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Sballato, gasato, completamente fuso (1982)

Su Prime Video ho visto “Sballato, gasato, completamente fuso” (aprile 1982) di Steno, un film che non avevo mai sentito neanche citare, e in effetti non ce n’era motivo: il titolo è studiato per sfruttare il fenomeno Abatantuono “esploso” il mese precedente con Eccezzziunale… veramente (marzo 1982) – anche se il personaggio era noto da tempo – ma in realtà Diego nel film è giusto un figurante senza alcun motivo d’essere.

Il film di Steno semmai è un atto d’accusa contro il maschilismo che proprio in quegli anni Ottanta avrebbe raggiunto l’apice, autorizzato dall’opinione pubblica che trovava inevitabile come una donna in un ufficio subisse quelle “attenzioni” che oggi si chiamano “molestie sessuali”. Con un atto che oserei definire coraggioso, Steno cerca di andare contro questo comune pensare e racconta la storia di una donna che cerca di affermarsi nella sua professione di giornalista dovendo però combattere contro maschilismi vari, che purtroppo non sono il problema principale: gli attacchi peggiori a lei, come donna e come giornalista, arriveranno dalle colleghe donne e giornaliste, in un’eterna competizione femminile che cozza contro l’omertà maschile.

Insomma, non sarà un film “impegnato” ma ha il coraggio di denunciare un malcostume che è facile attaccare oggi, molto di meno lo era negli anni Ottanta.

Ma veniamo alla pioggia di marchette che il cinema italiano ha sempre regalato a piene mani.

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Pubblicato da su maggio 13, 2021 in Archeo Edicola, Books in Movies

 

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[Books in Movies] Made in USA (1966)

Iniziare un film citando un romanzo: 110 e lode!

Oggi sul mio blog “Il Zinefilo” presento un post congiunto in cui, io e Vasquez, parliamo del film “Una storia americana” (Made in U.S.A, 1966) di Jean-Luc Godard, con protagonista Anna Karina: moglie del regista ma da cui era già separata all’epoca delle riprese.

Il film si apre con l’attrice assopita durante la lettura di un romanzo, forse non così appassionante come vorrebbe essere, e la scena è resa unica da un curioso particolare: la grande rarità del libro mostrato!

Da sinistra: edizione originale Signet 1949 con illustrazione di James Avati
edizione francese “Série noire” del 1995

Mi spiego meglio. Il libro in questione è intitolato “Adieu la vie, adieu l’amour… di Horace McCoy, apparsa nella storica collana “Série Noire” (Gallimard) nel 1949.

È la versione francese del romanzo “Kiss Tomorrow Goodbye” (Random House, 1948), portato in Italia da Garzanti nel 1953 come “Un bacio e addioe ristampato da Einaudi nel 1996 con la nuova traduzione di Giancarlo Carlotti.

«Tutto ha inizio con la fuga dal carcere, ma la nuova vita che il protagonista si appresta a intraprendere sarà forse più efferata dalla precedente. Non più criminale per gioco o per disgrazia, ma per professione e per passione. Dopo aver ucciso il suo compagno di fuga perché non gli sia di intralcio, ne corteggia la sorella e, in un crescendo di furia criminale, assume una nuova identità, ricatta la polizia, uccide e rapina. È in un ricordo sopito che si nasconde il motivo della sua furia, e la memoria lo ossessiona imprigionandolo nelle catene invisibili della colpa. Gli anni Trenta sono stati l’epoca d’oro dei gangster americani, e pochi autori hanno saputo raccontare quel periodo come McCoy.
Nuova traduzione integrale di un classico uscito per la prima volta da Garzanti nel 1953.»
(trama del sito Einaudi)

Da questo romanzo il film “Non ci sarà domani” (Kiss Tomorrow Goodbye, 1950) con James Cagney, in DVD Cecchi Gori 2011.

Le due edizioni italiane del romanzo, che rendono chiaro l’evoluzione editoriale delle copertine…

Il problema è che dopo quel 1949 in cui è apparso in collana, il romanzo tradotto in francese riappare solo nel 1995 a festeggiare il cinquantenario di “Série Noire”, con in copertina un logo che ricorda questo evento: dobbiamo dunque supporre che Anna Karina per le riprese sia stata dotata di una copia del 1949 del libro, conservata dannatamente bene vista l’età. Magari è stata la Gallimard a concedere qualche giacenza di magazzino. Sono sicuro che i collezionisti amerebbero avere quella prima edizione d’annata.

