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Non quel Marlowe in digitale!

Dopo circa un anno in cartaceo, Chiamatemi Marlowe – la prima parte dell’antologia definitiva dei miei racconti con protagonista Marlowe (no, non quel Marlowe) – arriva in digitale.

Da qualche giorno trovate su Amazon l’eBook al prezzo di € 4,99 – ma in questi giorni noto che c’è uno sconto ed è venduto a € 3,49: approfittatene!

Ringrazio Antonella della casa editrice ZenZero (recentemente intervistata) per continuare a credere nel mio personaggio e continuare a ridere alle sue battute irriverenti.

L.

 
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Pubblicato da su novembre 26, 2018 in Note

 

[Un libro, una storia] IT di Stephen King

Stephen King - ITEstate del 1990. Sono ad un passo dal vedere al cinema il mio primo film di Van Damme, il che segnerà l’inizio di anni di amore marziale incondizionato e di collezionismo estremo; da meno di un anno sono un fan sfegatato di Dylan Dog, quando a Roma è ancora pressoché ignoto; da pochi mesi ho visto Aliens e ho scoperto che voglio passare il resto della vita ad adorare il suo universo (e per festeggiare i 30 anni del film ho appena aperto un blog!); l’arrivo di un nuovo videoregistratore in famiglia mi permette di fare copie su VHS quindi tartasso le videoteche cominciando la mia collezione. (Tra i primi film duplicati, Dovevi essere morta di Wes Craven e Terminator di James Cameron. Sono passati 26 anni quindi spero siano reati caduti in prescrizione…).
Si affaccia un fenomeno che forse oggi può suonare strano: pare che si possano comprare i film… Da un distributore privato – Skema, mi pare si chiamasse – mia madre compra Ivan il terribile e La congiura dei boiardi, mentre io compro Frankenstein, che vedo per la prima volta proprio quell’estate 1990.
In mezzo a questo mare di passioni, di collezioni, di interessi, il tutto rovinato da quel mostro orrendo che si chiama “scuola” con i suoi crudeli “compiti estivi” – che faccio solo finta di fare! – non ho davvero tempo di innamorami di Stephen King.

Però da luglio ad agosto di quel 1990 sul comodino di mio padre campeggia un tomone assurdo, un volumone improponibile di 1.240 pagine. Ripeto, 1.240 pagine.
Ma come si fa a leggere un mattone del genere? Però mio padre lo divora pagina dopo pagina e alla fine scrive sul frontespizio, leggibile ancora oggi: «Fantastico!!!» Con tre punti esclamativi: è la prima ed unica volta che glieli vedo usare…

Passano gli anni e aumentano le passioni, mentre il tempo per curarle è sempre drammaticamente poco. Per quanto abbia resistito, mi sono innamorato di Stephen King e sto cercando di recuperare il tempo perduto macinando romanzi su romanzi, che pian piano sto raccontando qui.
Nell’estate del 1993 finirà tutto, comincerò a cambiare vita in modo profondo e abbandonerò per sempre King… ma nel marzo del ’93 faccio in tempo a finire IT (It, 1986, edizione Sperling&Kupfer SuperBestSeller n. 69, marzo 1990), e a scrivere anch’io sul frontespizio «Fantastico!!!» Che originalità…

Purtroppo non ho che vaghi flash di me che leggo questo volumone assurdo. All’epoca portavo sempre con me il libro che stavo leggendo, ma questo è impossibile da trasportare quindi devo averlo letto a casa, e magari questo mi ha impedito di fissare delle immagini particolari.
Fortuna ha voluto che ho visto prima il film televisivo di tre ore che ne è stato tratto, trovandolo molto bello mentre ovviamente a mio padre non è piaciuto: dopo aver letto il romanzo, anche a me il film è sembrato un riassuntino striminzito, ma all’epoca mi è davvero piaciuto e l’ho rivisto diverse volte con piacere.

Vi lascio con la splendida illustrazione di Bob Giusti per la copertina.

Stephen King - IT [Bob Giusti]L.

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Pubblicato da su giugno 13, 2016 in Note

 

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[Un libro, una storia] La zona morta

Stephen King - La zona morta [Mondadori 1990-10]Della febbre per i romanzi di Stephen King che mi colpì nei primi anni Novanta ho già parlato, quindi non starò a ricordare che dal 1990 al ’93 (circa) ho letto d’un fiato una ventina di romanzi del Re: tutti quelli che erano disponibili all’epoca (ad eccezione dei fantasy).

