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Archivi categoria: Leggende nane

[Leggende nane] Il finto sbarco lunare

Nel 1999 la società di analisi Gallup, di base a Washington, ha presentato un sondaggio per cui a trent’anni dallo sbarco dell’uomo sulla Luna il 6% della popolazione statunitense era convinta che detto sbarco non fosse mai avvenuto: era un falso organizzato dal Governo. Quasi dieci anni dopo, nel 2006, la società di analisi Dittmar Associates ha ripetuto il sondaggio, stavolta limitandosi ai giovani laureati tra i 18 e i 26 anni, e stavolta il risultato è stato drammatico: il 27% della gioventù istruita americana dubitava che lo sbarco sulla Luna fosse mai avvenuto.

Questo effetto esponenziale non è certo una novità nel vasto universo delle fandonie e delle truffe, è qualcosa che lo studioso olandese di religioni Reender Kranenborg chiamava “tradizione cumulativa dell’esoterismo”: una volta inventata una bufala, questa si alimenta di autoreferenzialità a livello esponenziale. Nessuno si informa sulla veridicità della notizia, su chi l’abbia veicolata la prima volta e su quanto sia affidabile come fonte: la sua semplice esistenza è la prova della sua verità autocertificata.
Kranenborg si occupava di casi come la fandonia di Gesù in India, di cui si sapeva l’origine – l’opera di Notovitch – ma in casi come quello del finto sbarco sulla Luna possiamo risalire all’origine della bufala?

Un punto di partenza è sicuramente quello suggeritoci da Jean Baudrillard: l’immagine precede sempre il reale. Ciò che noi troppo spesso crediamo informazioni reali, in realtà le sappiamo perché le abbiamo viste in un film…

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Pubblicato da su luglio 20, 2019 in Indagini, Leggende nane

 

Fembot: il primo nome della donna robot

1976: la prima apparizione di una fembot

Prima del 1984, con l’invenzione della parola gynoid (di cui parlerò in un altro post), non è noto alcun tentativo di dare un nome alle donne artificiali. Chissà se qualche antropologo ha mai studiato il disprezzo e l’odio maschile per le donne meccaniche che lui stesso costruisce, fino a giungere all’estremo insulto di negare loro un nome.
L’unico tentativo prima di quella data sembra essere stato un obbrobrio lessicale del 1976: fembot, possibile (ma non dichiarata) contrazione di female robot.

La donna bionica
contro la donna meccanica

Negli anni Settanta i palinsesti televisivi statunitensi sono dominati dalla fortunata serie “L’uomo da sei milioni di dollari” e dalla “compagna”, la serie spin offLa donna bionica“, Nel 1976 i rispettivi protagonisti (Steve Austin e Jaime Sommers) uniscono le proprie forze bioniche per una storia in tre puntate divise tra le due serie: “Uccidete Oscar” (Kill Oscar), “La donna bionica” episodi 2×05 (27 ottobre 1976) e 2×06 finale (3 novembre 1976) soggetto di Arthur Rowe e Oliver Crawford, teleplay di William T. Zacha, con un intermezzo ne “L’uomo da sei milioni di dollari” 4×06 (31 ottobre 1976).

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Pubblicato da su gennaio 24, 2018 in Indagini, Leggende nane, Linguistica

 

[Leggende nane] Le gambe d’oro di C3PO

Recentemente il blog HyperHouse ha parlato in questo post dell’Effetto Mandela – di cui ho parlato in occasione del “mistero” del Nome di Madonna – e così ho avuto modo di scoprire questo incredibile post, dove il blogger mi svela un fenomeno che ignoravo: il falso ricordo delle gambe d’oro di C3PO.

In pratica esce fuori che il celebre androide del ciclo di film Star Wars viene ricordato con il corpo interamente dorato mentre invece ha una gamba di un altro colore, non sempre uguale a seconda della foto.
Ovviamente sono rimasto stupefatto: ma scherziamo? C3PO è tutto d’oro, lo è sempre stato e sempre lo sarà! E questo scatto d’ira mi fa riflettere e mi fa porre la vera domanda: perché me la prendo tanto?

