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I figli del tempo (Audible 2019)

18 Apr

I romanzi di fantascienza trasformati in audiolibro sono pochissimi quindi me li centellino, ma purtroppo finora mi è andata sempre malino. Già tempo fa ho mollato il ciclo The Expanse e ora ho mollato Dune dopo neanche mezz’ora di ascolto: peccato, perché avrei avuto lunghi cicli da ascoltare, ma se il primo è bello però allunga così tanto il discorso che mi sono stufato, il secondo (Dune) dev’essere uno scherzo che mi hanno fatto. Non ci credo che un romanzo del genere abbia davvero avuto il successo che ha avuto, dato che è solo un elenco di nomi e cose fantasy.

Scoperta l’esistenza de “I figli del tempo” (Children of the Time, 2015) del britannico Adrian Tchaikovsky – portato in libreria da Fanucci nel 2019 e in audio da Audible nel 2019 con la voce di Riccardo Lombardo – ero contento di avere ancora un po’ di fantascienza da ascoltare, ma anche stavolta la delusione è stata cocente.

«Tutti questi mondi sono vostri»

Questa frase usata come titolo del quinto capitolo credo metta bene in chiaro la “strategia” dell’autore. Si è letto (o riletto) 2010: Odissea due (1982) di Arthur C. Clarke, dove l’essenza di Bowman usa quella frase per spiegare agli umani il volere dei Monoliti: i pianeti del sistema solare sono vostri, fate quel che vi pare, ma lasciate stare il nuovo mondo creato dai Monoliti. Sono più che sicuro che Clarke non sapesse bene che diavolo far succedere in quel mondo, così prima di dimenticarselo per strada con il quarto romanzo, in 2061: Odissea tre (1987) ci annoia a morte raccontandoci della veloce evoluzione che subiscono le strane nuove forme di vita del nuovo pianeta, fregandosene del fatto che poi abbia davvero importanza ai fini della trama.

Tchaikovsky ha la malaugurata idea di ricopiare tutto quanto fin qui detto, ma lui non è Clarke. Quindi le parti noiose di Clarke diventano mostruosamente noiose in Tchaikovsky.

Se in un audiolibro della durata di quindici ore la trama inizia soltanto dopo la quinta ora, vuol dire che c’è un problema: un intero terzo del romanzo se ne va in chiacchiere, in borbottii, nella storia dell’evoluzione dei super-ragni di Antani come se fosse e come se ce ne importasse qualcosa. Ho capito che Tchaikovsky voleva raccontare la Storia Universale in diecimila capitoli di tutto quello che è successo su un pianeta lontano, a noi ignoto e di cui non ce ne frega niente, ma forse passare le prime mille pagine a non dire una mazza di niente non è stata una buona idea.

In quelle due o tre parole di trama che si evincono dalle prime cinque ore di ascolto scopriamo che la Terra si è auto-distrutta per una guerra mondiale – e questo è purtroppo facile da capire con poche parole – e prima della fine è partita un’astronave di gente in «sonno freddo» (il curioso modo con cui l’autore chiama il sonno criogenico) per colonizzare nuovi mondi. Il primo dove si fermano ha dei ragnoni giganti che ti si mangiano in un boccone, quindi è andata parecchio male a ciò che resta dell’umanità.

Quante righe ho utilizzato per raccontare ciò che l’autore impiega miliardi di pagine per descrivere? Se cinque ore per raccontare eventi che io ho impiegato cinque righe a raccontare vi sembrano tante, allora capite perché ho mollato tutto raggiunto quel traguardo. Per molti leggere significa ammazzare il tempo, quindi se l’autore impiega mille pagine per dire “entrò nella stanza” va bene, io invece voglio una storia, voglio una narrativa, voglio dei personaggi, e le allungature di brodo mortalmente noiose mi urtano i nervi.

Ho provato a resistere perché la audio-fantascienza è davvero poca, anzi credo di averla finita, ma davvero questi romanzi che si basano su inutili lungaggini – e copiano male uno stile che già annoiava quando ad usarlo era un maestro come Clarke – proprio non fanno per me.

L.

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7 commenti

Pubblicato da su aprile 18, 2022 in Recensioni

 

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7 risposte a “I figli del tempo (Audible 2019)

  1. Kukuviza

    aprile 18, 2022 at 11:02 am

    Va proprio male. Ma con che criterio sceglieranno questi fanta-audiolibri?

