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[MGE] Eric Clapton, “It’s in the Way That You Use It” (1986)

13 Lug

La rubrica MGE (Musica per Giovani Etruschi) racconta della mia formazione musicale giovanile mediante i mitici videoclip dell’altrettanto mitico canale noto come Videomusic. I giovani alla lettura sono avvertiti: si parla dei veri anni Ottanta, quelli cari a noi stagionati!


C’è stato un tempo in cui Tom Cruise era solo un ragazzetto ad inizio carriera che aveva la fortuna di finire in un film con Paul Newman, lui sì grande stella del firmamento. Quando uscì il film Il colore dei soldi (The Color of Money, 1986) andai giù di testa con il biliardo, ma essendo un ragazzino non frequentavo certo le bische dove ci si giocava – ne avevo una dietro casa ma bastava guardare le facce di chi vi entrava per capire che non era proprio il caso – quindi mi accontentai di un libro sul biliardo, che ho letto con grande piacere, e un mini-biliardo da tavolo, con cui mi sono divertito parecchio.
L’altra eredità del film di Martin Scorsese è la canzone di Eric Clapton il cui titolo rappresenta una celebre giustificazione dei maschietti: “It’s in the Way That You Use It“, sta tutto in come lo usi… Il biliardo, ovviamente.

Lo confesso, la canzone già all’epoca non è che mi abbia preso molto, però il videoclip di Oley Sassone – futuro regista di perle Z come La legge del Drago (1992) – era irresistibile, con le scene del film e Mary Elizabeth Mastrantonio scosciata: bei tempi.

Il film nasce da una menzogna palese: la sceneggiatura è di Richard Price ma per ragioni pubblicitarie fanno tutti finta che sia tratto dal romanzo omonimo del 1984 di Walter Tevis, autore già del celebre Lo spaccone (1959) di cui questa vicenda dovrebbe essere il seguito. La notizia che l’autore aveva regalato un’altra avventura al suo giocatore di biliardo professionista sicuramente ha garantito al film tanta pubblicità, ma poi una quindicina d’anni fa sono riuscito a trovare su bancarella il romanzo di Tevis e ho scoperto che non c’entra una mazza di niente con il film: il libro sì è il seguito de Lo spaccone, il film è stato scritto con solo qualche vaga eco del romanzo, giusto per non farla troppo sporca.

All’epoca ignoravo chi fosse Scorsese, ma impazzivo per quelle scene ravvicinate sul biliardo: nel mio piccolo, con la telecamera di famiglia, ho provato anch’io a ricreare quelle scene in casa, con risultati che potete benissimo immaginare.

Paul Newman era sempre Paul Newman ma certo era in piena fase calante, quindi questo resta impresso più come film del giovane Tom Cruise.

Dimenticavo, probabilmente l’eredità di questo film è molto più grande (e forse meno nota) di quelle citate: durante una delle sue spacconate, il personaggio di Tom Cruise chiama la propria stecca da biliardo Doom, “giudizio universale”. Dei giovani programmatori prendono nota. sarebbe un bel nome per un videogioco spara-tutto. Ma questa è un’altra storia.

L.

– Ultimi ricordi musicali:

 
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Pubblicato da su luglio 13, 2022 in Uncategorized

 

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