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[Archeo Edicola] Chiamami Aquila (1981)

12 Ago

In Italia arriva sempre tutto tardi, quindi l’enorme successo di John Belushi dei primissimi Ottanta si è sentito di più sul finire del decennio, quando l’esplosione delle videoteche ne sfruttò ampiamente l’eco. In concorrenza con le videocassette, che portavano nelle nostre case le scenette comiche di quella roba ignota chiamata “Saturday Night Live” (solo in lingua originale, però, e senza sottotitoli!), Italia1 racimolava tutto ciò che poteva per il suo consueto gioco: spacciare un film normale, anzi noioso, per il capolavoro comico del millennio.

Domenica 12 ottobre 1986 Italia1 manda in seconda serata “Chiamami Aquila” (Continental Divide, 1981) presentandolo come un film che ti devi tenere la pancia se no ti esplode l’intestino a forza di ridere.
Io ero già seguace del Grande Culto noto come Blues Brothers (1980) e cercavo disperatamente di farmi piacere le altre robe di John Belushi, che invece mi mettevano solo tanta tristezza: come faceva un attore comico a NON far ridere in modo così totale? Era così triste che al confronto Bergman pareva Bombolo!

Quel giorno (o forse alla replica dell’anno successivo) con mia madre eravamo tutti contenti e registrammo il film su videocassetta, beccando così l’ennesima fregatura. Michael Apted (prolifico regista scomparso l’anno scorso, ma che all’epoca ignoravamo completamente) dirige una banalissima e scialbissima commediola d’ammmmmmmòre dozzinale che non andrebbe bene manco per TV8, visto poi che sciaborda luoghi comuni maschilisti che temo fossero di cattivo gusto già nel 1981. (Sapevate che una donna ci deve stare per forza, con un uomo? Se no è frigida o lesbica: è matematica!)

Ad essere proprio buoni ci sono un paio (ma proprio due di numero) di cose che potrebbero, di sfuggita, essere considerate vagamente simpatiche: definire questo film “comico” è una bestemmia.

Per saperne di più mi rivolgo al saggio Wired: The Short Life & Fast Times of John Belushi () di Bob Woodward, che mi spiega come Steven Spielberg avesse trovato molto buono il copione scritto da un giovane e sconosciuto Lawrence Kasdan, un grigio impiegato che scriveva nel tempo libero e che di lì a poco sarebbe diventato famoso scrivendo e dirigendo il capolavoro Il grande freddo (1983). Spielberg porta il copione alla Universal e già solo che lui lo considera buono tutti vanno in fibrillazione, che il copione sia davvero buono o meno.

Durante le riprese del catastrofico (in quanto a incassi) 1941: allarme a Hollywood (1979) Spielberg fa leggere il copione a John Belushi e lo convince che il ruolo da protagonista è perfetto per lui, se riesce a dimagrire abbastanza.
All’epoca Belushi sente che la sua comicità è in forte crisi. Non dobbiamo pensare con i criteri di oggi, quando tutti quelli che NON conoscono Belushi lo considerano un comico geniale: i critici dell’epoca lo massacrano, è solo un guitto da baraccone, un campione olimpico di sniffata col naso che fa pessimi film, tutti disastrosi al botteghino. (Tutti in seguito considerati geniali dagli stessi critici!)

Belushi non solo accetta ma fa di tutto per interpretare questo giornalista di Chicago, che poi è la sua città natale, impegnato in scottanti inchieste contro i politici corrotti: una patetica scusa per spacciare il film come di “critica sociale”. L’unico argomento del film è l’ammmmòre, prima riottoso poi zuccheroso.

Con l’amore di montagna l’ammmòre ci guadagna

A più di trent’anni di distanza l’ho voluto rivedere, trasmesso da IRIS l’8 agosto 2022, ma non ho potuto che confermare il vuoto cosmico che già provai all’età di 14 anni, alla mia prima visione.

Non sono il solo a pensarla così. Il citato saggio di Woodward racconta che il giovane sceneggiatore Kasdan ha visto il film solo una volta completato e proiettato in anteprima, raggelandosi: ma cos’era quella roba? Stando alle sue dichiarazioni, non assomiglia minimamente a quanto lui aveva scritto, e anche i dialoghi lasciati intatti erano recitati in maniera banale. Quindi persino il suo autore è rimasto deluso da questo film dimenticabilissimo.

Ciò che qui conta è che il protagonista passa continuamente davanti ad un’edicola tipica dell’America anni Ottanta – stando a quanto si vede nei film – cioè un baracchino per strada con i giornali esposti alle intemperie. Qui però c’è una scritta che ci informa orgogliosa come l’attività sia in piedi dal 1949!

Come si può vedere alla sinistra dell’edicolante, c’è un numero della celebre “Heavy Metal” (versione americana della francese “Métal Hurlant“) con il copertina l’ancor più celebre Gynoid di Hajime Sorayama.

Va be’ che le grandi città americane sono tutte piene di italiani, ma perché c’è scritto “TEMPO” lì, a destra dell’edicolante?

Oggi quelle rare edicole rimaste in piedi nelle città sono vuote, e anche nei rari casi in cui abbiano ancora riviste “frizzantine” temo non esistano più giovani curiosi che le sfogliano a gratis, come invece era storica usanza dell’epoca del film.