Sono stato un titanico e feroce amante di Star Wars, poi però ho compiuto 13 anni e tutto è finito. Ho visto solo quella che viene chiamata “Trilogia classica” ed esclusivamente nella versione originale, non negli infiniti e continui rimaneggiamenti lucasiani. Può darsi che George – un uomo che nella sua vita ha fatto una cosa sola e continua a rifarla guadagnando miliardi! – abbia cambiato le gambe di C3PO durante uno degli infiniti smanacciamenti dei film?

Comunque il fatto è incontrovertibile: è da quando avevo circa 16 anni che non riguardo un film di Star Wars, e anche allora non prestavo la minima attenzione alle gambe dell’androide. Eppure quando ho visto il suo pupazzetto in edicola, all’interno della collana “Star Wars Black Series“, mi sono indignato: va’ che scemi, una multinazionale miliardaria che sbaglia le gambe di C3PO!
Come chiunque altro, ho preferito credere in un errore nel costruire quel modellino – cioè ho preferito credere nell’incredibile – piuttosto che pensare che i miei ricordi erano quanto di più labile e inaffidabile ci fosse.

Molti ipotizzano cambiamenti quantici ed universi paralleli slittanti, per spiegare i falsi ricordi, ed è come se rubassi la marmellata e spiegassi poi il barattolo vuoto con una smaterializzazione quantica: il rasoio di Occam ci insegna che di solito l’ipotesi più plausibile è quella più semplice. Se il barattolo di marmellata è vuoto… è facile che qualcuno se la sia sbafata!

da “Topolino” n. 1484
(6 maggio 1984)

Se un mio ricordo risulta sbagliato, è perché i ricordi non sono una fonte sicura di informazione, anzi semmai è il contrario: non c’è niente di più soggettivo e inaffidabile di un ricordo! La mente umana arrotonda e riempie gli spazi: se un androide ha il corpo d’oro, è ovvio che abbia anche le gambe d’oro, anche se non gliele ho mai viste: ecco come nascono i falsi ricordi.

Quindi la questione finisce così? C3PO ha sempre avuto le gambe di un altro colore rispetto al corpo? No, non ho detto questo…

Malgrado la fonte di HyperHouse – cioè il sito Fantascienza.com – abbia cercato in Google foto di C3PO dalla gamba dorata, senza trovarne, la questione non può risolversi così velocemente. Perché le fonti sono come i ricordi: cambiano e si modificano con l’andar del tempo.
Trovare oggi una fonte di qualcosa che da quarant’anni cambia continuamente comporta un rischio: che la fonte si riferisca all’oggi, non a quarant’anni fa.

Io ho visto pochissime volte per intero i film di Star Wars, ma per anni ed anni ho avuto costantemente davanti agli occhi le pubblicità di Topolino dei pupazzetti del film… e lì C3PO ha le gambe dannatamente dorate! Non solo questa linea di action figures, ma anche quest’altra

Gambe inequivocabilmente dorate

Si sono sbagliati quelli che hanno fatto i pupazzetti? Perché esiste anche un C3PO completamente argentato!

Non si capisce se è dorato o argentato, comunque ha le gambe dello stesso colore…

Come i giornali creano falsi miti semplicemente sbagliando a scrivere, così i pupazzetti creano falsi ricordi che poi ti rimangono dentro e non sai più da dove arrivino. Quindi prima di pensare a smaterializzazioni quantiche e ad universi paralleli basculanti… forse la soluzione più semplice è che qualcuno s’è mangiato la marmellata!

L.

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Pubblicato da su giugno 29, 2017 in Leggende nane

 

[Leggende nane] L’anno in cui Van Damme morì

Van Damme nel film I nuovi eroi (Universal Soldier, 1992)

Ispirato dalle leggende urbane raccontate da MikiMoz, continuo a raccontare “leggende nane”, piccole stranezze culturali che non hanno l’ambizione di diventare leggenda: merita di essere ricordato un evento ignoto ai più.
Di questa storia sono probabilmente l’unico testimone, quindi sento il dovere morale di lasciarne traccia per i posteri: nel febbraio del 1993 Van Damme è morto… ma solamente in Italia!