Quando ti rigiri nel letto e ti scappa una marchetta a un settimanale

La protagonista lentamente si gira sul suo letto e, allargandosi l’inquadratura, vediamo una rivista accanto a lei, disposta in modo così “non casuale” proprio perché sia vista bene dallo spettatore.

Si tratta di una copia del settimanale “Newsweek” datato 18 luglio 1966 – quindi acquistato in edicola proprio durante le riprese – con in copertina l’economista americano Hugh Gardner Ackley, che proprio nel 1968 in cui arriva in Italia il film di Godard… arriva nel nostro Paese pure Ackley stesso, in qualità di ambasciatore americano. Chissà se qualcuno in Italia all’epoca l’ha notato… sempre che qualcuno abbia visto in sala questo film!

L.

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Pubblicato da su aprile 28, 2021 in Books in Movies

 

[Books in Movies] Weekend con il morto (1989)

Su Prime Video mi è capitato di rivedere dopo trent’anni una commedia che all’epoca fece molto scalpore, “Weekend con il morto” (Weekend at Bernie’s, 1989) di Ted Kotcheff, disponibile in DVD e Blu-ray Pulp Video.

Rivisto a tre decenni di distanza temevo di trovarlo stupidino, invece è esattamente come lo ricordavo: una commedia leggera, sì, ma con un ottimo senso del ritmo e un giusto dosaggio di trovate sceme e situazioni ben scritte.

L’ho rivisto con piacere, ed è stata una bella sorpresa scoprire che a casa di Bernie Lomax, il “diversamente vivo” del titolo, oltre ad oggetti di lusso ci sono anche… prime edizioni cartonate!

Le riprese si sono svolte nell’agosto del 1988, e come vedremo i libri di casa Lomax sono tutti recenti, se non addirittura freschi di stampa.

Un riccone che legge libri appena usciti (cliccate per ingrandire)

Il primo libro da sinistra, con copertina nera e scritta rossa, è la prima edizione cartonata di “The Bourne Supremacy” (1986), seconda avventura dell’eroe di Robert Ludlum, portato in Italia da Rizzoli lo stesso 1986 con il titolo “Doppio inganno“.

Ecco la trama da UraniaMania:

«Uno squallido locale notturno di Kowloon, nella Cina meridionale. Uno strano religioso avvolto in una tunica bianca. Il frastuono della musica è assordante, e il sacerdote uccide … Poi uccide ancora. Inginocchiatosi, l’uomo di fede traccia a terra, con il sangue delle vittime, un segno…»

Ecco la trama di Amazon dell’edizione recente:

«Uno squallido locale notturno di Kowloon, nella Cina meridionale. Uno strano religioso avvolto in una tunica bianca. Nell’assordante frastuono della musica, il sacerdote uccide. Poi uccide ancora. Inginocchiatosi, l’uomo di fede traccia a terra, con il sangue delle vittime, un indecifrabile simbolo. Un altro romanzo, dal ritmo incalzante e serrato, del maestro del thriller, che ancora una volta sorprende per la capacità. di raccontare gli enigmatici intrecci della politica internazionale.»

A seguire, “Glitz” (1985) di Elmore Leonard, portato in Italia da Sperling & Kupfer, nel 1986 con il titolo “Casino“.

Ecco la trama da UraniaMania:

