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Mike Flanagan & Stephen King

Mike Flanagan ama Stephen King e Stephen King ama Mike Flanagan: un rapporto a distanza che si consuma tramite citazioni.

Tutto comincia con l’uscita del film “Il terrore del silenzio” (Hush, 2016) dove Mike Flanagan – nato a Salem, quindi destinato sin da subito ad essere “legato” all’autore di Salem’s Lot – racconta la storia di una romanziera sordo-muta che fa quello che fanno tutti i personaggi protagonisti di quel sotto-genere che ho chiamato ghostwriting: in cerca di ispirazione, Maddie (Kate Siegel, co-autrice della sceneggiatura) si isola in una casa nel bosco dove incontra “qualcuno” che sbloccherà la situazione. In questo caso si tratta di un assassino psicopatico: riuscirà una ragazza sordo-muta dispersa nei boschi a sopravvivergli?

Nei primi minuti di quello che è a tutti gli effetti un film muto Flanagan ne approfitta per inquadrare distrattamente uno scaffale della casa di Maddie con sopra dei libri. C’è un generico “Il cuore dell’assassino” (Hope to Die, 2012; Longanesi, 2018), ventiduesima avventura dell’Alex Cross di James Patterson, fra i più prolifici scrittori del mondo.

Ma quel che conta è che bene in evidenza c’è il fatto che Maddie sia una lettrice di Stephen King.

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Pubblicato da su luglio 1, 2020 in Books in Movies, Pseudobiblia

 

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[Books in Movies] Brave ragazze (2019)

Una collezione piccola… ma tutta gialla!

Mi è capitato di vedere il film “Brave ragazze” (2019) di Michela Andreozzi (in DVD Universal 2020), simpatico “dramma stemperato” con un gran cast, ma soprattutto con la felice intuizione di usare libri e fumetti per sottolineare certe parti di trama.

Se per esempio c’è una moglie costantemente picchiata ed abusata dal marito, con condivisibili pensieri di “risolvere” la situazione alla radice, non stupisce di vederla intenta a leggere Diabolik!

L’albo aperto non so identificarlo, ma gli altri sono: “Implacabile assassino” (n. 201, 11 ottobre 1971), anche se è una ristampa e purtroppo non so identificarla (il sito ufficiale è organizzato in modo molto discutibile e non aiuta in alcun modo); “Obiettivo smeraldi” (n. 505, novembre 1986). Visto che la vicenda si svolge negli anni Ottanta e il fumetto è nella sua prima edizione, potrebbe essere una scelta meditata.

Sistemando casa del nuovo condomino (Luca Argentero), Anna (Ambra Angiolini) trova una cassa piena di libri gialli da sistemare su uno scaffale.

La scelta di usare romanzi provenienti da annate sparse non mi consente di riconoscere tutti i libri inquadrati, ad esclusione di quelli di cui si legge il titolo.

Come per esempio “La ruggine verde” (The Green Rust, 1919) di Edgar Wallace nell’edizione “I Classici del Giallo Mondadori” n. 232 (16 dicembre 1975), oggi disponibile in eBook Newton.

Dal fenomenale database UraniaMania prendo la trama d’epoca del libro:

«Nella Londra degli anni venti, all’indomani della Prima Guerra mondiale, un uomo trama nell’ombra per restituire alla sconfitta Germania, la grandezza perduta e per diventare lui stesso il dominatore del mondo. Si chiama Julius van Heerden, tutti lo credono un rispettabilissimo medico e non sospettano che dietro quella maschera di scienziato si nasconda il volto di un criminale. Van Heerden per raggiungere il suo scopo non esita nemmeno a uccidere, trascinando in una drammatica avventura una bellissima e coraggiosa ereditiera. Il medico è troppo sicuro di sé, e la polizia brancola nel buio alla ricerca di prove per incastrarlo e per sventare la minaccia che incombe sull’umanità.
Per celebrare il centenario della nascita di Edgar Wallace, I Classici del Giallo ripropongono questo romanzo che appartiene al filone avventuroso romantico della sua eclettica e vastissima produzione.»