Il 31 giugno del 1991 ho iniziato questo La zona morta (The Dead Zone, 1979) nell’edizione Bestseller Mondadori n. 135 dell’aprile 1989 (però in una ristampa datata 12 ottobre 1990), con traduzione di un misterioso A. Terzi di cui non sembra esserci traccia del nome per esteso…

Ricordo benissimo di averlo iniziato sulla spiaggia, perché all’epoca la consuetudine estiva della mia famiglia era che dopo il bagno scattava pizza e libro! Ricordo con egual piacere i lunghi bagni così come le lunghe letture, e per fortuna per molti anni ho avuto un “amico estivo” anche lui appassionato lettore. (Detto oggi sembra fantascienza…)

Invece quei giorni in cui iniziai La zona morta ricordo che andavo sulla spiaggia con un amico di vecchissima data (con cui ho condiviso l’infanzia dall’asilo alla quinta elementare) che invece era fortemente allergico alla lettura: non sazio di una mattinata ricca di “azione marina”, si annoiava a stare seduto e voleva fare “qualcosa”. Io ero già totalmente schiavo delle vicende di Johnny Smith e del suo potere di preveggenza, così ero inamovibile: quella era l’ora della lettura e nessuno mi avrebbe tenuto lontano da uno splendido romanzo!

Meno piacevole, ma ugualmente intenso, è il ricordo di qualche giorno posteriore. All’epoca andavamo da un dentista lontanissimo, fuori mano in maniera terrificante: in pratica bisognava attraversare mezza Roma. Andare dal dentista è sempre stata (lo è tutt’ora) una tortura macerante per me, e quel giorno del 1991 uscì fuori che nessuno mi avrebbe accompagnato: così a 17 anni sonati compii il rito di passaggio di andare dal dentista (cioè al patibolo) da solo!
Per fortuna durante il lungo tragitto dell’autobus c’era La metà oscura a farmi compagnia, e scoprii che quando hai un ottimo libro con te… non hai bisogno d’altro!

Il 16 luglio 1991 ho finito il romanzo, amandolo ovviamente in ogni singola parola. Bello il film del 1983 di David Cronenberg – che trasmisero in TV proprio mentre stavo leggendo il romanzo, così che dovetti stare attento agli spoiler pubblicitari! – ma ovviamente è una briciola in confronto alla potenza del romanzo. (Io sono un integralista del “meglio il libro che il film”!)

Quell’amico che si annoiava sulla spiaggia è scomparso dalla mia vita: il libro di King ce l’ho ancora…

L.

 
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Pubblicato da su Maggio 16, 2016 in Note

 

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[Un libro, una storia] Pet Sematary

Stephen King - Pet Sematary [Sperling 1989-10]Nel 1991 ero nelle fasi iniziali della mia “febbre da King”. In primavera, con i miei genitori avevamo preso l’abitudine di fare dei raid in libreria – nella fattispecie, la Feltrinelli di piazza della Repubblica a Roma, che credo sia ancora in attività (spero) – tornando a casa con buste piene. La mia famiglia ha sempre frequentato librerie come altre frequentano ristoranti, ma quel periodo mio padre era impazzito per Stephen King e io, dopo un iniziale tentennamento – a 17 anni spesso si rifiutano a priori i gusti paterni perché si cercano altre strade – anch’io ero finito vittima del Re.

In quel periodo comprammo in poche riprese 23 libri di King, distribuiti fra Mondadori, Sperling & Kupfer e qualche Bompiani. Il problema che il me 17enne trovava opprimente era: mi tocca sempre leggere i romanzi dopo mio padre. Non era un effetto voluto, ma semplicemente mio padre ha sempre letto con velocità fulminea e capitava sempre che io leggessi libri dopo di lui.
Ora può sembrare una sciocchezza, ma per un adolescente in cerca di autoaffermazione è una questione seria.