«Il tenente di polizia Vincent Mora è in convalescenza a Portorico per riprendersi da una brutta ferita d’arma da fuoco. Nel suo cuore cova una tragica amarezza perché, pur essendo un poliziotto da anni, pur avendo assistito a ogni sorta di orrori, per la prima volta ha ucciso un uomo. Ha, invece, risparmiato la vita a Teddy, un ladruncolo seminfermo di mente, consegnandolo alla giustizia qualche tempo prima. Ma questi, appena uscito di prigione, coltiva in segreto il folle proposito di vendicarsi di lui. Come Vincent non sa di essere il bersaglio di una cieca vendetta, così la sua ragazza di un tempo, la bella portoricana Iris, ignora quale destino l’attenda: è in partenza per Atlantic City dove spera, come tanti altri, di realizzare un suo vano sogno di ricchezza. È la misteriosa e cruenta morte della ragazza che spinge Mora ad abbandonare la quiete solare dell’isola per cercare di scoprire la verità. Il poliziotto si insinua nel giro delle case da gioco, si trova a faccia a faccia con Cosa Nostra, con i padrini che governano il gioco d’azzardo nella corrotta città. Fra le persone che incontra nel corso della sua indagine ufficiosa ce n’è persino una, Linda, di cui potrebbe innamorarsi. Ma Teddy, in paziente e maniacale agguato, continua a tessere la sua tela vischiosa di cui tutti sono assolutamente ignari. Un finale a sorpresa conclude questo romanzo, best-seller negli Stati Uniti, in cui l’autore, paragonato dalla critica a Raymond Chandler e a Dashiell Hammett, ci offre una storia emozionante sorretta da un’azione che non conosce soste; i dialoghi incalzanti e veloci e i personaggi tracciati con realismo e precisione ne fanno un thriller magistrale.»

Subito dopo “What’s Next?” (1988) di Paul E. Erdman, portato subito in Italia da Rizzoli con il titotlo “Come prepararsi al crack dell’89 e prosperare negli anni Novanta“. Mi sa che questo titolo è stato profetico, e molti “lupi” dei Novanta l’hanno letto per tempo.

Il resto della biblioteca di Bernie (cliccare per ingrandire)

Da quest’altra inquadratura vediamo altri libri della villa di Bernie. Dall’alto si parte con “Outbreak” (1987) di Robin Cook, portato da Sperling & Kupfer nelle nostre librerie del 1988 con il titolo “Contagio“.

«Un’epidemia misteriosa e terribile si sta diffondendo in America, ma stranamente miete le sue vittime solo all’interno degli ospedali, colpendo medici e pazienti. Incaricata di analizzare l’inquietante fenomeno, una giovane ricercatrice scopre a poco a poco che dietro il morbo si cela la possibilità, ben più sinistra, di un agghiacciante complotto ordito da persone molto vicine a lei. Ed è solo l’inizio di un incubo terrificante. Un thriller d’autore, ricco di scene mozzafiato e carico di suspense

A seguire, “On Wings of Eagles” (1983) di Ken Follett, portato subito in Italia da Mondadori come “Sulle ali delle aquile“.

«Teheran, 1979. In piena rivoluzione khomeinista, i magistrati iraniani decidono arbitrariamente di fare arrestare due dirigenti di un’industria texana di computer che fa capo al magnate Ross Perot, con l’accusa di aver incassato una commessa illecita. Nonostante la loro estraneità ai fatti, neppure il governo degli Stati Uniti riesce a ottenerne la liberazione. Prende così corpo l’idea, audace al limite della follia, di ricorrere a un commando, guidato dal colonnello Bull Simons, incaricato di far evadere i due prigionieri e di farli tornare sani e salvi in patria insieme agli altri impiegati dell’azienda rimasti in Iran. Un romanzo di Ken Follett di grande impatto emotivo e forza drammatica, una missione impossibile che da storia vera è già divenuta leggenda.»

Quel libro con la scritta “Carson” non so riconoscerlo, mentre sotto c’è quasi sicuramente “Making it Big in the City” (1983) di Peggy Smith, una guida femminile rivolta alle ragazze che arrivano in una grande città da un paesino, spiegando loro come adattarsi. A quanto pare è universalmente considerato un pessimo libro! È inedito in Italia.

Per finire, “Chapterhouse: Dune” (1985), l’ultimo libro della saga prima della morte di Frank Herbert, nel 1986. La Nord lo porta subito in Italia con il titolo “La rifondazione di Dune“.