Visto che il commissario delle indagini vorrebbe essere un po’ il Maigret della situazione, non stupisce che fra i libri troviamo diversi firmati da Georges Simenon, come per esempio “Uno scacco di Maigret” (Un échec de Maigret, 1956) nell’edizione “Il Girasole” Mondadori n. 109 (febbraio 1959)

Dal fenomenale database UraniaMania prendo la trama d’epoca del libro:

«In un momento di malumore è doppiamente duro per Maigret affrontare alcuni problemi ingarbugliati.
E passi per Mrs. Britt, l’asciutta figlia di Albione che inopinatamente sparisce nella Ville Lumière, ma Fumai, il capoccia dei macellai, l’uomo grossolano e senza scrupoli che tuttavia ha paura della propria ombra, finisce i suoi giorni impallinato: praticamente sotto gli occhi dell’esterrefatto commissario.
Soltanto la sua classe salva Maigret, che con straordinaria intuizione individua l’assassino. Ma che deve poi fare un commissario di polizia quando il pregiudicato gli scappa sotto il naso? Accettare lo scacco e attendere che il vento giri a suo favore.»

Poi si vede anche “Maigret e la spilungona” (Maigret et la grande perche, 1951) nell’edizione “Il Girasole” Mondadori n. 150 (agosto 1960).

Dal fenomenale database UraniaMania prendo la trama d’epoca del libro:

«Una vecchia conoscenza di Maigret Ernestine,una ex prostituta che anni prima aveva arrestato, lo mette sulle tracce di un omicidio a cui avrebbe assistito il marito,uno scassinatore, durante un tentativo di furto in una villetta alla periferia di Parigi. Omicidio però che nessuno ha denunciato.
L’indagine è difficile non solo per l’assenza del cadavere e delle prove (e dell’unico testimone divenuto uccel di bosco) ma perché M. ha a che fare con due memorabili personaggi, il dentista Guillame Serre e sua madre che,ognuno a suo modo, gli tengono testa. Il primo in particolare è della sua stessa corporatura, imperturbabile, ostile, abile nel difendersi e sembra lanciargli una sfida personale a cui certo il commissario non si sottrae.
Dopo aver un scavato nel passato dei due e raccolto qualche testimonianza non gli risulta difficile comprendere né il movente né la dinamica del delitto ma ancora gli mancano prove consistenti o la confessione del colpevole.
Sarà da uno dei suoi famosi interrogatori fiume, deciso con un qualche azzardo, che scaturiranno gli elementi che gli consentiranno di chiudere il caso. »

Più avanti nel film vediamo ben inquadrato “Maigret e il signor Charles” (Maigret et Monsieur Charles, 1972) di Georges Simenon nell’edizione Oscar Mondadori (settembre 1977), oggi disponibile per Adelphi.

Dal fenomenale database UraniaMania prendo la trama d’epoca del libro:

«Una strana donna vittima dell’alcool, un uomo importante sempre in cerca di evasioni sentimentali che all’improvviso scompare, sono i personaggi che danno vita a questa appassionata inchiesta del commissario Maigret. Di night in night, egli indaga per sapere chi ha visto il signor Charles vivo per l’ultima volta. Tutti gli interrogati parlano di lui con simpatia e ammirazione: era allegro cordiale e generoso. Chi dunque può aver desiderato la sua morte? La moglie è senza dubbio il personaggio più misterioso della storia e Maigret intuisce che la chiave di tutto è la solitudine e l’infelicità della donna. Da quanto tempo beveva e perché? Come mai tutti le erano ostili? Questi, e altri ancora, gli interrogativi che il commissario si pone per poter giungere alla soluzione della misteriosa scomparsa del signor Charles.»

L.

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Pubblicato da su aprile 20, 2020 in Books in Movies

 

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[Books in Movies] Libri sparsi

Nel corso degli anni ho messo da parte diverse apparizioni librarie nei film, roba però troppo vaga per poterci scrivere su un post: in questi giorni di quarantena sto facendo pulizie nei miei archivi, quindi ho pensato di presentare questi “libri sparsi” tutti insieme.


Nel futuro si continuerà a leggere Agatha Christie

In “Anno 2053 – La grande fuga” (Neon City, 1991) di Monte Markham (DVD 01 Distribution 2007), che ho recensito nel mio blog Il Zinefilo, una delle viaggiatrici di questa scopiazzata di Ombre rosse (1939) è mostrata a leggere “Addio, Miss Marple” (Sleeping Murder, 1976) di Agatha Christie, portato quello stesso anno in Italia da Mondadori con la traduzione di Diana Fonticoli.
Ecco la trama dell’edizione italiana:

Un tranquillo villino vittoriano con vista sul mare e un bellissimo giardino: la casa ideale per due giovani sposi. Eppure, proprio in quella che considerava l’abitazione dei suoi sogni, Gwenda Reed comincia a provare un senso di angoscia. Alcune strane scoperte, infatti, la portano a collegare la nuova abitazione con vaghi ricordi della sua infanzia: un sentiero interrato nel giardino, una porta murata, una strana tappezzeria ritrovata in un armadio chiuso a chiave. Gwenda è sicura di non essere mai stata prima nel paese dove è andata ad abitare, ma allora come può conoscere quei particolari? Il peggio però è che la residenza è legata a un’immagine drammatica sempre presente nei suoi incubi: lo strangolamento di una giovane donna. Si tratta di un’allucinazione o di una premonizione? Gwenda e il marito iniziano a indagare sui precedenti proprietari, mettendo pian piano alla luce un’oscura vicenda che risale a molti anni prima e che li coinvolge personalmente. Per fortuna, tuttavia, su di loro veglia l’eccentrica e sorprendente Miss Marple, che ancora una volta riuscirà a far luce sullo strano groviglio… Scritto da Agata Christie durante il secondo conflitto mondiale, “Addio, Miss Marple” fu pubblicato postumo nel 1976.


L’attenzione va più alla luce fighetta che alla sceneggiatura

All’inizio di “Annientamento” (Annihilation, 2018, in DVD Paramount 2019), il moscissimo film scritto e diretto da Alex Garland partendo dal romanzo-capolavoro di Jeff VanderMeer, di cui ho già parlato, vediamo la protagonista Natalie Portman intenta a leggere il saggio “La vita immortale di Henrietta Lacks” (The Immortal Life of Henrietta Lacks, 2010) di Rebecca Skloot, portato in Italia nel 2011 da Adelphi con la traduzione di Luigi Civalleri.
Ecco la trama dall’edizione italiana:

Chi opera in campo biomedico conosce bene la sigla HeLa, che denota una linea cellulare di vitale importanza nelle ricerche sul cancro e su molte altre malattie: cellule speciali, tanto resistenti da essere praticamente immortali, vendute e comprate da decenni nei laboratori di tutto il mondo. Ma quelle quattro lettere racchiudono anche una storia perturbante, emblematica – e soprattutto una persona in carne e ossa. Henrietta Lacks lavorava nei campi di tabacco della Virginia, così come i suoi antenati schiavi. Quando muore per un tumore, nel 1951, i medici, senza preoccuparsi di chiedere alcun consenso, prelevano un campione dei suoi tessuti e si accorgono ben presto di un fenomeno sbalorditivo: le cellule tumorali continuano a crescere fuori dal corpo, in laboratorio. Da qui alla commercializzazione il passo è breve, ma passeranno vent’anni prima che i familiari scoprano una verità non meno incredibile che traumatizzante: Henrietta è ‘immortale’, e dalle sue cellule si è sviluppata un’industria miliardaria. Rebecca Skloot ha deciso di raccontare questa storia, e superando diffidenze e ostilità è riuscita a entrare in contatto con i Lacks guadagnandosi l’amicizia della figlia di Henrietta, Deborah. È nato così un libro che ci conduce da un reparto riservato ai neri del Johns Hopkins Hospital agli abbacinanti laboratori dove i congelatori custodiscono le cellule HeLa, dalle baracche di Clover, villaggio popolato di schiavi e guaritori, alla Baltimora di oggi.


Will Smith e un libro sul multiverso

Passiamo a “Collateral Beauty” (2016) di David Frankel (DVD Warner Bros 2017). Sulla scrivania di Will Smith vediamo una copia de “La realtà nascosta. Universi paralleli e profonde leggi del cosmo” (The Hidden Reality, 2011) di Brian Greene, in Italia per Einaudi (ristampato nel luglio 2018) con la traduzione di Simonetta Frediani.
Ecco la trama dall’edizione italiana:

L’autore dei bestseller L’universo elegante La trama del cosmo affronta in questo libro la domanda delle domande: il nostro è l’unico universo? Un tempo, la parola universo significava tutto ciò che esiste. Ogni cosa. Ma negli ultimi anni le scoperte della fisica e della cosmologia hanno portato un certo numero di scienziati a concludere che il nostro universo potrebbe essere uno dei molti esistenti. Con una prosa cristallina e un uso ispirato dell’analogia, Brian Greene illustra il ventaglio delle proposte di «multiverso » che emergono da teorie sviluppate per spiegare le sofisticate osservazioni delle particelle subatomiche e delle oscure profondità dello spazio: un multiverso in cui chi sta leggendo questa frase ha un numero infinito di doppi che leggono la stessa frase in universi distanti; un multiverso che comprende un vasto oceano di universi-bolla, dei quali il nostro non è che uno; un multiverso che nel corso del tempo attraversa lo stesso ciclo all’infinito, un altro che forse è sospeso a pochi millimetri da noi e tuttavia rimane invisibile, un altro ancora in cui ogni possibilità permessa dalla fisica quantistica prende vita. Da ultimo un multiverso, forse il più strano di tutti, fatto esclusivamente di matematica.
Greene, uno dei più importanti fisici e scrittori di scienza, ci guida in un’avvincente esplorazione di questi mondi paralleli, che rivela quanta parte della vera natura della realtà potrebbe essere nascosta al loro interno. Con la sua impareggiabile capacità di rendere comprensibili e gradevoli gli argomenti più impegnativi, affronta la domanda essenziale: come può progredire la scienza se vaste regioni della realtà sono inaccessibili?
Anche grazie all’arguzia e alla precisione caratteristiche di Greene, La realtà nascosta è al contempo una rassegna di ampia portata della fisica d’avanguardia e un viaggio straordinario al confine stesso della realtà – un viaggio basato saldamente sulla scienza e limitato soltanto dalla nostra immaginazione.


Anche in un film rape and revenge può sbucare un libro “alto”

Ad un certo punto de “La settima donna” (1978) di Francesco Prosperi – che ho recensito nel blog Il Zinefilo – una delle donne protagoniste è mostrata a leggere “Santuario” (Sanctuary, 1931) di William Faulkner. Il romanzo arriva in Italia originariamente nel 1943 per la Jandi Sapi, poi gira varie case finché la Adelphi lo presenta nel 2006 con la traduzione di Mario Materassi. Quella mostrata probabilmente è l’edizione Mondadori 1974, con traduzione di Paola Ojetti.
Ecco la trama dall’edizione italiana:

Siamo tra Mississippi e Missouri, nel pieno della Grande Depressione e del proibizionismo. Una casa «buia, desolata e meditabonda», persa tra boschetti di cedri e prati inselvatichiti, nasconde una distilleria clandestina gestita da una banda di magnaccia e sbandati. Qui un pomeriggio, con un accompagnatore già ubriaco, irrompe come un’aliena Temple Drake, studentessa diciassettenne «non più proprio bambina, non ancora donna». «Dritta come una freccia nel vestitino succinto», il cappellino spinto all’indietro a sprigionare «quel che di licenzioso», Temple innescherà un tragico domino di perversione e di morte. Momento fatale sarà l’incontro tra i suoi occhi «tutti pupilla» e quelli, simili a «due grumi di gomma», del capobanda Popeye, dal volto perennemente contratto nella smorfia supplice di chi si accende una sigaretta dietro l’altra – un volto corrotto che porta incisa la perdita dell’innocenza di un intero Paese. Dopo aver freddato un suo scagnozzo e deflorato la ragazza tra le mura sventrate del fienile, Popeye riuscirà a segregarla in un bordello di Memphis e a far incolpare del delitto uno dei suoi uomini; ma un beffardo contrappasso si abbatterà su di lui, lasciando il lettore scosso e attonito – perché «forse è nell’istante in cui ci rendiamo conto, in cui ammettiamo che nel male vi è un disegno logico, è allora che moriamo».


Una discretissima marchetta

Giorgio Pasotti, uno dei protagonisti di “Nove lune e mezza” (2017) di Michela Andreozzi (in DVD Fox 2018), prima di dormire ci tiene a mostrarci che sta leggendo “I signori del cibo. Viaggio nell’industria alimentare che distrugge il pianeta” (2016) del giornalista e scrittore Stefano Liberti, edito per Minimum Fax.
Ecco la trama:

Secondo previsioni dell’Onu, nel 2050 saremo 9 miliardi di persone sulla Terra. Come ci sfameremo, se le risorse sono sempre più scarse e gli abitanti di paesi iperpopolati come la Cina stanno repentinamente cambiando abitudini alimentari? La finanza globale, insieme alle multinazionali del cibo, ha fiutato l’affare: l’overpopulation business.Dopo A Sud di Lampedusa e il successo internazionale di Land grabbing, Stefano Liberti ci presenta un reportage importante che segue la filiera di quattro prodotti alimentari – la carne di maiale, la soia, il tonno in scatola e il pomodoro concentrato – per osservare cosa accade in un settore divorato dall’aggressività della finanza che ha deciso di trasformare il pianeta in un gigantesco pasto.Un’indagine globale durata due anni, dall’Amazzonia brasiliana dove le sconfinate monoculture di soia stanno distruggendo la più grande fabbrica di biodiversità della Terra ai mega-pescherecci che setacciano e saccheggiano gli oceani per garantire scatolette di tonno sempre più economiche, dagli allevamenti industriali di suini negli Stati Uniti a un futuristico mattatoio cinese, fino alle campagne della Puglia, dove i lavoratori ghanesi raccolgono i pomodori che prima coltivavano nelle loro terre in Africa.Un’inchiesta che fa luce sui giochi di potere che regolano il mercato del cibo, dominato da pochi colossali attori sempre più intenzionati a controllare ciò che mangiamo e a macinare profitti monumentali. Questa inchiesta è stata realizzata grazie al sostegno di Fondazione Charlemagne Onlus e Coop.


Un libro vero ma falso, falso ma vero…

Ero indeciso se mettere quest’ultima citazione, perché è un miscuglio di libro falso e vero. Il film è “Molly’s Game” (2017) scritto e diretto da Aaron Sorkin (in DVD 01 Distribution 2018) che racconta le incredibili avventure di Molly Bloom, grintosa donna arrivista che alla fine ha scritto un libro biografico dal titolo “Molly’s Game” (2014) di Molly Bloom, portato in Italia da Rizzoli lo stesso anno, con la traduzione di Roberta Zuppet. Quindi il libro esiste, e nel film viene mostrato… ma sulla copertina non vediamo la vera Molly Bloom bensì l’attrice Jessica Chastain, mattatrice del film, quindi diciamo che è un libro vero… ma con copertina falsa!
La trama dall’edizione italiana:

La giovane Molly arriva a Los Angeles quasi per caso, dopo che un problema alla schiena la costringe ad abbandonare la sua passione per lo sci. Non ha soldi né conoscenze, eppure ha già ben chiaro di voler conquistare il mondo. Il mondo che vuole conquistare però è quello lussuoso e inaccessibile delle star di Hollywood e lì riuscire a diventare qualcuno è praticamente impossibile, a meno che non si abbia fortuna, grinta e un talento vero nel gestire i capricci dei ricchi. “‘Faremo una partita di poker al Viper martedì sera. Tu ci aiuterai a organizzarla. Segnati questi nomi e invitali.’ Sgranai gli occhi. Fissai il mio bloc-notes giallo. Avevo appena annotato i nomi e i numeri di telefono di alcuni degli uomini più famosi, più potenti e più ricchi del pianeta.” Così Molly si ritrova a gestire il giro di bische clandestine più esclusivo al mondo, e sembra che nulla possa fermarla. Tra i suoi clienti: divi del cinema, magnati, mafiosi, politici e finanzieri tanto potenti da poter influenzare i mercati e il corso della storia. Molly racconta senza censure questo universo parallelo fatto di fascino, soldi e segretezza, fino a quando non incontra l’avversario più pericoloso: il governo degli Stati Uniti.


L.

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Pubblicato da su aprile 8, 2020 in Books in Movies

 

[Books in Movies] Il commissario Lo Gatto (1986)

dal film Il commissario Lo Gatto (1986)

In questi giorni di quarantena ne sto approfittando per fare ordine in casa: no, non sto pulendo come invece fa ogni cinque minuti la signora del piano di sopra, passando una delle aspirapolveri più rumorose della storia, bensì sistemando il marasma digitale che ho accumulato negli anni. Nel corso delle mie tante ricerche sugli argomenti più disparati mi capita di ricevere un prezioso aiuto da amici e conoscenti, al quale corrisponde un mio ritardo mostruoso e colpevole: con ben tre anni di ritardo dunque presento l’eccellente segnalazione che segue.

Nel giugno del 2017 ho recensito sul Zinefilo “Il commissario Lo Gatto” (1986), il film giallo che non fa ridere ma tutti erroneamente lo considerano il capolavoro comico della storia dell’umanità, malgrado sia totalmente privo di battute o di qualsiasi intento comico. Ad un certo punto un personaggio viene inquadrato con un romanzo Harmony in mano, come mostro nella foto in alto: all’epoca mi sarebbe piaciuto segnalare di che libro si trattasse, ma proprio non sono riuscito ad identificarlo.

