delle mappe: quando sono nate e perché, come si sono evolute, come sono state disegnate. Dai Greci fino a Google Maps passando per il navigatore satellitare, un libro pieno di storie che vi lasceranno incantati: esploratori, disegnatori, viaggiatori, cartografi, monaci, mercanti, inventori e filosofi che hanno creato una rappresentazione del mondo perché noi potessimo amarlo e conoscerlo, per poi desiderare di percorrerlo. O anche solo di immaginarlo dalla poltrona del nostro salotto.»

Commento:

Confrontare la scrittura di Garfield con quella di Farinelli è impari ed ingiusto: sono due universi lontani che sarebbe inutile confrontare.
Non sfugge però una tendenza tipica di tutti gli anglofoni, a tutti i livelli: l'”anglo-centrismo”. Ogni cultura tende a calibrare il mondo e la Storia ponendosi al centro di essa, ma forse gli anglofoni esagerano un pochino.
Così ogni racconto di mappe che coinvolga qualcuno di lingua inglese è stato trattato molto più ampiamente rispetto al resto del mondo. E visto che la geografia e la cartografia per come le conosciamo oggi sono nate concettualmente in Italia – dove nel Quattrocento è nata quella “proiezione” che ha cambiato per sempre il nostro modo di concepire il mondo – se permettete ci sformo un po’.

Simon Garfield

Al di là di questa annotazione, il saggio è una gradevolissima e scorrevolissima lettura, trattandosi di una raccolta di aneddoti e storie del mondo della cartografia, di mappe perse e mappe ritrovate, di mappamondi enormi e imprese incredibili.
Essendo però appunto solo storie, quello che manca è qualcosa che renda uniforme il tutto: manca una “filosofia” di base che guidi il lettore verso una tesi… anche perché non c’è neanche una tesi!

Garfield non vuole analizzare la cartografia né i tentativi dell’uomo di ridurre il mondo ad una forma più comprensibile: si limita a raccontare storie ed aneddoti senza stare a spiegarli.
Comunque rimane una lettura molto interessante, soprattutto nella parte più moderna dove racconta gli sforzi di grandi realtà come Google e Apple nella loro impresa di mappare il mondo per farne una guida. Questo ottimo materiale in mano ad un saggista titanico come Farinelli avrebbe dato vita ad un capolavoro, invece rimane “solo” un buon saggio.

Mappa degli utenti facebook

Imperdibile infine questa cartina, che viene presentata all’inizio del saggio. Un tecnico di facebook ha contrassegnato con un “puntino luminoso” ogni iscritto al noto social: il risultato è stata la mappa degli utenti facebook… che corrisponde alla mappa della Terra! (Con le dovute esclusioni degli Stati che limitano l’utilizzo di internet.)
Siamo in piena Mappa di Royce di borgesiana memoria, dove la rappresentazione di ogni elemento è così precisa… che la mappa finisce per essere grande esattamente quanto il territorio che vorrebbe descrivere.

L.

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6 commenti

Pubblicato da su ottobre 4, 2017 in Recensioni

 
 
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