«Dopo gli eventi descritti nel quinto volume della saga di Dune, (Gli eretici di Dune), il vecchio ordine galattico è in pieno sfacelo: il Sentiero Dorato stabilito dall’imperatore-dio Leto II ha condotto all’Armageddon. Il pianeta Dune è stato distrutto e l’unico resto del glorioso impero degli Atreides è la Sorellanza del Bene Gesserit, l’ultima sacca di resistenza contro le Madri Onorate, le violente e sanguinarie donne a capo di una cultura aliena nata dopo la morte di Leto. Ora, nel pianeta della Casa Capitolare, il mondo da cui provengono le sorelle del Bene Gesserit, un mondo ancora ignoto al resto della galassia, viene progettato un nuovo impero, una nuova civiltà che risorga dalle ceneri dell’antica, come l’araba fenice. Le donne della Sorellanza delle Bene Gesserit devono fuggire in ogni parte del cosmo per evitare gli assalti delle Madri Onorate, ma hanno ancora un’arma che non è caduta nelle mani nemiche: hanno dei vermi della sabbia, generati da un verme gigante salvato prima della distruzione di Dune. E sul pianeta della Casa Capitolare stanno allestendo un vero deserto, cosicché i suoi discendenti possano ricreare quel ciclo ecologico che aveva portato alla spezia e alla creazione di un impero… Ancora una volta Frank Herbert intreccia una storia di grande fascino e complessità, in cui le fazioni opposte manovrano l’una contro l’altra per la supremazia e il potere, e la grande ruota della saga di Dune compie un’altro giro in direzioni del tutto imprevedibili.»

Fa piacere che nel 1988 della nascita della finanzia spietata (quella che comanda ancora oggi) nella villa di un riccone superficiale e truffatore ci sia spazio per dei libri, segno che all’epoca la lettura era ancora considerata un pregio.

L.

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Pubblicato da su marzo 22, 2021 in Books in Movies

 

[Books in Movies] Oblivion (2013)

Grazie all’alta definizione offerta da Prime Video, mi è capitato di rivedere “Oblivion” (2013) di Joseph Kosinski, disponibile in DVD e Blu-ray Universal 2013.

Servono tutti quei bicipiti per tenere sollevato un libro?

Nel futuro post-apocalittico il nostro eroe Tom Cruise trova le rovine di una biblioteca, da cui salva un solo libro: “Lays of Ancient Rome” (1842), antologia poetica di Thomas Babington Macaulay (1800-1859) ispirata a varie epoche storiche. L’unica edizione italiana che ho trovato è una della torinese Paravia risalente al 1931, con il titolo originale perché sembra sia un testo per aiutare lo studio della lingua inglese.

Non sarò certo io a provare a tradurre in italiano i versi inquadrati, comunque secondo Wikipedia si tratta della prima poesia del testo – sebbene Tom apra il libro a metà! – e parla di come Orazio con due compagni tengano la posizione contro l’invasione etrusca, disposti a morire pur di non far attraversare un ponte del Tevere al nemico.

Ci viene incontro il protagonista del film, che ispirato dai versi di Macaulay recita l’ultima quartina al momento di emulare Orazio in un’impresa parimenti epocale.

Per un uomo quale fine migliore
Che affrontar rischi fatali,
Per le ceneri dei suoi padri,
E per i suoi dèi immortali.

Quando non legge Macaulay, il nostro eroe torna in un’oasi privata molto particolare, essendosi costruito un angolino di “vecchia Terra” nell’arida nuova Terra. In questa catapecchia sul lago, con tanto di corrente elettrice, Tom Cruise ha messo insieme vestigia del vecchio mondo fra cui libri e dischi in vinile.

Il rifugio di Tom Cruise nel mondo post-apocalittico

Grazie a varie inquadrature riusciamo ad intravedere qualche titolo sparso.

Per esempio un classico di lingua inglese immancabile in una qualsiasi opera di narrativa in questa lingua: “Racconto di due città” (A Tale of Two Cities, 1859) di Charles Dickens, autore che non ha scritto altro che meriti di essere citato dagli anglofoni.

Poi un rovinato “The Realms of Arthur” (1969) di Helen Hill Miller, a quanto ho capito un testo che parla delle isole britanniche che sono associate ai racconti arturiani. Risulta inedito in Italia.

Poi (posizionato al contrario) “Il segno rosso del coraggio” (The Red Badge of Courage, 1895) di Stephen Crane.

Su una costa leggo “Wild Bill” e sotto “Donovan”: chissà se è una corposa biografia dedicata al generale William Joseph Donovan detto Wild Bill.

Molto più variegata la scelta musicale costituita dagli LP in vinile di cui vediamo la copertina. Si parte con Next in Line (1968) di Conway Twitty.

Poi c’è Rio (1982) dei Duran Duran.

Some Enchanted Evening (1978) dei Blue Öyster Cult.

Exile on Main St. (1972) dei Rolling Stones: grazie a The Obsidian Mirror per la dritta.