L’8 giugno 1991 iniziai a leggere per la prima volta un romanzo in anteprima! Non ricordo come preparai la faccenda, probabilmente presi un libro che mio padre non aveva ancora letto, ma in realtà non ricordo. So solo che iniziai con la soddisfazione del “pioniere” Pet Sematary (1983), in una seconda edizione Sperlig Paperback “Super Best Seller” (n. 32) dell’ottobre 1989, tradotta dalla mitica Hilia Brinis. (Per chi non lo sapesse, la Brinis ha tradotto TUTTI i racconti di Ellery Queen in appendice al Giallo Mondadori.)
Come potete ammirare, la celebre illustrazione di Linda Fennimore fa la sua porca figura…

Il romanzo l’ho letto in otto giorni e, con mia grande soddisfazione dell’epoca, mio padre lo iniziò il 24 giugno successivo: credo di aver sghignazzato durante il tempo in cui lui lo leggeva. Come a dire: io già so quello che succederà…
Come ogni altro libro di King letto all’epoca, l’ho amato visceralmente e mi ha colpito profondamente, divorandone ogni parola con una passione che invidio, oggi. Ovviamente rimasi deluso del film che ne hanno tratto, pur reputandolo comunque migliore di altre porcate kinghiane al cinema.

Quell’inizio estate 1991 imparai che il cuore di un uomo è più duro della pietra: ognuno coltiva ciò che può, e ne ha cura…

Illustrazione di Linda Fennimore

Illustrazione di Linda Fennimore

L.

 
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Pubblicato da su Maggio 9, 2016 in Note

 

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[Un libro, una storia] Salomè

Wilde - SalomèAnno 1995, lavoravo da poco e ad ogni pausa pranzo bazzicavo le librerie del centro di Roma: Feltrinelli di largo Torre Argentina (un palazzo di tre piani!) e la storica Rinascita di via delle Botteghe Oscure. (Se questo indirizzo vi dice qualcosa, allora siete come minimo miei coetanei, perché era la sede del Partito Comunista…)
So che quella Rinascita ha chiuso nel 2009, ma all’epoca era ancora una delle librerie più importanti della Capitale, e nel seminterrato aveva la più fornita videoteca di cinema d’autore mai apparsa a Roma. (Visto che nella Capitale d’Italia il cinema d’autore è una bestemmia, basta avere dieci titoli per essere leader incontrastati nel settore!)

In epoca pre-internet e pre-DVD, il massimo della tecnologia erano le VHS, rarissime da trovare: se poi cercavi film d’autore, allora erano proprio impossibili da trovare, se non da Rinascita o qualche altra rara videoteca.
Un giorno da Rinascita trovai L’ultima Salomè (Salome’s Last Dance, 1988), la variopinta e frizzante trasposizoine cinematografica – firmata dal geniale Ken Russell – della pièce omonima di Oscar Wilde.
Dopo essere rimasto deliziato ed estasiato dalla visione – dissacrante ed oscenamente geniale come solo Russell sa essere – mi sono fiondato dalla Feltrinelli a cercare il testo originale di Wilde. Tanto più che nello stesso periodo ho visto il delizioso film britannico Un uomo senza importanza (A Man of No Importance, 1994), dove il celebre Albert Finney interpreta un gay non dichiarato che affitta una parrocchia in un paesino per mettere in scena la Salomè wildiana. («È la storia di Giovanni il Battista» dice per raggirare il prete locale!)

L’8 giugno del 1995 ho letto tutto d’un fiato Salomè in questa edizione BUR Teatro del marzo 1990, con traduzione di Domenico Porzio. (Traduttore e biografo di Borges, ma ancora non lo sapevo.)

Sarò onesto, quella lettura è stata influenzata dall’ebbrezza del film di Russell e se avessi conosciuto prima il testo di Wilde forse non mi sarei entusiasmato. Ricordo poco o niente della lettura, anzi: ad essere onesto i miei ricordi sono tutti legati al film, quindi non saprei dire quanto del testo originale mi sia rimasto.
Però è stata una bella esperienza in un periodo molto importante per la mia vita: non me ne voglia il buon Oscar, ma per me Salomè rimarrà sempre la smorfiosa giovane Imogen Millais-Scott che, prima di abbandonare per sempre il cinema, bacia le labbra della testa recisa di Giovanni

L.

Salome

 
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Pubblicato da su Maggio 2, 2016 in Note

 

[Un libro, una storia] La tavola fiamminga

Arturo Pérez-Reverte - La tavola fiammingaIl 22 maggio 1997 va in onda su Tele+ il film Uncovered, che erroneamente l’IMDb riporta come La tavola fiamminga: titolo che non ha mai avuto, semplicemente perché dopo quell’anno di repliche sulla Pay TV il film scompare nel nulla, almeno in lingua italiana. (Apparire anni dopo fugacemente su RaiSatCinema, ma misteriosamente in lingua originale sottotitolato.)
All’epoca ho avuto l’onore di vedere in italiano il film, prima della sua totale cancellazione dai nostri palinsesti, ed è stata un’esperienza meravigliosa: una trama splendida che mi ha tenuto con il fiato sospeso fino alla fine.

