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Jane va a Nord (2022)

03 Ott

Ero indeciso se recensire o meno questo libro, visto che l’ho interrotto a metà (forse anche un po’ prima), e non mi andava di sparare a zero su Joe R. Lansdale, a cui ho voluto un mondo di bene in passato, ma visto che in piena pandemia ho letto e recensito una sua nuova uscita – Una Cadillac rosso fuoco, che in realtà non è altro che il rimaneggiamento lansdaliano del canone de La fiamma del peccato (1943) di James M. Cain – tanto vale continuare la “tradizione”.

Mondadori porta “Jane va a nord” (Jane Goes North, 2020) nelle nostre librerie nel settembre 2020 addirittura nella collana “Strade Blu”, che credevo interamente dedicata alla saggistica: Marta De Lorenzis legge le circa cinque ore della versione audio, uscita questo settembre 2022.

Il romanzo breve (credo sia rimasto solo Lansdale ad usare questa formula: bravo ragazzo!) è una tipica rassegna di personaggi estremi à la Lansdale, ma proprio per questo sin da subito è roba già letta e riletta: sono passati quasi vent’anni da quando mi sono innamorato dell’autore, leggendo come un drogato ogni suo scritto esistente all’epoca, quindi ritrovare oggi identico il suo stile non mi soddisfa per nulla, malgrado in realtà i lettori di solito amano ritrovare i “punti forti” di un autore. Quindi do la colpa solo a me stesso per non apprezzare più Champion Joe, che scrive sempre identici i suoi libri.

Lo spunto nasce dal fatto che Jane dai suoi familiari è considerata inconcludente, incasinata e incapace di portare a termine un qualsiasi impegno, e visto che si sta avvicinando il matrimonio di sua sorella in un altro Stato la nostra eroina decide di dare uno schiaffo morale alla famiglia: parteciperà al matrimonio, in tempo e con tanto di regalo. Peccato però che sebbene non le faccia piacere, rimane il fatto che la famiglia ha ragione: Jane è inconcludente, incasinata e incapace di portare a termine un qualsiasi impegno, quindi sin da subito il suo rocambolesco “viaggio al Nord” alla volta del matrimonio sarà un casino totale, raccogliendo per strada sempre più squinternati e svalvolati a dare un aiuto (o a darle noia).

Il “viaggio rocambolesco” è sempre uno spunto divertente, e poi trovo irresistibile l’idea che Lansdale abbia stavolta rielaborato a suo modo un altro classicone, cioè Furore (1939) di John Steinbeck: non riesco a non pensare a Jane come motore scatenante di un viaggio epico a cui partecipano disperati e umanità varia alla volta di un sogno, di un ideale più che di una meta, anche se non certo con la serietà con cui invece si svolgeva quello di Steinbeck. Tutto questo però ha un grave problema: se avete già letto un qualsiasi altro romanzo di Lansdale, avete già letto anche questo.

La narrazione è in pratica assente, abbiamo solo una sequenza di lunghissimi siparietti comici con personaggi estremi nella loro “diversità” se non proprio “alienità” (anche se io parlerei di “lansdalianità”), e ognuno si produce nel proprio spettacolino di parolacce e azioni volgari. Ai tempi d’oro nei romanzi di Champion Joe di solito ce n’era solo uno di questi personaggi, a dare “colore locale” alla trama, qui invece sono SOLO personaggi estremi, impegnati nei loro spettacolini privi di qualsiasi importanza ai fini della trama. Ammettendo che esista una trama.

Arrivato a metà, capito che non esisteva trama se non la ripetizione ossessiva di personaggi già visti mille volte in altri romanzi, ho mollato senza neanche la curiosità di sapere “come va a finire”; visto che non esiste alcuna trama che possa finire, non essendone mai iniziata una. Mi spiace, Joe, ti ho tanto amato ma non riesco più a leggerti.

L.

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2 commenti

Pubblicato da su ottobre 3, 2022 in Recensioni

 

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2 risposte a “Jane va a Nord (2022)

  1. Kukuviza

    ottobre 3, 2022 at 10:15 am

    In effetti ci sono quei spettatori o lettori che vogliono che un autore scriva/faccia sempre le stesse cose, però non so nemmeno se sia veramente possibile farlo, di solito c’è proprio un peggioramento nell’autoscopiazzamento.
    Non avendo letto nulla di Lansdale chiedo: la non trama c’era anche nei precedenti? e al di là di questo mi sembra comunque di percepire un peggioramento, visto che di solito quando si abbonda con un elemento (ad es. personaggi estremi) poi si fa solo peggio.

    Piace a 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      ottobre 3, 2022 at 10:56 am

      Di solito c’è un minimo di evoluzione in un autore, ma anche quella è sbagliata. Insomma, il dialogo fra lettori e scrittori è esattamente quello immortalato da Elio:
      – Io sono come sono.
      – Be’, cerca di cambiare.
      – Ecco, sono cambiato.
      – Non sei più quello di una volta.
      Come ti muovi sbagli! 😀
      Lansdale all’inizio aveva trame splendide, terribili ritratti di vita di provincia piena di speranza e orrore, di morte e sangue, di ricerca di espiazione ma anche di vendetta spietata. Erano personaggi nerissimi impegnati in cose cattivissime, ma anche personaggi positivi come la sua celebre storia della prima sceriffa del Texas. Erano romanzi corposi però narrati con stile frizzante, con qualche personaggio colorito, qualche parolaccia e qualche esagerazione. Poi è scomparsa la trama e i personaggi, sono rimaste solo parolacce ed esagerazioni, forse perché magari nelle lettere dei lettori gli chiedevano solo quelle, non saprei.
      Di fatto i libri sono identici ma manca il cuore, l’anima, quello che aveva reso Champion Joe uno dei migliori narratori contemporanei, capace di scrivere in ogni genere perché li fonde tutti. Nei suoi noir c’è horror ma anche amore e dramma, sono western contemporanei con elementi thriller o gialli, insomma, sono tutti mischioni imperdibili.
      Se penso a capolavori come “In fondo alla palude”, una storia di formazione spietata di un ragazzino povero del sud, e lo paragono a questi romanzetti che scrive ora divento triste…

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