The Wall (1979) dei Pink Floyd.

E infine Asia (1982) del gruppo omonimo.

Che ne pensate della scelta musicale per la Terra post-apocalittica?

L.

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Pubblicato da su febbraio 3, 2021 in Books in Movies

 

[Books in Movies] L’uomo sul treno (2018)

L’edicola della mia stazione era più grande e carina di quella sulla sinistra

Stavolta l’edicola che mostro è moderna, non “archeo”, ma meritava di essere citata: non foss’altro in omaggio al mio passato da pendolare su treno.

Il film è quella grande occasione mancata de “L’uomo sul treno” (The Commuter, 2018) di Jaume Collet-Serra (in DVD Eagle Pictures 2018), con Liam Neeson che fa il pendolare e, prendendo il treno, passa sempre davanti ad una piccola edicola. Anch’io adoravo la piccola edicola della mia stazione, prima che chiudesse definitivamente perché nessuno comprava niente. Però vuoi mettere il profumo della carta???

Edicola piccola ma ben fornita

Sugli scaffali dell’edicola vediamo diverse testate note, come “GQ“, “History“, “Cosmopolitan“, “Bazaar“, “Esquire” e “MovieMaker“, anche se credo che solo la prima sia edita anche in Italia. (Forse “History” del National Geographic potrebbe essere il nostro “Storica”.)

Michael (Liam Neeson) è uno di quei pendolari che ormai esistono solo nei film e nei musei: i pendolari che leggono libri sul treno. Bei tempi. Oggi chi viaggia in treno urla a squarciagola, o dal vivo o per telefono, e anche nel film vediamo Michael portarsi libri che non legge, visto che passa il tempo a parlare con altri personaggi.

A inizio film vediamo che sul tavolo di cucina (gran brutto posto per appoggiare un libro) campeggia il romanzo “Il signore delle mosche” (Lord of the Flies, 1954), grande e splendido classico di William Golding. Stando alla copertina, l’edizione mostrata è una newyorkese Capricorn Books del 1959.

Michael ama i classici, e lo prova il fatto che in treno lo vediamo leggere “Cime tempestose” (Wuthering Heights, 1847) di Emily Brontë. Esistono milioni di miliardi di edizioni di questo romanzo, quindi non posso risalire a quella mostrata.

Sul comodino di Michael vediamo un classico più moderno come “L’ombra del vento” (La sombra del viento, 2001) di Carlos Ruiz Zafón, nell’edizione in lingua inglese della Phoenix 2004.

Subito sotto vediamo un volumone con The Girl Who Kicked the Hornets’ Nest, cioè la versione in lingua inglese de “La regina dei castelli di carta” (Luftslottet som sprängdes, 2007), terzo capitolo della trilogia di Stieg Larsson.

Per un personaggio che vediamo leggere solo per pochi fotogrammi, è una gran bella parata di libri…

L.

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Pubblicato da su gennaio 28, 2021 in Archeo Edicola, Books in Movies

 

Innamorarsi sul ghiaccio (2018)

Una nuova avventura in libreria

Se dal 1° novembre il numero di filmetti romantichelli natalizi era sensibilmente aumentato, dal 1° dicembre è un fuoco di fila a reti unificate, e può capire che oltre al genere “romantichello” e “natalizio”, ci scappi pure il genere “librerie”, come nel caso di “Innamorarsi sul ghiaccio” (Frozen in Love, 2018) di Scott Smith, registrato su TV8 il 4 novembre 2020 e visto finalmente solo ora. (In realtà me l’ero dimenticato.)

Le librerie le gestiscono le donne, non si scappa, agli uomini è vietato aprire questo tipo di esercizi, nelle storielline rosa. Quindi protagonista è Mary Campbell (Rachael Leigh Cook, anche co-sceneggiatrice del film), che gestisce la libreria “Sulla stessa pagina” (On the Same Page), attività di famiglia per quarant’anni ma che ora, con i genitori in pensione, sta subendo un periodo di forte crisi.