Nel marzo del 1999 scopro in libreria il romanzo da cui il film è stato tratto: La tavola fiamminga (La tabla de Flandes, 1990) di Arturo Pérez-Reverte, ed è il mio primo contatto con l’autore spagnolo.

La lettura ha moltiplicato per dieci la bellezza provata nel film, perché ogni parola è un mistero e lo stile dell’autore è spettacolare.
Il pittore fiammingo Van Huys, che sebbene sia inventato per l’occasione non sfigura accanto ai maestri suoi coetanei, si fa subito amare e il suo quadro misterioso è imperdibile: così come l’enigma scacchistico in esso nascosto.

Nel 1997 scoprii che gli scacchi potevano essere una trovata narrativa davvero eccezionale, per una storia, ma nel 1999 iniziò la passione che non ha fatto altro che crescere con gli anni: la mia passione per le citazioni scacchistiche!

Lo scorso Capodanno ho festeggiato il 500° filmatino con citazione scacchistica inserito nel mio CitaScacchi (sito a cui è abbinato il blog omonimo) e tutto è iniziato proprio dalla lettura de La tavola fiamminga, letto voracemente sia a casa che in ufficio, di nascosto.
La cosa incredibile è che, avendo visto il film, sapevo esattamente chi fosse il colpevole – perché in fondo è un giallo – e tutto ciò che sarebbe successo… eppure non sono riuscito a staccare gli occhi dalle pagine. A dimostrazione che l’ordine perfetto è: PRIMA il film POI il libro, MAI il contrario!

Una curiosità finale. Questo è l’ultimo libro che ho prestato a qualcuno! In realtà non ho mai voluto prestare libri, ma qualche volta è successo. Quello che me l’aveva chiesto era un carissimo amico, una di quelle persone che vedi pochissimo ma che consideri parte di te. Così ho ceduto e gliel’ho prestato: se l’è tenuto un mare di tempo (più di un anno) e quando alla fine sono riuscito a farmelo restituire, con gran fatica, ho trovato dei segni di lettura sulla costa. Non è che l’ha rovinato, l’ha semplicemente aperto per leggerlo: io invece so leggere un libro senza lasciare prova di averlo mai aperto…
Comunque da allora la consuetudine è diventata regola: non presto MAI libri a chicchessia…

L.

 
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Pubblicato da su aprile 25, 2016 in Note

 

23 aprile: Mistero Shakespeare

coverOggi, 23 aprile, è l’anniversario della nascita e della morte di William Shakespeare. Il grande Bardo infatti è nato e morto lo stesso giorno, ovviamente di anni diversi, esattamente come un personaggio immaginario: in realtà ogni aspetto della sua “vita”, cioè quelle due o tre notizie inattendibili che ci sono rimaste della sua biografia, ha il forte sapore della finzione.

Molti pensano che Shakespeare sia esistito, molti pensano non fosse altro che uno pseudonimo di un autore sconosciuto. Nessuno però porta prove attendibili di queste due ipotesi: si dice, si parla, pare che, dicono, a quanto pare… Fiumi di parole per non una sola prova certa.
A questo punto, se siete curiosi, vi presento un saggio gratuito che racconta il mistero affascinante che sta alla radice del successo di Shakespeare: l’assoluta e totale mancanza di prove della sua esistenza ha infiammato gli animi e ha creato un mito ancora oggi più vivo che mai. Ed incredibilmente, le prove che dimostrano il falso… sono false a loro volta!

Ricordo che nel saggio gratuito “Mistero Shakespeare” trovate anche uno splendido intervento della blogger Chiara Prezzavento che ci parla di quei romanzi inglesi (inediti in Italia) che si sono divertiti a speculare, in forma di fiction, sulla “vera identità”. Ed inoltre è presente un’intervista esclusiva a John Underwood, pseudonimo di un autore britannico che voluto trasformare in romanzo le sue tesi sul “vero Shakespeare”.

SDNC04Infine, se volete andare ancora più addentro alla questione e scoprire l’incredibile vicenda del falso shakespeareano più autentico di tutti, vi invito al mio saggio a 99 centesimi Il ragazzo che fu Shakespeare.

