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[MGE] Kool Moe Dee, “No Respect” (1988)

06 Lug

La rubrica MGE (Musica per Giovani Etruschi) racconta della mia formazione musicale giovanile mediante i mitici videoclip dell’altrettanto mitico canale noto come Videomusic. I giovani alla lettura sono avvertiti: si parla dei veri anni Ottanta, quelli cari a noi stagionati!


Vi invito a tornare con la memoria al mitico videoclip di “Wild Wild West” (1999), l’unico prodotto buono che è derivato da uno dei pochi film al mondo a competere con Alien: Covenant (2017) per la palma di “Più brutto e stupido della storia del cinema”. Mentre Will Smith butta giù il suo rappettino morbidino e Sisqo si fa strada con il suo ritornello, al fianco di Smith ogni tanto vediamo un signore con gli occhiali scuri, il cui compito nel videoclip è ripetere «Uà Uà Uèst». È il modo con cui gli autori rendono omaggio all’autore della campionatura originale che poi è stata fusa con I Wish (1976) di Stevie Wonder, pure lui presente nel videoclip. Erano passati dieci anni da quando quel signore cantava Wild Wild West (1988) per paragonare la violenza nelle strade nere a quella del Far West bianco, e quel signore si chiamava (e si chiama) Kool Moe Dee.

Non so se nei negozi di musica italiani del 1988 sia arrivato l’album How Ya Like Me Now, che conteneva appunto Wild Wild West, ma so che VideoMusic era come me e mia madre: adorava il rap. E da quell’album presentava il videoclip di No Respect, di cui mi innamorai perdutamente.

Un bambino veniva contattato da un tipo losco e per una banconota si apprestava a rovinarsi la vita, consegnando della droga. Temo che questa scena fosse simbolica di intere generazioni di bambini cresciuti in un ambiente dove lo spaccio era l’unico sbocco di carriera. Molti rapper hanno usato la rabbia per descrivere questo ghetto morale («Born black… born dead!» gridava Ice-T coi suoi Body Count) altri invece hanno usato la comicità. Nei suoi spettacoli anche Dave Chapelle ha raccontato di bambini spacciatori, con la terribile leggerezza che solo un comico consumato sa comunicare – cioè ti assesta un pugno nello stomaco mentre ti fa ridere – e Kool Moe Dee è un altro che ha usato un videoclip frizzante e quasi demenziale per raccontare come nel ghetto nessuno ti possa sentire urlare.

«Quello che vuoi, non lo otterrai,
quello di cui hai bisogno, non lo ammetterai,
non importa quanto ci proverai:
coi soldi il rispetto non ci comprerai.»

Mi sono permesso questo gioco di rime per rendere i primi versi della canzone, quelli che Kool Moe Dee, mascherato da vecchio saggio, rivolge al giovane spacciatore “in erba” per metterlo in guardia dalla vita che lo aspetta, e poi inizia a fornire una panoramica semi-seria, ma tristemente vera, della vita criminale delle strade nere.

Un flashback al 1972 ci mostra il nostro eroe giovane e vestito come un pappone da barzelletta: non ho capito se gli autori si sono divertiti ad esagerare la “moda” per intenti umoristici o se davvero quello negli anni Settanta era chiamato “vestire bene”; forse una via di mezzo fra le due cose.

La morale, alla fin della tenzone, è che donne, droga e dollari mandano i neri in prigione…

… ma per fortuna il piccolo aspirante teppistello ha capito la lezione.

Con uno stile ai limiti della comicità il messaggio di denuncia sociale è piazzato, e una mia personale ipotesi è che non sia casuale l’inserimento nella campionatura di quello che noi esperti musicali chiamiamo «Ti-ri-tiiiii», cioè quello svirgolìo di chitarra che contraddistingue Respect (1965) di Aretha Franklin: visto che entrambe le canzoni parlano di rispetto, mi piace pensare che sia un omaggio.

Sono passati decenni ma questo videoclip continuo a considerarlo fra i migliori dell’epoca, pur con tutti i suoi difetti e anzi forse proprio per quello. E ricordate sempre, che non importa quanto ci proverete: coi soldi il rispetto non ci comprerete.

L.

– Ultimi ricordi musicali:

 
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Pubblicato da su luglio 6, 2022 in Uncategorized

 

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