La libreria di paese in cui nessuno entra

Mary decide di rivolgersi ad una agente specializzata in pubbliche relazioni per qualche consiglio, ma caso vuole che alla stessa agente si è rivolto Adam Clayborn (Niall Matter), giocatore di hockey indisciplinato che appare sempre sui giornali per via delle risse in campo. Anche lui è in cerca di un modo per riscattarsi agli occhi dei tifosi, magari partecipando a qualche iniziativa socialmente apprezzata.
Come potete facilmente immaginare, l’agente ha gioco facile: unisce i due clienti, perché risolvano uno il problema dell’altro, e chissà che non ci scappi pure la scintilla d’ammmmòre.

Un patto fatto con sorrisi a denti stretti

Una volta che Clayborn annuncia di collaborare con la libreria locale, questa d’un tratto viene presa d’assalto: sapere che c’è un giocatore di hockey spinge la gente a spendere pacchi di dollari nell’acquisto di quei libri di cui prima non sentiva il bisogno. Non è chiaro perché ora tutta la città cominci a comprare libri a secchiate, visto che prima non lo faceva, ma uno dei segreti è la caffetteria: se non vendi caffè o cappuccino, la gente non compra libri.
Perché allora non mettere anche pizza a taglio, verdura fresca e salsamenteria? “Libreria dal Pizzicagnolo”, “Forno & Libri”, io dico che funziona. Tanto la gente compra tutto tranne i libri, no?

E se qui mettessimo la macchina per il macinato?

La libreria protagonista è quella tipica di queste storie: uno stabile di mille metri quadrati con forse cento libri – uno spreco immenso – che in Italia neanche se vendi organi umani saresti in grado di rientrare delle spese, ma si sa che in America le tasse sugli immobili sono diverse. Lì è tutto gratis…

Qualcuno sa identificare questo libro inquadrato?

Dei tanti libri inquadrati, sono riuscito a identificare solamente “Moon River and Me: A Memoir” (2009), autobiografia di Andy Williams che a quanto ho capito faceva il cantante a Los Angeles. O gli altri sono tutti falsi, o sono libri talmente insignificanti che la produzione li ha comprati al macero un tanto al chilo.
Forse è un libro falso il volume “On the Ice” che a un certo punto vediamo autografare al giocatore di hockey: visto che non viene mai citato e la scena appare e scompare senza alcuna spiegazione, forse è un buco di sceneggiatura che si sono persi per strada.

Forse è uno pseudo-autore con “libro falso”, o forse è solo un errore di sceneggiatura

Non c’è bisogno di dire che essendo un film ambientato in una libreria, con una protagonista che vive di libri, mai si parla di libri, se non per citare classici come La guerra dei mondi (1898) di Wells e Le avventure di Tom Sawyer (1876) di Twain, così da essere sicuri che gli spettatori illetterati capiscano che si tratta di romanzi e non di capsule di caffè dai nomi esotici. Perché, di nuovo: no caffè, no libri.

L.

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Pubblicato da su dicembre 11, 2020 in Books in Movies

 

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[Books in Movies] Stuck in Love (2012)

Una biblioteca formata da tre libri

La protagonista del film “Stuck in Love” (id., 2012), scritto e diretto da Josh Boone, disponibile in DVD Koch Media 2014, è una giovane collegiale che non ama perdere tempo così si ritrova velocemente nella camera da letto di un compagno un po’ imbranato: se aspetta che questi si decida a sedurla, non basterà l’anno scolastico. Prima di consumare, la ragazza nota la “biblioteca” della stanza, cioè tre libri buttati su un tavolo. Imbarazzato, il ragazzo si affretta a specificare che non sono suoi ma del suo compagno di stanza, davanti agli occhi schifati della tipa, che fa capire come non ami il genere.

La scena dura due o tre fotogrammi, in pratica le tre foto che presento sono i tre fotogrammi mostrati, ma visto che il film è disponibile su MediasetPlay le schermate sono ad alta risoluzione (cliccate per ingrandire).

Inutile cliccare qui, la trama non si legge…

Abbracciando vari generi, ecco la “biblioteca” in questione:

  • IT” (id., 1986) di Stephen King (in Italia per Sperling & Kupfer)
  • Jurassic Park” (id., 1990) di Michael Crichton (in Italia per Garzanti)
  • Il codice Da Vinci” (The Da Vinci Code, 2003) di Dan Brown (in Italia per Mondadori)

Possono piacere o meno, ma di sicuro sono tre grandi successi editoriali. Curioso che di King venga più spesso mostrato IT rispetto ad altri romanzi.