Il 1° aprile del 1796 il dramma Vortigern and Rowena viene programmato al Drury Lane Theatre, il celebre teatro londinese da poco restaurato ed ampliato: visto che alcuni autorevoli critici hanno sollevato un polverone gridando al falso, sottolineando cioè che quel dramma di William Shakespeare miracolosamente ritrovato nella soffitta di un gentiluomo misterioso solleva più dubbi che certezze, si preferisce spostare la prima al successivo 2 aprile. Mettere in scena un’opera dal forte odore di falso proprio il giorno simbolo dello scherzo e della burla sarebbe stato l’apoteosi della beffa: il risultato però non cambia.
Per circa due anni, alla fine del Settecento, Londra ha creduto ciecamente a William Henry Ireland: il ragazzo di 17 anni che fu Shakespeare. Questa è la sua incredibile storia.
La collana “Storie da non credere” si occupa di truffe librarie o comunque di vicende legate a fenomenali ritrovamenti accompagnati da storie più attinenti alla sfera della fiction che alla realtà. Da secoli libri incredibili sono accompagnati da storie incredibili… che spesso sono appunto da non credere..

L.

 
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Pubblicato da su aprile 23, 2016 in Note

 

[Una storia, un libro] Il sogno di un uomo ridicolo

Dostoevskij - Il sogno di un uomo ridicoloPiccolo, delizioso, ricchissimo e imprescindibile volumetto di una collana da edicola durata pochissimo e subito dimenticato, BiT (Biblioteca Ideale Tascabile), che il 16 giugno del 1995 presentava questo numero 42 assolutamente imperdibile.

Fëdor M. Dostoevskij lo amavo già da un paio d’anni e pian piano mi stavo divorando le sue opere. Ancora oggi lo sento citare ma, come tutti i grandi della letteratura di ogni epoca, è noto solo per un paio di titoli. Le case editrici non aiutano, visto che anche in questo caso ristampano regolarmente solo un numero ristrettissimo di racconti, che infatti trovate ovunque, e dimentica regolarmente la stragrande maggioranza della produzione di un autore così fondamentale.
Il sogno di un uomo ridicolo è sicuramente un racconto noto ma molto meno rispetto ai soliti due o tre che trovate in una qualsiasi antologia.

Inoltre questo volumetto è arricchito da un testo titanico, La confessione di Stavroghin, che in realtà fa parte dei Dèmoni ma nessun editore italiano ha il coraggio di pubblicarlo.
Il testo è stato trovato dopo la morte del caro Fëdor e visto che è particolarmente scabroso – per i nostri piccoli occhi mediocri – giustamente le case editrici evitano l’imbarazzo di inserirlo nelle varie ristampe de I dèmoni: qualcuna l’ha fatto, ma sono casi rari.

Quel periodo ero invasato di Dostoesvkij e trovare questa uscita in edicola è stata una fortissima emozione. Così come rispolverare la confessione di Stavroghin: il personaggio letterario che più mi ha colpito e ustionato, ma ne riparlerò in seguito.
All’epoca mi face piacere scoprire di non essere solo, perché una delle tante VHS che si trovavano in edicola presentò La caduta degli dèi di Luchino Visconti, che si apre proprio con una immensa scopiazzata dalla Confessione di Stavroghin. Se ricordate quel film, se ricordate il giovane e dissoluto Helmut Berger che concupisce una ragazzina, allora state ricordando un grande omaggio a Stavroghin.

All’epoca Tele+ mandò in onda un lavoro teatrale in cui un titanico Gabriele Lavia si caricava da solo sulle spalle l’intero Sogno di un uomo ridicolo e per più di un’ora si aggirava sul palco con la camicia di forza e rendeva vivo e denso il testo dostoevskijano. Sono stati anni di grandi stimoli e in cui – in assenza di internet – la difficoltà di reperire materiale ti portava a trovare roba grandiosa. Curiosamente oggi puoi accedere a tutto ma trovi un mare di spazzatura…

Ho letto e riletto il Sogno e l’ho amato alla follia. Chi è che non si è mai sentito un estraneo tra i propri simili, chi è che non si è mai sentito ridicolo a provare qualcosa che altri sembrano non provare? Un testo breve scritto a metà Ottocento è e rimarrà attuale per sempre,

 

L.

 
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Pubblicato da su aprile 18, 2016 in Note

 

[Un libro, una storia] Le spirali del tempo

Le spirali del tempoRimango in ambito fantascientifico per “Le spirali del tempo” di Chad Oliver, “Classici di Urania” n. 29 del 1979.