All’epoca il nome Jean-Claude Van Damme cominciava ad essere un filino noto ai frequentatori di videoteche, tanto che piccole case stavano ripescando sue vecchie comparsate per spacciarle come “filmoni”. Italia1 nel 1992 aveva mandato in onda i suoi film più noti, Senza esclusione di colpi! e Kickboxer, e quindi anche il pubblico del venerdì televisivo era stato informato che esisteva un attore di nome Van Damme. Quando io sono diventato suo fan – nell’agosto 1990 – non c’era davvero nessuno che lo conoscesse!
Nel febbraio 1993 andavo al liceo e solamente uno dei miei compagni di classe conosceva i suoi film. Per fortuna una nostra amica, di un’altra classe, si dimostrava essere una fan così la cerchia si allargava, e fu proprio questa ragazza che un giorno durante la ricreazione, incontrandomi nel cortile della scuola, mi fece la domanda più indecente: «Ma è vero che è morto Van Damme?»

Interrogata a dovere, uscì fuori che un suo amico aveva sentito alla radio che era morto Van Damme. La cosa assumeva davvero i toni di una barzelletta: addirittura la radio si interessava di un attore semi-sconosciuto che faceva film marziali? Ricordo che all’epoca il cinema di genere non esisteva, in Italia: era considerato spazzatura vergognosa e nessuno ne parlava. La rivista CIAK, l’unico importante mensile di cinema dell’epoca, ha nominato Van Damme solamente nel 1995, e solo perché girava un film con Roger Moore! (La Prova.)
Com’era dunque possibile che una sua eventuale morte interessasse addirittura i giornalisti radiofonici? La rassicurai che erano tutte sciocchezze, chissà che diamine aveva capito il suo amico… però non c’era affatto da star tranquilli.

Riproduzione di cartolina autografata con,
di dietro, la “biografia” di Van Damme
(dall’Archivio Etrusco)

Nel 1993 non esisteva neanche l’idea di Internet e in Italia le uniche fonti di informazione erano i giornalisti italiani. Cioè, non esisteva informazione.
Come si poteva avere informazioni “fresche” su un qualsiasi argomento? Semplice: non si poteva.
Al massimo frugando nelle riviste di cinema si poteva avere informazione sull’uscita americana di Nowhere to Hide, che nell’aprile successivo sarebbe arrivato in Italia con il titolo di Accerchiato, ma questo non voleva dir nulla: era già noto all’epoca che quando un attore muore ha diversi film ancora inediti all’attivo.
Passarono i giorni e a metà febbraio quel mio compagno di classe mi raggelò: anche lui aveva sentito, non si sa dove, che Van Damme era morto. Per un incidente automobilistico.

La situazione era dannatamente seria: delle uniche tre persone che conoscevo fan di Van Damme… due avevano sentito della sua morte! Era una percentuale dannatamente alta…
Mi facevo in continuazione i due chilometri a piedi che separavano casa mia da un’edicola ben fornita del quartiere vicino, un’edicola che vendeva anche giornali d’importazione. Da tempo compravo la rivista tedesca “Bravo”, un giornaletto modaiolo probabilmente dedicato ad un pubblico femminile – una specie di “Cioè” in salsa tedesca. È noto che non esiste Paese al mondo come la Germania che ami Van Damme, e la rivista “Bravo” era strapiena di materiale su di lui. Un paio d’anni prima, armato di dizionario tedesco, mi ero “tradotto” un articolo biografico della rivista.
Questo per dire che ero affamato di informazioni e in Italia c’era (c’è) il buio più totale. All’epoca i critici cinematografici parlavano solo di Fellini e Kubrick: qualsiasi altro prodotto era spazzatura da ignorare. Non so ora di cosa parlino, evito accuratamente i critici cinematografici…
Quel febbraio 1993 però neanche la rivista “Bravo” mi aiutò: era dal settembre precedente che non arrivava più a quell’edicola, e quindi rimanevo frustrato: come facevo a confermare ciò che il mio cuore sapeva, cioè che Van Damme era ancora vivo?