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    • Lucius Etruscus

      aprile 18, 2022 at 11:24 am

      In pratica la Fanucci ha il monopolio della fantascienza, anche perché non è che ci siano chissà che altre case a portarla in Italia in cartaceo: la Mondadori ha centinaia di titoli ma non mi sembra interessata a trarne audiolibri.
      Sicuramente sono io il problema, sono cresciuto con la fantascienza classica e queste furbate moderne piene di inutili allungamenti di brodo spacciati per “complessità” proprio non li sopporto. Devo decidermi a passare agli audiolibri romantici, lì sì che c’è tanta scelta 😀

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      • Kukuviza

        aprile 18, 2022 at 1:05 PM

        Ahaha giurami che ascolterai almeno un paio di audiolibri romantici 😄

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      • Lucius Etruscus

        aprile 18, 2022 at 1:21 PM

        Giuro che la tentazione è forte, memore anche del nostro esperimento di qualche tempo fa ^_^
        Appena becco qualche titolo che promette d’essere divertente me lo pappo 😛

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  2. Il Moro

    aprile 19, 2022 at 9:43 am

    Dune è il top raggiunto dal world building nella fantascienza, un universo narrativo complesso e vitale, descritto meravigliosamente, il corrispondente del “signore degli anelli” nella science fiction… e proprio come “il signore degli anelli” è noiooOOoosoo!!
    The expanse a me sta piacendo, complice anche il lettore che trovo bravissimo, ma è vero che spesso allunga troppo il brodo.
    Questo ce l’ho lì, pensavo proprio di potermi gustare un po’ di fantascienza in audiolibro, ma se mi dici così, cacchio… Purtroppo il catalogo di fantascienza di audible è davvero risicato, ho già mollato Ancillary Justice dopo essermici rotto i marroni alla stragrande, Autonomous l’ho ascoltato fino al fondo ma non è che sia sto granché, alla fine… più altri di cui non mi ricordo nemmeno il titolo, e che per lo più ho mollato. Si trovano solo o classici stravecchi e che ho già abbondantemente letto, o alcune delle ultime uscite, che sembrano scelte apposta tra le cose più noiose immaginabili. Qualcosa si salva e in alcuni casi ne ho parlato sul blog, ma il meglio a disposizione mi sa che è ancora la saga di The Expanse, al momento.

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    • Lucius Etruscus

      aprile 19, 2022 at 9:56 am

      Capisco la costruzione di un mondo o addirittura di un universo, ma c’è proprio bisogno di iniziare il primo capitolo del primo romanzo parlando di Pdor figlio di Khmer della tribù di Ishtar? Elencando pratiche e culti ignoti e che sicuramente saranno spiegati dopo ma richiedono un’enorme memoria da parte del lettore? Mike Resnick ha costruito un immenso universo narrativo con personaggi diversi da ogni pianeta, eppure l’ha fatto con una semplicità micidiale, perché prima di tutto è un narratore, poi un costruttore di mondi. Quindi inizia i romanzi con una narrazione e strada facendo ti presenta man mano l’universo che pian piano ti crea davanti. Se non fosse uno scrittore troppo elementare sarebbe perfetto.

      Pensa che proprio la settimana scorsa ho provato a iniziare la trilogia di Ancillary, mi piaceva l’idea di un personaggio che in passato era stato un’astronave, mi ricorda l’ottima serie TV “Andromeda”, ma anche lì era tutto una mera scusa per un pippone fantasy per presentare Pdorr figlio di Khmer della tribù di Ishtar., e nelle prime dieci pagine mi ha dovuto spiegare tutti i riti di Antani come se fosse: possibile che per gli autori contemporanei sia così vergognoso iniziare un’opera di narrativa con della narrativa? E’ obbligatorio iniziare con l’Elenco Telefonico di Pdorr?

      “I figli del tempo” ha un soggetto intrigante – superstiti della razza umana vanno su una nuova Terra e scoprono gli effetti impazziti di esperimenti genetici condotti da una scienziata che ancora dorme criogenizzata in orbita – ma anche lì abbiamo un romanzo di 100 pagine che deve diventare 400, perché se no che figura ci fa in libreria? Così è pieno di niente per ore e ore di ascolto, e riuscire a tirar fuori la trama da quel mare di parole inutili diventa sempre più faticoso.

      A sorpresa la tetralogia di 2001 è stato l’unico prodotto di fantascienza che mi sono goduto in audio, quando ero convinto sarebbe stato giusto un passatempo. E pensare che Clarke prima di tutto era uno scienziato, non un narratore! In effetti la fantascienza è nata grazie a scienziati, ingegneri e dottori che nel tempo libero scrivevano: ora che è in mano esclusivamente a “narratori” sta crollando di brutto 😛

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