Il 27 febbraio 2004 ho cambiato casa e quindi cambiato vita: il rito di passaggio fu un classico trasloco, mia prima esperienza con questa pratica devastante.
Erano giorni di confusione totale e, iniziando la vita di pendolare dei mezzi pubblici che feci per i successivi sette anni, scelsi quasi casualmente un libro di fantascienza.

Dal 1° al 3 marzo 2004 ho divorato con grandissimo piacere questo splendido romanzo “classicheggiante” di Oliver, che mi è stato grande compagno in un momento molto impegnativo della mia vita.

Nel nuovo elenco dei “libri letti” che iniziai è il numero uno, finché quattro anni dopo mi sono stufato di aggiornare detto elenco.

Sono passati 12 anni e purtroppo ricordo poco della trama – il che è davvero strano, visto che i romanzi che ho amato di solito li ricordo almeno per larghe somme – ma mi è rimasta la forte sensazione di piacere nella lettura e la consapevolezza di aver avuto, sebbene per pochi giorni, un buon amico a farmi compagnia. Penso possa bastare, per un libro…

L.

 
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Pubblicato da su aprile 11, 2016 in Note

 

[Un libro, una storia] Alba del domani

Alba del domaniParlando di fantascienza nei commenti di questo splendido post di Ivano Landi, mi è venuta voglia di raccontare il mio “primo contatto” con questo genere narrativo, tanto più che è avvenuto con un libro dal titolo davvero profetico: Alba del domani (Before the Golden Age), corposa antologia di 850 pagine curata nell’aprile 1974 dal celebre Isaac Asimov, che incontravo per la prima volta.
Pubblicata in Italia unicamente dalla Editrice Nord nello stesso 1974, specifico che quella che ho letto io è la terza edizione del 1987, numero 1 delle Grandi Opere Nord, e per saperne di più rimando all’ineccepibile Catalogo Vegetti.

Per il Natale del 1987, d’accordo con mio padre, regalammo a mia madre questo tomone che campeggiava nella vetrina della piccola cartoleria davanti scuola. Con il senno di poi fu una vera follia, ma per qualche imperscrutabile motivo eravamo entrambi convinti, io e mio padre, che mia madre si fosse appassionata alla fantascienza: non esistevano né prove né tracce di questa passione, e infatti la nostra era una convinzione totalmente sballata!

Il regalo dunque andò malino, ma un libro non si dà mai indietro. Così mio padre ne approfittò per leggerselo… Che sia stato tutto un trucco machiavellico per comprarsi un libro spacciandolo per regalo?
Il 2 giugno 1988, men che 14enne, cominciai a leggere la lunga introduzione che spiegava chi era Asimov, ma non andai molto oltre. Ero in piena “fase evolutiva” dai romanzi fanta-avventurosi di Jules Verne e il dramma post-bellico di Remarque: Alba del domani era un libro troppo diverso da tutto questo e lo mollai.

Circa un anno dopo, il 24 aprile 1989, lo ripresi e lessi un racconto a caso: Colosso di Donald Wandrei. Io onestamente sono abbastanza sicuro di aver iniziato dallo stupendo L’uomo che si evolse di Edmond Hamilton, primo racconto dell’antologia che ricordo ancora con piacere, ma i miei appunti dell’epoca non lo confermano. Però sono nebulosi e lacunosi, quindi mi piace continuare a pensare di aver iniziato con un racconto dove uno scienziato pazzo forza su se stesso l’evoluzione umana fino a percorrere milioni di anni in pochi secondi, scoprendo che il futuro della nostra specie non è proprio simpatico…

In questa antologia ho conosciuto grandissimi autori della fantascienza “più classica del classico”, da Clifford D. Simak a Jack Williamson, da Murray Leinster a John W. Campbell jr. Sono racconti che appartengono ad un periodo di grande creatività e immaginazione, dove più che la verosimiglianza tecnologica conta il potere evocativo dell’invenzione concettuale.
Malgrado un inizio stentato, ho stupendi ricordi di questi racconti, che ho spiluccato nel corso di anni, anche perché poi la Bompiani ha iniziato a ristampare Le grandi storie della fantascienza, con cui Asimov proseguiva il discorso: Alba del domani presenta racconti fino al 1938 e Le grandi storie parte dal 1939.

Insomma, un regalo sbagliato che però mi ha donato l'”alba” della passione per la fantascienza.

L.

 
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Pubblicato da su aprile 4, 2016 in Note

 
 
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