Qui l’edicolante deve scacciare un giovane che stava passando troppo tempo al reparto “friccicoso” senza però spendere niente.

Provando ad ingrandire dire che si leggono testate note come “Hustler“, “Playboy“, “Penthouse“, “Club” e altre assortite meno distinguibili.

Decisamente interessante anche il reparto fumetti: ecco un ingrandimento:

Leggo “Ghosts“, “Green Lantern“, Betty & Veronica“, “Sgt. Rock” ma soprattutto “Star Trek“. Che tempi!

Salutiamo dunque un giornalista d’assalto che di giorno scrive pezzi contro i potenti che poi il suo edicolante di fiducia la sera legge e commenta: vedere queste cose nel 2022, quando le poche edicole rimaste vendono carta scritta da addetti-stampa dei potenti, sembra pura fantascienza!

L.

– Ultime edicole d’annata:

 
4 commenti

Pubblicato da su agosto 12, 2022 in Archeo Edicola

 

4 risposte a “[Archeo Edicola] Chiamami Aquila (1981)

  1. Kukuviza

    agosto 12, 2022 at 10:08 am

    L’edicolante è propriio un tipo da battaglia! 😀 Comunque mi sono sempre chiesta come gli edicolanti riuscissero a tenere sotto controllo queste edicole così lunghe, anche se il fatto di stare fuori ti consente al limite di inseguire agevolmente un eventuale ladro 😀
    Su John Belushi ero rimasta delusa pure io addirittura guardando Animal House, non doveva essere il film pazzesco che ha lanciato il mito di Belushi? Mah, a parte che non era il protagonista, ma il film in sé non mi ha detto granché, ma forse risulta molto datato. Evidentemente Belushi funzionava meglio negli sketch.

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    • Lucius Etruscus

      agosto 12, 2022 at 10:28 am

      Non ho mai capito le scene di isterismo di massa davanti ad “Animal House”, che poteva avere un senso fra i liceali americani degli anni Settanta ma nell’Italia di oggi non capisco proprio come faccia solo ad essere citato. Ho chiesto a chiunque di spiegarmi cosa ci fosse di anche solo simpatico, non dico comico, e non ho mai ricevuto risposta 😀
      La VHS inglese del Saturday Night Live con gli sketch di Belushi (insieme a Aykroyd, Chase e tanti altri) l’ho consumata a forza di vederla, capendone forse il 10%, ma posso testimoniare come la comicità fisica di John – anche se all’epoca era quasi magro! – funziona benissimo. Però non c’entra niente con quello che faceva nei film, è proprio un altro universo.

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  2. Vasquez

    agosto 12, 2022 at 10:55 am

    Ho provato tante (ma davvero tante!) volte a vedere questo film, e non sono mai riuscita non dico ad arrivare alla fine, ma a superare i primi dieci minuti. E sì che ci provo da prima che esistessero gli smartphone, quindi manco a dire che venivo distratta dal pasticciare col telefono. Niente, per un verso o per l’altro mi sono ritrovata sempre a fare altro invece di guardare il film, quando non cadevo proprio in un sonno profondo 😛
    Per “Animal House” qui in Italia, l’ho sempre sentito osannare per la frase: “Quando il gioco si fa duro, i duri cominciano a giocare” pronunciata da Belushi, seguita dalla scena in cui si scola a garganella una bottiglia di Jack Daniels, per poi gettarsi nella mischia. Si diceva che in quella bottiglia non ci fosse del semplice tè, come vuole la finzione cinematografica, ma appunto Jack Daniels liscio. E questo è tutto quello che fa Belushi in quel film; film il cui mito si appanna inevitabilmente non appena lo si va a guardare 😀

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    • Lucius Etruscus

      agosto 12, 2022 at 11:17 am

      Il film l’ho visto completo nel 1987 o giù di lì, annoiandomi a morte, e rivisto oggi confermo tutto: anche Spielberg può inciampare, sebbene vada ricordato che il genere “commedia sentimentale” andava fortissimo nel ’79 in cui è nato il progetto, ma certo non scritte così male come questo.
      Pensa che nei primi minuti che hai visto magari hai pensato a un film su un giornalista, ma poi si cambia e per 3/4 è una storia d’amore dozzinale fra i monti.

      Il problema di Belushi è che solamente quando il suo cadavere si è freddato allora è diventato il genio comico che ancora oggi tutti fingono di amare: in vita era criticato aspramente e i suoi film erano tutti enormi flop al botteghino, mentre a tenere banco erano i quintali di droga che mandava giù senza freni, e senza mai farne segreto con nessuno.
      I personaggi estremi piacciono sempre, ma il problema è che John ha lasciato in eredità un pugno di film dove fa o ruoli minuscoli o ruoli inutili o interpreta personaggi che non c’entrano niente con lui. I fan non hanno voglia di cercarsi gli sketch del SNL, l’unico vero motivo per cui Belushi andrebbe ricordato, e si aggrappano disperatamente ai pessimi ruoli di celluloide, che non giustificano assolutamente la sua fama.
      E’ come se domani morisse Kristen Wiig, una delle comiche più brave degli ultimi anni del SNL: i suoi ruoli al cinema sono tanti ma pressoché inutili, eppure scommetti che appena sepolta “Ghostbusters” (2016) diventerebbe il capolavoro comico del millennio? 😀

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