da “Bravo”, n. 18 del 18 febbraio 1993 (dall’Archivio Etrusco)

Macinare chilometri fu alla fine uno sforzo premiato: il 23 febbraio all’edicola arrivò il numero 18 (18 febbraio 1993) di “Bravo”. Quelle erano notizie fresche! Sfogliai febbrilmente la rivista fino a trovare l’immancabile articolo dedicato a Van Damme: mi informava che l’attore aveva divorziato dalla culturista Gladys Portugues (sua terza moglie, che poi è diventata la quinta!) e che se la faceva con Darcy LaPier (futura ex quarta moglie).
Se da un lato era deludente il fatto che la notizia risaliva al settembre precedente, non era cioè fresca, comunque mi potevo consolare con il fatto che non si parlava di morte: il giornale più vicino all’attore sarebbe stato il primo ad avvertire di una eventuale dipartita.

Il 3 marzo 1993 andai in videoteca ad affittare l’amato Lionheart e, parlando con il gestore, uscì fuori che anche lui aveva sentito le notizie sulla morte dell’attore ma aveva sentito anche che erano state messe in giro per scopi pubblicitari. Ipotesi plausibilissima, ma notizie certe ancora non c’erano.
Mentre la rivista “Bravo” presentava molti materiali sull’attore, ma tutti non databili precisamente, le voci intorno a me crescevano: sebbene fosse un nome pressoché ignoto, c’era sempre qualcuno che aveva sentito da un amico che aveva sentito da un altro amico che era morto Van Damme…

da “Il Messaggero”,
21 aprile 1993
(Archivio Etrusco)

Nel numero del 18 marzo “Bravo” presentava una foto di Van Damme con un premio ricevuto: “Otto”, un premio che la rivista stessa aveva consegnato fisicamente all’attore. Era la prova decisiva che Van Damme era ancora vivo? No, perché nella foto in cui l’attore stringeva il premio Otto… sulla statuetta si leggeva “1992”. Ancora notizie vecchie.
Studiavo attentamente la rubrica delle “morti” di CIAK, non perdevo un numero della trasmissione “Anteprima” (del canale a pagamento Tele+1) e ogni settimana studiavo ogni parola di “Film-TV” (all’epoca rivista esordiente): proprio su quest’ultimo il 30 marzo trovai la notizia del divorzio di Van Damme. Era un passo in avanti – trovare una rivista italiana che parlasse di lui era un fatto epocale – ma erano sempre notizie vecchie.

L’apice dell’assurdo arrivò quando le voci che mi circondarono dissero qualcosa che mai avrei voluto sentire: la notizia della morte di Van Damme era stata data… dal “Maurizio Costanzo Show”!
Ora, vi chiedo uno sforzo di immaginazione. Pensate a Costanzo, spalmato sulla sua sedia, col baffo vibrante, che con la sua voce sbiascicata dà a favor di camera la notizia della morte di un attore di film marziali… Capite che non sta né in cielo né in terra?
Nel 1993 in Italia un ristrettissimo numero di appassionati sapeva che Van Damme era vivo… e dovrei credere che il più seguito personaggio televisivo del momento sapesse della sua morte?

Per fortuna questa situazione kafkiana, dove compagni di scuola con cui non avevo rapporti mi venivano a cercare solo per il gusto di dirmi che avevano sentito chissà dove della morte del mio idolo – ma che simpatici che erano… – finì il 9 aprile 1993.
“Il Messaggero”, quotidiano della Capitale, in quella data avvertiva che per il lancio del film Accerchiato Van Damme avrebbe girato l’Europa, ed era imminente il suo arrivo a Roma. L’incubo era finito: da quella data tutti hanno dimenticato che per due mesi l’attore era morto… anche se solo in Italia!
Era dunque tutta una trovata pubblicitaria, come diceva il gestore della mia videoteca? Non lo saprò mai, perché questa “leggenda nana” non esiste se non nel mio ricordo. Le persone che l’avevano dato per morto, tacquero immediatamente e non ricordarono più di aver detto ciò che avevano detto. È così che nascono e muoiono le leggende…

da “Il Messaggero”, 9 aprile 1993 (dall’Archivio Etrusco)