All’epoca ho organizzato interviste con siti di recensioni di romanzi rosa, così – non ricordo come – mi sono ritrovato a scrivere a Roberta di Leggererosa.it, sito che purtroppo credo non più attivo. Roberta oltre che gentilissima e disponibile è stata anche risolutiva e mi ha indicato il romanzo stretto fra le mani dell’attrice: “Diabolico amore” (Almost a Stranger, 1984) dell’autrice australiana Margaret Way. Non paga, mi ha fornito anche i preziosi dati editoriali: “Harmony Collezione” n. 360, maggio 1986, indicando dunque che era uscito fresco all’epoca delle riprese del film e la Mondadori in quel periodo ancora usava inserire propri libri nei film.

Perché non ho “evaso” subito la pratica e presentato qui la citazione libraria? Ciò che mi fermava era il non riuscire a trovare una copertina del libro, molto raro e mai più ristampato da allora, e poi una cosa tira l’altra… e sono passati tre anni. Ora la copertina l’ho trovata e finalmente posso ringraziare a dovere Roberta del suo aiuto.

Ci metto un po’, anzi parecchio, ma prima o poi arrivo…

L.

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Pubblicato da su aprile 1, 2020 in Books in Movies

 

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[Books in Movies] Agents of SHIELD (2016)

Nei giorni scorsi su Rai4 è andata in onda la replica della quarta stagione della serie “Agents of S.H.I.E.L.D.” con cui la Marvel ha attuato un piano preciso e indiscutibile: stuzzicare il più alto numero di mie passioni! Lasciandomi però deluso su tutti i fronti…

Libri falsi, donne artificiali, citazioni filmiche anni Ottanta e l’unico Ghost Rider che mi sia mai piaciuto: Jed Whedon e la moglie Maurissa Tancharoen hanno buttato in pentola tanti argomenti che smuovono il mio interesse, sbagliando solo ad usare il Backgammon al posto degli scacchi. Comunque dal fratello di Joss Whedon non mi aspettavo di meno: tocca solo capire in famiglia chi sia il Whedon giusto…

Già ho parlato sul Zinefilo di All-New Ghost Rider, breve saga a fumetti resa davvero maluccio in TV, qui invece la quarta stagione della serie “Agents of S.H.I.E.L.D.” va ad arricchire la rubrica delle citazioni librarie intriganti.

L’abbiamo visto con la serie “Orange is the New Black“: in prigione si legge, e parecchio. Almeno nella fiction americana. Quindi appena gli Agenti dello SCUDO devono andare a trovare qualcuno in carcere, come lo si ritrae? Se fosse un giovane criminale starebbe a fare pesi, ma trattandosi di adulti… li si mostra a leggere.

Leggere Asimov in un angolo

Quando nell’episodio 4×04 (2 novembre 2016) il detenuto Eli Morrow (José Zúñiga) viene chiamato per una colloquio, lo scopriamo ingobbito in un angolo della sua cella, in ombra, chino su un libro come Quasimodo chino su uno dei mostri di pietra di Notre Dame: possibile non ci fosse un modo più “comodo” di presentare il personaggio intento nella lettura? Per fortuna l’attore si volta in modo da farci scorgere il titolo del libro che sta leggendo, cioè The Positronic Man (1992), uno dei gli ultimi scritti di Isaac Asimov, per l’occasione insieme a Robert Silverberg, da cui poi il film drammone L’uomo bicentenario (1999), uno dei tanti one man show di Robin Williams.

Edizione Doubleday, dicembre 1993

Ricordo ancora quel novembre 1992 quando mio padre tornò a casa dall’edicola del quartiere con in mano una copia di Robot NDR-113, edizione Bompiani del romanzo con la traduzione di Gino Scatasta. Per motivi ignoti la Bompiani non ha mai più ristampato quel libro, che oggi risulta in italiano in quell’unica edizione: per fortuna mio padre la conserva ancora, insieme a tutti gli Asimov che comprò all’epoca.

Ecco, questo è un modo comodo di leggere

Possiamo immaginare come il sistema carcerario americano non si impegni più di tanto nel rimediare romanzi più “moderni” per i propri detenuti, quindi ci può stare un’edizione del 1993 di un romanzo che in patria è stato ristampato almeno fino al 2004, ma poi passiamo all’episodio 4×05 (9 novembre 2016) e troviamo un altro detenuto lettore: Santino Noguera (Rolando Molina).

Ma che libro sta leggendo?

Per motivi che non ho capito molto, né mi interessava capire, il personaggio di Ghost Rider ce l’ha con questo Santino e lo va a prendere in cella.

Scusa, mi fai vedere bene il titolo di quel romanzo di King?

Santino legge in modo più comodo rispetto ad Eli, bello sdraiato a letto e con la luce della finestra che va sulle pagine. Dalla penombra si legge il nome Stephen King sul suo libro… ma che romanzo è?

E dài, fate un po’ di luce?

Niente, da quest’episodio non ho capito che libro legge il tizio, devo aspettare che Ghost Rider lo uccida bruciandolo… perché facciano delle foto al luogo del delitto…

Ecco, ora va meglio

Dopo averci sbattuto un po’ la testa sono riuscito a capire che il titolo del romanzo non è in inglese: il personaggio latino stava leggendo l’edizione spagnola di Pet Sematary (1983), cioè Cementerio de animales, edito dalla casa editrice di Barcellona Plaza & Janés nel 1996 e 1999: o almeno queste sono le uniche due date certe trovate su AbeBooks.

Diciamo che quella prigione non si impegna molto per fornire edizioni più “recenti” ai propri detenuti.

L.

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Pubblicato da su febbraio 17, 2020 in Books in Movies

 

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[Books in Movies] Reinas (2005)

Ringrazio Celia del blog Le cose minime per avermi segnalato questa citazione libraria da “Reinas. Il matrimonio che mancava” (Reinas, 2005) di Manuel Gómez Pereira (in DVD Lucky Red 2014).

Il delizioso film spagnolo mostra un divertente intrecciarsi di storie d’amore “moderne”, con personaggi alla ricerca di un qualcosa di stabile al di là dei dettami della “famiglia tradizionale” ormai non più attuabili.

La vicenda si apre con Nuria (l’irrefrenabile madrilena Verónica Forqué) che in treno non ce la fa proprio a leggere “Memorias de Adriano” (Mémoires d’Hadrien, 1951) di Marguerite Yourcenar… senza lanciare sguardi ammiccanti all’uomo di fronte a lei, che la spoglia con gli occhi. La vicenda finirà nel bagno del treno: probabilmente Nuria non ha letto una sola parola del libro.

Stando al sito AbeBooks mi sembra che l’edizione sia quella Edhasa 2001, ristampata poi nel 2002 e 2004 con la stessa copertina.

Che belli i tempi in cui in treno si leggeva: ormai c’è esclusivamente gente che strilla come maiali sgozzati, o al cellulare o al compagno di viaggio…

Ringrazio Celia per la deliziosa segnalazione.

L.

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Pubblicato da su gennaio 27, 2020 in Books in Movies

 

[Books in Movies] The Point Men (2001)

Un libro abbandonato sulla spiaggia

Già ho parlato su Il Zinefilo del film “The Point Man. Creato per uccidere” (The Point Men, 2001) di John Glen (in DVD MHE), mentre qui vale la pena citare una curiosa citazione libraria.

Un terrorista amante della narrativa americana

Il pericoloso terrorista Amar Kamil (Vincent Regan) sta uccidendo uno per uno gli uomini del servizio segreto israeliano che gli avevano dato la caccia. Ora è la volta di una delle colleghe del protagonista: per attaccare bottone Amar afferra il libro che la donna sta leggendo e dimostra di conoscerlo bene.

Il libro in questione è “Nightfall” (1947) di David Goodis, giunto in Italia nel 1956 con il titolo “Il buio nel cervello” (“I Libri Gialli” Mondadori n. 374, traduzione di Bruno Just Lazzari).
Nel 2006 la Fanucci lo ristampa come “Il vuoto nella mente“, con ritraduzione di Simona Fefè.

Dal romanzo è stato tratto il film “L’alibi sotto la neve” (Nightfall, 1956) di Jacques Tourneur, dal 2012 disponibile in DVD Sinister Film.

L’edizione del romanzo mostrata nel film risale proprio alla ristampa del 1956, legata probabilmente all’uscita del film.

Il film The Point Man è davvero una roba inguardabile, ma è curiosa questa citazione libraria: soprattutto perché siamo in Israele, e trovare edizioni anni Cinquanta di noir americani è quanto meno inaspettato.

L.