L.

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Pubblicato da su dicembre 9, 2020 in Books in Movies

 

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[Books in Movies] La regina degli scacchi (2020)

Sul Zinefilo ieri ho parlato delle regine degli scacchi, di cui la serie Netflix omonima è solo l’incarnazione più recente, e purtroppo meno interessante: però ci regala qualche libro scacchistico d’annata.

Si parte con “Modern Chess Openings” (edizione Pitman 1957) dell’austro-ungarico (oggi ceco) Walter Korn, che dal 1946 ha preso in mano la settima edizione di quest’opera, nata addirittura nel 1911, e l’ha curata nelle ristampe riviste ed aggiornate fino al 1990.

Vediamo poi “Paul Morphy Golden Age of Chess” (1957) dello statunitense William Ewart Napier, a cura di I.A. Horowitz. L’edizione inquadrata ha una copertina moderna, forse però si rifà a un’edizione classica che non ho trovato.

Infine, a sorpresa, un “libro falso”: “Openings & Tactics” di Benny Watts, interpretato nella serie da Thomas Brodie-Sangster.

Quando Harry Beltik (Harry Melling) va a trovare Beth per aiutarla ad esercitarsi, le porta una scatola di libri scacchistici citati solo per titoli, non inquadrati.

  • La strategia del medio gioco” (Middlegame Strategy) di A.I. Deinkopf – visto che libro e autore esistono solo nel romanzo di Tevis, ipotizzo si tratti di un “libro falso”;
  • La mia carriera scacchistica” (My Chess Career, 1920) di José Raúl Capablanca, portato in Italia nel 1990 da Prisma;
  • Le partite di Alekhine. 1938-1945” (Alekhine’s Games 1938 to 1945, 1949) di Fornaut, autore inventato da Tevis ma il libro esiste, sebbene scritto da C.H.O’D. Alexander;
  • I finali di Torre e pedone” (Rook and Pawn Endings) di Meyer, altro plausibile libro inventato.


Poi c’è la versione italiana apocrifa della stessa storia, dal titolo – indovinate un po’? – La regina degli scacchi (2001) di Claudia Florio.

Vediamo una copia di Studi scacchistici (Mursia 1967) di Giorgio Porreca, riedito spesso con quella copertina quindi non sappiamo a che anno risalga il libro inquadrato.

L.

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Pubblicato da su novembre 19, 2020 in Books in Movies

 

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[Books in Movies] Aquile del mare (1949)

Gary Cooper si assicura che la copertina sia ben inquadrata

Oggi nella mia rubrica “La Storia e la Finzione“, del blog Il Zinefilo, vi parlo della battaglia di Midway e dei film che ne sono stati tratti: mi piace pubblicizzare l’iniziativa presentando una curiosa scenetta dal film “Aquile del mare” (Task Force, 1949) di Delmer Daves, che è stato probabilmente il primo a parlare su grande schermo di Midway.

Hemingway farewell.pngIl pilota protagonista, interpretato da Gary Cooper, è in ospedale e gli amici gli portano in regalo un libro: “Addio alle armi” (A Farewell to Arms, 1929) di Ernest Hemingway.

«È molto riposante. Parla di guerra, di amore e di altra roba del genere. La ragazza ci ha detto che lo leggono tutti.»

La scena finisce qui, giusto il tempo per Cooper di aprire il libro così da far vedere bene la copertina (che sembra proprio quella della prima edizione Scribner): ipotizzo che in pieno secondo dopoguerra la casa editrice stesse spingendo quel romanzo, ambientato nella guerra precedente.

Inoltre la Mondadori aveva già portato nel 1946 nelle librerie italiane l’opera di Hemingway, quindi è stata una “marchetta” utile anche per la nostra editoria.

L.

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Pubblicato da su ottobre 28, 2020 in Books in Movies

 

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[Books in Movies] Relic Hunter (1999)

Un libro “leggero” da leggere al parco

Nel mio viaggio attraverso le serie TV a sfondo fantastico che ho ignorato per trent’anni sono approdato a “Relic Hunter“, alla cui visione però ho resistito solamente per un episodio e mezzo: la protagonista Tia Carrere è splendida ma la serie è troppo bambinesca per la mia sopportazione.

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Pubblicato da su ottobre 19, 2020 in Books in Movies

 
 
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