Tutto quanto vi ho raccontato viene da appunti che ho preso all’epoca, perché ero un malato archivista già allora. (Ho informazioni sulla carriera di Van Damme che neanche lui ha!)
Però in quegli appunti mi era sfuggito un particolare che solo oggi, scrivendo questo pezzo, ho notato. Per soli 21 giorni le sale cinematografiche italiane hanno proiettato il film I nuovi eroi (Universal Soldier), pellicola tolta dal circuito il 18 febbraio 1993… Pellicola in cui si vede Van Damme morire…
Sarebbe davvero facile che la scena di una morte in video passi di bocca in bocca e si trasformi in una morte “vera”, e mi spiace di non aver pensato all’epoca a questo particolare: mi sarei risparmiato due mesi di apprensione per J.C.

L.

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Pubblicato da su marzo 14, 2017 in Leggende nane

 

[Leggende nane] Il nome di Madonna

Un recente post dell’ottimo MikiMoz mi ha spinto a rompere gli indugi e ad affrontare un tema particolare. Ci sono leggende metropolitane – tipo i coccodrilli nelle fogne di New York! – e “leggende nane”, cioè piccole storie nate perché i giornalisti scrivono spesso senza informarsi prima, sono qualunquisti e i lettori non sembrano mai disposti più di tanto ad informarsi meglio.
Insomma, la disinformazione crea quell’effetto strano che scopro chiamarsi “Effetto Mandela“.
Riporto la spiegazione del post citato:

«L’effetto è chiamato così perché tantissimi ricordano la morte (e i funerali) di Nelson Mandela durante gli anni ’80. Sappiamo invece che il leader sudafricano è mancato ufficialmente nel 2013, ma molti sono pronti a giurare di ricordare perfettamente la sua morte datandola circa trenta anni prima.»

Però poi MikiMoz passa a citare casi prettamente italiani legati a questi ultimi decenni, e qui temo che spiegazioni sociologiche – se non addirittura tesi fantascientifiche di viaggi nel tempo – non siano la chiave giusta. I falsi ricordi che tutti noi abbiamo, le false convinzioni smentite dall’evidenza non sono frutto di chissà quale complotto: sono semplici effetti della totale ignoranza, superficialità e distrazione dei media e dei canali di (dis)informazione, italiani in particolare.

Per illustrare meglio quanto affermo, parto con un caso citato da MikiMoz:

Il nome di Madonna

Riporto quanto scrive MikiMoz dal suo blog:

«Tra gli esempi più noti riportati, c’è quello del vero nome della cantante Madonna.
All’anagrafe Madonna Louise Veronica Ciccone: molti però sostengono che per diverso tempo il suo nome sia stato Maria Louise Veronica Ciccone, con ricordi di articoli e servizi a riguardo.
Non so voi, ma io ho sempre saputo che Maria fosse solo uno dei nomi della figlia.
Il problema è che -come per la storiella del viaggiatore del tempo Titor- nulla è verificabile. Perché chi come me ha sempre saputo che Madonna non si chiama Maria, sarebbe passato dalla realtà A (Maria) a quella B (Madonna).
E solo alcuni ricordano qualcosa della realtà A (Maria).
Però, appunto, dovrebbero esserci delle tracce. Gli articoli degli anni ’80. Qualcosa con scritto Maria Louise Veronica Ciccone. Perché se i ricordi puoi cambiarli, le tracce no, non le puoi cancellare.»

Premettendo che esiste un fenomeno che Marco Travaglio chiama “La scomparsa dei fatti” – tipo l’editto bulgaro di Berlusconi fatto sparire dappertutto così che nessuno possa più dimostrarlo – io che ho un amore perverso per il ravanare tra le vecchie fonti sono partito a caccia. Anche perché, al contrario di MikiMoz, quelle rare volte in cui ho pensato al vero nome di Madonna… ho sempre pensato che si chiamasse Maria Luisa…