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Pubblicato da su gennaio 23, 2020 in Books in Movies

 

[Books in Movies] Orange is the New Black (2019)

Un ricordo di quando la protagonista leggeva il romanzo più banale della TV americana

Ci ho messo un po’ a presentare questo post, perché l’ultima stagione dell’amata serie “Orange is the New Black” è stata deludente, soprattutto dal punto di vista librario. Come già mostrato raccontato, nel 2016, nel 2017 e nel 2018 ci sono state ghiotte citazioni librarie, anche se sempre meno: la settimana stagione in pratica ne è priva, segno che ormai gli autori non avevano più niente da dare (e da dire).

L’unica scena in cui viene mostrato un personaggio intento a leggere è quella che riporto, un flashback in cui la protagonista si ricorda di quando leggeva insieme al padre.

E cosa leggeva? La banalità più banale: il libro “moderno” più citato nella narrativa americana, cioè “Il buio oltre la siepe” (To Kill a Mockinbird, 1960) di Harper Lee, da cui il film omonimo del 1962 (recensito da CineCivetta).

Non so se le produzioni televisive si passino lo stesso libro, di mano in mano, ma anche qui – come in “The Good Doctor” – viene mostrata l’edizione tascabile del 1962, forse la più ristampata. Mi piace pensare che uno dei romanzi più noti d’America abbia conosciuto anche altre ristampe, ma finora non si sono mai viste…

L.

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Pubblicato da su gennaio 10, 2020 in Books in Movies

 

[Books in Movies] La bambolona (1968)

Visto che l’amico Ivano Landi mi ha consigliato Il commissario Pepe (1969) e Venga a prendere il caffè da noi (1970), film con Ugo Tognazzi pieni di citazioni librarie (e non), mi sono detto: perché non continuare da solo a spulciare i film con Tognazzi del periodo per vedere se mai uscisse fuori qualcos’altro?
Sebbene particolarmente avaro di citazioni, non posso non parlare de La bambolona (1968) di Franco Giraldi, disponibile in DVD Medusa dal 2005 con un divieto ai minori di 18 anni assolutamente immotivato.

Ignoravo l’esistenza del film – malgrado la grande fama, solamente un limitatissimo numero di film con Tognazzi passa in TV – ma negli ultimi dieci e passa anni ho curato una collezione particolare. Per le mie mani sono passati fiumi e fiumi di libretti Mondadori da edicola (Urania, Gialli, Segretissimo) che a seconda del momento decidevo di conservare e poi magari decidevo di dar via (per meri problemi di spazio in casa), a volte anche riuscendo a venderli, nei tempi d’oro. La mia collezione consisteva nello scansionare le pubblicità presenti in questi libretti, così da ricreare idealmente una storia editoriale italiana, con tanto di prezzi, commenti, mode e quant’altro, sebbene quasi unicamente di marca Mondadori.
Tutto questo per dire che caso ha voluto ricordassi bene il romanzo di Alba de Céspedes, poetessa e scrittrice dal passato partigiano.

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Pubblicato da su luglio 10, 2019 in Books in Movies

 

[Books in Movies] Venga a prendere il caffè da noi (1970)

Stavolta sono stato più veloce ad elaborare il consiglio datomi da Ivano Landi del blog “Cronache del Tempo del Sogno“, che dopo Il commissario Pepe (1969) mi segnala un altro film con Ugo Tognazzi immerso in citazioni librarie.

Girato da Alberto Lattuada all’inizio del 1970 e tratto dal romanzo La spartizione (1964) di Paolo Chiara – autore che si guadagna anche un piccolo ruolo – “Venga a prendere il caffè da noi” esce nei nostri cinema nell’ottobre successivo. Dal 2012 è disponibile in DVD RaroVideo.

Fulcro del film è la famiglia Tettamanzi, tre sorelle rimaste orfene ed ereditiere di un cospicuo capitale, oltre che di una grande villa a Luino: non passa molto prima che uomini poco innamorati ma molto interessati inizino a corteggiarle.
Così abbiamo il giovane sbandato Paolino (Jean-Jacques Fourgeaud), pieno di debiti di gioco, che vede nella sorella minore Tarsilla (Francesca Romana Coluzzi) l’occasione di sposare una ricca donna e accedere ai suoi soldi. Il ragazzo però è maldestro, non ha la classe di Emerenziano Paronzini (Ugo Tognazzi), freddo e calcolatore, che prima analizza centimetro per centimetro la proprietà Tettamanzi e poi attua il suo piano con matematica precisione. Il Destino saprà ricompensare i due uomini secondo quanto meritano.

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Pubblicato da su luglio 5, 2019 in Books in Movies

 

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