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Teutoburgo (Audible 2017)

06 Giu

Ci sono eventi storici che si scrivono da soli, battaglie così sorprendenti, appassionanti e “letterarie” che uno scrittore non avrebbe bisogno di inventarsi nulla: gli basterebbe limitarsi a presentare gli eventi storici come sono stati tramandati per tirar fuori un racconto splendido. Basti pensare ad Adrianopoli: la sua narrazione storica a cura di Alessandro Barbero è un pezzo di letteratura inarrivabile, rispetto a qualsiasi romanzo storico.
Teutoburgo è uno di quegli eventi, una disfatta così cocente da essere per forza materia da romanzo, ma soprattutto una dinamica che sembra studiata per un’azione militare di pura narrativa: i soldati più invincibili del mondo mediterraneo che si ritrovano in una selva così intricata che dei barbari riescono a sbaragliarli completamente: un romanzo sull’argomento si scrive da solo, invece Valerio Massimo Manfredi ha voluto scriverlo lui, con “Teutoburgo” (Mondadori 2016; Audible 2017), riuscendo nell’incredibile risultato di rovinare un evento storico impossibile da sbagliare.

Capisco che la battaglia di Teutoburgo non sia sufficiente per riempire 360 pagine di libro, e come detto più volte purtroppo gli autori (soprattutto se famosi) scrivono un tanto al chilo, come dal macellaio. Quindi per forza di cose avevo messo in conto l’aggiunta di “allungamenti di brodo” ma non immaginavo che TUTTO il romanzo sarebbe stato un allungamento di brodo.
A tre quarti ho dovuto interrompere perché l’odio mi stava soffocando. Ed ero ancora a mille chilometri da Teutoburgo: mai titolo di romanzo fu più traviante.

Manfredi è uno storico che vorrebbe fare lo storico ma da decenni continuano a fargli scrivere romanzi, ed è chiaro che non ne abbia proprio voglia. Quindi al posto di una normalissima narrazione storica abbiamo la pura “albertangelite”: inutili e infiniti pipponi che ci spiegano ogni singolo pelo sul culo dei romani, dimenticando che questo non è un sussidiario scolastico bensì un romanzo. Guarda caso tutti i personaggi che i protagonisti incontrano sono professori di storia, sanno tutto quello che è successo nei secoli precedenti e, non ci crederete, azzeccano tutto quello che succederà nei secoli successivi.
Ogni tanto fra un pippone e l’altro Manfredi si ricorda che questo è un romanzo, così ci descrive le albe, i tramonti, gli alberi, il cielo, le piante, e infine quanti peli sul culo avevano i romani, argomento che appassiona sempre. Se c’è una cosa che distrugge un romanzo è far partire ogni capitolo con una inutile e gratuita descrizione di robe di paesaggio.

I protagonisti sono Wolf e Armin, due giovani germani di sangue regale che vengono rapiti dai romani per essere addestrati e diventare soldati, con buona possibilità di carriera. Essendo due rudi giovani cresciuti nella foresta, indossando pelli e mangiando con le mani, sanno TUTTO della cultura romana, dell’architettura, dell’ingegneria, della filosofia e tutto il resto. Quand’è che hanno fatto l’università, che fino al giorno prima mangiavano le bacche nei boschi?
Portare due barbari nel cuore dell’Impero è una scusa per spiegare loro TUTTO, perché i romani sono tutti esperti in ogni singolo elemento della loro cultura, sanno tutto ciò che è successo sin dalla fondazione di Roma, conoscono ogni branca del sapere, sanno spiegare ogni singolo progresso scientifico e culturale degli ultimi secoli e sanno soprattutto descrivere ogni singolo pelo sul proprio culo. Oh, mai che ci sia un romano ignorante, che non sa a memoria ogni singolo evento storico dell’intero impero romano degli ultimi settecento anni. No, tutti professori.

