RSS

L’assassino che è in me (2020)

26 Set

Stavolta mi sono imbattuto in un classicone, anche se la narrativa noir per “bocche buone” raramente finisce nelle recensioni di alta classe, quelle appunto che rilasciano patenti di “classici”. Se spesso e volentieri sento citare Patricia Highsmith, John D. MacDonald o James M Cain come “classici”, è molto più difficile sentir citare Jim Thompson, noto sì ma con il dovuto distacco, che è troppo volgare e violento. Roba pulp, roba per lettori rozzi, quindi non mi stupisce che nel 1988 questo romanzo abbia ricevuto l’introduzione di Stephen King, autore che sa bene come chi ami leggere non sta a guardare le patenti rilasciate dai critici.

Nel gennaio 2020 HarperCollins porta in libreria “L’assassino che è in me” (The Killer Inside Me, 1952), di cui ho ascoltato con molto piacere la versione Audible.

Siamo in anni in cui la Seconda guerra mondiale è ancora freschissima eppure nessuno ne parla, probabilmente per pura negazione. Siamo nella solita provincia americana, quella dove accade ogni orrore possibile, come per esempio uno sceriffo assassino. Lou Ford non è cattivo… no, mi correggo: Lou Ford è cattivo, bad to the bone, infame fino al midollo, è nato male e perseguendo il male vive, ma ha una particolarità che lo rende pericolosissimo: Lou Ford è intelligente e scaltro, circondato da paesani ben poco svegli. Non stupisce sia diventato amatissimo sceriffo della sua comunità.

Lou Ford ha l’aspetto del bravo ragazzo di provincia, quindi ha una bella fidanzata che non vede l’ora di sposarsi, il che è una facciata perfetta: una brava donna al proprio fianco è il biglietto da visita migliore per gli americani benpensanti, quelli che sanno benissimo che tanto poi di nascosto c’è l’amante da scoparsi a sangue, con abbondante dose di schiaffoni. Lou Ford non è un gentiluomo a letto.

Sin dalla nascita Lou Ford si porta dentro un “qualcosa” di sbagliato, di cattivo, un istinto che riesce quasi sempre a tenere a bada, tranne quei momenti in cui l’assassino che è in me esce fuori, e qualcuno muore. E qualcun altro si prende la colpa al posto di Lou Ford. Provate a chiedere a suo fratello, che sta in galera al posto suo.

Quando l’amante si fa troppo impegnativa e il figlio dell riccone locale troppo fastidioso, Lou Ford vede la soluzione perfetta: basta allentare il guinzaglio all’assassino che è in me e organizzare una doppia soluzione del problema. Peccato che il piano non vada proprio come previsto, ma per fortuna le forze dell’ordine della provincia americane non brillano per acume. Comunque non possiamo dar loro torto: chi mai sospetterebbe l’amato sceriffo Lou Ford di doppio omicidio? Anche se ben presto non rimane più solo “doppio”…

Più celebre per il romanzo da cui il film Getaway! (1972) di Sam Peckinpah, Jim Thompson ha scritto romanzi di puro intrattenimento a tinte forti e questo L’assassino che è in me ha conosciuto ben due riduzioni cinematografiche (nel 1976 e nel 2010), che purtroppo non ho visto: temo però che difficilmente sapranno portare su schermo un personaggio così pulp, ma non nel senso tarantiniano del termine.

Thompson scrive “romanzacci” che i critici neanche prendono in considerazione, prima di recenti recuperi posticci. Scrive per lettori che amano le sensazioni forti ed essere intrattenuti in modo passionale: quindi per esempio Lou Ford sussurra parecchie sconcezze alle sue donne – tutte descritte con lodevoli giri di parole per evitare la censura – prima di pestarle e poi eventualmente ucciderle. Niente crimini da “colletti bianchi”, Lou Ford è sporco dentro e fa cose sporche, e Thompson si premura di farci conoscere bene le sue vittime, così da renderci ancora più odioso il loro delitto.

Il narratore Oliviero Cappellini riesce perfettamente a rendere lo stile del romanzo, che malgrado parli di cose nerissime comunque ha uno stile che oserei addirittura definire sbarazzino, in questo credo anticipando alcuni stili più vicini a noi. In quasi otto ore d’ascolto, che volano via in un lampo, assistiamo dal di dentro al funzionamento della mente perversa dello sceriffo Lou Ford, che è nato con un assassino dentro di lui che ogni tanto bussa per uscire.

L.

– Ultime recensioni:

 
4 commenti

Pubblicato da su settembre 26, 2022 in Recensioni

 

Tag:

4 risposte a “L’assassino che è in me (2020)

  1. Kukuviza

    settembre 26, 2022 at 8:00 PM

    Ma anche dopo 70 anni questo romanzaccio può ricadere nella categoria pulp, non patinato, oppure oggi abbiamo fatto il callo a tutto e non ci sembrerebbe così ruvido?
    Quando ho visto la locandina del film, già pensavo fosse mr 50 sfumature, invece no, per fortuna!

    Piace a 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      settembre 26, 2022 at 8:08 PM

      In effetti è una questione poco chiara: se esistessero critici letterari si potrebbe sperare in una loro parola in merito, ma si sono estinti da tempo 😀
      Prima che Tarantino le infondesse gloria eterna ed un’area santa, la parola “pulp” era un’offesa gravissima: era la narrativa spazzatura (appunto fatta con la carta peggiore, da cui “pulp”), quella che invadeva le edicole italiane fino agli anni Sessanta e che nessuno citava, perché ci si sporcava la bocca a nominar quei titoli e autori. Oggi è tutto rivalutato, sono tutti autori “di culto”, etichetta data a chi una volta schifavamo, quindi non ha senso chiamarlo “pulp”.
      Se invece uno legge solo i Premi Strega o i Premi Nobel, ignorando qualsiasi altro tipo di narrativa, allora sì, ha senso chiamarlo “pulp” 😀

      "Mi piace"

       
  2. Madame Verdurin

    settembre 27, 2022 at 12:00 PM

    Immagino che possa essere piaciuto a King, ricorda un po’ la provincia americana desolata e marcia che lui spesso descrive, e anche il rappresentante dell’autorità marcio fino al midollo senza sfumature potrebbe essere un suo personaggio, anche se non sarebbe il protagonista.

    Piace a 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      settembre 27, 2022 at 12:21 PM

      La provincia americana è fonte di ogni orrore in ogni autore, King è solo quello che ha reso più visibile un fenomeno più che acclamato nella sua patria. Suoi maestri come Richard Matheson e John MacDonald hanno abbondantemente raccontato storie nerissime (e a volte anche horror!) ambientate in dimenticati paesini della sterminata provincia americana: mi chiedo come mai dopo tanti anni gli americani continuino a vivere in provincia! 😀

      Piace a 1 persona

       

Rispondi

Inserisci i tuoi dati qui sotto o clicca su un'icona per effettuare l'accesso:

Logo di WordPress.com

Stai commentando usando il tuo account WordPress.com. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto Twitter

Stai commentando usando il tuo account Twitter. Chiudi sessione /  Modifica )

Foto di Facebook

Stai commentando usando il tuo account Facebook. Chiudi sessione /  Modifica )

Connessione a %s...

Questo sito utilizza Akismet per ridurre lo spam. Scopri come vengono elaborati i dati derivati dai commenti.

 
%d blogger hanno fatto clic su Mi Piace per questo: