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I Risultati della Ricerca per: ‘Compugraphic’

La mia educazione informatica 1. MDT-350

SanTag nerdAntonio!

Da tempo accarezzavo l’idea di scrivere l’Educazione Informatica del Giovane Etrusco, finché alla fine è stato risolutivo il lancio da parte di redbavon di una nuova catena di Sant’Antonio, anzi… una catena di SanTagTonio, anzi… SanTag nerdAntonio!
Essendo io stato il primo nominato, non potevo più esimermi dall’iniziare questo racconto personale, che spero sia anche un’occasione di ricordare l’evoluzione informatica italiana dagli anni Ottanta ad oggi.

Nomino chiunque altro voglia partecipare a questo gioco, ma nello specifico:

L’Etrusco nel 1982

Questa foto della primavera-estate 1982 mi ritrae ad 8 anni intento a scrivere il mio primo eBook di saggistica! A testimonianza di un vizio che non ho mai perso…
Sono nella tipografia dove lavorava mio padre, attività in piena fase di trasformazione verso il service grafico che diventerà in seguito, aumentando cioè sempre di più l’utilizzo dei computer nell’editoria cartacea.

La mia non era una battuta, la foto mi ritrae sul serio intento a scrivere di saggistica: ospite dell’ufficio, sto componendo un breve manuale sulla “caccia al granchio”, argomento che all’epoca mi appassionava fortemente e a cui mi dedicavo anima e corpo durante le estati passate ad Ostia, la località balneare di Roma. Sono abbastanza sicuro di avere ancora da qualche parte la stampata di quel testo…

La macchina su cui sto scrivendo è una MDT-350 della CompuGraphic che, stando alle rare informazioni trovate in rete, risale al 1980. Quella macchina era collegata a quello che oggi chiamiamo stampante ma in realtà all’epoca era una enorme sviluppatrice di pellicole: “stampando” dalla MDT si impressionava una pellicola nera che, sviluppata in camera oscura esattamente come i vecchi rullini fotografici, produceva un “positivo”. Cioè una pellicola – trasparente o bianca – con impresso sopra il nero del testo, da mandare poi in tipografia per trasformare tutto in cartaceo.

Un cimelio di famiglia!

A dicembre dello stesso 1982 – o forse prima ma non ho trovato tracce sicure – i miei genitori stipulano un accordo con la tipografia: mentre mio padre è un normale impiegato, mia madre si presta a lavorare a casa come digitatrice. Lei ha studiato dattilografia quindi non ha problemi, e una MDT è più semplice di una macchina da scrivere classica, visto che si può correggere velocemente. Così l’ufficio presta una propria MDT a mio padre, che la porta a casa e da allora per diversi anni quel sarcofago dal peso di mille tonnellate è arredamento fondamentale di casa nostra.

29 dicembre 1982: mia madre nel suo improvvisato ufficio casalingo

Nel nostro seminterrato del quartiere Alberone – fra i più popolosi di Roma – probabilmente eravamo la famiglia più tecnologica di tutto l’Appio-Tuscolano! Non esisteva alcuna concezione di “personal computer” e in fondo… l’MDT non era assolutamente un computer.

Non so quanta memoria avesse, ma di sicuro tendeva allo zero. Era priva di hard disk interno e si lavorava salvando su floppy disk da 5 pollici: ogni volta che si spegneva la macchina tutto era perso per sempre, quindi ricordarsi di salvare era fondamentale.
Lo schermo era minuscolo – ad occhio era grande quando il floppy, quindi viaggiava su un 5 o 6 pollici quadrato! – e una enorme ventola interna generava un rumore importante: avete presente la centrifuga della lavatrice? Ecco… immaginate otto ore di lavoro con quel rumore nelle orecchie! Però vi assicuro che ci si faceva subito l’abitudine.

Marzo 1983: io e mia madre nel cuore tecnologico della casa! (La TV in alto è ancora in bianco e nero)

Con una radio a mo’ di accompagnamento musicale, presto sostituita da un impianto più sofisticato, un telefono a disco vicino e un leggio improvvisato, mia madre ricreò in casa una sorta di ufficio in miniatura. Anche perché tutti usavamo l’MDT per mille usi: il primo elenco della biblioteca di casa è nato lì, salvato su floppy e stampato poi su pellicola nell’ufficio di mio padre. (Purtroppo non sono riuscito a conservare alcun floppy dell’epoca.)

L’MDT è rimasta in casa per anni: a memoria credo che solo nel 1989 sia stata restituita all’ufficio. Nel 1994 era ormai un rottame anacronistico che nessuno voleva più, e il destino beffardo ha voluto che io stesso abbia aiutato l’ufficio a caricare le varie MDT su un furgone che le avrebbe portate al macero. È stato come sopprimere con le mie mani una parte importante della mia infanzia, ma nel mondo dell’informatica la prima lezione è che tutto muore in fretta.

L.

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37 commenti

Pubblicato da su marzo 19, 2018 in Ricordi

 
 
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