La mini-bio di IMDb, fonte mediamente attendibile ma modificabile dai suoi iscritti (tipo me!), dà ragione a MikiMoz: il nome di nascita della cantante è Madonna Louise Ciccone, ma visto che sono abbastanza vecchio da ricordare quando la cantante sfondò in Italia, visto che ricordo le edicole sciabordanti di riviste che si scagliavano contro di lei per il nome irrispettoso della Vergine – vi lascio immaginare le copertine di “Famiglia Cristiana”! – mi chiedo: perché tutto questo astio… se era il suo vero nome? Non era mica colpa sua…

Invece ricordo benissimo che tutti lo davano per pseudonimo di un normalissimo nome italiano, Maria Luisa Ciccone, che però non vuol dir niente: la mia memoria non ha alcun valore e dopo trent’anni potrei benissimo avere tutti i ricordi “falsati”.
Ecco perché invece di analizzare le strutture spazio-temporali di universi paralleli che si sono intersecati ed attraversati… sono andato a prendere un semplicissimo articolo di giornale dell’epoca.

da “La Stampa”, 21 agosto 1987

Questo ovviamente non vuol dire che quello riportato dal giornale sia il vero nome della donna, ma testimonia che negli anni Ottanta in Italia si era convinti che una italo-americana dal nome normalissimo avesse scelto di chiamarsi Madonna con fare irriverente per la religione Cattolica.
Però mica solo in Italia lo pensavamo…

dalla guida Abruzzen – Molise (Dumont 2006) di Ekkehart Rotter e Roger Willemsen

Come si vede da questo estratto di una guida della Dumont dimostra che ancora in tempi recenti si parla di Maria Luisa, eppure la confusione dei media italiani non ha mai conosciuto sosta, così negli stessi anni in cui si parlava di Maria Luisa… c’era pure Madonna Luisa!

da “La Stampa”, 2 settembre 1997

Ho mostrato un articolo del 1997 ma si trovano già nello stesso 1987 di cui parlavo prima, perché la superficialità e disinformazione dei giornalisti non conoscono confini.

Oggi il nome di Madonna è diventato un tema molto discusso on line ed è protagonista di molti siti che parlano di cambiamento della realtà: oggi la cantante è nata con il nome di Madonna mentre in un’altra dimensione temporale quello era solo uno pseudonimo.
A quanto pare la semplice ipotesi che la donna abbia cambiato ufficialmente il suo nome, visto che da più di trent’anni se lo porta dietro, non viene considerata neanche: qualcuno è andato a controllare all’Anagrafe? Qualcuno ha consultato documenti ufficiali che provino che il 16 agosto 1958 è nata una bambina a cui è stato dato il nome Madonna? Oppure – molto più plausibilmente – che in tempi recenti Maria Louise abbia avviato le pratiche per cambiare legalmente il suo nome?

In fondo gli stessi siti che parlano di varchi nel continuum spazio-temporale riportano le schermate dei database che fino a qualche tempo fa attestavano “Maria Louise”, ma non prendono minimamente in considerazione il fatto che nel caso di un cambiamento legale di nome… quei database sono stati aggiornati. Se non dalla cantante, sicuramente da qualcuno dei suoi milioni di fan sparsi nel mondo.
Se io domani iniziassi le pratiche per cambiare legalmente nome, da Lucio ad Asdrubale, appena fatto getterei via tutti i documenti con su scritto “Lucio”: mi immagino già i miei lettori del futuro, che inizierebbero a pensare ad un universo parallelo dove io non mi sono mai chiamato Lucio ma sempre Asdrubale…

Visto che arrivare alle documentazioni ufficiali è difficile, meglio ipotizzare viaggi temporali o implosioni degli universi paralleli. Se poi i media riportano nomi a casaccio – come fanno spesso – tutto diventa una barzelletta.

Non ci resta che salutare Maria Luisa Veronica Ciccone – come la chiamava Giorgio Albertazzi nel libro “Un perdente di successo” (Rizzoli 1988) ma come la chiamavamo tutti dagli anni Ottanta in poi – al suo destino, quello di essere protagonista di una leggenda metropolitana… che ha però più l’aspetto di una “leggenda nana”, data la sua scarsa entità.

L.

 
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Pubblicato da su marzo 9, 2017 in Leggende nane

 
 
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