L’albertangelite è principalmente ciò che distrugge il romanzo, se proprio vogliamo fare finta che questo sia un romanzo e non un sussidiario di storia romana mascherato. Poi c’è il curioso fenomeno per cui i romani avevano le stesse identiche nostre concezioni su tutto: avevano conoscenze mediche e tecnologiche che nessuno di noi miseri mortali potrebbe mai avere. Il loro mondo è così identico al nostro che mi aspettavo i personaggi tirassero fuori un iPhone.

E Teutoburgo? Solamente perché ho letto altro, cioè veri romanzi storici, so che Armin è quell’Arminio che sarà decisivo nella disfatta della battaglia, perché assolutamente niente fa pensare che questa storia arrivi anche solo nelle vicinanze di Teutoburgo. Forse nelle ultime pagine ne verrà fatta menzione, ma se questo romanzo si fosse chiamato “Civitavecchia”, non sarebbe cambiata una virgola.
Per dare un’idea del delirio totale della trama, la prima metà del romanzo – ripeto, la prima metà: non il primo capitolo, metà dell’intero romanzo – se ne va via con Wolf e Armin che devono risolvere un enigma che un loro compaesano barbaro ha sottoposto loro. Quindi i barbari che vivevano nelle foreste adoravano gli enigmi? E perché un tuo compaesano che ti deve comunicare una notizia importante, una questione di vita o di morte, ti parla per enigmi?
Dunque l’intera prima metà del romanzo si intitola “Il mistero dell’enigma a cui non frega un cazzo a nessuno”: se andate in libreria e prima di comprare il romanzo lo strappate a metà, pagando solo metà dell’importo, nessuna cassiera potrà farvene una colpa.

Manfredi è un autore di lunga data, un narratore consumato, non so per quali debiti di gioco abbia scritto questo romanzo che palesemente non aveva voglia di scrivere, ma in pratica usa uno stile che sarebbe considerato troppo sempliciotto pure in un fumetto per ragazzi.
Armin ci descrive l’esatta tecnica di costruzione dei mattoni romani senza che nessuno di noi gliel’abbia chiesto, anche perché non frega niente a nessuno, e senza che questo abbia la minima importanza ai fini della trama, partendo dal presupposto (falso) che qui esista una trama.

Capisco che la vicenda di Teutoburgo era troppo striminzita per 360 pagine (12 ore circa di ascolto), ma trovo esagerato partire così da lontano. E i nonni di Armin? Vogliamo parlare dei nonni di Armin e delle loro avventure? Partiamo ancora da più lontano, no? Come quella volta che i nonni ricevettero da un loro compaesano una frase enigmatica di cui non fregava niente a nessuno: vai, sono altre 100 pagine che vanno giù lisce.

L.

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6 commenti

Pubblicato da su giugno 6, 2022 in Recensioni

 

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6 risposte a “Teutoburgo (Audible 2017)

  1. zoon

    giugno 6, 2022 at 8:25 am

    sono con te…

    Piace a 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      giugno 6, 2022 at 9:31 am

      Già sono nato sfortunato, perchhé mi piace la fantascienza, cioè uno dei generi peggio scritti in ccircolazione, poi mi piace la ricostruzione storica quindi le disgrazie me le vado a cercare 😀

      Piace a 1 persona

       
  2. Il Moro

    giugno 6, 2022 at 9:40 am

    Beh, da (moderato) appassionato di storia romana, un titolo simile avrebbe anche potuto interessarmi… quindi non posso che ringraziarti di avermelo evitato!

    Piace a 1 persona

     
    • Lucius Etruscus

      giugno 6, 2022 at 10:11 am

      Se prendei un qualsiasi testo scolastico di storia romana lo troverai molto più appassionante di questo 😀
      E’ un peccato, perché la battaglia di Teutoburgo è perfetta per un romanzo appassionante e drammaico.

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  3. @bluebabbler

    giugno 7, 2022 at 6:05 am

    Ok, se capisco bene vengono descritti un sacco di peli di culo romani.

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    • Lucius Etruscus

      giugno 7, 2022 at 7:51 am

      ahahah esatto ^_^ Era il modo più incisivo per descrivere i miei sentimenti riguardo all’eccesso di albertangelite del romanzo 😛

      Piace a 1 persona

       

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